sabato 30 luglio 2011

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Amori

Una volta mi sono innamorata di un uomo perche’ mi faceva sentire una regina
Poi l’amore e’ finito perche’ non era un re

Una volta mi sono innamorata di un uomo perche’ sapeva farmi ridere
Poi l’amore e’ finito perche’ non beveva le mie lacrime quando piangevo

Una volta mi sono innamorata di un uomo perche’ parlava bene
Poi l’amore e’ finito perche’ parlava molto, ma diceva poco

Una volta mi sono innamorata di un uomo perche’ sapeva come portarmi sulla luna
Poi l’amore e’ finito perche’ non sapeva come riportarmi sulla terra

Una volta mi sono innamorata di un uomo perche’ mi faceva divertire a letto
Poi l’amore e’ finito perche’ non mi piaceva dormirgli accanto

Una volta mi sono innamorata di un uomo perche’ mi piaceva quel che di giusto faceva
Poi l’amore e’ finito perche’ tutto il resto lo faceva sbagliato


Una volta mi sono innamorata di un uomo perche’ sapeva come toccare il mio corpo
Poi l’amore e’ finito perche’ non sapeva toccare la mia anima

Una volta mi sono innamorata di un uomo perche’ sapeva toccare la mia anima
Poi l’amore e’ finito perche’ non sapeva come toccare il mio corpo

Una volta mi sono innamorata di un uomo perche’ mi offriva una vita comoda
Poi l’amore e’ finito perche’ stavo troppo comoda

Una volta mi sono innamorata di un uomo perche’ era intelligente e colto
Poi l’amore e’ finito perche’ si vantava di essere intelligente e colto

Una volta mi sono innamorata di un uomo perche’ sapeva farmi sognare
Poi l’amore e’ finito perche’ mi sono ammalata a forza di sognare

Una volta mi sono innamorata di un uomo perche’ aveva un bel sorriso
Poi l’amore e’ finito perche’ non sorrideva mai


Una volta mi sono innamorata di un uomo perche’ sapeva come entrare nella mia vita
Poi l’amore e’ finito perche’ non sapeva come uscirne

Una volta mi sono innamorata di un uomo perche’ era carino e sexy
Poi l’amore e’ finito perche’ anche lui pensava di essere carino e sexy

Una volta mi sono innamorata di un uomo perche’ mi scriveva belle lettere
Poi l’amore e’ finito perche’ le sue parole sono rimaste solo sulla carta

Una volta mi sono innamorata di un uomo perche’ sapeva guardarmi negli occhi
Poi l’amore e’ finito perche’ non potevo piu’ guardarlo negli occhi

Una volta mi sono innamorata di un uomo perche’ era perfetto per me
Poi l’amore e’ finito perche’ ero io a non essere perfetta per lui

Ogni volta si dona fuoco per fuoco e si riceve cenere per cenere
Ma colui che mi fa bruciare e’ ancora da inventare, e’ ancora da incontrare

mercoledì 27 luglio 2011

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Il seno: piccolo o grande, ma pur sempre simbolo di femminilita'

Se un’intima relazione unisce il corpo alla mente, qual e’ per una donna, il carattere sessuale piu’ visibile nel proprio corpo che porta con se’ una serie di implicazioni profonde ed antiche, che viene concepito come organo i cui significati piu’ diversi vanno dall’accoglienza, al nutrimento, all’affetto, al calore materno, alla sessualita’, alla bellezza, all’arte, tutti elementi che condizionano ogni donna a livello psicologico, culturale e morale e che la donna da secoli “porta”, quasi come fosse un taglio di capelli, un look, una moda?

E’ il seno

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Una moda che e’ cambiata piu’ volte. Inizialmente grande, persino esageratamente grande, come si puo’ notare nelle rappresentazioni delle antiche Veneri preistoriche che oggi appaiono addirittura dismorfiche con la loro ottava misura (la cui simbologia che inneggia all’abbondanza, alla fertilita’ e alla ricchezza e’ anche fin troppo evidente), con il passare del tempo il seno e’ stato voluto piccolo, accompagnato dalle forme rotonde e generose dei fianchi, tenuto coperto oppure svelato, ma sempre in evidenza, anche nelle culture piu’ oscurantiste, persino in quella medievale cristiana che, nonostante tutto, non ha mai esitato a ritrarre Madonne discinte e intente ad allattare.

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Ma se per secoli il seno e’ stato il simbolo della madre-nutrice, quindi della facolta’ della donna di dare e far crescere la vita, oggi assistiamo ad un fenomeno curioso, quasi paradossale, che ne contraddice totalmente il profondo significato simbolico: la magrezza ostentata delle modelle (che un tempo sarebbe stata recepita come poverta’, fragilita’ e cagionevole salute), che cerca di dare un’immagine di donna forte proprio grazie ad un grosso seno, quasi sproporzionato rispetto all’esile fisico, ma che nulla piu’ ha a che vedere con il concetto materno e di nutrimento.

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E’ un seno abbondante quello di oggi (seppur l’eccesso di qualche anno fa sia stato aborrito) ed e’ considerato attraente soprattutto dal punto di vista estetico e sessuale, ma ha perso completamente il suo significato originario che era quello di allattare, almeno dichiaratamente. Tanto che la donna che allatta al seno si trova sempre piu’ spesso a vivere un conflitto fra il suo ruolo di femmina e quello di mamma, subendo da piu’ parti pressioni psicologiche affinche’ si distolga dal coinvolgersi con il figlio per tornare al piu’ presto ad essere com’era "prima".

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Cosi’ accade che il seno venga visto come oggetto sessuale, col quale la donna da’ e riceve piacere, mentre il darlo ad un bambino appare paradossalmente come un uso improprio. Un paradosso fisiologico, considerata la reale funzione delle mammelle, generato da un conflitto di ruoli: quello accettato di una sessualita’ dedita al solo piacere, che e’ espresso nel rapporto col proprio partner e quello di una sessualita’ biologica, sempre piu’ spesso vissuta in contraddizione con la prima, fatta di mestruazioni, gravidanza, parto, allattamento. [2]

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Le tette sono sicuramente l'elemento sessuale che gli uomini guardano di piu’ in una donna, prima ancora del sedere, delle gambe del volto e del giro vita. Il motivo per cui il seno femminile e’ da sempre oggetto di questa particolare attenzione e’ che sono le forme che esaltano la femminilita’ che vincono su tutte le altre: percio’ il seno, e poi i glutei, sono ai primi posti delle preferenze maschili. Una donna con un bel seno florido e un bel sedere rotondo verra’ sempre considerata attraente e cio’ e’ da ricercarsi innanzi tutto nella “rassicurazione” che tali forme, rotonde e morbide, danno a livello inconscio.

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Inconsciamente, infatti, quantunque il modello dominante di bellezza femminile sia oggi quello della donna giovane e nullipara, cioe’ che non ha mai partorito, il messaggio che implicitamente trasmette il seno ha fortemente a che vedere con la capacita’ di procreare e allattare. La stessa cosa vale per i fianchi generosi. Nonostante oggi sia dunque la figura di donna amante a predominare su quella di donna madre, l’istinto maschile non accetta “consigli per gli acquisti”, ed e’ per questo motivo che la maggior parte delle preferenze maschili vanno ancora alle forme prorompenti, soprattutto se ricalcano le classiche misure 90-60-90, mentre solo una minima parte di uomini preferisce un seno piccolo.

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Oggi, assistiamo anche ad un altro fenomeno che nel passato non esisteva: la chirurgia estetica. La possibilita’ di modificare la forma del seno, rendendolo piu’ alto, piu’ compatto, piu’ grosso o piu’ piccolo qualora fosse ritenuto troppo ingombrante, ha contribuito ulteriormente a cambiarne il significato, e a renderlo sempre di piu’ un orpello esclusivamente estetico. La ragione di tutto cio’ e’ fin troppo chiara: lo strettissimo legame che unisce corpo e psiche e’ piu’ evidente nel rapporto che ogni persona ha con le zone del fisico che maggiormente richiamano la propria identita’ di genere, che nelle donne sono appunto il seno, i fianchi, i glutei ed elementi del volto come le labbra.

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Qui vorrei inserire una piccola nota personale: non ho una posizione intransigente sull’argomento. Per quanto abbia sempre evitato interventi chirurgici estetici ritenendo di non averne alcun bisogno, ed anche perche’ sono convinta che un bel fisico armonioso si mantenga di piu’ e meglio con l’esercizio fisico piuttosto che affidandosi alle mani di un chirurgo, devo riconoscere che, in molti casi, con la chirurgia le donne possono ritrovare quella sicurezza in se stesse che e’ determinante per vivere una sana e soddisfacente sessualita’.

