
“Cinque sensi meno uno” mi hai detto che si chiama questo gioco. Mi hai detto anche che devi bendarmi, cosi' che i quattro sensi restanti siano esaltati. E io te lo permetto. Anzi, te lo concedo. Per la voglia di provare, forse, o per l'eccitazione nell'ignoto, curiosa di sapere cosa farai…
Nessuna luce filtra attraverso la seta che ho sugli occhi, ed e’ vero: ogni senso e’ adesso amplificato, accresciuto.
Udito… riesco a sentire anche i tuoi passi piu’ leggeri, e lo scricchiolio del letto che si abbassa quando ti siedi accanto a me.
Gusto… labbra morbide che mi baciano dolcemente, e io rispondo al bacio. Le nostre bocche si incontrano. Ti succhio la lingua.
So che vuoi essere tu a condurre il gioco. Mi togli tutti i vestiti, e la brezza del ventilatore, che hai acceso, mi fa venire i brividi. Ti alzi e raccogli qualcosa dal pavimento. Attendo con pazienza.
Freddo… una goccia di liquido ghiacciato cola nel mio ombelico e mi fa sussultare. Un’altra goccia, un altro sussulto. Una dopo l'altra, gocce gelate colano su di me e mi eccitano.
Con le dita afferro il copriletto, e lo stringo. Sensazioni che gia’ conoscevo, ma che non ricordavo piu’ di avere, mi riempiono la testa. Anche se non posso vederti, posso immaginarti li’, in ginocchio sopra di me, e posso immaginare il tuo ghigno sul viso beffardo quando il liquido freddo gocciola su di me e sulla mia pelle d’oca. Vorrei togliere la benda. Ma non lo faccio.
Caldo… la tua lingua che lecca via il freddo. Lecca ovunque, e mi pulisce.
Odorato… forte mi giunge l’aroma della tua saliva.
Tatto… le mie mani si muovono verso tua testa, infilo delicatamente le dita nei tuoi capelli, e ti tiro a me.
Ma non e’ cio’ che vuoi. Non ancora. Ti ritrai e ti allunghi per prendere qualcos’altro sul pavimento. Una pressione sulle labbra mi fa aprire la bocca mentre mi infili qualcosa di dolce. "Mordi", mi ordini, e i miei denti incontrano la polpa morbida di una fragola. E’ matura, troppo matura, e il suo succo mi rivola giu’ per il mento. Ma tu sei li’ a raccoglierlo, a leccarlo. Poi me ne infili un’altra. Di nuovo la mordo, godendo ancora del dolce frutto.
Poi mi sussurri: "Adesso apri bene la bocca". E io lo faccio. L’attesa mi eccita. Mi versi qualcosa. Assaggio e gemo. Il sapore dolce e denso del miele riempie i miei sensi. Piu’ me lo versi sulle labbra e piu’ apro la bocca. Lo sento colare giu’ per il mento. Mi baci con passione, e ci ritroviamo con entrambi i nostri volti impiastricciati. La dolcezza si mescola al calore dei nostri corpi ed io mi contorco sotto il tuo tocco.
Le tue labbra si staccano. Sento il miele che mi gocciola sulla pelle, e cola sui seni, sui capezzoli ormai duri come nocciole. Le tue dita mi spalmano il liquido appiccicoso sul petto, dappertutto, come fosse un unguento, e mi fanno venire la smania tra le cosce. Tu sai quanto sono sensibile. La tua bocca, poi, segue le dita, e mi lecchi le mammelle, e mi succhi i capezzoli tutti impiastricciati di miele. Con la schiena mi inarco verso di te, per offrirmi ancora di piu’, per essere davvero il tuo pasto.
Ti ritrai di nuovo e ti sposti piu’ in basso sul letto, verso i miei piedi. Sento il miele che mi gocciola sullo stomaco e tu che lo lecchi intorno al mio ombelico. Le gocce mi cadono poi sul ventre e sulle cosce. Con le mani afferro il lenzuolo e lo stringo forte quando sento il miele gocciolarmi anche sulla clitoride. Vorrei urlare, ma non riesco. Mi esce solo un fievole “si’”.
