lunedì 6 giugno 2011

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Shahrazad e il Djinn

Non ricordo come sia iniziato. Non ho memoria di quale sia stato l’attimo esatto prima del momento in cui l’ho risvegliato dal suo sonno senza tempo, e di quell’istante ne conservo un’idea vaga. Era un tardo pomeriggio d’inizio estate quando me lo sono trovato fra le mani: un souvenir scelto tra decine di oggetti usati e gettati alla rinfusa su una bancarella di Ecseri.

Quando a casa sono rimasta sola con il mio acquisto, l’ho tenuto in mano a lungo. Lo rigiravo e lo guardavo affascinata, ed e’ stato li’ che mi sono accorta del calore che emanava. Subito ho temuto che fosse per il bicchiere di vino che avevo bevuto a pranzo, ma non era per quello e neanche per uno scherzo della mia immaginazione. Ho accarezzato con forza i fianchi anneriti di quella strana lampada dalla foggia orientale e il calore, con lo sfregamento, e’ aumentato fino a quando, all’improvviso, e’ esplosa fuori dal beccuccio una nuvola di vapore bianco. Non era solo l’effetto della mia fantasia. Davanti ai miei occhi increduli ha iniziato a prendere forma concreta un corpo. L’energia che sprigionava era immensa e riempiva la stanza impregnando l’aria come nebbia densa.

Quella e’ stata la prima volta che l’ho evocato.

Stupita, ho iniziato a ridere in modo isterico, temendo di essere impazzita. Qualcuno potrebbe pensare che in tali momenti ci si metta a gridare di paura, ad imprecare, e invece no. Urlavo di gioia ripetendo: “Esiste! Esiste! Esiste!” Saltavo sul letto ridendo e agitando le braccia come se volessi volare.

“Adesso spiegami quali sono le regole” gli ho chiesto andando subito al sodo. Volevo sapere subito quali fossero i limiti del mio potere e dei miei desideri. Avevo letto fin troppi racconti e visto fin troppi film in cui, in un modo o nell’altro, alla fine c'era sempre la fregatura: chi trovava la lampada, senza volerlo, consumava tutti i suoi desideri in richieste assurde e inutili, ed io non avevo assolutamente intenzione di cadere in quella trappola.

"Tu sei la mia padrona. Tu comandi ed io eseguo gli ordini” mi ha risposto. “Non hai alcun limite al numero dei desideri che puoi esprimere. Non posso pero’ cambiare cio’ che e’ stato, ne’ prevedere cio’ che accadra’".

"Nessun limite?" Ero euforica. Ma la realta’ non corrisponde mai alla fantasia e non ha niente a che fare con quella raccontata nelle fiabe che ascoltavo da bambina, oppure con quella dei film o dei cartoni animati. Avrei scoperto cosi’ che realizzare i propri desideri non sempre coincide con la felicita', e alla fine quello che mi avrebbe attesa sarebbe stata la noia, l’abitudine, l’insoddisfazione.

"Come devo chiamarti?"
"Chiamami come piu’ ti piace. Non sentiro’ altra voce se non la tua, e sapro’ sempre che sei tu qualsiasi nome mi darai".
“Allora ti chiamero’ Djinn, come vuole la tradizione. E tu vuoi conoscerlo il mio nome? Sentire che mi chiami padrona, mi fa un po’ ridere".
"Ma tu sei la mia padrona! In quale altro modo potrei chiamarti?"

Quanta ingenuita’ in quelle parole. Sembrava un bambino cresciuto in fretta. Tutto il contrario di me, cosi’ fragile, cosi’ imprevedibile nella mia mescolanza di razionalita’ e passione. Ma si sarebbe abituato presto ai miei improvvisi sbalzi d’umore, alle mie inattese esplosioni d’allegria e ai miei pianti.

“Allora, chiamami Shahrazad” gli ho detto scherzando. E da quel momento, obbedendo, mi ha sempre chiamata cosi’. Lui e’ il mio Djinn!

