lunedì 9 maggio 2011

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Etèra e Nereide - Primo momento

Le persone non si perdono
come si perdono gli oggetti,
ma molto lentamente...
avendo tutto il tempo di accorgersene
e ritrovarle.

Prologo

Per la prima volta stanno insieme senza risentimenti, recriminazioni, insoddisfazioni.
Per la prima volta non si rinfacciano i loro difetti, le loro incomprensioni, la loro diversita’.
Per la prima volta respiro e sento il mio respiro quieto pur fissando i loro volti che s’incrociano.

Da dove cominciare?

Solitamente la parola “inizio” ha gia’ in se’ la sua risposta. Questa volta non sara’ pero’ cosi’. La fine bastera’ a comprendere tutto il resto. Non dovro’ trovare neanche tante parole, perche’ bastera’ ascoltare quello che hanno da dirsi. A me e' dato solo rivelare che: “Si conobbero da sempre.”

Eccole… Etèra e Nereide. Nereide ed Etèra: due anime, due pensieri in evoluzione, due energie prorompenti dai colori cosi’ diversi.


- Primo momento -

”Ciao Nereide, come mai questo invito?”

”Ciao Etèra.”

“Ti trovo bene.”

”Non mentire, non c’e’ bisogno... io so come sto!”

”E come stai?”

”Ti ho voluta vedere perche’ ho necessita’ di parlarti. Devo chiederti tante cose e non so da dove cominciare.”

Nereide abbasso’ lo sguardo e tiro’ un profondo sospiro, quasi a cercare in quell'aria che non le entrava dentro mai abbastanza un punto d'inizio, un po' di quell'ordine e armonia che tanto le appartenevano. L'aria entro’ ed usci’ dai suoi polmoni parecchie volte ed Etèra non violo’ il suo silenzio. Attese.

”Ci sono troppi sentimenti in me, troppi pensieri che si rincorrono e scalciano e urlano e io... io mi sento schiacciata, senza vie di fuga e non so neppure da chi o da cosa mi sento oppressa. Da chi o cosa vorrei fuggire.”

Silenzio.

Etèra ruppe il silenzio senza parlare, prendendole una mano. Nereide la ritrasse velocemente e alzo’ ancor piu’ le sue barriere, indurendo ancor piu’ il suo sguardo. Etèra le sorrise con le labbra e pianse con gli occhi.

“Ti va di sederti?” disse piano Etèra per non turbare quella bellissima ninfa che le stava dritta innanzi come una lancia infissa nella sabbia.

Nereide si sedette.

”Ma tu non ti vergogni mai?” la voce di Nereide risuono’ nella stanza e ne riempi’ ogni angolo. Quel ‘non ti vergogni’ venne scagliato come un sasso sul volto, nel ventre, tra le cosce.

“Ti riferisci a qualcosa in particolare?”

”Mi riferisco a tutta la tua vita, a tutte le cose che hai fatto senza pensare, agli uomini a cui ti sei concessa... mi riferisco a te. Possibile che non ti vergogni di te stessa?”

”Non riesco a capire la tua domanda.”

Nereide fu in piedi in un lampo e con l'impazienza di una tempesta, comincio’ a camminare per la stanza.

”Cosa c'e’ da capire? Tu non vuoi capire perche’ ti e’ comodo cosi’! Cosa devi capire? Mi sono vergognata di te ogni volta che sei comparsa nella mia vita, ogni volta che hai invaso i miei spazi. Come puoi non capire?”

Etèra guardo’ Nereide e il suo tremore, e cerco’ di trovare le parole giuste in modo da non accrescere la sua rabbia.

”La vergogna nasce dallo sguardo di altre persone, dallo sguardo di chi ha il suo mondo segreto come lo ha ogni essere umano. La vergogna e’ nell'essere svelati. Io non agisco sotto i veli, non cerco caverne in cui vivere i miei desideri e non vesto i miei desideri con gli abiti della normalita’, gli abiti delle feste, gli abiti delle ricorrenze o per le occasioni. I miei desideri sono nudi, sanno di essere nudi e guardandosi allo specchio riescono a vedere le proprie nudita’.”

