martedì 28 giugno 2011

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Furberie italiche: il dimezzamento del numero dei parlamentari

- L'hai sentita la novita’? Pare che vogliano finalmente dimezzare il numero dei parlamentari. Le spese sostenute per tenere in piedi tutto quanto il carrozzone della politica sono diventate davvero onerose nella situazione di crisi economica in cui versa l’Italia.

- Io non credo che sia una buona idea…

- Come? Non lo credi? Ma sei sempre stata tu la prima ad arrabbiarti per i privilegi di cui gode la classe politica italiana.

- A parte che non e’ scritto da nessuna parte che i privilegi dei politici si riducano al ridursi del loro numero. Anzi, a pensar male, potrebbero anche raddoppiarseli dato che sarebbero in meno a dividersi la torta. In ogni caso, sono convinta che qualsiasi riduzione del numero dei parlamentari sia un’autentica fregatura per la democrazia.

- E’ interessante questo tuo cambio di rotta.

- Non e’ un cambio di rotta. Pensaci bene. Non riesci a vederla la fregatura?

- No. Sinceramente non riesco a vederla. Se gli italiani, invece di pagare mille parlamentari, ne pagheranno solo cinquecento, a me sembra un bel risparmio di soldi ed un duro colpo dato alla “casta”.

- Non e’ solo una questione economica. Se vuoi posso farti un esempio cosi’ che il mio concetto possa essere piu’ chiaro. Bada bene, e’ un esempio estremo che serve ai fini della discussione. Quindi accettalo cosi’ com’e’…

- Va bene…

- Allora, ipotizziamo due situazioni: una in cui il Parlamento e’ composto da un’unica persona (benche’ eletta dalla maggioranza degli elettori) e un’altra che in cui il Parlamento e’ composto dalla totalita’ dei cittadini senza che nessuno abbia eletto nessuno se non se stesso. Secondo la logica dov’e’ che c’e’ piu’ democrazia?

- Indubbiamente nella seconda ipotesi. Inizio a comprendere il senso del tuo ragionamento: c’e’ tanta piu’ democrazia quante piu’ sono le persone che riescono ad essere elette nell’assemblea parlamentare.

- Esatto. Nel primo caso dell’unico eletto si avrebbe in pratica una dittatura. Nel secondo caso si avrebbe l’utopia di una democrazia totalmente partecipata. In ogni modo, cio’ non toglie valore al concetto e cioe’ che la democrazia e’ direttamente proporzionale al numero degli eletti. Ecco perche’ un’assemblea parlamentare piu’ numerosa fornisce maggiori garanzie di una piu’ ristretta.

- Ma in questi momenti di crisi, magari, conviene rinunciare ad un briciolo di democrazia per risparmiare un po’ di soldi, non credi? E comunque, cinquecento parlamentari sarebbero sempre un bel numero rappresentativo della volonta’ popolare.

- Lo sarebbero esattamente al 50% di quanto lo sono oggi. Io non venderei un briciolo di democrazia e di liberta’ per niente al mondo, ma in ogni caso hai certezza che il loro dimezzamento sia davvero conveniente? Magari, dietro questa proposta c’e’ in agguato qualcosa di piu’ grosso spacciato per convenienza economica...

- Se chiedi alla gente, tutti sono d’accordo. Solo i parlamentari non lo sono.

- Sai qual’e’ una delle prime cose che s’imparano giocando a scacchi? A non cadere nelle trappole. Talvolta puo’ essere appetibile eliminare la regina avversaria. Il giocatore sprovveduto guarda solo la convenienza immediata. Ma a cosa serve far fuori la regina se quella mossa portera’ poi a perdere la partita? Si vince non in base al numero dei pezzi che ci rimangono sulla scacchiera, ma per come li abbiamo saputi muovere… oppure per come abbiamo obbligato l’avversario a muoverli. Bisogna sempre diffidare delle situazioni che ci sembrano troppo convenienti, perche’ dietro ci potrebbe essere la fregatura. E quella gente li’, quella che sta lassu’, a questo “gioco di scacchi”, fidati, sa giocare molto bene.

- E dove sta la fregatura?

- Sta nella furbizia di far sembrare il dimezzamento del numero dei parlamentari come la cura in grado di risolvere gli aspetti negativi della politica e farlo apparire al popolo bue come vantaggioso.

