giovedì 27 ottobre 2011

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Uno sfogo non previsto

Sono preoccupata. No, niente che minacci la mia persona, ma il fatto e' che le cose, qui, sono sempre state viste in due modi differenti: dagli ottimisti e dai pessimisti. Io ero un'ottimista, credevo che col tempo le cose sarebbero migliorate per il mio popolo. Oggi, pero’, sto passando dall'altra parte perche' vedo che gli avvenimenti precipitano e mi accorgo che i problemi non sono solo quelli dati dall'intolleranza dei gadje', ma le incomprensioni che ci sono fra noi rom.

Ovvero, divisioni di vario tipo ci sono sempre state fra Romungro, cioe’ rom di lingua ungherese, e chi parla solo Romanes. Ma non e' solo una questione linguistica. E' proprio un fatto culturale. Una frattura che esiste fra chi ha fatto di tutto per integrarsi e chi, invece, non ha mai voluto far niente, restando attaccato alle proprie tradizioni anche quando queste sono entrate in contraso palese con la realta’ circostante. Come si puo' voler vivere sott’acqua ad ogni costo senza usare maschera, boccaglio e bombola d’aria?

I matrimoni combinati fra anziani e bambine, i test di verginita' a cui le adolescenti sono obbligate, la sottomissione totale della moglie al marito, sono cose che, ormai, chi ha avuto modo di studiare ed evolvere culturalmente, non accetta piu'. Mentre sono pratiche assai diffuse fra chi ancora vive ai margini, in poverta', nei ghetti, prima di tutto penalizzato dal non aver voluto imparare la lingua del paese in cui vive, nonostante i suoi antenati ci siano arrivati secoli fa, rifiutando ostentatamente di adeguarsi al fatto che se non si fanno compromessi si rischia di essere cancellati per sempre dalla Storia. Il multiculturalismo che serve a tutelarci non e’ solo qualcosa che gli altri devono avere nei nostri confronti, ma e’ anche un impegno nostro a migliorarci, e si basa sul rispetto che dobbiamo avere anche noi per gli altri, oltre che per noi stessi.

Non si puo' togliere dagli studi una bambina solo perche’, con la puberta', rischia di perdere la verginita' a causa di qualche compagno di scuola. Non si puo’ imporre a quella stessa bambina di sposare un uomo di trent’anni piu' vecchio e non si puo’ pretendere che faccia la serva tutta la vita, sfornando un figlio dopo l’altro. Tutto cio’ e' un crimine contro di lei, ma e' ancor piu' un crimine contro tutta la nostra gente. Chi non studia, chi non vuole evolvere, chi soprattutto obbliga anche i propri figli a fare altrettanto, non rende deboli e vulnerabili solo loro - una romnja' che non sa leggere non potra' difendersi sia quando le faranno firmare un foglio di sgombero, sia quando le faranno firmare una carta liberatoria in cui accetta di farsi sterilizzare - ma ci rende deboli e vulnerabili tutti. Incapaci di reagire, di contare qualcosa, di costruire un futuro migliore.

Da una parte devo riconoscere che, forse, c'e' un po' di "spocchia" - e qui mi ci metto anche io - in chi si sente superiore perche' ha studiato, conosce le cose e le sa analizzare in modo piu' accurato, meno influenzato dalla superstizione. Dall'altra, lo capisco, c’e’ il risentimento provato verso chi si pensa abbia tradito la propria gente, la propria storia; verso chi si e' adeguato ad una vita piu’ comoda e privilegiata che non va d’accordo con l'antica cultura dei padri. I primi dicono: “E chi se ne frega dell’antica cultura dei padri? Se non cambiassimo mai le cose l’umanita’ sarebbe ferma alle caverne e al fuoco acceso con lo sfregamento dei legnetti”. I secondi, invece, sono convinti che, se non si rispettano certe regole e non si seguono le antiche tradizioni, si smarrisce la propria identita’, e il nostro popolo svanisce.

Sono queste due anime che con difficolta' hanno sempre convissuto e coesistono, finora senza troppi strappi, ma che sempre piu' entrano in tensione. Soprattutto adesso che la poverta' sta aumentando, le possibilita’ di lavoro sono quasi nulle, e il risentimento e la rabbia diventano qualcosa di inevitabile. Si passa cosi’ da cio’ che e’ sempre stata una questione culturale a una questione che riguarda la sopravvivenza personale.