”E con questo cosa vuoi dire? Spiegati.”

”Voglio dire che nello sguardo della gente io non vedo nulla di piu’ di cio’ che gia’ conosco. Cio’ che vedo e’ esattamente cio’ che desidero e accetto, e cerco, e amo. Non posso provare vergogna per questo.”

Nereide torno’ a sedersi.

Etèra continuo’. ”La sera io chiudo gli occhi, ma non rimango nel buio. Se tu chiudi gli occhi cosa vedi? Prova a chiudere gli occhi.”

Nereide chiuse gli occhi, ma gia’ dopo il primo respiro li riapri’.

”Perche’ li riapri?”

”Non riesco a tenerli chiusi...”

”Che cosa hai visto chiudendo gli occhi?”

”Nulla!”

Etèra sorrise. “Il Nulla ti spaventa?”

”No!” rispose secca e stizzita Nereide.

”Chiudi gli occhi, Nereide, ti terro’ una mano cosi’ non ti perderai nel tuo Nulla.”

Nereide attese immersa nei suoi pensieri, poi prese la mano di Etèra e chiuse gli occhi.

”Cosa senti?”

”Mi sento sprofondare nel Nulla, sento il mio cuore battere forte, troppo forte...” la voce le mori’ in gola.

”Ti tengo per mano, non preoccuparti, non ti lascero’ andar via. Fai entrare l'aria nel tuo Nulla.”

Nereide respiro’ profondamente. L'aria la riempi’ piu’ di quanto fosse abituata e si spavento’. Strinse la mano di Etèra e lascio’ uscire una lacrima. Etèra la raccolse con l'altra mano e le carezzo’ una guancia. Nereide appoggio’ il volto su quel palmo gentile e caccio’ fuori l'aria mantenendo gli occhi chiusi.

”Non ci riesco!”

”A fare cosa?”

”A mantenere gli occhi chiusi.”

”Lo stai facendo.”

”Ma non ci riesco come andrebbe fatto!”

Etèra sorrise. ”Come andrebbe fatto secondo te? Spiegami il tuo modo giusto e quello sbagliato.”

”Dovrei essere calma, serena, respirare, rilassarmi e...”

La risata di Etèra sprizzo’ per quel curioso pensiero. ”Dove le hai apprese queste notizie, queste tue regole?”

Sul viso di Nereide affioro’ un imbarazzato sorriso. ”Non e’ cosi’ che funziona?” chiese.

”Quando chiudi gli occhi nessuno puo’ dirti cosa vedere e cosa provare. Il mondo ad occhi chiusi ti appartiene con tutta la sua complessita’ o semplicita’. Nel suo buio o nella sua luce, sei libera.”

”Io pensavo...”

”Non credo che il pensiero del mondo ad occhi aperti sia il benvenuto nel mondo ad occhi chiusi.”

”E questo cosa vuol dire?” chiese Nereide aprendo gli occhi e tirando via la mano da quella di Etèra.

”Nulla piu’ di quanto ho detto. Credo che il pensiero ad occhi chiusi debba comportarsi come uno spettatore a teatro; rimanere in silenzio ad osservare, ascoltare, inorridirsi o estasiarsi di cio’ che prova, e non di cio’ che vede. Nulla deve essere giudicato. Il giudizio partorisce la vergogna e la colpa.”

”Io credo che sia giusto provare vergogna e colpa. Il mondo, senza, sarebbe anche peggiore di com'e’”

Etèra rimase un istante a riflettere, ma solo per raccogliere i pensieri.

”La vergogna… la colpa. Forse sono state create per mettere limiti, confini agli esseri umani che non hanno capito il dono del libero arbitrio. Esseri umani che non sono stati capaci di sentirsi parte del tutto. Se l’umanita’ non avesse chiuso gli occhi, non si sarebbe mai vista nuda.”

