mercoledì 16 novembre 2011

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La regola del T&T

Leggendo nel blog di Bella di Giorno un post in cui si parla di Berlusconi e delle sue dimissioni, e del fatto che nella vita sarebbe giusto abbandonare il campo quando si e’ all’apice del successo e non quando ormai nessuno ci vuole piu’, mi e’ ritornata in mente la regola del T&T che una persona molto piu’ esperta e matura di me - avevo appena diciotto anni - m’insegno’.

T&T non e’ la sigla di una compagnia di telecomunicazioni, e neppure una marca di praline ricoperte di cioccolato, ma e’ un acronimo che sta per "Target and Timing" (Obiettivo e Tempismo). Significa, cioe’, che si deve condizionare ogni cosa che si fa ad una decisione iniziale in cui si stabilisce il raggiungimento di un obiettivo prefissato oppure un tempo massimo di durata. La particolarita’ della regola e’ che e' rigida, non ammette ripensamenti e si deve fare tutto il necessario perche' la decisione presa all’inizio sia rispettata, senza accampare scuse o cercare scappatoie.

Devo dire che, se a diciotto anni mi sembrava una cosa stupida che, data la mia giovane eta’, vedevo lontana nel tempo e quindi come se non mi riguardasse, in seguito, poiche’ tutto ha una parabola che all’inizio e’ ascendente, ma che poi inevitabilmente discende, mi sono resa conto della sua validita’ fino a farla divenire, un po’ per volta, la regola principale su cui baso le mie scelte nel momento in cui si tratta di stabilire quando lasciare qualcosa, uscire da una situazione, abbandonare il campo.

Cio’ vale ed e’ valso per tutto: per i miei investimenti, per la mia professione e persino, estremizzando da cinica quale sono, per le mie relazioni amorose. Riuscire sempre a mantenere l’impegno iniziale e’ a volte duro (non sempre e’ facile abbandonare quando si sa di essere ancora nella fase ascendente), ma non avendo modo di conoscere il momento in cui tale fase iniziera’ a discendere, col senno di poi mi sono resa conto che, a posticipare troppo, da un sicuro “guadagno” accantonato si rischia di avvitarsi in situazioni di non ritorno in cui, alla fine, cio’ che si ottiene e’ solo la frustrazione di una perdita secca, e il rimpianto di non aver tenuto fede al proprio impegno.

Non sono qui adesso per parlare dei miei investimenti, e neppure delle mie relazioni amorose, ma per quanto riguarda la ben nota professione non e’ un segreto che essa, oltre che su fattori come la situazione economica generale del momento oppure il doversi confrontare con la concorrenza sempre piu’ accanita, si basi soprattutto sul grado di desiderabilita’ che riusciamo a suscitare nei clienti. Ed il grado di desiderabilita’, che e’ indubbiamente legato all’eta’ e alla forma fisica ha, come ogni cosa una parabola che raggiunge prima o poi il suo culmine, per poi discendere.

Quando mi sono ritirata ero ancora molto giovane. Molte mie amiche-colleghe dicevano che ero completamente matta perche’, tranquillamente, avrei potuto avere davanti almeno altri dieci anni di lauti guadagni. Forse non avevano tutti i torti, pero’ all’inizio mi ero affidata alla regola del T&T, ed avevo stabilito che avrei lavorato fino a quando non fossi riuscita a mettere da parte una determinata somma, oppure per un periodo massimo di anni.

Non rivelero’ quale delle due “T” sia giunta per prima, o se entrambe si siano magicamente realizzate insieme, ma quando e’ arrivato il momento di prendere atto che avrei dovuto tener fede all’impegno preso, devo dirlo con sincerita’, e’ stata davvero una dura decisione quella di abbandonare proprio quando, nel mio piccolo, ero all’apice della mia carriera, nella mia eta’ migliore ed al massimo della forma fisica.

Non so se sono stata stupida, oppure troppo orgogliosa, oppure presuntuosa. Forse sono stata un po’ tutte queste cose messe insieme, ma ho sempre cercato mantenere gli impegni. Soprattutto quelli presi con me stessa. Mantenere questi impegni e’ stato cio’ che mi ha dato la forza di superare momenti molto difficili della mia vita perche’, in certi casi, “fidarsi di me stessa” era tutto cio’ che mi restava e che alla fine mi evitava di soccombere.