Molti anni sono passati da quel giorno e la sua apparizione, oggi, non mi sconvolge piu’. Per chiamarlo mi basta allungare la mano verso la lampada, con l’indice sfiorarne il fianco e lui fa capolino, restando incorporeo, in attesa dei miei ordini. Come adesso.

La lampada e’ appoggiata sul comodino. Gli ho scelto come sempre una visuale impeccabile. Mi dondolo adagio, ho le labbra semiaperte, gli occhi chiusi. Li apro solo per un attimo e gli sorrido mentre m’inarco all’indietro, distendendomi con voluttua’. Nella penombra mi fissa. So che dal beccuccio osserva ogni mio movimento. L’uomo che invece mi fara' godere, no, lui non immagina di essere osservato; affondato nel letto sotto di me, e’ concentrato solo sul suo piacere. Ovviamente, non e’ lo stesso dell’altra volta. Come sempre e’ uno qualunque, uno dei tanti che mi capita di portarmi a letto a cui non chiedo neppure il nome.

Non ho ho voluto che il mio Djinn assistesse ai preliminari. Non lo faccio mai. Lo evoco solo quando le cose sono andate oltre e sento di essere ormai prossima all’orgasmo.

"E' un gioco" gli ho detto la prima volta che gli ho confidato la mia fantasia.
"Io sono un djinn" mi ha risposto. "Il mio compito non e’ giudicarti, ma esaudire ogni tuo desiderio, Shahrazad".
“E amarmi?”
“Sei la mia padrona. E’ logico che ti ami”.
“Anche se amare una padrona non fa certo parte delle regole dei djinn” ho pensato tra me e me. “O almeno non dovrebbe e, soprattutto, non dovrebbe accadere l’inverso”.

Sono completamente nuda. I seni entrano precisi nei palmi delle mani del mio occasionale amante. Non so se i djinn si eccitino, non gliel’ho mai chiesto, e non so neppure se provino gelosia. Pero’ mi piace immaginare che, per il mio Djinn, guardarmi cosi’ mentre faccio l’amore con un estraneo, sia fonte di un misterioso quanto doloroso piacere. Alla luce tremula delle candele gli mostro il mio corpo che freme nell’amplesso, le cosce aperte, le gambe piegate, le caviglie agganciate come uncini ai polpacci dell’uomo mentre mi muovo lenta sopra di lui, su e giu’, facendo scorrere l’asta che mi penetra dentro. Mi sono messa in modo che possa guardarmi tutta mentre mi accoppio con questo maschio del quale, a parte il suo turgido strumento di piacere, m’interessa ben poco. So che puo’ vedere i nostri sessi incastrati uno dentro l’altro, lucidi, e puo’ percepire l’odore dei miei umori. Ormai, dopo tante volte, ha imparato a riconoscerlo.

Aumento il ritmo. Pronuncio in silenzio il suo nome. “Djinn...” gli sussurro. “Vieni”. E lui esce dalla lampada, come un vapore denso ma invisibile. Le tende nella stanza ondeggiano leggere per quell’impercettibile alito di vento, e lo vedo aleggiare di fronte a me, mentre l’estraneo che sto cavalcando, del tutto ignaro, mostra i segni di un imminente orgasmo.

Quando le mie richieste materiali sono finite, quando ormai, annoiata, non ho avuto piu’ niente da chiedergli perche’ gia’ tutto gli avevo chiesto, mi mancava solo una cosa: lui. Volevo lui. Gli ho detto tutto di me: l’infanzia, gli studi, gli amici, la famiglia. Gli ho raccontato anche dei miei uomini, delle delusioni, della rabbia, della solitudine, delle mani arroganti e prepotenti che mi toccavano anche quando non avrebbero dovuto farlo. All’inizio ho usato le parole, poi gli ho chiesto di leggermi nella mente e mi sono aperta rovesciandogli dentro tutta me stessa. Niente di me e’ stato piu’ un mistero per lui, neppure i pensieri piu’ segreti, i desideri piu’ proibiti, i difetti piu’ nascosti. E lui e’ rimasto. E’ qui, sempre qui. Lo chiamo quando voglio qualcuno che m’ascolti, quando voglio qualcuno che mi ami, quando voglio qualcuno che mi comprenda e condivida con me ogni cosa e che mi sia complice. E lui c’e’. Cosi’, senza saperne la ragione, ho iniziato ad amarlo.

