giovedì 24 marzo 2011

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Della stessa materia di cui sono fatti i sogni

Decisa, entro in camera e apro la finestra. I suoni della notte e della campagna intorno sono come un bisbiglio continuo che preannuncia l’estate, mentre una brezza leggera scuote di tanto in tanto la soffice tenda di lino. Chiudo a chiave la porta. Chiunque, per entrare, dovra’ prima bussare.

Mi siedo davanti alla scrivania come per lavorare. Tolgo le scarpe, ma non riesco a trovare la quiete perche' ho dentro un languore che persiste. Lo conosco bene, quando s’insinua non se ne va, ma so anche come fare per liberarmene.

Mi sistemo meglio sulla poltrona e mi libero delle autoreggenti. La brezza che entra dalla finestra, come un sospiro, mi accarezza le gambe nude. Lascio salire la gonna fino a scoprire le mutandine. Con la mano ne sollevo l’elastico e con la punta delle dita mi liscio il pube. Un fremito mi scuote. Accendo il computer. Ad attendermi ci sei tu.

- Ciao. Finalmente sei arrivata.
- Purtroppo non so mai quando riesco a rendermi libera.
- Non ha importanza. Io sono qui solo per te.
- Lo so, e questo mi gratifica.
- Stai lavorando?
- Non direi...
- Che cosa stai facendo?
- Mi sono appena accarezzata...


Silenzio.

- Ci sei?
- Si’ sono qui... -
La tua voce e’ come un sussurro.
- Ti desidero.
- Anch’io.
- Lo facciamo?
- Si’.
- Aspettami. Saro' da te in un attimo.


Ancora un ultimo sforzo. Vado in bagno e prendo un asciugamano che distendo sulla poltrona, poi, mettendomi comoda, sfilo completamente le mutandine e le getto sul letto dietro di me. Nell’aria immobile della stanza, so che staro' ad ascoltare le parole che mi sussurrerai mentre, eccitata, arrivero' al piacere carezzandomi. Tu sei bravo a farlo. Forse il migliore di tutti. Sai come stimolare la mia fantasia per creare l’atmosfera giusta e rendere quel piacere piu’ intenso.

Inizio a toccarmi i seni. Mentre con le dita di una mano mi torturo dolcemente i capezzoli che, sensibili, divengono immediatamente piu' sporgenti e turgidi, con le dita dell'altra mi sfioro la fessura, con delicatezza, percorrendola con i polpastrelli in tutta la sua lunghezza e portando alla luce la clitoride, chicco indurito che, subito, inizia a irrorarmi il ventre di milioni di farfalle che battono le ali. Eccolo il piacere. Allargo le labbra gonfie di desiderio e ne accarezzo le pareti interne, morbide, imperlate del mio nettare che gia’ sprigiona il suo particolare aroma.

Lentamente, continuo a percorrere il perimetro del pube con tocco leggero. Solo di tanto in tanto affondo con un dito o due nella vagina. Ho il sesso talmente umettato che le mie dita scorrono senza trovare la minima resistenza, ma so che con una carezza appena accennata, fermandomi ogni volta che sento di essere vicina al punto di non ritorno, riesco a far durare tutto piu’ a lungo. Fingo persino di dimenticarmi dei vari gingilli che tengo nel cassetto e che in altre occasioni sono stati i protagonisti dei miei giochi, come le palline "ben wa" che, se le usassi adesso, mi farebbero raggiungere l'apice quasi subito.

Tuttavia, il punto di non ritorno non tarda ad arrivare. Dapprima lento, con piccoli spasmi che mi scuotono appena, ma che poi, quando ne resto completamente catturata e non riesco piu’ a trattenermi, si fanno sempre piu' intensi finche' l’orgasmo esplode travolgente come una tempesta, e sono costretta a stringere le cosce violentemente, avvinghiandomi con le dita al mio grembo. Con un grido liberatorio, mi svuoto cosi', in un istante, di tutta la volutta’ che mi ha accompagnata per l'intera giornata. Resto immobile, annientata e ansimante, con la mano stretta fra le cosce ad attendere che i brividi di piacere dentro di me si plachino, e che anche tu arrivi a prenderti quel che ti sei giustamente meritato.

