lunedì 17 gennaio 2011

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Una storia dal nulla

Una storia nasce dal nulla, con una parola, con un sussurro soffiato nel vento. La realta’ cresce lentamente, lettera su lettera, parola su parola. Ripeto le parole che mi nascono dentro, talvolta ne creo io stessa alcune, e la realta’ continua a crescere, cosi’ come crescono le sensazioni che si espandono sempre di piu’. Freddo, umido, rivoli di pioggia che mi rotolano giu’, leggeri, lungo la pelle e si raccolgono inumidendomi la maglietta ed i jeans…

Alzo un braccio, e cerco di mantenermi in equilibrio, mentre la forza di gravita’ torna ai suoi valori normali. Davanti a me, sulla cima di una bassa collina, la linea scura di una strada che, piu’ avanti, finisce in una curva verso l’ignoto. Dietro di me, invece, un’auto accartocciata e piegata contro il tronco di un albero.

M’incammino risalendo la collina finche’ raggiungo la strada. Guardo avanti e poi indietro. Strisce di cielo entrano nel mio campo visivo come fotogrammi. Cespugli rossastri si agitano al soffio di un vento che trasporta banchi di nebbia. Rabbrividisco. Con la mano, sposto una ciocca di capelli neri che ho davanti agli occhi. Non so dove andare. Entrambe le direzioni rappresentano, per me, la stessa cosa. Inizio a camminare.

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L’uomo appoggio’ la fronte contro il volante e respiro’ profondamente con avide boccate. L’aria fresca gli penetro’ pungente dentro la gola secca. Attese che il battito quasi impazzito del suo cuore si facesse piu’ lento. Poi, con la mano puli’ la superficie annebbiata del parabrezza ed abbasso’ il finestrino cercando di eliminare il piu’ possibile l’appannamento dal resto dei vetri. Adesso poteva vedere. Un unico faro illuminava gli alberi nel luogo in cui la sua auto si era arrestata, mettendosi perpendicolare di traverso alla strada. Giro’ la chiave d'accensione e ringrazio’ il cielo quando senti’ il motore avviarsi.

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Mi volto al rumore di un motore. Dietro la curva, vedo una lama di luce di un faro che sta arrivando. Socchiudo gli occhi e guardo il veicolo venirmi incontro.

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L’uomo, gentilmente, condusse la donna a sciacquarsi il volto al lavandino. Allungo’ poi una mano per prendere l’asciugamano mentre sorreggeva il corpo di lei, tremante, e l'aiuto’ a lavarsi via il sangue dalla fronte.

"Non si lasci andare… stia su! Cerchi di non addormentarsi."

"Non c’e’ niente da fare..." farfuglio’ la donna, in evidente stato di turbamento traumatico "...ambulanza" aggiunse un attimo dopo.

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Un suono dolce, rassicurante: “Ambulanza”. Lo ripeto piu’ di una volta. La faccia di un uomo mi appare di fronte. E’ un bel volto che mi tranquillizza, ma ha l’espressione preoccupata. Con lo sguardo sembra volermi chiedere qualcosa. Lentamente, la sua bocca si apre… “Non c’e’ niente da fare…”

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Era ancora buio quando la donna si desto’ dal torpore. Il letto era soffice e le coperte calde. Si mise in ascolto, ma non riusci’ a udire alcun rumore. Scivolo’ fuori dal letto. Tutta la casa era immersa nell’oscurita’, ma fu facile trovare la strada verso l’unica stanza rischiarata, dove il bagliore di un fuoco in un camino rivelo’ una forma indistinta seduta sul divano. La donna resto’ in piedi nel buio, tranquilla ad osservare l’uomo che l'aveva aiutata dopo l’incidente, cercando un piccolo indizio che potesse indicarle se poteva avvicinarsi.

"Come si sente?" le chiese l’uomo.

"Molto meglio, adesso, grazie."

La donna avanzo’ verso il divano e s’inginocchio’ sul tappeto davanti a lui.

"Sono davvero dispiaciuta per cio’ che e’ accaduto". Aveva la voce cosi’ fievole, da essere quasi impercettibile.

L’uomo le sorrise: "Non si preoccupi, va tutto bene."

"Non volevo che accadesse…"

"Lo so. L’importante e’ che lei stia bene."

L’uomo l’osservo’ un po' meglio. Quando l’aveva raccolta sulla strada, visibilmente sotto shock, non aveva notato quanto fosse attraente. La donna aveva i capelli lunghi e neri che le ricadevano sulla faccia e sulle spalle. Anche se in quelle circostanze una certa ansia che le traspariva dal volto era normale e giustificata, tutto cio’ non poteva appannare la sua bellezza, ne’ poteva offuscare il bagliore di quegli occhi chiari. Lei a quel punto, sentendosi guardata, sposto’ con le dita alcuni riccioli aggrovigliati dal suo volto e gli sorrise.

