martedì 27 settembre 2011

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Perche’ le donne sono uno scopo, e gli uomini soltanto un mezzo? - II parte

Nel tentativo di dare una risposta al perche’ la pressione evolutiva abbia creato certe diversita’ e non altre, nella prima parte, ho voluto descrivere il diformismo tra maschi e femmine soprattutto dal punto di vista fisico. Da questo post in poi, iniziero’ ad affrontare il discorso dal punto di vista dei comportamenti e delle attitudini, in quanto il diformismo fisico e somatico necessario affinche’ il meccanismo della procreazione sessuale funzioni, va di pari passo anche con una diversa cognizione, di uomini e donne, che riguarda molti aspetti legati all'interazione fra i due generi (iniziando dall'interazione sessuale) e anche al modo di rendere l'ambiente sociale circostante piu’ aderente alle proprie esigenze procreative. Anch'esse, come chiaramente si puo’ evincere, dimorfiche.

Per un maschio, la ricompensa procreativa ottenuta attraverso l’eccellenza eroica (mettendo a rischio finanche la propria esistenza) tende ad essere immensa. Pertanto, le aspettative di successo in un raggiungimento eroico dell’obiettivo procreativo sono talmente grandi che superano di gran lunga le conseguenze negative e le aspettative di un eventuale fallimento. Cosi’, mediamente, i maschi mostrano un minore conservatorismo strategico rispetto alle femmine. Ed e’ per tale motivo che il meccanismo sessuale della specie umana e’ stato congegnato in modo che la perdita di alcuni maschi - anche di un bel po’ -, oppure una loro scarsa partecipazione procreativa, non si traduca in una riduzione significativa del numero degli individui nella generazione successiva.

Il fatto che il numero di individui nella generazione successiva sia in gran parte indipendente dal numero di maschi impegnati direttamente nella procreazione nella generazione precedente, rende gli uomini istintivamente piu' liberi di dedicare tempo ed energie a questioni del tutto separate dalle proprie, dirette, prospettive procreative. In sostanza, sono sotto una minore pressione evolutiva di procreare con successo. Tuttavia, al contempo, sono altrettanto efficaci nel propagare i loro geni indirettamente, cioe’ partecipando agli interessi logistici e strategici della comunita’, e in molti casi, da questa “propagazione indiretta”, traggono benefici esattamente come se procreassero direttamente.

Accade di sovente, infatti, che la propagazione indiretta dei geni possa essere anche piu’ efficace della propagazione diretta, e a tal proposito e’ mia impressione che l'omosessualita’ maschile sia, nella maggior parte dei casi, una condizione fisiologica collegata a questa duplice pulsione maschile. Infatti, cio’ e’ abbastanza coerente con la ridotta pressione evolutiva sui maschi di procreare direttamente e a mio parere l'incidenza dell’omosessualita’ maschile e’ la prova che esiste una selezione per quei membri della comunita’ che contribuiscono solo indirettamente all’evoluzione genetica del corpo della comunita’ stessa.

Tutto cio’ avviene in un modo particolarmente intelligente: in ogni gravidanza successiva a quella in cui un feto e’ di sesso maschile, la probabilita’ di un fenotipo omosessuale-maschile aumenta di circa un terzo. Questo puo’ avvenire perche’ la donna tende ad assoggettare ogni figlio successivo a concentrazioni crescenti di testosterone nell’utero (il testosterone nell’utero ha un effetto femminilizzante, mentre l’effetto degli estrogeni nell’utero e’ mascolinizzante). Oppure, cio’ puo’ essere a causa dall’attivita’ del sistema immunitario della madre. Qualunque sia il motivo, i figli maschi di madri prodigio hanno, con progressiva probabilita’, un attenuato o del tutto assente istinto a procreare. L'aspetto particolarmente interessante del meccanismo, e’ che tende a compensare la sovrarappresentazione genetica della madre, causata da una pletora di figli maschi, con un’efficace distorsione che inibisce l'istinto procreativo.

Nella competizione per assicurarsi il favore delle femmine, i maschi si contrappongono uno contro l'altro e si mettono in mostra per dimostrare la loro idoneita’. Questa attivita’ e’ spesso pericolosa e consuma una grande quantita’ di tempo ed energie. Energie che non sono quindi direttamente disponibili per gli sforzi costruttivi finalizzati al beneficio immediato della comunita’. Con questo tipo di meccanismo, si riduce tra i maschi la partecipazione nella competizione procreativa, sia a livello individuale (come evidenziato) sia in termini di tempo investito (come vedremo, poi, per quanto riguarda la sincronia del ciclo mestruale femminile), e tutto cio’ puo’ essere definito come un adattamento collettivo della specie. Naturalmente, e’ la monogamia il principale meccanismo attraverso il quale maschi e femmine, allo stesso modo, evitano i pericoli e l’enorme dispendio di energie causati della competizione procreativa, ed il moderno sistema di libero mercato rappresenta l'istituzione principale all’interno della quale, di fatto, questa competizione avviene.

Anche la costruzione e l’interpretazione dei messaggi comportamentali motivati dalla sessualita’ sono aspetti altamente dimorfici. In genere, una femmina offre indizi non impegnativi, che richiedono un’attenta decifrazione e che si prestano a facili e plausibili negazioni se il suo interesse svanisce durante il corteggiamento. Una donna richiede che il corteggiamento duri per un lungo periodo, a volte parecchi mesi. Un maschio, al contrario, offre rapidamente e prontamente dichiarazioni esplicite ed innegabili aperture, e preferisce che il corteggiamento sia il piu’ breve possibile. Anche se sembrano comportamenti contrastanti, il modo di interpretare tutto cio’, fra maschi e femmine, e’ complementare. La femmina ratifica solo le dichiarazioni esplicite e le innegabili aperture, ma poi, con esitazione, sceglie solo la condizione in cui l'attivita’ sia stata effettivamente dispendiosa in termini di tempo ed energie, in quanto cio’ viene interpretato come un chiaro sostegno alle dichiarazioni. Lei e’ in gran parte ignara degli indizi non impegnativi che lascia, ma il maschio e’ molto sensibile a qualsiasi comportamento che possa costituire una dichiarazione oppure un’apertura, anche se e’ sottile o sottintesa, e tende sempre a interpretarla come esplicita, senza alcun dubbio o esitazione.

La femmina presenta cosi’ una serie di puzzle da identificare e risolvere, cosicche’ il maschio possa dimostrare la sua bravura, ma e’ restia ad affrontare qualsiasi puzzle presentato dal maschio che, comunque, normalmente, non tenderebbe a presentarli in ogni caso. La causa di questi adattamenti comportamentali decisamente diversi e’ il livello radicalmente dimorfico di rischio e di investimento rappresentato dall'atto sessuale. Il maschio rischia di perdere niente nell’atto sessuale, cosi’ interpreta un qualsiasi comportamento di apertura, anche fatto di gesti ambigui, come una chiara disponibilita’ a far sesso. Dopotutto, egli si esibisce facilmente in dichiarazioni esplicite, talvolta anche eccessive, nonostante si metta molto poco in gioco. Al contrario, la femmina ha potenzialmente da perdere tutto, e quindi richiede dichiarazioni di interesse ed impegno maggiori, piu’ profonde, innegabili e costanti, che siano chiaramente supportate dalla condotta del maschio. Anche lei arriva alle dichiarazioni esplicite e pianifica la sua disponibilita’, ma lo fa quasi sempre solo dopo un corteggiamento lungo e completo che ha confermato l’affidabilita’ del maschio.

In media, l'entita’ e l'incidenza della gelosia e’ grosso modo simile in maschi e femmine. Tuttavia, le cause sono distintamente dimorfiche. La gelosia maschile e’ generalmente innescata dal sospetto o la certezza che la partner e’ impegnata in rapporti sessuali con qualcun altro. La gelosia femminile, invece, e’ conseguenza del sospetto o la certezza che la fedelta’ emotiva del partner e’ stata diluita o reindirizzata nel coinvolgimento con qualcuno o qualcosa d'altro; un coinvolgimento che non ha bisogno nemmeno di essere sessuale, dunque, e neppure indirizzato nei confronti di un altro essere umano. La spiegazione del dimorfismo e’ chiara: la strategia procreativa del maschio si concentra sul monopolio degli organi riproduttivi della femmina, mentre la strategia procreativa femminile e’ focalizzata sulla ricerca di un monopolio dell’attenzione protettiva e produttiva del partner.

I maschi hanno la tendenza a specializzarsi, cioe’ a costruire modelli cognitivi intensamente dettagliati di un particolare campo ristretto di attivita’, e a dirigere su di essi tutta l’attenzione. La specializzazione e’ di per se’ una strategia rischiosa, dato che il bagaglio di conoscenze ed esperienze focalizzato in un settore ristretto, puo’ facilmente essere reso obsoleto da innovazioni culturali, sociali e tecnologiche, ma l’eccellenza nella competitivita’, puo’ essere raggiunta solo con la specializzazione (e’ importante sottolineare che un individuo puo’ non limitarsi a una singola area di specializzazione). Quando si parla di specializzazione non si tratta di adeguatezza nel fare qualcosa, ma di eccellenza. Una comunita’ senza specialisti e’ in forte svantaggio rispetto ad altre comunita’ che, invece, gli specialisti li hanno, ed e’ per questo motivo che la suddivisione dei compiti secondo le varie specialita’ e’ una necessita’ nella pratica economica del mondo contemporaneo.

In ogni caso, la competizione e’ qualcosa di molto piu’ naturale per i maschi che per le femmine. La cooperazione, invece, e’ chiaramente un tema naturale per entrambi i sessi.

La maternita’ non e’ una specialita’ e le femmine sono maggiormente predisposte per la costruzione di modelli di mondo meno specialistici, piu’ generalisti, piu’ radicali, quasi integralisti, poiche’ piu’ adatti all’educazione (per i bambini, ma anche per altri membri della comunita’) e all'esecuzione (cioe’ a rilevare quando una regola viene infranta, cosi’ da dirigere prontamente un’azione correttiva). Questo perche’ esiste una predisposizione filogenetica per cui formare, tramandare, e quindi imporre, modelli di mondo generalisti, radicali e integralisti, e’ vitale per la continuita’ culturale e per la coerenza. E continuita’ e coerenza favoriscono enormemente la sopravvivenza.

Il ciclo mestruale delle donne che vivono per lungo tempo in prossimita’ le une delle altre, si sincronizza, cosicche’ l’intera comunita’ puo’ raggiungere una sincronia in cui la procreazione esercita una grande influenza sulle attivita’ solo per una settimana o poco piu’ al mese. Questo adattamento ha molteplici vantaggi. Gli effetti negativi causati dalla competizione procreativa vengono limitati ad un breve periodo ciclico, permettendo alla comunita’ di concentrarsi su tutte le altre questioni per la maggior parte del tempo. Inoltre, il fatto che la competizione sia concentrata, rende meno probabili le prospettive per maschi meno in forma di riprodursi, togliendo tale possibilita’ a quelli piu’ in forma.

Questa sincronia tende anche a inibire l'uniformita’ genetica e il potenziale rischio di incesto che risulterebbe se un singolo maschio dominante fosse in grado di fecondare molte o la maggior parte delle donne nella sua comunita’ muovendosi con calma da una all'altra. Con l'ingorgo di fertilita’ che viene a crearsi con la sincronizzazione ciclica, egli non e’ piu’ in grado di raggiungere la maggior parte delle donne prima che esse siano gia’ state fecondate da altri uomini. Il fenomeno di sincronizzazione esercita dunque una pressione filogenetica verso la monogamia o la diversita’, e contro situazioni tipo “harem”.

Oltre a cio’, il fatto che lo sperma umano sia di bassa qualita’ rispetto a quello di molti animali, compresi i primati, poiche’ solo una bassa percentuale di spermatozoi e’ vitale, incoraggia rapporti di coppia in cui il coito e’ abituale e assicurato (come nei rapporti monogamici), ai danni di situazioni in cui puo’ essere irregolare e poco frequente, come avviene negli “harem”.

