«La musica viene dall'anima e a chi non ha avuto fortuna, le canzoni che parlano d'amore, amore materno, amore tra amanti, rendono migliore la vita. E' stata la musica che ha fatto degli tzigani un popolo forte.»

mercoledì 26 gennaio 2011

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Le mutandine


L'uso di qualcosa che coprisse il pube risale addirittura alla preistoria, ma erano perlopiu’ indumenti usati per proteggere quella parte del corpo maschile indispensabile per la diffusione della specie e al tempo stesso assai vulnerabile.

sabato 22 gennaio 2011

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La famiglia nomade e la democrazia


Spesso ho sentito paragonare gli zingari con i nativi del Nord America. Chi e’ convinto che i due gruppi abbiano radici comuni, afferma che entrambi possiedono caratteristiche che li differenziano dal punto di vista etnico e culturale da tutti gli altri, hanno in comune la propensione al nomadismo, ed anche la particolare foggia degli abiti femminili, i tratti fisici ed il colore della pelle dimostrerebbero un collegamento.

lunedì 17 gennaio 2011

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Una storia dal nulla


Una storia nasce dal nulla, con una parola, con un sussurro soffiato nel vento. La realta’ cresce lentamente, lettera su lettera, parola su parola. Ripeto le parole che mi nascono dentro, talvolta ne creo io stessa alcune, e la realta’ continua a crescere, cosi’ come crescono le sensazioni che si espandono sempre di piu’. Freddo, umido, rivoli di pioggia che mi rotolano giu’, leggeri, lungo la pelle e si raccolgono inumidendomi la maglietta ed i jeans…

sabato 15 gennaio 2011

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Donne magiare


Che io sia ungherese piuttosto che ceca, slovacca, serba, croata, macedone, bulgara, romena, moldava, ucraina, polacca, baltica, russa o nata il qualsiasi altro luogo dell’est Europa, ha poca importanza. Ho sempre creduto che in fondo siamo tutte quante sorellastre, figlie di uno stesso padre, il comunismo sotto il quale abbiamo vissuto alcuni anni della nostra vita, e di madri diverse, cioe’ le nostre differenti e specifiche culture nazionali.

venerdì 7 gennaio 2011

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La cantatrice del villaggio


Si racconta che un tempo vivesse nel regno d'Ungheria una cantatrice dalla voce bellissima, talmente brava da essere richiesta in tutte le corti reali. Per anni si era esibita nei teatri piu’ famosi, aveva rallegrato i salotti piu’ esclusivi, e la sua notorieta’ l’aveva fatta diventare molto ricca. Fino a quando un giorno scomparve, e di lei nessuno seppe piu’ nulla.

giovedì 6 gennaio 2011

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Epifania


Di nuovo a Milano. Dopo aver trascorso il Natale ed il Capodanno a Firenze, citta' sempre e comunque deliziosa, in cui la gente sembra vivere di uno spirito diverso da quello milanese, ho deciso a malincuore di intraprendere il viaggio di ritorno. Dovevo farlo, non potevo prolungare ulteriormente la mia vacanza, e sono partita stamattina. Oltretutto, viaggiare nei giorni festivi e' secondo me comodissimo; poca gente e, chissa' come mai, treni sempre perfettamente in orario.

domenica 2 gennaio 2011

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Libera


Voglio risvegliarmi ogni giorno con questa piena sensazione di Liberta’. Ogni mattina quando apro gli occhi la voglio sentire li', presente, ed e’ la prima cosa a cui penso perche’, se per qualche motivo finisse, se mi accorgessi che e’ scomparsa e che non e' piu' con me, da quel momento in poi so che avvizzirei, e mi consumerei piano piano, fino a che di me non resterebbe piu’ niente.

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«Le ricerche dedicate alla condizione femminile in eta' antica si scontrano con un ostacolo che e' strutturale: l’assenza pressoche' completa di testimonianze che non siano mediate attraverso una prospettiva maschile, pur con alcune eccezioni, fra cui il caso di Saffo. Le donne antiche sono cioe' oggetto ma non soggetto di testimonianza. Da questo deriva il mio interesse per i discorsi maschili sulle donne, per la costruzione sociale e culturale degli stereotipi e dei pregiudizi relativi al mondo femminile, per la loro frequente assunzione a dogmi pseudo-scientifici e per la loro costituzione in una compiuta teoria della differenza sessuale»

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Il significato della vita

Un professore terminò la lezione, poi pronunciò le parole di rito: "Ci sono domande?". Uno studente gli chiese: "Professore quale è il significato della vita?". Qualcuno tra i presenti che si apprestava ad uscire rise. Il professore guardò a lungo lo studente, chiedendo con lo sguardo se era una domanda seria. Comprese che lo era. "Le risponderò", disse. Estrasse il portafoglio dalla tasca dei pantaloni, ne tirò fuori uno specchietto rotondo, non più grande di una moneta. Poi disse: "Ero bambino durante la guerra. Un giorno, sulla strada, vidi uno specchio andato in frantumi. Ne conservai il frammento più grande. Eccolo. Cominciai a giocarci e mi lasciai incantare dalla possibilità di dirigere la luce riflessa negli angoli bui dove il sole non brillava mai: buche profonde, crepacci, ripostigli. Conservai il piccolo specchio. Diventando uomo finii per capire che non era soltanto il gioco di un bambino, ma la metafora di quello che avrei potuto fare nella vita. Anch'io sono il frammento di uno specchio che non conosco nella sua interezza. Con quello che ho, però, posso mandare luce - la verità, la comprensione, la bontà, la tenerezza - nei bui nascosti del cuore degli uomini e cambiare qualcosa in qualcuno. Forse altre persone vedranno e faranno altrettanto. In questo, per me, sta il significato della vita."

Ecco cos'è il razzismo

Un giorno, in classe, durante un incontro sull’interculturalità, chiesi ai ragazzi di darmi una definizione del termine “razzismo”.
Subito, il più sveglio esclamò:
-Il razzista è il bianco che non ama il nero!
-Bene! Dissi. –E il nero che non ama il bianco?
Mi guardarono tutti stupiti ed increduli con l’espressione tipo: “Come può un nero permettersi di non amare un bianco?”.

(Kossi Komla-Ebri)
Libertà

Noi Zingari abbiamo una sola religione: la libertà.
In cambio di questa rinunciamo alla ricchezza, al potere, alla scienza ed alla gloria.
Viviamo ogni giorno come se fosse l'ultimo.
Quando si muore si lascia tutto: un miserabile carrozzone come un grande impero.
E noi crediamo che in quel momento sia molto meglio essere stati Zingari che re.
Non pensiamo alla morte. Non la temiamo, ecco tutto.
Il nostro segreto sta nel godere ogni giorno le piccole cose
che la vita ci offre e che gli altri uomini non sanno apprezzare:
una mattina di sole, un bagno nella sorgente,
lo sguardo di qualcuno che ci ama.
E' difficile capire queste cose, lo so. Zingari si nasce.
Ci piace camminare sotto le stelle.
Si raccontano strane cose sugli Zingari.
Si dice che leggono l'avvenire nelle stelle
e che possiedono il filtro dell'amore.
La gente non crede alle cose che non sa spiegarsi.
Noi invece non cerchiamo di spiegarci le cose in cui crediamo.
La nostra è una vita semplice, primitiva.
Ci basta avere per tetto il cielo,
un fuoco per scaldarci
e le nostre canzoni, quando siamo tristi.

(Spatzo)

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)