"Desidera che l’accompagni a casa sua?"

Il cuore della donna ebbe un sobbalzo. Non sapeva perche’, ma quella domanda l’aveva riempita di tristezza. Certamente avrebbe dovuto tornare a casa, lo sapeva, ma non ne sentiva l’urgenza. In ogni caso, il fatto di aver acconsentito ad un estraneo di portarla in quel posto e di metterla in un letto, la preoccupava un po’, ma allo stesso tempo sapeva che non desiderava essere in nessun altro luogo che non fosse li’, vicino a quell'uomo. Istintivamente, quasi a volersi proteggere da certi pensieri un po’ audaci, si porto’ le mani in grembo ed abbasso’ lo sguardo, poi lo alzo’ di nuovo.

"No, se a lei fa piacere che resti…"

La donna continuava a guardarlo dritto negli occhi. L’uomo intuiva che lei si attendeva qualcosa, ma cosa? Tutto cio’ che poteva fare era restare seduto li’, cercando di farla sentire il piu’ possibile al sicuro. Non era il tipo che azzardava avances, non si riteneva capace di fare certe cose, e poi quella non era certo la situazione piu' ideale per farlo, ma qualcosa di misterioso ed indecifrabile pareva spingerlo verso quella donna della quale non conosceva neppure il nome.

Come fosse una cosa del tutto naturale, la donna sollevo’ una mano per accarezzargli la faccia. Incoraggiato da quel gesto, l’uomo con cautela si piego’ in avanti ed avvicino’ il suo volto a quello di lei. Gli occhi della donna scintillarono di piu’, poi si chiusero quando le loro labbra si toccarono. Entrambi si piegarono in avanti per essere piu’ vicini e rafforzare quel bacio. Quando le lingue si sfiorarono, ondate di calore iniziarono ad avvampare i loro corpi.

La donna, si sollevo’ sulle ginocchia e prese la testa dell’uomo fra le mani, baciandolo ancor piu’ con passione. Poi, lo fece distendere sul divano e gli si mise sopra a gambe divaricate, mentre le mani di lui raggiungevano la stretta striscia di pelle dei fianchi tra la maglietta ed i jeans, per poi muoversi piu’ su, fino ad avvolgere con i palmi le coppe dei piccoli seni, rotondi e sodi da non aver bisogno di alcun reggiseno. La pelle era di velluto ed i capezzoli cosi’ tumidi e reattivi che gli fecero venir voglia di torturarli con i polpastrelli. Fu allora che lei si spinse ancor piu’ con il corpo contro quelle mani, adagiandosi completamente su di esse e gemendo di piacere per le carezze.

Carezze che volle ricambiare. Vagabondando con le mani, la donna presto trovo’ cio’ che cercava compresso nei pantaloni di quell’uomo che, quando il suo sesso fu liberato, ebbe un fremito di piacere. E per un lungo interminabile istante tutto quanto in quella stanza fu solo mani, labbra, lingue, seni ed i loro sessi.

Lei lo aiuto’ a togliersi i vestiti. Poi, a sua volta, si tolse i suoi e li lancio’ via restando totalmente nuda. Lo fece in fretta come se non potesse attendere oltre. Quindi, reclinando all'indietro la testa e spingendo in avanti il busto, offri’ i suoi capezzoli a quelle labbra voraci. L’uomo li succhio’ come fossero sorgenti di acqua fresca dopo una lunga traversata nel deserto, e dopo essersi dissetato a quelle piccole fonti, era talmente eccitato da non saper resistere alla voglia di accarezzarle il sesso, e di penetrarla con le dita.

La donna era cosi’ bagnata che l’uomo senti’ le dita che scivolarono dentro di lei quasi inghiottite da quel desiderio. L’odore inconfondibile del sesso di femmina gli riempiva le narici, e quando con il pollice trovo’ la clitoride, lei emise un grido, e si spinse col bacino ancora piu’ avanti, premendo ancor piu’ forte con il corpo.

Lei, cerco' l'altra mano di lui e quando la trovo’ la porto’ alla bocca ed inizio’ a succhiare ogni dito, uno per uno, con lo stesso ritmo con cui lui la faceva godere. Fu a quel punto che l’istinto prese il sopravvento e la donna, montandogli ancor piu' sopra, si fece penetrare, ed inizio' a cavalcarlo con voluttua', muovendosi seguendo un ritmo costante ma sempre piu’ veloce, come una musica in crescendo.