La preferenza sessuale visiva e olfattiva delle donne e’ sbilanciata verso partner desiderabili durante il periodo di fertilita’ e verso quelli meno desiderabili nel resto del tempo. Questo e’ probabilmente un adattamento che contrasta con la monogamia, ma che tende a mantenere la disponibilita’ procreativa di partner desiderabili e, allo stesso tempo, la pacificazione e l’impiego utilitaristico (protezione della famiglia e produzione di beni) di quelli meno desiderati. Sottolineando questo adattamento, si deve dire che l'incidenza dell’orgasmo nelle donne e’ dettata principalmente dalla percezione della desiderabilita’ sessuale del maschio (che e’ ereditaria), e l’atteggiamento collaborativo in famiglia oppure il coinvolgimento emotivo non sono dei predittori di tale desiderabilita’. Cio’ e’ significativo perche’ le contrazioni vaginali e uterine che accompagnano l'orgasmo, favoriscono il successo della fecondazione. Quello che invece esercita un'influenza opposta sulla probabilita’ di successo della fecondazione e’ la cosiddetta “defluizione”, con la quale lo sperma non desiderato viene espulso dalla vagina.

L’ovulazione umana e’ nascosta, e avviene senza preavviso. Questo e’ insolito tra le specie esistenti, e lo sviluppo di questo adattamento sottolinea quanto sia importante per l'evoluzione della specie che le donne mantengano un sostanziale e pratico, anche se in gran parte inconscio, controllo sulla loro disponibilita’ a farsi fecondare.

La finestra temporale durante la quale e’ possibile la fecondazione termina appena 24 ore dopo l'ovulazione. Solo durante questo periodo la mucosa uterina abbassa la sua viscosita’ in modo sufficiente da consentire la penetrazione degli spermatozoi. Gli spermatozoi desiderati che arrivano prematuramente sono tenuti in “sospensione” in delle tasche che si trovano nella parete dell’utero, e sono rianimati da un meccanismo di segnalazione quando l’ovulo che puo’ essere fecondato fa il suo ingresso. La spinta a stantuffo del pene durante il coito, in combinazione con l’azione del prepuzio, costituisce per il maschio una pompa che lavora per rimuovere la materia seminale che potrebbe essere stata depositata da un eventuale antagonista sessuale arrivato prima. Inoltre, il volume della sua eiaculazione viene modulato in modo da migliorare le possibilita’ che un tentativo di un concorrente al momento della fecondazione sia ostacolato.

Il sesso orale ha un significato pratico. Attraverso vari canali sensoriali - ma soprattutto, attraverso l'olfatto e il gusto - col sesso orale si e’ in grado di ottenere informazioni che rivelano la salute di un partner presente o futuro e, spesso, se ha avuto di recente un rapporto sessuale con qualcun altro.

Nei maschi la masturbazione serve per pulire le vie seminali dallo sperma che non e’ piu’ adatto a fecondare; ha quindi una funzione “depurativa” al pari di quella che per le donne hanno le mestruazioni. La masturbazione maschile si conclude con l'orgasmo e con la concomitante eiaculazione, ma e’ possibile solo con la diretta manipolazione fisica. La masturbazione femminile, invece, non serve ad alcunche’ di pratico se non a ricevere piacere, e l'orgasmo puo’ essere raggiunto completamente anche in assenza di diretta manipolazione fisica.

L'omosessualita’ femminile non e’ conseguenza della pulsione sessuale. Anche tra le femmine esclusivamente omosessuali (distinte dalle bisessuali), l’istinto materno tende ad essere molto forte, integro e sovrastante.

L’inseminazione non impone la collaborazione della femmina o, in generale, non richiede alcun intervento organizzato da parte della femmina; la pressione evolutiva ha in gran parte, infatti, affidato al maschio il ruolo “attivo”, lasciando a lui il compito di decidere quando iniziare il percorso procreativo. Ciononostante, lo stupro e’ sfavorito. Il posizionamento dei genitali maschili, in modo che siano vulnerabili ai colpi e alle lesioni, tende chiaramente a inibire lo stupro, anche se presumo che sia improbabile che una selezione adattativa contraria allo stupro abbia tenuto conto della posizione dei genitali maschili, in quanto tale disposizione risale a molto prima che gli esseri umani fossero dei mammiferi bipedi. Il posizionamento dei genitali femminili, pero’, e’ direttamente collegato ad una palese selezione adattativa contraria allo stupro poiche’ e’ tale che l'inseminazione e’ impossibile senza la separazione delle gambe (animali inferiori hanno qualcosa di simile ed utilizzano una coda o l’atto di sedersi). Altri elementi che fortemente sfavoriscono lo stupro come strategia procreativa, e che quasi certamente si sono sviluppati a tale fine, sono la defluizione e l'ovulazione nascosta. Il motivo primario per cui lo stupro e’ sfavorito e’ che il giudizio strategico della femmina per quanto riguarda quando e con chi procreare, ha importanti benefici sulla sopravvivenza a breve e lungo termine.

(Segue...)

domenica 25 settembre 2011

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Perche’ le donne sono uno scopo, e gli uomini soltanto un mezzo? - I parte

La donna per l'uomo e’ uno scopo, l'uomo per la donna e’ un mezzo”, scriveva Alphonse Karr. Questa frase, che ho letto in questi giorni in un blog, mi e' piaciuta perche' riassume una grande verita’, ma anche se poche, semplici, parole possono bastare a dare un senso al concetto, credo sia segno di pigrizia accettare passivamente un aforisma senza porsi almeno una domanda: perche'?

Cio’ a cui davvero non so sottrarmi, da sempre, e' l'andare alla ricerca dei motivi per i quali le cose sono congegnate in un certo modo piuttosto che in un altro, in quanto sono convinta che la nostra sostanza di esseri umani, quella che viene chiamata “anima”, che ci contraddistingue dagli animali, non stia affatto nell’accettazione passiva di cio’ che spesso per pigrizia non comprendiamo e per vanita' fingiamo di comprendere, ma nel cercare di dare una spiegazione alle cose. Di capirne le ragioni.

Questa riflessione mi ha spinta, percio', ad andare a ripescare dei vecchi appunti scritti ai tempi in cui ero ancora una giovane studentessa universitaria. Vorrei condividere il tutto con chi avra’ la pazienza (e la voglia) di leggere cio’ che pubblichero’ in piu’ parti, e a distanza di tempo, per evitare la noia di un argomento forse un po’ troppo impegnativo in un blog come questo.

Gli appunti da me ritrovati riguardano proprio il concetto espresso da Karr: gli uomini e le donne non sono uguali, per varie ragioni. Ma piu’ che altro, in questi appunti, c’e’ la risposta al perche’ le cose stanno in questo modo: perche’, cioe', il risultato della pressione evolutiva ha portato i due generi ad avere tali diversita' e non altre nella fisicita’, negli istinti, nelle cognizioni e nei comportamenti. Due generi la cui convivenza risulta essere messa sempre piu’ a dura prova, sottoposta com'e' a tensioni, a contraddizioni e a stimoli nuovi. Due generi la cui specie e’ forse arrivata al limite di un nuovo processo evolutivo (e quindi sociale) che potrebbe sfociare in un nuovo modo di stare (o non stare) insieme, adesso che molte delle ragioni per le quali uomini e donne hanno vissuto in equilibrio per millenni, hanno iniziato a dissolversi o si sono dissolte del tutto. Esattamente come quando i nostri antenati, imparando ad utilizzare pelli di animali per proteggersi dal freddo, non hanno avuto piu’ bisogno di una coltre di peli propria.

Tutto ha origine nella sessualita’…

La sessualita’ e’ il meccanismo con cui l'evoluzione ha colmato l’immenso divario tra gli organismi unicellulari asessuati e l’essere umano. Per decine di milioni di generazioni, la linea di discendenza che ha portato l'umanita’ a formarsi e ad esistere e’ esclusivamente frutto della procreazione sessuale. Anche se il meccanismo di precisione microbiologico della sessualita’ e’ diverso da specie a specie, la conseguenza funzionale - vale a dire la procreazione strettamente sessuale, secondo la quale ogni individuo ha due genitori, ciascuno che contribuisce a circa la meta’ del suo genoma - e’ sostanzialmente la stessa, e cio’ evidenzia la schiacciante superiorita’ evolutiva del meccanismo sessuale.

Tentero’ dunque di fare una panoramica sulle differenze che esistono tra i fenotipi umani di maschio e femmina, concentrandomi soprattutto sulle distinzioni mentali.

L'unica differenza genetica universale che esiste tra un maschio e una femmina della specie umana e’ la presenza, nel primo, del cromosoma Y. Si tratta di una piccolissima differenza quantitativa di contenuto genetico, ma e’ sufficiente per passare da un fenotipo maschile a uno femminile. La maggior parte del “progetto” del maschio, pero’, non risiede nel cromosoma Y, ma e’ solo attivato da esso.

Dal punto di vista fenotipico, quindi, maschi e femmine condividono ogni organo - ogni muscolo, ogni osso, e ogni sub-organo del cervello - ognuno dei quali assolve alla stessa funzione, interconnesso ad altri organi esattamente nello stesso modo, con un sottile dimorfismo di tipo qualitativo, ma solo nelle funzioni esclusivamente procreative e che riguardano il meccanismo cerebrale, in particolare di quelle parti che sottendono le emozioni. Se si esclude questo, a parte le proporzioni del corpo, le dimensioni dell'anca, le sfumature delle caratteristiche del volto, la dimensione relativa del collo, e vari altri dettagli, compreso il fatto che i maschi hanno piu’ peli (in particolare sul viso), in sostanza maschi e femmine appaiono esattamente uguali.

Le pressioni evolutive sui due generi sono state dunque identiche. Senza riguardo per il genere, i geni si sono selezionati in modo da favorire gli individui che hanno avuto i requisiti per sopravvivere meglio di altri, e piu’ di altri hanno lottato per se stessi, per i loro familiari (coloro cioe’ che condividevano i loro geni - in particolare i bambini, ovviamente) e per la propria specie. Quindi coloro che sono riusciti a procurarsi con piu’ facilita’ tutto cio’ che era necessario per sopravvivere (acqua e nutrimento) oppure che sono stati maggiormente immuni alle malattie, o piu’ resistenti alle lesioni causate da elementi ambientali. Questo successo nella capacita' di sopravvivenza ha avuto ed ha una notevole importanza sociale, e siccome gli umani sono esseri altamente sociali, fra maschi e femmine esiste un preciso - anche se modesto - dimorfismo di genere nelle attitudini fisiche e mentali. Tuttavia, questo dimorfismo riguarda solo una differenza quantitativa poiche’ nessuno dei due generi, a parte cio’ che sta alla base del meccanismo della procreazione (concepimento, gravidanza e alimentazione dei neonati), ha il monopolio di alcuna capacita’ qualitativa.

In particolare, la cognizione e l'emozione sono caratterizzate da un piccolissimo dimorfismo, e siccome e’ molto piu’ facile elencare le differenze piuttosto che le somiglianze, dico subito che la diversita’ di genere cognitiva ed emotiva corrisponde direttamente ad una diversita’ nell’anatomia somatica e nel metabolismo.

Mi spiego. Gli organi procreativi femminili implementano i meccanismi di gravidanza. L'attivazione di questo sistema e’ metabolicamente “costoso”, ed e’ cio’ che impedisce alla donna di raggiungere elevate prestazioni fisiche. Tale attivazione e’, tuttavia, un requisito indispensabile per la sopravvivenza della specie. Gli organi sessuali della femmina sono interni e sostanzialmente protetti dalle intemperie e da eventuali infortuni. Il maschio, al contrario, li ha fin troppo esposti, cosicche’ la fertilita’ maschile abbia un’elevata vulnerabilita' alle lesioni fisiche, il cui subirle sia sintomatico di scarsa competitivita’. Pero', la procreazione maschile, al contrario di quella femminile, di solito non comporta alcun “costo” metabolico o fisico al di la’ di quello sostenuto durante l’atto sessuale.

Le femmine sessualmente mature hanno ghiandole mammarie che le intralciano nella locomozione, nel combattimento, e in molte altre attivita' fisiche, ma consentono la nutrizione (ed hanno effetti sul sistema immunitario) dei bambini, requisito indispensabile per la sopravvivenza della specie.