Ho compreso cosi’ che non tener fede ai contratti che di volta in volta firmavo con me stessa, magari in cambio di qualche banconota in piu’, avrebbe significato davvero vendermi ancor piu’ di quanto gia’ facessi. E poi, se anche io mi fossi tradita, se neanche della mia parola avrei potuto fidarmi, su chi avrei potuto contare quel giorno in cui tutti mi avessero abbandonata e sarei rimasta veramente sola?

No. Oggi posso dire che, se anche in termini economici avrei potuto far fruttare meglio e piu’ a lungo il mio corpo, aver tenuto fede alla regola del T&T mi e’ servito dal punto di vista interiore. E’ stato, infatti, determinante per potere mantenere la stima di me stessa, sentirmi forte, decisa, sicura, in grado di superare ogni prova, cosi’ da potermi guardare allo specchio senza sentire l’impulso di evitare lo sguardo. Ma, soprattutto, e’ stato un balsamo per quella che da sempre e’ la mia piccola ed innocua perversione: la vanita’. Nessuno di coloro che mi hanno conosciuta quando ero escort potra’, infatti, ricordarsi di me se non per come ero nel momento in cui la mia parabola stava raggiungendo il suo culmine.

6 commenti :

davide ha detto...

Pregiatissima Chiara,

trovo molto saggio quanto hai scritto. Mi capita spesso di incontrare persone che si rovinano la vita dicendo che potevano fare questo o quello e non lo hanno fatto.

Uno dovrebbe sempre fare quello che ritiene giusto, senza avere poi tanti rimpianti.

Ciao Davide

Sweet G. ha detto...

Non entro nel dettaglio delle riflessioni che hai generato con questo tuo post, ma posso dirti che mi hai regalato un'ottimo spunto da cui partire.
Grazie :)
G.

rossoallosso ha detto...

bella, difficile , affascinante sfida con se stessi e vincerla è gratificante e non credo si tratti di vanità,anzi,la vanità spesso non ti permette di dire basta,penso piuttosto sia rispetto di se stessi che apre il rispetto verso gli altri e dovrebbe essere una regola comune

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Davide: Uno dovrebbe sempre fare quello che ritiene giusto, senza avere poi tanti rimpianti.

Fare e' una cosa. Smettere di fare, un'altra.
La forza non sta nell'iniziare, ma nello smettere. Un po' come per il fumo.


@ Sweet G: Non entro nel dettaglio delle riflessioni che hai generato con questo tuo post, ma posso dirti che mi hai regalato un'ottimo spunto da cui partire.

Peccato. Sarebbe stato interessante conoscere il tuo pensiero. Se apro ai commenti e' perche' mi interessano anche le opinioni altrui. Discutere e sviscerare e' sempre utile.


@ Rosso: non credo si tratti di vanità,anzi,la vanità spesso non ti permette di dire basta

Beh... il mio incubo quando facevo la escort era quello di vedere un giorno nello sguardo del cliente quella luce di commiserazione che viene riservata a chi ancora si ostina a fare qualcosa per cui non ha piu' le qualita'.
Come la chiami questa se non orgogliosa vanita'?
Sono stata cresciuta male, con l'ossessione della "perfezione" o comunque del dover essere sempre la migliore. A scuola, nello sport, nella professione, sempre mi sono dovuta confrontare con questo problema che non si risolve facilmente. Ed una volta attecchito te lo porti dietro per la vita.
Ma alla fine, piu' di un problema, ho iniziato a considerare questa vanita' orgogliosa come una mia particolarita' e l'ho mitigata cercando di non farla pesare, limitandone gli effetti fastidiosi alla mia sola intimita'.

rossoallosso ha detto...

che tu sia vanitosa è indubbio ;-)ma non credo sia questo il caso o perlomeno io non la reputo vanità,lo chiamo rispetto per se stessi ,se poi per attuare questo usi come grimaldello la tua vanità ben venga,rimanendo nell'esempio del fumo è come quando si sostituiscono le sigarette con le caramelle

UnLupoinToscana ha detto...

Non avevo ancora colto le scelte fatte nel tuo passato. Il risultato comunque è un post molto interessante................

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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