”Ma che stai dicendo? Vaneggi! Vedi che e’ esattamente l'opposto?”

”L'essere umano e’ tutto cio’ che ha cacciato fuori da se’. Fa parte del tutto, ma ha preferito relegare questo ‘tutto’ fuori da se’ cosi’ da poterlo strumentalizzare e adorare. Se si fosse sentito parte di ogni fiore, pianta, oceano, cielo, persona... cosa mai avrebbe potuto compiere contro se stesso di cosi’ orrendo da provare vergogna o colpa?”

Nereide rimase in silenzio.

17 commenti :

Gio ha detto...

Sottile Klara ...

Le nereidi erano le sorelle di Narciso (o sbaglio) ... uno che davvero 'aveva buttato fuori 'tutto' per poterlo adorare.

Mariska ha detto...

Buen comienzo de la semana, mi dulce amiga
Un beso

Gio ha detto...

(come non detto, erano le Naiadi :D)

rossoallosso ha detto...

che aggiungere?
L'accettazione degli altri parte sempre dall'accettazione di se stessi.
Chiudere gli occhi è un gesto semplicissimo,ma le cose semplici non sono di questo mondo.
P.S.
però anche prendersi troppo sul serio fa male ;-)

Xtc ha detto...

“Il giudizio partorisce la vergogna e la colpa.”

”Se l’umanità non avesse chiuso gli occhi, non si sarebbe mai vista nuda.”

”L'essere umano è tutto ciò che ha cacciato fuori da sé.”

E' esattissimamente il mio stesso pensiero.
E' bello saperlo pensato anche fuori di me; quel fuori di me che è solo una illusione. E così, leggendoti mi ritrovo.

Flyingboy ha detto...

Mi lego al commento di Xtc che mi ha suscitato un pensiero

La serenita' sta' nel trovare la pace dei sensi. Una pace interiore prima di tutto con noi stessi che poi si riflette sul stare in armonia con il mondo anche se' diverso da noi.

Difficilmente troveremo un altro essere umano che sia uguale identico a noi, nostri sogni, nostri pensieri, nostre aspirazioni.. ed e' normale considerando la varieta' della umanita' che alla fine e' quella che rende questo mondo colorato e cosi splendidamente vasto per ogni tipo di esplorazione.

Il camino verso la pace interiore e in quel momento quello che qualcuno chiama Nirvana o forse e' semplicemente la felicita', e fatto delle domande e interrogazioni, su noi stessi e quelle sul mondo che ci circonda.

Il mondo in quale viviamo e composto dalle regole, modus vivendi, etiche e morali a volte universali a volte caratterizzati dal ambito e momento storico in quale ci si trova al momento. E' bello immaginare che un giorno esistera' un mondo in quale unica regola sarebbe di non fare ai altri quello che non si vorrebbe subire su se' stessi. Questo per quanto riguarda la morale e etica, poi ci saranno mille sfumature sociali e di convivenza, ma siamo solo noi padroni e responsabili delle nostre vite e nostre scelte qualunque quelle sono, e cosi dovrebbe rimanere.

Quando il uomo capira' che il Dio, qualsiasi sara' il suo nome e forma, non e' fuori dal uomo ma dentro ogni essere umano, quando comincera' a adorare il Dio dentro di se' a posto di quello al di fuori.. quando riconoscera' la stessa particela divina in altro essere umano, solo allora potra' iniziare a costruire un mondo migliore. Un mondo dove ogni essere umano sarebbe un piccolo Dio, padrone della sua vita e azioni avvolto in una pace dei sensi.

