«La musica viene dall'anima e a chi non ha avuto fortuna, le canzoni che parlano d'amore, amore materno, amore tra amanti, rendono migliore la vita. E' stata la musica che ha fatto degli tzigani un popolo forte.»
Una signora voleva tanto dargli dei baci
non dico tanti, anche solo sette otto (mila).
Invece era proibito perciò non glieli dava.
Se però non fosse stato proibito glieli avrebbe dati tutti
dal primo all'ultimo.
A cosa servono i baci se non si danno?

Vivian Lamarque

venerdì 9 dicembre 2011

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Innamorarsi


Questo e’ l’articolo scritto per l’ultimo numero di Esse Elle Movie Magazine [Link]. L’argomento di questo mese e’ ispirato all’Amore e alla Morte. Eros e Thanatos, dunque, cosi’ come vengono interpretati in questo mondo virtuale in cui i nick e gli avatar possono “morire” semplicemente con un click sul pulsante del “cancel account”. Oppure possono arrivare a creare relazioni durature, intense, coinvolgenti, spesso interpretate come “amicizia” o anche come “amore”.


Innamorarsi

Innamorarsi nel virtuale: e’ possibile? Chi frequenta questo mondo sa che le opinioni sono alquanto discordi. C’e’ chi resta convinto che le due realta’, quella reale e quella virtuale, debbano restare nettamente separate. Poi c’e’ chi, invece, pensa che una realta’ non escluda necessariamente l’altra, ma ne sia complementare, e che entrambe rappresentino solo le tessere indispensabili alla costruzione di un mosaico piu’ complesso. Un’unica vera realta’: la propria.

Nella vita di tutti i giorni, Internet e’ divenuto ormai indispensabile. E’ uno strumento di consumo, di svago, di lavoro e ancor prima che se ne siano compresi i pregi e i difetti, si e’ imposto come mezzo di comunicazione, esattamente comi in passato e' stato per la televisione e il telefono. Ma la domanda che ancora ci poniamo e’ se, in fondo, tutto cio’ rappresenti liberta’ oppure schiavitu’.

Il Web e’ nato dall’esigenza di scambiarsi informazioni rapidamente. Informazioni che, col tempo, si modificano, cambiano rotta, si deformano. Scoprire questo mondo, oltre alla meraviglia di un nuovo modo di comunicare, pone molti interrogativi. La prima impressione che si ha entrandovi e’ che tutti sono amici fin da subito e si raccontano la loro vita in maniera anche troppo particolareggiata.

Nelle chatroom, ad esempio, i nickname appaiono in fila e sembrano fantasmi appesi in un armadio. Da conversazioni inizialmente sterili, prive di suoni e di odori, nascono simpatie, empatie e attrazioni fisiche, esattamente come nella vita reale. Il messaggio di saluto, ogni volta che si entra, diventa per molti un rito, ed e’ in questo terreno fertile che emerge quell’Io sofferente per le sue mancanze e per i suoi bisogni, che vive e trasforma tutto quanto in giochi di parole inventati al momento, magari non realmente pensati.

Sono pochi coloro che si rendono davvero conto della potenza di questo grande mezzo di comunicazione che, se non usato nella giusta misura, puo’ diventare un condizionamento molto forte, poiche’ arriva a bloccarci completamente. E fra domande e risposte, ci vediamo passare davanti un’intera giornata senza aver vissuto realmente se non nelle emozioni, nei pensieri e nelle frasi che cadono o vengono apprezzate secondo la percezione della persona sconosciuta con la quale si interagisce.

Ma gli esseri umani non sono solo corpo. Sono anche mente. Eros rappresenta il sentimento, l’irrazionale, Logos e’ invece il pensiero, il razionale. E nella realta’ Eros reagisce agli stimoli piu’ velocemente di Logos. Eros e’ più immediato, e quando ci sentiamo attratti da qualcuno, la dimensione dell’irrazionale e dell’emozione (gioia, paura, amore, sentimento) e’ predominante rispetto alla razionalita’ del pensiero.

Nei rapporti virtuali, pero', l’Eros viene smarrito perche’ cio’ che sentiamo diventa la proiezione di una solitudine o un modo personale di vedere la vita che e' tutto nostro, e che non ha riscontri con un altro essere. I sensi nel Web si descrivono, ma non si vivono, e la stessa sorte la subiscono i suoni, i profumi, il sesso. Il virtuale diventa in tal modo il potere nelle mani dell’immaginazione che distrugge corpo, odori e sapori.

La mente reagisce cosi’ tanto velocemente quanto il corpo resta fermo, bloccato, immobile di fronte ad una tastiera e a uno schermo. Ecco perche’ una corrispondenza di amorosi sensi virtuale ha per molti una grande attrazione: perche’ ci si sente meno soli, meno isolati, e diminuisce il bisogno che si ha di parlare, la voglia di uscire, e il desiderio di essere coccolati, accarezzati, sfiorati. Amare nel virtuale e’ come scordare se’ stessi, per andare oltre se’ stessi con l’energia dell’eccitazione eternamente compressa e mai scaricata.

E i nostri pensieri sono come farfalle il cui volo non possiamo costringere, non possiamo direzionare, perche’ non possiamo prevederne la traiettoria. La mente corre verso stimoli nuovi, colori nuovi, profumi nuovi, verso l’illusione del “simile a noi”, alla ricerca di un’affinita’ con l’altro impossibile da trovare se non nella nostra immaginazione, ma restando convinti di averla trovata.

