sabato 24 dicembre 2011

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Buon Natale anche a te

Erano i giorni prima di Natale e stavo controllando la mia posta. Quella che usavo per “lavoro”, intendo dire, dove mi scrivevano coloro che rispondevano al mio annuncio. Trovai come sempre una trentina di messaggi. Una meta’ era decisamente da cestinare: i soliti maniaci sessuali che, per dar sfogo alle loro perversioni malate, da quando c’era internet preferivano usare la tastiera di un computer invece della cornetta del telefono. Poi c’erano quelli che volevano che rispondessi ad una serie infinita di domande su prestazioni, tariffe e condizioni. Tutte cose che, se solo avessero voluto, avrebbero potuto benissimo trovare nel mio sito oppure nelle tante recensioni che, nei vari forum, altri clienti avevano gia’ fatto su di me; non ero certo una di cui mancassero informazioni.

Certi tipi non li sopportavo proprio. Avevo una discreta esperienza e sapevo che quelli che si addentravano troppo nei dettagli alla fine non arrivavano a concludere mai niente. C’era sempre qualcosa che non andava bene: il prezzo, o il fatto che non ricevessi a casa, oppure che non accettassi di scopare senza preservativo. Insomma alcuni erano degli autentici rompicoglioni e appena capivo l’antifona, evitavo di dare loro considerazione.

C’erano poi quelli che volevano incontrarmi “come amica”, per un aperitivo o per una cena, “senza alcuna finalita’ a scopo sessuale", dicevano i bugiardi. Ma i piu’ ridicoli erano quelli che si proponevano per darmi sollazzo qualora avessi sentito la necessita’ di rilassarmi, stufa di incontrare i soliti clienti. In pratica, voleva a dire far sesso con qualcuno che non avrebbe sganciato un soldo. Decisamente una perdita di tempo, e io non ero una a cui piaceva buttare via un bene cosi’ prezioso come il tempo.

Poi c’erano i tipi interessanti, quelli sicuramente da approfondire. Qualcuno in verita’ un po’ volgare ed anche arrogante, pero’ almeno era conciso e non si dilungava in proposte che non avevano senso. Non facevo quel mestiere perche’ la gente si masturbasse con le mie email, e non gradivo chi scriveva tanto e poi non combinava nulla. E, infine, non mancavano i vecchi clienti intenzionati a incontrarmi di nuovo, magari dopo aver fatto il giro di tutta la “concorrenza” ed essersi resi conto che una come me non era facile da trovare. Insomma, la solita roba che mi arrivava ogni giorno.

Nel mucchio, mi colpi’ un messaggio. Fui incuriosita soprattutto dall’oggetto: “Un regalo a te e uno a me”. “Divertente”, pensai. Proveniva da un certo J. Si firmava con la sola iniziale. Probabilmente un anglosassone; forse si chiamava James o Jeremy. Mi augurai che non si chiamasse John, e mi venne da ridere pensando che “john” era il nomignolo dato ai clienti occasionali dalle puttane anglosassoni. Comunque la mail era scritta bene, lunga quanto necessario e sintetica al punto giusto.

“Ho sbirciato nel tuo sito e sono rimasto letteralmente estasiato dalle foto. Dato che faccio un lavoro piuttosto faticoso e stressante che mi porta sempre in giro per il mondo, la vigilia di Natale saro’ di passaggio proprio nella tua citta’. Se sei libera mi piacerebbe incontrarti. Avro’ solo poche ore a disposizione perche’, purtroppo, ho sempre molte cose da fare e vado di fretta, ma ho deciso che quest’anno, per una volta, mi faro’ un regalo: un paio d’ore con te. Che ne dici? Il compenso che chiedi non e’ un problema. Per quanto riguarda me, tanto perche’ tu sappia chi (se vorrai) incontrerai, dico solo che sono un uomo maturo ed anche un po’ in sovrappeso, pero’ ho un carattere gioviale e allegro. Quello che cerco e’ un’emozione nuova, una trasgressione alla quale, per il ruolo troppo rigido in cui sono troppe volte costretto, non sono abituato."