E questa responsabilita' del camino verso un rinascimento del essere umano e' responsabilita' di ogni singolo individuo, e solo ogni singolo individuo e' in grado di farlo.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Gio: Vedo che ti sei gia' corretto. Le nereidi erano le ninfe del mare, percio' legate all'elemento primordiale "acqua" e Nereide si chiamava la ninfa che ha dato loro il nome.
Non e' un bel nome? :-)


@ Mariska: Un saluto anche a te. :-)


@ Rosso: però anche prendersi troppo sul serio fa male

A volte, non dico sempre, pero' e' necessario.


@ Xtc: E' bello saperlo pensato anche fuori di me; quel fuori di me che è solo una illusione. E così, leggendoti mi ritrovo.

Allora preparati a ritrovarti ancora, perche' "Primo momento" come dice il titolo, appunto, non altro che il primo di una serie di post dedicati a Etèra e Nereide.


@ Fly: Difficilmente troveremo un altro essere umano che sia uguale identico a noi

Addirittura dentro noi stessi esiste una contrapposizione che talvolta e' feroce. Per cui essere umano del genere, non lo si trova neppure dentro di noi.
Mi fanno percio' ridere coloro che affermano di aver trovato "l'anima gemella". :-)

Flyingboy ha detto...


Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Fly: Difficilmente troveremo un altro essere umano che sia uguale identico a noi

Addirittura dentro noi stessi esiste una contrapposizione che talvolta e' feroce. Per cui essere umano del genere, non lo si trova neppure dentro di noi.
Mi fanno percio' ridere coloro che affermano di aver trovato "l'anima gemella". :-)


Hai perfettamente ragione.

Primo passo credo e di riconoscere la contrapposizione e poi come si farebbe con un'altro essere umano al di fuori di noi, trovare il modus di convivenza tra i due anche dentro di noi.

La dualita' o molteplicita' comunque caratteriale che non entra nel ambito patologico credo sia' comune per tutti, chi piu' chi meno. Forse tutto nasce perche' siamo schiavi dei preconcetti, delle etichetazzioni, categorizzazioni, quando in fondo siamo un bel mix di tutto con delle quantita' variate.

Uno che e buono, lo e' al 100%?
E quello cattivo?
Quello onesto? Quello disonesto?
Quello materiale e quello spirituale?
e cosi via avanti...
E poi.. lo sono per sempre?

Quello che alla fine ci caratterizza e' quello che prevale ma non e mai totale.

Spesso e ciclico il fenomeno e a volte suscitato e condizionato del ambiente e situazione del momento, a volte dal nostro qualche bisogno interiore.

Poi nelle relazioni con altri, credo che la vera amicizia, la vera stima e vero amore e imparare a provare questi sentimenti verso queste contrapposizioni altrui.

I nostri sentimenti ad esempio si basano sulla immagine che si e creata della persona a quale il sentimento e rivolto e spesso dura quel che dura se' non si e' in grado di riconoscere la complesita' di chi abbiamo di fronte.

Credo che proprio li risiede il errore della "anima gemella".

Provare sentimenti verso un lato della personalita' e facile, imparare a provarli verso la persona completa e quello che distingue sentimenti di breve durata e quelli duratori.

@ Xtc: E' bello saperlo pensato anche fuori di me; quel fuori di me che è solo una illusione. E così, leggendoti mi ritrovo.

Allora preparati a ritrovarti ancora, perche' "Primo momento" come dice il titolo, appunto, non altro che il primo di una serie di post dedicati a Etèra e Nereide.


Lo spero bene, ho presentimento che questo seriale sara' uno dei miei preferiti.