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E’ indiscutibile infatti l’importanza psicologica che riveste il seno e sono molte le donne che, dopo esserselo rifatto perche’ ritenevano il loro naturale troppo piccolo, brutto o sgraziato, si vedono e si sentono diverse, migliori, piu’ attraenti, addirittura piu’ giovani, e cio’ rafforza inconsciamente l’autostima e la fiducia che hanno in se stesse. Tutto cio’ significa “felicita” ed e’ una cosa da non sottovalutare. Per cui non demonizziamo tout court la chirurgia estetica. Dopo tutto, sono scelte individuali. A volte possono essere sbagliate, dettate da un condizionamento piu’ che da un naturale bisogno, il cui fine e’ spesso solo legato al desiderio ossessivo di avere le tette piu’ belle del mondo come se da esse dipendesse l’intera esistenza, ma talvolta possono anche essere necessarie, poiche’ in grado di risolvere dei veri e propri conflitti interiori.

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Pensiamo, ad esempio, alle pratiche per eliminare il carcinoma mammario, come la mastectomia, dove insieme alla mammella viene portata via anche la positivita’ della propria immagine. La donna mastectomizzata, senza l’attributo esterno che per eccellenza la rende femmina, si sente donna a meta’. Per questo e’ indispensabile che esista la chirurgia estetica. Perche’ e’ grazie ad essa che vengono affinate le tecniche di ricostruzione in modo da ricreare quasi perfettamente parti del corpo necessarie al mantenimento della propria identita’.

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A parte tutto, pero’, contrariamente a quanto sembrano costantemente confermare gli uomini, pare che per un numero sempre piu’ alto di donne il seno grosso abbia perso molto del suo fascino. Un seno abbondante viene ritenuto sempre piu’ un impiccio che un vanto. Ed e’ questa e’ la ragione per cui, mentre fino a qualche anno fa ben sei donne su dieci avrebbero desiderato avere una terza misura o piu’, oggi solo una donna su quattro vorrebbe avere un seno di taglia maggiore della terza, mentre, sorprendentemente, ben due donne su tre preferirebbero una seconda.

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Ma esiste la misura del seno ideale? E’ meglio una taglia da maggiorata fisica oppure un seno piccolo? Rotondo o appuntito? A goccia o a coppa di champagne? Anche qui, ovviamente, e’ un fatto di gusto personale, per cui ciascuno puo’ dare la propria risposta, ma in base ad un’indagine svolta su un campione abbastanza ampio di donne, pare che questa domanda amletica abbia finalmente trovato una sua risposta: la taglia ideale per non apparire ne’ piatte ne’ troppo volgari, pare sia la terza. Pero’, come tutte le cose, le misure preferite del seno cambiano in base all’ambiente frequentato, alla cultura, e soprattutto in base all’etnia. E’ infatti risaputo che il seno femminile e’ assai diverso a seconda dell’etnia e quindi i gusti estetici e le esigenze cambiano di conseguenza. In QUESTA MAPPA interattiva, e’ possibile vedere come varia la grandezza del seno femminile nei vari paesi del mondo. Usatela con cautela, giocarci a lungo potrebbe dare effetti indesiderati. [1]

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Esiste persino una formula matematica con la quale si stabilisce un seno perfetto, e le proporzioni che deve avere per essere armonico a prescindere dalla sua grandezza. In pratica, la formula si basa solo su due valori. Se osserviamo un bel seno e tracciamo idealmente una linea orizzontale che attraversa il capezzolo, si nota che la parte al di sotto della linea e’ maggiore di quella al di sopra. Ebbene, per essere armonico, il seno deve rispettare questa proporzione: 45% al di sopra della linea, 55% al di sotto, con il capezzolo che punta leggermente verso l’alto. Adesso pero' prendetela come una piccola curiosita' ed evitate di presentarvi al prossimo appuntamento con una ragazza muniti di "calibro".

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Ed ora, dopo questo lunghissimo e noiosissimo sproloquio, veniamo alla parte piu' interessante del post: il mio seno. Perche' scommetto che chi e’ arrivato fin qui a leggere, era di cio’ che fin dall’inizio si aspettava che parlassi, e dimostrerei di non essere me stessa se a questo punto non dessi la mia solita “bottarella autoreferenziale”, magari farcita con un po’ di malcelata civetteria. Comunque chi si attendesse da me un coming out in cui mi descrivo con due “zucche della quinta misura” degne di una porno attrice, credo che restera’ deluso, perche' le mie tette, in realta', non sono un granche’. Non che siano brutte, sono carine, ben fatte, rispettano quelle famose proporzioni di cui ho parlato, ma la Natura, se mi avesse voluto davvero bene, avrebbe dovuto darmi almeno una taglia in piu’…

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All'origine di tutto ci sta il fatto che le tettine mi sono spuntate tardi. Nel frattempo ero cresciuta e gia’ sovrastavo in altezza le mie compagne di scuola che, invece, restando piu’ minute, riuscivano a far risaltare i loro seni anche se, come taglia, non e’ che fossero molto piu’ grandi dei miei. Si trattava solo di proporzioni, ma da ragazzina non lo capivo e credevo di non piacere ai ragazzi proprio perche’ non avevo sufficiente “attrezzatura” da mostrare. Poi, piu’ tardi, c’e’ stato chi mi ha fatto comprendere che il mio fisico un po’ da adolescente non era un ostacolo per il mio lavoro. Tanto che, un po' alla volta, ho imparato a considerare le mie piccole "melette" come un punto di forza. Potenza dell’autoconvincimento! Sara’ per questo motivo che non ho mai sentito l’esigenza di ricorrere alla chirurgia estetica per farmele piu' grosse e, col senno di poi, credo di aver fatto proprio bene.

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In ogni caso, come escort non era certo sul seno che basavo la mia “arte di convincimento”. Sapendo di essere esteticamente piu’ apprezzabile altrove, puntavo maggiormente su altre parti del mio corpo, soprattutto il sedere e le gambe, tenendo il seno un po’ come “arma di riserva” (il push up fa davvero miracoli!). Inutile dire che anche con delle tette piccole si possono fare un sacco di giochini ed e’ forse per sfida che mi sono specializzata ad usarle. Quasi a voler esorcizzare il fantasma che ho sempre avuto dentro: quello della perfezione.

A questo punto e’ chiaro che l’intero post, come altri prima di questo, non e’ che un pretesto per dar sfogo al mio ben noto esibizionismo. La galleria di foto che trovate qua sopra, in versione edulcorata e “pudica” affinche’ l’articolo non sia censurato (a quelli di Google bastano un paio di tette nude dove si intravede un mezzo capezzolo [3] per andar via di testa ed inserire il blog fra quelli pornografici), ne contiene alcune mie. E’ su tali foto, dunque, che dovrete basarvi per individuare il mio seno, tenendo presente che, in realta’, come tutti sanno, sono una “ragazza” assai timida e mi sento a disagio a mostrarmi nuda. Se pero’ ritenete che individuare il mio seno fra queste foto sia troppo difficile, e non avete problemi se la vostra partner (li’ vicino) vi vede leggermente agitati, allora potete provare a cercarmi QUI [4]. Tanto alla fine nessuno ricevera’ alcun premio se non l’immensa soddisfazione di avermi vista a seno nudo gratis!!!


NOTE:

[1] Nella mappa, risulta che in Ungheria la media e’ la quarta misura di seno. Il motivo principale e’ che non hanno voluto assolutamente farmi entrare in quella statistica, altrimenti la media sarebbe stata assai piu’ bassa. :-)

[2] Nella citta’ invisibile, il seno e’ il simbolo della femminilita’ e della fertilita’, ma anche dell’appartenenza e dell'accudimento. Una tradizione tzigana e’ quella per cui ogni donna che fa parte di una famiglia, offra il suo seno ad un bimbo appena nato affinche’ si senta anche lei “madre” di quel bimbo e si assuma per sempre responsabilita’ nei suoi confronti..

[3] Mi sono resa conto soltanto alla fine che, pur parlando delle tette, quasi niente ho detto sui capezzoli. E’ imperdonabile considerando quanto questi “bottoncini” siano importanti per “accendermi”. Mi riprometto di scriverci molto presto un post, raccontandovi qualcosa di piu’ riguardo ai miei e di come sia errato il luogo comune per cui i capezzoli sono tanto piu’ sensibili quanto sono piu’ grossi.

