«La musica viene dall'anima e a chi non ha avuto fortuna, le canzoni che parlano d'amore, amore materno, amore tra amanti, rendono migliore la vita. E' stata la musica che ha fatto degli tzigani un popolo forte.»

lunedì 22 agosto 2011

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Perche’ non credo in Dio - Manuale semplificato per l'ateismo


Non credo in Dio perche’ non ho bisogno di rassicurazioni.

Non credo in Dio perche’ sono una donna che ha dignita’.

Non credo in Dio perche’ mi piace fare le mie regole. E infrangerle.

Non credo in Dio perche’ so benissimo come incasinarmi la vita da sola.

Non credo in Dio perche’ lui esige di essere temuto e adorato.

Non credo in Dio perche’ odio i monologhi e le conversazioni a senso unico.

Non credo in Dio perche’ troppo zucchero mi fa male ai denti.

Non credo in Dio perche’ i miei valori sono la giustizia, la liberta’ e la scelta.

Non credo in Dio perche’ se davvero esiste e tutto in questo mondo accade per sua volonta’, allora non merita la mia fiducia.

Non credo in Dio perche’ finora ha fatto un lavoro alquanto schifoso nello scegliere i suoi rappresentanti.

Non credo in Dio perche’ non voglio rimandare l’Inferno e il Paradiso. Preferisco mille volte viverli qui ed ora.

Non credo in Dio perche’ preferisco inciampare mentre cammino zoppicando, piuttosto che muovermi su una sedia a rotelle.

Non credo in Dio perche’ preferisco essere ammanettata da un amante piuttosto che da un mito.

Non credo in Dio perche’ la colpa e’ una salsa che rovina il gusto squisito di una pietanza peccaminosa.

Non credo in Dio perche’ la sua ricompensa e’ una truffa, e la sua punizione e’ meno severa di cio' che dovrebbe essere.

Non credo in Dio perche’ preferisco migliorare la mia vita da sola, inventandomela ogni giorno.

Non credo in Dio perche’ questo universo e’ un tale miracolo che va persino oltre ai suoi mezzi.

Non credo in Dio perche’ io stessa sono il mio Dio. E di me non ci si puo’ assolutamente fidare.

Non credo in Dio perche’ credo in me stessa. E le due fedi non sono compatibili.

Non credo in Dio perche’ ogni giorno che passa e’ sempre piu’ difficile per me credere in lui.

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20 commenti :

Inneres Auge ha detto...

Ogni uomo è Dio per sè stesso, giusto?

The Cunnilinguist ha detto...

beh non posso che appoggiare ogni punto che hai scritto...a parte che non sono ateo ma agnostico.

Flyingboy ha detto...

Non credo in Dio perche' se' li parlo, tutti ammirano la mia fede da bravo credente. Pero' se' Dio risponde, mi danno il schizofrenico.

Dio e solo un Detaglio del IO e in ogni IO ce' un Dio.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Inneres Auge: Ogni uomo è Dio per sè stesso, giusto?

Sarebbe giusto se non ti scordassi le donne. :-)
Vedi... parlare di "uomini" per intendere ogni essere umano e' un modo che io non condivido molto.


@ The cunnilinguist: a parte che non sono ateo ma agnostico.

Il termine agnostico indica un atteggiamento concettuale con cui si sospende il giudizio rispetto a un problema, poiche' non se ne ha (o non se ne può avere) sufficiente conoscenza. E' quindi l'astensione sul problema della realtà del divino.
L'ateismo e' invece una posizione filosofica per cui si rifiuta la credenza nell'esistenza di un dio. Ateo e' quindi chi sostiene in modo netto che non esistono divinita' a meno che qualcuno o la divinita stessa non riveli inequivocabilmente e senza alcuna prova di "fede", la sua esistenza.
Personalmente, ho questo atteggiamento nei confronti di qualsiasi cosa. Anche dell'amore. Non ci credo fin quando non mi viene dimostrato. E a chi mi chiede atti di fede, rispondo picche. Sono terribilmente atea. :-)

The Cunnilinguist ha detto...

vero...però alla fine anche la tua è una specie di fede...io invece sono contro ogni fede a prescindere.

Inneres Auge ha detto...