Non so chi tu sia, ne’ tu conosci me. Di te conosco solo la voce, il tuo modo di parlarmi, cio' che immagini di farmi, cio' che desideri io ti faccia, e quello che dici quando vieni. Soprattutto come lo dici. Non conosco altro di te, ma in fondo chi puo’ affermare di conoscere davvero la persona con la quale fa sesso? Ed e' poi cosi' importante conoscerla, oppure quel che conta veramente e' sentirla vicina mentre condividiamo insieme il piacere? E alla fine, tutto cio’ che abbiamo fatto e’ stato sesso oppure qualcosa di diverso? E’ forse sesso quando in un sogno raggiungiamo l’orgasmo? Per me non occorrono risposte a queste domande, tutto cio’ non e’ importante e credo che neanche per te, in fondo, lo sia.

Grata e appagata, con un sorriso che non puoi vedere, t’invio un bacio sincero e spengo il computer. Mi alzo. Sull'asciugamano e’ visibile il segno evidente del mio godimento. Chiudo la finestra. Con una doccia veloce lavo via il liquido che il desiderio mi ha lasciato addosso, poi m'infilo sotto le lenzuola fresche di bucato. Prima di spegnere la luce, inalo profondamente. Il mio inconfondibile odore impregna ancora l’aria: e' l'odore di chi, come me, e’ fatta della stessa materia di cui sono fatti i tuoi sogni.

martedì 22 marzo 2011

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Destinazione ignota

Bene, mi sono decisa. Da oggi me ne vado per qualche giorno in vacanza. Fra un paio d'ore prendero' il treno per Budapest e poi, da li', proseguiro' verso destinazione ignota. Ignota a tutti, ovviamente, ma non a me. So che questi miei brevi viaggi non interessano a nessuno, pero', siccome sono educata, pensando che qualcuno potrebbe preoccuparsi vedendo il blog non aggiornato nei prossimi giorni, allora avverto.

Come sempre portero' con me il lap top che, in ogni caso, mi fara' compagnia durante il viaggio. Chissa' che non mi venga qualche bella idea per scrivere un bel post... magari un po' piccante, di quelli che piacciono tanto. Anche se per quelle idee li' niente ispira di piu' di un'esperienza vera e concreta. E non e' detto che l'esperienza ci sia.

Di sicuro faro' la mia parte. Mi sono equipaggiata bene: occhiali da vista un po' austeri che fanno molto intellettuale, libro che faro' finta di leggere, jeans attillatissimi e maglietta con su scritto "adoro le coccole"... da queste parti, lo sapete, ci si deve arrangiare con quel che si ha.

Se avessi il tempo, sarebbe interessante introdurre un bel discorso sulle "esche" che ogni donna prepara quando ha intenzione di "pescare". Ciascuna di noi ha infatti i propri metodi piu' o meno sperimentati per attrarre l'attenzione; quasi delle abitudini di vita delle quali neppure ci si accorge piu'. Ci si veste in un certo modo, ci si pettina in un certo modo, ci si trucca in un certo modo, ci si profuma in un certo modo, ci si atteggia in un certo modo. In fondo sappiamo bene quali sono le esche che piu' attirano i "pesciolini".

Insomma, "pescare" non e' sempre qualcosa che avviene per caso. E' vero' che quando e' casuale, quando accade e non ce l'aspettiamo, la pesca e' piu' intrigante, ma talvolta ci si puo' mettere anche un po' di premeditazione, no? In fondo che male c'e'?

giovedì 17 marzo 2011

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Chiedere e’ lecito, rispondere e’ cortesia

E’ una frase che ho sentito molto spesso. Di solito mi viene detta quando rifiuto di rispondere a domande indiscrete, invadenti e che considero al limite della decenza. Rispondere sara’ anche cortesia, non lo metto in dubbio, ma anche chiedere dovrebbe esserlo. Non si puo’ chiedere qualsiasi cosa e non si puo’ pretendere che la nostra curiosita’ sia sempre soddisfatta. Alcune volte si deve essere pronti ad accettare anche una scortese non risposta, poiche’ ci sono alcune domande alle quali non e’ possibile rispondere con cortesia, ed altre a cui non e' proprio possibile rispondere. Dunque, anche se chiedere e’ lecito, non necessariamente le risposte devono essere cortesi e, soprattutto, una risposta non e’ mai obbligatoria. Esistono infatti dei paletti - ciascuno ha i propri - che segnano un limite invalicabile, e chi fa le domande dovrebbe capire fin dove puo' arrivare senza urtare la suscettibilita’ delle persone.