- E tu, invece, pensi che sia una trappola…

- Sai come dicono in Russia? “Il formaggio gratis lo trovi solo nella trappola per i topi”. E indovina un po’ chi sono i topi. Sinceramente, credo che questa mossa fara’ ottenere a chi oggi ha il potere e comanda cio’ che realmente vuole. Qualcuno che oltre al potere politico, possiede anche quello economico e mediatico. Ridurre il numero dei parlamentari conviene soprattutto a lui. Cosi’, mentre tutti credono che tale provvedimento sia controproducente per i politici, in realta’ c’e’ qualcuno che raggiunge il suo obiettivo esattamente come lo raggiunge un giocatore di scacchi che sacrifica la regina per poter vincere la partita in poche mosse.

- E’ qui che non riesco a comprendere fino in fondo… perche’ dovrebbe essere vantaggioso per chi comanda?

- E’ semplice. Oggi, con l’attuale legge elettorale, in Parlamento ci va solo chi e’ nominato dal capo di un partito…

- Questo si sa. E’ una vecchia questione. In effetti, e’ una legge schifosa…

- Certo che e’ schifosa! Ma a questo aggiungi che a capo del governo di solito ci va l’uomo che ha fatto eleggere in parlamento tutta quanta la sua maggioranza. Una maggioranza che verso di lui ha quindi un obbligo di riconoscenza e che mai lo sfiducera’. Oltre a cio’ unisci che quest’uomo potrebbe anche essere il piu’ ricco d’Italia. Qualcuno che, se gli mancano una ventina parlamentari, li puo’ tranquillamente comprare fra quelli che stanno all’opposizione, corrompendoli con soldi, donne, incarichi di potere e posizioni di prestigio nelle proprie aziende. Ebbene, venti parlamentari su mille rappresentano un 2% del totale del Parlamento. Una percentuale che, in momenti di crisi, puo’ essere necessaria ad un governo per non cadere. Ecco… se i parlamentari fossero la meta’, basterebbe comprarne solo dieci per avere lo stesso 2%. E se per assurdo in Parlamento ci andassero solo cinquanta eletti, per avere lo stesso 2% sarebbe sufficiente “convincere” solo Scilipoti.

- In questo modo si rende agevole il percorso di chi per governare si affida alla pratica della corruzione…

- Esatto! Una bella fregatura, non credi? Percio’, in un sistema in cui il mercato delle vacche e la compravendita dei parlamentari e’ diventato “metodo di governo”, e non esiste alcuna legge che risolva il conflitto d’interessi di un miliardario che riesce a farsi eleggere premier, il rimedio per tagliare i costi della politica non e’ tagliare il numero dei parlamentari, ma tagliare i loro stipendi. E, se cio’ non fosse sufficiente, tagliar loro anche qualche altra cosa.

sabato 25 giugno 2011

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Le 30 cose che farei (o non farei) all’Inferno

Metterei i tappi di cera nelle orecchie. I troppi lamenti m’infastidirebbero.

Berrei molto the, per non rischiare di disidratarmi.

Rinuncerei a sciare... e mi troverei un nuovo hobby.


Dimenticherei il cornetto "cuore di panna" e lo sostituirei con la cioccolata viennese.

Mangerei tutto quello che mi piace, tanto non dovrei preoccuparmi per il peso. Sarei in una sauna per tutto il tempo!

Eviterei il trucco. Tanto, per il calore, si scioglierebbe tutto.


Eviterei di dire “mioddio”, “santocielo” o cose simili. Il Diavolo potrebbe offendersi.

Esplorerei i cumuli di cenere. Potrei riconoscere qualche vecchio amico (o nemico), qua e la’.

Imparerei qualche barzelletta sul paradiso, su Dio e su San Pietro. Potrebbero venirmi utili per far ridere il Demonio.


Cercherei in giro Mikhail Bulgakov (non puo' essere altro che all'Inferno) per farci una bella chiacchierata. Sono certa che avrebbe molte cose affascinanti da raccontarmi.

Mi accontenterei di guardare sempre lo stesso film, l’unico proiettato nelle sale cinematografiche infernali: “Il diavolo veste Prada”.

E se ci fosse davvero Prada, allora porterei con me la carta di credito e farei acquisti fino allo sfinimento. Tanto, poi, il conto non lo pagherei. Morta e disonesta, altrimenti come potrei essere all'Inferno?


Godrei nel sapere che tutti i preti, i papi, i rabbini e gli ayatollah presenti sarebbero usati come spaventapasseri.

Visiterei il museo dei dittatori e dei criminali di guerra, e scatterei qualche foto con loro mentre vengono fritti.

Imparerei a memoria “Light my fire” dei Doors per fare karaoke.