Sento che sono vicina. Ancora poco e verro’. Gli faccio un cenno con gli occhi che non riesco piu' a tenere aperti. E’ il nostro segnale. Come un filo di fumo, impalpabile, scivola verso di me, tra le mie gambe, con leggerezza, e risale verso il mio sesso che, aperto, bagnato, inghiotte quello del mio occasionale amante. Rallento un attimo per dargli il tempo di assaporare assieme a me questi istanti sublimi che precedono l’orgasmo. E’ cosi’ vicino che quasi riesce a sfiorare il mio ventre. Sa cio’ che voglio, lo abbiamo fatto altre mille e una notte. Al mio comando raggruppa le particelle del suo spirito e ordina loro di prendere un po’ di consistenza, quanto basta perche’ io le percepisca sulla mia pelle come fossero delle enormi dita. Sento il piacere scorrermi dai seni all’ombelico e girare tutto intorno alle mie carni che sembrano fondersi, mentre dentro mi sciolgo, divento liquida. E’ come il piacere solitario. E’ come un sogno erotico. E’ il momento dei sessi che gemono, del mio fiato che si mischia col suo spirito, che mi lascio accarezzare come solo lui sa fare, dappertutto, nello stesso momento. E lascio che mi solchi il corpo umido di sudore, che si soffermi sulle orecchie per alitarmi dentro un brivido, che mi sfiori le palpebre per asciugarmi una lacrima che scende, che mi entri nella bocca come un respiro.

Il ritmo aumenta. “Vieni” continuo a sussurrargli. “Vieni, entra anche tu”. E lui s’introduce in me, nella mia carne, tra sesso e sesso fino a divenire tutt’uno col mio sangue, la mia pelle, i miei umori. Il mio profumo impregna forte l’aria e si mescola a lui. Sto per godere. Ed e’ in quest’attimo, un istante prima che giunga l’orgasmo, che con l’ultimo barlume di lucidita’ che mi resta gli ordino di tornare nella lampada. E la lampada lo risucchia senza pieta’.

Non lo faccio mai assistere al mio piacere ultimo. Non voglio che mi guardi mentre godo, che veda gli schizzi di sperma sul mio corpo, i miei occhi che si perdono dentro le palpebre, le dita dei miei piedi che vorrebbero aggrapparsi a quell’istante, i singulti che mi scuotono. Non voglio che ascolti cio’ che grido nel momento in cui esplodo. Ed e’ solo quando tutto e’ finito, quando ho mandato via i miei compagni di una notte, quando della loro presenza non resta piu’ traccia, quando anche il mio respiro e’ tornato normale, che lo evoco di nuovo: "Djinn…" E lui esce, piano piano prende forma mentre io, seduta sul letto, sola, nuda, con la pelle ancora arrossata dal calore dell’eccitazione e dallo sfregamento dei corpi, con le braccia mi circondo le gambe piegate contro il petto.

Come mille e una altre notti gli esprimo il mio desiderio. “Voglio che diventi un uomo, il mio uomo in carne e ossa”. Ma non puo’ farlo. Oltre a non cambiare il passato e prevedere il futuro, questo e’ l’unico desiderio che non potra' mai esaudire e so che, come mille e una altre notti, ancora una volta, per consolarmi accogliera’ dentro di se’ la debolezza della mia solitudine. Poi, abbracciandomi, mi cantera’ una ninnananna nella sua lingua antica, ed io mi addormentero’ lasciandomi cullare.

31 commenti :

carlos ha detto...

Molto bello. Un racconto dolce e sensuale. Ne sai più di Sherazade. ;)

rossoallosso ha detto...