Ogni essere umano, pardon

Chiara di Notte - Klára ha detto...

però alla fine anche la tua è una specie di fede

E' esattamente il contrario. Non c'e' fede, ma solo logica.
Non credere ai folletti verdi non e' avere una "fede" contraria, e' semplicemente non perdere tempo dietro a cio' di cui non ne e' dimostrata l'esistenza ritenendolo plausiblie.
Altrimenti qualsiasi cazzata puo' essere ritenuta "plausibile".
Il succo del discorso e' che io in Dio non ci credo proprio, mentre tu ancora eviti di stabilire se crederci o no.
C'e' una bella differenza.
Comunque, rischiamo di uscire dal seminato.

rossoallosso ha detto...

e io che pensavo tu fossi cattolica praticante ;-)
non vorrei offendere nessuno ma penso che "credere" sia una una perdita di tempo per il poco tempo che abbiamo a disposizione,già è complicato vivere nel reciproco rispetto

davide ha detto...

Pregiatissama Chiara,

non ha importanza che tu non creda in Dio, perchè lui crede in te (le vie del Signore sono infinite).

Ciao Davide

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Rosso: pensavo tu fossi cattolica praticante

Come Rosy Bindi? :-)


@ Davide: lui crede in te

Mi fa piacere che almeno lui, anche senza avermi mai vista, creda in me. Nel virtuale, ormai, nessuno crede piu' a nessuno. :-)
Se lo vedi o lo senti al telefono digli che lo ringrazio.

rossoallosso ha detto...

"Come Rosy Bindi?"

Non così porca ;-)

ventopiumoso ha detto...

il problema è che lui non crede in me :) ...ok ok è vecchia. ma sono ridotto al punto che i suoi sedicenti portavoce in terra mi hanno scomunicato. non che mi crucci molto per questo...

Fabrizio ha detto...

@ Klára Nel virtuale, ormai, nessuno crede piu' a nessuno. :-)

Sorrido. Sai il perché :-)

davide ha detto...

Caro amico Ventopiumoso,


"ok ok è vecchia".

Vero. Però è sempre attuale.

Ciao Davide

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Fabrizio: Sorrido. Sai il perché

Qui sono stati presenti almeno 5 commentatori con il nome Fabrizio. Se mi dici chi sei forse potrei intuire anche il significato della tua frase. :-)

In ogni caso, perche' dovrei credere in Dio?
Non ho mai sentito la sua voce, non ho mai visto una sua foto, neppure quella di una mano. Non ha un blog, non ha Fb, non ha un indirizzo IP. Gli unici che giurano che esiste sono una manica di personaggi un po' strani che vanno in giro paludati come a carnevale. Gente che predica bene e razzola male. Che biascica parole sui poveri mentre mangia tartufo e indossa scarpette di Prada.
A molti di loro non affiderei neppure la mia vecchia bicicletta per il timore di vedermela rubata, e ad altri rischierei ad affidare i miei bambini per le ragioni che tutti sappiamo. Non sono quindi le persone piu' adatte a rassicurarmi sull'esistenza dell'essere piu' virtuale che l'umanita' abbia avuto ancor prima della nascita di Second Life.

Fabrizio ha detto...

@ Chiara:

Basta guardare il link. Di solito qui non commento, stavolta non ho resistito.

Xtc ha detto...

Se Dio avesse voluto che si credesse in lui, come minimo avrebbe dovuto avere la buona creanza di esistere, no?
:-)

Rez ha detto...

Ciao Chiara!

La cosa più interessante quando si parla dell'esistenza di dio, è la posizione di chi dichiara, o comunque fa capire, di crederci.

Per esperienza di solito la coerenza di questi individui è nulla oppure è talmente ferrea da rasentare il disagio mentale.

Le argomentazioni atee standard, alla Candid di Voltairiana memoria per intenderci, hanno un unico grosso difetto.

Sono l'altra faccia della medaglia di una visione religiosa basata sul meccanismo standard delle religioni rivelate di origine medio orientale: nessuno si pone mai il problema del perché dio debba essere uno, prima ancora del fatto che esista o meno?

