venerdì 8 aprile 2011

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Intervista con la Vampira

Quando suonarono alla porta, gia’ sapevo chi sarebbe entrato. Era l’inviato del piccolo giornale di provincia che, nella citta’ in cui abito, viene letto soprattutto per informarsi sulle date delle sagre in programma. Fino ad allora, nonostante fossi gia’ abbastanza nota come scrittrice di racconti erotici, non avevo ancora concesso un’intervista a nessuno.

Quando si parla d’erotismo, c’e’ un sacco di gente che subito pensa a mutandine di pizzo, reggiseni trasparenti, scarpe col tacco a spillo, calze, reggicalze, fruscii di seta, respiri e gemiti di piacere. Sono certa che a molti uomini gli diventi duro al solo immaginarlo ed una donna che descrive in modo disinibito membri maschili, parla d’orgasmi e clitoridi turgidi non e’ che s’incontri tanto facilmente. Di solito, molte sedicenti scrittrici alla fine si rivelano essere invero ometti che scrivono per masturbarsi essi stessi ed ai quali, se potessero, forse non dispiacerebbe indossare ogni tanto una guepiere. Ero percio’ convinta che quell’uomo fosse ben felice di essere riuscito finalmente a rintracciarmi coinvolgendomi in quell’intervista. Sapevo anche che non mi avrebbe fatto sconti e non avrebbe resistito a pormi le domande piu’ insidiose ed imbarazzanti.

Al direttore del giornale che mi aveva chiamata al telefono, avevo chiesto espressamente che m'inviasse qualcuno che non avesse in testa solo la fica e che non si concentrasse solo su domande pruriginose, che’ certe cose alla fine le consideravo persino noiose. Gli avevo anche fatto capire che non avrei disdegnato se si fosse trattato di un tipo carino, simpatico, possibilmente piacevole anche dal lato fisico. Sapevo che, avendo letto i miei racconti che parlavano di sesso, dove le eroine erano descritte come spregiudicate cacciatrici che catturavano le loro prede, quasi sempre uomini, per prima farli impazzire di piacere e poi condurli ad atroci sofferenze fisiche e psicologiche, pensasse a me come ad una gran porca, una ninfomane spregiudicata sempre in cerca di sesso. Inoltre, avevo anche la pessima nomea di essere una specie di amazzone vampira, una che divorava il cuore ed il cervello dei diversi amanti con cui giaceva. Mi divertiva questa immagine e mi solleticava l’idea che chiunque fosse venuto pensasse all’intervista come ad uno dei miei tanti stratagemmi per scoparmelo. Stavolta, magari, proprio un giornalista, perche' no?

Alla fine il direttore decise che ad intervistarmi sarebbe venuto proprio lui, di persona. Non era mica scemo il ragazzo! Ando’ ad aprirgli Viola, con la sua aria da brava ragazza eternamente prigioniera in un corpo da adolescente. Quando portava i capelli raccolti e in ordine, sembrava un personaggio uscito da "Mária évei"; non dimostrava per niente i suoi anni, ma pareva ne avesse piuttosto sedici o diciassette.

- Si accomodi. Mia sorella la sta aspettando.

Quando entro’ nella mia camera, era gia’ in agitazione. Si rese subito conto che quello non era l’antro dove alloggiava una vampira. Non c’erano ne’ bare ne’ pipistrelli e neppure il tipico arredamento gotico da castello di Vlad Dracul. Vidi subito che resto’ quasi deluso di trovarsi in una normalissima stanza di una normalissima casa abitata da una normalissima contadina. La prima cosa che disse mi fece sorridere.

- Santo cielo! Una che scrive di erotismo e non ha un letto a baldacchino! Ed ha anche una sorella che sembra appena uscita da un romanzo di Margit Kaffka! Che storia, che storia! C’e’ gia’ abbastanza materiale per un articolo!

La sua ironia, se era ironia, subito mi colpi’ e me lo rese simpatico. Cercai di tranquillizzarlo.

- Se e’ per questo, di sorelle ne ho venti, anche se non tutte giovani come Viola.

Ero seduta in poltrona. Avvolta da una lieve penombra. Dubito che appena entrato fosse riuscito a distinguere con chiarezza i miei lineamenti, pero’ bastarono pochi secondi e presto i suoi occhi si abituarono. Lo invitai ad accomodarsi nell’altra poltrona.

- Prego, si sieda. Dunque e’ qui per l’intervista…

- Gia’… -
disse continuando a guardarsi in giro forse alla ricerca di catene, gogne, tavoli di tortura, Vergini di Norimberga o quant’altro.

- Gradisce qualcosa? - domandai - Le posso offrire un bicchiere del nostro vino? Lo produciamo noi. Purtroppo, in casa non teniamo superalcolici.

- Come sarebbe? -
rispose sempre con aria sorpresa - E le orge come riuscite a farle? Si’, perche’ quando si scrive d'erotismo, come minimo si devono fare delle orge. Giusto? E cosa si beve nelle orge? Tisane?

- Ha indovinato. Le tisane sono davvero la nostra specialita’. Ne prepariamo di buonissime. Forse ne gradisce una per rilassarsi un po'?


Continuava a scrutarmi come se fosse la prima volta che vedeva una donna tranquillamente seduta in una poltrona. Forse mi aveva immaginata diversa. Non avevo un filo di trucco e come sempre, in casa, indossavo una semplicissima tuta da ginnastica. Di sicuro dovevo sembrargli meno sexy di un cactus.

- Sta pensando che sotto la tuta potrei essere nuda?

- Non saprei… a leggere i suoi racconti, sinceramente, credevo che preferisse indossare altro.

- E’ dunque stupito? Deluso? Qualcosa non va nel mio abbigliamento?

- Beh, veramente m’aspettavo di trovarla come minimo in baby doll e con le calze autoreggenti.

- Ah, le famose autoreggenti… scommetto che si eccita al solo nominarle, vero? -
sorrisi - Alcuni dei miei personaggi a volte le usano, ma solo in occasioni speciali.

- E lei… lei, le usa, lei, le calze autoreggenti?


Nel dirlo gli tremo’ la voce. Sorrisi ancora. Era addirittura comico.