Inondati di sudore, i due amanti si muovevano in perfetta sincronia, incapaci di concentrarsi su qualsiasi altra cosa che non fosse il loro piacere. Era come se volassero, in alto, sempre piu' in alto, mentre il cervello ed il corpo, scossi dai sussulti, indicavano che l'orgasmo era sempre piu’ vicino.

Fino a quando nessuno dei due ebbe piu’ la voglia di rallentare la corsa verso il momento sublime, e tutto esplose in un bagliore accecante. In quell’istante, il tempo si blocco’ ed i loro corpi, irrigiditi nel piacere, raggiunsero insieme l’estasi, in un godimento lungo ed intenso che li consumo’ totalmente. Entrambi pensarono che quello era il momento piu’ bello di tutta la loro vita. Poi, si abbandonarono felici, perdendosi l'uno nelle braccia dell'altra, per l'eternita'.

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Sirene, luci lampeggianti. Davanti a me, da un’auto con un solo faro acceso, messa di traverso sulla strada, qualcuno sta estraendo il corpo senza vita di un uomo. Dietro di me, invece, un altro corpo anch’esso senza vita, viene recuperato da un altro veicolo accartocciato e piegato contro il tronco di un albero. E’ quello di una giovane donna dai capelli lunghi e neri che indossa una maglietta ed un paio di jeans.

Il soffio del vento sta spazzando via la nebbia. Senza una parola, senza un sussurro, la realta’ si spegne lentamente, lettera su lettera, parola su parola. Le parole mi muoiono dentro, anche quelle che io stessa ho creato, e la realta’ continua a spegnersi, cosi’ come si spengono le sensazioni, fin quando non resta nient’altro che il nulla.

8 commenti :

davide ha detto...

Pregiatissima Chiara,

un racconto molto intrigante che trasmette una forte carica di erotismo e sensualità.

Ciao Davide

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Davide: un racconto molto intrigante che trasmette una forte carica di erotismo e sensualità.

Dato che il "post perfetto" e' ormai sporcato, tanto vale che risponda e da logorroica di tastiera quale sono, lo faro' alla mia maniera.
L'erotismo e la sensualita' non erano certo gli elementi su cui desideravo basare questo racconto che, inizialmente, volevo intitolare "fotogrammi".
La parte relativa all'atto sessuale (quella che tu descrivi come erotica), volevo addirittura dissolverla, toglierla del tutto perche' mi pareva un po' dissacrante all'interno del tema che volevo trattare, ma poi ho capito che senza di essa non ci sarebbe stato alcun collegamento fra il momento sublime dell'estasi e la morte, che era invece il vero tema che intendevo trattare.
Una morte che conduce al nulla; a quel nulla che tanto ci angoscia, ma da cui tutti proveniamo.
L'argomento morte non e' semplice da trattare. Molta gente tende ad esorcizzarlo perche' ne ha paura; spesso ci scherza sopra oppure evita di discuterne. Io, invece, che non ne ho paura, me la immagino proprio cosi'. Anzi, vorrei che fosse proprio cosi' come ho descritto.
Vorrei sottolineare che, questo post un po' "particolare" e non immediatamente comprensibile per come e' strutturato e per l'argomento che tratta, voleva essere anche una risposta a tutti coloro che sulla morte ci giocano un po, oppure che della morte parlano come fosse un LORO esclusivo problema personale.
Mentre non lo e'.
Qui nel web, a parte qualche caso in cui ci si conosce di persona, non sappiamo molto della realta' degli altri, di coloro che stanno dall'altra parte. Anche se e' statisticamente impossibile, potremmo essere tutti quanti sani, stare bene, essere felici e quant'altro. Ma potrebbe anche essere vero il contrario. In fondo che ne sappiamo?
Ecco, a distanza di tempo, dopo aver avuto alcune piccole incomprensioni con persone che, secondo me, avevano (ed hanno) un concetto sbagliato della morte - ma anche della sofferenza -, persone che pensando di essere solo loro a soffrire, divulgano in internet le loro problematiche al solo scopo, forse, di riceve una qualche forma di riconoscimento o di considerazione, senza peraltro considerare che, a leggere dall'altra parte del monitor, potrebbe esserci chi, la morte, potrebbe averla assai piu' vicina, ho tentato di dare la mia risposta.
Rabbah, la nuova amica rumena che commenta da qualche giorno, dice che sono una poetessa. Non so se sia vero o no, sarebbe un bel complimento se davvero lo fossi, ma credo che in ogni cosa ci possa essere poesia, che qualsiasi cosa abbia un senso poetico, e che la poesia possa davvero alleviare le nostre angosce piu' di quanto possa farlo una vincita alla lotteria. E' solo questione di filosofia, una cosa che non va piu' di moda, ma che l'umanita' riscopre ogni qual volta che il materialismo eccessivo mostra il suoi limiti ed i disastri che puo' procurare nella nostra esistenza.
Se ha dunque un senso la nascita, ed ha un senso la vita, deve avere un senso anche la morte. Niente e' scollegato, e fin qui forse dico cose banali, ma come dicevo in un altro post, "il puro e l'impuro", e' questa la mia spiritualita'. Non ne ho altre. Credo fermamente che la vita di ogni persona, nessuna esclusa, sia una storia; una storia che nasce dal nulla e nel nulla finisce. Ed e' li', in quel momento, che si ottiene il premio, o la punizione.
Per questo non dobbiamo attaccarci troppo alle cose materiali, in quanto non saranno quelle che poi, nel momento in cui a tutto daremo un senso, ci daranno un qualche tipo di vantaggio o agevolazione.
Vedi, Davide, quante cose ci sarebbero da dire? E si potrebbe continuare per ore ed ore a discuterne. Ma se tu, leggendo, hai individuato solo l'aspetto erotico, forse riesci a vedere cose che per me sono impossibili da vedere.