“Il solito uomo d’affari” pensai. Non che amassi molto gli uomini d’affari. Erano quasi tutti simili ed avevano generalmente l’aria di chi paga e quindi pretende. Di positivo c’era che, siccome andavano sempre di fretta, non dovevo impegnarmi tanto per concludere, e quasi sempre gli incontri finivano prima del tempo che mi veniva pagato. Naturalmente c’erano le eccezioni, quelli che si imbottivano di viagra ed allora erano guai, ma non bisognava trascurare che, dal punto di vista economico, erano sempre assai generosi e non si facevano problemi a sovvenzionare la causa di una ragazza bella e disponibile. E la mia causa richiedeva tutti i fondi possibili affinche’ riuscissi a soddisfare i costosi capricci che avevo.

Incuriosita, rilessi il messaggio. Non mi era chiaro che cosa volesse dire con quel “maturo” e “in sovrappeso”; non sarebbe stato troppo grasso o troppo vecchio? Non amavo molto andare con i ragazzi giovani; preferivo senz’altro uomini un po’ piu’ esperti, maturi, che fossero intellettualmente stimolanti e capaci di apprezzare cio’ che offrivo loro. Pero’ c’era un limite a tutto; non volevo che un ultrasettantenne, magari grasso e con problemi di cuore, mi stramazzasse nel letto! C’ero gia’ passata da un’esperienza simile e non era stato piacevole. Ma il tono di J era educato e gentile, e supero’ il primo esame. Gli risposi dandogli il numero di telefono, cosicche’ mi contattasse per accordarci meglio.

~

Lo squillo del cellulare mi raggiunse la vigilia di Natale. Ero in centro per fare gli ultimi acquisti e stavo proprio di fronte alla vetrina di Hermes ad ammirare una fantastica “Birkin” in struzzo che costava una fortuna. Troppo costosa, anche per me che di solito non mi facevo mancare nulla, ma per un oggettino del genere dovevo trovare un pollo che fosse assai piu’ infatuato, ricco e disposto a spendere dei soliti clienti che normalmente incontravo. Una voce profonda e pacata all’altro capo del telefono mi saluto’.

“Ciao, sai chi sono, vero? Dovevo chiamarti per confermare l’appuntamento di oggi”.
“Certo, sei l’uomo d’affari maturo e in sovrappeso che vuol farsi un regalo speciale”, risposi scherzando. “Come stai? Sempre indaffarato e di corsa?”
“Questo per me e’ il periodo peggiore dell’anno. Pero’, come ti ho detto, ho deciso di prendermi una pausa e farmi quel famoso regalo”.
“Perdona se te lo chiedo: non e’ che quel J con cui ti firmi e’ l’iniziale del tuo nome e per caso ti chiami John?”
“No no, cioe’ si’… e’ l’iniziale del mio nome, ma non mi chiamo John”.
“Non che sia importante, e non voglio sapere il tuo vero nome, ci mancherebbe altro! E’ solo che sarebbe stato buffo se ti fossi chiamato John. Comunque, dimmi pure, J… ci incontriamo?”
“Sicuramente! Pero’ devo chiederti una cosa. Siccome sono una persona piuttosto conosciuta… dovresti pensare tu a scegliere un posto adatto che sia, diciamo, abbastanza riservato dove nessuno possa vederci insieme. Non so se mi comprendi”.

Era senza dubbio un tipo misterioso quel J, ma non mi sembrava che avesse l’aria del maniaco. Anche se certe richieste andavano sempre valutate attentamente e con un minimo di precauzione. Soprattutto con gli sconosciuti. In ogni caso, in un motel dov’ero conosciuta poiche’ ci portavo molti dei miei clienti, non avrei avuto problemi.

