sabato 31 dicembre 2011

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Bilanci di fine anno

E’ l’ultimo giorno dell’anno, almeno secondo il calendario gregoriano. E’ il giorno che la gente dedica agli auguri, agli auspici, alle speranze. Per me che odio visceralmente ogni ricorrenza, soprattutto nell’aspetto piu’ formale ed ipocrita, e’ invece il momento dei bilanci. Stilo percio’ una lista dei profitti e delle perdite, che non sono necessariamente solo di carattere economico.

Stilo anche una lista degli errori compiuti, cosi’ da non ricaderci piu’. E poi ne stilo un’altra, quella delle promesse che ho fatto e che non ho potuto onorare cosicche’ nell’ultimo giorno dell’anno, qualora me ne sia rimasta ancora qualcuna, possa mantenerla. Persino la meno importante che potrebbe benissimo non essere mantenuta, perche’ per me non onorare una promessa vorrebbe dire chiudere l’anno con un segno meno. Percio’, con quest’ultimo post del 2011, vorrei onorare l’impegno che mi ero presa nei confronti di alcuni riguardo a un argomento che in questi giorni e’ d’interesse generale: la reale situazione finanziaria ed economica in Europa e il rischio di default che corrono alcuni paesi.

“L'Italia non e’ allo stesso livello della Grecia, ma ci stavamo andando. Abbiamo frenato in tempo grazie alle misure prese, allontanando il Paese da questo rischio", ha detto Mario Monti, professore di economia, ex rettore dell’Universita’ Bocconi di Milano, attuale Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana alla conferenza stampa di qualche giorno fa. Gli si deve credere? Forse si’, ma prima di credere alle affermazioni in modo fideistico, come se fossero dogmi religiosi, converrebbe andare a verificare, magari con le cifre e i grafici che valgono assai di piu’ di parole che probabilmente servono solo alla propaganda, oppure ad altro.

Premetto che non c’e’ niente al mondo che possa insegnare la vita piu’ della vita stessa. Infatti, tengo in altissima considerazione le esperienze personali piu’ di quanto possa ritenere importante qualsiasi cosa imparata in modo non empirico. Ho le idee molto chiare a riguardo, per questo sono convinta che un barbone abituato a dormire all’addiaccio e a frugare nei bidoni dell’immondizia per sopravvivere, abbia molto piu’ da insegnarci di chi ha invece passato tutta la sua vita curvo sui testi sacri, oppure sui tomi di economia. Non per nulla, la famosa “serva” a cui diamo spesso il compito di fare i conti, e’ da sempre portata ad esempio di semplicita’ e di trasparenza quando si deve parlare di soldi.

Per questo, prima di parlare di cifre e di grafici, vorrei raccontare un episodio della mia vita. Ricordo un tizio; era l’amministratore di un’azienda molto importante. Mentre ci rilassavamo durante una pausa di lavoro, mi confesso’ che questa azienda sarebbe fallita di li’ a pochi giorni. Al che’ gli chiesi se era preoccupato e lui mi rispose di no, perche’ sapendo che sarebbe arrivato al fallimento, l’aveva spolpata di tutto, trasferendo il ricavato all’estero. E quello era stato, mi disse, il piu’ grande affare della sua vita.

Cio’ mi sorprese, perche’ a quei tempi, da ingenua, credevo che gli affari significassero farla funzionare un'azienda, e non farla fallire. Ma a quei tempi non capivo ancora bene cosa significasse davvero “economia”. Per me, sempliciotta dell’est, “economia” aveva sempre avuto un significato ben preciso, nel senso “marxista” del termine, una scienza cioe’ al servizio del benessere del popolo. Il fatto che dovesse ingrassare il conto in banca di un solo furbone mi era percio’ del tutto incomprensibile. Io quella la chiamavo truffa.

Comunque, il manager mi spiego’ di come gli interessi di chi amministra un’azienda siano in parte discordi con quelli di chi ne ha la proprieta’, quindi i soci. Chi amministra, per arricchirsi veramente e fare il piu’ grande affare della sua vita, non deve accontentarsi di un misero compenso da amministratore, ma, se puo’, deve mirare molto piu’ in alto, tentando di “prendersi tutto”, spolpando l’azienda fino all’osso, facendola anche fallire, ma in contraccambio ritrovarsi un sacco di quattrini depositati da qualche parte, in un forziere preferibilmente all’estero.

Ero strabiliata. Quel tizio era piu’ cinico e spregiudicato della piu’ cinica e spregiudicata delle puttane. Quando gli chiesi di come avesse fatto a fregare i soci senza che si accorgessero di quanto stava architettando, mi rispose: “Con i grafici e i bilanci che spiegavo a modo mio, omettendo i dettagli importanti e contando sul fatto che nessuno, poi, avrebbe avuto voglia o sarebbe stato in grado di controllare. Le persone sono prevedibili, per questo e’ facile fregarle”.

Il suo discorso mi fece venire in mente i leoni che azzannano le gazzelle. Le gazzelle sono prevedibili, i leoni sanno tutto dei loro movimenti e dei luoghi in cui vanno a pascolare, a bere, a riprodursi. Mentre le gazzelle dei leoni non sanno niente. Dentro di me si accese cosi’ il dubbio di essere a mia volta una gazzella, alla merce’ di leoni molto piu’ spietati di quanto pensassi di essere io, perche’ per quanto potessi essere accorta, il rischio di essere azzannata prima o poi ci sarebbe stato: sicuramente un giorno avrei potuto incontrare un leone molto piu’ furbo e veloce di me.

A meno che - pensai - non avessi imparato le tecniche di caccia dei leoni. Magari cio’ non mi avrebbe fatta diventare del tutto una leonessa, perche’ per saper sbranare in quel modo si devono avere artigli e zanne oltre ad un carattere che sicuramente io non possedevo (ne possiedo), ma almeno avrei potuto difendermi meglio, se non altro rendendomi meno prevedibile e non recandomi piu’ a pascolare in quei luoghi in cui tutte le altre gazzelle di solito vanno.

Questo lungo preambolo a cosa e’ servito? Solo a farvi capire perche’ ho iniziato ad interessarmi di economia e finanza ed anche a riflettere su un fatto: quale amministratore confesserebbe ai soci di un’azienda, che quell’azienda sta per fallire? Chi non riterrebbe piu’ logico, invece, rassicurare i soci in modo che questi credano ancora nel successo dell’azienda?

Ecco dunque come vedo Mario Monti e come interpreto le sue parole di rassicurazione espresse alla conferenza stampa. Ovviamente, lui personalmente non e’ l’amministratore, ma lo rappresenta, ne e’ il portavoce. L’amministratore e un sistema bancario e imprenditoriale che ha spolpato l’azienda e l’ha portata sull’orlo del fallimento, e si appresta adesso a grattare anche l’ultimo fondo del barile prima che i soci si accorgano della truffa e mettano mano ai forconi.

Che cosa dite? Che l’Italia non e’ la Grecia? Che non e’ possibile che fallisca perche’ gli italiani sono piu’ fighi, piu’ forti, piu’ furbi e non si faranno inchiappettare come e’ accaduto agli argentini e sta accadendo ai greci? Puo’ essere, ma se si imparano le tecniche di caccia dei leoni, si capisce subito che ci sono cose in tutta questa faccenda che non sono chiare. Pero’ per spiegarle sono obbligata a addentrarmi in discorsi che non molti riusciranno a comprendere e che sono oltremodo noiosi.

In ogni caso, dato che avevo promesso di farlo, ho deciso di provarci. E se il Professor Monti e’ riuscito spiegare col suo foglietto che l’Italia non e’ la Grecia, e la gente fingendo di capirlo ha accettato per buone le sue spiegazioni, cosi’ anch’io, allo stesso modo, potrei dimostrare che le cose non stanno proprio nel modo in cui l’esimio professore ha cercato di spacciare per buone.