Adesso vi rivelero' un piccolo segreto: e’ proprio dalle domande che giudico la saggezza, l’equilibrio e la capacita’ di comprensione di chi me le pone. Come afferma un noto scrittore egiziano, Naguib Mahfouz, infatti: “Si puo’ giudicare quanto intelligente e’ una persona dalle sue risposte, ma si puo’ capire quanto e’ saggia dalle sue domande”.

Pero', le domande devono essere intelligenti perche' meritino una risposta, se non cortese almeno sincera. Se difatti considero stupido cio’ che mi viene chiesto, difficilmente riesco a dare una risposta che non sia scortese o sarcastica, poiche' se c’e’ una cosa che davvero non sopporto, e questo ormai lo sapete, e’ la stupidita’. Non e’ un obbligo quello di pormi le domande, ma chi lo fa deve farlo bene, altrimenti rischia di essere considerato un idiota, e chi non vuol rischiare puo’ benissimo tenersi la sua curiosita’ ed evitarmi.

E adesso arriviamo al motivo che mi ha spinta a scrivere questo lungo preambolo: rileggendole, mi sono accorta che le Faq’s - cioe’ le domande ricorrenti che potete trovare QUI - sono ormai obsolete; riguardano un periodo lontano della mia vita e magari, adesso, cio’ che vorreste chiedermi e’ di tutt’altro genere. Percio’ ho deciso che questo post sara’ interamente dedicato alle vostre domande - se vorrete farmele - ed alle mie risposte. Sono pronta a soddisfare ogni curiosita’, anche quella che potrebbe apparire piu’ indiscreta, senza alcuna esclusione.

Penso per una volta di poter fare uno strappo alla mia regola, ma solo per stavolta, poi tutto ritornera’ come prima. L’unica cosa che mi concederete, qualora venisse messa a rischio la mia privacy - tipo voler conoscere il mio vero nome, ad esempio - sara’ di dare risposte evasive, ma comprenderete tutti che non posso fare altrimenti.

Pero’, non crediate che questa mia iniziativa di “strip tease” un po’ azzardoso, sia del tutto disinteressata. Sappiate che anch’io ricevero’ il mio contraccambio ed io, quando si tratta di "far affari" in tal senso, fidatevi, non ci perdo mai. Infatti, da cio’ che mi chiederete e da come me lo chiederete, mi faro’ un’idea della vostra intelligenza, della vostra saggezza e della vostra capacita’ di porre le domande giuste per ottenere risposte giuste, cortesi, sincere e non evasive. E se anche le mie risposte dovessero sembrarvi limitate, provvisorie, insoddisfacenti, le vostre domande invece faranno capire a me, e non solo a me, forse anche a voi stessi, chi siete.

Su, fatevi sotto. Ricordate che chi non si pone domande, o si accontenta delle risposte, non arriva molto lontano, ma vi avverto: se fra tutte le cose che credo ci siano da chiedermi vorrete ad ogni costo concentravi proprio sulle piu’ insulse, stupide e prive di senso, non dimenticatevi che e’ “il tacere il rispondere a chi parla senza ragione”.

domenica 13 marzo 2011

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Credo sia un brutto vizio

In questi ultimi tempi ho letto numerose poesie scritte da autrici arabe e mi sono resa conto di come, se si vuole, sia semplice per chiunque buttare giu’ qualche pensiero cosicche’ sembri in prosa, in modo da suscitare in chi legge sentimenti d’ammirazione per la capacita’ letteraria, la vena poetica e la profondita’ delle sensazioni espresse. Ammirazione che e’ poi quella particolare moneta con la quale coloro che hanno un blog, anche se non lo confessano, vorrebbero essere ricompensati.

Non si deve credere, infatti, a chi dice che in fondo non gli frega nulla se il suo blog viene letto oppure no, a chi giura che i post li scrive per se’ e per nessun altro. Se fosse davvero cosi’, che senso avrebbe tenere un blog visibile a tutti?

Al di la’ delle molteplici giustificazioni addotte da chi non vuol ammettere di essere mosso da vanita’, da narcisismo o da egocentrismo, un blog non e’ altro che una vetrina per mostrare le proprie capacita’ dialettiche, letterarie, analitiche, o comunque tutte quelle doti e quei meriti che si pensa non siano adeguatamente riconosciuti. E tenere la vetrina accessibile a tutti, piuttosto che celata agli sguardi, fa una certa differenza. Soprattutto indica con chiarezza come persone che vivono "l'esistente" spesso isolate dal mondo, introverse, poco comunicative, riservate, trovino nella virtualita’ il terreno fertile nel quale dar vita ai sogni, alle proprie fantasie, i propri eroi immaginari, oppure esprimere quei sentimenti e quei desideri altrimenti soffocati dal peso della vita reale o dalla mancanza di interlocutori.