“Possiamo andare in un motel che conosco. E’ carino e molto discreto. Si accede direttamente dal parcheggio auto che e’ privato per ogni camera e che resta al chiuso, cosi’ nessuno puo’ vedere chi entra e chi esce. Facciamo in questo modo: riservo io una stanza e poi ti invio tutte le informazioni per arrivarci tramite sms. Tu ci vai per primo e mi aspetti, ed io arrivo poco dopo. Cosi’ nessuno ci vede insieme. Che ne dici?”
“Mi sembra perfetto! E poi, un’altra cosa… che ne diresti se al posto dei soldi ti proponessi un bel regalo? Quello che desideri, non ha importanza il valore: un gioiello o qualsiasi cosa che ti piaccia. Come avrai capito non sono abituato a pagare le donne. Mi sento a disagio. Percio’, se per te non e’ un problema, preferirei farti un regalo, anche se alla fine mi costera’ di piu’”.

“Ma questo e’ matto!”, pensai. Voleva forse rifilarmi roba usata o peggio rubata? E poi era contro le regole: una puttana accetta solo denaro contante. I regalini, se mai, sono a parte. Stavo per rifiutare, quando pensai alla borsa che avevo appena visto. Decisi di azzardare. Se abboccava, tanto meglio. Altrimenti che andasse a farsi fottere.

“Anche una borsa di Hermes da…?” e gli dissi il prezzo.
“Certo! Per me sarebbe un vero piacere potertela regalare. Dimmi il modello e il colore e te la faccio trovare in camera quando arriverai”.

Ero sbalordita. Quel tizio mi stava prendendo in giro? Eppure, mi era successo altre volte di incontrare uomini molto ricchi ai quali piaceva fare gli splendidi con le ragazze giovani…”

“Va bene. Allora mi piacerebbe una “Birkin” in struzzo colore blu scuro. E che sia originale di Hermes, mi raccomando!”

Ero stranamente eccitata. Mi pareva assurdo che qualcuno accettasse quella richiesta, ma ero fatta cosi’: affrontavo sempre la vita con la voracita’ tipica di chi non si fa scrupoli, e non lasciavo mai briciole nel piatto. J, pero’, non fece una piega. Mi chiese solo di prenotare il motel e come d’accordo, m’avrebbe aspettata direttamente in stanza con il regalo. Quella sarebbe stata la marchetta dell’anno, pensai. Due ore pagate come un intero week end!

~

Arrivai puntuale. Bussai alla porta, ma la trovai aperta. Entrai e sul tavolo in anticamera notai subito la grande busta griffata di Hermes che conteneva il mio regalo. L’aprii e dentro c’era proprio la borsa dei miei sogni, del colore giusto. E non era un falso!

La camera era poco illuminata. J stava gia’ nel letto, coperto fino al torso dal lenzuolo. Mi sorrise e mi saluto’. La sua voce metteva di buonumore ed i suoi occhi sprizzavano di felicita’ ed eccitazione. Il volto, incorniciato da una folta barba, esprimeva una grande generosita’. A dispetto dell’eta’, che era in effetti un po’ avanzata, J faceva pensare a un bambino che stava ricevendo il regalo piu’ desiderato nel giorno di Natale. Pensai che forse era da tanto che non faceva sesso con una donna, e quasi certamente non con una come me. Naturalmente non glielo chiesi, ma la convinzione mi dette quasi un leggero fremito di eccitazione. Aveva comunque un’aria vagamente familiare. Al telefono mi aveva detto di essere famoso, ma non riuscivo a ricordare dove l’avessi visto. Forse in tv, o al cinema. Ma non m’importava; non ero li’ per chiedergli un autografo.

Mi spogliai e mi sdraiai accanto a lui che inizio’ immediatamente ad accarezzarmi con le sue grosse mani. Erano un po’ ruvide, ma il tocco era gentile e delicato. Ricambiai le carezze scendendo lentamente verso l’inguine, fino a trovare il suo pene gia’ pronto ed eretto.