In un posto cosi’, con tanta carne e un sacco di fiamme, potrei finalmente dedicarmi al barbecue.

Eviterei assolutamente di usare l’auto a benzina. Prenderebbe fuoco. Molto meglio quella elettrica.

Peccato non poterlo fare, ma se fumassi potrebbe essere l’occasione giusta per smettere. Tanto sarei gia’ morta; inutile uccidermi ancor di piu'.


Poiche’ la “pena” da scontare all’inferno sarebbe la ricompensa finale che avrei meritato per essere stata buona (cioe’ cattiva), me la terrei con orgoglio.

Saprei che “puttana” sarebbe un complimento, mentre “dolce” no.

Ricorderei tutte le buone abitudini che mia madre ha cercato di insegnarmi fin da bambina… e farei l'esatto contrario!


Ringrazierei il cielo (anzi l’inferno) per essermi tenuta le mie tettine evitando di gonfiarmele col silicone. Il calore lo scioglierebbe.

Allo stesso modo, eviterei di indossare tutine in latex. Si scioglierebbero subito anche quelle.

E per lo stesso motivo… niente preservativi!


Se fossi “fredda”, diventerei “calda”.

Mi asterrei assolutamente dall'essere fedele e monogama. In giro ci sarebbero troppi tipi interessanti.

Se ci fosse una sezione speciale per le orge, richiederei la tessera.


Vorrei avere un tête-à-tête col Marchese de Sade, ma solo se non si facesse chiamare "divino".

Se il Marchese fosse troppo impegnato, potrei ripiegare anche di Erzsébet Báthory, purche' lasciasse a me l’uso della frusta.

E poi, mi rilasserei e mi divertirei il piu’ possibile. Dopo tutto, non e’ per questo che esiste l’Inferno?

martedì 21 giugno 2011

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Le vacanze, la crisi, il treno e la “decrescita obbligata”

E’ bello parlare di vacanze. Oggi inizia l'estate. Il periodo vacanziero e’ alle porte. La gente gia' si prepara e sono imminenti le partenze per raggiungere i luoghi dove molti trascorreranno una bella e meritata vacanza. Piacerebbe anche a me, ma per la prima volta, quest’anno, mi ritrovo costretta a rinunciarvi, perfettamente in stile con quella che io chiamo “decrescita obbligata”.

Finora la decrescita e’ stata per me una scelta personale, cosi’ come credo sia per molte persone, come ad esempio rinunciare a vestiti od oggetti di griffe per quelli che si trovano sui banchetti dei mercatini a minor prezzo, oppure evitare i ristoranti per qualche pizza in piu’. Pero’, nel momento in cui la decrescita diventa un obbligo, significa che s’inizia a collidere con quell’ineluttabile fase discendente che in piu’ di un’occasione, come una Cassandra, ho preannunciato.

Il piu’ grande nano degli ultimi 150 anni direbbe che la sfiga, se la si evoca con il pessimismo alla fine ce la tiriamo addosso, ma essendo tzigana so bene che la fortuna e la sfortuna non si fanno influenzare tanto dalle analisi economiche che sempre fotografano una realta’, quanto dipendono dalle politiche scellerate messe in atto da personaggi che, invece che nei parlamenti dovrebbero stare in galera.

Prima che pero’ arrivi qualcuno ad accusarmi di drammatizzare troppo la situazione oppure, dall’altra parte, a reclamare che c’e’ gia’ chi da un pezzo decresce non arrivando alla fine del mese, e’ giusto che precisi una cosa: c’e’ differenza tra “decrescita obbligata” ed “avere pochi soldi”. “Decrescita obbligata”, infatti, significa abbandonare non solo cio’ che e’ indispensabile, ma anche cio’ che e’ privo di alternativa. Non significa dunque dover lasciare l’automobile, ad esempio, per i mezzi pubblici o la bicicletta. Significa rinunciare senza avere un’altra soluzione disponibile. Quindi andare a piedi.

E credo che, se nel futuro le cose non cambieranno, mi trovero’ sempre piu’ spesso a fare di queste scelte.

Chi legge il mio blog sa che adoro viaggiare in treno. Un mezzo che ho sempre preferito rispetto all’auto oppure all’aereo. E’ col treno che, almeno due volte l’anno, mi reco in Italia a far visita a mio padre, ed ogni volta ho da ridire contro i prezzi sempre piu’ alti del biglietto. Da quest’anno, pero’, sono costretta ad una scelta drastica: non posso piu’ permettermi questo viaggio due volte l’anno ed anche per le vacanze estive, che normalmente univo ad uno di questi viaggi, dovro’ rinunciare.