- Perche’ no? Quando ho voglia di sedurre…

- Sedurre? -
lo sguardo gli s’illumino’ trapelando di speranza - Sedurre chi?

- Il mio fidanzato, ad esempio…


Ebbe un sussulto. Che una scrittrice di racconti erotici vivesse in una casa normale, non avesse un letto a baldacchino, indossasse una banalissima tuta da ginnastica, bevesse solo tisane ed avesse venti sorelle la cui piu’ giovane sembrava una collegiale d'altri tempi, aveva gia’ scosso le sue solide basi di maschio, ma che avesse anche un inopportuno fidanzato era davvero troppo. Cambio’ dunque argomento.

- Secondo lei cosa significa scrivere d’erotismo?

Mi rimboccai le maniche della giacca della tuta mostrandogli un po’ di pelle nuda, solo un lembo, quella dell’avambraccio. Non era certamente il massimo in quanto ad erotismo, ma ebbe l’occasione per ammirare la perfezione della mia depilazione. Neppure un pelo. Una cosa di cui andavo fiera ottenuta non con l’uso del rasoio, che’ io quell’aggeggio li’ lo detesto proprio, ma per mezzo delle famose creme depilatorie che produco da sola. Stava esaminando ogni centimetro quadrato di me e nella sua testa ero certa turbinassero pensieri sulle mie sorelle, sul mio ipotetico fidanzato e su tutto cio’ che andava inevitabilmente a cozzare con l’immagine che, secondo lui, doveva avere una scrittrice di racconti erotici sulla quale, peraltro, circolavano strane voci…

- Per me significa semplicemente scrivere qualcosa che mi piace. E l’erotismo mi piace. A lei no?

- Si’, ma alla fine sempre d’amplessi si tratta. I personaggi dei racconti sono sempre disponibili a far sesso, mai un mal di testa, mai un giramento di palle e le donne, quando sono vestite, indossano sempre indumenti di seta, scarpe col tacco a spillo, calze col reggicalze o autoreggenti, scopano su tappeti che non sono mai polverosi, oppure su tavoli che magicamente sono sempre dell’altezza giusta e non traballano mai, e se bevono, bevono sempre lo champagne giusto, quello con le bollicine perfettamente rotonde.

- Fermo, fermo, la vedo un po’ alterato. Si tranquillizzi. E' sicuro che non desidera quella tisana?

- No, no, grazie. Volevo solo terminare il mio ragionamento. Oltre a cio’ non succede mai niente di veramente interessante. Voglio dire: in pratica due o piu’ persone s’incontrano e scopano. Non c’e’ mai alcun tipo di storia dietro, nessun conflitto esistenziale, nessuna motivazione emotiva o sentimentale. Scopano come ricci e raggiungono orgasmi strepitosi, tutti insieme, quasi fossero orologi sincronizzati perfettamente sullo stesso meridiano. Se poi c’e’ di mezzo una casa, e’ sempre bellissima, arredata con un gusto bellissimo, e i vestiti sono bellissimi, le donne bellissime, gli uomini bellissimi: tutti fotomodelli da pubblicita’. Secondo lei una donna grassa e brutta ha diritto all’erotismo oppure e’ qualcosa di riservato solo ad un’elite di persone bellissime?

- Mi sta mettendo in imbarazzo... non credo di avere una risposta pronta. Dovrei pensarci.

- Mi scusi non volevo incalzarla...

- Forse e’ questo il motivo per cui l’erotismo restera’ sempre un genere di seconda categoria. Dopo "Emmanuelle" niente puo’ essere piu’ scritto senza che ci si debba ripetere nelle situazioni, e molti autori, nonostante aspirino a premi letterari, devono rassegnarsi ad essere eternamente secondi. Il genere erotico e’ simile a quello poliziesco: per quanto un racconto o un romanzo sia scritto bene, con stile ed eleganza, alla fine il canovaccio e’ sempre lo stesso e le trame, bene o male, si muovono all’interno di percorsi prestabiliti. Pero’…

- Pero’?

- Pero’ se c’infiliamo dentro ingredienti diversi, come ad esempio un po’ d’ironia oppure qualche aspetto di psicologia, puo’ diventare una lettura piacevole e, perche' no, anche divertente e educativa, non crede?

- Beh, si’, forse…

- Non penso che un buon racconto possa cambiare il mondo, pero’ a volte puo’ cambiare qualche persona, ed e’ gia’ qualcosa. Certo l’erotismo e’ un argomento che, anche se appare semplice, e’ uno dei piu’ difficili da trattare perche’ il rischio di sconfinare nel pornografico e’ assai alto, inoltre non si presta molto alle riflessioni profonde. Ma anche una goccia nel mare alla fine puo' assumere un significato ed un valore.

- Davvero la pensa cosi’? Ma lei legge mai le storie dei suoi colleghi?

- Quando capita le leggo e, in effetti, non e’ che ci sia da restarne entusiasti. Molti pensano che per scrivere qualcosa di erotico basti ispirarsi alla letteratura erotica che si trova in giro ed adeguarsi di conseguenza, cambiando ogni volta gli ingredienti come fossero i fattori di una moltiplicazione, ma dove alla fine si arriva sempre allo stesso risultato. Come ho detto, non e’ facile riproporre sempre lo stesso tema tentando di farlo apparire ogni volta diverso.

- Si’, certo, ma in ogni caso ci sono racconti scritti bene e racconti scritti male.

- La tecnica la s’impara con l'esercizio e soprattutto con l’umilta’. Bisogna accettare le critiche ed imparare da chi ne sa piu’ di noi senza credersi i migliori. Talvolta anche prendere spunto da altri, riscrivendo racconti che pensiamo scritti male, rielaborandoli secondo la propria sensibilita’, puo’ essere un ottimo esercizio per imparare a padroneggiare nell’uso delle parole. D’altronde, anche nel cinema esistono i remake senza che cio’ sia considerato plagio e nella musica, nella pittura e nella letteratura ci sono numerosi esempi di riproposizione del medesimo tema secondo stili differenti.

