domenica 3 aprile 2011

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Metro'

Ricordo bene l’odore di menta. Spiccava in mezzo ai tanti altri odori, di sudore, polvere, profumi da quattro soldi, inchiostro fresco di stampa di giornale, caffe’ bevuto in fretta al mattino, vestiti tenuti a lungo rinchiusi nell’armadio: gli odori della gente che affollava la metropolitana. Fuori cadeva una leggera pioggia, c’era quindi chi aveva con se' anche l’ombrello, che contribuiva ad aggiungere nell’aria persino quella sgradevole puzza di plastica bagnata.

Era un giorno in cui, a causa di uno sciopero dei taxi, i mezzi pubblici erano presi d’assalto. Perlopiu’ era l’ora di punta, per questo la linea era maggiormente affollata ed io mi trovavo accerchiata e pressata da decine di persone. L’odore di menta proveniva da dietro di me, dall’alito di un uomo che stava schiacciato sulla mia schiena. L’avevo appena intravisto prima di salire. Indossava una giacca chiara e non m’era sembrato un brutto tipo, anzi cosi’ di sfuggita mi era addirittura piaciuto, ma poi, costretta nella morsa della gente, avevo dovuto dargli le spalle ritrovandomelo addosso, appiccicato a causa della gran calca o probabilmente anche per altro.

Quale donna non si e’ mai trovata in una situazione del genere? Qualche molestatore da mezzo pubblico l’avevo gia’ incontrato in vita mia, e sempre avevo risolto il problema scostandomi e togliendomi dall’impiccio in modo discreto e senza far troppe scenate, ma in quel frangente non lo feci. Forse il fatto che quel tipo non mi fosse dispiaciuto fisicamente aveva contribuito a farmi accettare quella situazione, percio’ la sua invadenza, invece di crearmi agitazione come avrebbe dovuto, non mi dava assolutamente fastidio. Anzi…

Stavo in piedi nell’angolo anteriore destro del vagone, con la spalla sinistra appoggiata alla parete ed il finestrino davanti agli occhi. Alla mia destra e tutta intorno, la moltitudine di persone immerse nei propri pensieri, impegnate a chiacchierare, a leggere il giornale, ad ascoltare musica dagli iPod. Tutti quanti accerchiati come me, mentre la vettura procedeva incurante dei problemi della gente verso la sua destinazione, fermandosi ad ogni stazione dove, per un inspiegabile fenomeno, erano sempre piu’ le persone che entravano di quelle che uscivano, aggravando cosi’ la situazione e rendendo lo spazio sempre piu’ ristretto.

Alle spalle, addossato a me, avevo il mio ipotetico molestatore che mi chiudeva nella morsa. Forse avrei dovuto togliermi da li’. Dopotutto era una situazione claustrofobica, insostenibile, ma per qualche motivo che non sapevo spiegarmi trovavo la circostanza assai eccitante. Ci muovevamo all’unisono, io e lui, assecondando i movimenti del treno, e mi piaceva quel farmi cullare dalle oscillazioni provocate dalle curve, dai rallentamenti, dalle accelerazioni. Era una sensazione strana. Cercai di coglierla lasciandomi avvolgere da quel bozzolo d'inconsistenza che stimolava i miei sensi ed il mio desiderio di conoscere.

Sono una tipa strana ed ho un metodo tutto mio per soddisfare quell’ineffabile curiosita’ che ho sempre avuto fin da giovanissima. Ho sempre pensato, infatti, che per comprendere davvero qualcosa la si deve prima esaminare, sviscerare, catalogare… e, se possibile, la si deve vivere sulla propria pelle. Ripensai alle altre occasioni in cui, in autobus, in metro’, oppure al cinema, m’ero trovata accanto qualcuno che aveva tentato di toccarmi con la tipica tecnica della mano morta, e come ogni volta mi fossi rifiutata di subire quell’oltraggio, togliendomi dall’imbarazzante situazione cambiando di posto.

Per un istante immaginai cosa sarebbe accaduto se, invece di scappare, mi fossi prestata al gioco di quelle persone. Una cosa del genere non l’avevo mai fatta. Dopotutto cosa mai avrebbe potuto accadermi di tanto grave? Al massimo, sarei stata toccata da uno sconosciuto, come altre mille volte mi era accaduto per lavoro o per semplice diletto. Decisi che se quel tizio ci avesse provato, stavolta non mi sarei scansata. Fra tutti era sicuramente il palpeggiatore meno orribile che avrebbe potuto capitarmi. La sua sarebbe stata una mano senza volto, un tocco dal nulla, e quando mi fossi stancata del gioco, non avrei dovuto far altro che scendere alla stazione successiva.

Portavo dei jeans molto attillati ed una maglietta corta che lasciava scoperta la striscia di pelle compresa fra la cintola e l'ombelico. Sopra, indossavo un giacchino leggero ed impermeabile, adatto per quella giornata in cui, sebbene piovesse, faceva abbastanza caldo. Tenevo la mano destra sulla borsa a tracolla che, quando viaggio su un mezzo pubblico, mi porto sempre sul davanti per proteggerla, mentre con la mano sinistra mi tenevo ad una maniglia per non perdere l’equilibrio, ma era solo un’abitudine, qualcosa di assolutamente inutile, poiche’ anche se avessi voluto non avrei mai potuto cadere per mancanza di spazio.

L’uomo aveva la bocca poco dietro la mia nuca. I capelli umidi di pioggia, raccolti in una grossa treccia che avevo portato davanti, non impedivano al suo alito di raggiungermi. Lo spostamento dell’aria provocato dal suo respiro, come un soffio, mi sfiorava i lobi delle orecchie e mi faceva venire dei piccoli brividi mentre, sempre piu’, sentivo che col corpo si appoggiava sulla mia schiena. Pero’ non mi sarei voltata a guardarlo; temevo che se lo avessi fatto avrei rotto il surreale incantesimo di quel momento. In fondo mi piaceva. Sentivo una strana eccitazione arrivarmi nelle gambe e nella pancia, ed anche quei brividi provocati dal suo respiro sul mio collo contribuivano a farmi venire in mente strane idee. Sapevo che mancavano ancora molte fermate alla mia destinazione, perciò non dovevo preoccuparmi di avvicinarmi all’uscita. In sottofondo, il rumore dei motori elettrici si fondeva con il frastuono della gente, ma per me, assorta in quei pensieri, tutto cio’ era come silenzio.

Chiusi gli occhi immaginando intorno il vuoto, come se tutto fosse scomparso: luci, odori, suoni, persone non esistevano piu’. C’era solo lui e la sua fragranza di menta. Immaginavo la sua mano sul mio fianco, ed il contatto delle sue dita con la mia pelle, ma lui non si decideva ad andare oltre. Oppure non era un molestatore come avevo creduto, ma era semplicemente li’, imbottigliato come me in una scomoda posizione e forse le mie immaginazioni non erano altro che un film che avevo da sola creato nella mia mente.

"Quando le cose che si desiderano non accadono, allora si deve fare in modo di farle accadere". Ho sempre fatto cosi’, e’ sempre stata la mia filosofia e poche, rare, volte le cose che ho desiderato non sono accadute. Avevo un margine di soli pochi centimetri da sfruttare: mi spostai all’indietro, appena un po’, aumentando cosi’ il contatto tra il mio corpo ed il suo. Pensai che fosse quello il segnale che attendeva, ma non accadde nulla a parte la sua sorpresa che riuscii chiaramente a percepire.

