domenica 25 dicembre 2011

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Pirati

Timida navigante che attraversasti il mare quella notte, quanto tempo e’ passato? Quella volta pensavi fosse un’unica, semplice avventura. Eppure, anche a distanza di anni, porti dentro quel ricordo che, quando nel freddo della tua solitudine attendi annoiata l’arrivo del gelido vento del Nord, ti fa pensare a chi tra i tanti e’ rimasto impresso nella tua mente e in un angolo del tuo cuore.

Eri poco piu’ di una ragazzina, e lui molto piu’ grande di te. Avevi ancora il seno acerbo e desideravi l’avventura per eccitare il tuo giovane cuore alla ricerca di chi ti avrebbe fatta diventare donna. Ma in te la donna lui gia’ la vedeva, e nel ghiaccio dei tuoi occhi nei quali si perse, riconobbe il calore di quella che saresti diventata.

Ti scelse. Mentre tu stessa ancora deridevi la tua timidezza, goffa ed insicura, lui, con quel volto corsaro solcato dall’esperienza e con un sorriso, ti catturo’. E quando, infine, alzando il volto i tuoi occhi incontrarono i suoi, si sciolse per sempre il tuo cuore non ancora corrotto del tutto. Con modi gentili ti convinse prendendoti per mano. Avevi timore, ma non ti dispiaceva. In te sentisti brillare il desiderio, e ricambiasti cosi’ il suo sorriso vincendo la ritrosia figlia dell’inesperienza. Fu cosi’ che ti lasciasti trascinare con dolcezza fino al suo vascello.

T’invito’ a bordo e ti parlo’ di navi, di pirati, di tesori, di mari inesplorati, di isole misteriose e di avventura. E ti luccicarono gli occhi perche’ era da sempre quello il destino che desideravi. La luna fredda entrava dalla finestra opaca, e il vento passava tra le fessure. Rabbrividisti. Non eri ancora abituata a quel gelido clima, cosi’ diverso da quello di casa tua. Ma anche la tua casa sarebbe diventata presto solo un ricordo di un’infanzia a cui eri stata strappata. E mentre pensavi a tutto questo, lui ti abbraccio’ per donare calore alla tua pelle infreddolita. Non ti sottraesti e accogliesti quel calore che invadeva la tua intimita’.

“Cosi’ va meglio?”

Annuisti, intenerita dalla sua gentilezza. Sentivi il tuo cuore battere come dopo una corsa, mentre lui ti accarezzava i capelli, neri, lunghi, con mille onde che s’infrangevano fra le sue dita. Poi ti bacio sulle labbra, morbide come la tua pelle. Il bacio fu lunghissimo e ti lascio’ senza fiato. Avevi baciato altre volte, ma ancora non sapevi cos’era un bacio. Solo in quel momento lo scopristi e non aspettasti neppure il tempo di riprenderti, riaccostasti le labbra alle sue, affamata dell’amore che non avevi mai ricevuto.

Le sue mani forti ghermirono i tuoi fianchi, e lasciasti che il tuo corpo diventasse l’isola in cui lui potesse approdare. Spoglio’ il tuo sesso e invito’ le tue mani a fare lo stesso con il suo. Cosi’ i vostri corpi furono nudi, uniti nella loro diversita’; la tua pelle accanto alla sua era come una perla vicino all’ambra. Con le dita ti sfioro’ i capezzoli, timidi come te, che spuntavano dai tuoi giovani seni che non erano mai stati di nessuno; non ancora maturi, ma gia’ gonfi e rotondi come le bianche vele di veliero. E lui vi accosto’ le labbra, e li succhio’ come a lenire la dolorosa frenesia che sentivi dentro.

In te non c’era freddezza. Gia’ troppa ce n’era in quella sera di gelido vento e troppa ce n’era stata nella tua vita, e allora capisti che tutto quello che volevi era approdare in quel porto sicuro, con tutti i tuoi sentimenti non ancora sepolti da tanti anni amari. Piccola ragazzina candida e immatura, sperduta in un mare immenso, sognante, avevi ancora una luce genuina negli occhi ed un sorriso sincero, perche’ cercasti di entrare nel mondo dei grandi?

Eri impacciata, maldestra, ma gli volesti dare tutta te stessa, nelle tue profondita’, e lasciasti che la sua ancora esplorasse i tuoi fondali. Desti tutta te stessa quella notte a lui, solo a lui… e gia’ sapevi che poi la tua vita l’avresti vissuta per sempre laggiu', in quel lurido porto dove saresti stata banchetto di mille marinai, ma non t’importava; lo stesso sentivi che dovevi rendere incancellabile quell'esperienza affinche’ un giorno te ne potesse restare un ricordo, qualcosa a cui aggrapparti per sentirti libera, veramente libera come solo i pirati possono esserlo, ma anche per non dimenticare mai di come si diventa una puttana.

7 commenti :

Inneres Auge ha detto...

UN RACCONTO DI NATALE ATIPICO!
Auguri e grazie per le belle letture che di cui ci onori

Tra cenere e terra ha detto...

http://www.youtube.com/watch?v=NSVMdift12Q

Regalino per te...ascolta le parole! Un bacio

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Inneres Auge ha detto... UN RACCONTO DI NATALE ATIPICO! Auguri e grazie per le belle letture che di cui ci onori

1000 racconti vivono ancora in me, ma forse non vivro' 1000 Natali per raccontarli tutti.
Grazie a te.


Tra cenere e terra ha detto... Regalino per te... ascolta le parole! Un bacio

E' cosi' che nell'immaginazione tu mi vedi? :-)
Grazie anche a te.

Antonella Leone ha detto...

bellissime parole . complimenti è un piacere leggere quello che scrivi.

rossoallosso ha detto...

bella come metafora della vita,tutti siamo un pò puttane quando abbandoniamo l'età dell'innocenza

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Antonella Leone: è un piacere leggere quello che scrivi

Talvolta mi accorgo quanto spesso si scriva solo per dare piacere a se stesse. Quasi come un atto onanistico e non specificamente per "donare" come invece dovrebbe essere.
Grazie anche a te, e spero tu non sia solo di passaggio. :-)


@ Rosso: bella come metafora della vita,tutti siamo un pò puttane quando abbandoniamo l'età dell'innocenza

Qui, per rilanciare, ci starebbe una bella frase memorabile, di quelle che si ricordano per sempre, cosi' da apparire colta e sensibile.
Ma non mi viene in mente nulla e da qui si evince quanto in fondo io non sia altro che un bluff. :-)

rossoallosso ha detto...

@Chiara
fai come me,io ci ho pensato assai prima di scrivere il commento ;-)
come noti il vero bluff sono io e tu non sai quanto sia stata soddisfacente per me la tua risposta

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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