domenica 19 febbraio 2012

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Sette libri per conoscere l’Ungheria, e qualcosa per conoscere me

Mi ero accorta che negli ultimi mesi erano stati pochi i nuovi libri che avevo letto. Sembrava che gli impegni, moltiplicandosi senza che me ne rendessi conto, mi avessero a poco a poco privata del tempo per dedicarmi alle cose che una volta, per me, erano del tutto normali.

E cosi’, una mattina, svegliandomi con quella particolare sensazione di soffocamento tipica di chi si sente oberata da una moltitudine di impegni, avevo iniziato a pensarci ed ero venuta alla conclusione che non fosse giusto rinunciare alle piacevoli abitudini solo perche’, per la troppa generosita’, o forse per un pizzico d'ingenuita', non riuscivo a dire di “no”. Alla fine, a forza di accontentare tutti, mi sarei ritrovata come la “Cantatrice del villaggio”, senza piu’ una vita propria, ed una situazione del genere non volevo proprio che si ripetesse.

Percio’, decisa di prendermi una pausa, e fermamente convinta che non ci sarebbe stato niente in grado di farmi recedere dall’idea, avevo acceso il computer per scegliermi qualche nuovo libro da leggere. Dovete sapere che da queste parti le librerie non sono molto fornite, non quanto almeno lo sono in una grande città, per cui, per le mie scelte, mi affido spesso a internet e all’acquisto online, talmente comodo da averlo sostituito a molti degli acquisti che prima effettuavo nel modo tradizionale.

Certo, internet e’ adatto solo all’acquisto di determinate cose; mai mi affiderei a scegliere qualcosa da indossare, come un vestito, o in cui ci sia l’esigenza di osservare da vicino determinati dettagli non completamente visibili nelle foto sulle pagine web, come ad esempio i colori. Pero’, per tutto quello in cui non ci va di mezzo l’estetica, credo che l’acquisto online non sia sostanzialmente diverso da quello tradizionale fatto in un negozio. Voglio dire che un libro e’ un libro; sia che lo si acquisti sul web, sia che lo si acquisti alla libreria sotto casa, e la stessa cosa vale esattamente se, ad esempio, si acquista un cacciavite.

Cosi', navigando navigando, cliccando cliccando, ero arrivata in un sito web che proponeva libri sull’Ungheria, ma in edizione inglese e scritti da autori che di ungherese avevano solo le origini e il nome, in quanto emigrati all’estero da molto tempo, oppure che non erano neppure magiari. Ero davvero incuriosita. Perche' persone che con l’Ungheria non avevano niente a che fare, che non vi erano nate oppure che l’avevano abbandonata da moltissimo molto tempo, scrivevano libri sul piccolo paese in cui vivo, che e' ben poco importante sulla scacchiera geopolitica del mondo?

Soprattutto mi chiedevo di come facessero queste persone ad essere aggiornate su quanto accadeva, sui mutamenti, e su tutto cio’ che riguardava l’Ungheria, vivendo a migliaia di chilometri di distanza. Ma poi, pensando a me stessa e all’interesse che nutro ancora per l’Italia, del tutto indecifrabile per chi non capisce come si possa restare attaccati ad un paese che ha rappresentato una parte importante della propria vita, la risposta l’ho avuta senza alcun problema, servita su un piatto d’argento.

Curiosa e decisa ad investire un po’ del mio tempo nella lettura, avevo quindi scelto sette dei libri consigliati su quel sito web. Vi domanderete: perche’ sette e non sei, oppure otto? Per una bizzarra ragione legata alla scaramanzia, che attribuisce al numero sette un valore magico e fortunato per me. Una storia che e’ collegata al mio nome e alla mia data di nascita. Qualcosa a cui non credo assolutamente. Pero’, come diceva mia nonna che dava ad intendere a tutti di saper indovinare il destino dalle carte: “Alla fortuna e alla sfortuna si puo’ anche non credere, ma crederci male non fa”. Magari, mia nonna era una grandissima imbrogliona coi tarocchi, pero’, in quanto a saggezza, non era seconda a nessuno.

Qualora foste curiosi, ecco i sette libri che, adesso che li ho letti, posso sentirmi di consigliare. Ovviamente solo a chi conosce bene la lingua inglese ed e’ percio’ in grado di poterli leggere. Non ho indagato a fondo se ne esistano anche versioni anche in italiano, ma dubito.

