sabato 8 ottobre 2011

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Come nelle fiabe

Scarpette di cristallo, mele avvelenate, aghi incantati. Ogni fiaba che si rispetti ha una principessa che si ritrova regolarmente nei guai. Non prima, pero’, di aver subito un bel po' di angherie dalle terribili rivali: sorellastre invidiose, matrigne senza cuore, regine malvagie, fatine permalose.

La salvezza delle protagoniste, buone, gentili e pazienti fino all'inverosimile, e’ sempre affidata ad un bel principe vestito d'azzurro ed in groppa ad un cavallo bianco: un uomo senza macchia e senza paura che conduce le pulzelle verso la piu’ abbacinante e la piu' splendida delle esistenze, normalmente la sua, dove l’essenza femminile perde ogni significato e si dissolve con l’immancabile “...e vissero felici e contenti”.

Se, poi, sara' davvero felicita' e contentezza non c'e' modo di saperlo, ma una cosa e' sicura: mai che ci sia una principessa che riesca a mettersi in salvo da sola, che per una volta si ribelli, che mandi tutti a quel paese e si crei alla fine una propria personale esistenza del tutto autonoma, e senza alcun principe a cui affidarsi e dal quale dipendere.

Forse e’ questo che sta all’origine di quel retaggio insidioso che penetra nelle menti delle bambine e le accompagna anche da adulte. Forse tutta la colpa e’ delle fiabe se l’ingarbugliata mente di una donna ha la capacita’ di trasformare in principe chiunque, anche chi principe non e’, ma che, anzi, e’ lontano anni luce dal possederne le qualita’, convinta che con lui accanto ogni piu’ piccola parte del mondo risplendera’ di un fulgore del tutto inaspettato.

Non dico che un principe non possa esistere - qualcuno qua e la’, ramingo, sicuramente ci sara' - ma neppure e' detto che lo sia necessariamente ogni uomo che si avvicina. E soprattutto non e’ detto che sia in grado di salvare una principessa, fosse solo dai suoi bui naufragi nell’inquietudine.

In fondo, per guadare la vita, il primo passo e’ proprio quello di scegliere come la si vuole vivere, al di la’ di qualsiasi eventuale fulgido traghettatore si possa incontrare. Divenire noi stesse capaci di manovrare il timone della nostra intima e straordinaria zattera di luce e’ il principio su cui si basa l’unico, vero, potere in grado di portarci realmente ad un'autentica felicita’ e contentezza. Proprio come alla fine di ogni fiaba.

“Un giorno esistera’ la fanciulla e la donna, il cui nome non significhera’ piu’ soltanto un contrapposto al maschile, ma qualcosa per se’, qualcosa per cui non si pensera’ a completamento e confine, ma solo a vita reale: l’umanita’ femminile” .
- Rainer Maria Rilke -

3 commenti :

davide ha detto...

Pregiatissima Chiara,

il principe azzurro non esiste come non esiste biancaneve.

Però molto interessante il discorso sulle fiabe e sul condizionamento che creano nell'età adulta.

Chissà se oggi le mamme raccontano ancora le fiabe? Mi sa che oggi i bambini apprendo solo le schifezze che passano le tv.

Ciao Davide

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Davide: Chissà se oggi le mamme raccontano ancora le fiabe?

Paese che vai, mamma che trovi.
Nelle realta' rurali che ancora esistono in gran parte dell'Europa orientale, le fiabe vengono ancora raccontate. Tutto sta in come le si raccontano.
Mia nonna, ad esempio, era maestra nel raccontarle ed aveva il talento di trovare ogni volta una trama leggermente diversa, tanto che al termine della fiaba mi sorgevano sempre nuove domande...
Ho ascoltato la storia di Biancaneve mille volte e mai una volta che mi sia stata raccontata allo stesso modo.
E cosi' ho iniziato ad apprezzare anch'io questo modo di proporre le fiabe. Credo che ti ricorderai, ad esempio, una versione tutta particolare, qui:

http://tinyurl.com/6buj3e4

Oggi, si tende a sottovalutare l'importanza che la tradizione orale ha nell'educazione dei bambini. Ed e' un vero peccato.
Oggi tutto si omologa, e si riduce al mero possesso di un Ipad, di una playstation, rendendo in questo modo i bimbi tutti irreggimentati. Tutti uguali.
Cio' che che invece si cerca di fare (almeno nella mia grande famiglia) e' non dimenticarsi mai delle "tradizioni". Va bene la tecnologia ma senza mai perdere di vista che questa non e' un fine, ma solo un mezzo.
Le fiabe sono un elemento indispensabile nell'educazione dei bambini: creano sogni, immaginazioni, danno loro la capacita' di pensare e porsi domande. Pero', come mia nonna mi ha insegnato, si deve porre attenzione a non creare dei condizionamenti dannosi, dei mantra privi di analisi critica, delle aspettative che poi alla fine verrano inevitabilmente deluse dalla realta' della vita.

davide ha detto...

Pregiatissima Chiara,

"Le fiabe sono un elemento indispensabile nell'educazione dei bambini: creano sogni, immaginazioni, danno loro la capacita' di pensare e porsi domande."

Condivido. Putroppo noto che le mamme oggi, poichè lavorano quasi tutte, tendono a trascurare certe cose.

E' molto più comodo lasciare un bambino davanti al televisore e quando è un po' più grandicello regalargli un Ipad, di una playstation o altre diavolerie informatiche, che raccontargli delle belle fiabe.

Ciao Davide

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

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