"“Voglio che diventi un uomo, il mio uomo in carne e ossa”. Ma non puo’ farlo. Oltre a non cambiare il passato e prevedere il futuro, questo e’ l’unico desiderio che non potra' mai esaudire"

Il racconto è intrigante,dove la tua sensulità straborda, compresensivo di frecciatina finale.
devi decidere o vuoi un genio o vuoi un uomo ,le cose a quanto pare non collimano ;-)

Xtc ha detto...

Tutti abbiamo un "Genio" dentro di Noi. Noi siamo la Lampada. Del mio faccio un uso considerevole ;-)

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Carlos: Ne sai più di Sherazade.

Conoscevo una escort, una volta, che in un momento pazzo della sua carriera, alla fine, proponeva tre tipi di incontro. Il primo era sesso puro e semplice. Lei ed il cliente entravano in camera, si spogliavano, facevano cio' che dovevano fare e tutto finiva li'. Per questo si faceva pagare un "tot", ma non erano gli incontri che piu' le piacevano, erano noiosi, ripetitivi e, quasi sempre, ne' il cliente ne' il sesso erano un granche'.
Il secondo tipo d'incontro prevedeva la cena, una conversazione di pseudo-conoscenza amichevole, poi in camera, il solito sesso, qualche coccola. Per questo si faceva pagare un "tot x 2". In questi incontri tutto dipendeva dal cliente. Se ci sapeva fare, anche ad intrattenerla dialetticamente, stimolandole la fantasia, interessandola con gli argomenti che non fossero solo "se stesso e la sua vita piena di successo e soddisfazioni", riusciva anche a divertirsi, ed anche il sesso, poi, non era tanto male.
Il terzo tipo prevedeva cena, conversazione, sesso, coccole e... una fiaba. Talvolta e con i clienti che piu' erano invaghiti di lei, quelli a cui forse piaceva piu ascoltarla che scoparla, non era necessario neppure il sesso. Oltre alla conversazione e alle coccole, c'era solo la fiaba. Per questo si faceva pagare un "tot x 4". In questi incontri si divertiva quasi sempre.
Oggi quella escort non esiste piu', ma forse sono rimaste le fiabe.


@ Rosso: devi decidere o vuoi un genio o vuoi un uomo ,le cose a quanto pare non collimano

No. Un uomo non sara' mai come un Djinn. Sarebbe perfetto. Per questo il Djinn del racconto non potra' mai esaudire quel desiderio e diventare un essere imperfetto, pieno di contraddizioni, con i suoi momenti "no", le sue paturnie, le sue insoddisfazioni, le sue gelosie ed anche con quel sottile "senso di superiorita'" che ogni uomo ha, anche il piu' accondiscendente e comprensivo.
Forse e' per questo motivo che ho scelto di evitare legami preferendo tenermi dentro il mio Djinn.


@ Xtc: Tutti abbiamo un "Genio" dentro di Noi. Noi siamo la Lampada. Del mio faccio un uso considerevole

Un'amica, proprio ieri, ha fatto una battuta: ogni donna, sfregando la sua lampada, puo' trovare un genio che esaudisce ogni suo desiderio.
Era ovviamente una metafora.
Magari lo e' anche la tua? :-)

Kameo ha detto...

"Un'amica, proprio ieri, ha fatto una battuta(...)"

Ma che battute fa la tua amica? Non le capisce nessuno!

rossoallosso ha detto...

pure io faccio le battute che nessuno capisce,o io sono tonto o voi non siete geni ;-)
nel commento precedente ho creduto che nella tua frase, che ho trascritto, ironicamente ti riferissi a genio non come entità superiore ma come genialità,intelligenza ,da qui la battuta
però anche XTC non scherza,io ho capito che intende genio come genialità,poi Chiara ha ultriormente mescolato le carte e allora ho paura di non aver capito un cazzo
praticamente si torna alla mia battuta ;-)

Xtc ha detto...

rossoallosso,
no, spiace deluderti, non sono così altezzosa. Alludevo ai sogni. E forse un poco alla masturbazione ;-)

Alex ha detto...