In Ungheria, oggi, quasi un rom su dieci e' disoccupato. Vive di espedienti, di malaffare, di furto o come meglio puo'. Il governo ha deciso, in parte, di tollerare i reati meno gravi perche' non ha i mezzi per arginare il fenomeno - li chiama "reati di sopravvivenza" - ma questo fatto scatena l'inevitabile rabbia dei gadje' e le critiche da parte di chi, come me, vorrebbe che non si prestasse il fianco alle inevitabili strumentalizzazioni, fornendo il pretesto ai razzisti e agli xenofobi per arrivare alla violenza fisica. Che poi, si sa, violenza genera violenza e su questo c'e' chi fa conto per sguazzarci politicamente.

Ma capisco anche che non e' possibile arginare un fiume in piena se continua a piovere ininterrottamente. Dopotutto che fanno questi giovani che non trovano lavoro? Come vivono? Tutto il giorno non hanno altro da fare che odiare e affilare il coltello. E siccome molti non hanno studiato, non hanno le basi per costruirsi un'etica e una morale piu' alta e non hanno grandi valori da condividere, si affidano all'unico vero valore che conoscono bene: il denaro facile. Perche’ col denaro si puo’ far tutto, anche diventare delle persone rispettabili (e rispettate) e non importa con quali mezzi lo si ottiene.

E’ logico che i gadje' si sentano minacciati e non mi illudo che con le buone intenzioni si possa riuscire a far capire loro che non tutti siamo uguali. Che non tutti rubiamo, spacciamo, ci ubriachiamo e ci abbandoniamo all'indolenza tipica di chi sente di non aver piu' alcuna speranza. D’altro canto non ho neppure la forza per convincere chi delinque a non farlo, perche’ se fossi indigente e disperata, se abitassi nei ghetti ai margini dei villaggi dove le case fatiscenti stanno su per miracolo e dove si vive in quindici in appena tre stanze, forse anch’io coverei risentimento, odio e rassegnazione.

Sono quindi nel mezzo. Da una parte capisco gli uni, ma non posso condannare gli altri, e cio' mi crea un corto circuito a cui, ovviamente, non do modo di esprimersi in pubblico, ma che in privato si ripercuote intimamente sul mio umore. A tutto questo si aggiunge il fatto che, per via della crisi, i soldi sono sempre di meno. Il governo ha operato numerosi tagli, soprattutto al welfare e ai fondi destinati alla tutela dei piu' deboli, e si arriva cosi' ad una situazione che e’ tipica nelle navi che affondano: ognuno per se'.

Volevo scrivere un articolo che illustrasse bene tutto questo. Volevo spiegare perche’ da ottimista sono passata ad essere pessimista. Volevo fosse chiaro che questo mio cambiamento di umore non dipende dalla crescente ondata xenofoba che esiste un po’ in tutta Europa, che’ quella era prevedibile, ma ha a che fare con qualcosa di interno alla stessa mia etnia. Una problematica che prima o poi doveva esplodere e della quale, forse, io sono anticipatrice.

Adesso non so se lo faro' piu'. Non so se scrivero’ ancora quell’articolo. Sento di avere, infatti, un dovere verso la mia gente che ha gia' innumerevoli problemi. Non posso infierire facendo emergere un'immagine che mostra come, in fondo, non ci sia unita’ fra noi. Abbiamo troppo bisogno della solidarieta' degli altri per gettarla via con un atto di mera sincerita'. Sono certa che chi leggesse le mie parole direbbe: "Vedi? Anche fra loro si detestano. Perche’ dovremmo giustificarli noi?". Ci sarebbe chi per ignoranza non capirebbe le mie ragioni ed anche chi con malafede le userebbe come strumento di propaganda. Ma le crescenti fratture che si vengono a creare all'interno della comunita' rom in Ungheria sono una realta'. Non si possono ignorare. Le organizzazioni che si occupano dei diritti dei rom tacciono perche', come me, sanno che si perderebbe una fetta di solidarieta' della gia' poca che abbiamo.

Ecco, mi rendo conto adesso che, se tutto cio' avviene in un paese come il mio dove siamo integrati e facciamo parte della cultura nazionale - la stessa musica ungherese non esisterebbe senza di noi -, dove abbiamo convissuto in pace fra noi e con gli altri per oltre cinque secoli, immagino quale debba essere la situazione altrove, nei paesi in cui le popolazioni locali ci vedono come qualcosa di estraneo, invasivo, apportatori di sporcizia e malavita. E capisco anche che nostri nemici non sono solo coloro che non ci conoscono e che di noi hanno paura, ma cio’ che dobbiamo temere alloggia soprattutto dentro noi stessi. Sono i nostri fantasmi di sempre, la nostra rassegnazione, il nostro non sentirci come gli altri, la nostra incapacita’ di farci accettare perche’, in fondo, forse, non vogliamo essere davvero accettati, ne’ vogliamo accettare nessuno.