[4] Per poter accedere al contenuto e' necessario creare l'account di Flickr (e' molto semplice e richiede solo qualche minuto) e disattivare il "filtro di ricerca sicura". Altrimenti anche quelli di Flickr non vi fanno vedere un bel niente. Purtroppo, questa e' l'ipocrisia di chi vieta le foto che mostrano le "tettine", e consente quelle in cui ci sono carneficine, ammazzamenti, teste mozzate e sangue che spruzza dappertutto.
AGGIORNAMENTO: Non so piu' se l'account Flickr sia ancora funzionante... in tal caso... beh, vi e' andata male.

giovedì 21 luglio 2011

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E’ solo questione di “palle”

Ho letto da qualche parte, non ricordo dove, che secondo recenti statistiche le donne chiederebbero il divorzio molto piu’ degli uomini, in modo speciale in quei paesi dove le leggi sul divorzio non discriminano fra i due generi. Gli uomini sembrerebbero essere dunque i piu’ riluttanti ad andarsene, ed io credo di sapere il perche’.

A mio modesto parere, cio' e’ dovuto al fatto che di solito gli uomini sposati hanno maggiore accesso ad una liberta’ di comportamento che generalmente le donne non hanno. Cioe' hanno meno problemi ad usare l’ipocrisia come strumento per farla franca. Possono, infatti, avere "una buona moglie" a casa che si prende cura dei figli, che offre loro la stabilita’ di una solida relazione e che mantiene una struttura sociale convenzionale quando ne hanno bisogno, mentre, fuori, quando ne hanno l’occasione, possono fare cio’ che vogliono. Si tratta dei classici “due piccioni con una fava”.

Le statistiche indicano che, ovunque, gli uomini sono piu’ propensi ad essere infedeli rispetto alle donne, anche se l’infedelta’ femminile e’ in aumento, ma non perche’ le donne siano meno tentate degli uomini o piu’ resistenti all’attrazione sessuale, come viene piu’ volte inculcato loro fin dall’infanzia: e’ semplicemente perche’, in pratica, e’ piu’ facile per gli uomini ingannare la propria partner (hanno sovente maggiore liberta’ di movimento e la possibilita’ di poter utilizzare molti piu’ alibi) e perche’, in un mondo ancora fortemente patriarcale, un uomo che tradisce e’ socialmente meno condannabile di una donna. Difatti, un uomo che ha una relazione extraconiugale e’ solitamente scusato, mentre una donna che tradisce il marito e’ quasi sempre giudicata una poco di buono. Il sesso extraconiugale praticato da un uomo e’ preso per una piccola debolezza, perdonabile, mentre il sesso extraconiugale fatto da una donna diventa in molti casi un tradimento intollerabile. Per non parlare del senso di colpa, il cui peso, da sempre, grava molto piu’ sulle donne che sugli uomini.

Gli uomini hanno percio’ il lusso di poter fare tutto cio’ che assomiglia molto all’abbandono delle loro partner, senza pero’ abbandonarle effettivamente, cioe’ senza affrontare la parte piu’ pesante e fastidiosa di tutta quanta la faccenda. Alcuni possono addirittura contare su una “luce verde” dalle loro mogli, per cui e’ permesso loro di avere fugaci scappatelle, di tanto in tanto, a patto che siano “discreti” e salvino la sacra facciata di perbenismo intorno all’immagine coniugale. Hanno dunque il meglio da ogni punto di vista, quindi perche’ dovrebbero rischiare il patema d’animo e il mal di testa che procura una separazione?

Naturalmente, la reazione all’infedelta’ maschile non e’ il motivo principale per il quale le donne chiedono il divorzio con piu’ frequenza degli uomini. La vera ragione e’ che le donne preferiscono lasciare piuttosto che ingannare a loro volta. Per la maggior parte degli uomini, le apparenze sono infatti cruciali, e un matrimonio che salva le apparenze e’ sufficiente per poter dire che “tutto va bene”. Ma per la maggior parte delle donne cio’ non e’ abbastanza. Vogliono di piu’. Vogliono passione e complicita’ e non basta che sia immacolata la sola “facciata” per poter dire che “tutto va bene”.

Questo perche’ gli uomini e le donne sono ancora allevati con principi e atteggiamenti molto differenti nei confronti del matrimonio. La cultura patriarcale impone ancora, per le giovani ragazze, un'immagine idealista e romantica del matrimonio, mentre ai ragazzi viene lasciato di crescere in una cultura che vede il matrimonio come la fine della liberta’.

Cosi’, in breve, ai ragazzi viene insegnato che con il matrimonio si “sistemeranno”, e iniziera’ per loro un periodo di noia oltre che di dura responsabilita', mentre l’insegnamento che viene dato alle ragazze e’ che col matrimonio troveranno quella duratura ed inestinguibile felicita’ che, fin da piccole, hanno imparato a sognare.

“E vissero felici e contenti” delle fiabe, e' emblematico per comprendere a pieno il mio discorso, ed e’ ovvio che con un condizionamento del genere, le donne abbiano maggiori aspettative da una relazione. Di conseguenza, abbiano maggiori probabilita’ di essere deluse e frustrate quando questa non funziona. E chi e’ delusa e frustrata e’ inevitabile che prima o poi si ribelli. Inoltre, gli uomini hanno da perdere moltissimo col divorzio. Non solo dal punto di vista economico, ma spesso anche perche’ viene reso difficile l'accesso ai loro figli. Per non parlare di coloro che hanno paura di invecchiare da soli. Chi si occupera’ di nutrirli e lavera’ i loro calzini sporchi?

Troppo spesso si confonde l'essere buon partner con la volonta’ di andare avanti. Si pensa che una brava persona sia quella che mantiene le sue promesse, anche se queste promesse alla fine costringono in una condizione miserabile. Una relazione soddisfacente, invece, ha bisogno di molto piu’ di una deprimente determinazione a non lasciare il proprio partner, incuranti di quanto male ci possa fare un rapporto sbagliato. Una buona relazione merita molto piu’ del pretesto che conforta la coscienza di “restare insieme per via dei bambini”, e richiede qualcosa di piu’ del fingere vigliaccamente che “tutto vada bene”.

Pare che gli uomini, per comodita’, pigrizia e per tutto quello che ho scritto sopra, siano propensi a dimenticare tutto, a fingere e ad accettare persino le situazioni piu’ scomode in cambio di qualche momento ipocrita in cui sia permesso loro di ingannare. Le donne no. E cio’ dimostra che, almeno in questo caso, hanno piu’ “palle”.

lunedì 18 luglio 2011

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L’ultima volta di Alizée

"Ti prego, smettila!"

Continuavo a respingere le sue labbra, negando le mie, scostando il volto da una parte e dall’altra, mentre lei con la mano tentava di raccogliermi i lunghi capelli per catturare con i baci il mio collo. Se non fossimo state in un bar sotto gli occhi di tutti, avrei certamente ricambiato quei baci succhiandoli dalla sua bocca affamata, ma non era bello che la gente ci vedesse. Gemetti quando sfioro’ delicatamente il mio punto sensibile, vicino all’orecchio. Quella donna mi stava uccidendo, pero’ dovevo mantenere il controllo.

“Ti prego, comportati bene!"

Forse il mio richiamo le suono’ un po’ troppo duro, perche’ mi guardo’ con occhi adirati. Poi si sedette compostamente incrociando le gambe, e inizio’ a pizzicarsi con le dita l'interno della coscia. Da quando stavamo insieme, avevo notato questa sua bizzarra abitudine. Se era nervosa, oppure non si sentiva a proprio agio, giocava con le mani pizzicandosi o strofinandosi le gambe. A un certo punto, dopo aver fissato con sguardo assente il suo bicchiere di vino, esordi’.

"Va bene, allora, parliamo. Hai detto che volevi chiudere".

Sorrisi. Mi faceva impazzire quel suo modo di fare. Per la verita’ era stata lei che al telefono mi aveva detto che voleva farla finita ed io, semplicemente, le avevo chiesto di incontrarci in qualche posto per parlarne. Ero rimasta ad attenderla per quasi un’ora, e stavo per andarmene quando, incurante come se la cosa non la riguardasse, era arrivata. Ero arrabbiatissima, ma le incavolature a me svaniscono presto.

La nostra storia era stata come un sogno. Imparare a conoscerla mi aveva risucchiata in un vortice di confusione e desiderio. Settimane passate sulle montagne russe. Una scarica di adrenalina dietro l’altra. C’eravamo conosciute flirtando on line, poi ci eravamo scambiate i numeri di telefono. Forse, avendo entrambe bisogno di una distrazione a caso, per caso eravamo diventate la distrazione l’una dell’altra.