Complimenti d'avvero per la prima puntata, che leggendola mi ha riportato indietro nei tempi quando divoravo la letteratura classica russa, quale era basata piu' sul mondo interiore dei personaggi che quello esteriore.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Ebbene, a questo punto devo scrivere qualcosa a proposito di questo racconto, per non ingannare nessuno.
Non e' tutta farina del mio sacco. Almeno gran parte non lo e'. C'e' pero' molto di me dentro, c'e' la doppia personalita' che mi appartiene (quella sono io) e molte altre cose (riferimenti a certe mie abitudini e modi di dire). Anche la forma con cui e' stato buttato giu' e' mia... ma la bozza iniziale no.
La bozza mi e' stata inviata per email come regalo (vi ricordate di quel regalo di cui vi ho parlato l'altro giorno e che mi aveva resa felice?). Ebbene quel regalo era una bozza di un'analisi psicologica basata ed eseguita sulla mia persona, quindi scritta "per me", almeno questo c'e' scritto nell'email. Tutto cio' avrebbe dovuto rappresentare un omaggio a me, per farmi capire quanto sono importante.
Una bozza che ho letto con attenzione, ed apprezzato molto, ritrovando nell'accuratezza dell'analisi un grande impegno profuso nel volermi conoscere, leggere, capire.
Sono andata a controllare su Goggle se per caso il tutto fosse stato, seppur in parte, copiato e non ho trovato tiferimenti. Pare sia vero quello che mi e' stato detto.
Cosi' ho accettato il regalo ed ho chiesto alla persona che me ne aveva fatto dono, se avrei potuto utilizzarlo come desideravo. Finanche rielaborando un po' il tutto per questo blog, in modo che anche voi poteste leggere e leggermi nel modo in cui questa persona mi aveva letta. Portando alla luce certi aspetti di me, ma anche facendomi riflettere molto sul percorso psicologico di Etèra e Nereide.
La persona mi ha detto che avrei potuto farne cio' che desideravo.
Adesso ditemi voi, sapendo che tutto cio' non mi appartiene totalmente se non nello stile di scrittura, se questa cosa vi piace oppure no, se devo andare avanti oppure no. Se invece ritenete che e' meglio lasciar nascosto in un cassetto tutto quanto, allora faro' come mi suggerirete.

arianrhod ha detto...

se io ricevessi un dono non mio...
lo restituirei al proprietario...
perchè sapere che non è mio non mi renderebbe meno colpevole di chi lo ha rubato se decidessi di usarlo...

Xtc ha detto...

Klára,
Anche se qualcuno ti ha dato qualche dritta su come confezionare il vestito, sei tu ad averlo cucito, e adesso lo hai indossato. Direi che ti sta benissimo.
A mio avviso dovresti portarlo.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Xtc: Anche se qualcuno ti ha dato qualche dritta su come confezionare il vestito, sei tu ad averlo cucito, e adesso lo hai indossato. Direi che ti sta benissimo.
A mio avviso dovresti portarlo.


La cosa e' un po' piu' complessa di quanto sembri. Ho ricevuto un dono. Facciamo ad esempio che sia un bracciale di metallo. Il materiale, anche se non ricco e prezioso, e' buono, c'e' sostanza, e' bello pesante, e' un bel regalo, soprattutto perche' chi me lo ha donato ha detto di aver scavato quel metallo per me e di averlo fuso esclusivamente per me. Per questo me ne faceva dono: perche' dentro quel bracciale c'ero io. Un dono che avrei potuto utilizzare come volevo. Buttarlo via, venderlo, regalarlo a mia volta.
Io ho scelto di cesellare il metallo e di creare un bracciale che avesse dei disegni piu' adatti al mio stile. Per farlo ci ho speso tempo e fatica, ma devo dire che sapere che quell'oggetto che mi rappresentava cosi' bene mi era stato donato senza che mi si chiedesse niente in cambio, mi rendeva felice.
Sono le piccole cose che valgono piu' del denaro... quando sono vere e sincere.
Il lavoro che ne e' uscito, dalla congiunzione della sostanza, suggerita, e dalla forma con la quale l'ho cesellata, devo dire che e' SUBLIME.
Che cosa accade, pero', se ricevo una chiamata da qualcuno che dice che quel bracciale e' stato sottratto alla sua fiducia, che era stato prestato a chi poi me ne ha fatto dono e che quindi non mi appartiene?
Ci resto malissimo. E' ovvio. Mi sento tradita... ma soprattutto ne sono disgustata. Penso: "Ma che schifo di mondo! Ma esiste davvero della gente simile? Nonostante le persone non proprio per bene che ho incontrato invita mia, una tale mancanza di onore e correttezza non l'ho mai riscontrata. Mai!"
Ne sono dunque schifata e nel momento in cui accade un fatto del genere, il rischio che io torni a chiudermi in me stessa, mandando a fanculo tutti e tutto e' molto alto. A volte torno ad essere Nereide e nessuna Etera puo' salvarmi.
Poi so che non lo faro' ed allora nella mia mente prende forma un pensiero: "ma io che colpa ne ho?"
E allora rifletto e dico: di quel bracciale adesso cesellato che ne dovrei fare? Lo getto?
Sulla base di che? Di chi?