- C’e’ tanta confusione a riguardo. Spesso non sappiamo se considerare un racconto erotico oppure no. Tanti pensano che quando si parla di fiche, culi, tette e clitoridi allora deve per forza essere un racconto erotico.

- Se e’ per questo potrebbe anche essere un trattato di anatomia.

- Mi tolga una curiosita’: quanto, in cio’ che lei scrive, e’ autobiografico?

- Vuol sapere se sono una porca?


Si guardo’ intorno circospetto, temendo forse di veder sbucare qualche mia sorella o il mio fidanzato. Abbasso’ la voce.

- Si’, volevo sapere proprio questo. Era una domanda che dovevo assolutamente farle. L’ho in mente fin dall’inizio.

- Oscar Wilde ha scritto “Il ritratto di Dorian Gray” dove il protagonista commette degli efferati delitti, ma non mi risulta che l’autore fosse un omicida.

- Tanti scrivono di donne perfette, ambienti perfetti, situazioni perfette dove tutto succede al momento giusto, senza che ci sia alcuna sbavatura. Non trova che tutto cio’ sia un po’ inverosimile? In fondo la realta’ e’ completamente differente.

- Non posso negare che molti racconti siano inverosimili. Troppe volte chi scrive e’ convinto che per creare un’atmosfera erotica basti infilarci le famose calze autoreggenti. Pero’, come lei ben sa, “Nem a ruha teszi az embert”: non sono gli abiti che fanno il monaco.

- Senta, confessi, ma lei le indossa ogni tanto le calze autoreggenti?

- Ancora con questa domanda? Ma lei e’ ossessionato! Lo sa che a volte potrebbero essere addirittura piu’ erotici i collant? Dipende dalla situazione… cosa le verrebbe in mente se adesso le rivelassi che sotto i pantaloni di questa tuta porto dei vecchi collant un po’ rovinati, con qualche buco qua e la’, ma senza le mutandine?


Lo vidi arrossire. Iniziava ad avere caldo. Mi pareva quasi di leggergli nella mente: immaginava la situazione mentre m’infilava un dito in uno dei buchi degli ipotetici collant… magari un buco in corrispondenza dell’inguine.

- Secondo lei le donne li leggono i racconti erotici? Cioe’ quei racconti che, anche se scritti da donne, servono al maschio per...

- ...Per farsi le seghe?

- Mi legge nel pensiero?

- Non e’ difficile. Comunque, quando un racconto, qualsiasi racconto non solo erotico, apre uno spiraglio, uno squarcio di qualsiasi natura sul mondo ed offre una visione della realta’ diversa da quella che abbiamo sempre avuto, allora raggiunge lo scopo; a suo modo diventa un buon racconto anche se parla di cazzi, fiche, tette, culi, clitoridi e orgasmi. Percio’ credo che anche una donna lo possa apprezzare. Se invece si limita alla sola descrizione anatomica e di pratiche idraulico-meccaniche, allora e' chiaro che serve solo al maschio per farsi le seghe.

- Le femministe detestano la letteratura erotica…

- Questa se l’e’ inventata!

- Si’, lo so, ma puo’ essere verosimile?

- Che significa? E’ una fissazione come quella delle calze autoreggenti?

- Vede, abbiamo appena detto che nei racconti erotici esiste quell’elemento che potrebbe essere definito come “esposizione del corpo ad uso e consumo dell’autoerotismo maschile”. Forse ad una femminista, questa descrizione della donna che viene “usata”, puo’ non farle piacere.

- Esistono anche le situazioni invertite dove e’ la femmina che utilizza il maschio per il proprio piacere. Molti dei miei racconti si basano proprio su questa equiparazione fra il desiderio dell’uomo e quello della donna, in quanto molte delle mie protagoniste hanno spesso atteggiamenti che potrebbero essere equiparabili a quelli che normalmente, per cultura, sono attribuibili al sesso forte, cioe' a chi utilizza l
’altro per il proprio piacere e non accetta di essere utilizzato. Quasi un’inversione dei ruoli. Parlo della caccia, del concetto di preda, e di una sessualita’ svincolata dai sentimenti.

- Appunto…

- Appunto cosa?

- Ogni tanto mi piace dire appunto. Mi sembra molto intelligente... ma lasciamo stare. Senta, secondo lei l’erotismo e’ di destra o e' di sinistra?

- Dico, ma cosa sono queste perversioni? Lei e' un depravato, lo sa? Neppure io sono mai arrivata a tanto!

- Pero' e’ una cosa importante... dica la verita’: e’ o non e’ una bella domanda?

- A me sembra pura e semplice depravazione. Ad ogni modo, c’e’ sia un erotismo di destra che uno di sinistra. Ma lei cerca di farmi dire delle cose che non vorrei neanche pensare.

- La prego, mi spieghi…

- L’erotismo e' di destra quando nei racconti ci sono le calze autoreggenti rigorosamente in seta, non certo roba dozzinale che' il nylon e' adatto solo per i comunisti, dove si fa sesso in megagalattiche suite di hotel di lusso, oppure in party esclusivi sul genere di "Eyes Wide Shut", in case o castelli arredati da architetti di grido, dove le donne sotto le pellicce sono sempre nude ed a parte le autoreggenti indossano solo preziosi gioielli, mai bigiotteria da pochi soldi. Donne che sono esattamente come le vuole il maschio e se anche hanno un ruolo che a prima vista potrebbe sembrare dominante, in realta' alla fine sono sottomesse al desiderio di chi le usa per il proprio esclusivo piacere. Donne che godono sempre; mai una volta che l’uomo faccia cilecca e non le faccia arrivare all’orgasmo, e quando godono lo fanno non una ma diverse volte perche’ ovviamente sono tutte multiorgasmiche. Situazioni dunque dove ogni cosa e’ appunto perfetta, i tappeti non sono mai polverosi, i tavoli si trovano sempre all’altezza giusta per scopare, non traballano mai, e le bollicine nello champagne perfettamente rotonde. Ecco cio’ che credo sia di destra.

- E l’erotismo di sinistra, invece?