A pensarci bene, forse non si aspettava quella mia mossa. Quale molestatore o non molestatore si attenderebbe mai un comportamento del genere da una qualsiasi ragazza che viaggia in metro’? Non ero mica sul set di un film porno. Magari avevo esagerato un po', pero' capivo che non era rimasto insensibile a quel mio tacito invito; con il sedere riuscivo a sentire perfettamente la durezza del suo membro e questo non faceva altro che aumentare la mia eccitazione. "Se le cose non accadono alla prima, allora si deve insistere", altra carta vincente della mia filosofia. Mi spostai indietro anche con la schiena, sperando che intuisse una volta per tutte le mie intenzioni, e che non fosse troppo timido. E cosi’ fu.

Da principio, titubante, in modo quasi impercettibile, con la mano sinistra, quella nascosta fra i nostri corpi e la parete, si appoggio’ al mio fianco. Resto’ li’ per pochi secondi, esitante, ancora indeciso, probabilmente temendo di aver male interpretato ed attendendo una mia reazione, ma la mia calma e quella finta indifferenza che mostravo mentre continuavo a tenere la faccia orientata in avanti come se niente fosse, lo rassicurarono. Cosi’, prendendo coraggio, con la punta delle dita inizio’ ad accarezzarmi piano la pelle nuda e vedendo che non mostravo alcun fastidio, ma che anzi continuavo a tenere il mio corpo sempre piu' aderente al suo, lentamente sposto’ il tocco verso la parte anteriore del fianco, per poi scendere verso l’inguine, aprendo a ventaglio la mano sul ventre.

Era calda. Con il pollice mi sfiorava l’ombelico ed il mignolo arrivava proprio li’, dove iniziavo a sentire quella piacevole sensazione di desiderio da soddisfare. Il solo pensiero di quella situazione bastava a farmi sprigionare fluidi di piacere nelle mutandine, ed i brividi dal collo iniziarono a propagarsi ovunque dentro di me: di dietro giu’ per la schiena fino all’osso sacro e davanti, passandomi sopra ai capezzoli, giu’ fin dentro la pancia, dove le mie farfalle avevano gia’ iniziato a battere le ali. Forse emisi un piccolo gemito, non lo ricordo, di sicuro pero’ col corpo gli comunicai che poteva continuare.

Era una circostanza nella quale non mi ero mai trovata, magari anche troppo estrema, ma questo non faceva altro che far affluire ancor piu’ l’adrenalina, provocandomi quell'incredibile e stupenda sensazione che sempre provo quando mi trovo di fronte a situazioni nuove ed inattese. Non so se lui riuscisse ad intuire i motivi per i quali avevo deciso di starci, oppure se pensasse di aver incontrato una mezza matta, una ninfomane che amava farsi toccare da chiunque sui mezzi pubblici, ma sinceramente non m’importava. In quel momento ero totalmente concentrata su ogni pensiero, ogni emozione, ogni sensazione che provavo. Nonostante il luogo fosse pieno di gente, nessuno poteva vederci. Ero solo io, totalmente rapita dalla sua mano. Avevo voglia di farmi toccare da quello sconosciuto, avevo voglia di godere li’, davanti a tutti, senza che nessuno se ne accorgesse, ma forse l’aspetto piu’ perverso di tutto e’ che pensavo a come sarebbe stato intrigante il momento in cui lo avrei raccontato.

Sono fatta cosi’: curiosa innanzi tutto ed amo le sfide. Mi piace provare, sperimentare, rischiare, perche’ ho sete di conoscere e credo che sia solo con l’esperienza diretta che si possa arrivare a comprendere veramente il funzionamento delle cose. Come si possono descrivere i fatti della vita senza che li abbiamo mai provati? Come si possono descrivere, il dolore, il piacere, la gioia, la tristezza, l’amore, l’odio senza averli mai conosciuti? Il caldo e il freddo, il dolce e l'amaro, la luce e l’oscurita’ restano parole senza alcun significato se i nostri sensi non hanno provato entrambe le condizioni. Per questo motivo, prima di dare forma ai miei racconti, fissandoli su carta oppure in una pagina web, voglio poterli vivere, voglio provare sulla mia pelle quelle sensazioni che andro’ a descrivere. Cosi’, ogni volta che li rileggero', sara’ come se ritornassi li’, in quel preciso istante.

Lui mi accarezzava, piano, quasi fosse un massaggio, con movimenti circolari e discendenti. Tentando di arrivare a toccarmi nel mio posto piu’ privato, provo’ a sganciarmi il bottone dei jeans, ma io glielo impedii. Gli presi la mano e lentamente, senza una parola, gliela spostai piu’ giu’, facendogli capire dove avrebbe dovuto concentrarsi. Per alleviare un po’ il desiderio che aveva di accarezzarmi almeno in parte senza che ci fossero i jeans di mezzo, mi abbassai la zip cosicche’ potesse, con la punta delle dita, sfiorare la mia pelle, giocare con la stoffa delle mutandine e sentire l’umido del mio piacere, ma non gli riusci’ tanto facile. Infatti, sebbene la cerniera lampo tirata giu’ creasse un piccolo spazio in cui poteva introdursi, non era abbastanza ampio ed era difficile per lui toccarmi cosi’ come avrebbe voluto, entrandomi nella fessura con le dita. Pero’, anche se anch’io provavo il suo stesso desiderio ed avrei gradito farmi esplorare dentro, non potevo concedergli di piu’. La situazione era gia’ di per se’ fin troppo spinta, eccessiva, e non volevo rischiare che qualcuno alla fine si accorgesse di quelle nostre manovre. Era meglio che tutto restasse in superficie, almeno in apparenza. In ogni caso, cercavo di agevolarlo, ma non potevo aprirmi come avrebbe voluto, quindi doveva arrangiarsi a toccarmi in quel modo, sfiorandomi un po’ dentro ed un po’ sopra i jeans, premendo nei punti giusti.

Tenevo ancora gli occhi chiusi e immagino avessi anche le labbra semiaperte; dicono che mi capita sempre cosi’ quando sono concentrata sul piacere. Mi capita anche di sentire il bisogno di stringere i pugni, e di solito afferro forte qualcosa che trovo vicino: puo’ essere un cuscino, il lembo di un lenzuolo, i capelli del mio eventuale partner. In quel momento non avevo niente a disposizione se non la maniglia per sorreggersi e la borsa. Afferrai con forza entrambe le cose.

La sua mano era li’ e non si fermava. Cercavo di restare immobile, mentre col bacino avrei voluto assecondare il movimento della sua mano che faceva pressione proprio nel punto dove andava a concentrarsi tutto quanto il mio piacere. Sentivo la clitoride gonfia che mi supplicava, e l’odore del mio sesso che iniziava a mescolarsi a quello della menta ed agli altri mille odori contenuti in quello spazio pieno di gente. Anche lui era eccitato; con la schiena riuscivo a sentire chiaramente la sua erezione arrivata al limite estremo dalla quale, pero’, non avrei potuto liberarlo, ma che ero certa, finito tutto, avrebbe pensato ad alleviare da solo dentro alla prima toilette.