"Cosa vuoi da me?" Mi chiese esasperata, vedendo che in quel momento non mostravo interesse per le sue effusioni.

"Non si tratta di volere…" Iniziai. Volevo dirle cio’ che da giorni tenevo dentro, ma subito lasciai cadere il discorso.

Stavo anche con un uomo, e lei lo sapeva. Non le avevo mai nascosto niente. Ero stata onesta fin da subito anche perche’ non mi aspettavo che la nostra amicizia si trasformasse in qualcos’altro. Seppur, maliziosamente, le avessi fatto capire che oscillavo anche dall’altra parte. Cosa che le dette l'occasione di provarci con me senza temere di mettermi in imbarazzo.

All’inizio, pero’, non l’avevo presa molto sul serio. Non prendo mai sul serio le conoscenze che si fanno in internet. E’ inevitabile che i flirt che nascono cosi’ muoiano quasi sempre sul nascere, dopo il primo incontro, una volta tolto lo sfizio, quando gli ormoni trovano la loro pace. Percio’, dentro la mia testa c’e’ sempre una vocina che mi dice: “Devi stare attenta”. Ed e' anche per questo che non mi concedo facilmente.

Non dico che non mi vada di scopare con chi sa farmi bagnare le mutandine solo a sentirne l'odore. Se capita, non mi faccio tanti problemi. Pero’ non mi metto mai veramente in gioco, e pongo ogni ostacolo possibile in modo da non concedere mai il mio cuore. So che niente e’ per sempre. Ogni storia, gia’ quando inizia, ha dentro di se’ il germe della sua stessa fine. Anche dopo aver provato un amore infinito e’ inevitabile che si arrivi presto o tardi a lasciarsi, a perdersi, a divenire degli impalpabili momenti che vivono solo nei ricordi, e quando questo accade si soffre immensamente.

Ma Alizée non si inseriva dentro al mio schema. Mi sfuggiva, scivolava via, non riuscivo a tenerla. Era questo di lei che mi attirava. Non era il tipo di donna che cattura gli sguardi della gente per strada, pero’ era terribilmente desiderabile per quel suo essere libera. Esattamente come me. Mi era piaciuta fin da subito e mi ero buttata con lei senza pensare alle conseguenze.

Poi, con l’intimita’, erano iniziati i problemi. Incomprensioni, all’inizio piccole, impercettibili, di poca importanza, poi piu’ marcate man mano che la nostra conoscenza si approfondiva. Malumori che sempre piu’ spesso lasciavano in coda ai momenti che passavamo insieme quell’inconfondibile retrogusto amaro che prelude alla fine.

"Stai bene? Ti vedo preoccupata" disse percependo il mio stato d’animo.

Mi guardo’ e sorrise. Sembrava un cavaliere in armatura scintillante che stesse per dirmi addio per andare alla ricerca del Sacro Graal. Era arrivato il momento piu’ triste, sentivo le lacrime salirmi, ma dovevo resistere perche’ non volevo che mi vedesse debole. Invece di essere io a troncare, com'era mia abitudine, quella volta mi trovavo dall’altra parte della linea. Forse anche lei come me aveva paura, e temeva che prima o poi avremmo finito per farci del male. Tuttavia, capivo che non voleva essere la prima a ferire. Tentai di assumere un tono tranquillo, ma con lei era quasi impossibile fingere.

“Le preoccupazioni sono una forma d'arte, sai? Le rassicurazioni, invece, sono per i mediocri. Non c’e’ niente di piu’ edonistico che sentire che possiamo perdere qualcuno da un momento all'altro: ci spinge a godere i momenti insieme molto di piu’. Una vita lontana dal rischio di una perdita e’ noiosa. Nessuno finora e’ stato mai al sicuro con me, e adesso scopro che anche io non voglio sentirmi al sicuro. Con nessuno. E ora vieni”, dissi prendendole la mano. “Ho bisogno di andare al bagno ed ho voglia che tu mi accompagni”.

venerdì 15 luglio 2011

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La Fine

Probabilmente e’ solo una perdita di tempo scrivere questo post. La mia sensibilita’ e’ lontana anni luce dalla loro. Le cose cambiano di continuo. Gia’ nel momento in cui una storia inizia, di qualsiasi genere di storia si tratti, amore, amicizia, oppure semplice conoscenza, ha dentro di se’ il germe della sua stessa fine.

E’ come la vita: s’inizia lentamente a morire nel momento in cui si nasce. Solo che all’inizio non ce ne accorgiamo ed e’ solo al termine del percorso, breve o lungo che sia, che ne individuiamo chiaramente tutte le varie fasi. Ed e’ in quel momento che diciamo: “Era inevitabile. Non poteva durare. Siamo troppo diversi”.

Il mio modo di chiudere una storia e’ il piu’ terribile si possa immaginare. Qualcosa che io stessa non vorrei mai sperimentare, che con il tempo e l’esperienza ho saputo affinare in termini di crudelta’. All’inizio, quando ero una ragazzina, credevo che fossero l’arrabbiarsi, lo sbraitare, i litigi, i risentimenti, i graffi, i pugni, le brutte parole, le piccole o grandi vendette, cio’ che di piu’ brutto potesse accadere nei momenti in cui le storie finivano.

Non e’ cosi’...

La piu’ terribile delle cose e’ il dissolversi, lo sciogliersi piano, il prendere le distanze un po' alla volta, lo sparire. Senza una parola, senza un gemito, senza una rimostranza, senza neppure una spiegazione, arriva il momento in cui si accorgono che non esistiamo piu’. E loro, intanto, ignari ancora per poco, restano li’. Si parlano addosso. Si scrivono addosso. Si leggono da soli. Si applaudono da soli. E se ne fregano di tutto.

lunedì 11 luglio 2011

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L'importanza della bellezza

Non mi dilunghero': sono stata insieme a uomini che erano decisamente poco attraenti, insieme a uomini calvi, insieme a uomini bassi, insieme a uomini grassi. Sono stata persino insieme a uomini calvi, bassi e grassi. Ci ho fatto sesso, mi sono divertita, sono stata bene. Di alcuni mi sono addirittura infatuata e anche se, sono certa, qualcuno con malizia lo pensera’, non erano tutti ricchi. Quando si parla di sentimenti e seduzione, l’esteriorita’ e la ricchezza per me non contano. E’ la testa, l’atteggiamento e il modo in cui mi si tratta che io considero sexy, non l’aspetto o i soldi.

Ma non posso fare a meno di chiedermi: quanti sono gli uomini che possono dire esattamente la stessa cosa parlando delle donne dalle quali sono attratti? Quanti preferiscono aver a che fare con una bella mente piuttosto che con due belle tette? Quanti prediligono la personalita' ad un bel culo? Quando sara’ che donne smetteranno di essere considerate dei trofei e cominceranno ad essere viste come delle partner, apprezzate per la lorio interiorita', per il loro carattere, anche se non belle, basse o grasse, esattamente come pretendono di esserlo molti uomini?

E infine quando sara’ che gli uomini, un po’ tutti, capiranno che, anche se assomigliano a Viggo Mortensen, ma si comportano come dei perfetti cretini, non potranno mai sperare di conquistare veramente una donna che abbia un minimo di cervello? Mentre, d’altro canto, se sono intelligenti, sicuri di se’, generosi e divertenti, potranno sedurre la donna piu’ bella e affascinante del mondo, anche se assomigliano a dei puffi?

domenica 10 luglio 2011

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La sfacciata verita’ sui grandi mentitori

Forse, dare dello “sfacciato” a chi non ha ritegno, eccede i limiti e non sente pudore ne’ vergogna di quanto dice o fa, ha da oggi una sua vera e propria spiegazione scientifica. Infatti, secondo uno studio che collega i tratti del viso con i comportamenti non etici, pare che gli uomini con le facce larghe siano piu’ propensi a mentire e imbrogliare di quelli con le facce strette, ma al contempo siano anche i migliori gli uomini d'affari.

Parrebbe quasi di essere ritornati indietro di cento anni, alle controverse teorie del Lombroso, ma gli scienziati dicono di avere le prove per dimostrare che la larghezza della faccia di un uomo e' un indicatore di quanto potente egli si senta, e della sua volonta’ di rompere surrettiziamente le regole sociali per raggiungere ad ogni costo i suoi obiettivi.

”I risultati suggeriscono che il rapporto fra la larghezza e l’altezza del viso potrebbe essere un segnale evolutivo antico dell’aggressivita’ di un uomo, quando doveva competere con i suoi concorrenti. Ad esempio, nell’orango maschio, la faccia diventa grande e larga quando raggiunge lo stato alfa”, ha detto il professor Michael Haselhuhn dell’Universita’ del Wisconsin-Milwaukee, che ha condotto lo studio.