Scusate lo sfogo. Non era previsto, ma e' venuto giu', cosi', una parola dietro l'altra.


24 commenti :

Luigi ha detto...

Gentile Clara,
gli Italiani sono divisi tra di loro, gli Ungheresi sono divisi tra di loro, gli Ebrei sono divisi tra di loro (più di tutti, per tradizione talmudica), gli Israeliani sono divisi tra di loro e gli Statunitensi sono divisi tra di loro. Perchè i Rom dovrebbero essere tutti uniti? Perchè un articolo di autocritica dovrebbe significare che "vi odiate perfino tra di voi"?
Certo, chi desidera odiarvi potrà sempre dirlo. Ma la stragrande maggioranza, quella che è parzialmente affetta da ostilità ma se vede un bambino chiedere la carità per strada prova per prima reazione pena e sensazione di ingiustizia (ossia non è ostile per principio e indiscriminatamente, "per motivi di sangue" diciamo così...una situazione che conosco bene visto che così era un po' la mia famiglia di origine), non potrà che pensare bene di uno scritto in cui una donna Rom espone tutto questo. E tirare fuori i problemi, all'aria, è l'unico modo se pure doloroso per affrontarli.
Mi tolgo il cappello di fronte a quanto hai scritto, per l'intelligenza e per l'onestà con cui hai denunciato soprusi che a quanto pare sono comuni purtroppo in quei contesti. Alla fin fine, val veramente la pena criticare solo le cose a cui teniamo. Vai avanti, farà più bene al tuo popolo sentire questa voce che quella di mille assistenti sociali che scusano tutto e tutto giustificano.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

farà più bene al tuo popolo sentire questa voce che quella di mille assistenti sociali che scusano tutto e tutto giustificano

Credo che il problema stia in gran parte anche qui: c'e' troppa gente che ci vive intorno alla solidarieta', all'assistenza sociale, e tutto cio' che riguarda la gestione dei fondi destinati all'aiuto sociale. Per carita', e' un impegno che quando e' assunto con responsabilita' e dedizione riesce a dare i suoi frutti, ma sempre piu' spesso non e' cosi'. Sempre piu' spesso vedo che diventa un "mestiere" e che in questi tempi di crisi, anche uno piccolo stipendio governativo, con magari qualche piccola inesattezza contabile, puo' fare la differenza per certa gente. Purtroppo.
Anche qui, come ho scritto nel post, ci sono due modi di vedere le cose: da ottimisti e da pessimisti. I primi credono che le mele marce (ben dissimulate perche' hanno le facce delle persone per bene e quando le guardi negli occhi sembrano tanto sincere) siano pochissime e che sia un problema diffuso ovunque. I secondi invece hanno la convinzione che se si porta avanti un certo impegno, come quello di dedicarsi a qualcosa che considero nobile, i vantaggi personali debbano essere messi da parte e l'onesta' e la buona fede debbano essere specchiate oltre ogni limite.
Ma anche questo sarebbe un argomento da affrontare a parte.
Grazie per il gentile commento.

davide ha detto...

Pregiatissima Chiara,

condivido quanto hai detto. Ho sempre pensato che una integrazione che funzioni comporta che entrambe le parti rinuncino a qualcosa e si sforzino di comprendere l'altra parte.

Ciao Davide

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Davide: una integrazione che funzioni comporta che entrambe le parti rinuncino a qualcosa e si sforzino di comprendere l'altra parte

@ Luigi: tirare fuori i problemi, all'aria, è l'unico modo se pure doloroso per affrontarli [...] l'onestà con cui hai denunciato soprusi che a quanto pare sono comuni purtroppo in quei contesti. Alla fin fine, val veramente la pena criticare solo le cose a cui teniamo