L'immaginario che ha generato dio nella maggior parte dei casi, non è stato monoteista. La rappresentazione dell'equilibrio della natura e del come i rapporti fra umani e il resto doveva funzionare, ha creato gli dei, prima di ogni altra speculazione filosofica.

Un meccanismo che serviva a compensare dei "furti" per sopravvivere da parte degli umani, soprattutto per le uccisioni degli animali.

Il "do ut des" che ha generato il sacrificio, pratica che si trova nei rituali di quasi tutte le religioni; anzi in tutte considerando il "sacrificio di se" delle pratiche meditative anche nel buddhismo, ad esempio.

Perché sto filotto lungo?

Per dire a chi è convinto che dio esista, secondo i dettami di una religione rivelata e corrotta come la variante cattolica del cristianesimo, ad esempio, di smettere di parlare e guardare compiaciuti dall'alto tutti gli altri.

Rez ha detto...

Perché se dio esiste o meno non cambia la realtà del fatto che il cristianesimo dovrebbe chiamarsi paolinesimo e che il cattolicesimo ha perso "del tutto" ogni matrice spirituale "reale" agli inizi del III secolo D.C.

Piaccia o meno le cose stanno così. C'è più spiritualità è contenuto in una qualsiasi confessione islamica che in tutto il cristianesimo delle correnti principali comprese quelle della riforma.
Perché si basano su una balla che si appoggia su qualcosa che non si può dimostrare, che esista o meno.
Mentre nell'islam ad esempio si parte da dio, che dice come devono vivere in maniera corretta gli umani, senza "alcuna" intermediazione umana intesa nell'interpretazione della cosa (na roba più in stile cristianesimo della riforma ma più dogmatica).


Secoli di guerre dall'inghilterra alla russia, dall'olanda alla spagna, per decidere se un prete è l'unico intermediario affidabile per comunicare e mediare con il "boss", oppure se ogni umano è in grado di farlo mediatando sulle sue (sic!) parole scritte e leggibili in lingua normale (non uso volgare per definire apposta l'inutilità dello specifico latino come lingua specialistica scelta allo scopo di mantenere lo stato di ignoranza).
Per non parlare del modo corretto di farsi il segno della croce (due o tre dita) e delle lotte che ha generato fra ortodossia e cattolicesimo (bellissimi alcuni quadri sul tema visibili all' Hermitage).

Questo è il nostro principale orpello condizionante che ci piaccia o meno: il cristianesimo è la pretesa assurda della resurrezione.

Le religioni rivelate sono meccanismi infernali sviluppatesi nel tempo, allo scopo di condizionare e controllare la vita degli umani.

Pensieri retrò? Da comunista? Da blasfemo?

No.

Se vi prendete cura di andare a leggere i principali testi delle religioni rivelati in relazione all'inizio della storia umana (palle su dio creatore a parte) si scopre che esiste il concetto comune di "età dell'oro".

Anche in altri sistemi, come l'induismo, si trova, con altri intendimenti e rappresentazioni, questa cosa.

Perché?

Personalmente penso che fino a circa 10.000 anni fa, quando eravamo raccoglitori e cacciatori, vivevamo in piccoli nuclei, in abitazioni a pianta circolare non adatte a uno sviluppo urbanistico massivo, stavamo "bene".

I gruppi avevano gerarchie più orizzontali che verticali, spesso di tipo matriarcale.

Certo si moriva come mosche probabilmente; ma la morte era vissuta realmente come parte della vita: lo dimostra lo sviluppo del culto dei morti che "non ha" alcun rapporto con l'esistenza di un dio salvatore.
Gli dei esistevano in quanto mediatori con il resto.
Punto e basta.

Solo 3 millenni dopo abbiamo costruito città con edifici a pianta quadra o rettangolare adatti alla massificazione; abbiamo inventato le leghe metalliche e la gente ha cominciato a spaccarsi la schiena e ad avvelenarsi in miniere e fucine (sono stati trovati scheletri che lo dimostrano).

Perché?

Perché è nato il potere, il re il capo, il denaro, e il dio integrato con esso.

Che nel tempo è diventato quello che conosciamo e che condiziona negativamente le vite di tutti.

Gaia non ha bisogno di noi da circa 10.000 anni.

Prepariamoci perché stiamo vivendo la parte finale del Kali Yuga.