Il rapporto fra la larghezza e l’altezza del volto di un uomo e’ generalmente un segnale positivo dal punto di vista dell'evoluzione. In particolare, quando gli uomini competono con altri uomini per le risorse, la larghezza del viso e’ un forte segno di comportamento egoista ed aggressivo. "E’ importante sottolineare che abbiamo trovato prove che il legame tra il rapporto del viso degli uomini e il loro comportamento non etico e’ causato da un senso di potere. Uomini con grandi proporzioni del viso si sentono piu’ potenti, e questo senso di potere li porta poi ad agire in modo non etico", ha detto il professor Haselhuhn.

Gli studi hanno coinvolto un gruppo di centonovantadue studenti di business, ed il test doveva dimostrare quanto fossero disposti a mentire e ad imbrogliare al fine di ottenere un vantaggio rispetto ad un loro concorrente. Ebbene, quelli con le facce piu’ larghe erano portati a mentire circa tre volte di piu’ e ad ingannare circa nove volte di piu’, rispetto a quelli con le facce strette.

"Questi risultati ci dicono che alcuni uomini sono semplicemente predisposti ad agire in modo non etico al fine di raggiungere i loro obiettivi. Cio’ ha importanti implicazioni pratiche, per esempio qualcuno che volesse acquistare un’auto nuova potrebbe sfogliare le foto dei venditori online prima di visitare la concessionaria di persona, cosi’ da aumentare le possibilita’ di trovare un venditore piu’ onesto. Oltre a cio’, ulteriori ricerche fatte esaminando i profili del viso di circa sessanta amministratori delegati di importanti aziende, hanno dimostrato che erano quelli con i volti piu’ larghi che erano a capo delle aziende di maggiore successo. Questo potrebbe suggerire che stavano canalizzando la loro aggressivita’ e la loro tendenza a comportamenti non etici, in qualcosa di piu’ costruttivo. E’ percio’ importante riconoscere che non tutti gli uomini con il viso largo sono cattivi. Gli stessi sentimenti di potenza e di aggressivita’ che portano ad un comportamento non etico, se incanalati nel modo corretto possono essere anche benefici", ha concluso il professor Haselhuhn.

Dunque, pare che gli uomini con un volto largo siano piu’ propensi a mentire e imbrogliare dei loro omologhi con volti stretti. La spiegazione e’ “il potere”. Il viso largo di Richard Nixon potrebbe quindi aiutarci a spiegare il suo comportamento corrotto, oppure quello di Arnold Schwarzenegger la sua abilita’ nel raggiungere il successo ed una posizione politica di prestigio… e altro ancora.

giovedì 7 luglio 2011

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Una notte

"Che cosa hai qui?" dissi scartabellando alcuni DVD trovati sul ripiano dove era appoggiato lo schermo tv.
"Sono dei film. Li ho appena acquistati. Li guardo nelle serate in cui resto da solo".
"Suvvia, non ti atteggiare a povero abbandonato. Non credo siano poi cosi’ molte le serate in cui tu possa ritrovarti da solo. Sono certa che ci porti un sacco di ragazze, in questo tuo appartamentino. Ehi… cosa e’ questo? Birthday girl! Lo hai gia’ visto?"
"Non ancora. E’ quello con Nicole Kidman, vero?"
"Si’. Un filmetto senza troppe pretese, pero’ la storia e’ divertente, venata di tenerezza, come quelle che piacciono a me. Lo sai che sono una romanticona. E poi, lei recita bene la parte della ragazza russa, oltre ad essere una bellissima donna. Ti piace la Kidman?"

Chissa’ per quale ragione gli uomini, quando sono con una donna con la quale si accingono a far sesso, di fronte a certe domande esitano sempre un po’ a rispondere, come se le mancassero di rispetto nel dichiarare di apprezzare qualcun’altra. Roberto fece finta di pensarci, ma non riusci’ a sottrarsi al mio sguardo che non lo mollava.

"In effetti, e’ una bella gnocca".
"C’e’ chi la considera una donna algida" incalzai. "Io invece credo che ispiri sesso, e te lo dice il mio lato omosessuale, fidati. E poi ha un sedere davvero bellissimo. Non pensi che la Kidman abbia un sedere magnifico?"
"Ehm… si’, beh… pero', anche il tuo non e’ male".
" Vuoi dirmi che anche io ho un bel culetto?"
"Ne ho visti pochi di cosi’ belli, dico la verita’. Oltre a quello di Nicole Kidman, ovviamente".
"Allora perche' non me lo massaggi un po'? Con delicatezza, lentamente, coccolandomelo, che' e’ una cosa che mi piace" lo provocai ritornando a sdraiarmi bocconi sul letto. "Piace anche te, massaggiarmi, vero?"

Percepire il desiderio che cresce in un uomo, e’ una cosa che mi eccita moltissimo. Con Roberto era avvenuto un po' per caso, ma anche con lui ero riuscita a portare il discorso su quella parte del corpo femminile che ogni uomo desidera violare.

"Tu credi che le donne godano nel fare sesso anale?"
"Credo di si’. Tu che mi dici?"
"Sai che, nel sesso anale, non godiamo tanto per la penetrazione, ma per il piacere psicologico legato a cio' che immaginiamo? E poi, di solito ci titilliamo la clitoride in quel momento, e questo ovviamente ci fa raggiungere l’orgasmo. Se non fosse per la fantasia e la stimolazione della clitoride, proveremmo solo un gran fastidio. Per voi uomini, invece, e’ diverso. Voi avete proprio nell’ano una particolare zona erogena".
"E a te piace farlo?"
"Cosa?"
"Il sesso anale".
"Hai anche dei film pornografici?" dissi cambiando discorso, come di solito faccio quando i momenti diventano eccitanti e la tensione sale.

Il gioco per me e’ bello quando la tensione resta alta, la corda si tende al limite, sempre di piu’, fino quasi a spezzarsi. Piu’ riesco ad allontanare il momento a cui ogni uomo vorrebbe giungere in fretta, piu’ godo quando alla fine, inevitabilmente quel momento arriva.

"No... anzi si’, li ho" sorrise imbarazzato Roberto. "Li tengo dentro l'armadio. Vuoi guardarne uno?"
"No, grazie. Non mi piacciono. Mi lasciano totalmente indifferente. Nessuno stimolo erotico. Solo noia. Perche' li tieni nascosti? Ti vergogni? Temi forse che, vedendoli in giro, le ragazze che porti nel tuo pied-à-terre pensino che ti masturbi guardandoli?"
"Secondo te non lo dovrei fare?"
"Cosa? Masturbarti con i filmini o tenerli nascosti?"
"Tutte e due le cose".
"Dimmi… cosa ti piacerebbe fare con me?"
"Tutto".
"Tutto cosa?"
"Scoparti…"
"E poi?"
"Venirti in bocca…"
"E poi?"
"E poi, dato che siamo in argomento, mettertelo nel..."
"Si’ certo… faresti tutto quello che si vede nei filmini porno, vero? E poi?"
"Beh, cos’altro c’e’ da fare?"
"Nient’altro? Tutto qui? Non provi noia? Sempre gli stessi gesti, meccanici, ripetitivi. Mi hai invitata per fare con me quello che faresti con una qualsiasi altra ragazza? Pensaci bene. Non credi che i miei potrebbero essere desideri diversi da quelli delle altre donne che ti sei scopato? Spero che tu abbia sufficientemente fantasia per andare oltre".
"Ogni donna e’ diversa, quindi non si assaggia mai lo stesso sapore. No, non sono annoiato dagli stessi gesti. E poi, una come te non e' facile incontrarla. Dimmi, dove vuoi arrivare? Che vuoi fare? Vuoi essere legata? Ti piacciono i giochi sadomaso?"
"Se volessi infilarti un dito nel culo, tu che faresti?"

Esito’. Lo imbarazzava quell’argomento. Ero probabilmente la donna piu’ spudorata che avesse mai incontrato, e questo lo spiazzava. Alla fine, me lo disse.

"Non mi dispiacerebbe".
"L’hai gia’ fatto con qualcun’altra?"
"Si’... un’amica lo faceva mentre me lo succhiava…"
"E provavi imbarazzo?"
"No… era naturale… spontaneo".
"Allora ti piaceva!"
"Si’, pero’ non me la sentirei di chiedere ad una donna di infilarmi un dito in culo. Lo capisci, vero?"
"No, non lo capisco. Se una cosa ti piace, che male c’e’? O pensi che qualcosa del genere sminuirebbe la tua virilita’?"
"Non so… forse un po’ lo penso. Non siamo mai del tutto liberi dai condizionamenti, anche se ci sforziamo di esserlo".
"Ed a me lo chiederesti?"
"Con te farei tutto" disse adagiandosi con il suo corpo sopra il mio.
"Sono contenta che la pensi cosi’".