Mi guardavo intorno con la coda dell’occhio; tutto sembrava normale. Nessuno trovava insolito che due persone stessero strette in quella posizione, che forse era diventata un po’ troppo intima, ma nessuno sapeva che eravamo due estranei. Nel frattempo lui, con abilita’, alternava pressione, carezze e pause, modificando il ritmo quasi seguendo i movimenti, i sussulti e la velocita’ del treno. Ci sapeva fare. Le sue dita erano dei perfetti strumenti di piacere ed anche io mi aiutavo contraendo i muscoli interni, per accelerare il sopraggiungere dell’orgasmo che sentivo vicinissimo. L’eccitazione era cresciuta talmente che avevo le mutandine completamente bagnate; pensai che, anch’io come lui, finito tutto, come prima cosa sarei andata a cercarmi una toilette, ma per lavarmi.

Non ricordo quanto sia durato quel gioco, forse una decina di minuti, anche se a me pareva molto di piu’. Da quando era iniziato non avevo piu' fatto attenzione alle fermate, e non sapevo piu’ dove avrei dovuto scendere. Ormai avevo completamente perso la cognizione del tempo e dello spazio. L’unica cosa che sentivo era quella mano che si era impadronita di me. Volevo solo godere, arrivare presto all’orgasmo, ma dovevo farlo senza dare nell’occhio, senza farlo capire e cio’ sarebbe stata forse la parte piu’ difficile di tutto quanto perche’ io non sono di certo una di quelle che riescono a venire in silenzio. Lui, invece, sembrava non pensarci. Aveva intuito dal modo in cui ormai mi muovevo e stringevo la sua mano tra le gambe che stavo per venire e, senza un minimo di pieta’, intensificando la pressione, aumento’ la velocita’.

Malgrado credessi di non esserne capace, quando esplosi riuscii con uno sforzo ad ingoiare il mio gemito di piacere. Lo buttai giu’ nello stomaco, ma qualcosa, anche se flebile, comunque usci’. Forse qualcuno intorno se ne accorse, forse no, ma in quel momento poco m’importava. Sentii spremermi tutta, mentre il ventre ed il sesso si contraevano di piacere. Fu lungo e intenso, diverso da ogni altro orgasmo avessi mai provato. Lui rimase un po’ li’, continuando a massaggiarmi anche se ormai, ad orgasmo finito, il suo tocco era piu’ fastidioso che piacevole. Fu allora che le porte della vettura si aprirono. In una frazione di secondo riconquistai tutta quanta la mia lucidita’, mi tirai su la zip e spingendo con violenza le persone da parte per aprirmi la strada, scesi di corsa appena in tempo prima che le porte mi si chiudessero alle spalle. Non mi girai mentre il treno riprese la sua corsa.

La gente scesa con me si diresse a grandi passi verso le uscite. Nessuna giacca chiara; di quell’uomo nessuna traccia. Fortunatamente non mi aveva seguita. Non sapevo dove ero. Mi girava la testa e sedetti un attimo su una delle panchine a riposare. Avevo il cuore che batteva a velocita’ supersonica: dovevo smaltire l’adrenalina ed anche gli effetti postumi dell’orgasmo. Mi veniva da ridere ripensando a quello che avevo fatto: mi ero masturbata in metropolitana con la mano di un uomo sconosciuto. Dopo tutto che male c’era? Ne avevo fatte di ben peggiori nella mia vita. Attesi ancora qualche minuto e quando il respiro mi torno’ regolare, mi avviai anch’io all’uscita, una qualsiasi, non importava quale. Quella giornata me la sarei presa comunque libera.

57 commenti :

Anonimo ha detto...

Questo racconto mi e' piaciuto, ma non credo sia reale. Conosco la metropolitana di Budapest, la uso tutti i giorni, e non credo sia possibile farsi masturbare di nascosto per una decina di minuti, anche perche' la "calca" avviene attorno a Deak Ferenc Ter. Inoltre se vivi a Budapest, E' impossibile tu esca da una stazione e non abbia idea di dove ti trovi. Budapest e' piccola, e la metropolitana lo e' ancora di piu'. Comunque ripeto: bel post.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ anonimo: Questo racconto mi e' piaciuto, ma non credo sia reale. Conosco la metropolitana di Budapest, la uso tutti i giorni, e non credo sia possibile farsi masturbare di nascosto per una decina di minuti

Grazie per l'apprezzamento. Quella di Budapest, comunque, non e' l'unica metropolitana al mondo. :-)

Mariska ha detto...

Hermosa historia
Estaba tan excitada
Beso

davide ha detto...

Pregiatissima Chiara,

un racconto veramente eccitante e malizio. Leggendolo ho pensato a quanto sono sofisticate le fantasie sessuali femminili, rispetto a quelle maschili che sono molto più banali e scontate.


Ciao Davide

Anonimo ha detto...

http://www.erositalia.net/elenco-racconti.cfm?IdRacconto=8800

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Leggendolo ho pensato a quanto sono sofisticate le fantasie sessuali femminili, rispetto a quelle maschili che sono molto più banali e scontate

Ma Davide, non hai capito: senza il tizio in giacca chiara palpeggiatore da metropolitana, questo racconto non sarebbe mai esistito.
Pernsa un po' se costui lo leggesse, si riconoscesse e mi contattasse...
Ecco, allora a questo punto potrebbe esserci si' spazio per una bella fantasia. :-)

carlos ha detto...

A me sta cosa è capitata sul bus e poi non ho mai portato una giacca chiara. Peccato.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Carlos: Perche' "peccato"?
Se proprio ti manca, puoi sempre comprartela una giacca chiara. :-)

Flyingboy ha detto...

@ Carlos

Hai fatto il ditalino a perfetta sconosciuta in bus???

wow

Dovro' reiniziare a usare mezzi pubici.

Flyingboy ha detto...

ups lapsus PUBBLICI :)

carlos ha detto...

Klara: sì, mi devo svecchiare... porto sempre colori scuri. Blu notte il preferito... :)

Flyngbox: come corri... molto meno. Ma la situazione era assai simile a quella descritta da Klara. Comunque trovo assai eccitanti le situazioni di viaggio: treno, nave, aereo...

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Fly: Dovro' reiniziare a usare mezzi pubblici

Speri anche tu d'incontrare Carlos oppure l'uomo in giacca chiara? :-))


@ Carlos: Klara: sì, mi devo svecchiare... porto sempre colori scuri. Blu notte il preferito...

Ommamma!
Il blu notte e' orrido!
Sa di rimanenza da grande magazzino.
Meglio un bel total look nero o grigio scuro, allora. Fa tanto "vampiro new age"... mmmmhhhh...

carlos ha detto...

E' un blu notte oscura, che in affetti alterno molto col nero.
Vista la mia esperienza, posso dare un consiglio: evitate il look da belli e pensosi, non fate gli esistenzialisti per mascherare la vostra timidezza. Non porta da nessuna parte: girls just wanna have fun...

:)

Chiara di Notte - Klára ha detto...

girls just wanna have fun...