“Vorrei baciartelo un po’“ gli dissi. E al suo mugolio di assenso, iniziai a leccarglielo, prima piano, giocandoci dolcemente con la punta della lingua, poi glielo presi in bocca.

Pur non essendo giovanissimo, J non si presentava affatto male. Non era proprio longilineo, pero’ non era assolutamente ne’ grasso ne’ flaccido. Ma soprattutto c’era una cosa che mi piaceva di lui: profumava di buono ed aveva un aroma che sapeva di muschio e di bosco. Non era la prima volta che andavo a letto con uomini di una certa eta’. Sapevo che molte altre ragazze non si sarebbero mai prestate a fare quello che facevo io, e riuscivo anche a comprenderle. Non era certo la cosa piu’ piacevole del mondo far sesso con qualcuno che avrebbe potuto essere mio nonno, ed era solo per i soldi che accettavo di farlo. Pero’, in alcuni casi, riuscivo anche a divertirmi. Avevo un metodo tutto mio che mi permetteva di godere anche di quei momenti che per altre sarebbero stati sgradevoli: usavo la fantasia. Chiudevo gli occhi e trasformavo i clienti in uomini molto piu’ giovani e in forma di quanto in realta’ fossero; fighi e bellissimi come i fotomodelli delle pubblicita’.

Lo feci anche con J. Anzi, con lui la trasformazione fu abbastanza facile. Si puo’ dire che manteneva ancora una certa prestanza fisica e si capiva che da giovane doveva essere stato davvero un bell’uomo. Succhiarglielo ad occhi chiusi, immaginandolo palestrato e con i muscoli guizzanti, non e’ che mi riuscisse cosi’ difficile. Inoltre, da quel punto di vista, non era neanche messo tanto male; poteva sicuramente competere con un quarantenne ben dotato. Ed era tutto naturale; le erezioni da viagra sapevo riconoscerle…

Dai mugolii capii che J apprezzava molto il servizietto che gli stavo facendo. Dopotutto la parte “orale” era la specialita’ della casa; l’esame che riuscivo sempre a superare con grande soddisfazione della clientela. Pero' quella volta sarebbe stato un peccato sprecare tanto ben di dio, soprattutto perche’ anche a me era venuto un certo "appetito". E glielo dissi.

“Ho una gran voglia di averti dentro. Adesso ti vengo sopra... faccio tutto io, tu rilassati… pero’ prima lo impacchettiamo, va bene?”
“Certamente, mi piacciono i pacchetti”, disse J sorridendo e socchiudendo gli occhi mentre gli infilavo il preservativo.

Mi misi quindi sopra di lui, lasciando che il suo membro, scivolando, si facesse strada in me e iniziai muovermi, su e giu’, avanti e indietro, dapprima lentamente, poi piu’ veloce, cambiando ritmo, alternando diversi livelli di intensita’, stringendo i muscoli vaginali e rilasciandoli, come se gli facessi un massaggio usando solo il mio sesso. Sentii il respiro di J crescere e farsi sempre piu’ affannoso, mentre lui inarcava il bacino alla ricerca del piacere che si avvicinava.

Arrivo’ all’orgasmo con un gemito che sembro’ scaturire dalla profondita’ di una caverna, ed anch’io venni, accasciandomi sopra di lui per fargli sentire addosso tutto il calore del mio corpo nudo e soddisfatto. Restai in quella posizione ad attendere che il respiro di entrambi tornasse regolare. Poi, lentamente, mi sfilai e mi distesi accanto a lui. J mi strinse a se’ teneramente, come fosse l’abbraccio affettuoso e grato di un padre e mi chiese di parlargli di me, dei miei progetti, dei miei sogni. E mentre gli raccontavo i miei desideri, come un bambino stanco per aver giocato fino allo sfinimento, si addormento’.