Cio’ che accadde dopo, ci impegno’ tutta la notte, ed e’ facile immaginare a cosa ci dedicammo. O forse no…


(Questo breve momento e’ estratto da un racconto che ho scritto nel 2008, la cui versione integrale puo' essere letta QUI).


mercoledì 6 luglio 2011

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Storia di un culo tzigano

Il mio potrebbe non essere un culo perfetto, ma di storie da raccontare ne ha sicuramente tante. Per questo ho deciso di dedicargli un intero post. Credo che se lo meriti, perche' in questa societa’ "culo-dipendente", in cui si fa carriera soltanto avendo “culo”, sia in un senso che nell’altro, noi donne ci dimentichiamo troppo spesso quanto sia prezioso il nostro sederino sopratutto per le cose che ci capitano nella vita, e non tanto per i suoi attributi estetici.

Percio’ non voglio assolutamente parlare di lui raccontando quanto sia grande o piccolo, oppure sodo e liscio come una pesca, perche’ se fosse preso in considerazione soltanto per questo, sarebbe un culo famoso ed assai ambito. Ma siccome abbiamo detto di trascendere dall'estetica, la lascero’ perdere e diro’ che il mio e’ invece un culo normalissimo, come quello di molte altre donne.

Pero’ ha dei ricordi…

E’ un culo che ha passato lunghe ore appoggiato su una sedia a studiare, leggere, imparare, cosi’ da poter diventare un giorno un professionista di se stesso. Un culo che da giovane ha dovuto camminare tanto perche’ non c'erano abbastanza soldi da permettersi l'autobus o un taxi. Un culo che ha lavorato e lavora ogni giorno per procurarsi il cibo da mettere in tavola. Fedele compagno, il mio didietro e’ sempre stato con me e non mi ha mai abbandonata.

Ed e’ stato anche assalito dalle formiche, un giorno, da bambina, quando una volta mi sedetti sul sentiero di casa per giocare ... e troppo tardi mi accorsi di essere finita sopra un formicaio!

Il mio amato culo tzigano…

Troppe volte criticato perche’ non ero mai abbastanza convinta del suo aspetto. Torturato, inseguito, massaggiato, strapazzato, consumato e affaticato dagli esercizi in palestra, ha saputo resistere a tutto, ed ha saputo anche come imporre la sua natura alle mie richieste e a quelle di una societa’ che ha perso di vista l'essenziale.

Con cosi’ tanta storia in comune, con cosi’ tanto tempo passato insieme, non potevo non essergli amica e compagna, imparando negli anni ad apprezzarlo e a dar sempre piu’ valore ai suoi sforzi. E’ un culo che mi rende orgogliosa, unica, particolare, riconoscibile, anche se, per genetica, e’ simile a quello di mia madre quando aveva la mia eta’, e a quello che era di mia nonna…

E’ pero’ anche un culo come quello di migliaia di altre donne che oggi non hanno piu’ tempo da perdere a pensare se e’ ancora alto oppure caduto, grasso o magro, sodo o flaccido, perche’ piu’ la vita passa, piu’ diventa sempre meno facile star dietro agli impegni, ed anche se mi piacerebbe tantissimo poterlo fare, non posso dedicarmi tutto il tempo al mio culetto per mantenerlo giovane e perfetto com’era una volta.

Perche’ e’ giusto complimentarsi con se stesse se si ha un bel fondoschiena, rallegrandosi se ce lo ammirano, ma non dobbiamo dimenticarci di onorare ogni tanto anche quella che e’ la sua storia, che e’ poi indissolubilmente legata alla nostra.

martedì 5 luglio 2011

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I Dieci Comandamenti

Nella Citta’ invisibile, la vita scorre in modo diverso da “fuori”. Ha altri tempi, un ritmo diverso, uno stile diverso. Le persone condividono valori diversi, hanno sogni, speranze, abitudini e persino desideri che sono diversi. Percio’ le regole che vigono all’interno, sono altre. Chi ci vive lo sa ed accetta tutto questo senza alcuna remora perche’ non c'e' altro luogo dove vorrebbe stare.

Anche se andarsene e’ molto facile, in quanto non esistono impedimenti, recinzioni o costrizioni che lo impediscono, riuscire ad entrare nella Citta’ invisibile, invece, non e’ affatto semplice per coloro che non ne hanno una reale necessita’ o per chi avesse altre finalita’ che non fossero quelle per le quali la comunita’ e’ stata creata. Solo alle donne e’ permesso di viverci. Donne con i loro figli. Donne sole hanno scelto di unirsi in una grande famiglia, una minuscola societa’ autosufficiente ad “impatto minimo”, che vive dei prodotti della terra, agricoltura, allevamento, cercando di non irritare la natura, sforzandosi anzi di assecondarla, come fanno le api, e creando le basi per una convivenza che tiene conto innanzitutto dell’Essere, prima che del ben-essere. Essere parte di questo pianeta.

Anche se all’inizio il cammino non e’ stato semplice, e la crisi economica di certo non favorisce una grande prosperita’ in questo periodo, le donne che ci vivono hanno imparato ad accettare un principio molto semplice: “niente e’ dovuto, tutto va meritato e costruito con i propri sforzi”. Ma hanno imparato anche il valore grande che ha la solidarieta’ e l’enorme piacere interiore che puo’ dare la “condivisione” di tutto il ricavato, senza che ci siano sostanziali differenze di trattamento o privilegi personali.

Come ho detto, le regole nella Citta’ invisibile sono diverse. La massima soddisfazione personale, infatti, non sta nell’acquisire privilegi, ma nel saperci rinunciare. Questo fa si’ che tutte le altre possano spartirsi una “briciola” in piu’, oppure accumulare il superfluo in attesa di periodi meno prosperi che solo chi e’ privo di coscienza puo’ non attendersi. Dar modo cosi’ di esprimersi all’altruismo soffocando il naturale egoismo dell’essere umano; far parte del tutto nonostante la propria individualita’; non sopravanzare mai nessuno, essere consapevoli del fatto che la vera forza non sta nella superbia, ma nell’umilta’. Sono questi alcuni dei principi che vengono seguiti.

E’ normale che in un luogo dove non ci sono uomini, dove la scala dei valori e' differente, dove il possesso di qualcosa, se non e' condiviso, non da’ piacere, dove ogni donna e’ allo stesso tempo madre, figlia e sorella, anche i Dieci Comandamenti, quelli conosciuti ed enunciati nella Bibbia, perdano il loro senso e siano sostituiti da altri piu’ adeguati ad una comunita’ in cui nessuno desidera la roba o la donna d’altri, mentire non porta alcun vantaggio, il furto non esiste, gli “atti impuri” non sono considerati poi cosi’ impuri, la figura del padre e’ incomprensibile, si lavora ogni giorno, anche il sabato e la domenica, e non c’e’ un Dio da non nominare, da adorare o da considerare come l’unico Signore.

Ecco i Dieci Comandamenti nella Citta’ invisibile:

  • 1 Se non puoi rispettare i diritti degli altri, ti saranno negati i tuoi.
  • 2 Evita ogni forma di stato e di classe. Non sono altro che mere illusioni che tentano di giustificare i privilegi, ma ignorano le esigenze della societa’.
  • 3 Se fai figli, sei responsabile per la loro salute, la loro istruzione e la loro felicita’. Se fai entrare una persona nella tua famiglia o ti unisci al nucleo familiare di una persona che ha figli propri, devi accettare la piena responsabilita’ di prenderti cura di loro come se fossero tuoi.
  • 4 Se consideri una persona come un peso per la societa’, ricorda che questo modo di pensare e’ per la societa’ un peso assai peggiore e piu’ dannoso della stessa poverta’.
  • 5 Quando la tua religione, il tuo credo, la tua ideologia o le tue opinioni personali giustificano la violazione dei diritti altrui, ricorda che sei nemica della societa’.
  • 6 Vivi una vita piena e felice, evita di credere ai premi e alle promesse del paradiso. Sii sincera nelle tue parole, nei tuoi atti e nel tuo amore. Fai di ogni giorno della tua vita il paradiso che cerchi.
  • 7 Non perdere la tua individualita’. La tua unicita’ e’ il tuo contributo alla societa’.
  • 8 Difendi te stessa e cio’ che e’ tuo, ma lascia che la giustizia e la punizione appartengano alla comunita’, perche’ nessuna di noi da sola e’ infallibile, ma tutte insieme possiamo sperare di esserlo.
  • 9 Se non puoi guardare agli altri con civilta’ e umilta’, allora abbassa lo sguardo.
  • 10 Rispetta questi dieci comandamenti e poi fai cio' che desideri. E' infatti fare cio’ che si vuole tutto il resto della legge. Perche’ l'amore e’ la legge: un amore sottomesso alla volonta’.

