mercoledì 9 marzo 2011

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Che cosa significa essere sola?


Che cosa significa essere sola?"
Chiedo alla lentiggine solitaria sulla mia spalla sinistra.
”Significa dimenticare di aspettare”, dice la lentiggine
”ed e’ questo quando la vita ti accade”.

”Che cosa significa essere sola?"
Chiedo alla singola goccia di scotch che lascio sempre nel mio bicchiere.
"Significa fermarsi troppo a lungo”, dice la goccia di scotch
”ed e’ questo quando inizi un’avventura”.

”Che cosa significa essere sola?"
Chiedo al sottile rivolo d’acqua che non asciugo mai tra i miei seni.
”Significa essere irragionevole e perduta", dice il rivolo d’acqua
“ed e’ questo quando e' il percorso ad arrivare dopo di te”.

”Che cosa significa essere sola?"
Chiedo all’unica finestra che trascuro di chiudere nella mia testa.
”Significa non porsi domande”, dice la finestra
”ed e’ questo quando sono le risposte che trovano te”.

”Che cosa significa essere sola?"
Chiedo alla bambina dentro la bambina dentro la donna.
”Significa correre libera e selvaggia”, dice la bambina
”e riscoprire la lupa che corre dentro di te”.

Questa poesia non esisteva nel web; nessuno l'aveva mai riportata, finora, ed era un peccato perche' e' bellissima. Joumana Haddad l'ha scritta in arabo, poi in inglese, ed io ho voluto donarvela in italiano, cercando di tradurla al meglio, affinche' anche voi aveste il piacere di conoscerla ed apprezzarla.

Della solitudine ho sempre scritto, un po' qua e un po' la', a sprazzi. E' difficile parlare, infatti, della mia esistenza senza nominarla. E' un tema che mi coinvolge intimamente nonostante viva in una famiglia alquanto numerosa, ma e' appurato che e' qualcosa che coinvolge tutti quanti gli esseri umani, senza distinzione, anche se poi molti evitano di confessarlo.

Nessuno vuol sentirsi solo, nessuno vuol essere solo, nessuno vuol farsi vedere solo... ma poi, in realta', e' la solitudine ad essere il comune denominatore di ogni uomo e di ogni donna, come scriveva anche Salvatore Quasimodo nel suo capolavoro.

Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed e' subito sera

Tre momenti saldamente collegati quello della solitudine, dell'alternarsi della gioia e il dolore, e della brevita' della vita. E non e' un caso che tutto questo appaia anche in poeti e culture assai distanti, come ad esempio possiamo leggere in un verso del poeta berbero Si Mohand ou-Mhand.

Aql-agh newghel di ddunit
lh'al d tameddit
nettazzal nug’ a tt-neqd'aâ

ovvero:

Non riesco a tener dietro a questo mondo
ed e' subito sera
per quanto corra non riesco a raggiungerlo

Ma e' poi cosi' terribile la solitudine? Se leggiamo ancora Joumana Haddad, nella sua bellissima "Albero azzurro", dice:

Quando i tuoi occhi incontrano la mia solitudine
il silenzio diventa frutto
e il sonno tempesta
si socchiudono porte proibite
e l'acqua impara a soffrire.

Quando la mia solitudine incontra i tuoi occhi
il desiderio nasce e si diffonde
a volte marea insolente
un'onda che corre senza fine
nettare che cola goccia a goccia
nettare piu' ardente di un tormento
un inizio che non si compie mai.

Quando i tuoi occhi e la mia solitudine si incontrano
mi arrendo nuda come la pioggia
generosa come un seno sognato
tenera come la vite che matura al sole
molteplice mi arrendo
finche' nasca l'albero del tuo amore
Cosi' alto e ribelle
Cosi' alto e tanto mio
Freccia che ritorna all'arco
Palma azzurra piantata nelle mie nuvole
Cielo crescente che niente fermera'.

E' qui che la solitudine assume un significato addirittura sensuale, erotico, per affermare con forza come l'energia primaria della passione scaturisca proprio dall'incontro di due solitudini. Se non fossi sola, infatti, che senso avrebbe cercare l'altro? E soprattutto, se fossi immersa nel frastuono di una folla, come farei a riconoscerlo e a sentirne il richiamo?