Yup!
Almeno per quanto riguarda le esistenzialiste, belle e pensose come me, avere qualcuno accanto di troppo simile e' da evitare.
Tutto il tempo passato ad esistenzializzare... sai che noia?
Invece gradirei trovare qualcuno che ama vestire colorato o che comunque porta addosso dettagli briosi, come cravatte particolari, swatch particolarmente bizzarri, scarpe ginniche e cinture colorate e anche un po' folli. Qualcosa comunque di cui discutere quando ci si conosce, iniziando una conversazione sul tipo: "Ooohhh! Ma che cravatta divertente che hai!"
Anche un fiore all'occhiello puo' aiutare.
L'importante e' non prendersi mai troppo sul serio e non dare eccessiva importanza all'abbigliamento inteso come status symbol e spacciato come biglietto da visita del proprio livello sociale-economico.
Pero', anche gli ometti vestiti come dovessero far sempre il "testimone nuziale", in giacca blu, pantaloni grigi, camicia azzurrina e cravattina intonata fanno un po' tanta tristezza... :-(

Flyingboy ha detto...

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Fly: Dovro' reiniziare a usare mezzi pubblici

Speri anche tu d'incontrare Carlos oppure l'uomo in giacca chiara? :-))


Con il culo che ho io a me probabilmente capiterebbe proprio questo :)

carlos ha detto...

Klara: hai bisogno di argomenti di conversazione per gli incontri casuali in metro? Nel caso io sarei quello con jeans 501 e polo di cotone blu. Con sottobraccio La recita di Bolzano, da poter usare per scacciare gli importuni. (Ci sono pure quelli, meglio non far nomi).
:)

Ps: Comunque fare tutte quelle cose che dici in una metro affollata è cosa da temerari, pensosi o meni, sgargianti o meno.

carlos ha detto...

Ad esempio: Fly... stai a un palmo abbondante... Nessuna vanteria, comprende un buon margine di sicurezza, una no Fly zone. Lo dico per te, eh... A buon intenditor...

Dolce-Alexia ha detto...

Mi viene in mente una situazione simile che mi è accaduta qualche anno fa. Era il periodo delle feste natalizie. Avevo come ospite la mia amica che era venuta a trovarmi da Germania. L'ho portata al cinema a piazza Duomo per vedere uno dei nuovi film comici che fanno vedere ogni anno per Natale.Quella sera la metro era affollata dalla gente. Stavamo appiciccati una all'altra. Non mi ero accorta che avevo un signore dietro, ma non facevo nemmeno caso alla follia che c'era dentro il treno. Ad un certo punto la mia amica mi disse: Guarda quello dietro di te... Mi giro, lo guardo prima negli occhi, mi guardava con l'aria strana. Abbasso lo sguardo e vedo la sua eccitazione, aveva l'impermiabile aperto, girato solo verso di noi, quindi, nessun'altro non poteva notare il membro eccitato dentro i pantaloni.
Non mi scandalizzo, a differenza della mia amica che si è messa ridere, appena siamo scesi alla fermata.
Neanche tra un paio d'ore l'abbiamo dimenticato. Tra qualche giorno avevo l'appuntamento per un incontro. Indovina, sorella, chi vedo!? ;-)

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Carlos: hai bisogno di argomenti di conversazione per gli incontri casuali in metro?

No. Per quelli proprio no. Pero' credo che le cose abbiano tutte una loro storia specifica e unica, e non debbano diventare abitudini ripetitive, altrimenti si trasformano in "stili di vita" ed inevitabilmente ci etichettano.
Questo puo' essere giusto per come mangiamo, per come ci vestiamo, per come ci comportiamo durante la nostra vita di superficie, ma per quella "di profondita'", esplorare sempre gli stessi fondali alla fine puo' risultare noioso e persino inutile.
E' da quando ero giovanissima che ho giocato questo gioco: quello della trasgressione. Credo di aver ampiamente dimostrato di esserne capace, quindi ad un certo momento mi sono anche messa tranquilla. Solo che ogni tanto, come i vaccini, va fatto il richiamo. :-)

Comunque fare tutte quelle cose che dici in una metro affollata è cosa da temerari, pensosi o meni, sgargianti o meno.

Le cose capitano come capitano. La mia propensione alla trasgressione mi ha fatto vivere molte situazioni come dici tu "temerarie" o, come dico io, "borderline". Ma ancor piu' temerario ed eccitante alla fine e' il "raccontarle", non tenerle per se', ma buttarle giu' sottoforma di una qualche forma artistica, possa essere pittura, musica, letteratura. Per cui, essendo stata in qualche modo "condizionata" a farlo per motivi differenti da quelli relativi alla scrittura di qualche raccontino, ma avendo scoperto che tutto cio' mi piace, cerco il materiale qua e la' dove mi capita. Non ha importanza il luogo, un bus, un treno, l'aereo o la nave, cio' che conta sono le situazioni che un viaggio offre in termini di incontri. Per farlo occorre che sia ovviamente libera sentimentalmente, ed e' uno dei motivi che mi hanno convinta a non avere relazioni importanti. E' palese che in quello che faccio c'e' totale premeditazione, ma non so mai quello che puo' capitarmi. Un po' come chi va a fare un viaggio in qualche giungla pericolosa per scrivere un libro: sa che puo' accadere qualcosa, magari spera anche che accada cosi' da provare qualche emozione forte da raccontare, ma non sa cosa accadra' e fin quando non sara' accaduto non avra' niente da scrivere. Questi miei viaggi nella giungla umana servono anche a questo, perche' ho deciso di esplorare proprio questo tipo di mondo del quale almeno una minima conoscenza credo di averla.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ alexia: avevo l'appuntamento per un incontro. Indovina, sorella, chi vedo!?

Il tizio col membro di fuori???
E poi com'e' andata? Fuori dal metro' funzionava o si inceppava? :-)

Dolce-Alexia ha detto...

Si, lo stesso tizio. E' da un pò di tempo ero il suo oggetto del desiderio. Entrava nel mio sito, guardando il video e le foto, si masturbava davanti lo schermo. Ma diceva che non aveva il corraggio di incontrarmi, perchè non sapeva chi poteva trovare, spesso le foto non corrispondono alle ragazze, per quello voleva che restasse una cosa virtuale. Conosceva ormai ogni singola parte del mio corpo, viso, e non credeva ai suoi occhi quando mi ha incontrata in metropolitana. Vedendomi dal vivo si è ricreduto ed è venuto a trovarmi. Già alla porta era eccittato, ma alla prestazione è durato poco. :-)

carlos ha detto...

Klara: è così divertente il gioco della seduzione... perché rinunciare?
Però capisco che se una nella vita ha ormai ha provato di tutto possa anche tirare i remi in barca e godersi la pace dei sensi.

:)

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Però capisco che se una nella vita ha ormai ha provato di tutto possa anche tirare i remi in barca e godersi la pace dei sensi.

Quale pace dei sensi? :-))
Non ho mai parlato di aver raggiunto la pace dei sensi, anche perche' ritengo di essere ancora molto giovane ed inesperta: praticamente una ragazzina, per cui sto ancora imparando...
Per questo vado ancora in giro senza una meta ben precisa: perche' credo che le cose accadano mentre si viaggia e non si debba aver fretta di arrivare.
Diversamente pero' da qualche lustro fa, adesso certe avventure le affronto in modo diverso, e la soddisfazione che ne ricavo non e' solo quella fisica oppure materiale, ma c'e' tutta una specie di filosofia mia personale dietro che mi piace elaborare e coltivare. Sono una scienziata, dopotutto, e molte cose le affronto come fossero una specie di esperimento.

carlos ha detto...