In media, all'interno di qualsiasi campione umano etnicamente omogeneo e sessualmente maturo:

• Le femmine hanno una maggiore percentuale di grasso corporeo, che le penalizza nella locomozione e in altri tipi di attivita' fisiche, ma rappresenta un vantaggio per la sopravvivenza in tempi di magra e favorisce il metabolismo durante la gravidanza. Ad iniziare dalla puberta’, infatti, la femmina aggiunge grasso nella regione dell'anca pari a circa 80.000 calorie di “combustibile” che viene utilizzato per lo sviluppo del feto nel terzo trimestre di gravidanza.

• Le dimensioni del bacino femminile si discostano da quelle maschili in modo tale da non favorire la locomozione, ma permettono di partorire con successo.

• Le femmine hanno una quantita’ immensamente inferiore di peli sul viso. Cio’ riduce la resistenza al danno, ma accresce l’espressivita’, e quindi la profondita’ e la precisione dell'influenza psicologica necessaria innanzitutto a infondere nei bambini la prospettiva che gli altri li proteggeranno, ma anche come strumento di "manipolazione" in un contesto in cui le donne sono fisicamente meno forti.

• Le femmine sono piu’ piccole ed hanno meno muscolatura, rispetto ai maschi. Questo riduce il carico metabolico, in cambio di una minore capacita’ di locomozione e minori prestazioni fisiche rese inevitabili dagli altri adattamenti dimorfici gia’ elencati.

• Il sistema riproduttivo femminile e’ ciclico, con un periodo approssimativamente uguale a quello del ciclo lunare. La femmina si “depura” con le mestruazioni alla fine di ogni ciclo, ed e’ in grado di avviare la gravidanza in soli cinque dei ventotto giorni del ciclo, con una effettiva finestra di fecondazione che dura solo un singolo giorno.

• Le femmine che raggiungono la menopausa vivono piu’ a lungo rispetto ai maschi che raggiungono una pari eta' cronologica. Cio’ significa che, in assenza di eventi traumatici, le donne vivono piu’ a lungo degli uomini.

Tutto cio’ porta inevitabilmente a differenze comportamentali e di capacita’ “pratiche”, ma non e' tutto. In media, i maschi, oltre ad essere piu' forti, sono anche nettamente superiori a scagliare “oggetti” (pietre o giavellotti) contro bersagli; li scagliano piu' lontano e con maggior precisione. Infatti, i maschi tendono al perseguimento degli obiettivi attraverso l'azione diretta, senza intermediari sociali. Una donna, invece, ha un corrispondente vantaggio nell'utilizzo di meccanismi sociali (in particolare, del linguaggio) per portare un'altra persona ad agire per il perseguimento dei suoi obiettivi. Ovviamente, anche se questo dimorfismo di tendenza e attitudine e’ definito, comunque i maschi perseguono obiettivi attraverso meccanismi sociali, e le femmine lo fanno attraverso l'azione diretta, senza intermediari sociali.

Notoriamente, i maschi tendono a navigare a "tutto spazio", cioe’ tentando di arrivare piu’ lontano possibile e dappertutto, mentre le femmine tendono a navigare utilizzando dei punti di riferimento. Questo e’ rappresentato dal ruolo stereotipato del maschio cacciatore sempre in movimento e della femmina, stanziale, che gestisce le risorse e l'inventario di utensili per la casa, ma naturalmente tale tendenza e’ lontana dall’essere una regola, quindi non evidenzia una rigida compartimentazione stagna dei ruoli.

I maschi, a causa delle loro maggiori capacita’ fisiche, e in quanto non appesantiti dalla gravidanza o da bambini al seguito, sono chiaramente piu’ adatti ai viaggi, alla caccia e al combattimento. Per essere efficaci, queste imprese richiedono pero' organizzazione sociale e coordinamento, e in particolare richiedono che le persone siano in relazione tra loro in termini ben precisi di chi coordina chi – cioe’, devono essere organizzate in gerarchie sociali. I maschi hanno quindi una predisposizione filogenetica ed emotiva a muoversi all'interno di queste organizzazioni, e parte di questo e’ la loro predisposizione all'obbedienza e alla leadership. Una conseguenza di questa predisposizione e’ che, mentre la femmina tende ad avere un vantaggio nel “guidare” le azioni di un singolo individuo - il suo compagno, in particolare - un maschio tende ad avere un vantaggio quando riesce a "guidare" molti altri individui contemporaneamente. Una comunita’ intera, per esempio.

In media, i maschi hanno una maggiore densita’ di neuroni nella corteccia, circa 35.000 in piu' per centimetro quadrato. Questo, in combinazione con un volume cerebrale medio superiore del 10-15% rispetto al volume medio del cervello femminile, conferisce loro una maggiore conservazione delle informazioni e capacita’ di elaborazione. Le pressioni evolutive che hanno portato a questo diformismo sono complesse, ma questo vantaggio asimmetrico permette ai maschi di avere una maggiore capacita' di mettere il relazione il territorio circostante con la sua fauna ai fini della caccia e della guerra. Asimmetricamente vantaggiosa e' anche la conoscenza dettagliata della posizione, del ruolo, degli attributi e delle relazioni personali di gran parte delle altre persone appartenenti alla comunita’ con le quali la caccia e le operazioni di guerra devono essere coordinate. Persino l’esigenza cognitiva ai fini del corteggiamento tende ad essere maggiore per i maschi. Ma per bilanciare un cervello piu’ grande e piu’ energico, la pressione evolutiva ha dovuto renderlo d’altro canto metabolicamente piu’ facile da mantenere. E’ la regola della manutenibilita' metabolica che si traduce in femmine che in generale sono piu’ piccole dei maschi, cervello incluso.

(Segue...)

sabato 24 settembre 2011

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Papponi e maltrattatori

Una donna e’ sfruttata da un pappone quando la loro relazione e’ subordinata al fatto che deve esercitare la prostituzione rinunciando a tutto o parte del suo guadagno per darlo a lui. Lo sfruttamento della prostituzione, si sa, e’ un reato che viene punito severamente in ogni parte del mondo “civile”, e al di la’ dell’aspetto economico che puo’ essere di varia natura (non sempre lo sfruttatore fa prostituire la donna per denaro), esistono dei comportamenti psicologici che sono similari, sia che si tratti dello stereotipato magnaccia di ragazze che esercitano in strada o in appartamento, sia che si tratti di magnaccia di prostitute d’alto bordo. In questo post mi concentrero’ sul primo tipo di “gentiluomo” poiche' ritengo che certe dinamiche siano similari a quelle di uomini che, per altre ragioni ed in altro tipo di relazione, sono soliti maltrattare le proprie compagne.

La prima cosa che va detta e’ che, dal momento che di solito il pappone si appropria di tutto il denaro che la prostituta ricava, e lei in cambio riceve solo "beni non negoziabili", la donna diventa economicamente subordinata al suo sfruttatore, quindi incapace di risparmiare per un futuro indipendente. Questo e’ particolarmente vero laddove la prostituta viene ripagata con della droga al posto dei contanti, cosa che le impedisce di acquistare generi di prima necessita’, come cibo o vestiti. Ed e’ questo il motivo principale per cui molti papponi abituano le “loro ragazze” al consumo di sostanze stupefacenti, dalle quali, poi, quasi tutte divengono dipendenti.

Ma anche nel caso in cui la donna riceva regali costosi, che le danno quasi l’illusione che il suo protettore tenga a lei in modo particolare, in genere lui si riappropriera’ di tutto quanto (o lo distruggera’) qualora lei arrivasse a lasciarlo, impedendole cosi’ l'accumulo di ogni ricchezza personale.

In un’indagine condotta sulle tattiche di reclutamento delle ragazze che vengono avviate alla prostituzione, uno sfruttatore mi ha spiegato con parole assai eloquenti qual era la regola principale su cui si basava per controllare e costringere le ragazze ad accettare una condizione di subalternita’. “Le rovino. Questa e’ l'unica regola”, mi ha confessato. “Se loro mi lasciano, le mando letteralmente in rovina. Non possono prendere niente con loro… se ne devono andare e basta, senza niente, cosi’ come le ho raccattate per strada".

Se si esaminano queste dinamiche di potere che esistono tra magnaccia e prostitute, si nota chiaramente come certe tattiche utilizzate per reclutare e controllare le donne intrappolate nella prostituzione, siano molto simili a quelle utilizzate dagli uomini che maltrattano le partner per assicurarsi la loro obbedienza. E’ tipico, infatti, utilizzare tattiche di potere e controllo per dominare nel contesto di una relazione intima, ed il protettore utilizza queste strategie per sfruttare economicamente la prostituta. Cio’ include l'isolamento, la minimizzazione e la negazione dell’abuso, l'esercizio del privilegio maschile, la minaccia e l’intimidazione, e l’abuso emotivo, sessuale e fisico.

Isolamento. Per prima cosa, il protettore isola la "sua donna" attraverso il controllo della sua vita, di dove va, di chi vede, di quello che fa, arrivando a prendere per lei ogni minima decisione. Oppure la "sposta" come fosse una merce, collocandola in diverse parti dell'industria del sesso, dentro e fuori il circuito, da un servizio di accompagnamento d’alto bordo, ad una sauna massaggi, oppure in mezzo alla strada, trasferendola frequentemente da citta’ a citta’, spesso sequestrandola e trattenendola contro la sua volonta’.

Nella mia indagine, intervistando diciotto ragazze che avevano esercitato la prostituzione, e’ risultato che nove di loro erano state rapite da un pappone, un cliente o entrambe le cose. Lo scopo e’ quello di far perdere alla malcapitata ogni contatto con la realta’ circostante. Tutte queste tattiche, infatti, la isolano dai suoi amici e dai suoi familiari, e le impediscono di stabilire relazioni con altre persone che non condividono idee positive riguardo al loro mestiere.

Minimizzazione e negazione. I protettori usano la minimizzazione e la negazione dell’abuso per mascherare l’impatto che la prostituzione ha o avra’ sulla vita della donna. Uno dei metodi piu’ utilizzati e’ quello di convincerla che lei e’ piu’ intelligente delle altre che "si danno via gratis", oppure che tutte le donne sono in fondo delle prostitute, sostenendo che se alcune lo fanno per una cena, le piu’ scaltre lo fanno chiedendo direttamente denaro. Altro argomento di sicura presa e’ quello di raccontare alla ragazza che la prostituzione e’ un lavoro come un altro, che lei non sta vendendo niente di se stessa, bensi’ sta solo fornendo un servizio.

Privilegio maschile. Il magnaccia usa spesso tale privilegio per controllare la prostituta, e lo fa in modo talmente semplice che per lui e’ come dichiarare la propria virilita’. Cio’ si traduce in un semplice concetto: "Sono io l’uomo. Fai come ti dico e non chiedermi niente”. Egli tratta dunque la "sua donna", come qualcosa di proprieta’. Con questa logica, puo’ cosi’ acquistare ragazze da un altro protettore, e una volta che la proprieta’ e’ stabilita, la merce puo’ andare sul mercato, come ha ammesso brutalmente lo sfruttatore da me intervistato: "Io sono il capo, il papa’, e lei porta i soldi a casa".

In un contesto del genere, una prostituta senza un protettore e’ considerata una "fuorilegge" ed e’ vulnerabile ad ogni tipo di violenza da parte di chiunque, protettori, clienti e talvolta anche poliziotti corrotti. In genere, una donna che fugge dal suo magnaccia deve velocemente "sceglierne" un altro. In questo modo, pagando un canone noto come "denaro della scelta" al suo nuovo "uomo", lui le garantira’ la sicurezza qualora il suo ex arrivasse ad essere violento per riportarla a se’ o per “lavare” lo sgarro subito.

Minacce e intimidazioni. Quando le tattiche piu’ subdole di potere e di controllo falliscono, il pappone terrorizza la donna con comportamenti minacciosi, gridandole addosso e offendendola. Il lenone intervistato, si vantava cosi' di come riusciva a “tenere a bada” la “sua donna": "Le dico “lurida puttana, spogliati! Apri la figa!” E poi le infilo le dita dentro... So che e’ solo merda, che non conta niente... ma farsi rispettare e’ fondamentale in questo business".