The Hungarians: A Thousand Years of Victory in Defeat (Gli ungheresi: Mille anni di vittoria nella sconfitta), di Paul Lendvai, in cui l’autore racconta la storia di come gli ungheresi, nonostante una serie di catastrofi e il loro isolamento linguistico e culturale, siano sopravvissuti come nazione per piu’ di mille anni. Il libro traccia non solo la politica, la cultura e l'economia ungherese, ma anche le emozioni della gente attraverso la storia dell'Ungheria. Gli ungheresi hanno sempre ponderato su cio’ che significhi essere ungheresi e su quale sia il loro vero luogo di provenienza. Lendvai sostiene che l'identita’ nazionale ungherese non e’ soltanto attribuibile alle origini o alla lingua, ma e’ anche un senso emotivo di appartenenza.


The Will to Survive: A History of Hungary (La volonta’ di sopravvivere: Una Storia dell’Ungheria), di Bryan Cartledge. E’ in sostanza un ritratto dello sviluppo politico, economico e culturale del paese, spalmato su mille e cento anni. Il racconto inizia con l'arrivo dei Magiari nel IX secolo, e si conclude con l'accettazione dell’Ungheria nella NATO e nell'Unione Europea. L’autore rivisita gli insuccessi della lotta della nazione per l'indipendenza e le massicce privazioni che ha dovuto subire dopo la Prima Guerra Mondiale.


Twelve Days: The Story of the 1956 Hungarian Revolution (Dodici giorni: La storia della Rivoluzione Ungherese del 1956), di Victor Sebestyen, in cui si offre un avvincente resoconto della rivolta in Ungheria del 1956. Nel tracciare gli eventi che hanno portato alla ribellione, Sebestyen racconta quei dodici giorni che ancor oggi, in tutto il mondo, vengono ricordati come fra i piu’ gloriosi della nazione magiara. La narrazione si sposta dalle strade tumultuose di Budapest, ai cenacoli del Cremlino e alla Casa Bianca, cosi’ come le conversazioni degli uomini e delle donne che hanno pianificato e preso parte alla rivolta, e di coloro che hanno contribuito a farla fallire. Alcuni attivamente, altri attraverso l’inazione.


A Good Comrade: Janos Kadar, Communism and Hungary (Un buon compagno: Janos Kadar, il Comunismo e l'Ungheria), di Roger Gough, parla appunto di Janos Kadar, ultimo leader comunista che ha governato l’Ungheria dal 1956 fino al 1988. Un uomo che divide nettamente il parere degli ungheresi. Kadar, infatti, e’ stato per alcuni solo un ambizioso, spietato, funzionario di partito, ma per altri e’ stato anche un tragico visionario. E’ sulla base di documenti ufficiali sovietici e ungheresi, che sono stati chiusi agli storici fino a poco tempo fa, che Roger Gough riesce a fornire una biografia profonda ed accurata della vita di Kadar.


Enemies of the People: My Family’s Journey to America (Nemici del popolo: Viaggio della mia famiglia in America), di Kati Marton, in cui l’autrice, giornalista pluripremiata, racconta le esperienze dei suoi genitori, prima sotto i nazisti e poi sotto il regime comunista. Il libro parla della sua determinazione per scoprire la verita’ sulla storia della sua famiglia, e dei suoi viaggi a Budapest per esaminare i documenti sui suoi genitori custoditi negli archivi dell’ex polizia segreta. L’accento e’ tutto sul tributo emotivo che l’autrice ha dovuto pagare per arrivare alle sue scoperte, che le hanno rivelato gli affari segreti, i tradimenti da parte di amici, e gli atti di tortura e brutalita’ subiti dalla sua famiglia, ma anche un amore familiare profondo che trascende da tutto il resto.


The Raven King: Matthias Corvinus and the Fate of His Lost Library (Il Re Corvo: Mattia Corvino e il destino della sua biblioteca perduta), di Marcus Tanner, e’ la storia di Mattia Corvino, conosciuto come il Re Corvo, un monarca che ha regnato in Ungheria dal 1458 al 1490. Mattia Corvino e’ colui che ha cercato di fermare l'avanzata degli Ottomani ed ha tentato di unire la Boemia e le terre ereditarie degli Asburgo, con l'Ungheria al fine di creare la prima "monarchia danubiana". Ma oltre ad essere un grande guerriero e uomo politico, Corvino era anche un uomo colto, ed aveva un profondo apprezzamento per la letteratura, accumulando una delle piu’ grandi e ricche biblioteche di tutta Europa.


