mercoledì 4 gennaio 2012

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Il corpo di Tündér

Tündér ha occhi di cristallo, chiari e trasparenti. Chi e’ capace ad infilarle lo guardo quando lei non se ne accorge, puo’ anche arrivare a scivolarle dentro. Tündér ha mani che vivono di vita propria e il corpo e la testa che non sono mai andati del tutto d’accordo, che’ se si avvicinassero anche solo per un istante potrebbero provocare una scintilla da dare energia a Budapest per un'intera notte. “Sono completamente matta, lo so”, ti dice, e te lo dice ridendo quando racconta come alle volte si lasci percorrere da chi appena conosce, solo per cercare di ingannarsi e per convincersi che il tempo le si e’ fermato.

Si adagia sulla poltrona buttandosi all’indietro, stiracchiandosi, e la felpa che un po’ la rende goffa, si alza e le si scopre il ventre. E’ in questi momenti, mentre sa di essere osservata che con il corpo lascia filtrare la sua carica di sensualita’. Poi, se percepisce che qualcosa le sta sfuggendo, si butta in avanti e riprende a parlare. “Nella vita mi fanno star male due sole cose: la sconfitta e lasciare un lavoro a meta’”, e ti parla di quel racconto che non e’ mai riuscita a terminare, tuttora incompleto, con i personaggi appena abbozzati e un’assurda trama che non conduce da nessuna parte.

Le s'illuminano gli occhi, mentre con la lingua pregusta un sapore che ha sulle labbra e che solo lei riesce a sentire: un gesto di fisicita’ inconsapevole, inaspettato e gratuito che ti regala. Il corpo di Tündér vive di una vita a se’. Non e’ lei che lo comanda e da sempre se ne chiede il perche'. Ovvero e’ da lui che si lascia dare le risposte alle domande che le riempiono la mente, ma quasi mai sono quelle che si attende. “Voglio scrivere ancora una volta della fatina”, e te lo dice senza crederci, quasi con ironia. Ma il movimento flessuoso delle mani e il luccicare degli occhi tradiscono le sue parole.

Poi si riadagia sulla poltrona regalandoti ancora un’istantanea di sensualita’. Il corpo di Tündér non ha convenzioni, ne’ pudori, e lei lo sa’. Le sensazioni le sfuggono sempre piu’ spesso dal letto del torrente che negli anni ha pazientemente arginato, e diventano un fiume in piena che straripa allagando tutto intorno.

Ha solo voglia di dita che le scorrono leggere lungo la schiena, e anche sull’addome, seguendo il baluginio dei muscoli che, involontari, riflettono le sue sensazioni e le rendono solide. Dita che s’infilino nel solco tra i seni, come gocce di condensa che scendono dal vetro della finestra quando fuori piove. Piccole gocce, all’inizio immobili, che poco a poco si gonfiano e all’improvviso incominciano a rotolare, scendendo giu’, formando un rigagnolo veloce. Veloce fino all’ombelico, riempiendolo, per poi tracimarle tra le cosce che le bruciano.

E’ un bruciore denso, concreto ma arido d’amore. Un bruciore primordiale fatto soltanto di chimica e di meccanica. Un bruciore da placare senza domandarsi nulla, unicamente per dare sollievo al suo corpo che ogni tanto si solleva sulla poltrona, e scopre fugacemente l’ombelico mostrando sotto la scorza del vestito la Tündér piu’ vera.

"Scrivere racconti erotici e' come andare a letto con una persona per la prima volta. Ancora non sai con esattezza cosa vuole e cerchi di dargli tutto cio' che potrebbe desiderare. Tutto…" E pronuncia quelle parole come una gatta che si stiracchia al sole. "Tocchi tutti i nervi, e alla fine troverai quello giusto. Ho toccato gia' qualche nervo?"

Poi, alzandosi, come risvegliandosi all’improvviso da uno stato di trance, ti sorprende con frettolose parole.

“Adesso pero’ e’ meglio che vada. Sono in ritardo, ma prima vorrei che leggessi questi appunti e mi dicessi se possono essere un punto di partenza per scriverci qualcosa d'interessante”.

A testem a tükörben
a legszebb versem
De siess, mert elmosódik
ez az utolsó “szeretlek”*


* Il mio corpo nello specchio
la mia poesia piu’ bella
Ma sbrigati, che’ si cancella
questo e’ l’ultimo “ti amo”

11 commenti :

Kameo ha detto...

"E’ un bruciore denso, concreto ma arido d’amore."

Arido o avido?