@ Arianhod: se io ricevessi un dono non mio...
lo restituirei al proprietario...
perchè sapere che non è mio non mi renderebbe meno colpevole di chi lo ha rubato se decidessi di usarlo...


Esisterebbe un problema, come ho espresso sopra ad XTC. Pero' capisco il tuo punto di vista e sto valutando, appunto, cosa sarebbe meglio fare.
Pero' non mi piacerebbe essere considerata colpevole per qualcosa del genere. Io ho ricevuto un dono, e prima di cesellarlo, sono andata a guardare negli archivi degli oggetti rubati o smarriti per vedere che ci fosse. Saro' pure una zingara che prende tutto, ma a certe cose, prima d'indossarle, sto attenta.

carlos ha detto...

Klàra: sei stata corretta con chi ti ha fatto questo dono, dicendogli l'uso che intendevi farne, corretta con noi ad esplicitare quale fosse la fonte e le possibili implicazioni del caso, corretta con te stessa nella stesura del tuo testo, che credo sia, per quanto "debitore", altro rispetto al profilo che ti era stato inviato. Anche la letteratura, fin nelle sue massime espressioni si nutre di continui vivificanti rimandi. Non ci sarebbe l'Idiota senza Signora delle Camelie. :)

Pur essendoti proprio, il tema che tratti è davvero universale. Il paragrafo conclusivo è da "catechismo" di una nuova religione terrena, civile ed etica.

Fai bene a richiamare l'attenzione sul contrasto interno a noi stessi. A tutto tondo solitamente sono i personaggi, le persone hanno vizi e virtù. Perché se accettiamo quella scintilla di "divino" che è in noi, credo che allo stesso modo dovremmo accettare anche la nostra parte demoniaca. Raccontare questa parte, solitamente molto ben celata in noi, la giudico pure cosa assai interessante e moderna.

:)

Ps: Un saluto a Rossoallosso (e a tutti naturalmente).

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Carlos: sei stata corretta con chi ti ha fatto questo dono, dicendogli l'uso che intendevi farne, corretta con noi ad esplicitare quale fosse la fonte e le possibili implicazioni del caso, corretta con te stessa nella stesura del tuo testo