Rispondo ad entrambi nello stesso modo in cui ho risposto ad un amico che, in parte, ha originato questo mio sfogo.
Ripeto: non era previsto, ma le parole sono venute giu’ come un fiume.
Sinceramente, credo che sia ora di smetterla con il piangersi addosso, con il mostrarsi bisognosi di comprensione e compassione. E' bene che la gente conosca anche il nostro lato meno edificante: l'orgoglio. Questa brutta bestia. Ci ho fatto i conti per una vita, sapete? Un orgoglio che non ci lascia mai dire "e' vero, cosi' non puo' andare avanti, si deve accettare il compromesso".
Per anni mi sono comportata cosi'. Non accettando mai alcun compromesso, pretendendo che gli altri si adeguassero a me.
Non vogliamo fare compromessi? Allora come pretendiamo che li facciano gli altri con noi?
Chi non ha strumenti culturali - strumenti che solo con lo studio si possono ottenere - chi non sa leggere, chi non sa scrivere, chi non sa formulare pensieri complessi non per colpa sua, ma perche' i pensieri complessi possono essere formulati solo dopo che si e' stati educati a formularli, non puo' arrivare a questo tipo di autocritica. Questo lo so.
Quando ero in Italia, nessuno ha mai saputo la mia vera etnia. Nessuno mai. Dato che parlo un po' di lingue, mi inventavo ogni volta qualcosa di diverso, pittoresco, esotico. Talvolta olandese, talvolta danese, finlandese, persino altoatesina (con i capelli tinti di biondo mi riusciva bene).
Perche' non lo dicevo?
Perche' mi vergognavo...
Credevo che dicendolo mi sarei "deprezzata", mentre essere apprezzata stava alla base di cio’ che facevo. Io per prima, agendo in questo modo, vergognandomi, mi deprezzavo, da sola. Ma gli altri non lo sapevano e questo era cio' che contava.
Poi, dopo, mi sono vergognata della mia vergogna. Ed oggi mi sto vergognando di nuovo.
Troppe volte ho giustificato. Ho giustificato tirando in ballo la poverta', l'indigenza… tutte cose che sicuramente non contribuiscono ad “elevare” l’essere umano. Anzi lo abbrutiscono. Ma oggi sempre piu’ mi convinco che anche fra chi non ha studiato, anche fra chi non e’ dotato di grande intelligenza, anche fra chi vive ai margini e per tutta la vita ha preso bastonate, esiste chi sceglie fra odiare e affilare il coltello, oppure agire per uscire dalla propria condizione.
Non tutti i rom sono dei poveretti senza speranza che vanno tutelati come fossero dei panda, non tutti i gadje' sono degli intolleranti.
Sono altresi' certa che a breve anche i gadje’ capiranno la condizione dei molti rom che vivono nei ghetti. Perche' avranno anch'essi i loro ghetti, se gia' non li hanno.

davide ha detto...

Pregiatissima Chiara,

"Sono altresi' certa che a breve anche i gadje’ capiranno la condizione dei molti rom che vivono nei ghetti. Perche' avranno anch'essi i loro ghetti, se gia' non li hanno."

Temo che non andrà così. Quando la gente passa dal benessere alla povertà tende a diventare cattiva ed a prendersela coi più deboli.

Ricordo molto bene che nei primi anni '80, quando è crollato il prezzo del petrolio, la gente in Libia, Nigeria, Venezuela ecc. ha cacciato i lavoratori immigrati a colpi di bastonate.

Ciao Davide

rabbah ha detto...

In questo mondo sono alcune popolazioni refrattarie alla cultura, alla civilta e sfortunatamente tra queste si trovano anche i rumeni. che ci si puo fare in questi condizioni? se usi la forza con loro sarai blamato in eterno e accusato di razzismo o di ingerenza negli affari interni. se usi la forza del esempio personale non ha nessun efetto su di loro. ho vagamente l`impressione che per ogni popolazione esiste un ambiente personale in qui si nutre e si svillupa, e` il loro ambiente naturale.
in quello che concerne le popolazioni resistente alla civilta, non credo che sbaglio troppo se dico che sono come le batterie, parasiti che si sentono bene in ambienti infeziosi, si nutrono con le parti purulenti del corpo, si moltiplicano . spostarle da questo ambiente significherebbe la loro morte. e se si spostano cercherano sempre la parte debole per infettarla.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Davide: Temo che non andrà così.

Vedi? Continuo ad essere ottimista quando non dovrei.