davide ha detto...

Pregiatissima Chiara,


"Vedi, Davide, quante cose ci sarebbero da dire? E si potrebbe continuare per ore ed ore a discuterne. Ma se tu, leggendo, hai individuato solo l'aspetto erotico, forse riesci a vedere cose che per me sono impossibili da vedere."

Confesso che ieri sera quando ho letto il tuo racconto ero un po' fuso.

Però la morte mi fa tantissima paura. La cosa pazzesca è che credo in Dio solo al 50% e nonostante questo ho una paura matta dell'inferno. La sola idea di un castigo ETERNO mi terrorizza. Credo che dopo un castigo di miliardi di miliardi di miliomi di millenni bisognerebbe dare la possibilità ai dannati dell'inferno di suicidarsi.

Ciao Davide

rabbah ha detto...

Chiara di Notte - Klára ha detto...
"Credo fermamente che la vita di ogni persona, nessuna esclusa, sia una storia; una storia che nasce dal nulla e nel nulla finisce."

se guardiamo questa affermazione da una prospettiva logica, nn riesco intravedere il senso.

tutte le storie, individuali o no, hanno una base di partenza, dati informazionali, eredita, uno set di determinazioni biologiche. e il materiale con qui si construisce una storia.

aggiungerei che nel momento in cui veniamo al mondo abiamo gia un destino. esso e coesistente, consostanziale. nn esistono individui senza destino, esistono solo individui ke nn hanno la coscienza del destino.

la morte...si ke ha un senso pure la morte. almeno un vantagio ce: la morte umanizza, e lo fa xke il demone nn resta al lungo accanto a qualcosa ke nn e piu utilizabile:)....ecco xke si parla sempre in temini buoni qndo si tratta di morti, anke se questi nn sn stati dei santi durante loro vita:).nella vicinanza di morte il demone e demobilizzato.

rabbah ha detto...

davide ha detto...
"La cosa pazzesca è che credo in Dio solo al 50% e nonostante questo ho una paura matta dell'inferno"

:)))) se evessi fede al 100% in Dio, l`idea di un castigo eterno sarebbe ancora presente?

noto ke basta solo il pensiero su questa idea di castigo x farti passare le pene del inferno:)))). e tutto questo senza essere costretto x ora a passare il confine tra la vita e la morte.

rossoallosso ha detto...

esorcizzare la morte è cio che ti spinge alla vita e quale miglior atto di questo rappresenta la vita?
purtroppo troppo spesso lo dimentichiamo perdendo il senso del tutto riducendoci a contenitori di cose inutili.

rossoallosso ha detto...

grazie Chiara :-)

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Rosso: esorcizzare la morte è cio che ti spinge alla vita e quale miglior atto di questo rappresenta la vita?
purtroppo troppo spesso lo dimentichiamo perdendo il senso del tutto riducendoci a contenitori di cose inutili.


Confrontarsi con la morte credo sia un'esperienza che tutti dovrebbero considerare. Invece, spesso, si tende ad allontanare il pensiero, come dici tu, per esorcizzare il momento doloroso della perdita. Ma a chi capita sul serio, e non nella fantasia come talvolta avviene nella blogsfera a certe persone che decidono di crearsi un personaggio o di recitare una parte contando che nessuno possa fare riscontri, credo sia un momento di grande maturazione in cui cambiano i parametri, i valori, le priorita', i timori...
Cambia anche la prospettiva con la quale si considera la sofferenza, che non e' piu' la nostra, ma diventa quella di chi, pur restando vivo, subisce il dolore della perdita.
Soprattutto cambia il modo in cui se ne discute o, meglio, non se ne discute.

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