Ten Years in Transylvania - Tiz esztendö Erdélyben: Traditions of Hungarian Folk Culture (Dieci anni in Transilvania: tradizioni della cultura popolare ungherese). Si tratta di una celebrazione della cultura tradizionale popolare ungherese in Transilvania per mezzo di una collezione di oltre 140 splendide fotografie a colori che rivelano le vestigia ancora potenti di un’antica cultura, ricca, che e’ poco cambiata nel corso del tempo nonostante l'influenza dell’occidente. Le immagini si concentrano sulle parti integranti della vita di paese, sulla musica, la danza, e la cultura che ne e’ a guardia e le conserva. Ogni immagine e’ l’interpretazione di un particolare aneddoto popolare nella regione transilvana, ed il lavoro e’ tratto interamente dalla produzione del fotografo Stephen Spinder negli ultimi dieci anni.

Ecco, questo e’ tutto. Adesso mi piacerebbe che anche voi, che siete arrivati fin qui a leggere, sprecando il vostro tempo con questo insulso post, possiate iniziare in qualche modo a provare curiosita’ per il mio paese, attraverso i miei consigli oppure cercando voi stessi letture piu’ adatte, affidandovi alle parole e ai racconti soprattutto di chi in Ungheria non ci vive piu’ da moltissimo tempo. Perche’ anche se c’e’ chi dice che la lontananza alla fine fa perdere interesse per le cose e porta a dimenticare, io credo che sia proprio la distanza che, invece, ravviva l’interesse e rende piu’ obiettiva la valutazione che si ha di un determinato luogo.

Mia nonna direbbe: “Allontanarsi dal quadro per poterlo guardare tutto, e non concentrarsi solo sui dettagli, che si vedono certamente bene da vicino, ma che non danno una visione d’insieme, male non fa”.

9 commenti :

davide ha detto...

Pregiatissima Chiara,

purtroppo in questo periodo sono molto impegnato con il lavoro e ho poco tempo per leggere libri.

Comunque quando vado a pranzo con i colleghi, mi faccio sempre raccontare tutte le novità sull'Ungheria dal mio amico poliglotta. Lui sui paesi dell'Est sa sempre tutto.

Per quanto riguarda conoscere te, ormai sono più di 5 anni che ti leggo regolarmente e credo di conoscerti un pochino.

Ciao Davide

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Davide: mi faccio sempre raccontare tutte le novità sull'Ungheria dal mio amico poliglotta. Lui sui paesi dell'Est sa sempre tutto

Fortunato te! Io, invece, sui paesi dell'est, so veramente nulla. Per questo motivo devo studiare. :-)

ormai sono più di 5 anni che ti leggo regolarmente e credo di conoscerti un pochino

A dirlo son bravi tutti. Dimostramelo. :-)

davide ha detto...

Pregiatissima Chiara,

"A dirlo son bravi tutti. Dimostramelo. :-)".

Ho detto che ti conosco solo un pochino. Però a fare dimostrazioni non sono bravo. A scuola ero un asinello quando dovevo dimostrare qualcosa.

Quindi mi devi credere sulla parola.

Ciao Davide

marco ha detto...

@ Davide

Questo amico poliglotta è ormai diventato un personaggio in questo blog, dovresti presentarcelo.
Aspettando l'amico poliglotta...

Saluti

davide ha detto...

Caro amico Marco,

"Questo amico poliglotta è ormai diventato un personaggio in questo blog, dovresti presentarcelo.
Aspettando l'amico poliglotta..."

Gli faccio sempre leggere i post della nostra Chiara, però non riesco a convincerlo ad intervenie sul blog.

Ciao Davide

Anonimo ha detto...