Il prezzo del biglietto ferroviario, andata e ritorno, costa ormai uno sproposito, almeno per quelli che sono i miei criteri. Soltanto per il tratto italiano, cioe’ dal confine alla citta' dove vive mio padre, in seconda classe ci vogliono piu’ di 200 euro, ai quali se ne devono poi aggiungere altrettanti per il tratto da Tokaj all’Italia. Qualcosa d’improponibile se si tiene conto che in Ungheria la paga lorda per chi lavora in fabbrica corrisponde a circa 10.000 euro l’anno.

Non sono un’operaia, faccio la contadina, ma in ogni caso anche se fossi un’impiegata in banca, un’insegnante o una commerciante, avrei lo stesso problema: non posso piu’ permettermelo. Soprattutto non me la sento. Non e’ avarizia. E’ una questione di coscienza. Non e’ infatti solo il non potermelo permettere, e’ proprio che mi viene male se penso cosa significa una cifra simile per molta gente nel mio paese: un vero lusso.

Quindi, in questa mia “decrescita obbligata”, ho inserito anche i viaggi in treno. In treno, capite? Quello che ci fanno vedere in tanti film che i nostri nonni usavano caricando insieme bambini e galline. Il mezzo che nel secolo scorso ha consentito alla gente povera di muoversi e che dava a tutti la liberta’.

Oggi anche il treno e’ diventato un lusso che neanche la classe media puo’ piu’ permettersi. Certo, qualcuno obiettera’ che esistono i voli low cost, aerei che possono sostituire il treno e che con 50-60 euro si puo’ da Budapest e arrivare a Milano con poca spesa. Ma a parte che trovare i biglietti a basso costo e’ davvero un’impresa difficile (finora il minimo che mi e’ capitato di pagare, incluse le tasse ed il sovrappiu’ per il peso del bagaglio, e’ stato 150 euro), si deve considerare che al costo dell'aereo va comunque aggiunto il prezzo del biglietto ferroviario da Tokaj a Budapest e poi quello da Milano fino alla citta’ dove vive mio padre. E se si fanno bene i conti, alla fine il risparmio e’ davvero minimo.

Probabilmente, ed ora lo comprendo, quello che mi concedevo prima, cioe’ viaggiare in Italia due volte l’anno e farmi una vacanza estiva lontana da casa era un lusso. Non potro’ piu’. E’ la “decrescita obbligata” e dovro’ percio’ accontentarmi di vedere mio padre una sola volta l’anno. E’ doloroso. Qualcuno ha fatto in modo che fosse cosi’, qualcuno ha lasciato che tutto cio’ accadesse, e c'e' chi cerca anche di convincerci che abbiamo bisogno di questi treni supercostosi per “sostituire le automobili”. Pero', quando si riferiscono alle automobili, pensano forse alle Ferrari?

Una soluzione per non rinunciare alle mie abitudini potrebbe essere quella di adottare di nuovo un vecchio metodo. Quello che chiamavo della “marchetta vacanziera”. Consisteva nel mettermi d’accordo con un cliente, un single, un separato o comunque qualcuno che non avesse impegni familiari, per passare con lui la vacanza facendogli da “fidanzata” in cambio di una cifra bassissima purche’ mi portasse in qualche bel posto.


Oggi, anche se non sono piu’ cosi’ giovane e carina come una volta, potrei affidarmi allo stesso sistema, magari senza pretendere soldi, accontentandomi solo della vacanza pagata. Nonostante siano passati molti anni da quando lo facevo per mestiere, credo di essere ancora appetibile (molti me lo confermano) e magari qualcuno potrebbe aver bisogno di una guida, un’assistente, un’interprete per essere accompagnato (o accompagnata dato che per me uomini o donne non fa alcuna differenza) in un paese dell’est Europa: Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Romania, Bulgaria, Ucraina, Russia. Conosco un po’ le lingue, conosco le citta’, gli alberghi, i ristoranti. So muovermi, destreggiarmi nelle situazioni, conosco la cultura, la storia, l’arte, la letteratura e molto altro. Insomma, potrei propormi per un servizio davvero completo in tutta rilassatezza e, come dicevo una volta, senza stare a guardare l’orologio. Anzi, in questo caso il calendario.