Ciao Chiara,
scrivi:"Per questo si faceva pagare un "tot x 4"."
Ora..... si dovrebbe capire.... se era più furba la escort o il cliente:-)))

Certo che i clienti che la pagavano per farsi raccontare una fiaba o erano dei gran bambini (cosa comune maschile anche se negano/neghiamo) oppure erabravissima a raccontarle:-))

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Kameo: Ma che battute fa la tua amica? Non le capisce nessuno!
@ Rosso: poi Chiara ha ultriormente mescolato le carte

Non e' difficile.
Mettiamo che la "lampada" sia qualcosa che ogni donna ha.
Mettiamo che a sfregarla (ma soprattutto a farla sfregare), appaia un "genio" che realizza i desideri. Ad esempio: shopping in Montenapoleone. :-)


@ Alex: Certo che i clienti che la pagavano per farsi raccontare una fiaba o erano dei gran bambini (cosa comune maschile anche se negano/neghiamo) oppure erabravissima a raccontarle

Pare fossero fiabe speciali...
Adesso non sto a entrare nei dettagli... :-)

rossoallosso ha detto...

@XTC
certo che devi fare sogni interessanti ;-)

@Chiara
"Ad esempio: shopping in Montenapoleone"
ora l'ho capita,e mi ha fatto ridere, ma non li invidio certi "geni";-)

Alex ha detto...

Più belle di quelle che racconti qui tu????:-)

carlos ha detto...

Klàra:
"Ad esempio: shopping in Montenapoleone."

Per questo non serve essere dei geni, basta una buona carta di credito. Secondo me scherzi, non credo che questo sarebbe il tuo primo desiderio. Ma per molte forse questo è il principale.

Mi domando poi cosa chiederebbero invece i maschi alla fatina dotata di bacchetta magica.

:)

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Carlos: Secondo me scherzi, non credo che questo sarebbe il tuo primo desiderio. Ma per molte forse questo è il principale.

Se si fa per scherzare lo e'. Mi ci diverto spesso a farlo credere.
Per alcune, che vivono ancora nella fase "anale" del proprio cervello, lo e' "esclusivamente". Purtroppo nella societa' di oggi, si assiste ad un progressivo processo di depauperamento dei "valori personali" a vantaggio di quelli "materiali" e di "facciata".
Non conta piu' chi sei, ma come appari.
E' il grande inganno in cui il "mercato" ha fatto cadere gran parte dell'umanita'.
L'immagine possibilmente artefatta da una sovraesposizione di elementi posticci, di status symbol che creano un senso di appartenenza ad una determinata "classe", di sudditanza verso le pubblicita' che ti indica un modello da seguire. Se vuoi essere "uomo" devi possedere questo e quello e comportarti in un certo modo. Se vuoi essere donna devi apparire un un determinato modo e cosi' via...
Insomma, di noi stessi/e alla fine cosa rimane?
Niente.
Ecco da dove proviene lo stereotipo dello "shopping" e della donna felice solo se spende soldi in cose inutili e costose.
In questo raccontino ho buttato dentro un po' d'ingredienti e credevo che fosse chiaro quale fosse l'elemento piu' importante per me ed il mio desiderio piu' forte che vorrei veder realizzato, ma vedo che ho avuto troppa fiducia nelle mie capacita' di esposizione.
Infatti, questo elemento e' rimasto nascosto. Cio' che emerge, come sempre, e' l'aspetto erotico oppure quello delle emozioni, mentre l'aspetto principale, che per me brilla come un sole, e' stato finora disatteso.
Preferisco per il momento tacerlo, perche' spiegare i racconti e' come spiegare le barzellette.

carlos ha detto...

Klàra:
"Purtroppo nella societa' di oggi, si assiste ad un progressivo processo di depauperamento dei "valori personali" a vantaggio di quelli "materiali" e di "facciata"."

E' così. E la cosa è abbastanza generalizzata, senza differenze di genere, interclassista e transnazionale. In parte lo è da sempre. L'ostentazione dei simboli del potere e del denaro parrebbe connaturata all'essere umano, con molte eccezioni per fortuna.