Cosi’, approfittando anche del fatto che oggigiorno non e’ neanche piu’ necessario rispettare una certa struttura, come la metrica – molte poesie, infatti, se tradotte non sono tenute a rispettarla – e’ abbastanza usuale trovare blog in cui poeti e poetesse in erba si cimentano in elucubrazioni dialettiche dove talvolta e’ talmente alto il tasso d’ermetismo, di dadaismo, o di personalismo da restare sbigottiti di fronte al fatto che ci sia addirittura chi riesce a leggerci qualcosa che non sia il nulla.

Ovviamente non e’ sempre cosi’; ogni tanto s’incontra anche qualcuno che esce dal tracciato della banalita’, ma e’ assai raro. In ogni caso, lo schema per scrivere poesie in internet e’ abbastanza semplice: occorre far affiorare le prime cose che vengono in mente, mescolarle bene, tirarle fuori casualmente, metterci dentro un po’ di avverbi, qualche aggettivo, concentrandosi soprattutto su sostantivi ad effetto, come “anima”, “passione”, “solitudine”, “interiorita’”… “amore”, ed il gioco e’ fatto. O almeno cosi’ pare che sia.

In realta’ scrivere una poesia che riesca ad unire contenuto e ritmo in un mix affascinante e’ qualcosa di molto piu’ complesso che richiede una discreta padronanza della lingua, soprattutto dal punto di vista della sintassi e dell’etimologia, ed esige soprattutto una certa esperienza nella metrica. Ma nel mondo di internet e’ molto piu’ comodo e facile mettere l'accento sul fumo piuttosto che sull’arrosto; quindi ben vengano i pensieri buttati li’ in ordine sparso, alla rinfusa, nella speranza che nell’intricata costruzione delle frasi e nella ridondanza degli avverbi, come di fronte ad una certa pittura totalmente priva di senso, la gente, per non confessare neppure a se stessa di non capirci una mazza, come nella fiaba del “Re nudo” alla fine si adegui ed elogi cio’ che e’ assolutamente inconsistente.

Credo sia un brutto vizio quello che le persone hanno di voler sembrare “piu’” di quello che in realta’ sono, ed internet ha dato modo a questo vizio di crescere e proliferare a dismisura. Percio’ dei perfetti idioti sono capaci di professarsi dotti maestri di vita, e dei totali analfabeti privi di ogni cultura possono erigersi addirittura a poeti, navigatori o santi.

In ogni caso, poiche’ non voglio restare indietro, dato che ritengo di essere, oltre che bellissima, intelligentissima e simpaticissima, anche bravissima ad esprimere i profondissimi sentimenti che albergano dentro la mia anima, sto pensando oggi di rifilarvi una delle mie solite poesie. Non e’ una minaccia… anche se puo’ apparire tale, ma se temendo il peggio voleste smettere di leggere e dedicarvi a qualcosa di piu’ utile, tipo girarvi i pollici, non potrei biasimarvi.

Questa specie di poesia, comunque, mi e’ venuta cosi’, di getto, mentre stavo scrivendo questo assurdo ed inutile post. Non so come sia potuto accadere; stavo pensando ai brutti vizi ed e’ entrata dentro all’improvviso. Forse e' solo una dimostrazione di come sia semplice accozzare quattro frasi spacciandole per componimento poetico. Adesso e’ li’ che occupa una parte della mia mente, non riesco a scacciarla ed allo stesso tempo non so che farmene. Quindi, piuttosto che gettarla nel cestino o regalarla a Sandro Bondi, la dono a voi. Sappiate farne buon uso.


Credo che l'amore sia un gioco d'azzardo dove perdo sempre.
E’ un brutto vizio a cui non so resistere.
E credo di aver paura della luce,
benche' non sia stata breve la notte che ho sprecato.

Credo sia questo il senso della mia solitudine,
e non m’importa di aver compagnia.
Eppure, ogni volta che la pioggia mi riporta alla mia terra,
scendo dal mio piedistallo.

Credo di essere forte, ma non mi serve a niente,
e credo anche di essere gentile nonostante me stessa.
Eppure, fingo crudelta’ perche’ la tenerezza, come l'amore, e’ un brutto vizio.
Cosi’ come lo e’ il silenzio a cui non potro’ mai rinunciare.