Iniziero’ dunque con un grafico: quello dell’indice azionario tedesco. Gli indici di borsa nazionali sono come i grafici aziendali; la differenza sta solo nel fatto che le aziende in questo caso sono le nazioni. E’ quindi facile capire, guardandoli, quali siano le migliori e le peggiori, individuando finanche quelle che sono vicine al fallimento.


Germania: cliccate per ingrandire

Se non siete riusciti a comprenderlo, faro’ anche io come Monti: ve lo spieghero’ col ditino. Vedete i vari momenti che rappresentano le bolle speculative e le successive crisi che l’economia mondiale ha superato? Sono i massimi e minimi storici del mercato azionario. Le linee tratteggiate che uniscono fra loro i minimi e quelle che uniscono i massimi danno l’indicazione del trend, che nel caso della Germania, ha un andamento ascensionale. Cio’ indica che, a dispetto di tutte le crisi che ci sono state, dallo scoppio della bolla speculativa dei tecnologici nel 2000, all’11 settembre, alla crisi dei sub prime e a questa ultima crisi legata all’euro, la Germania ha un trend economico ascendente. Certo ha perduto qualcosa dai massimi raggiunti nel 2000 e nel 2007, ma nonostante tutto ha mantenuto un discreto valore di capitalizzazione e si capisce bene come la sua economia sia tuttora in crescita. E’ per questo motivo che gli investitori preferiscono mettere i soldi in Germania piuttosto che in Grecia? Ovviamente si’, e lo vediamo bene col secondo grafico. Quello dell’azionario greco.


Grecia: cliccate per ingrandire

La borsa greca, negli stessi anni, ha avuto un andamento opposto a quella tedesca. Non solo la linea del trend dei massimi mostra un andamento discendente, ma addirittura il valore della capitalizzazione azionaria oggi e’ ben al di sotto di ogni minimo storico mai raggiunto prima, Neppure nel 2003, dopo le torri gemelle, e neppure nel 2009 con la crisi dei sub prime i prezzi erano stati cosi‘ bassi, ed e’ per questo motivo che la danno gia’ per fallita.

A questo punto dovrei mostrare il grafico italiano, ma prima voglio fare una brevissima nota sulla Spagna, che per molti e’ considerata a rischio default assai piu’ dell’Italia.


Spagna: cliccate per ingrandire

Come si puo’ osservare, l’andamento del trend della Spagna non ha niente a che vedere con quello della Grecia. Anzi, avendo i massimi in ascesa e i minimi ugualmente in ascesa, il grafico spagnolo e’ piu’ simile a quello tedesco.

E’ l’Italia? Se avete digerito tutto quello che vi ho mostrato, e lo avete compreso, credo che non avrete problemi ad interpretare il seguente grafico e capire se davvero, come dice Monti: "L'Italia non e’ allo stesso livello della Grecia".


Italia: cliccate per ingrandire

Inoltre, dato che c’e’ chi immancabilmente mi invia messaggi per darmi della morta di fame in quanto ungherese, come se si trattasse di un campionato di calcio, ecco anche il grafico della borsa magiara da cui si puo’ benissimo giudicare la situazione economica che l’Ungheria sta attraversando. Si nota per caso qualche somiglianza con la Grecia o con l’Italia? Oppure e’ piu’ simile alla Germania o alla Spagna?


Ungheria: cliccate per ingrandire

Ma c’e’ di piu’. Se i grafici non sono abbastanza chiari, si puo’ lasciar parlare le cifre. Ecco di seguito cio’ che e’ stato perso dalle varie borse rispettivamente in un anno e in due anni:

Grecia -52% dal 1 gennaio 2011, e -69% dal 1 gennaio 2010;
Italia -27% dal 1 gennaio 2011, e -35% dal 1 gennaio 2010;
Ungheria -21% dal 1 gennaio 2011, e -20% dal 1 gennaio 2010;
Spagna -16% dal 1 gennaio 2011, e -31% dal 1 gennaio 2010;
Germania -16% dal 1 gennaio 2011, e -0,1% dal 1 gennaio 2010.

Ma la migliore in assoluto fra le borse europee e’ stata quella della nazione piu’ antieuropeista di tutte: la Gran Bretagna che ha perso il 7,5% nell’ultimo anno, ma che tuttavia ha guadagnato lo 0,3% negli ultimi due anni. E questo sta ad indicare che a perdere nel complesso, piu’ che le singole nazioni, e’ stata la stessa Europa, o almeno cosi’ come e’ adesso strutturata.

Qui concludo il mio lungo e tedioso post, avendo mantenuto anche l’ultima promessa fatta nel 2011, nella speranza di aver dato un piccolo contributo a chi certe cose e’ abituato ad apprenderle senza farsi mai domande. So che cio’ che e’ venuto fuori e’ amaro, e di gran lunga avreste preferito i soliti auguri, triti e ritriti. Ma gli auguri sono solo parole vuote che non sarebbero servite a niente, mentre comprendere il meccanismo per cui le gazzelle vengono sempre azzannate dai leoni puo’ essere molto piu’ utile. Se non altro a sopravvivere almeno per un altro anno. Perche’ siccome nell’universo niente si crea e niente si distrugge, neppure il potere d’acquisto, qualcuno farebbe bene a chiedersi a chi e’ andato il tasca tutto quello che e' stato perso da tanta gente negli ultimi dieci anni.

Nessun augurio, dunque, a nessuno, ma un invito a riflettere sul passato, piu’ che sul futuro. Riflettere sulle promesse fatte e non mantenute, cosi’ da poterle onorare, ma soprattutto sugli errori compiuti, cosi’ da non ricaderci piu’. Le occasioni per migliorarsi, maturare, evolvere, vanno prese al volo. Questo e’ l’invito che faccio a tutti in questo ultimo giorno dell’anno.

giovedì 29 dicembre 2011

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Come portarsi a letto una ungherese fingendo di credere che lei lo faccia per amore

Premessa - Vorrei innanzitutto ringraziare coloro che fino ad oggi mi hanno contattata per ricevere informazioni su come conoscere ragazze ungheresi a scopo di amicizia, matrimonio o “altro”. Lascio a voi stabilire esattamente cosa significhi “altro”, in quanto ho avuto il forte sospetto che quasi tutte le persone che mi hanno scritto, della cui sincerita’ non ho motivo di dubitare, oltre a manifestare una notevole curiosita’ nei riguardi dell’universo femminile magiaro soprattutto dal punto di vista anatomico, volessero solamente raggiungere un unico obiettivo. A sforzarsi un po’ le meningi e’ facile immaginarsi quale.

In ogni caso, cio’ mi da’ l’occasione di scrivere un post per indicare le linee guida che servono per conoscere, incontrare, e corteggiare una ragazza ungherese. Insomma, una specie di piccolo manuale in cui cerco di rispondere a molte delle domande che mi sono state fatte, e allo stesso tempo aver modo di fare una buona ed utile azione sia nei confronti dei tanti uomini italiani che sono alla ricerca di una relazione affettiva, sia nei confronti delle tante ragazze ungheresi in cerca di un compagno che dia loro serenita’ e sicurezza.

Come conoscerla

Volete davvero conoscere una ragazza ungherese? Cercate una fidanzata, una moglie, o semplicemente un’amante? Non c’e’ problema. L’unica soluzione - sembra strano ma e’ proprio cosi’ - e’ che vi facciate un bel viaggetto in Ungheria, perche’ a differenza di tutte le altre ragazze dell’est, non ci sono molte ungheresi che vivono volentieri e stabilmente in Italia. Diventa percio’ difficile sperare di incontrarne una per caso. Comunque, anche se non avete la possibilita' di visitare Budapest, potete ugualmente iniziare a stringere una relazione tramite qualche chat line, oppure attraverso specifici siti web che promuovono incontri.