- E' molto raro ed e’ tutto l’opposto di quanto ho appena descritto. Sa cosa? A volte pare che gli uomini non abbiano ancora compreso come ragioniamo noi donne e non e’ solo questione di sapere o non sapere dove si trova con esattezza il punto G oppure se arriviamo all’orgasmo col clitoride o la vagina. E poi...

- E poi? La prego, continui...

- E poi l'erotismo maschile e' molto semplice. Quello femminile, invece, ha innumerevoli sfaccettature.

- Vuol dire che noi uomini abbiamo un’erezione, eiaculiamo, ed e’ finito tutto li’?

- Non dico che sia per tutti esattamente cosi’, ma generalmente e’ cosi’. Quindi per quanto esistano scrittori uomini che si sforzano di entrare nel nostro immaginario, dubito che ci riusciranno mai completamente. La loro concezione della donna e’ e resta quella che ha qualsiasi uomo, quindi e’ gia’ tanto trovare qualche scrittore che con umilta' riesce a trasmettere una visione abbastanza accurata del nostro immaginario erotico. La maggior parte, mi creda, potrebbe darsi all’ippica...

- Per caso si intende di ippica?

- No, ma il nonno di mio nonno era acrobata in un circo. Fra le altre cose eseguiva esercizi cavalcando cavalli in corsa. Mori’ rompendosi l’osso del collo quando la mia bisnonna era ancora in fasce.

- Mi spiace. Cioe’ no... ehm, volevo dire… io sono sposato.

- Ah, bene, e allora?

- Non so… con questa conversazione ho quasi l’impressione d’aver tradito mia moglie.

- Se e’ cosi’, significa che a lei ci vuole davvero poco per tradire...

- Si’, in effetti mi ci vuole davvero poco. Senta… non ha proprio niente di superalcolico da bere?

- No, le ho detto: qui beviamo solo tisane!

- D’accordo! Allora vada per una tisana. Ma… dica... sotto la tuta porta le autoreggenti oppure i collant col buco?


Decisi una volta per tutte di mostrargli cosa portavo sotto. Credo che in quel momento intui' perfettamente come facevo a procurarmi il materiale per scrivere i miei tanti racconti, ma non so quanto, alla fine, gli piacque davvero diventare il protagonista di uno di questi. In ogni caso, sono certa che riuscii a soddisfare ogni sua curiosita’, facendogli finalmente comprendere perche’ di me si diceva in giro cio’ che si diceva. Ma questa e’ un’altra storia.

30 commenti :

Duval ha detto...

Adelante, Pedro, con juicio ! :-)

J.T. ha detto...

bella:-)
vorrei dire, l'abito non fa il monaco...
ma non so quanto centra:-)
un sorriso

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Duval: Adelante, Pedro, con juicio !

Non ho capito cosa vuoi raccomandarmi e perche'. Questo "spicchio" di cultura tratto dalla grande "arancia" dei "Promessi Sposi" ha forse un significato, paro' mi sfugge.


@ J.T.: vorrei dire, l'abito non fa il monaco... ma non so quanto centra

C'entra, ma forse non hai letto con attenzione. Lo scrivo anch'io nel corpo del racconto: “Nem a ruha teszi az embert” che in ungherese ha lo stesso significato di "L’abito non fa il monaco".

Oltre a cio', visto il numero dei commenti finora pervenuti (2), mi e' sorta una riflessione, ma prima esprimerla, vorrei attendere di vedere gli sviluppi di questa discussione, se ci saranno.

J.T. ha detto...

Cara Chiara,
come ben sai ho difficoltà nello scrivere anche in italiano, come più volte da te rimarcato:-)immagina il mio ungherese:-)

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ J.T.: come ben sai ho difficoltà nello scrivere anche in italiano, come più volte da te rimarcato:-)immagina il mio ungherese

Non c'e' problema. E' una frase che ti e' sfuggita, perche' sapendo che pochissime persone avrebbero conosciuto il magiaro, l'ho anche tradotta.
In ogni caso, la stranezza per quanto riguarda questo post continua. E' un fenomeno bizzarro che da' da pensare. Nessuno si e' accorto di niente?

carlos ha detto...

Accorgere di cosa?

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Carlos: Accorgere di cosa?

Vediamo prima come evolve questo post, poi ti sapro' dire. :-)

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Ecco... veniamo a noi e al perche' ho scritto che questo post mi sembra strano per cio' che riguarda i commenti.
Pero', forse, tanto strano non e'.
Mi sono piu' volte domandata cosa spingesse le persone a commentare in un blog. Ingenuamente credevo che fossero gli argomenti a contare, ma a quanto pare non e' cosi'.
Ancora una volta, conta di piu' l'involucro del contenuto. Soprattutto se di mezzo c'e' una donna. Se la platea e' composta in larga parte da uomini, infatti, cio' che dice sara' inevitabilmente offuscato dall'immagine che chi legge si fa di lei. Nonostante l'ambiente virtuale offra molteplici occasioni per annullare questo comportamento, inevitabilmente la stragrande maggioranza degli uomini preferisce concentrare il suo sguardo sul dito e non sulla luna.
Il post "Metro'", nei due giorni successivi alla sua pubblicazione, ha ricevuto circa una ventina di commenti - escludendo i miei - Commenti quasi tutti argomentati che creavano spunti di discussione, mentre questo post ne ha ricevuti solo quattro e neanche tanto stimolanti. C'e' un motivo?
Perche' un post considerato troppo "lungo" - come e' stato detto da qualcuno - che descrive situazioni ormai viste, scontate, banali, eccessivamente descrittivo, noioso e quant'altro stimola piu' reazioni di un post che, invece, e' tutto l'opposto e offre moltissimi argomenti sui quali discutere?
A meno che l'unico argomento su cui valga la pena discutere sia solo ed esclusivamente uno. E non sto a dire quale.
Mi piacerebbe che qualcuno si interrogasse su questo punto.
Talvolta ho l'impressione le tante persone che si affollano sotto la mia finestra per ascoltare cio' che dico, non lo facciano in realta' per gli argomenti che espongo, ma solo perche' a volte mi trovo ad indossare una maglietta trasparente che fa intravedere le tette.
E tutto cio' e' molto triste...
Ma forse e' solo perche' mi dimentico che "qui", in fondo, siamo in Italia.

enea888 ha detto...