Mi piace immaginarti col camice bianco da scienziata: una giovane, intelligente, intraprendente, affascinante ricercatrice. Ti vedo poi illustre cattedratica alla libera Università di Székesfehérvár a insegnare antropologia sensuale e anatomia applicata. E infine, vetusta ma sempre seducente, a ricevere il Nobel dalle mani del re di Svezia...
:))

Auguro che la tua "ricerca" sia sempre più appassionata e sempre meno fredda e distaccata.

:)

Alberto ha detto...

E poi dicono che ci vogliono atmosfere. Ma come? Quando una la voglia ce l'ha o le viene non ci sono atmosfere che tengano.


Vera, non vera la storia?
Questioni di lana caprina.

Duval ha detto...

No, questa volta non mi sei piaciuta molto, come scrittrice.

Un racconto formalmente corretto ma, a mio parere ben inteso, troppo dettagliato, debordante di particolari e ... lungo, troppo lungo.

La situazione è ben nota nell'universo dei raccontini erotici e quindi, sempre secondo me, avrebbe avuto altro impatto emotivo un "fulminante" frammento di una cinquantina di righe rotolanti a valanga sull'orgasmo conclusivo.

Questo irrituale orgasmo di Klara che avrebbe offuscato il contesto per illuminare solo la sua petite mort e, con essa, assolvere al compito di eccitare il lettore.

Un saluto affettuoso

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Un racconto formalmente corretto

Oppure "cronaca"... o forse altro. :-)
Buona notte.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Carlos: Auguro che la tua "ricerca" sia sempre più appassionata e sempre meno fredda e distaccata

Ti pare cosi' fredda e distaccata?
Pensa che sono adesso impegnata in uno studio che sta assorbendo moltissimo del mio tempo: sto preparando una scala di Mohs applicata, invece che ai minerali, ad altro e dividendo i soggetti per eta' e nazionalita'. :-)

PS: oltre al camice bianco, ti sei scordato gli occhiali e ovviamente le autoreggenti...
Fa piu' fumetto di Manara. :-)


@ Alberto: E poi dicono che ci vogliono atmosfere. Ma come? Quando una la voglia ce l'ha o le viene non ci sono atmosfere che tengano

Beh, anche un metro' affollato puo' creare atmosfera. Basta essere nello spirito giusto. :-)
In ogni caso, se si parla di luoghi di "rimorchio", il treno e' superiore persino alle discoteche di Amsterdam. :-)

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Duval: non mi sei piaciuta molto, come scrittrice

Mai preteso di essere una scrittrice. Anzi, sarebbe bene che ti andassi a rileggere cio' che gia' scrissi nel 2009:

http://chiara-di-notte.blogspot.com/2009/01/non-saro-mai-una-scrittrice.html

Kameo ha detto...

@Duval
Perchè non lo riscrivi tu che sei così bravo?

carlos ha detto...

Daiii... la scala di Mohs adesso.. Questa te la sei inventata. Ora vado a controllare su wikipedia poi torno e ti sputtano. :)

Camice bianco, autoreggenti, scollatura generosa fanno parte dell'immaginario erotico collettivo. Però sì, preferisco pensarti alla Manara piuttosto che alla Alvaro Vitali. :)

carlos ha detto...

Ps: come si legge Székesfehérvár?

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Kameo: Perchè non lo riscrivi tu che sei così bravo?

Ecco, e' una fantastica idea.
Chi si vuol cimentare a riscriverlo secondo il proprio stile?
A criticare son bravi tutti, ma io sono curiosa e mi piacerebbe imparare da chi ne sa piu' di me. Lo prenderei come un grande regalo se, coloro a cui non e' piaciuto, o anche coloro a cui e' piaciuto ma vi vedono dei difetti, lo riscrivessero tenendo conto che la trama e' gia' fatta.
Attendero' con ansia. :-)



@ Carlos: Però sì, preferisco pensarti alla Manara piuttosto che alla Alvaro Vitali

Perche', anche Alvaro Vitali porta le autoreggenti?

come si legge Székesfehérvár?

Esattamente come si scrive. :-)

Duval ha detto...

@Kameo:
Perchè non lo riscrivi tu che sei così bravo?

@Chiara:
Ecco, e' una fantastica idea.
Chi si vuol cimentare a riscriverlo secondo il proprio stile?
A criticare son bravi tutti, ma io sono curiosa e mi piacerebbe imparare da chi ne sa piu' di me...


Significa che non si può esprimere un parere personale che non sia di lode, senza essere scrittore migliore di Chiara ?

Significa che se vado al cinema e alla fine dico "il film non mi è piaciuto tanto", Kameo e tu mi dite "perchè non lo fai tu il film?" ?

Significa che se vado alla partita e alla fine dico "oggi Pato non mi è piaciuto tanto", Kameo e tu mi dite "perchè non giochi tu?" ?

In generale significa che un parere non entusiasta su qualsiasi cosa vale solo se si hanno le capacità di fare meglio ?

carlos ha detto...

Klara: ma perché Manara secondo te le porta? Che può essere pure eh...

E siccome non mi faccio quasi mai i fatti miei... entro nel merito della diatriba Duval/Cameo (e te?). Leggendo il tuo post ho pensato, come Duval, che il testo fosse un po' di dispersivo. Non ho però pensato fosse un racconto. Mi pare tu abbia una sezione apposita per i tuoi testi letterari. E' essenzialmente una pagina di blog. E può essere benissimo, come tu dici, una cronaca, un resoconto ricco di particolari. Per cui credo che sbagli Duval a lamentare una larvata censura. Qualla di Kameo era una provocazione e Klara, sempre con fine intelligenza, la raccoglie e la rilancia. Ed effetivamente è una bella tentassiùn. Ma mi manca la giacca chiara e preferisco raccogliere la proposta per farne un post nel mio postribolo e scrivere sul canovaccio della mia sporca vita.

:)

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Duval: In generale significa che un parere non entusiasta su qualsiasi cosa vale solo se si hanno le capacità di fare meglio ?

Assolutamente no. Almeno non per me. Anzi le critiche sono sempre costruttive ed apprezzate. Ma qui non si tratta ne' di fare un film - per il quale occorrono mezzi non alla portata di chiunque -, ne' di giocare nella Coppa dei Campioni in cui occorre una notevole preparazione atletica. Tutto cio' che occorre, qui, e' una tastiera e la volonta' di insegnarmi come avrebbe dovuto essere scritto un "raccontino" del genere. A me farebbe molto comodo per imparare in futuro ed anche molto piacere perche' ho sempre amato evolvermi seguendo gli insegnamenti di chi aveva qualcosa da trasmettermi.
Per questo ho proposto il gioco. E' un modo come un altro per aiutarmi a far meglio le prossime volte e, allo stesso tempo, farvi apprezzare da me per il fatto di dedicarmi un po' della vostra attenzione. Ovviamente il gioco e' rivolto solo a chi avesse voglia di farlo. Nessun obbligo. :-)


@ Carlos: Non ho però pensato fosse un racconto. Mi pare tu abbia una sezione apposita per i tuoi testi letterari. E' essenzialmente una pagina di blog. E può essere benissimo, come tu dici, una cronaca, un resoconto ricco di particolari