Al fine di assicurarsi obbedienza, il pappone puo’ anche con facilita’ picchiare la donna che disobbedisce in presenza di altre prostitute, minacciarla di rivelare ad altri che e’ una prostituta, oppure minacciare di lasciarla o di fare del male a lei, ai suoi figli o ad altri membri della sua famiglia.

Abuso emotivo. Quasi sempre lo sfruttatore assoggetta la donna abusando di lei emotivamente, chiamandola in modo dispregiativo, disumanizzandola, trattandola come un oggetto e non come una persona. Le dice che e’ "buona solo per una cosa". So di un protettore che invio’ una lettera alla “sua donna” dalla prigione dove si trovava recluso, riferendosi a lei come "la sua piccola carta di credito". Questo tipo di abuso e’ ancor piu’ grave se si pensa al fatto che si verifica in un contesto di totale deprivazione emozionale. I magnaccia, infatti, privano le prostitute di affetto e di qualsiasi tipo di sostegno emotivo. Le restrizioni esercitate da questi ruffiani, impediscono cosi’ alle donne un normale sviluppo del riconoscimento di un’identita’ propria, autonoma e autosufficiente.

Abuso sessuale. I protettori generalmente fanno subire alle donne l’abuso sessuale come espressione di proprieta’ o come forma di punizione. Una delle ragazze da me intervistate, mi ha raccontato: "Ero la sua proprieta’. Facevo sempre quello che voleva lui. Un sacco di volte voleva che gli dessi piacere ... mi diceva che dovevo continuare a succhiarlo... che se mi fossi addormentata, o lo avessi morso, se cioe’ i miei denti lo avessero sfiorato, mi avrebbe picchiata forte".

Ci sono anche sfruttatori che abusano sessualmente delle donne attraverso l'utilizzo della pornografia. Sette delle donne da me intervistate hanno riferito che i loro protettori le costringevano ad emulare scene di pornografia perche’ imparassero come essere delle brave prostitute. Altre, invece, venivano forzate alla pornografia come forma di ricatto o punizione. Una di loro mi ha raccontato: "Ho sempre saputo che c'era una prova da superare che serviva come iniziazione... lui mi assicuro’ che non aveva intenzione di farmi del male, cosi’ gli ho creduto. Si tolse la cintura e comincio’ frustarmi ... e mi disse che ero una cagna, e le cagne sapevano cosa fare... Di tutto questo filmo’ delle immagini, e mi minaccio’ che, se un giorno lo avessi lasciato, le avrebbe inviate alla mia famiglia".

Abuso fisico. I papponi utilizzano questo tipo di abuso per una serie di ragioni: per dimostrare il loro predominio in privato o in pubblico, come preludio o come parte di un atto sessuale o, gratuitamente, come un modo per esprimere disprezzo e ostilita’. Tutte le donne che ho intervistato erano state molestate, aggredite, violentate, rapite o costrette a scendere a patti con un protettore o con una banda di sfruttatori.

L’uomo che usa violenza verso la propria compagna e il protettore, come si puo' capire, non solo utilizzano tattiche simili di potere e controllo sulle "loro donne", ma condividono anche le stesse motivazioni: la sottomissione dell’altro e la stabilizzazione di un rapporto che possa essere gestito in futuro da una posizione dominante.

Questi atti violenti, anche se possono sembrare casuali e incomprensibili, nel contesto di un tentativo di stabilire una forma di potere in una relazione, sono del tutto spiegabili, ed il perche’ gli uomini molto spesso arrivino ad usare violenza sulle loro compagne, le ricattino, o le minaccino promettendo loro ritorsioni di ogni genere qualora non si adeguino a certe regole, inizia ad assumere un significato ben preciso: per "amore" o per soldi, si tratta sempre del solito potere patriarcale sulle donne.

mercoledì 21 settembre 2011

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Hungarikum

"Hungarikum" e’ un termine che si riferisce a qualcosa di caratteristico e tipicamente ungherese e nasce dalla combinazione di due parole: "Hungaria" e "unikum". Normalmente, viene usato per i prodotti alimentari, le bevande, i vestiti tradizionali, ma puo’ anche essere utilizzato per altro, come per le piante, gli animali, gli usi e i costumi, l’arte e tutto cio’ che comprende il variegato patrimonio culturale dell’Ungheria. "Hungarikum" non e’ dunque un'etichetta o un marchio ufficiale, niente che ha a che vedere con l’italico “made in Italy”, e non ci sono regole su cio’ che puo’ essere etichettato come tale.

Ecco alcuni dei piu’ noti Hungarikum.

La paprika. E’ il sale nazionale dell’Ungheria ed e’ ampiamente utilizzata nella cucina ungherese. Esistono diversi tipi di paprika che vanno dall’édes (quella dolce) all'eros (la piccante). Durante gli anni ‘30, lo scienziato ungherese Albert Szent-Gyorgyi e i suoi colleghi dell'Universita’ di Szeged eseguendo alcuni esperimenti scoprirono che i peperoni, e quindi la paprika, contengono vitamina C in gran quantita’. Percio’, nel 1937, Albert Szent-Gyorgyi fu insignito del premio Nobel per la scienza.


Il Gulyás. Il piatto tipico piu' conosciuto in Ungheria, paragonabile alla Pizza oppure alle Lasagne in Italia, ed e' una zuppa a base di carne di manzo bollita con un soffritto di cipolle olio e aceto di vino, a cui vengono aggiunte patate, farina, maggiorana, semi di finocchio essiccati, e l'immancabile paprika.


La pálinka. E’ il nome generico che viene dato ai distillati di frutta come prugne, albicocche e pere. E’ una specialita’ nota in tutta l'Ungheria e nei territori che facevano parte della “Grande Ungheria” prima del suo smembramento. E’ quindi molto conosciuta anche in Slovacchia, in Croazia, nella parte orientale dell’Austria, in Transilvania, Romania e nelle regioni limitrofe ai Carpazi.


L’Unicum. Noto per essere la bevanda nazionale ungherese, e’ un liquore digestivo a base di erbe. La sua storia risale al 1790, quando un medico di corte, József Zwack, lo scopri’ combinando diverse erbe e radici cercando di ottenere una medicina per il Kaiser Joseph II, imperatore d'Austria e Re d'Ungheria che soffriva di disturbi di stomaco. Si racconta che il monarca, quando assaggio’ la bevanda, esclamo’: "Das ist ein unicum". "Questo e’ unico!". Da qui il nome della bevanda.


Il Tokaji aszú. Di questo vino ho scritto piu’ volte. Viene ottenuto da uve attaccate dalla cosiddetta muffa nobile e prodotto nella regione di Tokaj-Hegyalja. E’ il vino piu’ famoso dell’Ungheria. Per tutto il secolo XVII e XVIII, il Tokaji Aszú e’ stato il vino preferito dei reali d'Europa, tra cui Luigi XIV di Francia, Pietro il Grande, Elisabetta di Russia, e Federico il Grande, come anche di celebri compositori e scrittori. Nell’Himnusz, l’Inno Nazionale Ungherese, il poeta Ferenc Kölcsey, nel descrivere i doni piu’ preziosi del paese, incluse anche il vino di Tokaji: "Tokaj szőlővesszein Nektárt csepegtettél", “Nei campi di uva di Tokaj, Tu gocciolavi dolce nettare".


Il puli. E’ un antico cane ungherese noto per il suo lungo pelo arricciato e “incordato”, generalmente di colore nero. Si dice che sia giunto in Europa insieme ai Magiari durante la loro migrazione dall'Asia centrale avvenuta piu’ di mille anni fa.


Il salame Pick. E’ un salame prodotto per la prima volta nella citta’ di Szeged nel 1869 da un macellaio, Mark Pick, mentre tentava di imitare quello italiano. Questo salame, fatto interamente con ingredienti locali ungheresi, nella cui miscela di spezie viene usato anche del Tokaji, si guadagno’ presto una reputazione per il suo sapore particolarmente ricco. Oggi, il "Pick" e’ una delle specialita’ gastronomiche piu’ popolari dell'Ungheria.


La porcellana di Herend. Questa porcellana, prodotta fin dal 1826 nella citta’ di Herend vicino alla citta’ di Veszprém, e’ una finissima porcellana di lusso dipinta e dorata a mano. Nella meta’ del XIX secolo, le porcellane Herend impreziosirono le dimore della dinastia degli Asburgo e degli aristocratici di tutta Europa.


I merletti di Halas. L'Ungheria ha una ricca storia del merletto. Uno dei piu’ famosi e’ il merletto Halas che ha avuto la sua origine nella citta’ di Kiskunhalas, nel 1902, per merito di Maria Markovits e di suo figlio Árpád Dekani. Oggi rappresenta una parte importante dell’artigianato popolare ungherese.


Il mangalica. E’ una razza di maiale cresciuto soprattutto in Ungheria e nei Balcani, noto anche come maiale dal pelo riccio. All'inizio del ‘800, crebbe la domanda di maiali che fossero piu’ grassi, e cosi’ nel 1833 fu creata la razza Mangalica incrociando maiali ungheresi provenienti dalle regioni di Bakonyi and Szalontai con il sumadia serbo. Il loro numero ha continuato a crescere fino alla meta’ del XX secolo, dopodiche’ e’ rapidamente diminuito a causa della maggiore domanda di maiali piu’ carnosi rispetto a quelli piu’ grassi. E’ stato solo grazie alle banche genetiche istituite dal governo ungherese nel 1974 che questa razza e’ stata salvata dall'estinzione, ed oggi la carne del Mangalica sta riguadagnando popolarita’ fra i buongustai di tutto il mondo.


I bovini grigi dell'Ungheria. Noti anche come “Magyar szürke szarvasmarha”, sono un'antica razza di bovini. Questi animali dalle lunghe corna una volta pascolavano la grande pianura ungherese ed erano utilizzati principalmente per il tiro dei carri. Con l’avvento del motore a scoppio hanno perduto la loro utilita’, ma ancor oggi sono una parte importante della cultura e del patrimonio ungherese. Se ne possono trovare moltissimi nelle zone protette come il Parco Nazionale di Hortobágy, nell'Ungheria orientale.


Il vizsla. Era il cane da caccia preferito delle tribu’ magiare che vivevano nel bacino dei Carpazi nel X secolo. Nel XIX secolo, durante la seconda guerra mondiale, il Vizsla e’ quasi arrivato all’estinzione. Nel 1945, quando i russi invasero l'Ungheria, molti dei ricchi aristocratici costretti a fuggire in varie parti d'Europa e del Nord America, portarono con se’ i loro vizsla , rendendo possibile che la razza fosse rianimata.


Il Túró Rudi. Letteralmente significa "ricotta di Rodolfo" ed e' lo snak che in Ungheria che ha deliziato il palato di almeno tre generazioni. Prodotto per la prima volta nel 1968, come replica del similare Cырок (Sirok) che era prodotto in Unione Sovietica, si tratta di una barretta di glassa di cioccolato fondente con all'interno un ripieno a base di ricotta.


Il cubo di Rubik. E' un enigma meccanico in tre dimensioni, inventato nel 1974 dallo scultore ungherese e professore di architettura Ernő Rubik. Originariamente chiamato il "Cubo magico", il puzzle e' stato venduto in centinaia di milioni di esemplari in tutto il mondo, diventando cosi' il gioco piu' venduto in assoluto.


La csárdás. E' una danza tradizionale il cui nome deriva da "csárda", antico termine magiaro che significa "taverna". Originaria dell'Ungheria e' stata resa popolare dai gruppi musicali tzigani, e dalla loro musica, anche in Serbia, Slovacchia, Slovenia, Croazia, Ucraina, Transilvania e Moravia, cosi' come tra i bulgari del Banato.


L'elenco degli "Hungarikum" potrebbe continuare, ma per descrivere ogni singola cosa che mi viene in mente, non basterebbero pagine e pagine di questo blog. Tuttavia, vorrei concludere questo breve appunto citando quello che in una lista del genere non puo' assolutamente mancare.

