martedì 17 aprile 2012

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Momenti

Esistono momenti che giungono improvvisi. Attimi speciali che cambiano la nostra percezione del futuro, ed anche il senso che abbiamo dato al nostro passato. Sono questi i momenti destinati a cambiare cio’ che intimamente siamo. Nessuno sa quando arriveranno, ma prima o poi arrivano; per tutti. E allora i progetti, i sogni, le speranze, la quotidianita’, persino le promesse fatte… tutto viene rotto. Si frantuma in piccoli pezzi per poi ricomporsi, a poco a poco, nei giorni a venire, in qualcos’altro che non sara’ mai piu’ uguale a cio’ che c’era prima.

Sono i rari momenti come questi che c’insegnano piu’ di mille altri che cosa sia la vita. Sono gli attimi cosi’ che segnano il nostro percorso e sottolineano, evidenziando con il pennarello fluorescente della consapevolezza, i nostri valori, le nostre priorita’, cio’ che vogliamo. Cio’ che realmente, fortemente, desideriamo. Ed e’ in quel preciso istante che iniziamo a considerare cose a cui mai, fino ad allora, avremmo pensato.

Non tutti questi momenti sono negativi. Non tutti sono positivi. Ce ne sono di grande felicita’, ma anche di profonda tristezza. Non dobbiamo benedire quelli gioiosi, ne’ maledire quelli infelici. Tutto cio’ fa parte della vita. E’ la vita che ce li somministra. Come una medicina. Lo fa con ciascuno di noi, seguendo regole non chiare che possono sembrare caotiche, talvolta inique, ma che alla fine avranno sempre un senso. Stara’ a noi scoprirlo, quel senso, perche’ quasi mai gli attimi felici conducono alla gioia, come non e’ assolutamente vero che quelli tristi conducano sempre alla disperazione.

Solo il tempo ci dara’ la soluzione, e solo dentro di noi troveremo il modo di dar a quello che ci accade un significato. L’unica cosa che non dovremmo mai dimenticare, anche quando saremo euforici per la troppa gioia, oppure quando tutto ci apparira’ senza speranza, e’ che non saremo i soli a vivere di quei momenti. Altre persone come noi gioiranno o soffriranno, forse molto piu’ di quanto potremmo credere di gioire o soffrire noi.

16 commenti :

Dea ha detto...

in tutto ciò che ci succede bisogna anche prender atto del fatto che abbiamo lavorato noi perché accadesse... un tale evento. e non parlo ovviamente di morti o di eventi tragici. forse questo ci mette un attimino coi piedi per terra. ci mette anche davanti all'evidenza che non esiste nessuna forza divina, che forse la vera divinità siamo noi. rido? piango? ti dico il perché se me lo chiedi, ma soprattutto se ti interessa saperlo, davvero. godersi le gioie e crogiolarsi nel dolore per troppo tempo non piace a nessuno, ma davanti alla sempre più crescente ed imperante superficialità e indifferenza è meglio schiattare e fa male.
ciao Chiara.

Dea ha detto...

chiedo venia per il farfugliamento, in questi giorni le parole non so metterle insieme. :D

Spirito Libero ha detto...

Questo post dice cose molto vere e profonde. Spesso la gente (e mi ci metto anche io) ha la presunzione di credere che certe cose, nel bene, ma soprattutto nel male, capitino solo a loro e a nessun'altro. Si guarda con invidia chi sta meglio e con indifferenza chi sta peggio. senza capire che il "nostro mondo" non e' tutto il mondo che ci circonda.
Tutto cio' che ci accade fa parte di un percorso che, veramente, a volte sembra assurdo e caotico ma come dici tu, il tempo ne svela le trame e forse solo alla fine di questo percorso, ne capirermo il disegno. :*

** Sara ** ha detto...

Io ho imparato che quanto la mia testa "sta bene" qualsiasi cosa accada (tranne eventi tragici..) io sono felice. La felicità è scampare all'angoscia per me. Il resto non mi serve. Il resto sono cose da poco. E a volte penso che questa piccola "sfortuna" che ho, sia una risorsa per poter apprezzare davvero la vita e non lagnarmi mai di sciocchezze. Anzi.. m'infastidisco e non poco quando ho di fronte chi si lagna di niente. La non riconoscenza in generale, nei confronti della vita o delle persone la trovo la più grande traccia di viltà.

Anonimo ha detto...

Bella foto Klara,
sembra uno scatto di David Hamilton
affettuosamente Magicfly

Scialuppe ha detto...