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Kameo: Arido o avido?

Bella domanda...

J.t. ha detto...

Un fiore e' sempre bello, in ogni momento della sua vita, cosi' Tunder un fiore che non appassira' mai. Il riflesso nello specchio rimbalzera' quell unico ti amo per sempre.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

cosi' Tunder un fiore che non appassira' mai

Ahime', tutti i fiori appassiscono...
Ma non credo che questo sia un problema. L'importante e', per il tempo che si vive, poter dare un senso a cio' che si e' e lasciare un bel ricordo.

J.T. ha detto...

Non quelli nel cuore:-)

Kameo ha detto...

J.T. è un poeta :-)))
Lui punta al cuore non al corpo ;-)

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Kameo: Lui punta al cuore non al corpo

Allora deve "sparare alla cieca". :-)

J.T. ha detto...

Kam, non sapevo di essere poeta?
Scrivo subito qualcosa da dedicare a Tunder spero apprezzerà:-)

Tunder szíve kő

Arido è il cuore di chi scrive di non averlo
Arida la mente di chi non sa sognare
Arida la terra dell’amore che coglie solo la luce dell’orizzonte
non la raggiungera’ mai
è un illusione
come un oasi nel deserto
il suo destino
vive ai margini di una foresta
piena di suoni ed emozioni
che non riesce a percepire
che non riesce a prendere
corre
si ferma solo davanti ad un inganno delle mente
quegli alberi,alberi secchi
in quell’oasi
alberi che raccolgono solo acqua salmastra
e, in un attimo, svaniscono
come i suoi sogni
travolti da un insolita ironia
travolti da se stessa.
Per te mia cara Tunder

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Arido è il cuore di chi scrive di non averlo
Arida la mente di chi non sa sognare
Arida la terra dell’amore che coglie solo la luce dell’orizzonte
non la raggiungera’ mai


Tündér (non Tunder), fa parte di quel genere di persone - io la conosco bene - che fin dalla nascita hanno avuto poco tempo da dedicare alle pippe mentali e troppo hanno dovuto pensare a sopravvivere.
Le sue unghie hanno grattato la terra fino a consumarsi, nel vero senso della parola, non e' metafora, ed e' forse per questo che oggi, forse per prendersi una piccola soddisfazione su di loro, le tiene sempre in ordine e curate.
Tündér e' la solidita' della terra, e' il quotidiano, e' il trovare il necessario per sostentarsi. Per se stessa e per le persone a lei care. Non si puo' permettere di vagare nei meandri mentali in cui tanta gente si affoga. E' un lusso che non le e' consentito.
Tündér non piagnucola, non chiede di essere compatita, non chiagne e fotte. Ha capito fin da subito la vera sostanza della vita e sa che quando si debe pensare alle cose serie non c'e' spazio per le fisime.
E' facile, per alcuni, sdraiarsi al sole, a parlare del piu' e del meno, ciaccolando e cazzeggiando allegramente. E' facile. C'e' chi, nonostante pensi di appartenere alla categoria dei disgraziati perche' gli/le manca il nuovo iPhone, comunque a casa trova sempre la pappa scodellata. Chi si lamenta perche' sotto al decimo materasso c'era un pisello e non poteva dormire.
Si', Tündér vive in un deserto arido, dove l'acqua viene scavata giorno per giorno. Dove perdere tempo dietro a cio' che e' inconsistente puo' voler dire soccombere.
Forse, fra Tündér e tante altre donne, c'e' una differenza sostanziale: per lei l'aridita' fa parte dell'esistenza. E' una donna del deserto e solo nel deserto sa vivere, come i Tuareg, perche' sicuramente non riuscirebbe a stare a galla in un mare di futilita'. Quel mare di futilita' in cui lei vede tanta gente imergersi ogni giorno. Anche se quelle futilita' vengono spesso mascherate da cose vitali, ma che vitali non sono.
Comunque, ti ringrazia per la bella poesia. :-)

J.T. ha detto...

Per la tua solitudine:-)

Tündér anima di cristallo
Ho visto una zingara ballare il silenzio
gli occhi brillavano verde smeraldo
ho visto una zingara rubare un pensiero
voleva sapere
l’ho lasciata fare
ballato con lei le note del cuore
ho mentito
nessuna canzone
solo la musica che accompagna la notte
musica di parole
anima di cristallo
lacrima d’amore
in una storia non scritta
che impressa rimane

L'Obasso ha detto...

http://www.youtube.com/watch?v=gs37QhIH1fc

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Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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