Credo di essere annoiata,
ma non abbastanza per dormire.
Eppure, se dormo giaccio
distesa come un feto annegato nelle acque dell'oblio.

Credo di essere una donna stanca che sanguina di eccessivo coraggio,
ma non desidero guarire.
Credo di essere una perdente per natura;
troppo perdente per meritare tutte le mie vittorie.
Perche’ e’ la vita stessa ad essere un brutto vizio
che sapro’ mantenere con la forza di volonta’ e tanta indifferenza.

mercoledì 9 marzo 2011

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Che cosa significa essere sola?


Che cosa significa essere sola?"
Chiedo alla lentiggine solitaria sulla mia spalla sinistra.
”Significa dimenticare di aspettare”, dice la lentiggine
”ed e’ questo quando la vita ti accade”.

”Che cosa significa essere sola?"
Chiedo alla singola goccia di scotch che lascio sempre nel mio bicchiere.
"Significa fermarsi troppo a lungo”, dice la goccia di scotch
”ed e’ questo quando inizi un’avventura”.

”Che cosa significa essere sola?"
Chiedo al sottile rivolo d’acqua che non asciugo mai tra i miei seni.
”Significa essere irragionevole e perduta", dice il rivolo d’acqua
“ed e’ questo quando e' il percorso ad arrivare dopo di te”.

”Che cosa significa essere sola?"
Chiedo all’unica finestra che trascuro di chiudere nella mia testa.
”Significa non porsi domande”, dice la finestra
”ed e’ questo quando sono le risposte che trovano te”.

”Che cosa significa essere sola?"
Chiedo alla bambina dentro la bambina dentro la donna.
”Significa correre libera e selvaggia”, dice la bambina
”e riscoprire la lupa che corre dentro di te”.

Questa poesia non esisteva nel web; nessuno l'aveva mai riportata, finora, ed era un peccato perche' e' bellissima. Joumana Haddad l'ha scritta in arabo, poi in inglese, ed io ho voluto donarvela in italiano, cercando di tradurla al meglio, affinche' anche voi aveste il piacere di conoscerla ed apprezzarla.

Della solitudine ho sempre scritto, un po' qua e un po' la', a sprazzi. E' difficile parlare, infatti, della mia esistenza senza nominarla. E' un tema che mi coinvolge intimamente nonostante viva in una famiglia alquanto numerosa, ma e' appurato che e' qualcosa che coinvolge tutti quanti gli esseri umani, senza distinzione, anche se poi molti evitano di confessarlo.

Nessuno vuol sentirsi solo, nessuno vuol essere solo, nessuno vuol farsi vedere solo... ma poi, in realta', e' la solitudine ad essere il comune denominatore di ogni uomo e di ogni donna, come scriveva anche Salvatore Quasimodo nel suo capolavoro.

Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed e' subito sera

Tre momenti saldamente collegati quello della solitudine, dell'alternarsi della gioia e il dolore, e della brevita' della vita. E non e' un caso che tutto questo appaia anche in poeti e culture assai distanti, come ad esempio possiamo leggere in un verso del poeta berbero Si Mohand ou-Mhand.

Aql-agh newghel di ddunit
lh'al d tameddit
nettazzal nug’ a tt-neqd'aâ

ovvero:

Non riesco a tener dietro a questo mondo
ed e' subito sera
per quanto corra non riesco a raggiungerlo

Ma e' poi cosi' terribile la solitudine? Se leggiamo ancora Joumana Haddad, nella sua bellissima "Albero azzurro", dice:

Quando i tuoi occhi incontrano la mia solitudine
il silenzio diventa frutto
e il sonno tempesta
si socchiudono porte proibite
e l'acqua impara a soffrire.

Quando la mia solitudine incontra i tuoi occhi
il desiderio nasce e si diffonde
a volte marea insolente
un'onda che corre senza fine
nettare che cola goccia a goccia
nettare piu' ardente di un tormento
un inizio che non si compie mai.

Quando i tuoi occhi e la mia solitudine si incontrano
mi arrendo nuda come la pioggia
generosa come un seno sognato
tenera come la vite che matura al sole
molteplice mi arrendo
finche' nasca l'albero del tuo amore
Cosi' alto e ribelle
Cosi' alto e tanto mio
Freccia che ritorna all'arco
Palma azzurra piantata nelle mie nuvole
Cielo crescente che niente fermera'.

