«La musica viene dall'anima e a chi non ha avuto fortuna, le canzoni che parlano d'amore, amore materno, amore tra amanti, rendono migliore la vita. E' stata la musica che ha fatto degli tzigani un popolo forte.»

domenica 27 febbraio 2011

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Come pesci in un acquario


Baud mi ha scritto: "Oggi la stragrande maggioranza delle persone sono diventate come delle piccole isole, o meglio dei piccoli sommergibili a tenuta stagna. Dentro hanno pensieri, concetti, modi di essere cristallizzati ben presto nella loro vita."

Non e’ semplice trovare una spiegazione a questo fenomeno. Oltretutto, credo anche che cio’ che potrebbe emergere dalle mie parole rischierebbe di non essere gradito a chi vive di antiche glorie culturali, convinto che bastino le vestigia di un passato che fu per sentirsi a posto con la propria coscienza, sicuro di poter vivere di rendita su quanto accumulato dai suoi antenati, cosi’ da essere immune a quel richiamo che da piu’ parti del mondo inizia a farsi sentire sempre piu’ forte. Un richiamo che, per essere sentito, occorre che la membrana che ci avvolge venga spezzata, e dal bozzolo dell'individualismo si liberi infine una farfalla.

mercoledì 23 febbraio 2011

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Voglio essere Chiara


Rabbah, l'amica da Bucarest, mi ha scritto: “Per te Klara, che ami dormire da sola, credo che un libro sia l'unico "amante" che tollereresti accanto sul cuscino quando ti addormenti e l'unico che potrebbe farti sognare."

Mi piacerebbe capire da dov’e’ che e’ nata questa "leggenda" per cui amerei dormire da sola e non tollererei alcun amante se non un libro. Forse c’e’ stato qualcosa di sbagliato nel mio modo di comunicare e questo non mi piace affatto, perche’ “chiara”, oltre che il nome che mi sono scelta per il web, e’ anche quello che da sempre cerco di essere. Sono infatti convinta che i grandi cambiamenti, le grandi rivoluzioni culturali inizino dalle piccole cose, dai nostri comportamenti individuali e credo che solo con la chiarezza, quindi con l’eliminazione

domenica 20 febbraio 2011

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Leggere e' come farsi baciare


Due sono stati i motivi che in questi giorni mi hanno tenuta lontana dal Blog, o almeno non mi hanno permesso di trovare il tempo per scrivere con la consueta cadenza di sempre. Il primo si chiama Joumana Haddad. Di lei ho letto l’ultimo libro, “Ho ucciso Shahrazad”, un’autobiografia intrisa di poesia nella quale si percepisce una forza ed un'energia che avevo gia’ imparato ad apprezzare anche nei suoi precedenti lavori.

martedì 15 febbraio 2011

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Il risveglio


Saranno le donne a cambiare il mondo. Cosi’ era scritto, ma gli uomini lo hanno cancellato. Saranno le donne a rendere piu’ equa, giusta e solidale l’esistenza di ogni essere umano, e doneranno nuova linfa a questo pianeta martoriato dall’avidita’ e dalla bramosia del potere.

giovedì 10 febbraio 2011

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Senza uomini


Ancora una volta ho capito perche’ nella citta’ invisibile non vogliamo uomini. Perche' ogni maschio che si presenta alla porta possa al massimo entrare in cucina e non gli sia consentito di stazionare per piu’ di una decina di minuti. Ho capito questo, ed ho capito anche che questa decisione di negarci a chi non e’ in grado di comprendere il nostro mondo e’ la cosa piu’ assennata che tutte insieme abbiamo concordato. E’ una regola non scritta che osserviamo perche’ sappiamo bene che infrangerla significherebbe frantumare la struttura su cui si basa il nostro progetto, la nostra utopia, e di li’ a poco rischieremmo di veder crollare quello che abbiamo cosi’ faticosamente edificato. Non abbiamo alcun bisogno di chi viene qua a rompere l'equilibrio che ci e' necessario per andare avanti e gli uomini, soprattutto alcuni, sembrano nati apposta per farlo.

lunedì 7 febbraio 2011

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Il Collezionista - Revised


Proseguendo con la rivisitazione di racconti scritti qualche anno fa, ne propongo qui un altro attorno al quale, ricordo, ci fu molta discussione. La storia tratta di un incontro fra una escort, ancora giovane ma ormai stanca del lavoro ed intimamente desiderosa di iniziare una diversa vita ed un cliente, l’ultimo, che le fornira’ il punto da cui partire per intraprendere il nuovo viaggio. Una storia che vorrei dedicare a mia sorella Alexia arrivata, anche lei, alla decisione di considerare terminata la sua avventura ed alla quale auguro tanta fortuna e felicita’. Il racconto e’ stato sfoltito dai tanti barocchismi verbali che ero solita usare qualche tempo fa, e perche’ rappresentasse maggiormente un momento di vita ormai lontano, ne ho cambiato il tempo dal presente in cui era scritto nella prima versione, al passato dell’attuale.