Dormiva ancora quando lasciai la stanza, tenendomi ben stretta al mio bellissimo regalo. E senza far rumore, mi allontanai in silenzio chiudendomi piano la porta alle spalle.

~

Mi alzai tardi la mattina di Natale. Ancora insonnolita e con gli occhi stropicciati mi diressi in cucina per prepararmi il primo the della giornata. Quasi inciampai in una scatola appoggiata per terra. Poi ne vidi altre sul tavolo, sui mobili, sparse ovunque. La stanza era piena di regali tutti impacchettati con la stessa carta natalizia ed infiocchettati con uno sgargiante nastro rosso. Ne aprii uno: c’era dentro quel bracciale che avevo a lungo desiderato. Un altro: ed ecco quel bel completino di intimo che mi piaceva tanto. Scartai i pacchi con frenesia... erano le cose che piu’ avevo desiderato mi regalassero. C’era di tutto, dalle cose meno importanti alle piu’ sostanziose: i libri che volevo leggere, un nuovo telefonino, il mio profumo preferito, un altro paio di sci… perfino una vacanza esotica tutta pagata! Mi manco’ il fiato, ma non fu per lo stupore di vedere tutti quei regali apparsi magicamente dal nulla. Fu perche’ solo allora realizzai con chi ero andata a letto il giorno prima, e perche’ J mi era fin da subito sembrato cosi’ familiare.

In mezzo a quei doni trovai alla fine un biglietto:

“Grazie per i bei momenti passati insieme. Sei stata per me un magnifico regalo e spero che anche quelli che ti ho lasciato stanotte siano da te graditi. Scusami se non mi sono presentato come avrei dovuto e non ti ho detto il mio nome. Mi chiamo Jultomten, oppure Jólasveinn, oppure Julenissen, oppure Julemanden, oppure Jólamaðurin, oppure… ecco vedi? E’ questo il motivo per cui non lo dico mai: ne ho talmente tanti di nomi che non riesco a ricordarli tutti. Buon Natale anche a te.”

Tra Dio e Satana, alla fine ho scelto di credere in ................. Babbo Natale!


P.S. - Questo racconto, un po' insolito sia nella tematica che nello stile, e' la rielaborazione piuttosto personale, ma anche abbastanza spudorata, di un racconto contenuto nel libro "Dire fare l'amore" di Inachis Io. Spero per questa volta di essere perdonata, ma non avevo pensato ancora a quale regalo farvi per Natale e, come spesso accade, ne ho riciclato uno che avevo nel cassetto. :)

15 commenti :

LdC ha detto...

Entro per la prima volta nel tuo blog, decisamente da leggere! Tornero'con piu'calma pero'.
Per ora lascio traccia del mio passaggio e mi permetto di farti gli Auguri di un semplice ma "ricco" Natale.
LdC

davide ha detto...

Pregiatissima Chiara,

tanti auguri di buon Natale.

Mi fa piacere sapere che con Babbo Natale sei stata molto tenera.

Se fosse scoppiato tra le tue braccia, per colpa tua i bambini di tutto il Mondo non avrebbero mai più avuto regali.

Ciao Davide

Ev@ ha detto...

Ahahah!

Carina questa.

Buon Natale :)

rossoallosso ha detto...

sintetici auguri !!

Anonimo ha detto...

Buon natale. Prosit!
Gugge

Amos Gitai ha detto...

Augurandoti un sereno Natale e un felice anno nuovo, invito te e i tuoi visitatori a votare i migliori film e attori del 2011.

FILM 2011

Monica Easy Oasi ha detto...

Ma che storia deliziosa....... Direi meglio della storia di Cenerentola e dei vari principi azzurri che si possano immaginare: un carico di delizie, ma soprattutto un atto di riconoscenza per qualcosa che peraltro non è stato dato per scontato, come spesso accade, ma che è stato conquistato con i giusti modi ed il giusto garbo: una morale sottile ed intensa, che sarebbe auspicabile non rimanga solo nel mondo delle favole......
Grazie per questa bella storia, è un bel regalo per tutte le donne, ed un bel messaggio per tutti gli uomini!