"In questo raccontino (...) credevo che fosse chiaro quale fosse l'elemento piu' importante per me ed il mio desiderio piu' forte che vorrei veder realizzato."

Anche a me pareva chiaro il desiderio, pure dichiarato, ma ora mi fai venire il dubbio di aver fatto una lettura troppo letterale.

"Mentre l'aspetto principale, che per me brilla come un sole, e' stato finora disatteso."

Mi pare che l'aspetto principale sia connesso al desiderio e al sogno. Piacevole anche quest'ultimo, ma il desiderio più grande credo sia realizzare l'utopia: un genio della lampada in carne ed ossa, con le qualità e le modalità che tu hai esposto.

E' un esegesi infima, lo so, ma ho i miei limiti. Però se si spiegano metafore e barzellette, si può fare un'eccezione pure i racconti. Per i più tardi tra noi. :)

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Carlos: Però se si spiegano metafore e barzellette, si può fare un'eccezione pure i racconti. Per i più tardi tra noi.

Parlavo, non piu' tardi di qualche giorno fa, di come la superficialita' delle cose impedisca una visione piu' profonda degli argomenti trattati.
Il mio raccontino parla di tanti differenti temi. Il Djinn rappresenta cio' che io, come donna, vorrei in un uomo.
Pero' quello che traspare dalle mie parole e' solo l'aspetto erotico della situazione...
Per gran parte degli uomini che mi leggono e' cosi'. E cio' non avviene solo con questo racconto; se si vanno a riguardare i commenti negli altri racconti ci si accorge che e' stato cosi' anche per quelli.
Il sesso, l'erotismo, la situazione intrigante e' la scena che subito viene captata dalla mente maschile. Frasi come "i miei seni entravano precisi nelle sue mani", oppure "l'odore dei miei umori che si mescolano ai suoi", sono dettagli che non sfuggono... ad un uomo.
Una donna, invece, ne sono certa e l'esempio lo posso fare con me stessa, questo racconto lo legge in modo un po' diverso e sono altre le frasi che piu' restano impresse.
Vuoi sapere quali, oppure vuoi cimentarti nell'individuarle?

carlos ha detto...

Klàra:

"Pero' quello che traspare dalle mie parole e' solo l'aspetto erotico della situazione..."

Il tema del racconto è prettamente erotico, a voler catalogare e categorizzare, e in questo contesto si esplicitano le caratteristiche del Djinn desiderato. Limitarne la lettura alla camera da letto, all'amplesso di per se stesso, è fortemente limitante, soprattutto per la persona che pensa ciò. Uomo o donna che sia, senza differenze di sesso. E' più che altro una questione di sensibilità. Di cultura "sentimentale". E forse anche di intelligenza: perché vederla così significa non aver capito una beata fava di te, ma anche delle donne in genere.

Questo nel contesto da te agognato, ma sappiamo anche che simili vertici raramente si toccano, e che a volte invece ci si "accontenta" anche di meno. Anche di limitare le cose all'ambito esclusivamente sessuale. Lo fanno gli uomini, sicuramente assai più, ma pure le donne. E penso anche che sia una questione culturale, momentanea, e soggetta a evoluzioni incredibilmente più rapide se rapportate a quelle della Storia passata. Non mi stupirei se tra vent'anni, o anche meno, in una buona parte del mondo non vi fossero più tante differenze in questo tra uomini e donne. E tutto sommato tu mi appari anche una propugnatrice della scissione degli ambiti, senza niente togliere alla tua anima (anche) romantica e al tuo desiderio di eccellenza, anche in ambito sentimentale e sessuale. Sempre che c'abbia capito qualcosa.

"Oppure vuoi cimentarti nell'individuarle".

Avevi dubbi? Sta diventando sempre più difficile, ma il cimento mi attira. Le frasi possono essere tante, io isolerei ad esempio questo blocco di testo:

"E lui s’introduce in me, nella mia carne, tra sesso e sesso fino a divenire tutt’uno col mio sangue, la mia pelle, i miei umori. Il mio profumo impregna forte l’aria e si mescola a lui. Sto per godere."