Unica condizione e’ che si possa viaggiare in treno o tuttalpiu’ in battello fluviale che’, come ho detto piu’ volte, in aereo non mi diverto e l’auto nei lunghi tragitti mi fa stare male. L’aereo, se mai, potrei prenderlo solo se si trattasse di un viaggio in qualche luogo lontano, esotico, tropicale, dove fra l’altro, oltre a tutto il resto, potrei essere anche un’ottima compagna nelle immersioni subacquee.

E’ questo l’unico modo che mi permetterebbe di poter far le vacanze quest’anno. Altrimenti, com’e’ facile capitera’, l’estate la passero’ tranquillamente qui, a casa mia, che' in fondo, se ci penso, non si sta poi cosi’ male.

lunedì 20 giugno 2011

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Cosi' va il mondo

Oggi, sempre per parlare alla "pancia" di chi mi legge, sperando di suscitare una riflessione sul futuro che ci attende, o quanto meno attende coloro che sono governati da una manica di cialtroni, incompetenti ed incapaci, concentrati solo a mantenere al sicuro i propri privilegi, vorrei riportare per intero un articolo apparso su quel giornalaccio giustizial-comunista che e' Il fatto Quotidiano.

Il perche', contrariamente ad altre volte in cui ho indicato solo il link, questa volta riporto l'articolo per intero, parola per parola, e' che oltre a condividerlo totalmente e a sottoscrivere la perfetta analisi del giornalista, alla fine vorrei fare alcune brevi considerazioni che renderanno chiaro quello che penso su cio' che probabilmente accadra' in Italia in un futuro non troppo lontano.


Sei meno e cosi' va il mondo
di Furio Colombo

La prima parola del titolo che vedete qui sopra e' un verbo. Tu sei meno. Vuol dire che mentre studiavi o lavoravi, e – alcuni più di altri – davi il meglio di te stesso per essere pronto o per essere all’altezza o per essere piu' bravo, avveniva uno strano fenomeno di cui manca la spiegazione: tutto diventava piu' piccolo. Il tuo valore, il tuo peso, l’utilita' di cio' che sai fare, la paga, il desiderio o la necessita' di averti in un certo posto o mansione.

“Dobbiamo rispondere alle sfide di un mondo globalizzato”, ti dicono. Il mondo globalizzato chiede sempre un’altra cosa, che non e' quella che le persone, per l’esperienza fatta o il corso di studi e di specializzazione, sono in grado di offrire. Come nella messa in scena di un testo o di una partitura soggetti a diverse interpretazioni, c’e' da aspettarsi una serie abbastanza vasta di alternative.

A volte le spiegazioni sono costernate e gentili, si attengono al criterio della dura necessita' che ha cambiato le carte in tavola. A volte esplode, franco, e persino innocente, il disprezzo, come e' accaduto al ministro Brunetta in un convegno a cui erano presenti molti precari della “funzione pubblica” (una volta si diceva “statali”, definizione meno elegante ma molto piu' solida). Ha detto Brunetta ai precari: “Siete l’Italia peggiore”. Brutta frase, che – come sempre il lapsus – ha una parte di vero. C’e' qualcosa di peggio del lavorare su un piede solo, senza sapere se e quando si potra' appoggiare l’altro?

Ma esistono molti percorsi verso la fine o il discredito del lavoro, che sono sorprendenti e imprevisti, oppure sono delle vere rivelazioni. Per esempio, esplode l’azienda modello e si rivela un vermaio, come e' accaduto a Parmalat. Oppure l’azienda resta modello ma vende i lavoratori insieme con il prodotto, come e' accaduto alla Vodafone. Oppure si vende la stessa azienda, mentre funziona e va bene ed e' carica di contratti, con una serie di passaggi di proprieta' fino a quando si sperde il filo. L’azienda c’e' ma non sai di chi, e se non paga non sai piu' (ne' gli interessati ne' il giudice) a chi rivolgerti. Poi c’e' la Fincantieri che “dismette” parti di possenti officine famose nel mondo, per un totale di 2.500 operai e ingegneri, con la modesta motivazione: in un mondo insicuro c’e' poca richiesta di navi, fingendo di non sapere che non esiste alternativa tecnologica, e che il mondo insicuro continuera' per forza ad andare per mare.

Se ti fermi a pensarci un momento, ti rendi conto che una formula per definire il mondo in cui viviamo e' la seguente: meno paga per chi lavora, meno fondi per chi produce, meno lavoro per chi lo chiede, meno sanita' per gli ammalati, meno scuola per i piu' giovani, meno ricerca per i piu' preparati, meno risorse per gli Stati al punto da minacciare la bancarotta di interi Paesi.