E', appunto, una pagina di diario. Forse un po' particolare, lo so, ma non e' esattamente scritto con lo spirito che dovrebbe avere un racconto, come ad esempio ho fatto con "Una storia dal nulla", oppure con "La bottega dell'amore perduto", che di "cronaca" non avevano proprio niente.
Una pagina di diario ben diversa da quelle che usualmente si vedono in giro dove le persone amano mettere al corrente su cosa hanno mangiato a colazione oppure di aver portato il cane a fare pipi'. Che poi, certi episodi di vita comune, possono anche essere piu' interessanti dei miei, per alcuni punti di vista, ma non appartengono, come mi pare sia facile da capire, alla mia personalita'.
Era dunque un modo per raccontarvi qualcosa delle mie vacanze ed era solo il primo episodio perche' ne esistono altri due - sempre inerenti a situazioni di viaggio che mi sono capitate -, ma a questo punto non so se avro' voglia di proporli...
:-)))
Scherzavoooo!!!
Ovviamente li proporro', pero' vorrei che non vi aspettassi capolavori letterari. Se poi il contesto "erotico-sessuale" e' troppo dispersivo vorra' dire che mi limitero' solo alla descrizione della situazione senza scendere nei particolari. Contenti? :-)
Perche' secondo me ad essere intrigante non e' tanto l'orgasmo con relativa emissione di fluidi corporei, che' quelli (gli orgasmi) in fondo sono tutti uguali nella descrizione ed i racconti che si concentrano sui dettagli tecnici che portano un corpo maschile o femminile ad esplodere di piacere sono innumerevoli, quanto il contesto in cui si svolge la storia ed i pensieri che in certi momenti mi sorgono quando mi trovo ad affrontare situazioni inattese ed un po' borderline. Perche' sono proprio quelle che mi affascinano, le situazioni al limite, e sono poi quelle di cui vado alla ricerca quando mi capita di evadere dalla "normalita'" della mia vita.
Cio' che ho proposto, invece, cioe' il gioco di riscrivere il racconto tenendo ferma la trama e riproporlo (chi vuol farlo) ognuno secondo il proprio stile, anche questo fa in qualche modo parte del mio modo di affrontare la vita in cui la "provocazione" ha sempre avuto un ruolo particolare.

carlos ha detto...

Klara, non te la prendere per il dispersivo... So che hai capito cosa intendevo e credo non si discosti molto dalla tua personale lettura. Ti credo piuttosto consapevole della tua scrittura in ambito blog e penso che tu consapevolmente abbia preferito l'immediatezza alla dispersione. Ma mi pare che diciamo le stesse cose.

Io invece, che sono un incoerente, quasi quasi cederei a questa bella tentassiùn. E quando mi ricapita? A dir la verità avevo già cambiato idea dopo 5 minuti, ma poi non ho avuto tempo e modo. Ma davvero devo portare una giacca chiara? Al limite lo smocking bianco di Bogart in Casablanca... quello m'è sempre piaciuto.

:)

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Carlos: quasi quasi cederei a questa bella tentassiùn. E quando mi ricapita? A dir la verità avevo già cambiato idea dopo 5 minuti, ma poi non ho avuto tempo e modo. Ma davvero devo portare una giacca chiara?

il colore della giacca si puo' anche omettere, non e' importante. La finalita' del gioco, pero', non e' quella di fare specchio riflesso, ma quella di farmi capire come sarebbe stato se scritto in un diverso stile. :-)
Certo ci vuole qualcuno che abbia coraggio perche' so che non e' semplice.

carlos ha detto...

Certo che sei una bella tipetta tu... uno ci va con i piedi di piombo, o come il sorcio che sente l'odore di formaggio, ma fiuta pure la trappola... e tu poni pure delle condizioni di stile?
Facciamo così, io scrivo quello che mi viene, non è un certame letterario, sarebbe un po' ridicolo... no?
Anche perché poi arriva Duval e ci bacchetta... A te ti difende Kameo, ma io? :)

carlos ha detto...

Allora...

Mi guardo attorno, sono solo. Dopo vent'anni, sulla quella stessa metro, ancora solo. E quei cartelloni pubblicitari, uguali a quelli di Londra, Parigi, Milano. Non era così vent'anni fa, forse per questo ho aspettato così tanto. Non volevo guastarmi il ricordo di quelle linde piastrelle rosa, di quell'odore acre di varecchina, di quell'aspetto dimesso ancora postsovietico. Che ora non esistono più. L'unica costante qua sotto sono sempre io, ancora una volta io, solo: lascio fluire i ricordi della città dai tetti d'oro e dai nomi impronunciabili. Com'era vuota allora, com'era dolente ed eterna. Nei bagliori della nebbia vedevo ancora Jan Hus bruciare, e Janus, circondato da una folla mesta, a capo chino.

E' un'altra città questa, anche se sempre la stessa. Anche il mondo di sotto è cambiato. Sono immerso nelle mie memorie, solo con me stesso, ma intorno a me non c'è più la stessa atmosfera di quella lontana primavera. Mi guardo attorno un po' sgomento, scompaiono le anziane signore con la borsa mezzovuota della spesa (qualche verdura, forse un pezzo di carne da lessare?) e gli sparuti vecchietti dagli abiti scuri, austeri e assai consunti. Davanti ai miei occhi un cavallo da borsa con la ventiquattrore e un ragazzotto brufoloso che ascolta musica dalle cuffie, sotto il cappuccio della felpa calato fin sugli occhi. Cos'è? L'America?

Ma le donne... Be', niente da dire... Le donne qui sono davvero... quel pallore sensuale del viso, quei tratti languidi e allo stesso tempo vigorosi, e i capelli come spighe di grano... Già allora si vedevano le potenzialità. Ora sembrano meno... ingenue?

Ma che ci faccio io qua, con indosso un assurdo smocking bianco? E' un po' difficile da spiegare... Diciamo che si tratta di un'assurda promessa fatta a me stesso vent'anni fa. Tra vent'anni tornerò, città meravigliosa, mi dissi. E indosserò per te l'abito che avrei sempre voluto e che mai ho indossato finora: il vecchio smocking bianco di Humphrey.
Mi trovo un po' assurdo vedermi vestito come in Casablanca, però... sono proprio bello, se mi vedesse la mia atroce mammina... Poveretta, mi vorrebbe vedere vestito un po' elegante ogni tanto, ma sono sempre stato un po' ribelle. Ma ha anche ragione lei, ho un corpo che pare fatto apposta per portare l'abito. Ma non il cervello, mi sa che si dovrà rassegnare.

Ma per una volta si può fare. Il bianco poi, mette in risalto l'olivastro della pelle, il nero della stretta striscia dei baffi e della mosca, e quello, che manda riflessi azzurri, dei capelli, un po' troppo lunghi.

carlos ha detto...

Sono immerso nei miei vanitosi pensieri e poco mi curo di ricercare conferme negli sguardi delle vise pallide-capelli di grano. Quand'ecco che tutto cambia. E' la seconda, anzi la terza volta che la becco che mi guarda e ad ogni nuovo ondeggiamento della ressa di gente, me la trovo sempre più vicina. E se le prime due volte ha distolto repentina lo sguardo, così non è stato per la terza. I suoi occhi sono restati fissi sui miei, profondamente nei miei. A volte vado anch'io in subbuglio in certi frangenti e ammetto di essere stato io, questa volta, ad abbassare lo sguardo.