Non credo di avere bisogno di una persona che mi indichi dove sta la luna; è così luminosa che chiunque può osservarla. Di solito guardo il dito semplicemente per capire a chi appartiene. In questo modo riconosco le persone da cui diffidare.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Enea 888 - qualche volta solo "88", ma ci sono giorni in cui si eccita di piu'.
(Si scherza) :-)

Non credo di avere bisogno di una persona che mi indichi dove sta la luna

In effetti, c'e' chi non ha mai bisogno di niente e di nessuno. Al limite ha solo bisogno di una buona connessione e di un PC per farlo sapere di essere indipendente e gia "imparato". :-)


Di solito guardo il dito semplicemente per capire a chi appartiene. In questo modo riconosco le persone da cui diffidare.

Interessante!
E dato che sei qui, potresti anche dire cosa vedi nel mio dito?
A chi appartiene?
Diffidi? Non diffidi? :-)

carlos ha detto...

Mah... mah...

Qui ne sei andata a parare. E chi l'avrebbe mai detto? :)
Beh sì, io te lo dico sempre: solleva lo scudiscio e zelante fustiga gli italici culetti. Avrai stuole d'ammiratori entusiasti. Così ti sei un po' imborghesita a mio avviso. :))

Vabbè, ti dico la sincera verità di come l'ho pensata io:
gli ultimi due post, entrambi erotizzanti, li trovo un po' stanchi. Nettamente meglio "metro", comunque. Sai che vado a fare tuffi nel tuo passato di Guerra e pace: ne ho trovato alcuni di veramente eccitanti, li ho trovati sinceri e spesso ne ho condiviso con piacere lo spirito che li anima. Questi ultimi, mah...

A me la maglietta trasparente va più che bene, ma che sia sincera e non scontata. E ti dico queste cose con il sorriso di chi apprezza molto la tua scrittura.

Altra ragione che mi sono data è il carattere personale e intimo dei tuoi ultimi interventi, almeno sulla carta. Forse hai più commentatori quando ti fai moralizzatrice degli italici costumi. Per via di quei culetti di cui sopra?

Perché altrimenti i condimenti tradizionali del "polpettone erotico" c'erano tutti. Risulta indigesto? Per me no, perché il livello della cucina resta comunque buono, in particolare nei tuoi commenti. Invero stupisce vedere cotante assenze.

Ma forse hai ragione tu. :)

Altra ragione. Assaltato da un esercito di scimmie mi chiedo: non sarà meglio che infili subito un dito in un occhio del tuo unico fedele commentatore di questi tuoi ultimi sciagurati post (Davide tze tze...). E io me ne torno buono buono nella mia Suburra a leggermi la Recita con l'occhio sano.

:)

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Carlos: solleva lo scudiscio e zelante fustiga gli italici culetti. Avrai stuole d'ammiratori entusiasti.

Ormai di queste "fustigatrici" e' pieno il web. Pare una moda! Non mi interessa la banalita', quindi e' meglio che continui a restare me stessa.

Nettamente meglio "metro", comunque. Sai che vado a fare tuffi nel tuo passato di Guerra e pace: ne ho trovato alcuni di veramente eccitanti, li ho trovati sinceri e spesso ne ho condiviso con piacere lo spirito che li anima. Questi ultimi, mah...

Altri parevano di opinione nettamente differente.
Visto che sei andato indietro a leggerti i miei antichi racconti, posso dirti pero' che uno dei miei difetti (o pregi) e' che non separo mai la mia vita e le mie esperienze dal contenuto. Voglio dire che tutto cio' che vivo oppure ho vissuto, sono potenziali racconti scritti o ancora da scrivere, e cio' che scrivo o che ho scritto e' una potenziale esperienza vissuta oppure che devo ancora vivere.
Quando scrivo, lo faccio col mio corpo, col mio cuore, con la mia mente. Sento ogni parola che emerge direttamente da dentro e mi esce dai pori della pelle. Scrivere, come leggere, e' qualcosa a cui partecipo molto piu' di quanto si creda. A volte soffro, a volte rido, a volte mi appassiono persino troppo.
E' lo stesso modo che ho anche di amare perche' nella mia vita di ogni giorno, la mia intimita' interiore, quella che afferisce ai sentimenti, non e' separabile dall'intimita' del mio corpo. Sono due cose che si compenetrano ed il risultato di tutto cio' e' quello che poi, quando ho voglia di farlo, scrivo... oppure racconto a chi in certi momenti ha la sfortuna (o la fortuna) di trovarsi fisicamente vicino a me.

carlos ha detto...

Klà, lascia perdere le mode altrui. A volte sono sinonimo solo di sciatteria e di piattezza patinata. A ben vedere: dove poi manca il rigore morale manca anche lo stile.
Poi di certo conosci l'incipit dell'Anticristo.

Non dubito una parola di quelle che dici, ma non ho mai detto che i tuoi ultimi post non fossero "sinceri", non fosse anche la tua "vita". Anzi, è stato forse il carattere personale ad alienare i tuoi più o meno seriali commentatori? Forse sei ormai santificata? Perché se è a questo che si è arrivati qui da te... Che noia.

Ah... per l'idea che me ne sono fatto io, che sia fortuna o sfortuna molto dipende anche dal soggetto che fisicamente si trova accanto a te.

:)

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Carlos: Anzi, è stato forse il carattere personale ad alienare i tuoi più o meno seriali commentatori?