La donna magiara. Forse cio’ che di piu’ unico esiste in questo piccolo paese.

venerdì 16 settembre 2011

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Le donne lo sanno fare meglio

Il titolo potrebbe anche far pensare ad una provocazione e qualcuno (lo immagino) avra’ subito pensato a quello che immediatamente viene in mente. Ma il post di oggi non vuol essere riferito tanto a cio’ che le donne sanno fare meglio da sempre, quello che gia' sappiamo e su cui non esistono dubbi, quanto a cio’ che le donne saprebbero far meglio laddove gli uomini hanno la millenaria convinzione di essere loro ad eccellere.

Se adesso scrivessi "d’emblée" (oqquantomipiace questo termine che ho appena scoperto ed inserito nel mio personale vocabolario) che le donne sanno fare praticamente tutto, o quasi, meglio degli uomini, forse verrei additata come una matta o, nel migliore dei casi, come un’esaltata femminista e mi attirerei l’antipatia anche di quelle (poche) persone che ancora non sono arrivate a detestarmi del tutto. Ma chi mi conosce sa che quando inizio a scrivere qualcosa che riguarda certi temi in cui vengono trattate le diversita’ fra uomini e donne (ovviamente ridimensionando le qualita’ dei primi ed esaltando le qualita’ delle seconde in modo “fazioso” come al mio solito), ho gia’ pronte le pezze d’appoggio con le quali dimostrare le mie “astruse” tesi. Non bisogna mai scordare che sono una scienziata, e dimostrare quanto affermo e’ per me piu’ importante che ottenere un consenso “fideistico” intorno alle mie affermazioni.

Bene, dopo aver fatto sfoggio di alcuni termini assai ricercati, inusuali per chi non e’ di madre lingua italiana, in onore a coloro che si sorprendono per la mia capacita’ di scrivere nella lingua di Dante e mi dicono che lo faccio meglio di molti italiani, ricordando loro che conoscere bene una lingua non e’ un merito di chi l'ha studiata, ma un demerito di chi, essendo addirittura di madre lingua, non si e’ mai preso cura di perfezionarla, mi addentro nel cuore dell’argomento: perche’ dico con convinzione che le donne sarebbero piu’ adatte degli uomini in tutto cio’ che attualmente e’ territorio prettamente affidato al maschio, cioe’ nell’economia, nella politica, nell’organizzazione del sociale e persino in campo militare?

In modo specifico affermo che le donne sarebbero migliori degli uomini in tutto cio’ che concerne l’assunzione di decisioni fondamentali che riguardano innanzi tutto la gestione e la tutela del livello di benessere raggiunto. Ed affermo anche che gli uomini hanno usurpato questo ruolo, che stanno continuando ad occuparsi di questioni nelle quali sono meno competenti, almeno dal punto di vista pratico, e che la loro gestione “fallimentare” ha piu’ volte causato disastri che avrebbero potuto essere evitati. Disastri che hanno dilapidato il “capitale” accumulato. Un capitale economico, politico e culturale che avrebbe dovuto essere l’eredita’ per le generazioni successive.

Cio’ che ho appena affermato, anche se un po’ infiocchettato dalle mie ben note opinioni personali, risulta anche da numerose ricerche nell’ambito della biochimica che hanno messo in relazione gli ormoni prodotti dalle donne e dagli uomini con i vari campi in cui entrambi i generi, sempre piu’ in competizione fra loro, si muovono. Le ricerche hanno infatti stabilito in modo scientifico che le donne, se solo fosse permesso loro di avere uno spazio maggiore per gestire ed organizzare le scelte fondamentali, sarebbero le piu’ adatte a creare condizioni di vita migliori per tutti ed un benessere assai piu’ alto di quello attuale.

Qualcuno dira’ che non esiste la controprova, che sono soltanto supposizioni, che comunque, uomini e donne poco si differenzierebbero nelle loro azioni in quanto entrambi hanno i medesimi pregi e difetti. C’e’ a chi piace credere che non esiste un genere migliore dell’altro e che in fondo tutto il mondo e’ paese. Legittimo. Non lo condivido, ma e’ legittimo. In fondo fa bene sentirsi in equilibrio nei propri giudizi e poter dare un colpo al cerchio e uno alla botte. Tutti quanti sullo stesso piano. Ci pare quasi di essere “buoni dentro”… “moralmente a posto”. Ma e’ la ragione, la mia ragione, che si rifiuta di accettarlo, perche’ il modo in cui la Natura ci ha creati, femmine e maschi, complementari e non speculari, mi dice tutto il contrario. Percio’ cerchero’ di spiegare anche stavolta perche’ sono convinta che donne e uomini non siano uguali in niente. Neppure nel modo in cui gestirebbero questo pianeta.

Torniamo dunque al nostro assunto. E’ stato osservato che le donne sono piu’ propense degli uomini a gestire gli investimenti in modo “conservativo”, a salvaguardare cioe’ i profitti realizzati e a non esporre il capitale a rischi eccessivi. E per quale motivo le donne sono maggiormente avverse al rischio? Bizzarria femminile? Vigliaccheria congenita? No. Il motivo e’ che non sono cosi’ sicure di se stesse come invece lo sono gli uomini. Cio’ che viene chiamata, talvolta con accezione negativa, “insicurezza femminile” in finanza e negli affari si traduce invece in un miglior rendimento ed in maggiori guadagni.

Perche’ lo dico? Perche’ e’ stato scoperto, prendendo un campione formato da trader di borsa della Merrill Lynch, che le donne battono gli uomini nel rendimento per un buon 1% su base annua. Il motivo e’ perche’ le donne tendono meno a rimanere in un investimento troppo a lungo. Evitano cioe’ di rischiare oltre un certo limite ed accantonano i profitti. Inoltre, da un altro studio condotto dalla societa’ d’investimento Vanguard che ha coinvolto oltre due milioni e mezzo di investitori, e’ risultato che durante l’attuale crisi finanziaria, gli uomini hanno una maggiore propensione, rispetto alle donne, a vendere le azioni ai minimi storici, causando ovviamente maggiori perdite tra i trader di sesso maschile. In sostanza, in ambito finanziario, le donne guadagnano di piu’ perche’ non si espongono a quei rischi a cui, invece, si espongono gli uomini.

Qual e’ dunque il problema che hanno gli uomini? E’ il fatto che essi pensano di sapere sempre cosa stanno facendo, anche quando in realta’ non sanno assolutamente cosa stanno facendo. La ragione di questa eccessiva confidenza in se' stessi e di questa ipersicurezza e’ di natura biologica. Piu’ precisamente "neuroeconomica". La neuroeconomia e’ un ramo della biochimica che studia il legame esistente tra gli impulsi ormonali e neurologici e le decisioni finanziarie.

Testando quindi le risposte che da’ l’ormone maschile di fronte a decisioni di tipo finanziario e’ stato scoperto che il testosterone - l'ormone che rende gli uomini… uomini, ma che da' anche loro energia nei momenti in cui devono competere - ha dei picchi durante i momenti in cui hanno le loro decisioni si traducono in un successo, e cio’ a lungo andare porta sia all’assunzione di rischi non gestibili, sia ad un atteggiamento di onnipotente infallibilita’.

E’ il cosiddetto "effetto vincitore", quello che e’ stato osservato negli atleti durante le competizioni sportive e che sembra possa essere applicato anche ai trader di sesso maschile. Che cos’e’ l’effetto vincitore? E’ cio' che si verifica quando due maschi entrano in competizione: il loro livello di testosterone cresce, aumentando la loro aggressivita’, la loro massa muscolare e la capacita’ del loro sangue di trasportare piu’ ossigeno. Cio’ modifica pero’ anche la loro propensione al rischio.

Gran parte di questo testosterone rimane infatti in chi vince una competizione, mentre si scioglie velocemente in chi la perde. In termini evolutivi, e’ come se il perdente si ritirasse nei boschi per leccarsi le ferite. Nel round successivo accade pero’ che il vincitore abbia gia’ alti livelli di testosterone, ed inizi cosi’ con un vantaggio. In sostanza, chi vince continua a rafforzare se stesso ogni volta che vince, in una spirale che lo porta a non smaltire mai del tutto il testosterone accumulato.

Gli steroidi (il testosterone lo e’), come la maggior parte delle sostanze chimiche prodotte dal corpo, pero’, hanno una curva di risposta che e’ ad U rovesciata, vale a dire che quando se ne hanno bassi livelli manca la vitalita’, e cio’ non favorisce le attivita’ fisiche e mentali. Percio', come crescono di livello, si ottengono prestazioni migliori piu’ nitide e mirate, ma tutto cio’ avviene fino al raggiungimento di un livello ottimale, dopodiche’ l’aumento di tale sostanza non produce piu’ effetti benefici e, al contrario, ne produce di dannosi. Nel caso del testosterone gli uomini iniziano a fare cose stupide.


Quando cio’ accade agli animali, essi escono troppo allo scoperto, si mettono ad attaccar briga con troppi avversari, trascurano i doveri genitoriali e pattugliano aree di terreno che sono troppo grandi per le loro possibilita’. In breve, si comportano come dei presuntuosi con il delirio di onnipotenza, ed e’ quello il momento in cui subiscono dure sconfitte.

Le donne, il cui testosterone e’ solo il 10% di quello maschile, sembrano invece essere piu’ assuefatte al fenomeno, lo smaltiscono con piu’ facilita’, quindi non hanno accumuli di steroide che si portano dietro ad ogni round successivo. Subiscono, in definitiva, meno gli effetti negativi di un eccesso testosteronico ed hanno dunque sempre ben presente il rischio a cui vanno incontro.

Anche cio’ ha una ragione evolutiva: la Natura ha creato i meccanismi per proteggere maggiormente le femmine perche’ in termini procreativi sono piu’ preziose dei maschi che, invece, possono essere “spendibili” in situazioni di maggiore azzardo. Quindi, in sostanza, la Natura ha dotato le donne di un maggior “sangue freddo”; percio’ si esaltano di meno per le vittorie che conseguono, e compiono minori azioni stupide e controproducenti. Per quanto riguarda il nostro esempio sui trader di borsa, quindi, le donne accantonano i profitti per tempo prima che questi vengano risucchiati da comportamenti azzardati.

Ma la gestione finanziaria non e’ l’unico campo che potrei citare in cui le donne hanno la qualita’ di eccellere proprio per la loro bassa produzione di testosterone. Cio’ si traduce anche in una migliore capacita’ organizzativa e decisionale in cui le possibili variabili vengono prese in considerazione con maggior attenzione, e questa minore propensione al rischio, unita al loro compito naturale di protettrici della prole, le rende piu’ adatte a gestire quelle situazioni politiche e militari ove la perdita di lucidita’ provocata dall’eccessivo accumulo di testosterone potrebbe causare dei veri e propri disastri. Se alla luce di quanto detto, appurato che corrisponda a verita’, si dovessero affidare i codici di lancio di armi nucleari, forse ci sentiremmo piu’ sicuri se questi fossero in mano femminili piuttosto che maschili. Esattamente come lo sarebbero eventuali investimenti finanziari.

Non e’ dunque una questione di faziosita’ se dico che uomini e donne sono diversi e le donne farebbero meglio certe cose, perche’ per quanto ci possiamo sforzare di essere “politicamente corretti”, le sostanze prodotte dal nostro organismo agiscono come droghe e non lasciano molto spazio al libero arbitrio. E’ la biochimica che guida i nostri comportamenti. Ma a parte l’esempio finanziario, il minore accumulo di testosterone in situazioni competitive o di stress rende le donne piu’ adatte in ogni campo in cui la capacita’ di decidere velocemente, calcolando i rischi e cercando di preservare uno stato di sicurezza, e’ un elemento fondamentale. Quindi aggiungerei anche migliori soldatesse, poliziotte, autiste, giocatrici d'azzardo, ma anche, come ho gia’ avuto modo di dire, migliori leader mondiali.

Naturalmente, per la maggior parte delle donne, niente di tutto cio’ che ho scritto e’ una rivelazione.