Pero’ attenti agli imbrogli! Potete facilmente imbattervi in ragazze che hanno un solo interesse: approfittarsi di voi! E non crediate che le ungheresi, a differenza delle altre, siano piu' attente ed oneste nella loro intenzione di conoscere uomini italiani. Chi cerca di convincervi della loro buona fede, vi racconta un sacco di balle. Se avete la sfortuna di trovare un’avventuriera senza scrupoli, rischiate di vedervi spillare un bel po’ di soldini ancor prima che arriviate a incontrarla di persona. Certune - ne conosco almeno un paio - sono delle vere fuoriclasse nell’arte del farvela annusare e non darvela mai, ed e’ risaputo che molti dei fessacchiotti che si rivolgono ai siti di incontri, in vita loro non hanno mai visto una vera figa da vicino. Quindi bastano un paio di foto in cui viene messo in mostra un bel musetto perche’ perdano completamente la testa e si illudano di aver fatto la conquista del secolo.

Se invece avete la possibilita' di visitare Budapest o l’Ungheria per vacanza, per lavoro o semplicemente perche avete voglia di farvi una tranquilla scopata lontani da vostra moglie, potete provare a conoscere qualche ragazza prima di partire, sempre tramite siti di incontri, flirt o cose simili. Ma il mio consiglio e’ che lasciate al caso il piacere del vostro incontro. Provate dunque a frequentare i principali locali di Budapest, come pub, discoteche, night club, senza aver paura di approcciare una ragazza. Se vi proponete in maniera semplice, diretta e spontanea, difficilmente avrete una risposta negativa o maleducata.

In ogni caso, provate a offrirle una bottiglia da 50.000 fiorini. Male che vada passerete una serata a chiacchierare piacevolmente, con lei che vi guarda con i suoi profondi occhioni e voi che, per tutto il tempo, potrete tenere lo sguardo da pesce lesso puntato sulle sue tette. E quando poi tornerete in hotel, non fatevi problemi a masturbarvi pensando a come avrebbe potuto evolvere la serata se, oltre alla bottiglia, aveste anche accettato di darle quei soldi di cui aveva estrema necessita’ per curare il fratellino ammalato.

Come comunicare

Molte ragazze dell'est, quindi anche ungheresi, parlano inglese, spagnolo, francese, italiano, oltre, ovviamente, alla loro lingua. Quindi, soprattutto quelle belle, avranno mille modi per farvi capire che per riuscire nella vostra impresa dovrete sborsare molto piu’ di una banale cenetta al lume di candela come cercano di convincervi le varie agenzie d’incontri che trovate nel web che hanno tutto l’interesse a farvi credere che le magiare sono ragazze dolci, sensibili, romantiche e che cercano il loro principe azzurro italiano. E' solo una tecnica commerciale per farvi sganciare fior di quattrini per l'iscrizione.

Comunque, se vi capita di iniziare una relazione via email, il consiglio che posso darvi e': siate spontanei, ma non troppo diretti. E soprattutto non c'e' bisogno che vi inventiate cose dell’altro mondo allo scopo di stupire. Le magiare sono bravissime a riconoscere le fandonie e anche se faranno finta di nulla, si accorgeranno subito che siete dei fanfaroni. Presto vi accorgerete che a loro di tutto cio’ che raccontate importa una beata fava. Cio’ che e’ invece importante e’ che al momento giusto sganciate quanto dovuto, e loro saranno piu’ che felici di contraccambiarvi.

Se vi farete vedere dunque generosi, la comunicazione via email sara' facile ed immediata. Non e' necessario che mandiate foto del vostro pisello, ed evitate assolutamente foto di auto, case, eccetera, perche’ le magiare non sono cosi’ stupide come pensate e sanno benissimo che le immagini potrebbero appartenere a qualche vostro amico molto piu’ ricco e dotato di voi. Ricordate: comunicare bene non significa solo saper scrivere bene, ma significa saper scrivere le cose giuste al momento giusto. E di questo avremo modo di parlare quando affronteremo l’argomento sugli assegni, bonifici e carte di credito.

Inutile dire che, in ogni caso, nei primi contatti e' fondamentale che vi presentiate bene. Percio' per non rischiare di iniziare col piede sbagliato, evitate di partire subito con discorsi troppo spinti. Perche’ va bene che volete solo scopare, ma almeno lasciate un minimo di spazio all'ipocrisia. Infatti, come tutte le donne, anche alle ungheresi piace fare la classica recita delle suore un po’ zoccole. Anche perche’ ormai tutte sanno che a voi italiani questo giochino piace tanto.

Il primo incontro

Se il primo incontro avviene a Budapest, avrete la gioia di vivere la magia di questa splendida citta' che vi aiutera' certamente ad avere l’atmosfera giusta. In genere, in tutta l’Ungheria ci sono bar, ristoranti, discoteche e locali, nati soprattutto dopo la caduta del comunismo, e la scelta non manca. Sono infatti tantissimi i luoghi con musica piacevole e luci soffuse, per creare atmosfere romantiche dove portare una ragazza o fare incontri speciali. Molti piu' che in Italia. Tuttavia, non pensiate che le cose stiano come raccontano le leggende metropolitane oppure come vi hanno detto (mentendo) gli amici che prima di voi hanno visitato l’Ungheria. Le ragazze dell’est non sono delle ninfomani alla perenne ricerca dell’uccello di un italiano. Ma anche se un’ungherese non ve la da’ al primo colpo, non vuol dire che non sia interessata a voi. Anzi, e' probabile che vi stia solo mettendo alla prova!

In Italia gli uomini sono abbastanza abituati a far colpo con ragazze che, anche se hanno il culo piatto, le gambe corte, la cellulite, la pancia e le cosce grasse come prosciutti di Langhirano, se la tirano fino a strapparsela. Ebbene, anche per un’ungherese e' normale farvela annusare per un bel po’, ma il motivo e’ che, rispetto a cio’ a cui siete normalmente abituati, in Ungheria finanche una qualsiasi commessa considerata neppure tanto carina, in Italia potrebbe partecipare ai concorsi di bellezza. Percio’ siate pazienti, e concedetele la soddisfazione di tenervi appesi per il naso fin quando avra' deciso se le andrete bene o no. Almeno lei, diversamente da molte vostre connazionali, un motivo per farlo ce l’ha. Comunque, non prendetevela, nessuno vi sta giudicando; rilassatevi e perdetevi negli occhi della splendida ragazza che vi sta di fronte. Mi raccomando, anche se non ne potrete fare a meno, non insistete a guardarle solo le tette e le cosce. Sarebbe un segnale assolutamente controproducente: lei vedendo che avete la bavetta che vi cola dagli angoli della bocca, potrebbe essere tentata ad alzare la sua richiesta.

Spesso, in un primo incontro, una ragazza potra' sembrarvi distante, come se di voi non le importasse una beneamata minchia. In realta’, molte volte e’ cosi’, ma e’ meglio che vi illudiate del contrario. Dite a voi stessi che “non avete trovato ancora gli strumenti per far breccia nel suo interesse”. Sentite come suona meglio? Pertanto, qualora abbiate il desiderio di farla quella "breccia”, il consiglio e’ di proporle un giro di shopping nei negozi esclusivi (e molto cari) in Váci utca, rassicurandola che penserete voi a pagare il conto di ogni suo acquisto. Vi assicuro che la vedrete cambiare immediatamente umore ed atteggiamento. Subito si fara’ attenta ed amorevole. Pero' attenzione: non recatevi al primo incontro con la carta di credito scaduta oppure senza un'adeguata scorta di contanti. La ragazza potrebbe irritarsi, soprattutto se non capisce bene l'italiano, qualora tentiate di convincerla ad accettare un assegno.

E’ questione di eta'?