Rabbah: non credo che sbaglio troppo se dico che sono come le batterie, parasiti che si sentono bene in ambienti infeziosi, si nutrono con le parti purulenti del corpo, si moltiplicano

Beh, e' un affermazione un po' forte, ma se questa e' la tua opinione la rispetto.
Solo che, tu che forse non hai studiato biochimica non lo sai, i batteri che con i loro "escrementi" trasformano l'ambiente circostante. Non ci crederai, ma moltissime volte ne fanno qualcosa di assai migliore. Senza i batteri non potresti gustare i formaggi, oppure la birra o il vino o tantissime altre cose prelibate.
Anche il processo di decomposizione, a cui tu attribuisci un significato negativo, e' utilissimo in natura in quanto disfa la materia ormai inutile e la ricicla in qualcosa che sara' piu' utile.
Se non ci fossero i batteri, ti assicuro, la vita sul pianeta non sarebbe migliore come pensi. :-)

davide ha detto...

Pregiatissima Chiara,

"Vedi? Continuo ad essere ottimista quando non dovrei."

Probabilmente io sono solo un po' più Cassandra di te.

Ciao Davide

davide ha detto...

Pregiatissima Chiara,

"Se non ci fossero i batteri, ti assicuro, la vita sul pianeta non sarebbe migliore come pensi. :-)"

Vero. Tra il resto i batteri c'erano molto prima di noi e ci saranno anche molto dopo che noi saremo scomparsi.

Se sparisce l'uomo l'ambiente non ci rimette, mentre se sparissero i batteri sarebbe un disastro per l'amiente.

Ciao Davide

Alex ha detto...

Chi ha un cuore aiuta, chi è arido difficilmente.
Trovare qualcuno che si appropria di qualcosa di tuo, non fa piacere, soprattutto se fatichi a vivere.
Non saprei condannare chi, per dare da mangiare ai propri figli, vive di espedienti.

rabbah ha detto...

"Se non ci fossero i batteri, ti assicuro, la vita sul pianeta non sarebbe migliore come pensi. :-) "

Ma si, l`idea era proprio questa. dicendo che hanno un ambiente loro del tutto naturale, vuol dire che ce niente da fare, che forse questo e il loro compito nella catena trofica. perche io altrimenti non mi spiego come mai sta resistenza alla civilta di alcuni esseri umani ( che non sono soltanto i zingari).
Biochimica non ho studiato, ma ho avuto per 2 anni corsi di genetica durante la facolta e ho capito bene a cosa ti riferisci quando parli della beneficenza degli batteri. pero, sempre rimanendo nella stessa sfera biochimica, tu lo sai bene che alcune batterie lasciate di testa loro, invadono l`organismo finche arrivano a distrugerlo. per questo si sono inventati gli antidoti.
In ogni caso, la colpa non apartiene solo ai emarginati della vita, ma anche a quelli che si ritengono "organismi sani" e che non hanno la capacita di gestire "il disturbo", o peggio, non hanno alcun interesse di sistemarlo.
In tutto cio io vedo una sorte di furbizia a questi cosi detti organismi sani, che tengono a posta alcuni gruppi o nazioni in ignoranza per poter manovararli, usarli secondo i loro piaceri del momento. e se capita eventi sgradevoli questo verra inquadrato nella riga "effeti collaterali".

Fabrizio ha detto...

Non voglio annoiare te o i commentatori, e non ripeterò cose già scritte.

Mi soffermo sul capitolo dove parli di "spocchia" e del conflitto (che esiste ed è esistito sempre ed ovunque) tra INNOVATORI e CONSERVATORI. Credo che la divisione non sia così netta, e vada affrontata su vari livelli e, anche tra i Rom, ci sia chi è conservatore e nel contempo innovatore.

Faccio un esempio pratico: spesso i gruppi rom hanno preso il nome dalle loro attività passate (Ursari, Lovara ecc.), mantenendolo anche con l'esaurimento di questi lavori. Parlando con alcuni anziani rom (da sempre residenti in Italia) mi raccontavano di quando da giovani si spostavano e lavoravano nei campi d'estate, commerciavano cavalli e oggetti di metallo in primavera, vendevano caldarroste nella brutta stagione.
Erano innovatori senza saperlo.

I loro figli sono caduti nella trappola dei ghetti (urbani o campi), perdendo la loro capacità di inventarsi un lavoro di sussistenza a seconda del posto e della stagione. E sono finiti facile preda dell'assistenzialismo più o meno interessato, che toglie loro la capacità di costruirsi un futuro in autonomia.

Non mi interessa sapere chi abbia ragione, e neanche chi abbia maggiori opportunità di sopravvivere: come discorso generale ritengo che il "progresso" imposto dall'esterno generi nuovi disadattati, magari +istruiti e meno autonomi, e da solo non basti a cambiare il clima di isolamento culturale che porta alla devianza sociale ed alle piccole-grandi violenze domestiche quotidiane.
(continua)

Fabrizio ha detto...