Gentile Klara,
visto l'affetto che mostri per l'Italia, quasi sempre mascherato da critiche,ruvide ma giustificate,voglio ricambiare verso il Tuo Paese, ben conscio che apparirò come chi si vuole arrufianare o alla ricerca di benevolenza, pazienza, voglio dire egualmente quanto penso.
Il rapporto fra Ungheria ed Italia risale molto indietro nel tempo ed è sempre stato molto buono. I miei sbiaditi ricordi di scuola mi rammentano di un reciproco sostegno durante il Risorgimento contro il dominio Asburgico fra i Patrioti dei 2 Paesi.
Durante la rivolta del 56 in Italia ci fu una grandissima solidarietà verso gli Ungheresi, anche se pompata in chiave anticomunista, ma la solidarietà delle persone fu genuina, fu molto celebrato il Colonnello Pal Maleter, poi rievocato anche durante la primavera Praghese.
Celebri i reportage di Montanelli per il Corriere e la susseguente trasposizione teatrale "I sogni muoiono all'alba" ancora rappresentata
Durante il Fascismo l'Italietta provinciale vagheggiava di avventure esotiche all'Est con nobildonne Magiare come ho visto in alcuni film dei "telefoni bianchi"
La celebre bellezza delle donne Ungheresi, apparentemente trascurata a favore delle Russe, viene inconsapevolmente celebrata durante i GP di F.1, le riviste di settore abbondano di foto di meravigliose creature solo in occasione di 3 GP, Ungheria,Montecarlo e Brasile,negli altri si vedono piloti e F1, ma solo in occasione del vostro GP ho visto riprendere il vincitore,che si avvia alla premiazione, all'interno della torre circondato ed applaudito dalle Hostess, da infarto!!!
Oggi stiamo col fiato sospeso guardando la vostra situazione..
Ritornando a te capisco benissimo come tu possa vedere le cose da lontano con lucidità, come io faccio con gli USA(discorso a parte)è la "documentazione" sulla quotidianità che è inusuale.
Visto che mi sono rovinato la reputazione con questa sviolinata voglio fare il danno fino in fondo,
tu affermi di avere,anche per lungo soggiorno, un legame con l'Italia, voglio allora segnalarti quanto pubblicato sul Venerdì di Repubblica nel n.1247 del 10/02/12 che a pag.64/65 recita testualmente"La doppia mente di chi cresce tra 2 culture-/-la risonanza magnetica mostra come funziona(meglio)il cervello dell'homo biculturalis".
Non potendomi dilungare in meritoti ti segnalo www.multiculturalfestival.com.au
ed il testo di Luigi Anolli "la sfida della mente multiculturale"
Raffaello Cortina Editore.
Se ti interessa e non ne vieni a capo dimmelo che via via ti trascriverò l'articolo a pezzi.
Al prossimo giro ti dirò del mio viaggio a Budapest.
Buona serata,
a presto
:-) norman

davide ha detto...

Caro amico Norman,

"I miei sbiaditi ricordi di scuola mi rammentano di un reciproco sostegno durante il Risorgimento contro il dominio Asburgico fra i Patrioti dei 2 Paesi."

Quello che dici è vero. I rapporti fra ungheresi e italiani restaro buoni anche quando gli ungheresi divennere una delle due polazioni dominanti dell'impero Austro-ungarico.

Tempo fa il mio amico poliglotta mi aveva atto vedere un articolo che aveva scritto dove si demoliva un libro di scuola romeno.

In quel libro si sosteneva che gli scrittori italiani avevano sostenuto posizioni filo rumene e anti ungheresi. Ebbene era vero il cntrario: gli scrittori italiani hanno sempre sostenuto tesi a favore degli ungheresi e anti rumene.

Questo era vero addirittura sotto il fascismo che pure considerava i romeni un popolo latino fratello. Mussulini sostenne sempre le posizioni ungheresi contro i rumeni sostenendo che il trattato del Trianon andava rivisto a favore dell'Ungheria e a danno della Romania.

Ciao Davide

Anonimo ha detto...

Gentile Davide,
innanzitutto grazie per l'amico immediatamente concessomi, te ne sono obbligato.
Grazie anche per le ulteriori notizie sui rapporti fra Italia ed Ungheria
che vanno a colmare le mie innumerevoli lacune storiche.
ciao,
norman

davide ha detto...

Caro amico Norman,

"Grazie anche per le ulteriori notizie sui rapporti fra Italia ed Ungheria
che vanno a colmare le mie innumerevoli lacune storiche.
ciao,norman".

Oggi ho fatto leggere al mio amico quanto ho scritto sopra. Mi ha spiegato che ho fatto un po' di confusione rispetto a quello che mi aveva detto sui rapporti Romania Ungheria. Diciamo che la cosa è un po' più complessa di come l'ho esposta io. Comunque quando Chiara parlerà nuovamente dei paesi dell'Est mi farò dare notizie più precise e dettagliate.

Ciao Davide

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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