Alle ragazze magiare (e alle donne dell'est in genere) piace molto il fascino dell'uomo maturo, anche perche’ di solito sono i giovani ad essere i piu’ squattrinati. Quindi in giro si vedono frequentemente delle strafighe megagalattiche con uomini abbastanza anzianotti e persino bruttini. Ma questa non e' una regola, ovviamente. Se siete un rampollo figlio di qualche magnate pieno zeppo di grana, le andrete bene lo stesso anche se siete appena maggiorenni. Nel caso comunque che non le andaste bene voi, le andra' di sicuro bene vostro padre. Da questo punto di vista le ungheresi sono molto “anticonvenzionali”: non fanno preclusioni. In ogni caso, le differenze di eta' difficilmente sono un problema perche’ le ungheresi, essendo di solito piuttosto sveglie e mature, amano spesso uomini che non siano infantili e che sappiano garantir loro una buona relazione; vale a dire una vita comoda e agiata sotto ogni punto di vista. In cambio, state certi che sapranno donarvi tutto di se stesse… proprio tutto! Facendovi scoprire emozioni che forse non avete mai provato.

Ma attenzione: come per molte donne dell'est, il fatto che le ungheresi si trovino bene con uomini maturi e pure danarosi, non vuol dire che si vendano o che seguano solo il fascino dei soldi. In realta’ non la vendono; la danno solo in affitto. Inoltre, a quasi tutte oltre ai soldi piace anche il cazzo. Se non il vostro, perche’ lo avete mal funzionante, almeno quello del vostro migliore amico. Come ho detto, da questo punto di vista le ungheresi sono abbastanza anticonvenzionali e non fanno preclusioni.

Non parlate ungherese?

La maggior parte delle ragazze ungheresi interessate a uomini stranieri sono spesso interessate ai viaggi, allo shopping e alla bella vita in genere. Tenetelo sempre a mente. Quindi parlare ungherese non e' necessario. Dal momento che dovrete solo dire “igen” - che in magiaro significa “si’" - ad ogni loro richiesta, sara’ sufficiente che impariate soltanto questa parola. E nel caso siate muti o affetti da raucedine, potrete sempre assentire con un cenno della testa.

Per concludere

Mi pare a questo punto di aver detto tutto quello che c'era da dire. Adesso chi e' interessato ha tutti gli strumenti che gli servono per far colpo su una ragazza ungherese senza rischiare un insuccesso o una delusione. Spero ne faccia tesoro, e nel caso abbia capito, invece, che le magiare non fanno al caso suo, ne prenda atto e da ora in poi eviti almeno di scocciarmi con delle assurde richieste d'incontro.

martedì 27 dicembre 2011

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Non m’importa

Sia chiaro, lo dico francamente, fuor di metafora e senza mezzi termini: non m'importa proprio niente di cambiare il mondo e la gente.
Non m’importa di cambiare i credenti in atei. Che i credenti facciano pure il bagno nella beatitudine delle loro illusioni.
Non m’importa di trasformare gli ipocriti in persone sincere. Che gli ipocriti marciscano nel fango delle loro bugie: quelle che dicono a se stessi, e quelle che dicono gli altri.
Non m’importa di insegnare alle donne che se la tirano, le "fighe strette" che credono di essere le uniche al mondo, i benefici che avrebbero se scendessero dal piedistallo e rilassassero una volta tanto i muscoli della vagina. Per quel che mi riguarda, possono anche diventare blu di frustrazione. Perche’ dovrei fregarmene di loro?

Non m’importa di convincere gli uomini che fanno i “machi” della necessita’ di rispettare le donne e la loro dignita’. La seconda punizione per quelli che fanno i "machi" e’ quella di essere dei machi (ed e' gia’ una gran pena). Per quanto riguarda invece la prima punizione, e’ che, purtroppo per loro, io e altre come me, esistiamo.

Lo giuro (pero' non su Dio), che' non m’interessa far da guida ai perduti, ne’ illuminare i ciechi, ne’ corrompere i pii, ne’ dar consigli ai complessati, ne’ guarire gli impotenti e le frigide. Tutto quello che m’interessa e’ il MIO diritto di essere chi voglio essere, il MIO diritto di dire quello che voglio dire, il MIO diritto di prendere quello che voglio prendere, il MIO diritto di scrivere quello che voglio scrivere, il MIO diritto di fare quello che voglio fare, e il MIO diritto di vivere come voglio vivere.

Non trascurate quel MIO in lettere maiuscole: non e’ stato scritto per caso. Sono un’egoista? Un’egocentrica? E chi se ne frega! A me va bene cosi’ e lo dico forte e chiaro.

Eppure, se mentre sono chi voglio essere, dico cio’ che voglio dire, prendo cio’ che voglio prendere, scrivo cio’ che voglio scrivere, faccio cio’ che voglio fare, vivo nel modo in cui voglio vivere... sto stimolando anche altri ad essere quello che vogliono essere, a dire quello che vogliono dire, a prendere quello che vogliono prendere, a scrivere quello che vogliono scrivere, a fare quello che vogliono fare, e a vivere come vogliono vivere... allora mi considero la persona piu’ fortunata sulla faccia della terra. Mi sento orgogliosa se sono la causa di questi “effetti collaterali”, e questo mi da’ tanta forza, perseveranza, ostinazione e passione.

No, credetemi, non m’interessa assolutamente di cambiare il mondo e la gente, e si tranquillizzino i credenti, gli ipocriti, le fighe strette e i machi perche’ di loro non m’importa proprio niente. Quello che invece m’importa davvero e’ vivere. E’ questa la mia grande battaglia, la mia causa, la mia lotta: vivere me stessa senza falsita’, senza compromessi, senza giochi sporchi fatti sotto banco.

E con questo, ho detto tutto.

~

I miei giochi, i miei segreti, le mie paure, i miei peccati,
le mie abitudini, le mie mutandine, quello che fuggo, quello che inizio...
i miei stati d'animo, la mia lussuria, i miei capricci, il mio disordine,
la mia luna, il mio amore, quello che so e quello che penso:

Tutto sotto la mia pelle
e’ come uno stretto vestito rosso
in attesa di essere strappato via
dalla tua voglia di vedermi nuda.

(Joumana Haddad)

domenica 25 dicembre 2011

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Pirati

Timida navigante che attraversasti il mare quella notte, quanto tempo e’ passato? Quella volta pensavi fosse un’unica, semplice avventura. Eppure, anche a distanza di anni, porti dentro quel ricordo che, quando nel freddo della tua solitudine attendi annoiata l’arrivo del gelido vento del Nord, ti fa pensare a chi tra i tanti e’ rimasto impresso nella tua mente e in un angolo del tuo cuore.

Eri poco piu’ di una ragazzina, e lui molto piu’ grande di te. Avevi ancora il seno acerbo e desideravi l’avventura per eccitare il tuo giovane cuore alla ricerca di chi ti avrebbe fatta diventare donna. Ma in te la donna lui gia’ la vedeva, e nel ghiaccio dei tuoi occhi nei quali si perse, riconobbe il calore di quella che saresti diventata.

Ti scelse. Mentre tu stessa ancora deridevi la tua timidezza, goffa ed insicura, lui, con quel volto corsaro solcato dall’esperienza e con un sorriso, ti catturo’. E quando, infine, alzando il volto i tuoi occhi incontrarono i suoi, si sciolse per sempre il tuo cuore non ancora corrotto del tutto. Con modi gentili ti convinse prendendoti per mano. Avevi timore, ma non ti dispiaceva. In te sentisti brillare il desiderio, e ricambiasti cosi’ il suo sorriso vincendo la ritrosia figlia dell’inesperienza. Fu cosi’ che ti lasciasti trascinare con dolcezza fino al suo vascello.

T’invito’ a bordo e ti parlo’ di navi, di pirati, di tesori, di mari inesplorati, di isole misteriose e di avventura. E ti luccicarono gli occhi perche’ era da sempre quello il destino che desideravi. La luna fredda entrava dalla finestra opaca, e il vento passava tra le fessure. Rabbrividisti. Non eri ancora abituata a quel gelido clima, cosi’ diverso da quello di casa tua. Ma anche la tua casa sarebbe diventata presto solo un ricordo di un’infanzia a cui eri stata strappata. E mentre pensavi a tutto questo, lui ti abbraccio’ per donare calore alla tua pelle infreddolita. Non ti sottraesti e accogliesti quel calore che invadeva la tua intimita’.