C’e' una contraddizione: il mondo resta ricchissimo. Anzi, non e' mai stato tanto ricco. Quello che conta e' portare via i soldi, subito e tanti. La visione non sara' la stessa che sta pesantemente cambiando la concezione della vita e della convivenza nel mondo? I nuovo protagonisti sono piccoli e grandi Madoff, non quanto a tecnica, ma quanto a “filosofia”. Pero' che cosa sappiamo delle autorita' monetarie e finanziarie del mondo che tutelano costantemente le ricchezze accumulate, spostando tutto il peso sulla massa di coloro che lavorano sempre di piu' e guadagnano sempre di meno in nome di non si sa quale penuria?

Un giovane ingegnere appena assunto in Italia (dunque un miracolato) mi ha raccontato il colloquio con il manager delle risorse umane: “L’orario e' di otto ore, come dice il contratto. Ma noi ci aspettiamo una presenza lavorativa di undici ore”. Racconta il felice neo assunto che nessuno, in quella impresa, resta sul posto meno di undici ore, e che la gara e' lavorare di piu' per una paga minore. Eppure non sanno se stanno lavorando per il comune futuro di impresa e dipendenti o per un accumulo di ricchezza, a meta' strada fra la siccita' che si espande e l’abbondanza di paradisi terrestri, che sono altrove e non sono soggetti ai tagli.

Sul New York Times del 13 giugno Paul Krugman, giornalista brillante e Nobel per l’economia, ha scritto con sarcasmo che esiste, da qualche parte, nel mondo dei grandi regolatori della finanza internazionale, un “Pain Caucus” o Comitato della Sofferenza. Decide di volta in volta dove cadra' il taglio, e come rendere piu' aspra la vita dei cittadini. “Sono molto fantasiosi i membri di questo comitato della sofferenza – sostiene Krugman – E trovano sempre un modo nuovo per infierire. Pero' una cosa e' certa: si impegnano a tener fuori da preoccupazioni e fastidi la grande rendita”. In altre parole, Krugman propone una chiave di lettura: non c’e' siccita' di risorse. C’e' una parte del mondo che mette al riparo enormi ricchezze, e autorita' finanziarie e monetarie che ne proteggono il percorso imponendo politiche cosi' dure sugli individui che lavorano, che possono abbattere un intero Paese (vedi la Grecia, che tutti ormai ci siamo abituati a considerare una pericolosa fuori legge).

Se qualcuno dei lettori vorra' raccontare questa battuta di Krugman, ricordi che l’estroso commentatore del New York Times non frequenta i Centri sociali. Ha la cattedra di Economia all’Universita' di Princeton, Stati Uniti.

Alcune considerazioni

In Grecia, nel tentativo di salvare il paese dalla bancarotta, la politica fiscale, invece di aumentare le tasse sui redditi piu' alti e dare spazio ad un'imposta patrimoniale che avrebbe danneggiato le banche e i grandi capitalisti, ha affrontato la via del rilancio dell'economia riducendo l'imposta sul reddito ed aumentando quella sui consumi, cioe' l'IVA che e' adesso al 23%. In tal modo gli unici penalizzati sono i ceti piu' bassi, quelli che non hanno neppure piu' un salario su cui far conto e tanto meno un patrimonio su cui pagare le tasse, quindi risparmiando l'imposta sul reddito, ma che ogni giorno si alzano col problema di avere i soldi per comprarsi almeno un po' di pane e latte per sopravvivere. Pane e latte il cui aumento di prezzo causato dell'IVA piu' alta non tocca certamente chi puo' contare su un alto e sicuro reddito, oppure per chi ha patrimoni da consumare, ma che diventa insostenibile per i pensionati, i disoccupati, i lavoratori a basso reddito.

Oggi leggo la notizia che la signora Marcegaglia e gli industriali italiani hanno proposto che la riforma del fisco, che dovrebbe trovare le risorse necessarie sia per il riallineamento del defict sia per un abbassamento delle aliquote IRPEF (quelle sui redditi), dovrebbe partire proprio da un aumento dell'IVA.

Nonostante in tv i soloni della politica e dell'economia da mesi ci abbiano abituati a credere che l'Italia (forse) non e' in pericolo come la Spagna (come se stare aggrappati sul ciglio di un burrone tenendosi con una mano oppure con due facesse una grande differenza), che il ministro Tremonti ha saputo tenere i conti in ordine e che le banche italiane non sono esposte con la Grecia come quelle di altri paesi, oggi, 20 giugno 2011, alla notizia che la nazione ellenica e' sempre piu' vicina al default, la borsa italiana perde il 2,60% (arrivando a perdere in giornata fino a quasi il 3%), mentre la media della perdita in Europa, inclusa la Spagna, e' dell'1,50%.

