sabato 29 ottobre 2011

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La crisi ungherese e l’intolleranza fra tzigani e gadje’ – I parte

L’articolo sara’ un po’ lungo - ed anche noioso -, pertanto ho scelto di proporlo diviso in piu’ parti, in modo da renderlo maggiormente scorrevole alla lettura e piu’ snello all’eventuale discussione che dovesse svilupparsi. Conto di poter, con le parti successive e i commenti, sviscerare quelle eventuali domande o dubbi che credo siano presenti quando si parla di zingari, di gadje’, di razzismo, d’intolleranza, di colpe e cause di un fenomeno che ormai sta dilagando in tutta Europa.

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L’Ungheria e’ in crisi. Le tensioni con la popolazione zingara minacciano di lacerare l’intero tessuto sociale del paese. Nonostante il popolo rom abbia qui vissuto armoniosamente per cinque secoli, ora, con l’ascesa della destra xenofoba e razzista, vigilantes seminano il terrore nelle comunita’ tzigane ed e’ soprattutto nella citta’ di Gyöngyöspata che il problema, alcuni mesi fa, e’ esploso prepotentemente svegliando la coscienza sopita di molte persone.

Gyöngyöspata e’ una piccola citta’ che si trova nel nord-est dell'Ungheria, ad un'ora e mezzo di strada da Budapest. Per chi non conosce questa terra e vi si reca da turista, e’ un luogo che possiede quel fascino tipico di ogni cittadina ungherese della regione: una imponente chiesa bianca e le case dai tetti rosso stucco disseminate lungo un ordinato e ben curato paesaggio di campagna. Pero’, alla periferia, su entrambi i lati di un torrente che ogni volta che piove tracima, c’e’ quello che i turisti non vedranno mai: il ghetto zingaro. Case fatiscenti dove il soffitto fa fatica a non crollare. Una cucina, un paio camerette e dieci, quindici, persone che ci vivono dentro ammassate. Sono moltissimi i bambini.

Se riuscirete a farvi accettare, potrete essere invitati ad entrare. Allora vi siederete su un letto povero e dondolante, mentre intorno a voi i bimbi, sorprendentemente tutti sempre allegri e sorridenti, inizieranno a danzare al ritmo di qualsiasi musica esca dall’altoparlante della vecchia radio. Nella piccola cucina, ci sara’ di sicuro un’enorme pentola di riso bollente sul fuoco, quella che serve ogni giorno per il pranzo e la cena. La padrona di casa vi raccontera’ con un sorriso pieno d’orgoglio della sua famiglia e dei suoi nipoti, molti dei quali vi fisseranno come se foste dei viaggiatori giunti da un lontano pianeta.

In queste famiglie, ormai, nessuno piu’ ha un lavoro o la speranza di trovarne uno. Il tasso di natalita’ nella comunita’ tzigana e’ il doppio di quello dei gadje’ - i non zingari - e sono pochi i bambini che frequentano una scuola. Le cose sono precipitate negli ultimi tempi, con la crisi economica. Lo Stato risulta sempre piu’ assente ed ha tagliato moltissimi dei fondi destinati al welfare e alla tutela delle minoranze. Per questo motivo un po’ tutti, zingari e non, per ragioni diverse, stanno cominciando a perdere la pazienza, ed e’ sempre piu’ tangibile la sensazione che le due comunita’, incitate anche dai tanti politicanti che mestano nel torbido, difficilmente riusciranno ad andare d’accordo come e' avvenuto in passato.


Quello della difficile coesistenza fra zingari e gadje’, che piu’ di ogni altra cosa rappresenta non solo simbolicamente l’enorme divario fra chi oggi ha qualcosa e chi invece non ha niente, e’ un problema che esiste in tutta Europa. Dalla Bulgaria alla Gran Bretagna, dall’Italia alla Francia, oggi il vecchio continente e’ alle prese con un nuovo focolaio di intolleranza xenofoba, ed anche stavolta, come sempre, a farne le spese saranno i piu’ deboli, vale a dire coloro che non possono difendersi su cui si riversera’ l’odio e la rabbia di tutti: gli zingari.