“Cosi’ va meglio?”

Annuisti, intenerita dalla sua gentilezza. Sentivi il tuo cuore battere come dopo una corsa, mentre lui ti accarezzava i capelli, neri, lunghi, con mille onde che s’infrangevano fra le sue dita. Poi ti bacio sulle labbra, morbide come la tua pelle. Il bacio fu lunghissimo e ti lascio’ senza fiato. Avevi baciato altre volte, ma ancora non sapevi cos’era un bacio. Solo in quel momento lo scopristi e non aspettasti neppure il tempo di riprenderti, riaccostasti le labbra alle sue, affamata dell’amore che non avevi mai ricevuto.

Le sue mani forti ghermirono i tuoi fianchi, e lasciasti che il tuo corpo diventasse l’isola in cui lui potesse approdare. Spoglio’ il tuo sesso e invito’ le tue mani a fare lo stesso con il suo. Cosi’ i vostri corpi furono nudi, uniti nella loro diversita’; la tua pelle accanto alla sua era come una perla vicino all’ambra. Con le dita ti sfioro’ i capezzoli, timidi come te, che spuntavano dai tuoi giovani seni che non erano mai stati di nessuno; non ancora maturi, ma gia’ gonfi e rotondi come le bianche vele di veliero. E lui vi accosto’ le labbra, e li succhio’ come a lenire la dolorosa frenesia che sentivi dentro.

In te non c’era freddezza. Gia’ troppa ce n’era in quella sera di gelido vento e troppa ce n’era stata nella tua vita, e allora capisti che tutto quello che volevi era approdare in quel porto sicuro, con tutti i tuoi sentimenti non ancora sepolti da tanti anni amari. Piccola ragazzina candida e immatura, sperduta in un mare immenso, sognante, avevi ancora una luce genuina negli occhi ed un sorriso sincero, perche’ cercasti di entrare nel mondo dei grandi?

Eri impacciata, maldestra, ma gli volesti dare tutta te stessa, nelle tue profondita’, e lasciasti che la sua ancora esplorasse i tuoi fondali. Desti tutta te stessa quella notte a lui, solo a lui… e gia’ sapevi che poi la tua vita l’avresti vissuta per sempre laggiu', in quel lurido porto dove saresti stata banchetto di mille marinai, ma non t’importava; lo stesso sentivi che dovevi rendere incancellabile quell'esperienza affinche’ un giorno te ne potesse restare un ricordo, qualcosa a cui aggrapparti per sentirti libera, veramente libera come solo i pirati possono esserlo, ma anche per non dimenticare mai di come si diventa una puttana.

sabato 24 dicembre 2011

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Buon Natale anche a te

Erano i giorni prima di Natale e stavo controllando la mia posta. Quella che usavo per “lavoro”, intendo dire, dove mi scrivevano coloro che rispondevano al mio annuncio. Trovai come sempre una trentina di messaggi. Una meta’ era decisamente da cestinare: i soliti maniaci sessuali che, per dar sfogo alle loro perversioni malate, da quando c’era internet preferivano usare la tastiera di un computer invece della cornetta del telefono. Poi c’erano quelli che volevano che rispondessi ad una serie infinita di domande su prestazioni, tariffe e condizioni. Tutte cose che, se solo avessero voluto, avrebbero potuto benissimo trovare nel mio sito oppure nelle tante recensioni che, nei vari forum, altri clienti avevano gia’ fatto su di me; non ero certo una di cui mancassero informazioni.

Certi tipi non li sopportavo proprio. Avevo una discreta esperienza e sapevo che quelli che si addentravano troppo nei dettagli alla fine non arrivavano a concludere mai niente. C’era sempre qualcosa che non andava bene: il prezzo, o il fatto che non ricevessi a casa, oppure che non accettassi di scopare senza preservativo. Insomma alcuni erano degli autentici rompicoglioni e appena capivo l’antifona, evitavo di dare loro considerazione.

C’erano poi quelli che volevano incontrarmi “come amica”, per un aperitivo o per una cena, “senza alcuna finalita’ a scopo sessuale", dicevano i bugiardi. Ma i piu’ ridicoli erano quelli che si proponevano per darmi sollazzo qualora avessi sentito la necessita’ di rilassarmi, stufa di incontrare i soliti clienti. In pratica, voleva a dire far sesso con qualcuno che non avrebbe sganciato un soldo. Decisamente una perdita di tempo, e io non ero una a cui piaceva buttare via un bene cosi’ prezioso come il tempo.

Poi c’erano i tipi interessanti, quelli sicuramente da approfondire. Qualcuno in verita’ un po’ volgare ed anche arrogante, pero’ almeno era conciso e non si dilungava in proposte che non avevano senso. Non facevo quel mestiere perche’ la gente si masturbasse con le mie email, e non gradivo chi scriveva tanto e poi non combinava nulla. E, infine, non mancavano i vecchi clienti intenzionati a incontrarmi di nuovo, magari dopo aver fatto il giro di tutta la “concorrenza” ed essersi resi conto che una come me non era facile da trovare. Insomma, la solita roba che mi arrivava ogni giorno.

Nel mucchio, mi colpi’ un messaggio. Fui incuriosita soprattutto dall’oggetto: “Un regalo a te e uno a me”. “Divertente”, pensai. Proveniva da un certo J. Si firmava con la sola iniziale. Probabilmente un anglosassone; forse si chiamava James o Jeremy. Mi augurai che non si chiamasse John, e mi venne da ridere pensando che “john” era il nomignolo dato ai clienti occasionali dalle puttane anglosassoni. Comunque la mail era scritta bene, lunga quanto necessario e sintetica al punto giusto.

“Ho sbirciato nel tuo sito e sono rimasto letteralmente estasiato dalle foto. Dato che faccio un lavoro piuttosto faticoso e stressante che mi porta sempre in giro per il mondo, la vigilia di Natale saro’ di passaggio proprio nella tua citta’. Se sei libera mi piacerebbe incontrarti. Avro’ solo poche ore a disposizione perche’, purtroppo, ho sempre molte cose da fare e vado di fretta, ma ho deciso che quest’anno, per una volta, mi faro’ un regalo: un paio d’ore con te. Che ne dici? Il compenso che chiedi non e’ un problema. Per quanto riguarda me, tanto perche’ tu sappia chi (se vorrai) incontrerai, dico solo che sono un uomo maturo ed anche un po’ in sovrappeso, pero’ ho un carattere gioviale e allegro. Quello che cerco e’ un’emozione nuova, una trasgressione alla quale, per il ruolo troppo rigido in cui sono troppe volte costretto, non sono abituato."

“Il solito uomo d’affari” pensai. Non che amassi molto gli uomini d’affari. Erano quasi tutti simili ed avevano generalmente l’aria di chi paga e quindi pretende. Di positivo c’era che, siccome andavano sempre di fretta, non dovevo impegnarmi tanto per concludere, e quasi sempre gli incontri finivano prima del tempo che mi veniva pagato. Naturalmente c’erano le eccezioni, quelli che si imbottivano di viagra ed allora erano guai, ma non bisognava trascurare che, dal punto di vista economico, erano sempre assai generosi e non si facevano problemi a sovvenzionare la causa di una ragazza bella e disponibile. E la mia causa richiedeva tutti i fondi possibili affinche’ riuscissi a soddisfare i costosi capricci che avevo.