Cio' che ha fatto scendere il listino italiano piu' degli altri, pare sia l'enorme pressione di vendita sui titoli bancari, soprattutto della banca Monte dei Paschi di Siena che oggi ha perso quasi il 20% a causa di un aumento di capitale da 2 miliardi di euro reso necessario per il rimborso dei famosi "Tremonti bond" (qualcuno se li ricorda?), e che con la situazione greca, ovviamente, non c'entra niente. Almeno cosi' dicono...

Infine, considerazioni di altro tipo ma pur sempre significative, cioe' riguardo al rapporto esistente in Italia fra i cittadini e coloro che dovrebbero farsi carico dei loro problemi, si possono fare anche leggendo questo articolo.

domenica 19 giugno 2011

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Perche' a Cota girano i coglioni?

Pontida, 19 giugno 2011 - Bossi, Calderoli e Maroni sembrano felici. L'unico a non sorridere dal palco della Lega e' il Governatore Cota. Perche'?

⇑ Scopriamolo cliccando sulla foto qui sopra ⇑

E poi... tutti a pappare!





sabato 18 giugno 2011

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Il bacio

Scrivere qualcosa sul bacio non e' semplice. Ci ho pensato un po'... avrei voluto iniziare con l'elencare tutte quante le sfaccettature di questo gesto affidato alle labbra: la storia del bacio, la filosofia del bacio, il significato del bacio, e tutte quelle menate che di solito vengono utili per riempire una pagina di un blog. Ma, dopo aver scritto una valanga di cose, quasi tutte banali, avrei concluso senza aver detto niente. Il bacio non si puo' spiegare con le parole.

L'unico modo serio per parlarne e' dunque mostrarlo. Una selezione di fotografie che ho scelto ed alle quali, ciascuno, puo' attribuire, la storia, la filosofia, il significato e tutte quante le menate che vuole. Non e' un concorso a premi e non si vince niente, ma ognuna di queste foto potrebbe essere lo spunto per un pensiero, per un commento, per l'inizio di una piacevole discussione. Chissa'...
E, volendo, se ne potrebbero aggiungere molte altre.

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giovedì 16 giugno 2011

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Transylvania

Fatemi un favore, se vi capita, qualora lo trovaste in giro, in dvd, in internet oppure in qualche cinema di periferia (esistono ancora?)... non fatevelo scappare. Non potete non vederlo. Nen e' consentito. Non ve lo permetto.

Guardatelo tutto, dall'inizio alla fine, senza far commenti, senza interruzioni. Guardatelo in silenzio. Cercate di coglierne i colori, ascoltarne i suoni, gustarne i sapori, gli odori che, sono sicura, vi arriveranno dallo schermo e che, anche il giorno dopo vi sentirete appiccicati addosso. E poi tornate qui e ditemi tutto cio' che ha suscitato dentro di voi.

Non staro' a raccontarvi la trama. Sarebbe banale e persino inutile perche', anche se carica di poesia, non e' certo la trama la cosa piu' interessante. Vi mostrero' solo alcune scene secondo me fra le piu' suggestive cosi' da sollecitare un po' di curiosita', e per farvi capire che, se per caso vi piacessero solo i cinepanettoni e i colossal targati Hollywood, perdereste tempo con questo film e comprendereste con certezza assoluta che non avreste niente, ma proprio niente, in comune con me.

domenica 12 giugno 2011

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L'essenza impronunciabile del male

Oggi vorrei dare una risposta a Gio che, nel suo blog, ha scritto un post ponendo una domanda alle sue lettrici, ad una qualsiasi oppure a tutte, non ha importanza quale, poiche' cio' che e' importante per lui pare la risposta e non tanto chi sia in grado di fornirgliela.

Si sa che internet e' il luogo in cui le persone si lasciano spesso andare nel confessare a degli sconosciuti le proprie gioie, i propri dolori, i propri entusiasmi ed i propri drammi, senza tener conto della vacuita' dell'ambiente virtuale e di come, a volte, tutto cio' che viene raccontato sia comunemente interpretato in modo diverso da quelle che sono le reali intenzioni di chi scrive. Ma al di la' dei toni retorici che possono essere presenti in post di tal genere, cio' che mi ha fatto decidere di rispondere e' che, in parte, ho sentito quella domanda rivolta un po' anche a me.