Si deve dire che fin da quando sono arrivati nel XV secolo, raramente le relazioni degli zingari con le comunita’ locali sono andate lisce. Hitler non e’ e non sara’ certo l’ultimo ad aver tentato di sterminare questo popolo che gia’ molti altri, in passato, avevano gia’ cercato di cancellare dalla faccia della terra, ed e’ nei discorsi di tanta gente, fra i buonismi ipocriti di chi si mette a piangere per i cagnetti abbandonati, che spesso si riscontra questo antico desiderio atavico: sterminare chi viene ritenuto diverso, inferiore, inutile, apportatore solo di degrado, sporcizia, malaffare.

Tutto cio’ lo si puo’ vedere bene da cio' che accade in molti paesi al cui governo sono arrivati partiti populisti e di chiara matrice razzista, ma anche laddove il diritto di rimanere zingari non era mai stato messo in discussione. Paesi in cui le tensioni continuano pero’ ad aumentare. In Gran Bretagna, l’intolleranza e’ cresciuta a dismisura negli ultimi anni a causa delle ondate di immigrazione dalla Romania e Bulgaria, ma anche in Bulgaria e Romania, paesi dove gli zingari hanno vissuto in gran numero per secoli, esiste tuttora un’inestinguibile discriminazione. Persino in Spagna, unico paese europeo che dopo la morte di Franco puo’ vantare dei veri successi in fatto di tolleranza e integrazione, il tasso di abbandono della scuola da parte dei bimbi gitani e’ dell’80%.

Nei confronti dei Rom persiste un po’ ovunque l'immagine di una comunita’ di fuorilegge, piccoli criminali, inetti, miserabili che sbarcano il lunario sopravvivendo ai margini della societa’. Questo, da alcuni anni, lo si riscontra anche in Ungheria, uno dei paesi in cui fino a poco tempo fa ci si poteva aspettare che le cose andassero meglio. Dopo tutto, gli zingari qui ci hanno vissuto per un lungo periodo di tempo - circa cinquecento anni – tanto che le parole "ungherese" e "tzigano" alla fine si integrano perfettamente. Come in Spagna per i gitani, l'immaginario artistico del Rom ungheresi, specialmente nella musica, si e’ intrecciato con l'identita’ culturale dell’intera nazione. Senza gli tzigani, infatti, Franz Liszt non avrebbe mai potuto comporre le sue melodie.

I Rom di Ungheria, fra l’altro, sono anche i piu’ importanti dal punto di vista sociale e a un livello culturale piu’ alto che altrove, ad eccezione forse della sola Russia. Ci sono quattro deputati rom nel parlamento ungherese, e l'unica eurodeputata rom a Strasburgo e’ ungherese. Molti funzionari del governo lo sono, ed anche gran parte della burocrazia. Eppure, fra tutti i luoghi, e’ proprio in Ungheria, dove non ci sono problemi legati all’immigrazione o alla lingua, che gli zingari sembrano costituire una potenziale e grave minaccia per il futuro della nazione.


Lo scorso marzo, centinaia di vigilantes in divisa hanno fatto irruzione in Gyöngyöspata rimanendovi per tre settimane. Vestiti in uniformi paramilitari nere, sono entrati nel ghetto zingaro ed hanno iniziato a pattugliarlo ostentatamente, come se fossero poliziotti. Appartenevano ad un'organizzazione chiamata Szebb Jövőért Polgárőr Egyesület (Guardia Civile per un Futuro Migliore), una frangia del partito di estrema destra Jobbik.