E’ in questo modo che il virtuale produce quel grande spettro che e’ l’individualismo, mentre nella nostra vita di tutti i giorni entrare in contatto con se’ stessi resta un lavoro arduo, faticoso, che avviene per mezzo del confronto con l’altro che e’ reale e non immaginato. Si tratta di quel famoso “viversi” fatto di paure, di quotidianita’, di competizione, di gelosia, di possesso, di sentimenti nobili e meno nobili che tutti insieme danno senso e forma alla Vita.

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4 Commenti:

UIFPW08 ha detto...

..e se ci credo davvero?

Inneres Auge ha detto...

Un altro aspetto da considerare è se l'innamoramento vale solo tra alter ego o anche tra persone

Chiara di Notte - Klára ha detto...

UIFPW08 ha detto...
..e se ci credo davvero?



Credere non e' certo vietato. C'e' chi crede a cose ben piu' assurde.


Inneres Auge ha detto...
Un altro aspetto da considerare è se l'innamoramento vale solo tra alter ego o anche tra persone


L'innamoramento tra alter ego e' una recita. Come i giochi che i bambini fanno con le marionette o le bambole.

Ev@ ha detto...

Io sono sempre stata profondamente scettica sulla "realtà" dei sentimenti che si esprimono nel web, dove è più facile che prevalga l'eccitazione rispetto a un certamente più interessante "eros". Ritengo l'eccitazione un "entry level" (anche esistenziale) che nell'eterna ricerca di rinnovamento esprime un incapacità di intendere un rapporto come un qualcosa di più articolato e maturo rispetto alla mera sollecitazione visiva o d'impatto.

Insomma, le "belle coppie", sono sempre un qualcosa di raro. Inoltre, il web può prestarsi in modo particolare a quel tipo di isolamento dalla realtà che, in un certo numero di coppie di amanti, può accadere.

E' possibile, però, che per esempio una situazione divertente: una coppia di appassionati del web, per farla semplice, un "lui" e una "lei" che s'interessano -per motivi che possono essere davvero molto vari- del web... Ecco, escludo che due così possano conoscersi al parco, insomma.

Se vogliamo divagare, in ciò vi è la differenza, intanto con la televisione, dove questo è impossibile. A meno che un qualcuno non si prenda una sbandata per la Hunziker e -toh!- un bel giorno scopre che la cassiera alla n.20 del supermercato "Capperdiscount" (una che sa di questa somiglianza e ci marcia) somiglia alla sua "amata" in modo straordinario...

Oppure, metti che il tizio che abita nel palazzo di fronte, somiglia in modo straordinario, nel fare, che so.... a Enrico Mentana o... Checco Zalone? Claudio Bisio? Non so. Fate voi :)

Un saluto a Chiara e ai lettori del suo blog.

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«Le ricerche dedicate alla condizione femminile in eta' antica si scontrano con un ostacolo che e' strutturale: l’assenza pressoche' completa di testimonianze che non siano mediate attraverso una prospettiva maschile, pur con alcune eccezioni, fra cui il caso di Saffo. Le donne antiche sono cioe' oggetto ma non soggetto di testimonianza. Da questo deriva il mio interesse per i discorsi maschili sulle donne, per la costruzione sociale e culturale degli stereotipi e dei pregiudizi relativi al mondo femminile, per la loro frequente assunzione a dogmi pseudo-scientifici e per la loro costituzione in una compiuta teoria della differenza sessuale»

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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Oggi mi sento un po' cosi'

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Il significato della vita

Un professore terminò la lezione, poi pronunciò le parole di rito: "Ci sono domande?". Uno studente gli chiese: "Professore quale è il significato della vita?". Qualcuno tra i presenti che si apprestava ad uscire rise. Il professore guardò a lungo lo studente, chiedendo con lo sguardo se era una domanda seria. Comprese che lo era. "Le risponderò", disse. Estrasse il portafoglio dalla tasca dei pantaloni, ne tirò fuori uno specchietto rotondo, non più grande di una moneta. Poi disse: "Ero bambino durante la guerra. Un giorno, sulla strada, vidi uno specchio andato in frantumi. Ne conservai il frammento più grande. Eccolo. Cominciai a giocarci e mi lasciai incantare dalla possibilità di dirigere la luce riflessa negli angoli bui dove il sole non brillava mai: buche profonde, crepacci, ripostigli. Conservai il piccolo specchio. Diventando uomo finii per capire che non era soltanto il gioco di un bambino, ma la metafora di quello che avrei potuto fare nella vita. Anch'io sono il frammento di uno specchio che non conosco nella sua interezza. Con quello che ho, però, posso mandare luce - la verità, la comprensione, la bontà, la tenerezza - nei bui nascosti del cuore degli uomini e cambiare qualcosa in qualcuno. Forse altre persone vedranno e faranno altrettanto. In questo, per me, sta il significato della vita."

Ecco cos'è il razzismo

Un giorno, in classe, durante un incontro sull’interculturalità, chiesi ai ragazzi di darmi una definizione del termine “razzismo”.
Subito, il più sveglio esclamò:
-Il razzista è il bianco che non ama il nero!
-Bene! Dissi. –E il nero che non ama il bianco?
Mi guardarono tutti stupiti ed increduli con l’espressione tipo: “Come può un nero permettersi di non amare un bianco?”.

(Kossi Komla-Ebri)