E' qui che la solitudine assume un significato addirittura sensuale, erotico, per affermare con forza come l'energia primaria della passione scaturisca proprio dall'incontro di due solitudini. Se non fossi sola, infatti, che senso avrebbe cercare l'altro? E soprattutto, se fossi immersa nel frastuono di una folla, come farei a riconoscerlo e a sentirne il richiamo?

Come Joumana, anch'io mi perdo nella continua ricerca di chi nei miei occhi possa incontrare questa mia solitudine e quando accade, ecco che in quell'attimo tutto cambia e non mi sento piu' sola. L'animale selvaggio che dorme nella bambina dentro la bambina che c'e' in me si libera, ed il suo sonno si trasforma in tempesta. Senza la solitudine che mi appartiene tutto questo non potrebbe avvenire, percio' non faccio niente per liberarmene e la coltivo con amore, cosi' che i miei invisibili silenzi diventino per qualcuno frutti da gustare.

Le tue labbra nella mia sete
Il mio sale nelle tue lacrime

Il tuo seme nella mia bocca
Il mio capezzolo sinistro nella tua mano

Il tuo sguardo nei miei occhi
I miei capelli sul tuo cuscino

I tuoi sogni nella mia testa
La mia paura nel tuo abbraccio

La tua strada tra le mie cosce
Il mio fulmine nel tuo cielo

La tua carne sotto le mie unghie
I miei gemiti sulla tua schiena

Il tuo ruggito nella mia gola
Le mie ali nelle tue radici

Il tuo passato nel mio presente
Il mio presente nel tuo futuro

Tutto di me
In ogni goccia di te
Tutto di te
In ogni scintilla di me
Entrambi noi
Soli
ma per sempre intrecciati
Al di sopra del mondo.

(Canzone d'amore, Joumana Haddad - Traduzione di Chiara di Notte)

sabato 5 marzo 2011

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E' l'amore!

In un libro di chimica e' scritto che quando mi hai vista per la prima volta qualcosa e’ accaduto. In quell'attimo il tuo sistema nervoso ha trasmesso segnali in codice al tuo cervello, poi la tua ghiandola endocrina ha iniziato ad emettere ormoni d’ogni tipo, e attraverso il sangue li ha inviati come messaggeri ai tuoi sensi che si sono infiammati…

Cio’ che e’ accaduto e’ semplicemente l’amore!

Nel libro ho letto che ti sei innamorato per via delle endorfine. Pare sia stato l’effetto del testosterone, pero' dovresti ringraziare anche la luliberina, ma senza dimenticarti della dopamina che, scaltra, ti sussurrava all’orecchio: “Cerca la sorgente del piacere!”

Tu l'hai cercata quella sorgente e l’hai trovata in me, ma e’ stato solo grazie alla chimica che e’ potuto accadere. Il colpo di fulmine e' solo una reazione biologica erudita, un cocktail complesso di sostanze dai nomi impossibili, una complicata alchimia che non ha niente di magico o poetico. E’ un fiotto di sangue nelle arterie, una corrente elettrica che attraversa le cellule ed anche un po’ di magnetismo. Ecco cos’e’.

E’ tutto spiegato in quel libro: la norepinefrina, la stessa che m’inturgidisce i seni, e' quella che toglie il respiro e ti piega le ginocchia, ed e’ la feniletalamina che dilata le pupille e ti fa tremare dentro ogni volta che la tua mano sfiora la mia. Poi non devi trascurare l’ossitocina, perche’ e’ per causa sua che sei convinto di esser parte di me, mentre la serotonina ti fa vincere la noia e non ti stanchi mai di restarmi accanto. Quanto alla vasopressina, poi… beh, bisogna ammettere che e’ davvero un’invenzione diabolica. E’ lei, infatti, la responsabile di quell'aggressiva gelosia che chiami passione.

No, quello che senti non e' altro che adrenalina. In fondo tutto e’ soltanto adrenalina, ed e’ per questo che ti sei innamorato di me. Il meccanismo e’ semplice, lo afferma il mio libro e non c’e’ motivo di dubitarne: feromoni di un certo tipo, rilasciati dal corpo al primo contatto, eccitano la materia grigia e provocano quel languore che diventa a poco a poco attrazione che soggioga, poi disordine funzionale, poi ossessione compulsiva, poi bisogno, dipendenza, assuefazione, avvelenamento…

E’ un avvelenamento, lo dice la chimica, non lo dico io. E il veleno e’ l’amore!

