sabato 10 settembre 2011

5
comments
Immagini sbiadite di una citta’ invisibile

A láthatatlan város”, la citta’ invisibile, pare una contraddizione in termini. Se una citta’ esiste, come puo’ essere invisibile? Come possono le sue case, le strade, le piazze, gli abitanti, sparire? La citta’ invisibile pero’ esiste: e’ quella che c’e’ dentro di noi.



Le sue fondamenta sono tutto cio’ che siamo riuscite a costruire fino ad oggi: le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita, le sofferenze, le soddisfazioni, le aspettative, le delusioni… e i progetti. Si’, perche’ i progetti sono il punto da cui ha inizio la costruzione di qualsiasi citta’.



I mattoni con cui sono erette le case sono i nostri sogni, le nostre speranze, e tutto cio’ che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia non ha importanza. Qui di tempo ce n’e’ in abbondanza, e’ l’unica cosa che davvero non manca, ed e’ la cosa piu’ preziosa che abbiamo. Per questo ci consideriamo ricche, nonostante possediamo poco o niente.



Non esiste citta’ senza strade, e le strade sono i nostri pensieri, che si ramificano e collegano le case, i ponti, le piazze, i parchi, i giardini, raggiungendo ogni singola parte di questo immenso spazio in cui viviamo, dentro e fuori di noi. Intime relazioni che ci avvicinano, ci mettono in comunicazione, ci uniscono, e ci fanno sentir parte di un tutt’uno.



La nostra citta’ invisibile e’ dunque lo spazio in cui viviamo, in cui ciascuna di noi sente di essere davvero cio' che e’, ed e’ libera di esprimersi, di sognare, di sperare, ed anche di dire “no”. Perche’ i lampioni che illuminano le nostre strade sono alimentati dalla stessa energia che scaturisce dalla liberta’ di scelta e dalla luce della ragione.



Qui si possono persino creare mondi diversi, realta’ parallele, con la speranza che il tesoro invisibile che teniamo custodito dentro non vada perduto, e possa rappresentare la fiaccola di un cambiamento che, come un testimone, possa essere passata di mano in mano a chi verra’ dopo di noi. E la via per riuscirci, e’ quella che ci indica il cuore. Non serve altro che seguirla.



“L'inferno dei viventi non e’ qualcosa che sara’; se ce n'e’ uno, e’ quello che e’ gia’ qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo piu’. Il secondo e’ rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non e’ inferno, e farlo durare, e dargli spazio.” [1]



E qui cerchiamo di riconoscere, in mezzo a tutto l'inferno che ci circonda, cio' che non e’ inferno, donandogli tutto lo spazio che merita, nella speranza di farlo durare, se possibile, per sempre. Pur sapendo che niente e’ eterno. Ma non e’ forse “Utopia” il nome che abbiamo voluto dare alla nostra piazza piu’ grande?



L’emblema della nostra citta’ e’ un triangolo nero. Lo stesso con cui, in un tetro passato, venivano identificati coloro che non erano accettati: gli anti sociali, chi non si voleva sottomettere, le persone ritenute una minaccia ai valori della cultura che in quel momento dominava.



Un triangolo nero che marchiava come reietti i malati di mente, i senzatetto, gli alcolisti, le prostitute, gli anarchici, le lesbiche… ed ovviamente i "peggiori" in assoluto: gli zingari. Un simbolo che chi oggi vive nella citta’ invisibile esibisce senza alcuna vergogna, e con grande orgoglio.



[1] Italo Calvino: “Le citta’ invisibili”

5 commenti :

davide ha detto...

Pregiatissima Chiara,

è bello vedere che accanto alla tua città invisibile reale ne hai creata una immaginaria.

Spero che in quella immaginaria, a differenza di quella reale, siano ammessi anche i maschietti. Scherzo nè.

Ciao Davide

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Davide: è bello vedere che accanto alla tua città invisibile reale ne hai creata una immaginaria.

Oppure e' il contrario. :-)
Sai cosa ho pensato quando ho letto il tuo commento di ieri in cui dicevi dell'imminente visita del tuo amico poliglotta in Transilvania? Chissa' quante cose potrebbe scrivere sull'argomento se, anche per breve tempo, potesse entrarci. Ma gli uomini, come credo tu ben sappia, non possono, ed i motivi sono stati piu' volte spiegati.
In quella immaginaria, invece, sono tutti benvenuti. :-)

davide ha detto...

Pregiatissima Chiara,


"Oppure e' il contrario. :-)
Sai cosa ho pensato quando ho letto il tuo commento di ieri in cui dicevi dell'imminente visita del tuo amico poliglotta in Transilvania? Chissa' quante cose potrebbe scrivere sull'argomento se, anche per breve tempo, potesse entrarci. Ma gli uomini, come credo tu ben sappia, non possono, ed i motivi sono stati piu' volte spiegati.
In quella immaginaria, invece, sono tutti benvenuti.".

Per quanto riguarda il mio amico poliglotta, gli ho fatto più volte leggere i tuoi articoli. Pur apprezzando quello che scrivi, non ha mai sentito il desiderio di commentare sul blog.

Ognuno ha i suoi modi di impiegare il tempo libero. Tra il resto anch'io ho ridotto ultimamente drasticamente il tempo che dedico al virtuale.

Ciao Davide

Duval ha detto...

@Davide:
...Tra il resto anch'io ho ridotto ultimamente ...

Colpa della crisi?

Ma se "tra il resto" hai ridotto il virtuale, tra il lusco e il brusco hai ridotto pure le scopate? Sempre per colpa della crisi?

:)))

Guarda che a Milano son tornate, in massa; mi hanno chiesto "ma Davide non passa più? Ci manca!"

p.s.: ma a te la crisi ha sgagnato i garretti? Sto facendo un sondaggio, ho scoperto che tutti ne parlano ma nessuno (che abbia sentito io) ne ha ancora risentito sulla propria pelle.

davide ha detto...

Caro amici Duval,

"Ma se "tra il resto" hai ridotto il virtuale, tra il lusco e il brusco hai ridotto pure le scopate? Sempre per colpa della crisi?"

Mai ridurre le scopate. Ho sempre detto che in Italia il miglior investimento è spendere i soldi con le escort. Così quando i compagni mettono su le patrimoniali non trovano più trippa per gatti.

Ciao Davide

Misura la forza della tua Password

Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

Web Statistics