Non so quanti dei Comandamenti che ho appena enunciato potrebbero andar bene anche fuori dalla Citta’ invisibile, ma dopotutto, se si pensa che anche gli altri, gli originali, non hanno avuto poi cosi’ tanto successo, visto che l’umanita’ ha da sempre fatto il loro esatto contrario, possono andar bene anche questi.

E adesso, perche’ non mi fate sapere quali sono i vostri?

lunedì 4 luglio 2011

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La neo-lingua ed il vero significato delle parole

Oggi, parole come "stabilita’", "democrazia", "terrorismo" vengono utilizzate in un modo assai difforme, dando loro un significato addirittura opposto a quello che finora, generalmente, veniva dato. Quando ad esempio si sente dire che "le recenti rivoluzioni nel mondo arabo potrebbero permettere ad estremisti religiosi di minare la democrazia e la stabilita’ in Medio Oriente", in realta’ si intende qualcosa di diverso. C’e’ la paura che questi mutamenti possano mettere a rischio la stabilita’ geopolitica dell’area dov’e’ concentrata gran parte dell’estrazione del petrolio, con conseguenti ripercussioni negative sui profitti delle multinazionali che attualmente vi operano, quindi sull’economia dei paesi piu’ ricchi ed influenti a livello globale, e sul tenore di vita di quell’elite che oggi e' al potere.

Ecco come dovrebbero essere interpretati alcuni termini di uso comune.

  • Promuovere la democrazia - l'installazione in un altro paese di un governo amico per i nostri interessi.
  • Combattenti per la liberta’ - un esercito di terroristi che hanno il nostro sostegno.
  • Interesse Nazionale - gli interessi dei super ricchi.
  • Stabilita’ - subordinazione all'"interesse nazionale", di solito ottenuta attraverso una guerra contro la popolazione.
Esempio: "Dobbiamo promuovere la democrazia in Nicaragua sostenendo i combattenti per la liberta’, perché e’ nell'interesse nazionale degli Stati Uniti promuovere la stabilita’ in America Centrale".
Traduzione: "Dovremmo inviare armi a un esercito di terroristi che massacrano i civili, per rovesciare il governo democraticamente eletto del Nicaragua, a beneficio degli investitori degli Stati Uniti e per intimidire gli altri paesi consigliando loro di fare quello che diciamo noi".

  • Moderati - termine tecnico riferito alla leadership politica, che significa: ”fanno quello che diciamo noi”.
  • Antisemitismo - opposizione all'"interesse nazionale" di Israele.
  • Fanatismo religioso - nazionalismo indipendente in uno stato che non segue gli ordini degli Stati Uniti e minaccia la stabilita’. Sinonimi: "nazionalismo radicale" o “nazionalismo fondamentalista”.
Esempio: "Dobbiamo sostenere le forze moderate in Medio Oriente in modo che il fanatismo religioso e l'antisemitismo non minaccino la stabilita’ della regione".
Traduzione: "Dobbiamo sostenere quei dittatori che nella regione seguono gli ordini degli Stati Uniti e schiacciare il nazionalismo indipendente in modo che siano garantiti gli interessi economici e militari dell’America, Israele e dei loro alleati europei".

  • Intervento umanitario - pretesto per un’aggressione contro un nemico, per ragioni geostrategiche.
  • Missione di pace - guerra che non puo’ essere dichiarata in quanto contrario ai dettami costituzionali.
  • Sicurezza interna - repressione violenta e brutale contro la popolazione.
  • Democrazia - una societa’ con economia di libero mercato capitalista.
  • Terrorismo - violenza contro di noi o i nostri alleati. La violenza fatta da noi e’ "contro-terrorismo", per definizione.
Esempio: "E’ stato assolutamente necessario l’intervento umanitario in Iraq. La nostra missione di pace avra’ adesso lo scopo di assicurare al paese una sicurezza interna adeguata, necessaria per proteggere la sua fragile democrazia dal terrorismo".
Traduzione: "Saddam Hussein se ne doveva andare. Gli abbiamo fatto la guerra anche se la nostra Costituzione ce lo impediva. Adesso abbiamo installato un governo nostro amico e lo proteggeremo qualora la popolazione locale volesse ribellarsi, anche a costo di ricorrere ad una repressione violenta e brutale”.

  • Neo-liberalismo - dominio economico in stile colonialista dei paesi piu’ deboli.
  • Democratico - uno stato senza barriere contro gli investimenti e la proprieta’ straniera.
  • Posti di lavoro - i profitti delle imprese.
  • Globalizzazione - economia mondiale controllata dalle multinazionali.
Esempio: "Gli Stati democratici adottano il capitalismo neoliberale perche’ hanno la saggezza di sostenere la liberta’ economica che oltre ad essere il piu’ efficiente sistema economico che l'uomo conosca per allocare risorse e capitali che consentono la creazione di moltissimi posti di lavoro, unira’ il mondo in un'economia globalizzata".
Traduzione: "I paesi accettano la nostra politica economica perche’ sanno che se rifiutano, useremo la forza per aprire i loro mercati ai nostri investimenti. La guerra economica, il Fondo Monetario Internazionale, i "Piani di ristrutturazione", la speculazione valutaria e il protezionismo, faranno crollare le loro economie, cosicche’ le nostre aziende possano saccheggiarle e generare cosi’ ingenti profitti”.

Percio’, ogni volta che leggiamo una notizia sul giornale o ascoltiamo il tg, dobbiamo tenere conto innanzi tutto di come sono cambiate le parole, ed interpretarle secondo il loro nuovo significato. Salvo che, in questo terzo millennio in cui la neo-lingua descritta da Orwell sta facendosi sempre piu’ strada senza che nessuno faccia qualcosa per contrastarla, non si riesca nuovamente, come gia’ avvenuto altre volte nel passato, ad accendere la luce della “Ragione”. A patto che non venga cambiato il significato anche di questa parola.