La mia mano per far girare la Terra
La tua per dare le vertigini

La mia mano per scrivere la storia
La tua per raccontarla

La mia mano per porgere l’acqua
La tua per berla

La mia mano per disegnare la strada
La tua per camminarci

La mia mano per generare un fulmine
La tua per esserne abbagliata

La mia mano per far crescere l'albero
La tua per raccoglierne i frutti

La mia mano per sussurrare il tuo nome
La tua per gridare il mio

La mia mano per dimenticare ieri
La tua per vincere l’oggi
Le nostre
per
inventare
il domani

(Joumana Haddad)

sabato 10 settembre 2011

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Immagini sbiadite di una citta’ invisibile

A láthatatlan város”, la citta’ invisibile, pare una contraddizione in termini. Se una citta’ esiste, come puo’ essere invisibile? Come possono le sue case, le strade, le piazze, gli abitanti, sparire? La citta’ invisibile pero’ esiste: e’ quella che c’e’ dentro di noi.



Le sue fondamenta sono tutto cio’ che siamo riuscite a costruire fino ad oggi: le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita, le sofferenze, le soddisfazioni, le aspettative, le delusioni… e i progetti. Si’, perche’ i progetti sono il punto da cui ha inizio la costruzione di qualsiasi citta’.



I mattoni con cui sono erette le case sono i nostri sogni, le nostre speranze, e tutto cio’ che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia non ha importanza. Qui di tempo ce n’e’ in abbondanza, e’ l’unica cosa che davvero non manca, ed e’ la cosa piu’ preziosa che abbiamo. Per questo ci consideriamo ricche, nonostante possediamo poco o niente.



Non esiste citta’ senza strade, e le strade sono i nostri pensieri, che si ramificano e collegano le case, i ponti, le piazze, i parchi, i giardini, raggiungendo ogni singola parte di questo immenso spazio in cui viviamo, dentro e fuori di noi. Intime relazioni che ci avvicinano, ci mettono in comunicazione, ci uniscono, e ci fanno sentir parte di un tutt’uno.



La nostra citta’ invisibile e’ dunque lo spazio in cui viviamo, in cui ciascuna di noi sente di essere davvero cio' che e’, ed e’ libera di esprimersi, di sognare, di sperare, ed anche di dire “no”. Perche’ i lampioni che illuminano le nostre strade sono alimentati dalla stessa energia che scaturisce dalla liberta’ di scelta e dalla luce della ragione.



Qui si possono persino creare mondi diversi, realta’ parallele, con la speranza che il tesoro invisibile che teniamo custodito dentro non vada perduto, e possa rappresentare la fiaccola di un cambiamento che, come un testimone, possa essere passata di mano in mano a chi verra’ dopo di noi. E la via per riuscirci, e’ quella che ci indica il cuore. Non serve altro che seguirla.



“L'inferno dei viventi non e’ qualcosa che sara’; se ce n'e’ uno, e’ quello che e’ gia’ qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo piu’. Il secondo e’ rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non e’ inferno, e farlo durare, e dargli spazio.” [1]



E qui cerchiamo di riconoscere, in mezzo a tutto l'inferno che ci circonda, cio' che non e’ inferno, donandogli tutto lo spazio che merita, nella speranza di farlo durare, se possibile, per sempre. Pur sapendo che niente e’ eterno. Ma non e’ forse “Utopia” il nome che abbiamo voluto dare alla nostra piazza piu’ grande?



L’emblema della nostra citta’ e’ un triangolo nero. Lo stesso con cui, in un tetro passato, venivano identificati coloro che non erano accettati: gli anti sociali, chi non si voleva sottomettere, le persone ritenute una minaccia ai valori della cultura che in quel momento dominava.



Un triangolo nero che marchiava come reietti i malati di mente, i senzatetto, gli alcolisti, le prostitute, gli anarchici, le lesbiche… ed ovviamente i "peggiori" in assoluto: gli zingari. Un simbolo che chi oggi vive nella citta’ invisibile esibisce senza alcuna vergogna, e con grande orgoglio.



[1] Italo Calvino: “Le citta’ invisibili”

giovedì 8 settembre 2011

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Una libera decisione

- Ho preso una decisione. Per un po’ di tempo non verro' qui. Percio' non ci vedremo. Ho bisogno di un periodo di riflessione. Credo che stare per conto mio mi fara’ bene. Non ho voglia di vedere nessuno, ne’ di parlare con nessuno. Mi conosco: la solitudine mi aiutera’ a rigenerarmi. Spero non ti dispiaccia.

- Sei libera di fare quello che vuoi. Nessuno ti obbliga a frequentare un luogo se non ti va di starci…

- Ottimo. Temevo che ci restassi male. Capisci che non e’ per causa tua... per fortuna mi hai compresa. Allora, credo proprio che per un certo periodo, breve o lungo ancora non lo so, me ne restero’ da sola. Sento di aver bisogno di cose nuove, stimoli nuovi che devo vivere per conto mio. Anche di fare cio’ che finora non ho potuto fare per mancanza di tempo. Questo mi sara' utile per ritrovare quella parte di me stessa che si e’ un po’ assopita.

- E’ ovvio che se non vuoi rimanere, non posso certo trattenerti. E’ una cosa tua. E’ giusto…

- Va bene, allora, ci vediamo. Ciao…

- Ciao. Pero’…

- Pero’?

- Pero’ non e’ giusto che tu punisca tutti solo perche’ hai avuto dei diverbi con qualcuno. Che colpa hanno gli altri?

- E quindi?

- E quindi non capisco perche’ te ne voglia andare. Non sarebbe meglio se...

- No, non sarebbe. E non c’e’ proprio niente da capire. E’ una cosa mia. Riguarda solo me. Lo hai detto tu: sono libera di fare quel che voglio. Oppure no?

- Certo, ma…

- Ma cosa? I casi sono due: o sono libera, o non lo sono. Non ci sono mezze misure. Cosa cerchi di farmi capire con i tuoi "ma"? Hai intenzione di farmi sentire in colpa per questa mia scelta? Devo forse pagare un prezzo? Cos’e’? Una specie di liberta’ a pagamento?

- No no. Tu puoi scegliere quello che vuoi. Ci mancherebbe! Solo che poi, se ci ripensi, non sono sicuro che mi ritroverai. Sai come vanno le cose…

- Ma che bella liberta’ di scegliere, cazzo! Prima mi dici che non c’e’ problema se me ne sto un po’ per conto mio, e adesso tiri fuori dal cilindro la rappresaglia…

- Come te anche io ho il diritto scegliere. Se te ne vai, anche io potrei aver voglia di starmene per conto mio. Per cui potresti non ritrovarmi al tuo ritorno. Non e’ detto che accada, ma esiste questa possibilita’.

- Quindi, in definitiva, questa liberta’ che dovrei avere, in sostanza non ce l’ho. E’ condizionata. E’ questo che vuoi dire?

- Interpretala come vuoi…

- Si’. Grazie di avermi spiegato esattamente il tuo concetto di scelta e di Liberta’. Adesso li ho piu’ chiari e sai che cosa ti dico?

- Cosa?

- Vaffanculo!


* Questa conversazione non e' mai avvenuta. Non riguarda qualcosa di personale e non ho preso alcuna decisione riguardo ad alcunche', ma quante volte qualcosa del genere ha fatto capolino nei discorsi... in certi discorsi nel reale, nel virtuale, con un amico o, nei casi piu' sofferti, con il partner? Ecco, e' solo frutto di fantasia, pero' se qualcosa c'e' di reale in tutto cio' che ho scritto, sono le risposte che avrei dato se fossi stata io la protagonista. E' cosi' difficile essere liberi. Davvero liberi.

domenica 4 settembre 2011

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La vera differenza che c'e' fra l'uomo e la donna

Ci sono delle volte in cui mi capita di pensare a cose strane. Inutili. Ad esempio, penso a quanto siano diverse le donne dagli uomini, e non mi riferisco tanto a cio’ che e’ piu’ facilmente visibile, o intuibile, quanto a quegli aspetti che rimangono occultati dei quali solitamente non ci si accorge a meno che, come me, non si abbia questa passione un po’ irragionevole per “scovare le differenze”, come se si trattasse di un gioco enigmistico.

Se parliamo di ambiente virtuale, tanto per prendere un argomento a caso, non sono molte le donne che nei loro blog mostrano la passera e ne decantano le qualita’ allo stesso modo in cui gli uomini (e ce ne sono tanti) espongono il loro fallo come fosse un totem, inneggiando alle sue qualita’, autopromuovendolo come apportatore di felicita’ per ogni femmina insoddisfatta. Si’, certo, ci sono quelle a 5.99 al minuto, come ben sappiamo, ma e’ solo perche’ da cio’ ne ricavano un vantaggio economico, altrimenti se ne fregherebbero di promuoversi. Un vantaggio che puo’ essere immediato, pagato cash o con carta di credito, oppure anche un investimento di lunga durata. E qui, anche se mi tirero’ addosso l’antipatia di qualcuno, salta fuori chiaramente l’idea che ho del matrimonio.

Forse e’ proprio perche’ le donne non la smollano tanto facilmente, che gli uomini sono disposti a pagare pur di averla. Pare una cosa di poco conto, ma e’ la rotellina che da sempre fa girare l’ingranaggio dei rapporti fra i due generi. Le relazioni fra uomini e donne, fin dal primo approccio, sono impostate in modo diseguale, asimmetrico, che si affida a strategie opposte. Una parte schiera i suoi pezzi sul campo di battaglia per arrivare il piu’ in fretta possibile alla vittoria, travolgendo, sfondando, debellando in un blitzkrieg ogni difesa avversaria, mentre l’altra si appronta a resistere ad un lungo assedio, cosi’ da costringere l’altro a desistere, prendendolo per sfinimento, oppure facendogli pagare quella vittoria assai cara.

Una fortezza che cade facilmente, infatti, non merita alcuna menzione. Sono gli assedi piu’ difficili, quelli che durano anni, impossibili, sofferti, sanguinosi che, invece, diventano argomento per i poemi epici. Indipendentemente da chi ne esca alla fine vincitore, una conquista o una disfatta in “amore” hanno sempre qualcosa di eroico. E nel mio caso, tutto cio’ non ammette sbavature: come un ovulo da fecondare, mi apro solo allo spermatozoo piu’ forte e resistente. Tutti gli altri, non contano niente.

Dalle mie parti, infatti, sono nota per essere poco disposta alle relazioni sociali con l’altro sesso, che e’ un eufemismo per dire che "non la do". Non che mi credano frigida, ma poco ci manca. Non e’ assurdo? Eppure e’ cosi’. A volte, mi chiedo cosa penserebbe la gente che mi vede cosi’ risoluta e fredda, se sapesse, invece, cosa faccio quando me ne vado in viaggio da sola, lontana da qui…

Il motivo di questa mia reputazione, e’ il mio comportamento. Inaccessibile. Molti sono quelli che partono lancia in resta con le loro catapulte, torri d’assedio, arieti, ma non ce la fanno. Rimbalzano. Le mie alte e robuste mura sono in grado di resistere a qualsiasi assalto. O quasi. Quei pochi che sono riusciti a scalfirmi, hanno potuto farlo solo perche’ hanno trovato la chiave giusta per aprire la piccola porta segreta nascosta fra le pietre delle mura. Pero’ non parlano, mantengono il segreto perche’ se parlassero avrebbero solo da rimetterci. E’ una mia regola quella di non farmi avvicinare da nessuno che, semmai i dettagli di certe situazioni dovessero uscire allo scoperto, abbia da perderci meno di me. E gli sposati, soprattutto quelli che hanno scelto un’“Házisárkány”, sono i piu’ adatti.

Perche’ agisco cosi’? Pensate forse che lo faccia perche’ mi vergogno? Che mi senta imbarazzata se anche a me prende quella naturale voglia di scopare che tutte le donne hanno? Che abbia timore di essere etichettata come “troia” e che la gente mormori cose sconce su di me? No, non e’ per questo. La verita’ e’ che il mio ruolo, cio’ che faccio, quello a cui mi dedico, non lo ammettono. Ne va della mia insignificante ma pur necessaria autorevolezza. E poi, lo sapete, il sesso e’ per me un fatto privato che riguarda solo le persone interessate, e non uno spettacolo da dare in pasto ai pettegolezzi piu’ gratuiti. Percio’ sto molto attenta a chi scelgo. Perche’, almeno questo me lo concederete, sono sempre io che scelgo.