E c’erano uomini con un lavoro sicuro
e donne con le case ordinate
e una piazza dove le sere d’estate
ci si sdraiava insieme ad aspettare
e tutte le notti
un fantasma appariva
e in tutta la piazza tuonar si sentiva
“o voi che credete che indifferenti
e rassegnati invecchierete, contenti
che non c’è una bocca che vi può ferire
o una foto sul muro che non vi fa dormire
non c’è niente da fare
non si può scappare! guardate
è dietro! vi guarda goloso
chissà da quanto lui vi seguiva
vi prenderà! non c’è scampo!
vi ha preso! evviva! evviva!
prima o poi l’amore arriva”

(Stefano Benni)

Magnoli@ ha detto...

è una vita che sono in attesa di questi momenti che possano trasformare e dare senso.....cio' che mi capita è un continuo girare sulla stessa ruota indipendentemente dalla tristezza e dalla gioia. La monotonia e l'insensatezza sono le mie sorelle. Chissa forse anche in questo c'è una verità.
Ciao Chiara

J.T. ha detto...

Ciao Chiara,
ogni istante della nostra vita è quello che ha scritto nel post.

Aggiungo, se me lo permetti, che solo nella sofferenza si riesce a vivere meglio la propria esistenza.

Permettimi, con un post così penso tu stia ancora soffrendo...

Se è così, ti sono vicino, per quel poco che conta.

traminer ha detto...

Klara,
descrivi con troppa precisione questi momenti che spazzano via le tue certezze per averli solo immaginati. Ma li descrivi con tanta consapevolezza da averli anche già metabolizzati.
Questo è il messaggio che leggo tra le righe, ma sappiamo che sei brava a farci riflettere...
"non saremo i soli a vivere di quei momenti. Altre persone come noi gioiranno o soffriranno, forse molto piu’ di quanto potremmo credere di gioire o soffrire noi..."
Questo tipo di riflessione mi è sempre di grande aiuto, specielmente nei momenti molto difficili. Rende tutto più normale, ridimensiona quegli eventi che altrimenti sembrano schiacciarci. I momenti invece in cui il cambiamento è positivo, in cui all'improvviso ci sentiamo rinascere ad una nuova vita, a nuovi entusiasmi, meglio goderseli appieno!
Però una cosa non so... Questi momenti in cui tutto finisce e tutto ricomincia e niente è uguale a prima, sono dei riti di passaggio, dei gradini verso una maggiore consapevolezza di sè stessi, o sono invece solo dei cambiamenti, pur profondi e radicali? Il nuovo io è effettivamente migliore, o solo diverso?
Un saluto, Traminer

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Dea: in tutto ciò che ci succede bisogna anche prender atto del fatto che abbiamo lavorato noi perché accadesse...

Beh, non sempre e' cosi'. A volte lo e', ma esistono anche accadimenti che non dipendono da noi. In ogni caso e' ininfluente. Comunque si ha un momento di passaggio da un'esistenza ad un'altra. A me e' accaduto varie volte, sia in meglio che in peggio, ma ogni volta credo di essere migliorata io, dentro, come persona indipendentemente dal fatto in se' che poteva anche essere drammatico. Perche' ogni cosa che non ci uccide, ci rende piu' forti.
Quando ci accade qualcosa di saliente, riusciamo a guardare le cose sotto una prospettiva che prima non avevamo. Si aprono orizzonti nuovi, anche se se ne chiudono altri. Non ne faccio una questione di "qualita'" di vita. Faccio un esempio: la perdita della vista, o dell'uso delle gambe, oppure di una persona cara, dal punto di vista qualitativo depaupera l'esistenza, ma ci fa comprendere le cose, da quel momento in poi, in modo differente.
Tu, ad esempio, hai mai pensato a cosa puo' provare una persona non vedente o che e' immobilizzata su una sedia a rotelle? Credo che nessuno ci pensi davvero, se non per un atteggiamento buonista, fino a quando cio' non capita a lui/lei o a una persona molto vicina e cara. E' un atteggiamento "umano" quello di non farsi carico dei problemi altrui. E' istintivo, logico, pratico... non si puo' condannare chi non lo fa.


@ Spirito Libero: Spesso la gente (e mi ci metto anche io) ha la presunzione di credere che certe cose, nel bene, ma soprattutto nel male, capitino solo a loro e a nessun'altro.

Si considerano i nostri guai "primari", anche se dentro di noi sappiamo bene che questi guai non sono i piu' gravi del mondo. Ma li sovrastimiamo perche' capitano a noi, quindi ne abbiamo esperienza diretta. Ci fanno soffrire direttamente. Mentre la sofferenza che si prova per i guai altrui e' indiretta, non provata sulla propria pelle e talvolta ipocrita.
Mi piacerebbe un mondo in cui si potesse (per un mese) sottoporre tutti ad una specie di tirocinio su cosa significhi (ad esempio) perdere qualcosa d'importante, come l'uso delle gambe, o la vista, o subire un tracollo finanziario, o restare senza lavoro. Magari per un tempo limitato che pero' potesse insegnare alla gente come vivono anche gli altri. Cio' donerebbe a tutti una consapevolezza umana di grande spessore, e si assisterebbe a molto meno egoismo di quello che attualmente domina il nostro pianeta.