domenica 3 luglio 2011

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Contatto mentale

- Quindi sei anche tu…
- Che succede? Chi sei?
- Va tutto bene. Stai tranquilla. Io sono come te.
- Non e’ possibile…
- Credevi di essere l’unica?
- Questa cosa non mi piace. Esci subito da qui!
- Non arrabbiarti.
- Vattene e basta.
- Va bene, scusami, addio.
- Aspetta… fermati… torna indietro.
- Noi non crediamo sia giusto restare nella mente delle persone… se loro non ci vogliono.
- Cosa intendi con “noi”?
- Che ci sono altri come noi. Non siamo solo io e te.
- Sai, quando ti ho detto di andartene, non lo intendevo veramente. Ti ho detto “esci da qui” perche’ non ero preparata per…
- E ora lo sei? Adesso va meglio?
- Si’, meglio.
- Sento che sei ancora agitata.
- Credo sia normale. Tu non lo sei?
- No, e posso aiutare anche te a non esserlo.
- Va bene cosi’, non mi da’ fastidio.
- Non ti preoccupare, conosco un metodo per tranquillizzarti.
- Quale?
- Se ci apriamo l’uno all’altra, le cose diventano piu’ facili da comprendere.
- E questo che significa?
- E’ una cosa semplice. Abbattere le barriere ed unire le nostre menti. E’ cosi’ che impariamo ogni cosa uno dell’altra.
- Ogni cosa?
- Puo’ essere che dopo, la cosa non ci piaccia… ma almeno ci capiamo.
- Non mi va di farlo.
- Come vuoi. Comunque, sono entrato nella tua mente perche’ e' davvero molto carina. Molto ordinata, organizzata.
- Tu non mi sembri il tipo a cui piace l’ordine. Sicuramente sei uno che preferisce Kandinsky a Mondrian, non e’ vero?
- Abbiamo davvero bisogno di ordine?
- Non e’ forse cosi’ che s’impara a gestire il caos?
- Chi ti ha istruita?
- Cosa intendi?
- Chi ti ha insegnato tutto questo?
- Nessuno.
- Non e’ possibile. Non puoi combattere le brutture del mondo da sola.
- Non c’e’ bisogno di combatterle, basta tenerle fuori. Mi ci sono voluti anni per impararlo.
- Non ti seguo, dobbiamo comprenderci meglio. Apriamoci uno all’altra.
- Non lo so…
- Sara’ d’aiuto. E se c’e’ qualcosa di personale che non vuoi che io sappia, basta che tu metta un ostacolo.
- Un ostacolo?
- Se non vuoi che io sappia qualcosa di te, mettigli attorno un muro…
- Si’ ma… se spingi, il muro crolla e puoi vedere quello che sta dietro.
- Dipende da quanto e’ forte il muro. Comunque, non spingero’…
- Se lo farai, mi arrabbiero’ moltissimo.
- Non ti preoccupare. Non lo faro’. Apriamoci uno all’altra e in pochi secondi comprenderai tutto… lasciati andare…
- Si’… va bene, ma fai piano… Oh mio Dio! Aspetta… aspetta… Oh mio Dio! Fermati… fermati…
- Che c’e’? Ti ho fatto male?
- No. Dobbiamo parlare…
- Lo so.
- Scusami, mi sento sfinita. Le “unioni” sono sempre cosi’?
- No. Mai.
- Perche’ e’ stato davvero…
- Spaventoso?
- Meraviglioso… e spaventoso. E’ stata la cosa piu’ incredibile che abbia mai provato.
- Lo so.
- Lo so che lo sai. Non e’ assurdo?
- Lo so.
- Lo so che lo sai.
- Apriamoci ancora l’uno all’altra. Blocchi ancora un sacco di cose. Sembra che tu voglia tener fuori chiunque… ma se li lasciassi entrare, saresti piu’ felice.
- No grazie. Tutto quell’egoismo, tutto quell’odio e i pregiudizi meschini. E’ troppo.
- Ma c’e’ un’altra faccia della medaglia. C’e’ una rosa che sboccia nel cuore della persona amata. Devi solo permettere a te stessa di vederla.
- Credo che un po’ di privacy sia un bene.
- Certo, ma io voglio conoscerti il piu’ possibile.
- Ma tu gia’ mi conosci. E so cosa provi per me.
- Non e’ qualcosa che dovrebbe succedere…
- Lo so, ma l’hai pensato. E anche io.
- Questo potrebbe essere il nostro ultimo istante insieme.
- Lo so.
- Lo so che lo sai. Cosa faresti se fossi certa di poter vivere altri 20… 50… 80 anni?
- Nessuno puo’ avere questa certezza.
- Stai al gioco… che cosa faresti?
- Non lo so.
- Ti faresti una famiglia?
- Non lo so.
- Vorresti fare qualcosa di utile nella tua vita, aiutare qualcuno?
- Forse, credo…
- Oppure sprecheresti il tuo tempo… anche se e’ cosi’ prezioso?
- Sai perche’ le persone come me non si fidano di nessuno? Perche’ non e’ necessario. Conoscere non e’ attendibile.
- E’ difficile provare ad indovinare quello che vuoi.
- Ma c’e’ qualcosa di davvero eccitante nell’indovinare, non credi?
- Senza dubbio…
- Uniamoci ancora una volta…
- Niente piu’ ostacoli adesso?
- No. Niente piu’ ostacoli.

venerdì 1 luglio 2011

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La Democrazia

Non esiste un’Utopia che sia piu’ utopistica. Democrazia e’ una melodia che arriva da lontano. E’ un desiderio irraggiungibile, irrealizzabile, forse impossibile. Tuttavia la auspico, la sogno, la ammiro e talvolta, con nostalgia, la ritrovo seppellita sotto le rovine di quell’Atene ormai distante che ancora, pero’, riesco a far sopravvivere nella memoria.

Ma ditemi: che fine hanno fatto i dittatori? Sono tutti fuggiti? Tutti morti? Tutti ravveduti? Oppure siamo ancora imprigionati come animali in una dittatura silente, miserabile, che non ha piu’ il potere sui corpi come avveniva un tempo, ma che e’ diventata qualcosa di piu’ subdolo, viscido, ed esercita il suo potere sulle menti, sulla cultura, sui desideri, finanche sulla voglia di maturare, di formare il nostro spirito, la nostra anima, che viene strappata via ogni giorno da chi sa come manipolarci, sedurci, ingannarci.

Pare che nessuno si renda conto, nessuno che ammetta di essere complice, corresponsabile. E’ cosi’ facile scrollarsi di dosso le proprie responsabilita’… tutti paiono dormire. Come presi dal torpore, sonnecchiamo credendo scioccamente che il sonno nel quale ci siamo rifugiati ci terra’ lontani dalla silenziosa tragedia che ogni giorno si consuma fuori dalla fragile bolla di sapone che ci avvolge e ci accarezza.

Perche’ noi abbiamo la Democrazia…

Eppure, non e’ questa la Democrazia. E’ solo controllo della cultura diventata ormai monopolio di un Potere che da sempre si autoriproduce, sopravvivendo a tutto. E chi ama il Sapere, chi lo coltiva, alla fine non fa altro che divenire egli stesso uno strumento di questo Potere: un minuscolo anello in una catena malsana che chiamiamo societa’.

Non voglio restare a guardare questo mondo che, a piccole dosi, lentamente muore, che si lascia andare all’indifferenza ormai diffusa, congenita, quell’indifferenza nera come l’inchiostro che ormai ci scorre nelle vene al posto del sangue. Perche’ l’indifferenza la beviamo al mattino al posto del the, la mangiamo a pranzo e a cena, la assorbiamo ogni momento respirando e dai pori della pelle tramite le immagini che lente o velocissime scorrono davanti al nostro sguardo perduto, malinconico, sempre piu’ frequentemente apatico, assente. Quando invece, di fronte a cio’ che accade, dovremmo indignarci.

E dovremmo indignarci anche dinanzi all’uso disinvolto che talvolta viene fatto della parola “democrazia”.

Io non voglio che rimanga una parola come tante, un termine che vaga nel vuoto, venduto per pochi soldi da chi desidera solo arricchire ed imbellettare i suoi discorsi. Non voglio che salti qua e la’, da una bocca all'altra, senza mai sapere dove appoggiarsi. Voglio che diventi qualcosa di piu’. Voglio che si trasformi, o meglio che ritorni alle origini, che rivendichi il suo valore piu’ autentico, quello che la sua etimologia gia’ esprime in modo straordinario: governo del popolo.

Democrazia come rappresentazione del popolo, dunque. La nostra immagine proiettata laddove e’ necessario che idealmente ci siamo anche noi, la nostra mente, la nostra anima, la nostra volonta’ di creare una societa’ che con saggezza miri al bene comune e non solo al benessere di alcuni, al consumismo, all’utilitarismo delle cose, dei corpi e delle menti.

Scrive Walt Whitman: "Spesso abbiamo stampato la parola Democrazia. Eppure non mi stanchero' di ripetere che e' una parola il cui senso reale e' ancora dormiente, non e' ancora stato risvegliato, nonostante la risonanza delle molte furiose tempeste da cui sono provenute le sue sillabe, da penne o lingue. E' una grande parola, la cui storia, suppongo, non e' ancora stata scritta, perche' quella storia deve ancora essere messa in atto."

Quindi, Lei sta li’, girovaga, vagabonda… zingara. Da millenni attende che qualcuno la prenda per mano e la conduca cosicche' possa realizzarsi. Attende un popolo, un demos che diffonda la sua parola e che comunichi il suo messaggio. Aspetta con pazienza che il suo antico desiderio finalmente si avveri. Come Ulisse, sta facendo un lungo viaggio, accumula esperienze, conosce nuove realta’, nuove persone, ma ha una voglia folle di tornare a casa. E la sua casa e’ il popolo. Siamo noi. E’ in noi che deve vivere e noi dobbiamo accoglierla perche’ Lei e’ l’unica via per giungere ad un mondo migliore.

Come Nietzsche, dovremmo forse auspicare che Dio muoia di nuovo. Magari dovremmo sperare in una ventata d’aria pulita che ci risollevi dall’omologazione del “cosi’ fan tutti”, del “cosi’ e’ sempre andata”, del “nessuno puo’ farci niente”, dalla convinzione che tutto sia gia’ stato scritto, deciso, stabilito e che l’essere umano non abbia piu’ il potere di modificare il proprio destino. E la Democrazia in tutto questo puo’ essere nostra alleata, perche’ e’ aria nuova, fresca, leggera. L’aria della liberta’ che tutti desideriamo, ma non riusciamo ad ammetterlo in quanto ci fa troppo comodo restare nell’oblio, anche se costretti dalla convenienza e perennemente inappagati da inutili necessita’.

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Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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