Come Joumana, anch'io mi perdo nella continua ricerca di chi nei miei occhi possa incontrare questa mia solitudine e quando accade, ecco che in quell'attimo tutto cambia e non mi sento piu' sola. L'animale selvaggio che dorme nella bambina dentro la bambina che c'e' in me si libera, ed il suo sonno si trasforma in tempesta. Senza la solitudine che mi appartiene tutto questo non potrebbe avvenire, percio' non faccio niente per liberarmene e la coltivo con amore, cosi' che i miei invisibili silenzi diventino per qualcuno frutti da gustare.

Le tue labbra nella mia sete
Il mio sale nelle tue lacrime

Il tuo seme nella mia bocca
Il mio capezzolo sinistro nella tua mano

Il tuo sguardo nei miei occhi
I miei capelli sul tuo cuscino

I tuoi sogni nella mia testa
La mia paura nel tuo abbraccio

La tua strada tra le mie cosce
Il mio fulmine nel tuo cielo

La tua carne sotto le mie unghie
I miei gemiti sulla tua schiena

Il tuo ruggito nella mia gola
Le mie ali nelle tue radici

Il tuo passato nel mio presente
Il mio presente nel tuo futuro

Tutto di me
In ogni goccia di te
Tutto di te
In ogni scintilla di me
Entrambi noi
Soli
ma per sempre intrecciati
Al di sopra del mondo.

(Canzone d'amore, Joumana Haddad - Traduzione di Chiara di Notte)

18 commenti :

Gio ha detto...

Brava.

la fenice ha detto...

bellissimo...

Mister_NixOS *nix ha detto...

Ciao Chiara,
grazie del regalo. Lo metto subito in condivisione, su google reader e facebook.
Io ultimamente sto apprezzando la solitudine, che cerco attivamente: ogni scusa e' buona per buttarmici dentro. Io, solo, con me stesso: un altro "altro" che mi stava sfuggendo.
Ciao
Mister_NixOS

esmeralda ha detto...

che belle parole! il significato di "solitudine" credo sia uno dei più fraintesi e malinterpretati, secondo me. E' una condizione difficile da spiegare e anche da riconoscere, perché molte persone anche se vi convivivono non la vogliono vedere o riconoscere in se stessi. E senza riconoscerla, non la si può nemmeno "rompere" entrando davvero in vicinanza con qualcun altro, dove per vicinanza intendo uno stato molto molto intimo di riconoscimento reciproco, di un sentire comune.

Dolce-Alexia ha detto...

Ciao sorella. Si può essere soli in anche un mare di gente. Tutto, credo dipende dal carattere di una persona. Parlando di me, posso dire, che mi piace stare ogni tanto da sola, avere i miei spazi. Credo, che ognuno di noi deve amare se stesso almeno un pochino per poter stare in pace con la propria solitudine. Ma questo dono è per le persone forti, come te, me e tanti altri.

Sottile_Gioco ha detto...

...hai veramente scritto un bellissimo post....Ciao

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Gio
@ La Fenice
@ MrNixos
@ Sottile Gioco

Grazie, :-)


@ Alexia: Sorellina mia, tu sai bene che quando parlo di solitudine non parlo certo di quella che si prova nei confronti di chi ci e' amico/a, perche' nell'amicizia, anche se si e' distanti e magari non ci si vede o ci si sente da tempo, si trova sempre il calore della compagnia. Spero tu stia bene. Oggi qui e' una bellissima giornata, e li' da te?


@ Esmeralda: Lo stato di solitudine e' "normale" nell'essere umano. L'anomalia e' quella che avviene quando per un attimo ci si trova ad essere in due.
Oggi, nel template in basso, puoi leggere la poesia "Duetto", ma dato che domani la rimuovero', allora e' bene che la riporti anche in questo commento cosicche' siano le parole di Joumana e non le mie a far comprendere cosa significhi per una donna essere "in due" e non da sola.