Con buona pace del Vaticano e di chi ci crede ovviamente...

Atrox78 ha detto...

Vi scrivo quello che mi dice sempre la mia compagna (io sono ateo lei è una "sacerdotessa pagana")ecco la frase la parte fondamentale:
"...é che voi atei perdete sempre un sacco di tempo a parlare di Dio..." Forse dovremmo smettere di nominarlo veramente?

buona Vita
Sauro

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«Le ricerche dedicate alla condizione femminile in eta' antica si scontrano con un ostacolo che e' strutturale: l’assenza pressoche' completa di testimonianze che non siano mediate attraverso una prospettiva maschile, pur con alcune eccezioni, fra cui il caso di Saffo. Le donne antiche sono cioe' oggetto ma non soggetto di testimonianza. Da questo deriva il mio interesse per i discorsi maschili sulle donne, per la costruzione sociale e culturale degli stereotipi e dei pregiudizi relativi al mondo femminile, per la loro frequente assunzione a dogmi pseudo-scientifici e per la loro costituzione in una compiuta teoria della differenza sessuale»

Il significato della vita

Un professore terminò la lezione, poi pronunciò le parole di rito: "Ci sono domande?". Uno studente gli chiese: "Professore quale è il significato della vita?". Qualcuno tra i presenti che si apprestava ad uscire rise. Il professore guardò a lungo lo studente, chiedendo con lo sguardo se era una domanda seria. Comprese che lo era. "Le risponderò", disse. Estrasse il portafoglio dalla tasca dei pantaloni, ne tirò fuori uno specchietto rotondo, non più grande di una moneta. Poi disse: "Ero bambino durante la guerra. Un giorno, sulla strada, vidi uno specchio andato in frantumi. Ne conservai il frammento più grande. Eccolo. Cominciai a giocarci e mi lasciai incantare dalla possibilità di dirigere la luce riflessa negli angoli bui dove il sole non brillava mai: buche profonde, crepacci, ripostigli. Conservai il piccolo specchio. Diventando uomo finii per capire che non era soltanto il gioco di un bambino, ma la metafora di quello che avrei potuto fare nella vita. Anch'io sono il frammento di uno specchio che non conosco nella sua interezza. Con quello che ho, però, posso mandare luce - la verità, la comprensione, la bontà, la tenerezza - nei bui nascosti del cuore degli uomini e cambiare qualcosa in qualcuno. Forse altre persone vedranno e faranno altrettanto. In questo, per me, sta il significato della vita."

Ecco cos'è il razzismo

Un giorno, in classe, durante un incontro sull’interculturalità, chiesi ai ragazzi di darmi una definizione del termine “razzismo”.
Subito, il più sveglio esclamò:
-Il razzista è il bianco che non ama il nero!
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Mi guardarono tutti stupiti ed increduli con l’espressione tipo: “Come può un nero permettersi di non amare un bianco?”.

(Kossi Komla-Ebri)
Libertà

Noi Zingari abbiamo una sola religione: la libertà.
In cambio di questa rinunciamo alla ricchezza, al potere, alla scienza ed alla gloria.
Viviamo ogni giorno come se fosse l'ultimo.
Quando si muore si lascia tutto: un miserabile carrozzone come un grande impero.
E noi crediamo che in quel momento sia molto meglio essere stati Zingari che re.
Non pensiamo alla morte. Non la temiamo, ecco tutto.
Il nostro segreto sta nel godere ogni giorno le piccole cose
che la vita ci offre e che gli altri uomini non sanno apprezzare:
una mattina di sole, un bagno nella sorgente,
lo sguardo di qualcuno che ci ama.
E' difficile capire queste cose, lo so. Zingari si nasce.
Ci piace camminare sotto le stelle.
Si raccontano strane cose sugli Zingari.
Si dice che leggono l'avvenire nelle stelle
e che possiedono il filtro dell'amore.
La gente non crede alle cose che non sa spiegarsi.
Noi invece non cerchiamo di spiegarci le cose in cui crediamo.
La nostra è una vita semplice, primitiva.
Ci basta avere per tetto il cielo,
un fuoco per scaldarci
e le nostre canzoni, quando siamo tristi.

(Spatzo)

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Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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