Quando l'ho rialzato lei era accanto a me. Anzi, è più giusto dire, davanti a me, ma di dietro. Insomma, come spiegare? Iniziavo... a emozionarmi pure un po'. Ma mica bisogna darlo a vedere. Anzi, quando il profumo dei suoi capelli e quello della sua pelle sono penetrati nelle mie narici con violenta, diretta sensualita, qualcosa di ancestrale si è smosso in me - si è imbizzarrito, facendosi duro come pietra, e la tenera lana dei pantaloni non faceva niente per nasconderlo - ed io ho cercato di rimodulare la postura facendomi il più possibile concavo.

C'è un tipo di donna che quando dice a se stessa: "sei mio" (fors'anche per un istante o per una vita), non si arresta neanche dinnanzi a un treno in corsa. Così, è questo non me lo aspettavo, in breve tempo lo spazio concavo si è riempito del culo di lei. Non so cosa avrebbe fatto Bogart. Altri tempi quelli. Sangue freddo, perché no? Ma in me l'istinto caldo spesso prevale.

Il culo di lei... come prendere una piccola scossa elettrica. Cerca il contatto, lo attiva. Padrona delle sue voglie. O forse vuole solo provocare? Chissà...
Per me, come detto, prevale l'istinto. Intorno c'è la folla ignara e indifferente, ma per me è il vuoto cosmico. Ora siamo solo io e lei, con i nostri corpi che aderiscono, sussultando ad ogni scossa.

Quello che molte donne non sanno è che certe erezioni sono così impetuose e intense da risultare quasi dolorose. E' non mi pare decoroso lasciarsi sfuggire qualche gemito, qui sulla metro della città dai tetti d'oro. Lei mi sente, col culo mi carezza, mi provoca, infondendomi fuoco e coraggio.

carlos ha detto...

Vorrei... vorrei... ma resto immobile, rigido e sinuoso, per assecondare la padrona delle mie voglie. Vorrei le mie mani su di lei. Su quello stesso culo che sta estenuando il mio cazzo. Sui fianchi. E poi morderle, dolcemente il collo, mentre le mani... ahi... le mani!

Lei continua nel suo aderire a dove più sono incontrollabile. Ed esplosivo. Non la vedo in volto, solo la mano, bella e cura, che stringe la sbarra verticale d'acciaio. E' un'immagine che mi turba, mi eccita oltre il limite. Non vedo il viso, ma le indovino un impercettibile sorriso di sfida e voluttà, un brillio malizioso negli occhi liquidi.

E liquida immagino lei. Completamente liquida. Ed è un'immagine che mi sommerge, mi penetra nel sangue e squote i miei nervi, fino al cervello. Poi l'onda, torna giù, imput inarrestabile, per il primo della classe (perdonami Poeta, compatriota).

E proprio quando la metro si sta per fermare a una stazione e le sliding doors stanno per schiudersi... improvviso, inarrestabile... mi squote violento l'orgasmo. Nei pantaloni. Come vent'anni fa. Lei forse non si accorge di ciò che nel suo compagno sta accadendo. Fa per uscire, ma le mie mani, rapide, si impadroniscono dei fianchi, la tengono stretta a me nell'attimo fatale, in cui pare sempre di spirare l'ultimo fiato che hai in corpo. La tengo serrata a me mentre dissannatamente godo. Godo.

Uno. Liberatorio. Due. Vedo Dio. Tre. Fammi tuo schiavo. Quattro. Mi porti via l'anima. (Sono schizzi copiosi che mal si conciliano col mio abbigliamento. inondano il cotone degli slip e bagnano il pantalone) E poi... Lei si volta per un istante immenso, la vedo in volto, ma subito lo sottrae, si svincola. Esce.

Ed io non so come coprire le macchie. Le mie vergogne, ma tanto nessuno guarda (non tutti sono come la mia ragazza). Penso: puttana. Dentro di me sorrido.

carlos ha detto...

Non ho riletto, spero di non aver fatto troppi pasticci.

:)

Kameo ha detto...

@Carlos
clap clap clap .... al coraggio, alla spavalderia, alla capacità :-)

carlos ha detto...

Spavalderia, Kameo? Ha fatto tutto lei... Però grazie.

carlos ha detto...

Mo' vediamo che ne dice Klara. Ne uccide più la lingua che la spada.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Carlos: Anche perché poi arriva Duval e ci bacchetta...

Non credo che Duval abbia voglia di bacchettare qualcuno. Presumo che il suo sia stato semplicemente un giudizio "a pelle" su qualcosa, come se si fosse trattato di un quadro o un pezzo musicale che, effettivamente, puo' piacere o non piacere. Quello che invece mi sarebbe piaciuto e di aver visto qualcun altro oltre a te che si fosse prestato al "gioco" di riscrivere il pezzo mettendoci dentro qualcosa di suo. Sarebbe stato un bell'esperimento di "psicologia" collettiva, ma capisco che al di la' di tutto permanga in molti/e la timidezza e l'insicurezza di non essere adeguati/e al compito.
Prendendosi troppo sul serio si rischia anche di perdere quella scintilla che e' poi quella che, nei rapporti umani ed ancor piu' fra uomo e donna, porta poi a viverle certe situazioni descritte e non solo ad immaginarle.

Non ho riletto, spero di non aver fatto troppi pasticci

Non ha importanza la grammatica o la sintassi. In certe cose conta solo l'aver capito il desiderio altrui. E tu lo hai capito. Questo fa si' che qualsiasi donna che ti legge - come anche Kameo - possa vederti adesso come un appetibile compagno di "giochi".
La prossima volta che mi trovo a passare per una metropolitana italiana ti avverto. :-))

vediamo che ne dice Klara. Ne uccide più la lingua che la spada

Mi e' piaciuto molto, come ho gia' detto, che ti sia prestato ad un gioco che, come vedi, nessun altro ha preso ancora in considerazione. Forse penserai che tutto cio' sia stato organizzato per metterti in ridicolo, ma non e' cosi'. Non era importante quello che avresti scritto, ne' come lo avresti scritto. Era importante l'atto di farlo.
Ho l'impressione che con le donne che ti interessano, al di la' del fatto di ricevere una ricompensa assai "disponibile". Una qualita' rara di questi tempi e l'ho messa fra virgolette apposta. :-)

carlos ha detto...

Klà, per favore, falla finita di fare ogni volta la paraninfa ... che già alla prima mi hai inguaiato... :)
Kameo è grande e vaccinata, solo mi pare un po' timidina, e poi... mi sa che vuole bene... a te. :)

Non è che ci volesse poi molto coraggio (dico soffiandomi sulle unghie)... Davide, Rossoallosso che fate voi? Avete l'occasione di palparvi con comodo la vegliarda e la buttate via così? Pure voi, quando vi ricapita? :))

Il problema è che a volte "nella metro" si crea il vuoto attorno, anche dove è pieno di persone. Come nel tuo blog. Non lo ritengo un male assoluto. Ma tu forse sì.

Rifare nella realtà un incontro così? Sarebbe... curioso. E perché non in quella città che dicevo io? Credo tu l'abbia riconosciuta subito.

Non ho mai pensato tu l'abbia organizzato per mettermi in ridicolo. Magari ci posso scherzare su, ma non ho di questi retropensieri. Che tu un tempo potessi aspettarmi al varco è pure possibile, ma ora credo di no. Non vado neanche più in giro col membro a penzoloni... :)

La tua penultima frase mi risulta lacunosa. Potresti akklararmela?