Incuriosita, rilessi il messaggio. Non mi era chiaro che cosa volesse dire con quel “maturo” e “in sovrappeso”; non sarebbe stato troppo grasso o troppo vecchio? Non amavo molto andare con i ragazzi giovani; preferivo senz’altro uomini un po’ piu’ esperti, maturi, che fossero intellettualmente stimolanti e capaci di apprezzare cio’ che offrivo loro. Pero’ c’era un limite a tutto; non volevo che un ultrasettantenne, magari grasso e con problemi di cuore, mi stramazzasse nel letto! C’ero gia’ passata da un’esperienza simile e non era stato piacevole. Ma il tono di J era educato e gentile, e supero’ il primo esame. Gli risposi dandogli il numero di telefono, cosicche’ mi contattasse per accordarci meglio.

~

Lo squillo del cellulare mi raggiunse la vigilia di Natale. Ero in centro per fare gli ultimi acquisti e stavo proprio di fronte alla vetrina di Hermes ad ammirare una fantastica “Birkin” in struzzo che costava una fortuna. Troppo costosa, anche per me che di solito non mi facevo mancare nulla, ma per un oggettino del genere dovevo trovare un pollo che fosse assai piu’ infatuato, ricco e disposto a spendere dei soliti clienti che normalmente incontravo. Una voce profonda e pacata all’altro capo del telefono mi saluto’.

“Ciao, sai chi sono, vero? Dovevo chiamarti per confermare l’appuntamento di oggi”.
“Certo, sei l’uomo d’affari maturo e in sovrappeso che vuol farsi un regalo speciale”, risposi scherzando. “Come stai? Sempre indaffarato e di corsa?”
“Questo per me e’ il periodo peggiore dell’anno. Pero’, come ti ho detto, ho deciso di prendermi una pausa e farmi quel famoso regalo”.
“Perdona se te lo chiedo: non e’ che quel J con cui ti firmi e’ l’iniziale del tuo nome e per caso ti chiami John?”
“No no, cioe’ si’… e’ l’iniziale del mio nome, ma non mi chiamo John”.
“Non che sia importante, e non voglio sapere il tuo vero nome, ci mancherebbe altro! E’ solo che sarebbe stato buffo se ti fossi chiamato John. Comunque, dimmi pure, J… ci incontriamo?”
“Sicuramente! Pero’ devo chiederti una cosa. Siccome sono una persona piuttosto conosciuta… dovresti pensare tu a scegliere un posto adatto che sia, diciamo, abbastanza riservato dove nessuno possa vederci insieme. Non so se mi comprendi”.

Era senza dubbio un tipo misterioso quel J, ma non mi sembrava che avesse l’aria del maniaco. Anche se certe richieste andavano sempre valutate attentamente e con un minimo di precauzione. Soprattutto con gli sconosciuti. In ogni caso, in un motel dov’ero conosciuta poiche’ ci portavo molti dei miei clienti, non avrei avuto problemi.

“Possiamo andare in un motel che conosco. E’ carino e molto discreto. Si accede direttamente dal parcheggio auto che e’ privato per ogni camera e che resta al chiuso, cosi’ nessuno puo’ vedere chi entra e chi esce. Facciamo in questo modo: riservo io una stanza e poi ti invio tutte le informazioni per arrivarci tramite sms. Tu ci vai per primo e mi aspetti, ed io arrivo poco dopo. Cosi’ nessuno ci vede insieme. Che ne dici?”
“Mi sembra perfetto! E poi, un’altra cosa… che ne diresti se al posto dei soldi ti proponessi un bel regalo? Quello che desideri, non ha importanza il valore: un gioiello o qualsiasi cosa che ti piaccia. Come avrai capito non sono abituato a pagare le donne. Mi sento a disagio. Percio’, se per te non e’ un problema, preferirei farti un regalo, anche se alla fine mi costera’ di piu’”.

“Ma questo e’ matto!”, pensai. Voleva forse rifilarmi roba usata o peggio rubata? E poi era contro le regole: una puttana accetta solo denaro contante. I regalini, se mai, sono a parte. Stavo per rifiutare, quando pensai alla borsa che avevo appena visto. Decisi di azzardare. Se abboccava, tanto meglio. Altrimenti che andasse a farsi fottere.

“Anche una borsa di Hermes da…?” e gli dissi il prezzo.
“Certo! Per me sarebbe un vero piacere potertela regalare. Dimmi il modello e il colore e te la faccio trovare in camera quando arriverai”.

Ero sbalordita. Quel tizio mi stava prendendo in giro? Eppure, mi era successo altre volte di incontrare uomini molto ricchi ai quali piaceva fare gli splendidi con le ragazze giovani…”

“Va bene. Allora mi piacerebbe una “Birkin” in struzzo colore blu scuro. E che sia originale di Hermes, mi raccomando!”

Ero stranamente eccitata. Mi pareva assurdo che qualcuno accettasse quella richiesta, ma ero fatta cosi’: affrontavo sempre la vita con la voracita’ tipica di chi non si fa scrupoli, e non lasciavo mai briciole nel piatto. J, pero’, non fece una piega. Mi chiese solo di prenotare il motel e come d’accordo, m’avrebbe aspettata direttamente in stanza con il regalo. Quella sarebbe stata la marchetta dell’anno, pensai. Due ore pagate come un intero week end!

~

Arrivai puntuale. Bussai alla porta, ma la trovai aperta. Entrai e sul tavolo in anticamera notai subito la grande busta griffata di Hermes che conteneva il mio regalo. L’aprii e dentro c’era proprio la borsa dei miei sogni, del colore giusto. E non era un falso!

La camera era poco illuminata. J stava gia’ nel letto, coperto fino al torso dal lenzuolo. Mi sorrise e mi saluto’. La sua voce metteva di buonumore ed i suoi occhi sprizzavano di felicita’ ed eccitazione. Il volto, incorniciato da una folta barba, esprimeva una grande generosita’. A dispetto dell’eta’, che era in effetti un po’ avanzata, J faceva pensare a un bambino che stava ricevendo il regalo piu’ desiderato nel giorno di Natale. Pensai che forse era da tanto che non faceva sesso con una donna, e quasi certamente non con una come me. Naturalmente non glielo chiesi, ma la convinzione mi dette quasi un leggero fremito di eccitazione. Aveva comunque un’aria vagamente familiare. Al telefono mi aveva detto di essere famoso, ma non riuscivo a ricordare dove l’avessi visto. Forse in tv, o al cinema. Ma non m’importava; non ero li’ per chiedergli un autografo.

Mi spogliai e mi sdraiai accanto a lui che inizio’ immediatamente ad accarezzarmi con le sue grosse mani. Erano un po’ ruvide, ma il tocco era gentile e delicato. Ricambiai le carezze scendendo lentamente verso l’inguine, fino a trovare il suo pene gia’ pronto ed eretto.

“Vorrei baciartelo un po’“ gli dissi. E al suo mugolio di assenso, iniziai a leccarglielo, prima piano, giocandoci dolcemente con la punta della lingua, poi glielo presi in bocca.

Pur non essendo giovanissimo, J non si presentava affatto male. Non era proprio longilineo, pero’ non era assolutamente ne’ grasso ne’ flaccido. Ma soprattutto c’era una cosa che mi piaceva di lui: profumava di buono ed aveva un aroma che sapeva di muschio e di bosco. Non era la prima volta che andavo a letto con uomini di una certa eta’. Sapevo che molte altre ragazze non si sarebbero mai prestate a fare quello che facevo io, e riuscivo anche a comprenderle. Non era certo la cosa piu’ piacevole del mondo far sesso con qualcuno che avrebbe potuto essere mio nonno, ed era solo per i soldi che accettavo di farlo. Pero’, in alcuni casi, riuscivo anche a divertirmi. Avevo un metodo tutto mio che mi permetteva di godere anche di quei momenti che per altre sarebbero stati sgradevoli: usavo la fantasia. Chiudevo gli occhi e trasformavo i clienti in uomini molto piu’ giovani e in forma di quanto in realta’ fossero; fighi e bellissimi come i fotomodelli delle pubblicita’.