E=mc², invece, ad asserirlo e' la fisica. Se mi trovi dunque meravigliosa, unica, speciale, senza paragoni e non vedi in me ne’ difetti ne’ le debolezze, e’ solo perche’ la relativita’ regna sovrana nell’universo, e la relativita’, cosi’ come l’avvelenamento, e’ l’amore.

In questo modo, con le cifre, gli strumenti e le stratigrafie, gli esperti esaminano i fenomeni della gelosia e dell’adulazione, studiano il fascino e la seduzione, decifrano i segreti della passione e delle ore trascorse ad attendere uno squillo di telefono, e poi il mistero della gola che si restringe, e del cuore che impazzisce, e il desiderio che arde e incendia il corpo e i vestiti, e quella sensazione inebriante di galleggiare sospesi in un mondo dai colori ed i suoni diversi, ma condivisi.

Credimi, ad essere romantica e’ la testa, non certo il cuore; lo affermano anche i radiologi: e’ nella scatola cranica, non nel torace, che nasce l’amore. I miei fidati libri scientifici non possono sbagliare e tutte le mie enciclopedie sull’argomento lo assicurano, non c’e’ motivo di meravigliarsi; e’ tutta una questione di geni, enzimi, dosi, equazioni e formule. E' dimostrato. Non devi sorprenderti quindi se, quando mi guardi, senti un cuore che batte nel tuo cuore, e ne senti un altro ancora battere dentro quello, e poi un quarto, e un quinto, all’infinito, come cerchi concentrici ed eterni sulla superficie di un lago.

E quando da quei cerchi appare un nome, quel nome e nessun altro, il nome che tu sai mi appartiene, senza dubbi ne’ paure, senza alcuna spiegazione, ne' logica, ne’ analisi, ne' scienza, vita donata per vita ricevuta, con la naturalezza di un fiore selvatico che cresce senza averne coscienza o di un fiocco di neve che si posa morbido senza scegliere dove, quando con un unico lancio di dadi vorresti offrirmi tutti i tuoi giorni e tutto te stesso senza chiedere niente in cambio… in quel momento e solo in quel momento puoi davvero dire: “Questo e solo questo e’ l’amore!”


mercoledì 2 marzo 2011

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Qualcosa di diverso

Non sono i post come quello di tre giorni fa che attraggono la maggior parte dei lettori di questo blog; questo lo so e lo si vede anche dai commenti (scarsi) che sono finora giunti. Capisco dunque che chi mi segue - in particolare se di sesso maschile - preferisce molto piu’ quando mi comporto un po' da civettuola, quando cioe’ puo' sbirciare attraverso il foro della serratura della mia stanza da letto, riuscendo ad intravedere qualche particolare di me: le mani, le caviglie, i glutei, le cosce, i tratti del viso. Lo rilevo dal successo che hanno avuto e continuano ad avere post come quello sulle mutandine o sul lato B, che sono ancor oggi fra i piu' cliccati e commentati. Oppure, assai apprezzati risultano i post che trattano di argomenti piccanti, nei quali si puo’ scorgere qualche vago o esplicito accenno alla mia sessualita' come, ad esempio, quando scrivo quei raccontini tanto provocanti che a molti fanno supporre qualcosa di autobiografico.

Insomma, qui siamo nel virtuale, un mondo che come regola ha quella di tenerci al riparo dalla materialita’, ma e’ proprio per questo limite che viene imposto, per questa barriera che e' per molti insuperabile, che ci sia una voglia spasmodica nella ricerca di quei dettagli che, in fondo, riescano a materializzare un po' di piu' la donna che sta da questa parte del monitor, e che consentano di farne percepire, se non proprio l’aspetto fisico, almeno l'aroma.

E' una cosa comprensibile. Ho ben chiari i meccanismi che stimolano la curiosita’ nel virtuale, e tante volte ne faccio uso, ma ancor di piu’ li ho presenti nella realta’. E qui sta il vero problema; purtroppo, dentro di me esiste la malsana convinzione d’essere stata troppo spesso corteggiata, frequentata, forse addirittura amata, quasi esclusivamente per il mio aspetto fisico ed ho sempre avuto il timore che in molti casi questo abbia coperto tutto il resto. Come un rumore troppo forte che non ha fatto sentire la musica che suonava sotto, oppure un odore o un sapore troppo deciso che copriva il mio vero aroma.