Con gli atteggiamenti tipici dei nazisti, questa gente ha pattugliato la citta’ giorno e notte, gridando ed impedendo ai rom di dormire, oppure minacciandoli con armi e cani, o seguendoli ogni volta che lasciavano le loro case, senza che la polizia locale dicesse o facesse niente. I bambini avevano paura di andare a scuola, gli uomini non se la sentivano di andare a lavorare e alle madri veniva impedito di entrare nei negozi a comprare cibo. Questa situazione ha avuto fine solo quando la Croce Rossa ungherese ha evacuato tutti i rom, portandoli via a bordo di autobus.

E’ stata l'ascesa dell'estrema destra magiara, che nelle ultime elezioni ha raggiunto oltre il 15%, che ha rinfocolato e dato forza a questo sentimento antitzigano che non si vedeva piu’ dai tempi del nazismo. Qualcosa che preoccupa e spaventa tutti, persino i liberali ungheresi tradizionalmente di destra. Si deve tener conto che l’etnia rom in Ungheria rappresenta oltre l’8% dell’intera popolazione e cio’ che potrebbe scaturire da un’eventuale sommossa, qualora gli animi fossero esacerbati, non e’ prevedibile ne’ auspicabile.

In questo clima d’intolleranza e razzismo, non sono mancate le violenze fisiche e neppure svariati attacchi omicidi: sono nove gli zingari uccisi negli ultimi tre anni. La tecnica preferita degli aggressori e’ quella di colpire una casa ai margini di un villaggio, gettare una bottiglia molotov, attendere che gli abitanti fuggano dalle fiamme per poi sparare loro addosso quando escono. Ma al di la’ di questi dati scioccanti e del cieco pregiudizio, cio’ che manca e’ una spiegazione del perche’ tutto cio’ stia accadendo proprio ora.

Ovviamente, si tratta anche di un problema locale. In Gyöngyöspata il problema sono gli alloggi, cioe’ le misere case degli zingari, fatiscenti e considerate pericolose dal punto della stabilita’ strutturale - anche se alcune sono migliori e piu’ solide di altre - che sono tutte raggruppate insieme sul bordo della citta’. Quando la Croce Rossa ha proposto di risistemare alcune famiglie in alloggi meno malsani piu’ vicini al centro della citta’, cio’ ha infiammato l’intolleranza dei gadje’ che non volevano “mischiarsi” a chi, a loro giudizio, avrebbe portato in citta’ degrado, sporcizia e traffici illeciti. Senza considerare che non si trattava di intrusi, di invasori, di inferiori da ghettizzare, ma di una popolazione ben radicata che vive in Ungheria da centinaia d’anni. Gli zingari di Gyöngyöspata, infatti, cantavano l'inno nazionale in faccia ai vigilantes. Ed avevano tutto il diritto di farlo essendo ad ogni effetto cittadini ungheresi, uguali agli altri per diritto costituzionale oltre che per diritto “umano”.

(continua…)

10 commenti :

Anonimo ha detto...

http://rebstein.wordpress.com/2011/10/24/signori-signore/#more-43644
leggi

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Anonimo: il tuo commento non ha attinenza con questo post, cosi' mi sono permessa di riportarlo anche nel post a cui si riferisce:

http://chiara-di-notte.blogspot.com/2010/03/blog-ultima-frontiera.html

Fabrizio ha detto...

Dialoghi su Rom ed Ungheria, in inglese, durata 8'29"

rossoallosso ha detto...

ogni spirito libero,che sia tzigano,indios,pellerosse od anche solo una persona intellettualmente aperta fa paura al potere ma soprattutto a chi non sa più essere libero,che si crea gabbie politiche culturali e economiche e guarda a questi con invidia e odio.
nel nuovo ordine mondiale non c'è posto per l'individualità personale,tribale e nazionale

Willyco ha detto...