- I tuoi occhi hanno acceso una luce strana nel mio sguardo…
- E’ perché hai svegliato il bosco, e i marinai del bosco.
- E’ tutto azzurro. Dove sono?
- Fra le mie braccia. Li’ dove il tuo fiume si accende.
- E questa luna sul mio collo?
- E’ la mia notte che vuole sigillare la tua pelle.
- Inizio?
- Inizia.
- E perche’ sbocci con le palpebre chiuse?
- Per vedere meglio la tua fretta spruzzare la mia attesa. Per udire le nostre labbra scollarsi.
- Tu ed io, volo di grida.
- Tu ed io, ali del poema migratore.
- Saro’ per te l’uccello e il cacciatore.
- Non mi vincerai: mi offriro' al tuo fucile.
- Lo piantero’ nel tuo cuore fino alla conquista.
- E’ solo perdendo che si merita il viaggio.
- Come arrivare? Tu hai il corpo numeroso dell’illusione.
- Perche’ arrivare? Sia la mano durevole dei fantasmi.
- Le tue cosce, portali del purgatorio dei pigri.
- Le mie cosce, sbarre della prigione che libera.
- Donna, ho sete, versati!
- Che i tuoi nomi ti dissetino: essi mi imperlano le labbra.
- Lascero’ i peccatori venire da te.
- Ma il violino rimane chiuso. Saprai sbottonarlo?
- Imparero’. Lo scuotero’ come un albero per far gocciolare le sue musiche sulla mia lingua. Lo lavorero’ come l’artigiano lavora il suo oro, come il depravato lavora la sua dannazione.
Lo imparero’.
- E mi farai tua, brigante?
- Sempre e mai.
- Adoro il brivido che strapperai dalla mia gola.
- Allora vieni… Il vino arretra senza di te.

carlos ha detto...

Ciao Klara, certi tuoi post sono così belli che non sai come prenderli. E meravigliosi sono i versi della poetessa libanese, che non conoscevo, se non per averla vista intervistata alcune volte in tv. (Sarà perché è pure bella? Sarà che non ne conoscevo i versi perché è un'autrice e non un autore? Ma sto scivolando fuori tema).

Sulla solitudine, che anch'io conosco molto bene (come la maggior parte dei bloggers?), non posso che essere prosastico. E anche banale. Il nostro sentire questa condizione cambia radicalmente se la solitudine ci è imposta oppure se è volontaria. Esiste la solitudine degli emarginati e di quelli che si ritraggono di fronte a una società che li costringe in un angolo. Ed esiste una solitudine che può essere pure gioiosa (conquistarsi da soli, in mezzo alla neve, la sommità di monte e godersi, nel silenzio più assoluto, un vasto panorama). Può essere la condizione per ritrovare un proprio equilibrio interiore. Per autorigenerarsi, perché siamo stufi del cicaleggio universale. Soprattutto perché abbiamo anche un'interiorità da coltivare. L'incontro di due persone è sempre anche l'incontro di due solitudini.
Ma forse non sempre ne siamo consapevoli.

Dolce-Alexia ha detto...

Si, lo so, sorellina, in amicizia non si sta da soli, se è una vera amicizia, lontana o vicina che sia.
Ma sai, anche in copia spesso bisogna lasciare i spazi uno per l'altro. Credo che una persona se sta bene da sola saprà stare bene con gli altri.
Io sto benissimo, non mi manca nulla, mi sto dando da fare, sto realizzando i miei sogni. Però, il tempo qui un pò bruttino. Oggi finalmente trovo il tempo per "amoreggiare" con il mio PC, che ultimamente mi manca. Per questo mi serve la mia solitudine,per leggere un libro, per cazzeggiare di la e di qua, direi che oggi è un giorno perfetto per stare in silenzie e sentire il rumore della pioggia. :-)
Spero che anche tu stai bene. Smack.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Carlos: E meravigliosi sono i versi della poetessa libanese, che non conoscevo, se non per averla vista intervistata alcune volte in tv. (Sarà perché è pure bella?

Ah, ecco perche' la mia poesia non ti piace e la sua invece si'...
Forse e' perche' non sono bella. :-)



@ alexia: Ma sai, anche in copia spesso bisogna lasciare i spazi uno per l'altro. Credo che una persona se sta bene da sola saprà stare bene con gli altri

La dimensione di coppia, purtroppo, e' qualcosa che ho conosciuto in passato per dei brevi periodi. In certi casi sono stata bene, in altri sono rimasta delusa. Attualmente, data la mia vita e i miei impegni, l'accetto solo sporadicamente e chiedo sempre che non si parli di "coppia" o di "relazioni". Sono storie che non durano molto, per colpa mia, ovviamente.
Pero' invidio chi trova nella coppia la sua dimensione totalizzante e risolutiva.
Della coppia adoro i primi momenti, quando ancora non ci si conosce ed il mondo dell'altro e' un mistero tutto da scoprire. Poi il "quotidiano" si sostituisce al "sogno", la dimensione cambia e si inizia a "cercare" altro, qualcosa che ci faccia rivivere quelle sensazioni iniziali.
Una mia amica dice che non sono "ancora pronta", per chiudermi in un'unione definitiva. Non so se abbia ragione lei oppure se una relazione fissa sia proprio qualcosa che non mi appartiene. So che si puo' benissimo vivere felici senza un uomo accanto.

carlos ha detto...