Non che mi ritenga bellissima, vorrei che questo fosse chiaro. Quando mi guardo allo specchio vedo una donna normalissima, non certo una top model che lascia senza fiato, e forse questa mia percezione e' stata in qualche modo distorta quando, da giovane, frequentavo determinati ambienti in cui tutto veniva basato sull'immagine. Chi mi conosce davvero al di fuori del contesto virtuale lo sa bene di quanto in fondo l’ipercriticita’ che ho nei confronti di me stessa abbia giocato un ruolo fondamentale nelle mie insicurezze di sempre. E’ un atteggiamento irrazionale, ovviamente, perche’ nonostante quest’opinione che ho sempre avuto, la mia capacita’ di attrarre non ne ha mai risentito. E questo e’ il fatto strano: anche se cio’ mi ha dato degli indubbi vantaggi, e’ tuttora qualcosa che non riesco a digerire completamente.

E’ possibile che la mia relazione con un uomo debba basarsi quasi esclusivamente sulle probabilita’ che lui ha di mettermi le mani addosso?

Forse adesso, per far comprendere meglio, dovrei raccontare alcuni episodi che, nonostante il mio vissuto, non ho mai davvero superato, ma poiche’ si tratta di qualcosa di troppo personale ed intimo per essere divulgato con leggerezza, e questo non e’ uno dei miei soliti raccontini, evitero’ di scendere nei dettagli. E’ comunque come quando si resta vittime di un trauma. Qualcosa di simile accade ai bambini che per punizione vengono rinchiusi in una stanza al buio e poi, da adulti, si sentono a disagio negli spazi angusti e poco illuminati. Per questo motivo ai miei figli, qualora ne avessi, non imporrei mai punizioni del genere. Ma sto divagando… forse perche’ dentro di me c’e’ qualcosa che vorrebbe opporsi a questa mia piccola confessione.

Chi e' dotato di un minimo d'intelligenza, ha in ogni caso capito che questo sentirmi presa in considerazione soprattutto per l’esteriorita’, e’ stata per molti anni una contraddizione nella quale mi sono dibattuta; da una parte mi faceva comodo, sfruttavo l’occasione che la Natura mi aveva dato e mi sarei sentita una stupida se non ne avessi approfittato, ma dall’altra avvertivo che dentro di me c’era un angolo angusto ed oscuro in cui provavo disagio. Come se la graziosa scatola in cui era incartata la mia interiorita', piu’ che rendermi libera m’imprigionasse in un ruolo e non facesse emergere la mia vera musica ed il mio aroma. E chi ha un po’ di sensibilita’ puo' comprendere con quale e quanta sete sia arrivata all’oasi dopo aver attraversato il deserto. Una sete di qualcosa che non avevo mai avuto: qualcosa di diverso.

Non mi piace il termine "spirituale", sa di religione ed io con la religione, ogni religione, ho un pessimo rapporto. Non ho Fede in niente che non sia intimamente radicato nella Natura, pero' non saprei in quale altro modo definire quella mia esigenza. C’e’ stato un lungo periodo della mia vita in cui, quando restavo sola con me stessa, avrei avuto voglia di vivere in un mondo di ciechi, dove l'attenzione di chi mi stava di fronte non tenesse conto esclusivamente della forma esteriore, vera o immaginata che fosse che’ l’immaginazione e’ assai piu’ potente della verita’, ma che si concentrasse sull’interiorita’, cosi’ che avessi la sensazione di essere ritenuta interessante, degna di stima, ammirazione e considerazione anche al di la’ della gradevolezza del mio aspetto. In realta’ non me ne rendevo conto, ma la cieca in quel momento ero soltanto io. Adesso so che quel mondo che tanto desideravo gia’ esisteva. Bastava solo che ne trovassi l’accesso e che avessi il coraggio di varcarne la soglia.

Oggi, il modo migliore che ho perche' si avverta il mio aroma e’ quello di essere coerente, dire le cose con sincerita’, parlare di me mettendo l'accento sui pensieri che mi agitano dentro, cercando di alzare il volume della musica cosi’ da superare il rumore che fino a ieri, forse, impediva di sentirla e, soprattutto, facendo percepire il mondo attraverso i miei sensi, cosi’ come lo vedo e lo vivo io, nel tentativo infinito di descrivere con le parole come sono, o forse come credo di essere… oppure come vorrei essere.


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Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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