Brava, molto interessante questo pezzo di articolo. Aspetto la continuazione. Due brevi osservazioni: 1- mi sembra che il mondo che ci circonda ci abbia dimostrato che il modello di sviluppo (anche etico e culturale) continuo e lineare è una vana speranza; 2- la razionalità non domina la storie nè degli uomini nè delle nazioni, alla faccia del buon Hegel.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Fabrizio: Grazie per il tuo apporto che e' sempre molto gradito. Quello che proponi - lo dico per chi non lo sapesse e non certo a te che sicuramente lo sai - e' un frammento preso da "Darkness on the Edge of Town", un cortometraggio della BBC.

http://tinyurl.com/5v3xz6w

Fra i frammenti video su Aol, da segnalare e' sicuramente questo:

http://tinyurl.com/65sjucr

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Willico: Aspetto la continuazione

Arrivera' presto. Qui siamo in piena vendemmia tardiva. Ho poco tempo a disposizione. Grazie per la visita. Salutami chi sai. :-)

davide ha detto...

Caro amico Willico,

"2- la razionalità non domina la storie nè degli uomini nè delle nazioni, alla faccia del buon Hegel."

Condivido. Come aveva capito il grandissimo Nietzsche la storia non va da nessuna parte.

Ciao Davide

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Rosso: ogni spirito libero,che sia tzigano,indios,pellerosse od anche solo una persona intellettualmente aperta fa paura al potere ma soprattutto a chi non sa più essere libero,che si crea gabbie politiche culturali e economiche e guarda a questi con invidia e odio.

E' un bel concetto. Affascinante. Ma ahime' in questo momento e' assai lontano dalla realta', caro Rosso. Guardiamo in faccia cio' che accade. Se fosse come tu dici, oggi piu' che mai, con l'avvento di internet e la moltiplicazione esponenziale degli "spiriti liberi" (ciascuno che afferma di agire senza alcuna coercizione, decidendo per se stesso) - guarda quanti ce ne sono - il "potere" dovrebbe essere gia' al tappeto. Invece non e' cosi'. Anzi il "potere" oggi e' piu' potente che mai. tanto che sta appiattendo le coscienze abituandoci all'accettazione. E sai perche' accade questo? Perche' il "potere" sa come cavalcare i cosidetti "spiriti liberi".
Che si sentano liberi, dunque. Che credano di decidere per se stessi, che protestino, che si ribellino, che si indignino... purche' restino seduti davanti a uno schermo, su facebook, o sui blog, ad autoreferenziarsi nel loro isolamento "libero".
E in questo individualismo sfegatato, in cui ciascuno a suo modo si sente leader di se stesso, che il "potere" divide et impera.
So di essere andata OT, ma io posso permettermelo: il blog e' mio e sono uno "spirito libero leader di me stessa". :-)))

Fabrizio ha detto...

A Klára
Non credo che le tue osservazioni siano OT: Stabilito che le condizioni materiali-culturali di partenza tra chi è "integrato" ed i "rom in condizione a rischio" sono tra loro diversissime; quello che chiami il "potere" usa strategie simili di "contenimento".

A me, a te, lascia la possibilità di sfogarsi su una tastiera (anche se le recenti proposte legislative tanto in Italia che in Ungheria, tendono a limitare l'uso "maturo" di Internet, a favore di forme di censura); ai Rom ha sempre fatto credere di essere liberi e senza vincoli, ma isolandoli (o sfruttando il loro auto-isolamento) ne ha fatto persone incapaci di rapportarsi col resto della società. Sto estremizzando, il concetto è molto più complesso, ma se le due parti riconoscessero che la loro libertà è comunemente limitata, avremmo tutti fatto un piccolo passo in avanti.

Vado OT anch'io (chiedo umilmente venia!) e rispondo qui ad un tuo altro commento:
Grazie Fabrizio.
A questo punto perche' non qualcosa di piu' recente?

il perché è che: si fa quel che si può. Non ho a disposizione di tutto il tempo che vorrei per molte traduzioni e, come scrivevi sopra, oltre che in rete bisogna darsi da fare anche nel mondo che non è virtuale.

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