No, e' stata un'unica parola. Qualcosa degna del cane di Pavlov, qualcosa che immediatamente riesce a bloccare le cariche ormonali piu' inarrestabili: la parola "fidanzato".
"Fidanzato" e' terribile, sai? Non e' come "marito" che fa pensare alla stanchezza del rapporto e diuna donna disposta a trasgredire (vedi i tanti stereotipi dell'immaginario maschile, con le varie "mogliettine" porche pronte a tutto, con il primo idraulico disponibile, pur di cambiare il menu' casalingo).
"Fidanzato", invece, fa pensare a qualcuno che nel rapporto ancora offre stimoli sessuali abbastanza forti ed elementi di novita'; per cui, sempre nell'immaginario maschile, non ci si trova di fronte ad una preda stanca, annoiata e che puo' essere presa per sfinimento.
Basta dire che, quando in qualche locale volevo allontanare qualcuno che m'importunava, era sufficiente dire "sono col mio fidanzato" ed il tizio si dileguava.
E pensare che, quando l'ho inserita nel racconto questa parola, ero indecisa se usarla o no gia' prevedendo una certa reazione. :-))
Se poi le cose non stanno cosi', beh, allora vuol dire che mi sono divertita a ricamarci sopra tutta una storia per aver l'occasione di dare una delle mie scudisciate che a te piacciono tanto. :-)

carlos ha detto...

Mah... ne sei così sicura? Io ad esempio non mi ero accorto, forse perché l'avevo bypassato come dato eventuale o esemplare. Comunque questa cosa che dici rafforza ancor di più la mia convinzione che se nel primo post ti urgeva l'immediatezza, nel secondo si notava un che di costruito, di poco sentito. Ma se poi togli te, me, Kameo, Dolce Alexia, Duval che c'è in entrambe ed era critico del primo... cosa resta di commenti ai due post? Vabbè nel primo c'era Davide e nel secondo no, però mi pare ci sia ancora tra i commentatori del tuo ultimo post: non mi pare così traumatizzato dalla tua rivelazione. Per questo penso che il discorso sia più ampio.

Ma dova sta la scudisciata poi? E a chi?

:)

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Carlos: questa cosa che dici rafforza ancor di più la mia convinzione che se nel primo post ti urgeva l'immediatezza, nel secondo si notava un che di costruito, di poco sentito

Di costruito si', di poco sentito no. Questo post e' conseguente all'altro: nel primo c'e' solo un episodio sessuale - strano, banale, noioso, eccitante, poco importa -, in cui la protagonista "e' espressa" secondo uno stereotipo maschile, mentre nel secondo il sesso e' glissato, sottinteso, trattato in modo ironico. In questo episodio e' la donna che dunque "esprime". E' soggetto attivo e non passivo.
Volendo, proprio in questo episodio ci sarebbero stati innumerevoli spunti di riflessione riguardo a molti argomenti; soprattutto riguardo a uno, quello che a me sta piu' a cuore: una reale parita' fra uomo e donna. Una parita' che per essere davvero realizzata, concretamente e non solo idealmente, per bilanciare secoli di disuguaglianza e di sottomissione, deve passare obbligatoriamente attraverso un'esasperazione del comportamento sessuale femminile. Cio' che poi mi spinge ad affrontare, per diletto o curiosita', situazioni borderline.
Nel suo libro "La potenza di esistere", il filosofo francese Michael Onfray scrive: "Quando la letteratura produrra' l'equivalente donna di Casanova, e quando questo nome rivestira' un'accezione positiva della persona che descrive, allora, solamente allora, si potra' parlare di una vera parita' dei sessi". E, aggiungo io, questa parita' la si raggiunge non tanto scimmiottando la maniera banale di Casanova, cadendo nella trappola di considerare la quantita' a discapito della qualita', ma viceversa concentrandosi proprio sulla qualita' avendo come finalita' solo "l'eccellenza".
Ma temo che, per chi ha "la fica in testa", tutti questi miei discorsi siano e restino incomprensibili.

Fabrizio ha detto...

...No, è chiarissimo Chiara! E mi fa piacere constatare ci siamo intesi..Adoro questi momenti che potrei definire di "micro unisono"!

Una carezza.

carlos ha detto...

L'hai letto così il personaggio di Casanova? La descrizione che ne hai fatto mi pare piuttosto appropriata per Don Juan. Di Casanova ho una visione del tutto diversa. In comune i due avevano solo lo straordinario favore delle donne. Se Don Giovanni era bello, Casanova pare non lo fosse affatto. Il primo era un patologico collezionista di figa fresca, che in realtà odiava le donne e, dopo, solo dopo, ne era ricambiato in ugual misura, come qualcuno che le avesse defraudate del bene più grande. Il secondo amava con tutto se stesso, quando amava, fosse pure per una sola notte, perché poi era troppo forte il desiderio di nuove avventure, non solo in campo sentimentale. Le donne che amava spesso continuavano ad amarlo anche dopo essere state abbandonate, serbandone un ricordo magnifico e indelebile. Quella di Don Giovanni era una malattia, quella di Casanova una cura.
Non credo che quella del veneziano fosse una maniera banale e di certo cercava sempre l'eccellenza (se non era troppo impegnato a sfangarsela, come dai Piombi). In ogni cosa. Poi, lo saprai, era capace di placare "la propria sete bevendo indifferente da un truogolo o da un calice di cristallo".
Se il cammino intrapreso dalla donna "liberata" è quello di Don Juan, allora mi pare proprio un destino penoso, e anche uno scimmiottamento del lato peggiore del maschile. Non ci vedo niente di strano nell'impersonare Casanova al femminile, cosa per la quale credo siano intimamente assai più portate le donne piuttosto che gli uomini. E ti dirò che ne ho conosciute un paio che, in una fase della loro vita, se la cavavano abbastanza bene in questo. Per cui, anche a livello letterario, non mi stupirebbe veder comparire un personaggio del genere. Se già non c'è.

Se me lo permetti, concluderei così: ma temo che, per chi ha "la fica in testa", tutti questi miei discorsi siano e restino incomprensibili.

:)

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Carlos: L'hai letto così il personaggio di Casanova? La descrizione che ne hai fatto mi pare piuttosto appropriata per Don Juan.