Comunque, i fatti si sono svolti cosi’. Ieri mattina scendo giu’ in citta’. E’ in questo modo che diciamo, soprattutto se, come me, si abita in collina: “Scendere” e non “andare”. La citta’, infatti, e’ situata sul fiume, quindi in basso. Inoltre, anche il termine “citta’” non e’ molto appropriato. In realta’ si tratta di un paese che conta poco piu’ di cinquemila anime. In ogni caso, come dicevo, scendo giu’ in citta’ per andare a far visita alla mia amica Gizella, che ha un negozio di erboristeria e prodotti cosmetici naturali proprio in centro. Di solito e’ a lei che faccio provare per prima le novita’: creme, cremine, balsami, profumi, unguenti, shampoo che produciamo nella citta' invisibile utilizzando soltanto componenti naturali, e seguendo esclusivamente le antiche ricette tramandate dalle nonne. Gizella, oltre ad essere un’amica che conosco fin dai banchi della scuola, e’ anche la migliore cliente in zona; le voglio proporre la nuova crema per le mani alla rosa selvatica, portentosa contro la pelle secca e le screpolature, gia’ testata con successo su di me.

Lei e’ un’appassionata di queste cose. Il negozio, per lei, non e’ una semplice attivita’ commerciale, ma un tempio in cui lei ne e’ la vestale. E i prodotti cosmetici per lei non sono dei semplici articoli da vendere, ma un vero e proprio patrimonio culturale. Guarda le creme come se fossero delle opere d’arte. Ne osserva il colore, ne annusa a fondo l’odore, se le sparge sulle dita per sentire la consistenza. Avete mai visto un sommelier che assaggia un buon vino e ne decanta le qualita’ organolettiche? Insomma, le mostro la crema e lei subito inizia a tesserne le lodi.

“Ma e’ fantastica!" mi dice, "Vischiosa al punto giusto. Scivola che e’ una meraviglia, ma alla fine viene assorbita e non lascia assolutamente la pelle unta”. E mentre parla se la sparge sulle mani tutta contenta, come se stesse provando qualcosa di miracoloso. “Guarda qui”, continua, “avevo le dita screpolate e in un attimo sono tornate belle, lisce e morbide… chi e’ che l’ha preparata?”

Le rispondo: “La formula e’ mia, ma e’ stata Zsanika che l’ha preparata materialmente”. Insomma, se ti piace te la faccio avere domani. Quante confezioni vuoi?”

Lei mi fa l’ordine, e ci salutiamo. Esco per tornarmene a casa, quando fuori del negozio chi ti trovo? Trovo lui. Beh, adesso starete a chiedervi chi sia questo “lui” che finora non ho mai menzionato. Lui e’ il fotografo. Ha uno studio proprio a pochi passi dal negozio di Gizella e si occupa soprattutto di fotografare gli eventi che avvengono in citta’: sagre, manifestazioni folcloristiche, spettacoli musicali, di ballo. E’ proprio in una di queste occasioni a cui ho partecipato che ci siamo messi gli occhi addosso. A volte, si diletta anche in altri generi di fotografia, come paesaggi, ritratti o qualcosa di piu’ “glamour”. Non che sia un fotografo eccezionale, sia chiaro, e a dire la verita’ a me le sue foto non piacciono, pero’ ha delle doti non indifferenti: e’ un bel ragazzo e, soprattutto, e’ “felicemente” sposato, cosa che dal mio punto di vista lo rende ancor piu’ attraente. Niente amore, niente sentimenti senza fine, niente promesse inutili, niente progetti impossibili. Solo sesso. Non e’ perfetto?

Volete sapere se sono andata a letto con lui? Beh, dato che non mi conoscete personalmente, e quindi non potrete andare in giro a sparlare di me, vi diro’ che e’ capitato. Sinceramente non ricordo bene come sia iniziato. Forse avevo bevuto un po’ piu’ del solito e questo ha certamente contribuito a farmi allentare le difese dal punto di vista del pudore. Che ci posso fare? E’ piu’ forte di me. “In vino veritas”, ed a me bastano un paio di bicchieri per trasformarmi da austera signorina Rottermaier in una miagolante gattina bisognosa di coccole. Non e’ imbarazzante? Dovrei farmi curare, lo so. Purtroppo ho sempre avuto questo piccolo “difetto” del quale un po’ mi vergogno, e cio’ non contribuisce certo a dare di me quell’immagine di donna irreprensibile che vorrei avere, pero’ non posso farci assolutamente niente: sono fatta cosi’. Dopotutto non e’ anche questa incoerenza, questa propensione a mutare improvvisamente atteggiamento, questa variabilita’ del carattere che ci contraddistingue come femmine?

Ecco un’altra differenza che credo esista fra gli uomini e le donne: il modo in cui si confrontano con le abitudini. I primi si abituano alle abitudini. Le seconde le vivono in modo contrastato. Prendete me, ad esempio. Sono una spudorata abitudinaria. Amo le mie cose, i miei riti, crogiolarmi nelle mie consuetudini. Ma anche le detesto. Mi odio quando mi accorgo di essermi adagiata troppo, e quando posso fuggo via alla ricerca di emozioni sconosciute. Del resto, che senso ha l’esistenza quando tutto e’ ordinato, incasellato, prevedibile, scontato e segue perfettamente i binari su cui abbiamo piazzato il nostro treno, sapendo in anticipo dove e quando arrivera’ a destinazione? Non ho sempre detto che “la meta e’ il viaggio”? E allora che sia cosi’. Ma come?

Purtroppo non e’ facile gestire la vita in questo modo, lo capite bene. Si devono fare dei compromessi ed io sono una che non accetta facilmente di farli. Ecco da dove scaturisce il mio contrasto interiore: odio ed amo le mie abitudini. Non potrei mai vivere senza di loro, sapendo di averle riposte da qualche parte, abbandonate chissa’ dove. Detesto l’abbandono in ogni sua accezione. La stessa parola mi crea angoscia. Allo stesso modo, sono una che abbandona senza pieta’. Abbandona quando non ce la fa piu’. Abbandona quando tutto e’ finito. Quando tutto e’ "Khalas"…

Con lui la storia e’ finita perche’ l’aver fatto breccia nelle mie mura l’ha reso troppo sicuro di se’. Ha iniziato a prendersi delle liberta’ che, chi e’ nella sua condizione, non ha il diritto di prendersi. Ha assunto l’atteggiamento tipico di chi crede di aver conquistato una donna grazie al suo uccello e questo, voi che un po’ mi conoscete intimamente lo sapete bene, non posso davvero tollerarlo. Tuttavia, eccolo li’, bello sbarbato, un po’ spettinato come al suo solito, con lo sguardo fascinoso ed il sorrisetto sornione come quello del gatto Silvestro che ha appena visto Titti nella gabbietta.

Ora vi starete chiedendo come ha fatto una come me a stare con uno cosi’. E’ il tipo di uomo che ho sempre detestato, vanitoso, egocentrico, stronzo. Ecco, in realta’ non l’ho mai capito bene neppure io. La prima cosa che mi viene in mente e’ che ho avuto bisogno di “miagolare”, ma non e’ proprio cosi’. In realta’ ho conosciuto amanti assai migliori di lui. Quindi, presumo sia per altro. Anche nella sua vanagloriosa stronzaggine paesana, e’ sempre stato corretto nei miei confronti: non mi ha mai illusa e non ha mai ricercato da me illusioni. Ha sempre avuto presente sia la sua condizione, sia la mia, e non si e’ mai perso in inutili, pietose, promesse o giustificazioni. Ecco, si’, forse e’ proprio da questo che sono stata attratta: dalla sua cinica schiettezza.

Comunque, senza troppi preamboli mi fa: “E tu che ci fai da queste parti? Di solito non ti muovi mai di giorno per venire in citta’”.

Io gli dico che ho fatto visita a Gizella per mostrarle una crema, ma che stavo proprio per tornarmene a casa. Lui mi chiede di mostrargli la crema ed io gliela porgo. L’annusa… la prende sulle dita e se la sparge fra il medio e il pollice.

“E’ bella scivolosa”, mi dice, “sai che cosa potremmo farci io e te con questa?”

A certe cose, anche senza vino, faccio fatica a resistere. Non e’ tanto la proposta oscena in se’ che mi intriga, quanto percepire il forte desiderio maschile. E’ come un odore che ho voglia di annusare sempre di piu’. Un languore che mi pervade come quando ho una voglia spasmodica di cioccolata. Sento un vuoto dentro che a tutti i costi devo riempire, oppure sto male.

Ovvio che non capita cosi’ con tutti. Ci vuole quello giusto. E visto che ho ancora un paio di ore a disposizione, gli chiedo se per caso ha voglia di farmi qualche foto in studio, che’ e’ da un po’ di tempo che non me ne faccio fare una come dio comanda, e ultimamente mi sono dovuta accontentare solo di foto fatte con l’autoscatto. Pero’ non sperate che vi dica se ha accettato oppure no. Di certe faccende private, come gia’ ho spiegato, non parlo volentieri, ed il vero motivo per cui vi ho raccontato tutto questo e’ perche’ sia chiara una volta per tutte la vera differenza che c’e’ fra l'uomo e la donna: all'uomo non interessa proprio un bel niente delle mani screpolate.

giovedì 1 settembre 2011

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Risposta aperta da parte del Tafanus

Ogni tanto, mi piace farmi un giro in qualche blog che ritengo particolarmente interessante per il modo intelligente con cui affronta argomenti di carattere sociale e politico e, quando ho tempo, vi lascio qualche commento, cosi' per alimentare la discussione. Poiche' riguarda, appunto, una risposta ad un mio commento, riporto dunque questo post dal Blog del Tafanus.

"Chiara di Notte mi pone un quesito in un commento sugli "Off Topics" di oggi:

“Taf, ti vedo sempre piu' incazzato (e preoccupato). Tu hai parlato di "incazzamento oltre il limite", ma in ogni caso cerco di spiegare dentro di me cosa possa condurre un uomo che fino a qualche mese fa parlava di "rappresentanze parlamentari", era contro il populismo alla Travaglio e assai contenuto nel linguaggio (potrei dire un "moderato di sinistra"), ad aver cambiato in parte la sua opinione: i toni si sono fatti aspri, hai parlato di forconi ed oggi trovo la tua "cassandrica" previsione su un eventuale golpe militare.

Golpe che, fra l'altro, e' anche ipotizzato da Giorgio Bocca nella sua intervista al Fatto Quotidiano.

A proposito, nell'intervista c'e' anche una durissima critica al PD. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi.” Chiara di Notte

Chiara, mi costringi ad una risposta articolata, che ti do comunque volentieri. E lo faccio in un post. Un commento sarebbe inadeguato, un post mi permette di chiarire, e di completare i pensieri esposti negli off topics.

Lettera a Chiara di Notte - Il fatto è che ho esaurito le mie riserve (peraltro scarse) di buona educazione. Sono cambiato io perchè sono cambiati loro. Ormai hanno perso totalmente la testa. Non riescono più a leggere gli umori della gente. Pensano di poter fare strame dei diritti acquisiti, delle leggi ordinarie e della Costituzione (che continuo, come vedi, a scrivere con l'iniziale maiuscola). A questa gente sanguina il cuore se devono alzare di un millimetro le tasse a se stessi ed alle loro cosche, ma non sanguina il cuore se vedono privare per due anni un impiegatuccio statale della liquidazione, o di rinviare di anni i progetti di vita di chi pensava di andare in pensione in un certo anno, e scopre per per volere di un cazzone come Bossi deve rinviare di 5 anni, anche se putacaso nel frattempo sarà senza lavoro e senza pensione.