Ps: Vegliarda naturalmente va inteso come blogger. :))

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Carlos: Il problema è che a volte "nella metro" si crea il vuoto attorno, anche dove è pieno di persone. Come nel tuo blog. Non lo ritengo un male assoluto. Ma tu forse sì

Non mi pare di aver capito, ma se ti riferisci a quel vuoto che talvolta si crea intorno a me, qualcuno mi ha detto che metto in soggezione, intimidisco, per cui gli uomini difficilmente con me "azzardano", e se lo fanno spesso si ritirano quando li metto davvero alla prova. E uno dei miei divertimenti e' proprio questo: andare a vedere i bluff altrui. :-)
Fortunatamente, pero', non tutti sono dei bluff ed e' li' che il divertimento raggiunge l'apoteosi. :-)
Ti do un indizio: sono attratta dagli uomini che hanno una pazienza infinita. In tutto. E qui mi ricollego alla tua domanda:

La tua penultima frase mi risulta lacunosa. Potresti akklararmela?

In effetti, manca un pezzo. La frase giusta doveva essere: "Ho l'impressione che con le donne che ti interessano, al di la' del fatto di ricevere o no una ricompensa, sembri assai "disponibile". Una qualita' rara di questi tempi e l'ho messa fra virgolette apposta.

carlos ha detto...

Indizio per indizio: vado pazzo per il poker. Quello nostrano, vecchio stampo, per intenderci, non quello schifo che danno in tv. E a poker, quando si vanno a vedere le carte e si scopre che non era un bluff, si paga la posta. Per una questione di stile, prima di tutto. Ma questo è un blog, non un tavolo da poker. Anche gli altri due giocatori sembra abbiano passato la mano. Restiamo solo noi due, come nella "mia" metro. Ma tu forse stavi giocando da sola.

Credo di avere sì, anche una pazienza infinita, però pure finita a volte. Dipende dal mazzo, se è truccato o meno. Lo porti tu, ma mi fido di te. :)

La tua impressione è giusta, ma incompleta. E con un "disponibile" tutto da definire.

:)


Ps: la parola "mazzo" non va intesa in senso polisemico o allusivo, ma riferito unicamente al contesto. Honi soit qui mal y pense.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Carlos: La tua impressione è giusta, ma incompleta. E con un "disponibile" tutto da definire.

Beh... definiamolo. Non ci manca il tempo. :-)

carlos ha detto...

Facciamo Klà, diamoci dentro. :)
Definiamola questa mia "disponibilità".
Inizia tu, vediamo se ci prendi...

:)

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Definiamola questa mia "disponibilità".
Inizia tu, vediamo se ci prendi...


Innanzitutto, quest'invito a parlare di te, denota una forte carica narcisistica, ma questo gia' te lo avevo detto, mi pare.
Per la disponibilita', posso dire cio' che per me significa questo termine. Poi dovrai vedere tu se corrisponde a quello che tu credi di essere.
Ho detto che "mi sembri" disponibile e non che "lo sei". E mi sembri tale da cio' che scrivi nel tuo blog che, se non e' tutta aria fritta finalizzata solo a rendere piu' luccicante la vetrina, dovrebbe come minimo incuriosire chi, della disponibilita' maschile, ne fa tesoro perche' in giro, fidati, non ce n'e' poi cosi' tanta.
Non e' infatti facile trovare oggi uomini che siano in grado di accettare il gioco. E dal gioco inizia tutto il resto, perche' il gioco e' per me il presupposto di una qualsiasi relazione, che sia di mera amicizia o anche di altro.
Penso che la tua intenzione sia quella di mostrarti disponibile (ripeto non so tu lo sia veramente). ad ascoltare, a raccontare, a ricevere, a dare.
Esistono vari piani in cui la disponibilita' puo' esprimersi, e tu lo sai. E la disponibilita' e' sempre legata alla pazienza, alla non fretta, al percepire l'esigenza dell' "altro", prima ancora della nostra.
So che a te interesserebbe che adesso parlassi di sesso, e sinceramente ce l'ho sulla punta della lingua, ma evitero' di dire le solite banalita' ampiamente risapute.
Pero' stasera disponibilita' sarebbe stata quella di non farmi andare a letto con un libro. Ma capisco che tali "disponibilita'" non siano da tutti, e presuppongano una concezione dell'esistenza irraginevole, "appesa ad un filo", in cui tutto traballa, niente e' certo, sicuro, stabilito, e dove il rischio rappresenta una buona parte della soddisfazione che si riceve quando si riesce ad ottenere un successo.
Ri-buona serata. Adesso devo andare a prepararmi perche' dovrei avere un appuntamento nella stazione della mia citta', e non manca poi molto. Se per caso dovessi sbagliarmi e ricevere una bella sorpresa, allora vorrei farmi vedere nella forma migliore. :-)

carlos ha detto...

E perché non dovrei essere narcisista, se pure fosse. Perché sono maschio? Narciso pure lo era. Da te non mi aspetto simili e reiterate banalità. Esci un attimo dallo schemino fine ottocento, così "civettuolo", che ti devo parlare un'attimo... :)

L'aria fritta è una delle specialità della mia Suburra, non è certo un mistero per iniziate. Ti dirò che il gioco finora l'ho trovato divertente. Si può anche uscire dallo schema dei commenti. Ho messo apposta un indirizzo email. Sta lì, buono buono. E chi ha un interesse reale di conoscermi meglio se vuole lo utilizza. Io non contatto mai per primo invece, sono maschio, e mi pare così banale.

La mia disponibilità non è un dato immutabile. E a volte non basta uno schiocco di dita (con l'altra mano, che una è impegnata a sorreggere un'estenuante tazza di the) per cogliermi.

:)

"Vorrei scrivere una lunga poesia sulle tue braccia".

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Ho messo apposta un indirizzo email. Sta lì, buono buono. E chi ha un interesse reale di conoscermi meglio se vuole lo utilizza. Io non contatto mai per primo invece, sono maschio, e mi pare così banale.


Che peccato!
Peccato perche' in queste cose sono assai banale.
Tornando a Troia... mi sa che ci sara' qualcun altro che, rischiando senza aver certezze, la scoprira'. La fortuna aiuta gli audaci. Non e' cosi' che dite voi in Italia?
Noi diciamo "aki keres, talál" (chi cerca, trova), oppure "aki mer, az nyer" (chi rischia, vince), ma io consiglio sempre "addig üsd a vasat, amíg meleg" (batti il ferro finche' e' caldo). Purtroppo molti non lo capiscono ed a me, spesso, non resta altro che leggermi un buon libro.
Fortunatamente non e' sempre cosi' e devo dire che, quando capita e' davvero speciale perche' "a tiltott gyümölcs a legédesebb" (il frutto proibito e' il piu' dolce).
Ohps! Sono quasi le 18.00. Devo sbrigarmi. Odio arrivare in ritardo. :-)

carlos ha detto...

Belli i proverbi magiari. Anche se sembra che li abbia scritti qualcuno con dei sassolini in bocca. Non è che ti inventi tutto? Mi sa che con te non c'è da fidarsi... sta levantina... :)

Dai muoviti va là, appresto il tappeto volante... :)

Legédesebb a te!

:)

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Non è che ti inventi tutto? Mi sa che con te non c'è da fidarsi... sta levantina...

Invento proprio niente. Inoltre, non sono levantina, ma mitteleuropea. :-)

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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