Ti prego, non banalizzare anche tu e soprattutto non attribuirmi un livello di conoscenza piu' basso di quello gia' infimo che ho: conosco benissimo la differenza fra i due personaggi, ma il mio riferimento era proprio a Casanova, non a Don Giovanni.
Solo quando una donna emergera' nella letteratura senza che il suo nome abbia un'accezione negativa - e aggiungo io, un'etichetta - ebbene sara' allora davvero risolta la parita' dei sessi. Purtroppo non e' cosi'. Tuttoggi esistono ancora dei limiti applicati molto piu' alle donne che agli uomini, soprattutto nel linguaggio. Immagina di entrare in due diversi luoghi di ritrovo, uno completamente maschile ed uno completamente femminile e ti accorgi immediatamente come i linguaggi siano totalmente differenti. Ai primi e' concesso tutto, mentre alle seconde vengono attribuite determinate etichette se solo si provano ad esprimersi seguendo gli stessi parametri maschili. Ho sperimentato personalmente questo duplice trattamento in alcuni luoghi che ho frequentato ed ho notato come sia radicato il concetto che solo gli uomini possono usare certe terminologie "naturalmente", senza che venga loro applicata alcuna etichetta. Mentre un linguaggio esplicito e disinvolto in bocca ad una donna viene definito "audace".
Un termine che ricorre spesso: audace.
Se trasgredisce, una donna e' "audace". Se invece trasgredisce un uomo e' "normale".
Se una donna scrive di sesso e' gia' destinata ad essere etichettata come "audace". Un'audace scrittrice erotica. Se lo fa un uomo e' solo un tema come un altro e non sara' mai etichettato come "audace", ma solamente "scrittore erotico".
Ecco questa piccola differenza, anche se si basa su qualcosa di trascurabile come un'etichetta, denota che la vera parita' ancora non c'e'.
Ma per superare il dislivello si deve andare oltre la classificazione per etichette. Non piu' "audace" nel parlare, nello scrivere, nel pensare, ma farne un vero stile di vita, esattamente come Casanova. Anzi addirittura di piu', pretendendo sempre l'eccellenza e non accontentandosi mai di cio' che sia un gradino sotto ad essa.
Spero di essermi spiegata, e lascia stare Don Giovanni che' lo detesto. :-)

carlos ha detto...

Ma figurati Klà, non era nelle mie intenzioni banalizzare, anzi... In quanto all'ignoranza, mi faccio seguace del mio Poeta: pure per me è un fuoco che non si smorza.
Intendevo semplicemente ampliare il discorso su due contrapposti modelli maschili di conquistatori amorosi.

Comprendo però il tuo "audace" disegno. :)
Secondo me è un terreno assai interessante e potenzialmente ricco di frutti proprio se si esce dal modello Emanuelle.

Tuttavia a me pare che di donne simili in letteratura già ve ne siano state non poche da Manon Lescaut in poi. Quanto ad Emanuelle, lo considero solo l'apice di un genere, l'erotismo, che solitamente trovo abbastanza stucchevole. Mi piace molto di più il genere porno, assai più complesso e difficile da trattare, tanto che nel cinema il panorama è pressoché desolante. In letteratura abbiamo avuto, in Italia, Porci con le ali. Magari è da allora che niente è stato più lo stesso, questo è stato davvero uno spartiacque, almeno da noi. Il gradino che manca da salire è forse solo quello del modello De Sade. La donna maniacale.

Perché so benissimo di cosa parlano gli uomini tra loro, ma, grazie a dios, so anche come trattano l'argomento pure le donne, molto spesso senza tanti pudori o finti rossori. E semmai, ormai, quelli che cambiano argomento sono proprio i maschietti. Il tuo blog credo sia esemplare in questo senso. Infatti l'unico che "si sia lasciato palpeggiare" sulla metro sono stato io. E ti dirò di più, mi sarei aspettato che sulla metro ci salisse magari qualche commentatrice piuttosto. Visti i Tempi. Ti ripeto che mi pare molto più interessante la valutazione della direzione che sta prendendo la donna "liberata". Il modello Ricordati di me o quello delle escort del nano di Arcore a te piace? Perché queste sono tutte figlie della liberazione sessuale al femminile che ha iniziato a investire l'Occidente dal 68 in poi. Almeno qui da noi.

:)

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Carlos: Intendevo semplicemente ampliare il discorso

Beh, non posso far altro che ringraziarti. In effetti, sei rimasto l'unico interlocutore in questo post che, a mio avviso, poneva diversi punti interessanti di discussione. Quindi sono felice di poterli sviscerare, ed almeno il tempo speso per scrivere il racconto non e' stato del tutto buttato via.

Comprendo però il tuo "audace" disegno

Vedi, non e' facile per una donna scrivere senza compromessi.Io provo a farlo e come me fanno altre, ma ti assicuro che non e' facile. Ed ancor di piu' non e' facile vivere in modo "coerente" con cio' che esprimo. Un modo che tu definiresti "audace", ma che io definisco "libero".
Insomma, forse le nuove generazioni, quelle che stanno crescendo - anche se non ne sono tanto sicura, almeno per quanto riguarda l'Italia - non avranno problemi in quanto ad "etichette". Le bambine potranno scegliere di giocare indifferentemente con le bambole o i soldatini senza che nessuno dica loro quali sono i giocattoli piu' indicati per diventare delle brave donne, spose, madri, e forse un domani quelle donne che si comporteranno allo stesso modo in cui finora hanno fatto certi maschi considerati dei "modelli da imitare", non saranno considerate negativamente, delle "troie", delle ninfomani mezze matte, dei fenomeni da baraccone: "Accorrete tutti che qui c'e' una che la da'!"
Lo si vede persino nei blog: non e' facile spogliarci, strato dopo strato, di fronte ad estranei, e non e' facile esporre le nostre idee, la nostra vita, le nostre visioni, i sogni, le paure, le ispirazioni, gli sbagli, le sconfitte...
Confessare tutto questo, non solo a semplici lettori, ma a persone che alla fine ci giudicano, non e' facile.
Il mio disegno, quello che tu chiami disegno, e' solo un progetto, un esperimento, forse impossibile da realizzare ma qualcosa assolutamente da tentare. Non per cambiare il mondo, che' non sono cosi' folle da pensare di poterlo fare, ma per cambiare la mia vita e quella delle persone che mi sono vicine.
Faccio, ahime', parte della categorie dalle "pazze utopistiche", e come sai la mia e' una malattia contro la quale non c'e' rimedio. Per tutta la vita tentero' di veder realizzato cio' che ritengo giusto ed in questo sono pronta a giocarmi tutto. Persino me stessa.

carlos ha detto...