E' qui che si fonde il reale coll'immaginario. E non c'è bisogno che l'attimo sia eterno. Perché poi torna la consapevolezza:

"Ed e’ in quest’attimo, un istante prima che giunga l’orgasmo, che con l’ultimo barlume di lucidita’ che mi resta gli ordino di tornare nella lampada. E la lampada lo risucchia senza pieta’."

Ma forse tu vuoi dire che è proprio delle donne volere la carnazza sì, ma pure la poesia:
"Poi, abbracciandomi, mi cantera’ una ninnananna nella sua lingua antica, ed io mi addormentero’ lasciandomi cullare."

Mentre invece pensi che all'uomo interessino esclusivamente le cosce aperte, l'asta che scorre e il mescolarsi degli umori.

Io invece non credo che le cose stiano proprio così.

Individuo poi anche un'altra frase:
"E' un gioco" gli ho detto la prima volta che gli ho confidato la mia fantasia."

E' un gioco, questo, condiviso con molte donne, che condiscono i loro vieti amplessi di coppia con lo speciale condimento dell'uomo immaginario, sia esso uno sconosciuto oppure il postino, o magari il bagnino conosciuto l'estate prima allo stabilimento balneare. Ognuna ha i suoi. L'uomo credo sia invece più orientato verso l'hic et nunc in certi momenti. Questo sì, sempre però a voler generalizzare.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Carlos: Sei un po' lontano dai temi "nascosti" di cui parlavo. "Nascosti" ovviamente per chi non riesce oppure non vuole a vedere sotto lo strato di cio' che abbia solo implicazione erotica.
Ad esempio, tu riporti dei momenti del racconto in e' sempre il sesso l'elemento principale. Non dico che avere interesse all'erotismo e vederlo come primo elemento di un racconto di questo genere sia sbagliato, ma quello di cui si voleva discutere, mi pare fosse tutt'altro.
Ad esempio, cosa ne pensi di una frase come questa?

"Niente di me e’ stato piu’ un mistero per lui, neppure i pensieri piu’ segreti, i desideri piu’ proibiti, i difetti piu’ nascosti. E lui e’ rimasto. E’ qui, sempre qui. Lo chiamo quando voglio qualcuno che m’ascolti, quando voglio qualcuno che mi ami, quando voglio qualcuno che mi comprenda e condivida con me ogni cosa e che mi sia complice."

carlos ha detto...

Klàra: Hai perfettamente ragione. Magari non ci crederai, ma è la prima che avevo individuato, rileggendo su tuo invito. Strano poi, che andando a risponderti, l'abbia omessa. Volevo riportare l'intero blocco, ma ho iniziato con la precedente risposta che volevo dare, e alla fine non so bene perché l'ho scordata e tralasciata. Anche questo forse è significativo, anche se poi avevo ben presente il concetto, in verità il cardine del racconto. Forse lo ritenevo in una certa misura come un dato implicito. E pure questo magari è significativo.

Vabbè, lasciamo stare, ho fatto brutta figura e faccio ammenda. Poi, per come ti conosco, so già che stai pensando che mi sto arrampicando su qualche superficie liscia e riflettente.

Tra cenere e terra ha detto...

Ho letto mia padrona. Desideri che faccia qualcos'altro?


;) ;) Ma dai che mi va di ridere oggi.

Sai Chiara, credo di aver fatto l'amore con te mentre leggevo il post...è stato bello, leggere dico...

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Carlos: Magari non ci crederai, ma è la prima che avevo individuato, rileggendo su tuo invito.

Guarda, se vuoi te ne do un'altra che "sicuramente" avevi gia' individuato.

"Poi, abbracciandomi, mi cantera’ una ninnananna nella sua lingua antica, ed io mi addormentero’ lasciandomi cullare."