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Monica: Grazie per questa bella storia, è un bel regalo per tutte le donne, ed un bel messaggio per tutti gli uomini!

Invece il mio grazie va a te, unica ad aver interpretato la storia nel modo in cui mi attendevo.
Il fine di ogni mio post non e' quello di ricevere auguri, approvazione o complimenti (tutto cio' lo lascio ad altre che sicuramente ne hanno bisogno piu' di me), ma e' quello di aprire uno spiraglio che dia l'avvio ad una piccola discussione. E tu lo hai fatto: hai saputo individuare l'anima del racconto, al di la' del mero aspetto descrittivo.
Il primo elemento e' un voler regalare qualcosa di diverso; un "Buon Natale" che non fosse il solito, ritrito, melenso, banale scambio di auguri che oggi abbonda in tutto il web.
L'altro elemento e' il messaggio che e' contenuto in questa storia.
Che senso ha una storia se non vi e' un messaggio e se dopo averla letta non c'e' alcuna riflessione?
In pratica: che cosa ci si guadagna per il tempo che si spende nel leggere una storia, un articolo, un post in un blog?
Se non ci guadagnamo niente, e' solo tempo perso, buttato via. Se invece qualcosa dentro di noi cambia, anche impercettibilmente, allora il nostro tempo e' stato investito bene e dara' sicuramente i suoi frutti.
Tu parli di messaggio agli uomini e di regalo alle donne, cara Monica, ma quanti leggendo la storia l'avranno compreso e quante lo avranno apprezzato?

Kameo ha detto...

Grazie del bel regalo, Mamma Natale ;-)

Willyco ha detto...

Beh, credo che tanti (come me) abbiano sorriso al tuo racconto. Fa piacere trovare un po' più d'ossigeno nell'aria. Un saluto ed un augurio dalla mia compagna e da me.

rabbah ha detto...

"ma quanti leggendo la storia l'avranno compreso e quante lo avranno apprezzato?"

Leggendo questo dialogo fra te e il tuo Babbo:

“Va bene. Allora mi piacerebbe una “Birkin” in struzzo colore blu scuro. E che sia originale di Hermes, mi raccomando!”,

mi chiedevo se la Hermes rapresenta il modello dell minimalismo di qui parlavi una volta sul blog hahahahahaaahhah

Dai, questa si voleva una batutta innocente e non so se ce lho fatta. ma non ha niente a che fare con un discorso serio :))))))

Buone Feste!

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Rabbah: mi chiedevo se la Hermes rapresenta il modello dell minimalismo di qui parlavi una volta sul blog

Non confondere le fiabe con la realta'. :-)

Tra cenere e terra ha detto...

Mi cara Chiara, il gusto dell'arte per l'arte non prevede sempre una riflessione...

A me è sembrato un racconto di una tenerezza incredibile. Magico come l'atmosfera del Natale. Qualcosa da vivere, cioè, più sul piano emozionale. Un abbraccio.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Willyco: Un saluto ed un augurio dalla mia compagna e da me

Ue', che sorpresa!
Sento dal tono del commento che tutto sta andando nel migliore dei modi. :-)


@ Tra Cenere e Terra: il gusto dell'arte per l'arte non prevede sempre una riflessione...

Beh, allora sono io ad essere bizzarra. Per qualsiasi cosa devo esprimere un parere che non si ferma mai al solo "bello" o "brutto".


@ tutti gli altri (LdC, Davide, Ev@, Rosso, Gugge, Amos Gitai, Kameo), grazie per la visita e per gli auguri. :-)

rabbah ha detto...

"Non confondere le fiabe con la realta'. :-)"

Appunto, per questo ho specificato che si tratta di un scherzo....

"Mi cara Chiara, il gusto dell'arte per l'arte non prevede sempre una riflessione..."

Gia :)

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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