E dai, che contadina magiara vanitosa... ti immagino splendentemente bella. Forse invece non mi sono spiegato bene, anzi sicuramente. Quello che intendevo, dicendo "sarà perché è pure bella", era riferito al sospetto che, oltre per l'indubbia qualità di poetessa, appaia in televisione anche per altre virtù. Ma forse sono sospettoso io, oltre che maldestro nello spiegarmi.

:)

carlos ha detto...

Integro, in tema di fraintendimenti. Se la Haddad è brava, pure bella, e va in televisione mi fa piacere. Il sospetto è che Patrizia Valduga appaia meno perché, pur essendo ancora un bel bocconcino...
:)

L'Obasso ha detto...

Klàra sei tu la Donna del Futuro?

http://www.youtube.com/watch?v=ghFIut5JLiQ

Uyenesa ha detto...

Soli, come due anime perse,
come due ciechi che si cercano,
come due stelle fisse nel cielo,
come due foglie che non si incontrano mai.

Soli, senza una coperta di lino,
senza un rifugio vicino,
come due uccelli nel mattino,
come due fiori nella neve.

Soli. Come due ossi di seppia
ormai vuoti dei loro sensi
ormai destinati ad essere solo

....apparenza.

giuseppe perani ha detto...

E' molto bella la poesia di Joumana Haddad, e capisco un pò di più il senso che tu dai alla solitudine. Confesso di ricercarla in singoli brevi momenti, ma perlopiù di temerla.
Vedo che a te piace intensamente... cerca però di non abusarne.
ciao presente Klara
Giuseppe

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ G.P. : Vedo che a te piace intensamente... cerca però di non abusarne.

La solitudine non e' mai un abuso. Lo e', se mai, il contrario: le troppe radici, i troppi legami... il peso che ci portiamo addosso da sempre, e che col passare del tempo aumenta, come aumentano gli oggetti che via via nella vita accumuliamo.
Gli animali non hanno questo fardello; gli esseri umani si'. La non liberta' e' una droga alla guale le persone, senza accorgersene, si assuefano.
E' un mondo di drogati quello in cui viviamo: di drogati da legami.
La solitudine e' invece perfetta, ed e' qualcosa di talmente leggero che, volendo, ci si potrebbe anche librare anche in volo.
So che voi italiani siete molto attaccati a certe tradizioni familiari, al legame del sangue, alla "comunita'" intesa come "zavorra" che tiene ancorate le persone ai parenti, a un luogo, a una cultura, a una Storia. Io, invece (ed in questo sono realmete zingara), di tutta questa zavorra, sae potessi, ne farei volentieri a meno. Per assurdo vorrei non avere nessuno, nessun legame, nessuna catena ne' fisica ne' emotiva che mi ancorasse qualora volessi fuggire. Per assurdo non vorrei neppure essere nata da genitori. Per assurdo vorrei essere apparsa, dal nulla, sola e senza legami. Purtroppo gli esseri umani non appaiono dal nulla, e da veri masochisti, spesso si creano da soli le loro catene. Anzi, non ci basta nascere gia' incatenati a qualcuno. Di catene ne vogliamo di piu': quindi genitori, fratelli, casa, lavoro. Persino l'auto per alcuni diventa una catena. Crediamo di essere liberi solo perche' abbiamo l'illusione di esserlo, perche' possiamo esprimerci e incazzarci, perche' immaginiamo di operarre delle scelte, ma in realta' viviamo tutti una vita da reclusi, e le scelte che possiamo fare sono obbligate: come si si sente libero potendo prendersi la sua "ora d'aria in cortile", prima di rientrare in cella.

giuseppe perani ha detto...

Ti lascio superare questo momento, recuperare la tua serenità e di questo argomento mi piacerà poi riparlarne. Vedi, forse è proprio ora che non dovresti restare sola.

ciao Klara

Giuseppe

davide ha detto...

Pregiatissima Chiara,

"Di catene ne vogliamo di piu': quindi genitori, fratelli, casa, lavoro."

Capisco cosa vuoi dire. Però se tu avessi dei bambini (non credo che gli lasceresti soli finche non sono grandi) definiresti questo rapporto come delle catene?

Ciao Davide

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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