Non voglio annoiare te o i commentatori, e non ripeterò cose già scritte.

Mi soffermo sul capitolo dove parli di "spocchia" e del conflitto (che esiste ed è esistito sempre ed ovunque) tra INNOVATORI e CONSERVATORI. Credo che la divisione non sia così netta, e vada affrontata su vari livelli e, anche tra i Rom, ci sia chi è conservatore e nel contempo innovatore.

Faccio un esempio pratico: spesso i gruppi rom hanno preso il nome dalle loro attività passate (Ursari, Lovara ecc.), mantenendolo anche con l'esaurimento di questi lavori. Parlando con alcuni anziani rom (da sempre residenti in Italia) mi raccontavano di quando da giovani si spostavano e lavoravano nei campi d'estate, commerciavano cavalli e oggetti di metallo in primavera, vendevano caldarroste nella brutta stagione.
Erano innovatori senza saperlo.

I loro figli sono caduti nella trappola dei ghetti (urbani o campi), perdendo la loro capacità di inventarsi un lavoro di sussistenza a seconda del posto e della stagione. E sono finiti facile preda dell'assistenzialismo più o meno interessato, che toglie loro la capacità di costruirsi un futuro in autonomia.

Non mi interessa sapere chi abbia ragione, e neanche chi abbia maggiori opportunità di sopravvivere: come discorso generale ritengo che il "progresso" imposto dall'esterno generi nuovi disadattati, magari +istruiti e meno autonomi, e da solo non basti a cambiare il clima di isolamento culturale che porta alla devianza sociale ed alle piccole-grandi violenze domestiche quotidiane.
(continua)

Fabrizio ha detto...

continua
Inoltre, trovo che la contrapposizione tra due soli gruppi sia invece + complessa. Per non farla troppo lunga, mi limiterei ad un campione di tre: chi s'è integrato, chi è in via d'integrazione, i dropout.
Tutti i tre non metteranno mai in discussione la loro appartenenza e la loro identità rom, ma hanno esigenze distinte:
- alcuni degli integrati sono anche disposti a battersi per i loro fratelli più sfortunati, ma i loro discorsi sono molto generalisti. Non si sentono "né carne né pesce" e spesso sull'isolamento degli altri due gruppi hanno le stesse informazioni di un gadjo, cioè mediate dall'esterno. Quindi ripetono l'atteggiamento culturale di questi ultimi: assistenzialismo e discussioni senza il coinvolgimento dei diretti interessati. Esiste poi una paura che trascende la professione raggiunta o il livello culturale; ad esempio una romnì primaria di ospedale, che non confessò le sue origini neanche al marito.
- quelli sulla via dell'integrazione, sarebbero anche in tanti, sono in equilibrio costante tra conservazione ed innovazione. Il conflitto reale è ancora tra il disporre dei mezzi che permettano il raggiungimento dell'autonomia e il buco nero (ma rassicurante) dell'assistenzialismo e del padrino che continuerà a tenerli in uno stato di dipendenza.
- i dropout, infine. In Italia sono per forza di cose gli ultimi arrivati, che oltretutto sono una massa in continuo rinnovamento e crescita. Parlo sempre di quanto so: in Romania lo stipendio di un medico è di circa 500 euro ed il costo della vita è simile al nostro. Logico che a queste condizioni continuerà la diaspora verso occidente di tanti che non hanno un bisogno di integrazione: anche solo con le elemosine o con la bassa manovalanza nella malavita, ottengono quello che a casa loro è un alto stipendio. O la storia differente di un Rom rumeno: in patria dirigeva un'orchestra sinfonica; qui fa il muratore e l'imbianchino, ogni tanto suona ancora nel metrò o in qualche serata dove può mostrare le sue capacità. Ha una casa, a breve la famiglia lo raggiungerà in Italia.

Per finire, non credo nell'immobilismo sociale: tutto cambia e anche i Rom di oggi non sono + quelli che arrivarono in Europa dall'India. Il compromesso è parte della "loro" vita come della "nostra".

PS: In un commento parli di orgoglio, su cui hai ragionato a lungo. Non intendo scatenare guerre e vorrei essere chiaro alla fine di questa mia sbrodolata: tu hai esposto le tue idee appassionatamente, perché ti senti parte dlla questione; io posso permettermi il distacco di chi non ne fa parte. "Non voglio dimostrare niente, solo mostrare (Federico Fellini)"

Kameo ha detto...