Lo feci anche con J. Anzi, con lui la trasformazione fu abbastanza facile. Si puo’ dire che manteneva ancora una certa prestanza fisica e si capiva che da giovane doveva essere stato davvero un bell’uomo. Succhiarglielo ad occhi chiusi, immaginandolo palestrato e con i muscoli guizzanti, non e’ che mi riuscisse cosi’ difficile. Inoltre, da quel punto di vista, non era neanche messo tanto male; poteva sicuramente competere con un quarantenne ben dotato. Ed era tutto naturale; le erezioni da viagra sapevo riconoscerle…

Dai mugolii capii che J apprezzava molto il servizietto che gli stavo facendo. Dopotutto la parte “orale” era la specialita’ della casa; l’esame che riuscivo sempre a superare con grande soddisfazione della clientela. Pero' quella volta sarebbe stato un peccato sprecare tanto ben di dio, soprattutto perche’ anche a me era venuto un certo "appetito". E glielo dissi.

“Ho una gran voglia di averti dentro. Adesso ti vengo sopra... faccio tutto io, tu rilassati… pero’ prima lo impacchettiamo, va bene?”
“Certamente, mi piacciono i pacchetti”, disse J sorridendo e socchiudendo gli occhi mentre gli infilavo il preservativo.

Mi misi quindi sopra di lui, lasciando che il suo membro, scivolando, si facesse strada in me e iniziai muovermi, su e giu’, avanti e indietro, dapprima lentamente, poi piu’ veloce, cambiando ritmo, alternando diversi livelli di intensita’, stringendo i muscoli vaginali e rilasciandoli, come se gli facessi un massaggio usando solo il mio sesso. Sentii il respiro di J crescere e farsi sempre piu’ affannoso, mentre lui inarcava il bacino alla ricerca del piacere che si avvicinava.

Arrivo’ all’orgasmo con un gemito che sembro’ scaturire dalla profondita’ di una caverna, ed anch’io venni, accasciandomi sopra di lui per fargli sentire addosso tutto il calore del mio corpo nudo e soddisfatto. Restai in quella posizione ad attendere che il respiro di entrambi tornasse regolare. Poi, lentamente, mi sfilai e mi distesi accanto a lui. J mi strinse a se’ teneramente, come fosse l’abbraccio affettuoso e grato di un padre e mi chiese di parlargli di me, dei miei progetti, dei miei sogni. E mentre gli raccontavo i miei desideri, come un bambino stanco per aver giocato fino allo sfinimento, si addormento’.

Dormiva ancora quando lasciai la stanza, tenendomi ben stretta al mio bellissimo regalo. E senza far rumore, mi allontanai in silenzio chiudendomi piano la porta alle spalle.

~

Mi alzai tardi la mattina di Natale. Ancora insonnolita e con gli occhi stropicciati mi diressi in cucina per prepararmi il primo the della giornata. Quasi inciampai in una scatola appoggiata per terra. Poi ne vidi altre sul tavolo, sui mobili, sparse ovunque. La stanza era piena di regali tutti impacchettati con la stessa carta natalizia ed infiocchettati con uno sgargiante nastro rosso. Ne aprii uno: c’era dentro quel bracciale che avevo a lungo desiderato. Un altro: ed ecco quel bel completino di intimo che mi piaceva tanto. Scartai i pacchi con frenesia... erano le cose che piu’ avevo desiderato mi regalassero. C’era di tutto, dalle cose meno importanti alle piu’ sostanziose: i libri che volevo leggere, un nuovo telefonino, il mio profumo preferito, un altro paio di sci… perfino una vacanza esotica tutta pagata! Mi manco’ il fiato, ma non fu per lo stupore di vedere tutti quei regali apparsi magicamente dal nulla. Fu perche’ solo allora realizzai con chi ero andata a letto il giorno prima, e perche’ J mi era fin da subito sembrato cosi’ familiare.

In mezzo a quei doni trovai alla fine un biglietto:

“Grazie per i bei momenti passati insieme. Sei stata per me un magnifico regalo e spero che anche quelli che ti ho lasciato stanotte siano da te graditi. Scusami se non mi sono presentato come avrei dovuto e non ti ho detto il mio nome. Mi chiamo Jultomten, oppure Jólasveinn, oppure Julenissen, oppure Julemanden, oppure Jólamaðurin, oppure… ecco vedi? E’ questo il motivo per cui non lo dico mai: ne ho talmente tanti di nomi che non riesco a ricordarli tutti. Buon Natale anche a te.”

Tra Dio e Satana, alla fine ho scelto di credere in ................. Babbo Natale!


P.S. - Questo racconto, un po' insolito sia nella tematica che nello stile, e' la rielaborazione piuttosto personale, ma anche abbastanza spudorata, di un racconto contenuto nel libro "Dire fare l'amore" di Inachis Io. Spero per questa volta di essere perdonata, ma non avevo pensato ancora a quale regalo farvi per Natale e, come spesso accade, ne ho riciclato uno che avevo nel cassetto. :)

mercoledì 21 dicembre 2011

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L’invidia e’ donna

Brutta cosa l'invidia. E' la passione degli infelici, la madre del risentimento e del rancore. Nasce quando, nel confrontarci con l’altro, ci si sente mancanti, inferiori. Differentemente dalla gelosia, che e’ la paura di perdere qualcosa che abbiamo, nell’invidia ci consuma il pensiero che l’altro abbia qualcosa che noi non abbiamo, anche quando non e’ vero.

E’ una sensazione sgradevole, l’invidia, ed e’ resa ancor piu’ spiacevole dal fatto che e’ difficile che la si ammetta. E’ raro, infatti, che venga confessata, motivo per cui rimane chiusa nell’intimo come l’ipocrisia, l’incoerenza, la disonesta’, e divora dentro, e fa rimuginare e rimuginare, fino a quando lo stomaco fa male… fino alla sua forma piu’ maligna che e’ il godere per le disgrazie altrui.

Ma c’e’ di piu’: l’invidia e’ innanzitutto “donna”. L’aggressivita’ che si sviluppa tra donne e’ diversa da quella che si instaura fra uomini. Le donne competono quasi esclusivamente fra loro, difficilmente lo fanno con i maschi, ed e’ quest’eterna competizione che ha generato questo sentimento prevalentemente femminile.

Tutto cio’ ha origini antichissime se consideriamo che, da sempre, nelle societa’ patriarcali sono le donne ad essere scelte dall'uomo e, naturalmente, e’ la piu’ fortunata che si “aggiudica” il piu’ forte del gruppo. L'oppressione di cui il genere femminile e’ vittima si traduce dunque anche nelle opinioni e nei comportamenti delle donne verso altre donne. E’ principalmente da questo che nasce l’invidia, ed e’ completamente inutile consigliare alle donne di non essere competitive. Sappiamo bene quanto nell'animo femminile questa frase suoni vuota.

E' vero che tutte quante, almeno razionalmente, ci rendiamo conto che il successo (in amore, nel lavoro, nelle relazioni) di qualcun’altra non significa necessariamente un insuccesso nostro. Infatti, non cambia niente nella nostra vita se una nostra amica ha avuto una promozione nel lavoro, e se riceve un regalo costoso non e’ certo perche’ lo ha portato via a noi. Il fatto, poi, che sia magra non ci rende di certo piu’ grasse, e se e’ ammirata dagli uomini non significa che anche noi non lo possiamo essere.

Eppure, a quale donna non e’ accaduto, almeno una volta, di provare un pizzico d'invidia nei confronti di una collega o un'amica che ha ottenuto un successo? Chi non ha mai pensato, magari inconsciamente: “Perche’ a lei si’ e a me no?” Anche se abbiamo tutto cio’ che ci occorre per essere felici, c’e’ sempre quel piccolo tarlo che ci rode dentro e ci fa odiare il mondo perche’ la vita non ci ha premiate come pensavamo di meritare.