Cio' che scrive Gio e' molto triste. Lo riporto di seguito in modo che, se per qualche ragione l'originale (QUI) andasse perduto, questo post non rischiera' di restare privo di senso.

"In effetti sono molto sciocco.

Per anni ho chiesto ai miei amici di domandare alle ragazze che conoscevano se mai avrebbero preso in considerazione l'idea di poter avere una relazione con uno storpio (non uno qualunque: uno pure fuori di testa, cioè me).

A oggi nessuno ha mai soddisfatto la mia curiosità, non so se per indifferenza o pietà.

Ho una fotografia della mia schiena, scattata qualche settimana fa, che fa venire i brividi perfino a me.
Io stesso provo pena per quel poveretto deturpato dall'azione paziente, meticolosa dell'impersonale, meccanica, forza di gravità, che ha rotto la simmetria e la grazia di un corpo ora orribile.

Immagino il dolore, la fatica, il destino di certo non roseo di quello sventurato che sono io.

La serenità con la quale vivo ogni giorno non è sensata se considero il mio passato e penso il mio futuro, ma senza quest'autentica follia motrice, ne sono certo, la mia vita sarebbe oggi ancora più misera di quanto non sia.

Sembra, la mia schiena, una struttura elastica sul punto di esplodere, come se il ribollire di un fluido maligno stesse facendo cedere pelle, muscoli e ossa che, a fatica, contengono un grumo maledetto che vuole aprirsi un varco nelle mie carni.

M'è venuto in mente che potrei chiederlo a te.

Dopotutto la maggior parte delle mie lettrici è donna, di età prossima alla mia.

E vorrei capire da te qual è l'effetto di un'immagine simile, ben sapendo che può essere, questo, solo una frazione dell'asprezza del confronto con la mia realtà.
Vorrei capire se ho ragione di credere che il dolore vincerebbe su tutto, a meno di non essere sovrastato addirittura dal disgusto, che tuttavia di certo non risiede nel tuo cuore.

Allora, la vuoi vedere l'essenza impronunciabile del male?
Vuoi darmi una risposta da tanto tempo attesa?
E cosa senti, dentro, adesso?"

Ebbene, credo che, per quanto possa essere terribile la nostra esistenza, il dramma che c'impedisce di guardare il mondo sotto una luce diversa da quella cupa in cui troppe volte, in modo assai poco logico, ci si crogiola, qualcosa di cosi' presente nei nostri pensieri da sentire l'esigenza di parlarne ogni momento, persino in un contesto come questo, di fronte a chi di certo, anche se volesse, non avrebbe mai il potere di risolvere i nostri problemi, non saremo mai noi i primi nella lista dei piu' defraudati.

Per ogni grammo di fortuna, amore, apprezzamento, considerazione che sentiamo di non aver ricevuto, oppure che crediamo ci sia stato tolto, c'e' sempre chi di tutto cio' e' stato derubato molto piu' di noi. Chili, quintali, tonnellate di fortuna, amore, apprezzamento, considerazione disciolti nel mare dell'esistenza umana che sono finiti in minima parte anche nelle nostre tasche. Su questo dovremmo ogni tanto riflettere perche' c'e' sempre chi le nostre sofferenze, per quanto grandi, le prenderebbe volentieri scambiandole con le sue.

Di fronte a cio' che la vita ci ha riservato, di fronte a cio' che crediamo ci sia stato tolto, di fronte anche alla piu' terribile delle condizioni umane, l'unico rimedio che davvero ha una possibilita' di funzionare e' la forza interiore: la dote piu' grande che una persona possa avere, al di la' dell'aspetto fisico e al di la' di qualsiasi dramma possa essere quello vissuto.

Ci sono cose che sono peggiori della morte, lo sappiamo bene, e' una banalita' soltanto scriverlo, ma chi e' forte riesce a superare qualsiasi ostacolo, anche il piu' invalicabile. Chi e' forte, prima o poi ce la fa a riappropriarsi di quel grammo, chilo, quintale o tonnellata di cio' che gli e' mancato o che pensa gli sia stato rubato. Ed e' qui la risposta a alla domanda di Gio: l'amore per esistere ha bisogno di una forza immensa che va oltre il mero desiderio e chi questa forza non la possiede, difficilmente riuscira' a creare una relazione improntata su tale sentimento.

Il video che ho inserito mostra chi di questa forza, di fronte a tutto cio' di cui la Natura lo ha privato, ha fatto quasi la sua ragione di vita.



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Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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