"I matrimoni combinati fra anziani e bambine, i test di verginita' a cui le adolescenti sono obbligate, la sottomissione totale della moglie al marito, sono cose che, ormai, chi ha avuto modo di studiare ed evolvere culturalmente, non accetta piu'"

Del tuo sfogo, la parte che più mi interessa è quella che riguarda la condizione femminile. Condizione per altro, simile in molte altre parti del mondo e in altre etnie dove la donna è considerata socialmente inferiore o merce di scambio.
Nella tradizione gitana mi pare che esista la figura carismatica della Regina con funzione aggregante del suo popolo.
Come possono conciliarsi queste due anime opposte all'interno della comunità Rom?

L'Obasso ha detto...

Cara Klàra il comunismo o socialismo o dittatura socialista-comunista o come la vuoi chiamare è finita da un pezzo e si è portata via con sè anche i (pochi) grandi benefici che la carratterizzavano.Non ci potrà mai più essere integrazione coercitiva.
Comunque da questo post inizio a capire diverse cose di te che avevo intuito in precedenza.

L'Obasso ha detto...

La paura del diverso non potrà mai essere vinta

Fabrizio ha detto...

A Kameo:
Mi capita ogni tanto di conoscere qualche nuova Regina dei Rom, ma a parte il lato folkloristico, il contatto è stato quasi sempre deludente. In pochi casi si trattava di donne anziane che hanno ottenuto questa carica per la loro saggezza o le vicissitudini passate, la maggioranza erano romnià ricche che per prestigio sociale si erano comperate il titolo. Ma senza che i loro stessi "sudditi" ne fossero informati.
In Romania tra gli uomini è famoso un potente capoklan, che si è fatto nominare "Re degli zingari", per gelosia suo zio allora ha voluto assumere il titolo di "imperatore".

Però continuo a trovare gente, non-rom, che continua a crederci. Mi son dato 2 spiegazioni:
- questa gente, anche se piena di buone intenzioni, continua a confondere il rom reale con quello immaginario e romanticizzato. E come in una una favola, crede che siano veri re e regine, quando nel mondo reale queste figure sono quasi scomparse;
- dal punto di vista sociale, invece, l'esistere di una simile figura, ammantata di saggezza e buon cuore, serve a mitigare la critica ad un sistema familistico in cui molte romnià (ma anche alcuni uomini) non si riconoscono più.

Come scrivi, la situazione di molte comunità è simile a quella di altre parti del mondo. Io, sperando anche in una soluzione, vedo una similitudine con quella di diversi paesi africani: anche lì le donne sono sottoposte ad un doppio sfruttamento, ma nel contempo sono (sempre) state il pilastro della famiglia, ed anche quelle che maggiormente stanno dando un contributo alla vita sociale dei loro paesi. Sarà per questo che ultimamente la maggior parte dei progetti di cooperazione (su cui ci sarebbero da fare altri 1.000 discorsi), hanno riguardato soprattutto la scolarizzazione e l'autoimprenditorialità femminile.

Lasciando l'Africa e tornando alle questioni sollevate, forse questi link possono interessare. Mi spiace che non ci siano storie specifiche sull'Ungheria:
- una panoramica (abbastanza deprimente) sulla situazione generale;
- la lotta alle sterilizzazioni forzate, che ha viste le romnià protagoniste;
- però, queste lotte riguardano la discriminazione in generale, ecco un caso dove le donne mettono in discussione alcune logiche maschili che sussistono tanto tra i Rom che tra chi non lo è;
- qualcosa cambia anche all'interno delle famiglie;
- infine, dato che anche tra i Rom abbiamo giornaliste, deputate, medici ecc. qua un racconto su una romnì che nel suo piccolo ha lottato per la sua emancipazione e quella della sua gente.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Fabrizio: Non voglio annoiare te o i commentatori

Tu non annoi mai. Intervieni liberamente quando e come credi. Anzi, ti ringrazio per aver impiegato il tuo tempo per darci un prezioso contributo. Su cui non ho niente da aggiungere.