giovedì 3 febbraio 2011

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La pazzia e' poesia


Celebriamo la pazzia. Esaltiamola insieme ai sentimenti che affiorano sotto la pelle. Abbagliati dalla verita’, offriamole i nostri occhi puri e non ciechi. Lasciamo che ci aggredisca con la sua furia, distruggiamo i luoghi comuni e cediamo a lei perche’ sia la completezza in cui si sublima la nostra umanita’ piu’ vera.

martedì 1 febbraio 2011

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La Tredicesima Fatica - Revised


Per vari motivi, ho avuto modo nei giorni scorsi di rileggere questo mio racconto. In un mondo in cui ormai i social network, Facebook e Second Life sono diventati luoghi dove spesso le persone vivono la loro seconda vita e che vengono usati come terreno di caccia da predatori scaltri e senza scrupoli, in un’epoca in cui i sentimenti si esprimono tramite sms ed il neologismo “devirtualizzazione” ha assunto sempre piu’ il significato di “togliersi ogni vestito”, rileggermi in questa mia ingenua esternazione che risale a circa tre anni fa, mi ha fatto capire che, anche se i tempi e le dinamiche su cui si basano le relazioni che nascono nel virtuale non sono poi tanto cambiate, qualcosa dentro di me e’ mutato al punto che ho sentito il bisogno di riproporre il racconto in una versione diversa.

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«Le ricerche dedicate alla condizione femminile in eta' antica si scontrano con un ostacolo che e' strutturale: l’assenza pressoche' completa di testimonianze che non siano mediate attraverso una prospettiva maschile, pur con alcune eccezioni, fra cui il caso di Saffo. Le donne antiche sono cioe' oggetto ma non soggetto di testimonianza. Da questo deriva il mio interesse per i discorsi maschili sulle donne, per la costruzione sociale e culturale degli stereotipi e dei pregiudizi relativi al mondo femminile, per la loro frequente assunzione a dogmi pseudo-scientifici e per la loro costituzione in una compiuta teoria della differenza sessuale»

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Il significato della vita

Un professore terminò la lezione, poi pronunciò le parole di rito: "Ci sono domande?". Uno studente gli chiese: "Professore quale è il significato della vita?". Qualcuno tra i presenti che si apprestava ad uscire rise. Il professore guardò a lungo lo studente, chiedendo con lo sguardo se era una domanda seria. Comprese che lo era. "Le risponderò", disse. Estrasse il portafoglio dalla tasca dei pantaloni, ne tirò fuori uno specchietto rotondo, non più grande di una moneta. Poi disse: "Ero bambino durante la guerra. Un giorno, sulla strada, vidi uno specchio andato in frantumi. Ne conservai il frammento più grande. Eccolo. Cominciai a giocarci e mi lasciai incantare dalla possibilità di dirigere la luce riflessa negli angoli bui dove il sole non brillava mai: buche profonde, crepacci, ripostigli. Conservai il piccolo specchio. Diventando uomo finii per capire che non era soltanto il gioco di un bambino, ma la metafora di quello che avrei potuto fare nella vita. Anch'io sono il frammento di uno specchio che non conosco nella sua interezza. Con quello che ho, però, posso mandare luce - la verità, la comprensione, la bontà, la tenerezza - nei bui nascosti del cuore degli uomini e cambiare qualcosa in qualcuno. Forse altre persone vedranno e faranno altrettanto. In questo, per me, sta il significato della vita."

Ecco cos'è il razzismo

Un giorno, in classe, durante un incontro sull’interculturalità, chiesi ai ragazzi di darmi una definizione del termine “razzismo”.
Subito, il più sveglio esclamò:
-Il razzista è il bianco che non ama il nero!
-Bene! Dissi. –E il nero che non ama il bianco?
Mi guardarono tutti stupiti ed increduli con l’espressione tipo: “Come può un nero permettersi di non amare un bianco?”.

(Kossi Komla-Ebri)
Libertà

Noi Zingari abbiamo una sola religione: la libertà.
In cambio di questa rinunciamo alla ricchezza, al potere, alla scienza ed alla gloria.
Viviamo ogni giorno come se fosse l'ultimo.
Quando si muore si lascia tutto: un miserabile carrozzone come un grande impero.
E noi crediamo che in quel momento sia molto meglio essere stati Zingari che re.
Non pensiamo alla morte. Non la temiamo, ecco tutto.
Il nostro segreto sta nel godere ogni giorno le piccole cose
che la vita ci offre e che gli altri uomini non sanno apprezzare:
una mattina di sole, un bagno nella sorgente,
lo sguardo di qualcuno che ci ama.
E' difficile capire queste cose, lo so. Zingari si nasce.
Ci piace camminare sotto le stelle.
Si raccontano strane cose sugli Zingari.
Si dice che leggono l'avvenire nelle stelle
e che possiedono il filtro dell'amore.
La gente non crede alle cose che non sa spiegarsi.
Noi invece non cerchiamo di spiegarci le cose in cui crediamo.
La nostra è una vita semplice, primitiva.
Ci basta avere per tetto il cielo,
un fuoco per scaldarci
e le nostre canzoni, quando siamo tristi.

(Spatzo)

Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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