«La musica viene dall'anima e a chi non ha avuto fortuna, le canzoni che parlano d'amore, amore materno, amore tra amanti, rendono migliore la vita. E' stata la musica che ha fatto degli tzigani un popolo forte.»

martedì 10 maggio 2011

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Etèra e Nereide - Momento quarto


- Quarto momento -

Nereide prese coraggio e chiese: “Tu invece cosa vedi quando chiudi gli occhi?”

”Non e’ semplice spiegare in poche parole. Dunque… vedo il mio universo interiore con tutte quante le paure, i desideri, le passioni, le angosce che vi sono dentro. Vedo tutto quello che appartiene al mio essere donna, ma che appartiene anche a quella parte di uomo e animale che c’e’ in me.”

”Parli troppo in astratto.”

”Vuoi che chiuda gli occhi e ti descriva?”

”Lo faresti?”

”Di solito vivo questa cosa da sola, e poi non vorrei che ti condizionasse negativamente. Ma se vuoi posso provarci.”

Etèra catturo’ il cenno di assenso di Nereide, si rilasso’ e prese un lungo respiro. Comincio’ cosi’ a descrivere.

“Sono su un letto, nuda, legata mani e piedi. Una donna vuole massaggiarmi, mette della musica, sento dei profumi... inizia a massaggiarmi con un olio che rende le sue mani scivolose e la mia pelle lucida. Prima il volto, il collo, il seno... poi scende sul ventre e sulle gambe. Con un dito mi entra tra le cosce e mi sussurra: ‘Sei bagnata’. Le rispondo con un impercettibile gemito. Lei chiama un uomo. E’ un uomo dalla pelle scura, grande, muscoloso. Appena l'uomo mi vede, senza neanche sfiorarmi, indurisce il suo membro...”

Nereide iniziava a sentirsi in imbarazzo e pensava che fosse un bene il non dover incrociare lo sguardo di Etèra in quel momento. Rimase ad ascoltare.

”L'uomo mi penetra e comincia a muoversi in me molto lentamente, troppo lentamente. Mi fa desiderare un ritmo piu’ veloce... con piu’ violenza. La donna, intanto, continua a massaggiarmi per evitare che i miei muscoli si contraggano alla ricerca del piacere, per evitarmi un orgasmo troppo precoce. Mi sfiora i capezzoli, mi carezza il ventre. Poi l'uomo mi slega. Mi tira su con forza agguantandomi per i glutei, mentre con le gambe mi aggrappo ai suoi fianchi, stretta, per restare unita a lui. Odora di maschio. Mi spinge contro un muro e tenendomi sollevata da terra, continua a muoversi dentro di me con colpi sempre piu’ decisi. Con le mani spreme i miei seni, la sua bocca fruga nella mia, mentre io…
Ecco, credo possa bastare! Allora, che ne dici?”

Nereide non rispose subito. Poi la sua morale le urlo’ che era giunto il momento di mostrare il suo disappunto.

“E’ vergognoso!”

”Non devi provare vergogna” disse sorridendo Etèra.

”Sei tu che dovresti vergognarti!”

”Non sono stata mica io a rimanere per tutto il tempo in ascolto di un sesso che non mi apparteneva?! Che ne dici se adesso ci prepariamo un the?”

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3 commenti:

Xtc ha detto...

Storiella zen.
Due monaci in viaggio incontrano una ragazza sulla riva del fiume, che chiede aiuto per attraversarlo.
Uno dei due la prende in braccio e la porta sull'altra riva.
La sera, durante il bivacco, l'altro monaco redarguisce il compagno per aver toccato la ragazza. Questi risponde:
Io la ragazza l'ho lasciata sulla riva del fiume, tu invece la porti ancora dentro di te.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Carina la storiella Zen.
Grazie per essere passata di qui.

Xtc ha detto...

Non ringraziare. E' un piacere mio, lo sai :-)

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Il significato della vita

Un professore terminò la lezione, poi pronunciò le parole di rito: "Ci sono domande?". Uno studente gli chiese: "Professore quale è il significato della vita?". Qualcuno tra i presenti che si apprestava ad uscire rise. Il professore guardò a lungo lo studente, chiedendo con lo sguardo se era una domanda seria. Comprese che lo era. "Le risponderò", disse. Estrasse il portafoglio dalla tasca dei pantaloni, ne tirò fuori uno specchietto rotondo, non più grande di una moneta. Poi disse: "Ero bambino durante la guerra. Un giorno, sulla strada, vidi uno specchio andato in frantumi. Ne conservai il frammento più grande. Eccolo. Cominciai a giocarci e mi lasciai incantare dalla possibilità di dirigere la luce riflessa negli angoli bui dove il sole non brillava mai: buche profonde, crepacci, ripostigli. Conservai il piccolo specchio. Diventando uomo finii per capire che non era soltanto il gioco di un bambino, ma la metafora di quello che avrei potuto fare nella vita. Anch'io sono il frammento di uno specchio che non conosco nella sua interezza. Con quello che ho, però, posso mandare luce - la verità, la comprensione, la bontà, la tenerezza - nei bui nascosti del cuore degli uomini e cambiare qualcosa in qualcuno. Forse altre persone vedranno e faranno altrettanto. In questo, per me, sta il significato della vita."

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(Kossi Komla-Ebri)
Libertà

Noi Zingari abbiamo una sola religione: la libertà.
In cambio di questa rinunciamo alla ricchezza, al potere, alla scienza ed alla gloria.
Viviamo ogni giorno come se fosse l'ultimo.
Quando si muore si lascia tutto: un miserabile carrozzone come un grande impero.
E noi crediamo che in quel momento sia molto meglio essere stati Zingari che re.
Non pensiamo alla morte. Non la temiamo, ecco tutto.
Il nostro segreto sta nel godere ogni giorno le piccole cose
che la vita ci offre e che gli altri uomini non sanno apprezzare:
una mattina di sole, un bagno nella sorgente,
lo sguardo di qualcuno che ci ama.
E' difficile capire queste cose, lo so. Zingari si nasce.
Ci piace camminare sotto le stelle.
Si raccontano strane cose sugli Zingari.
Si dice che leggono l'avvenire nelle stelle
e che possiedono il filtro dell'amore.
La gente non crede alle cose che non sa spiegarsi.
Noi invece non cerchiamo di spiegarci le cose in cui crediamo.
La nostra è una vita semplice, primitiva.
Ci basta avere per tetto il cielo,
un fuoco per scaldarci
e le nostre canzoni, quando siamo tristi.

(Spatzo)

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A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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