Infatti, all'inizio mi sono molto arrabbiata per come un certo tizio abbia cercato di danneggiarmi nella mia correttezza, facendomi apparire una persona che "ruba". Mi ha messo in una situazione per me inconcepibile. Mi ha fatto indossare un gioiello da lui rubato non sapendo che nel web niente sfugge e prima o poi ogni marachella viene fuori.
Percio' ho sempre evitato di fare la "furbina". Certe cose io le conosco.
Ma certe persone non se ne rendono conto. Per loro gli "altri" non esistono. Vale solo il PROPRIO CULO.
E' un difetto grande che oggi, ahime', e' sempre piu' diffuso: l'egoismo. Che poi va di pari passo con la boria.
La boria di credersi "diversi", "speciali", "superiori".
Queste persone rifiutano di far parte del "tutto" e nel loro individualismo si consumano?
Fra l'altro sono persino ridicoli: credono di essere "unici" quando in realta' si muovo e si comportano tutti allo stesso modo, dicendo esattamente tutti le stesse parole di boria.
E sono milioni, e nonostante questo, ciascun singolo "pidocchio" crede di essere l'unico pidocchio speciale nel firmamento.
Vorrei tanto capire chi ha messo loro quest'idea in testa. Ma tant'e'.
Nell'umilta', nell'aggregazione e nella condivisione sta invece il nocciolo della mia visione dell'esistenza. Si puo' essere umili e nella nostra umilta' manifestare grandezza. Si puo' stare insieme pur restando da soli, si possono condividere i frutti pur gustando ognuno la propria razione.
Se non esiste "comunita'", se non esiste "alveare", ed esistono invece tanti boriosi che si credono i soli in grado di capire il mondo, conqistarlo e guidarlo, con il potere dei soldi, oppure con l'abilita' dialettica, oppure semplicemente con la misura del cazzo (o del seno), il mondo delle api laboriose che "condividono" i frutti si sparpagliera' in un mondo di pidocchi ciascuno impegnato a succhiare il sangue del proprio vicino. Coinvolgendo i questo fenomeno TUTTO. Persino i sentimenti e le cose piu' care che ciascuno di noi ha.
Concludo dicendo che questo commento e' "generale" e non e' rivolto a te.

carlos ha detto...

Avrei quasi preferito fosse rivolto a me questo tuo commento, capisco lo spirito "infastidito" che lo anima, ma non riesco a condividerlo in pieno. Non perché tu non abbia alcuna ragione, anzi, ne hai da vendere. Però non mi pare equilibrato, ma forse sono io che interpreto male il tuo pensiero, probabilmente per limiti miei. Quello che mi risulta a leggerti è una divisione netta tra api e pidocchi. Io ho la sensazione che le cose non stiano proprio così e te l'ho dichiarato: ho l'illusione che una scintilla di eternità alberghi in noi tutti, così come credo che anche il diavolo abbia per dimora l'umanità intera.
Certo, per me resta un povero idiota chi rifiuta di considerarsi parte di un tutto che infinitamente ci sovrasta. Però riconosco anche quale sia la natura umana da che mondo è mondo: basata sulla sopraffazione.
Un mio professore amava proprio citare l'ormai abusato monolite di Odissea nello spazio per evidenziare come vi fosse una legge primigenia e universale.
Ricordi cosa successe poi? Le scimmie iniziarono a scannarsi anche tra loro, usando come armi le ossa degli animali sacrificati.
Però continuo a credere che sia anche nella natura dell'uomo l'anelito a ricrearsi, a modellarsi come meglio crede. E' forse quella scintilla divina che tutti ci accomuna che deve essere riscoperta e giustamente valorizzata. Perché non siamo isole, perché abbiamo grandi mezzi, come la comunicazione, perché in noi c'è anche, pure questa legge universale, il bisogno di condivisione, di non essere sola una misera scheggia impazzita e solitaria perduta nell'universo. Di essere appunto parte di un tutto. Altrimenti ben misera cosa saremmo. (Naturalmente non è riferito a te).

:)



Ps: cfr se vuoi: laspadachecanta.blogspot.com/2010/09/extravaganze.html

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Carlos: Però non mi pare equilibrato

Ebbene, Carlos, adesso ti daro' una notizia che forse non riuscirai ad accettare. Preparati e resta calmo: io non sono equilibrata! Non me ne frega una cippa di essere (o apparire) equilibrata. Sono quella che sono e faccio quello che posso. Questa sono io.
Piaccio? Non piaccio? Me ne frega nulla. Soprattutto se tutto si limita al virtuale.
Pero', a pensarci bene... mi frega nulla anche nel reale. :-)

carlos ha detto...

Ma lo so, lo so...
:)))))

Se tutti la pensassimo perfettamente allo stesso modo che gusto ci sarebbe? :)

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Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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