A volte ricevo (come Tafanus, non come Antonio) lettere disperate che non pubblico, per il rispetto che ho della privatezza del dolore altrui (io sono un privilegiato, avendo una dignitosa pensione da dirigente d'azienda, una bella casa, figlie indipendenti, e quasi mi vergogno del mio stato, pur essendomi fatto il mazzo dal 1960 fino ad un paio di anni fa). Questa volta voglio fare un'eccezione. Ecco cosa mi scrive uno sconosciuto e disperato lettore, pur senza essere toccato dalla bella idea di rubare gli anni di anzianità PAGATI per università e servizio militare (figurati in che condizioni si troverebbero quelli che si vedono proporre da un giorno all’altro un altro scalone, questa volta di 4/5 anni):


Caro Tafanus,

sono un cassintegrato di 56 anni con azienda fallita: alla fine della mobilità, con 6/8 mesi di contributi volontari, arrivavo ai benedetti 40 anni di contributi. Adesso con il " ritocchino " sulle pensioni mi tolgono un anno di pensione e poi con la finestra un'altro anno. Dopo il 2015 partiranno le finestre scorrevoli "sulla vita media residua", e così vedrò la pensione a 67 anni. Ed io come faccio a campare per quasi 10 anni? Vado a rubare??? Chi mi prenderà più a lavorare a questa età? Sono veramente angosciato. Non si può fare veramente nulla? Saluti.

(lettera firmata) C.A.

Capisci, Chiara? io a questa persona che cazzo posso rispondere, se non stupide banalità consolatorie? Credimi, non sono disperato per il mio stato, ma per l'impotenza nel dare risposte a questa gente. Non sopporto più di stare a guardare, dalla mia comoda casa, questa gente che affonda.
E ogni giorno aumenta il numero di persone con l'acqua alla gola.

Quanti devono diventare, e quanto devono essere disperati, prima di decidere che la soluzione può essere solo violenta? Perchè per 17 anni questi non hanno avuto un solo attimo di resipiscenza e di umanità: sempre a pestare su lavoratori a basso reddito e pensionati, sempre ad imbottirsi di soldi, case, prebende e viagra. Fauci senza fondo, e mortadella sugli occhi e sul cuore.

Si, ogni tanto il linguaggio cambia, e me ne scuso. Ma ormai non trovo metafore eleganti al concetto di “metterla nel culo”. Voglio che la gente si incazzi. Nel mio subconscio, forse aspiro al piccolo martirio. Forse spero che mi sbattano in galera per calunnia, diffamazione, oltraggio, istigazione all’odio. Un motivo si può sempre trovare. Forse spero che questo susciti una piccola o grande sommossa in rete, dove tutto sommato un piccolo peso specifico credo di averlo. Forse mi illudo, e sto parlando a gente che appena si vedrà restituire i quattro anni di università, e/o l’anno di servizio militare, ricomincerà a votare per il nano. Menomalechesilviocè.

Sono ancora - e sempre più convintamente - contro i movimenti populisti. Muoiono come le mosche, uno dopo l’altro. I girotondi, Il grillismo, il dipietrismo, il violismo, il renzismo... Sotto a chi tocca. Di Travaglio spesso ho parlato bene, da quando è salito su quei carri parlo male. C’è salito talmente bene che da quando è amico di Di Pietro, lui che sui suoi “carta canta” fustigava tutti, scovandone le contraddizioni, non ha MAI pubblicato un solo “carta canta” su Di Pietro. Dimenticanza? Mancanza di materia prima? Andiamo... Semplicemente, come tutti, non bastona i suoi amici di turno, ma solo gli altri.

Un giorno una mia amica italo-australiana, ammiratrice persa di Travaglio, avendo io per l’ennesima volta chiesto a Travaglio perchè fosse sparita qualsiasi traccia di Di Pietro dai suoi “carta-canta”, mi sono sentito rispondere che “io con Travaglio sono d’accordo sempre e comunque”. A prescindere. Le ho risposto che “sempre e comunque” io non ero d’accordo con nessuno, neanche con me stesso, perchè solo i cretini non cambiano mai idea, ed io mi riservo il diritto di darmi del cretino, ogni tanto. Io le mie idee le sottopongo a verifica non dico tutti i giorni, ma quasi. Fine dell’amicizia. Ora è una delle sole due persone che sono rimaste a commentare, tre o quattro volte all’anno, su un blog nato per “farmela vedere”.

I forconi – Possono essere di tanti tipi. Possono essere anche uno sciopero ad oltranza che paralizzi il paese per settimane, in stile sciopero dei minatori in Inghilterra. Dove, per inciso, alla fine a vinto la Tatcher. Ma Silvio non è la Tatcher, Silvio è un culo flaccido, una mente flaccida, un uomo che senza viagra non ha le palle neanche in politica.

Lo abbiamo visto in questi giorni. Fa la Manovra Epocale, i suoi scherani applaudono, il giorno dopo la gente si incazza, Silvio dice che “c’è spazio per rivedere e migliorare”, e in una settimana si passa ad un’altra Manovra Epocale, totalmente diversa dalla precedente Manovra Epocale.

“Manovra Epocale” dovrebbe significare “manovra che resiste al tempo", non dico per un’epoca storica, ma almeno per un paio di giorni. Le sue, più che "Manovre Epocali”, sono Manovre Minutali. Reggono 120 minuti.

Poi ci sono i forconi fisici.
Non faccio istigazione alla violenza. Faccio previsioni. Gli italiani sono stati succubi dell’idiota di Predappio per vent’anni. Poi è arrivato il 25 aprile. E’ arrivato quando hanno visto che non avevano più casa, lavoro, pane, l’oro regalato “alla Patria”. Non avevano più l’Impero, il "Sole che Sorgi Libero e Giocondo" e i treni che arrivavano in orario. Anzi, per dirla tutta, non avevano proprio più i treni, e neanche i binari, i ponti, le stazioni. Avevano – i più fortunati – le tessere annonarie. E si sono incazzati. Devo dissuaderli dall’incazzarsi? non ci penso neppure! Che facciano. Che si incazzino, sempre di più. Io intanto mi preparo, seguendo un corso per corrispondenza da “tricoteur”.

E dopo i forconi, arriveranno i militari. Il meccanismo è sempre uguale. Prendono il potere per il nostro bene, e sempre "su richiesta del governo legittimamente eletto dal popolo", e per poco tempo. Giusto quello che serve per ristabilire l’ordine, portare il paese a nuove elezioni, e poi ritirarsi in campagna a coltivare l’orticello. In genere questo processo dura dai 20 ai 50 anni. Questo paese o si sveglia – ma di brutto – nei prossimi sei mesi, o si sveglierà morto.

Una conclusione di sintesi? sono io ad essere diventato più violento e maleducato? No, sono loro che sono diventati più delinquenti e figli di puttana. Io parlo il loro linguaggio, sperando di aiutarli a capire. E di poter tornare presto alla mia buona educazione (istituzionale e verbale).

E veniamo a Giorgio Bocca. E’ un giornalista che ho sempre stimato.
Mai stato nel suo partito, il PSI. Lui non ha appoggiato tutto il PSI, ma solo l’ala perbene, pulita e quindi perdente. Per capirci: non era coi Teardo, i Martelli, i Craxi, i Cicchitto, ma cogli Aniasi, i Pertini, i Lombardi. Con Bocca mi sono trovato spesso d’accordo, ma non “sempre e comunque”, come la mia “amica” con Travaglio. Veniamo ai punti di Bocca che mi citi (credo come stimolo alla discussione):

Bocca vede “un’assoluta identità” tra il Pd e il Partito socialista di Bettino Craxi.

Non sono d’accordo. Fra il PSI dei Craxi, dei Martelli, dei Teardo, dei Signorile e il PD c’è un abisso. In quello rubare era la norma, e le voci in dissenso poche: Pertini, Lombardi, in parte Rino Formica (quello che “il convento è povero, ma i monaci sono ricchi”). Niente conti Protezione. Durante Mani Pulite due terzi di quelli beccati con le mani nella marmellata erano targati PSI. Nel PDS, nonostante il diuturno impegno delle Parenti e dei Nordio (che ha indagato per tre anni solo su D'Alema e le coop rosse), hanno trovato solo il Compagno G. Finalmente hanno un Tedesco e un Penati, che nessuno, nel PD, si sogna di difendere.

Quanto a onestà per Bocca tra destra e sinistra cambia poco, “Bersani non dovrebbe fare un passo indietro, ma un tuffo nel mare”

Non condivido. Capisco la rabbia e il dolore di Bocca, che sono anche la mia rabbia e il mio dolore, ma non condivido. Non scivoli anche lui nel qualunquismo. Non mitizzo la sinistra di oggi, ma io le differenze le vedo, belle, grosse, misurabili e persino misurate. Vogliamo stare ai tempi nostri? Ti rinvio ad un [post del Tafanus] recentissimo (24 luglio) sulla propensione a delinquere nei vari partiti, sulla base dei rinviati a giudizio fra i circa 1000 parlamentari, in rapporto alla loro “quota” in parlamento: ebbene, la propensione a delinquere nel PdL è 3,9 volte superiore a quella nel PD. I leghisti (quelli che “Roma Ladrona”) hanno una propensione a delinquere più che doppia rispetto al PD)

No, mi spiace per Bocca, al quale devo molto – come devo molto a Roberto il Partigiano, a Pertini, a Ciampi, a Boldrini, a Tina Anselmi, e a tutti coloro che sono andati in montagna affinchè tu e io potessimo oggi scrivere quello che scriviamo, ma non condivido la teoria del “siamo tutti uguali”.

Queste teorie lasciamole, per piacere, a Beppe Grillo. Il PDL ed il PDmenoElle sono solo delle esemplari scemate. Noi non abbiamo mai difeso i nostri Tedesco, Penati e quant’altro. Mai gridato al complotto delle toghe azzurre (esistono, esistono...). Mai gridato alla “giustizia ad orologeria”. Marrazzo si è dimesso in 48 ore, Berlusconi è rimasto saldo al suo posto, pensando di esorcizzare le sue maialate facendo battute insulse sul bunga-bunga come introduzione ad ogni comparsata pubblica.

A Penati abbiamo chiesto di rinunciare alla prescrizione. Che lo faccia o meno, noi glielo chiediamo, con forza. Nessuno ha chiesto a Berlusconi, o a Verdini, o a Dell’Utri, di rinunciare ad alcun privilegio legato alla funzione. Anzi! il mare di leggi ad Silvium e di "lodi" indicano un percorso del tutto opposto. Spero che ciò che ha scritto Bocca sia frutto di un momento di rabbia. Ma la rabbia non dovrebbe MAI far perdere di lucidità.

Quanto a onestà per Bocca tra destra e sinistra cambia poco, “Bersani non dovrebbe fare un passo indietro, ma un tuffo nel mare”

Bersani dovrebbe fare non un passo indietro, ma buttarsi dalla rupe? E perchè mai? Grandi sue colpe personali non ne vedo. Prima dell’affaire Penati, aveva portato il PD dal baratro al 29%, a primo partito italiano, 7 punti avanti all’invincibile armata di Arcore. Poi è arrivato Penati, ma Bersani non lo ha difeso, lo ha scaricato, e gli ha chiesto di andarsene, di rinunciare alla prescrizione, di farsi processare, se sarà rinviato a giudizio. Ha sbagliato a valutare una persona? In tanti, abbiamo sbagliato. Hanno sbagliato due terzi dei sestesi quando lo hanno plebiscitato a sindaco, e più della metà degli abitanti della provincia di Milano. Anch’io ho sbagliato, e la delusione su Penati è pari solo alla fiducia che gli avevo accordato. Se si deve buttare dalla rupe Bersani, in tanti dovremmo seguirne l’esempio.

L’unico pericolo è che questa intera classe dirigente, per non andare in galera, faccia un golpe. Proveranno a tirare avanti, come hanno fatto fino a ora.

Concordo sul pericolo crescente di un golpe, ma non sugli autori. Se in Italia ci dovesse essere un golpe, non lo farà né lo screditato puttaniere Berlusconi, né il Ministro Maria Benito “Gnazzzio” La Russa con pizzetto alla Italo Balbo, né il tamburellista Maroni o il dentista Calderolo. Se ci sarà un golpe, questo sarà fatto dai poteri economici, che compreranno ed useranno il braccio armato di qualche corpo “Speciale”. A buon intenditor...

Mi scuso per la lunghezza della risposta, ma spero che serva a te leggerla, almeno quanto è servito a me scriverla. Non è uno sfogo, è autoanalisi. Un abbraccio

Tafanus"

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Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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