E di cosa devi ringraziarmi? Io mi ci diverto, e anche "audace", l'ho scritto, tra virgolette, solo per ironicamente citarti. :)
Ormai c'è ben poco di audace in giro...
A proposito di virgolette, "troia" per me può avere un'accezione negativa, ma può pure essere un complimento. O magari un lavoro come un altro.
Non è facile neppure scrivere un blog al femminile in cui si parli di sesso, perché solitamente siete impastoiate in un erotismo di maniera. Allo stesso tempo vedo raramente la qualità e una sana eccitazione nei blog al maschile, il più delle volte espongono una pornografia quasi sempre fine a se stessa.

Per la mia di visione, pienamente pornografico è questo tuo ultimo commento, perché mostri senza falso pudore qualcosa di veramente eccitante e prezioso: il cuore. Che la natura, il destino, dio o chi per lui, te lo conservi a lungo.

Ma tu davvero pensi che io non ti colga nelle tue provocazioni, nella tua utopistica bellezza? Se non la riconoscessi non sarei così presente.

Io forse sono differente o forse ho solo qualche annetto più di te. Mi piace coltivare il dubbio, tentare di estinguere meglio che posso la mia ignoranza, amo le differenze e i particolari. Sono pronto a salire sul rogo con la mia Giovanna d'Arco come a fare due chiacchiere divertite con la nipotina scavezzacollo di Attila (quando vieni da me ho questa duplice visione).

:)

Ps: tienimi sempre presente se ti servirà un "lettore" sincero.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Carlos: Il modello Ricordati di me o quello delle escort del nano di Arcore a te piace? Perché queste sono tutte figlie della liberazione sessuale al femminile che ha iniziato a investire l'Occidente dal 68 in poi. Almeno qui da noi.

Ecco, appunto, li' da voi...
E posso adesso, dopo tanti anni, confessare una cosa: come ideale di "puttana" inteso nell'accezione piu' positiva del termine, cioe' di cortigiana dotata non solo di qualita' fisiche, di attenzione per il suo "patrimonio" estetico, ma anche per eleganza, per educazione, per assenza di volgarita', per erudizione in grado di tener testa a qualsiasi cliente, per carica erotica, oltre che per un'etica professionale ormai del tutto scomparsa, le escort degli anni '90 erano tutt'altra cosa rispetto alla masnada di povere ragazze "per- forza- prostitute- altrimenti- precarie- senza- speranza" di adesso.
Fa riflettere il fatto che tutte le ragazze coinvolte nei noti avvenimenti sono italiane, oppure latine o arabe, spesso senza alcun titolo studio oppure prive completamente (e lo si capisce da come si esprimoni) di una minima cultura che presuppone che in vita loro abbiano letto almeno piu' di tre libri.
Rarissime sono, infatti, le ragazze dell'est Europa che, invece, durante tutti gli anni '90, rappresentavano la maggioranza delle escort, e questo vorra' pur dire qualcosa.

carlos ha detto...

Sempre sull'etnico la butti eh... :)

Ma il buon Topolanek senza mutande? E pensi forse che non li abbia visti i nuovi turisti russi a zonzo per il (terzo) mondo. Pacchiani e boriosi almeno quanto alcuni italiani d'esportazione, se non un filino di più. Coppia tipica: uomo-orso siberiano accampagnato da bella sgallettata. Riccamente addobbati, privi di gusto nell'abbigliamento (in particolare lui). Perennemente sgarbati.

Così sono i russi? Credo di no. O non solo.

In quanto alle "puttane", nell'accezione più nobilitante, escort o etere o cortigiane o geishe ecc. ecc. non posso contraddirti perché non ho tutta questa esperienza sul campo. Credo però che ciò che affermi sia vicino alla realtà, generalizzando parecchio.

Michele Cogni ha detto...

hai fatto bene a consigliarmi la lettura di questo post, decisament einteressante, e non sapevo che scrivessi racconti erotici, devo proprio leggermi meglio il blog andando più indietro, in fondo l'ho scoperto solo di recente.

sulle considerazioni riguardo alla scrittura erotica mi trovi decisamente d'accordo, forse con qualche distinguo sull'eros di destra o sinistra :) (distinguo ironici certo)
e poi non se ne può più di personaggi tutti bellissimi ricchi affasicnanti e perfetti scopatori.. per non parlare degli argomenti più di moda, come l'incesto (che vedo sempre ipertrattato dagli scribacchini erotici) il bdsm o altri del genere... lo spazio pe rla vera fantasia, l'ironia sembra scomparso, la stragrande maggioranza degli scritti sono semplici tyrasposizioni su carta (o video) di film porno, senza trama, personaggi credibili, storia... solo puro esercizio fisico scopereccio...

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Michele Cogni: e non sapevo che scrivessi racconti erotici

Non proprio erotici. Per me l'erotismo e' solo un elemento necessario a volte per esprimere ben altro che spesso di erotico non ha proprio nulla. :)

Michele Cogni ha detto...

sì comprendo, in fondo anch'io molti dei miei non li ritengo prettamente erotici, ma fantasy o horror, o thriler, o ironici, più che prettamente erotici, l'eros che si trova più o meno intenso in essi è solo un modo per completarli e per giocar eun po' con la fantasia...

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Michele Cogni: non sapevo che scrivessi racconti erotici, devo proprio leggermi meglio il blog andando più indietro

I tacconti che ho scritto, erotici e non, li trovi sul blog, con l'etichetta "racconti":
http://tinyurl.com/8fyt5ye

Oppure, eccetto gli ultimi, sono presenti su Calameo o Issuu.com. I link li trovi se scorri la pagina, nella parte desta, nella sezione: Leggi i miei racconti.

Michele Cogni ha detto...

merci :)
leggerò senza dubbio, e con piacere

Michele Cogni ha detto...

svrici decisamente in modo molto coinvolgente e accattivante, oltre che sensuale, complimenti...
(il ficus testimone parlante è una creazione magnifica)

e grazie per avermi fatto scoprire calameo, sembra un ottimo luogo dove inserire i racconti per una comoda e accattivante visualizzazione

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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