@ Kameo: Del tuo sfogo, la parte che più mi interessa è quella che riguarda la condizione femminile. Condizione per altro, simile in molte altre parti del mondo e in altre etnie dove la donna è considerata socialmente inferiore o merce di scambio

A questa tua curiosita' risponderanno le parole di una romni' impegnata da sempre nella difesa dei diritti delle donne (rom, ma anche non rom): Ostalinda Maya Ovalle.
http://tinyurl.com/3lvydqw

"Le tradizioni stabiliscono regole che le donne devono seguire, mentre gli uomini disegnano le politiche adatte ad assicurarsi che le donne le seguano effettivamente. I difensori di tali pratiche argomentano che le basi della “cultura rom” hanno il loro fondamento in esse. Essi dicono che se le tradizioni cambiassero, la cultura rom e quindi i rom stessi cesserebbero di esistere, e che chi osa criticare le pratiche culturali sta criticando il significato dell’essere rom. [...] Ci si aspetta che le donne rom lottino per l’eguaglianza dei diritti degli uomini rom, ma che non chiedano nulla per se stesse. Tuttavia, il ruolo chiave che le donne rivestono nelle comunita' ha reso assai difficile ai rappresentanti di sesso maschile tenerle fuori dal movimento. Le donne rom hanno una posizione duplice e paradossale all’interno della famiglia: da un lato, si suppone che debbano essere subordinate ed obbedienti ai membri maschi della famiglia; dall’altro lato devono essere attive e dinamiche, sia all’interno che all’esterno della comunita', e occuparsi di tutto quello che concerne la vita di ogni giorno, dalla cura dei figli al benessere dell’intera famiglia.

La traduzione completa dell'articolo di Ostalinda, la si puo' leggere qui: http://tinyurl.com/3wy73uj

Per quanto riguarda le "regine", mi rifaccio a cio' che ha gia' scritto Fabrizio. Anche se oggi, anche in virtu' di un impegno femminile sempre piu' incisivo, come quello di Ostalinda e di molte altre donne (ne avrei una sfilza da citare), puo' essere iniziato un percorso diverso. Ma la strada da fare e' ancora lunga; non illudiamoci che la meta sia dietro l'angolo. Non per niente, la bandiera rom, ha al centro una ruota che simboleggia l'eterno viaggio.
Un fatto e' certo, pero': tutto passa attraverso l'istruzione. Senza istruzione il viaggio e' gia' finito.


@ l'Obasso: il comunismo o socialismo o dittatura socialista-comunista o come la vuoi chiamare è finita da un pezzo e si è portata via con sè anche i (pochi) grandi benefici che la carratterizzavano.Non ci potrà mai più essere integrazione coercitiva

L'argomento che affronti, sara' uno dei punti di cui parlero' nella seconda parte dell'articolo sull'intolleranza.

davide ha detto...

Caro amico Obasso,

"@ l'Obasso: il comunismo o socialismo o dittatura socialista-comunista o come la vuoi chiamare è finita da un pezzo e si è portata via con sè anche i (pochi) grandi benefici che la carratterizzavano.Non ci potrà mai più essere integrazione coercitiva".

La dittatura comunista ha avuto anche qualche aspetto positivo tra tanti negativi.

Però l'assoluta mancanza di libertà, non può mai essere compensata con nessun altro bene.


Ciao Davide

Fabrizio ha detto...

Su Ostalinda Maya Ovalle ho trovato una vecchia segnalazione di un'amica di Roma, tra le tante cose che non ho mai avuto il tempo di tradurre.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Fabrizio: ho trovato una vecchia segnalazione di un'amica di Roma, tra le tante cose che non ho mai avuto il tempo di tradurre

Grazie Fabrizio.
A questo punto perche' non qualcosa di piu' recente?

http://tinyurl.com/6ebylcu

Fra l'altro, l'argomento Trafficking che colpisce le giovani donne Roma in molte parti dell'Europa, soprattutto dell'est, e' un argomento del quale si parla poco e che dovrebbe essere portato ad un livello di attenzione maggiore.
Bisogna infatti sfatare il luogo comune per cui i rom rubano i bambini - ormai sempre piu' evidente a tutti che e' una bufala - e focalizzare invece di piu' l'attenzione sul fenomeno opposto, cioe' su chi rapisce bambini e bambine rom per avviarli al mercato del sesso o ad altre pratiche schiavizzanti.

L'Obasso ha detto...

@ Davide
caro amico Davide io sono "L'Obasso" e non "Obasso".
La presenza della L specialmente se letta con una certa velocità fa la differenza.

Hai praticamente detto la mia stessa cosa.

giuseppe perani ha detto...

Sto conoscendo cose che non sapevo.

se lo accetti ti lascio un abbraccio

ciao Klára.

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Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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