“Cinque sensi meno uno” si chiama questo gioco, e io gia’ so cosa farai…
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Nessuna luce filtra attraverso la seta che ho sugli occhi, ed e’ vero: ogni senso e’ adesso amplificato, accresciuto.
Udito… riesco a sentire anche i tuoi passi piu’ leggeri, e lo scricchiolio del letto che si abbassa quando ti siedi accanto a me.
Gusto… labbra morbide che mi baciano dolcemente, e io rispondo al bacio. Le nostre bocche si incontrano. Ti succhio la lingua.
So che vuoi essere tu a condurre il gioco. Mi togli tutti i vestiti, e la brezza del ventilatore, che hai acceso, mi fa venire i brividi. Ti alzi e raccogli qualcosa dal pavimento. Attendo con pazienza.
Freddo… una goccia di liquido ghiacciato cola nel mio ombelico e mi fa sussultare. Un’altra goccia, un altro sussulto. Una dopo l'altra, gocce gelate colano su di me e mi eccitano.
Con le dita afferro il copriletto, e lo stringo. Sensazioni che gia’ conoscevo, ma che non ricordavo piu’ di avere, mi riempiono la testa. Anche se non posso vederti, posso immaginarti li’, in ginocchio sopra di me, e posso immaginare il tuo ghigno sul viso beffardo quando il liquido freddo gocciola su di me e sulla mia pelle d’oca. Vorrei togliere la benda. Ma non lo faccio.
Caldo… la tua lingua che lecca via il freddo. Lecca ovunque, e mi pulisce.
Odorato… forte mi giunge l’aroma della tua saliva.
Tatto… le mie mani si muovono verso tua testa, infilo delicatamente le dita nei tuoi capelli, e ti tiro a me.
Ma non e’ cio’ che vuoi. Non ancora. Ti ritrai e ti allunghi per prendere qualcos’altro sul pavimento. Una pressione sulle labbra mi fa aprire la bocca mentre mi infili qualcosa di dolce. "Mordi", mi ordini, e i miei denti incontrano la polpa morbida di una fragola. E’ matura, troppo matura, e il suo succo mi rivola giu’ per il mento. Ma tu sei li’ a raccoglierlo, a leccarlo. Poi me ne infili un’altra. Di nuovo la mordo, godendo ancora del dolce frutto.
Poi mi sussurri: "Adesso apri bene la bocca". E io lo faccio. L’attesa mi eccita. Mi versi qualcosa. Assaggio e gemo. Il sapore dolce e denso del miele riempie i miei sensi. Piu’ me lo versi sulle labbra e piu’ apro la bocca. Lo sento colare giu’ per il mento. Mi baci con passione, e ci ritroviamo con entrambi i nostri volti impiastricciati. La dolcezza si mescola al calore dei nostri corpi ed io mi contorco sotto il tuo tocco.
Le tue labbra si staccano. Sento il miele che mi gocciola sulla pelle, e cola sui seni, sui capezzoli ormai duri come nocciole. Le tue dita mi spalmano il liquido appiccicoso sul petto, dappertutto, come fosse un unguento, e mi fanno venire la smania tra le cosce. Tu sai quanto sono sensibile. La tua bocca, poi, segue le dita, e mi lecchi le mammelle, e mi succhi i capezzoli tutti impiastricciati di miele. Con la schiena mi inarco verso di te, per offrirmi ancora di piu’, per essere davvero il tuo pasto.
Ti ritrai di nuovo e ti sposti piu’ in basso sul letto, verso i miei piedi. Sento il miele che mi gocciola sullo stomaco e tu che lo lecchi intorno al mio ombelico. Le gocce mi cadono poi sul ventre e sulle cosce. Con le mani afferro il lenzuolo e lo stringo forte quando sento il miele gocciolarmi anche sulla clitoride. Vorrei urlare, ma non riesco. Mi esce solo un fievole “si’”.
“Cinque sensi meno uno” si chiama questo gioco, e io gia’ so cosa farai…
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4 Commenti:
Meno male ch'è inverno, freddo e plenilunio a tenere fermi i desideri sulla propria pelle, senza soffrire di non essere [dal]la tua
:-)
grazie,mi hai dato un'idea ;-)
Il post giusto da leggere per chi è in astinenza:-)
Tutto questo miele sarà stucchevole per Dea ma anche per me ;-) (scherzo neh!)
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