Cosa c'e' di piu' bello di qualcosa del genere per terminare una scopata?
Dico una banalita', lo so. Tale precisazione e' del tutto inutile. Infatti tutti voi uomini lo sapete e quando scopate terminate sempre in questo modo. :-)


@ Tra cenere e terra: credo di aver fatto l'amore con te mentre leggevo il post...è stato bello

Bene. Ho piacere che ti sia piaciuto. A 'sto punto puoi saldare il conto inviando un bonifico sul mio conto paypal. :-)

carlos ha detto...

Klàra: :))))
Ma come "sicuramente"? Certamente. Prova a rileggermi va, testona (scusa, scusa, scusa). Mi era pure venuto in mente di mandarti in privato qualche ninna nanna in un'antica lingua che conosco. :)

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Carlos: Ma come "sicuramente"? Certamente

Verissimo.

Com'e' vero che quasi tutti voi uomini, a parte pochissimi, finite sempre in quel modo.

E io che ho detto? :-)

Tu fai parte della maggioranza, cioe' di quelli che poi cullano e cantano ninnenanne, oppure fai parte di quei pochi, isolati, che, appena finito, pensano gia' ad altro? :-)

Tra cenere e terra ha detto...

Aaahh Chiara... lo sapevo che c'era il trucco ! ;)

Quanta costa un'emozione ?

Ne vorrei due, grazie...

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Quanta costa un'emozione ?

Sono zingara in queste cose. Fai tu un'offerta generosa. Il mio conto paypal e' come me: non si vergogna. :-)

carlos ha detto...

Klàra: non so bene cosa facciano la maggioranza degli uomini "dopo". Ho un po' di cognizione di cosa facciano le donne. O di cosa faccia io.

Comunque credo tu sia ironica nel porre la questione, invertendo il rapporto tra maggioranza e minoranza.

Quanto a me, dipende. Sì, dipende dalla persona con cui ho condiviso il piacere, dalla situazione, dal rapporto che ho con lei.

Diciamo che spesso, come la maggior parte degli animali (dal coniglio al leone), post coitum mi verrebbe di godermi giusto una bella sigaretta, da solo, disteso sull'erba, in cima a un'alta montagna. Senza pensare, finalmente, a niente. Pure per questo preferisco che la "controparte" raggiunga prima di me il piacere.

Però poi il mio comportamento è di norma differente. Non mancano, baci, carezze e dolcezze. A volte ci può scappare persino la ninna nanna. In altre ancora si può pure ricominciare da capo. :)

L'argomento è interessante, degno di un bel post.

E tu invece, se posso chiedere, cosa fai "dopo"? :)

Chiara di Notte - Klára ha detto...

E tu invece, se posso chiedere, cosa fai "dopo"?

Certo che lo puoi chiedere.
Dipende dal momento del "dopo". Se e' mattina, dopo faccio colazione. Se e' notte fonda, dopo sicuramente dormo. Se e' invece un qualsiasi altro momento della giornata, "dopo" completo di fare cio' che avevo interrotto "prima".

carlos ha detto...

Bah, che abitudinaria. Ti facevo più estrosa. :)

Chiara di Notte - Klára ha detto...

carlos ha detto...
Bah, che abitudinaria. Ti facevo più estrosa.



OOOPPSS!!!
Scusa ho invertito le frasi.
Se e' mattina, dopo dormo. Se invece e' notte fonda, dopo sicuramente faccio colazione. :-)

carlos ha detto...

Ah ecco, ti immaginavo un po' più simile a me. Anche nell'immaginare identica risposta. Mah... gente dell'Est. :))

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Carlos: Ah ecco, ti immaginavo un po' più simile a me. Anche nell'immaginare identica risposta. Mah... gente dell'Est.

Non mi hai pero' chiesto del pomeriggio... sul quale ho glissato. :-)
Ma se anche tu daresti risposte simili alle mie, allora puoi dartela da solo quella risposta. :-)

carlos ha detto...

Klàra, è vero, non mancava che il pomeriggio, insaziabile sei. Comunque, immagino che seguirà una tazza di the fumante. Non credo inizierai ad avvinazzarti col tocai tanto presto. :)

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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