@ Sara: E a volte penso che questa piccola "sfortuna" che ho, sia una risorsa per poter apprezzare davvero la vita e non lagnarmi mai di sciocchezze.

Un bellissimo pensiero, Sara. Capisco cosa significa per te e la sofferenza che cio' puo' averti provocato, ma non lo capisco fino in fondo perche' non l'ho mai provato (finora). Se mai ho avuto il problema inverso: quello della troppa megrezza. Per questo farei a cambio con te per il tempo necessario a comprendere esattamente cosa tu provi. E lo dico sinceramente. :-)

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Magifly: Bella foto Klara

Ovviamente non sono io la fotografa, ne' la modella. :-)


@ Scialuppe: Grazie. Non conoscevo.


@ Magnolia: La monotonia e l'insensatezza sono le mie sorelle. Chissa forse anche in questo c'è una verità.

Credo proprio di si'. Benvenuta. :-)


@ J.T. : Permettimi, con un post così penso tu stia ancora soffrendo...

Indipendentemente da me, che non sono oggetto di questo post, la sofferenza (come la gioia), per quanto grande possa essere, e' sempre poca rispetto a quella che prova chi puo' stare assai peggio (o meglio). E soprattutto e' poca cosa rispetto alla consapevolezza che se ne guadagna. Bada bene che non sto qui a fare l'apologia della sofferenza o della felicita', dico solo che ci sono momenti che ti cambiano nel profondo e che dopo, poi piu' niwente sara' uguale a prima.
Vuoi anche tu un esempio? Ebbene cos'e' che puo' spingere una donna ancora giovane, bella, desiderata da molti, che conduce una vita agiata a rinchiudersi in un'esistenza fatta di uumilta' e di rinunce? Te lo dico io: un momento che porta alla consapevolezza e che lascia emergere un lato del carattere che prima era ricoperto, sommerso sotto uno strato di infrastrutture senza valore.


@ Traminer: Questi momenti in cui tutto finisce e tutto ricomincia e niente è uguale a prima, sono dei riti di passaggio, dei gradini verso una maggiore consapevolezza di sè stessi, o sono invece solo dei cambiamenti, pur profondi e radicali?

Tutte e tue le cose... suppongo. :-)

Potverdorie ha detto...

Sono senza parole, mi copioincollo il post tra le mie cose private. Sará una pura coincidenza, ma sembra che l'hai scritto osservando davvero ció che vivevo negli ultimi due giorni. Allucinante, non riesco a spiegarmelo, sono allibito, senza parole.

** Sara ** ha detto...

Kiara hai scritto una cosa bellissima :-)
Solo che non mi riferivo alla ciccia.. quella è una sfortuna ma non così grave come quella con cui convivo io. Grazie.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Sara: Solo che non mi riferivo alla ciccia.. quella è una sfortuna ma non così grave come quella con cui convivo io.

Allora, se e' per questo, ti confesso che neanche la magrezza e' una cosa cosi' grave per me come quella con cui convivo io. :-)

Dea ha detto...

"Tu, ad esempio, hai mai pensato a cosa puo' provare una persona non vedente o che e' immobilizzata su una sedia a rotelle? Credo che nessuno ci pensi davvero, se non per un atteggiamento buonista, fino a quando cio' non capita a lui/lei o a una persona molto vicina e cara. E' un atteggiamento "umano" quello di non farsi carico dei problemi altrui. E' istintivo, logico, pratico... non si puo' condannare chi non lo fa. "

Klàra credo tu sia andata troppo oltre il mio parlare di indifferenza. non mi chiedo certo cosa provi un cieco o un invalido. non faccio distinzioni, né sono buonista o buona, di certo non sono distratta o solo impicciona. ma la sensibilità è zavorra per pochi. 'giorno.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Dea: ma la sensibilità è zavorra per pochi

La mia non era una critica a te, vorrei fosse chiaro e mi scuso se puo' esserti sembrata tale, perche' non era assolutissimamente mia intenzione. Era solo un esempio di cio' che stava fra le pieghe di questo post. Ed e' appunto questa zavorra di cui parli che crea una diversa velocita' fra le persone. Chi ne e' appesantito procedera' piu' lentamente, ma forse nella lentezza avra' anche modo di osservare meglio cio che gli accade intorno.

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Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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