No. Non si vive bene provando invidia. Chi e’ invidiosa non dorme la notte, cova astio, rancore, gelosia, e non puo’ smettere di pensare che anche lei meriterebbe quello che un'altra ha ottenuto. Ha sempre il pensiero che le soddisfazioni dell'altra mettano in ombra i suoi successi, e pensa che se una persona trionfa, un'altra soccomba.

L’invidia non e’ razionale, non segue la logica, agisce “di pancia” ed e’ deleteria. Deleteria per i rapporti che si instaurano, che non diventeranno mai limpidi e trasparenti, ed e’ deleteria per il modo in cui viene percepita la realta’, poiche’ l'invidiosa attribuisce il merito dei successi dell’altra alla pura fortuna, al destino, oppure alla stoltezza di chi e’ caduto nella sua rete credendo alle sue fandonie.

Ma l’invidia e’ soprattutto dannosa perche’ impedisce la crescita e l’evoluzione personale. Chi e’ invidiosa, infatti, invece di essere stimolata a migliorarsi, invece di aumentare la propria luminosita’ in modo da essere apprezzata indipendentemente da tutto il resto, basando i propri meriti sulle proprie qualita’ e non sui difetti altrui, e’ portata a spegnere la luce di chi le e’ rivale, con ogni mezzo, cosi’ da credere che, se manca la concorrenza, anche lei possa essere considerata ed avere successo nonostante le scarse qualita’ che ritiene di avere.

L’invidia e’ dunque un sentimento dannoso non solo perche’ genera passioni violente, facendo soffrire enormemente chi la prova, ma e’ soprattutto pericolosa perche’, com'e' stato detto, e’ qualcosa che nessuno riconosce di provare. Cosicche’, chi ne soffre in modo irrimediabile mai ne avra’ consapevolezza e continuera’ a tenere il suo sguardo puntato esclusivamente su gli altri cercando di individuarne i difetti e i motivi per sottoporli a critica. Mentre lo sguardo andrebbe, invece, spostato verso se stessi, guardandosi dentro e fino in fondo cosi’ da conoscere e apprezzare, nelle luci e nelle ombre, l’unicita’ che e’ dentro ciascuno di noi.

lunedì 19 dicembre 2011

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Vita da Rom

Ricordo un film con Nicolas Cage intitolato “The family man”. Parla di un uomo ricco a cui non manca niente: una bella fidanzata, un lavoro invidiabile, una bella casa, la Ferrari. Ebbene, una mattina quest’uomo fortunato si risveglia catapultato magicamente negli abiti di un tranquillo padre di famiglia, con moglie e figli, col mutuo da pagare, senza piu’ privilegi e ricchezze e a fare i conti con tutti quei problemi che affliggono le cosiddette persone “normali”.

Al di la’ della trama un po’ melensa del film, e il lieto fine tutto “americano”, e l’uomo che riscopre proprio nella normalita’ della vita quei valori che come ricco aveva smarrito, penso che sarebbe qualcosa di bellissimo se questa “magia” accadesse anche nella realta’, e non solo nelle fiabe cinematografiche. Perche’ per quanto si possa parlare, spiegare, cercare di far capire, niente sarebbe piu’ efficace ed educativo che l’esperienza di vivere sulla propria pelle certe problematiche e tutti quegli aspetti della vita degli altri che non conosciamo e che spesso, solo per sentito dire e con pregiudizio, ci troviamo a criticare, a giudicare e persino a criminalizzare.

Mai come ora i rom sono stati al centro del dibattito. Perfino nelle discussioni che facciamo in questo blog l’argomento fa emergere le distanze fra persone che fino a ieri potevano sembrare in buoni rapporti. E si creano cosi’ prepotenti le fratture, le incomprensioni che alimentano la rabbia, il rancore e il senso di rivalsa a difesa del proprio “ego”.

Eppure credo che nessun confronto potrebbe essere efficace quanto l’esperienza diretta, cioe’ l’essere catapultati nei panni di chi con pregiudizio, e’ oggetto di critica e criminalizzazione: in questo caso lo zingaro. Cosi’, magicamente, come nel film “The family man”, ti svegli e non sei piu’ tu. Il letto in cui dormi non e’ quello solito, ma e’ una branda scomoda e maleodorante. La stanza nelle quale sei abituato ad aprire gli occhi al mattino e’ scomparsa ed al suo posto c’e’ l’angusto spazio di una fatiscente baracca. Prova per un attimo ad immaginarlo, se ne sei capace.

Una volta superato lo shock ti accorgi che non e’ un sogno. Come Dan Aykroyd in “Una poltrona per due” quando si ritrova nei panni di Eddie Murphy, ti rendi conto che e’ proprio questa la tua condizione, che la vita che avevi non esiste piu’, che la tua casa, il tuo lavoro, la tua famiglia, i tuoi amici, i problemi quotidiani che ieri ti sembravano insormontabili, oggi hanno lasciato il posto ad una realta’ ben diversa in cui ogni problema sara’ piu’ grande, piu’ grave ed assai piu’ irrisolvibile.

Ti guardi allo specchio ed anche la tua immagine non e’ piu’ quella che ricordavi di avere. Adesso hai la pelle scura ed i tratti somatici simili a quelli degli zingari. Anche i vestiti che porti sono poveri, rovinati, sporchi perche’ nelle baracche non esiste niente per lavarli, e senza acqua corrente diventa un problema finanche l’igiene personale. Ti frughi addosso e trovi pochi spiccioli. Con quelli puoi iniziare la giornata tentando di arrivare a poterne vedere la fine. Come fanno tutti i poveri. I veri poveri. Perche’ i poveri vivono giorno per giorno. Non hanno a disposizione piu’ di un giorno alla volta. Pianificare, accumulare, preordinare, sono cose per chi puo’ avere un domani, per chi puo’ mettere da parte qualcosa, mentre i poveracci e’ gia’ molto se riescono ad arrivare a crepare senza avere debiti.

Inizi a vagare per la citta’. Non sai cosa fare, dove andare, da dove iniziare. All’angolo di una strada trovi alcuni giovani che si fanno beffe di te e ti gridano dietro insulti. Ce n’e’ addirittura uno che col suo telefonino ti scatta qualche fotografia, poi fotografa i bidoni dell’immondizia. Probabilmente, sulla sua pagina di Facebook la tua fotografia sara’ etichettata come: “Ecco la spazzatura”.

Hai fame. Coi pochi spiccioli entri in un bar. La gente che ti sta intorno non e’ lieta della tua presenza, ma nessuno dice nulla. Senti comunque gli occhi puntati addosso. C’e’ chi ti ridacchia dietro le spalle, oppure dice qualcosa di brutto sul tuo conto, ma non alzi la testa perche’ sai di essere fuori posto, fuori tempo, fuori da ogni possibile, immaginabile, idea di solidarieta’. Senti solo scherno e derisione. Nessuno ti riconosce come uno di loro. Tu sei il diverso, l’elemento di disturbo, l’anomalia, e forse agli occhi della gente non sei neppure “umano”, e capisci presto che i tanti discorsi buonisti che solitamente si fanno sull’accoglienza e la solidarieta’ sono solo ipocrite congetture. Le persone che ti stanno intorno, quando parleranno di te con gli amici e i familiari a casa, diranno che la loro non e’ discriminazione. Infatti, nessuno ti caccia dal bar. Finche’ incassano i tuoi soldi, ti danno quello che chiedi, e comprendi che ad esser vittima di discriminazione in fondo non sono solo gli zingari, ma la poverta’ in se’.

Ricordi che anche tu, quando sognavi di essere una persona normale, volevi che gli zingari profumassero e amassero l’arte, ma adesso che ti sei svegliato sai bene che nessun datore di lavoro vuole assumere uno zingaro. E senza soldi lo zingaro precipita nella miseria, oppure cerca dei mezzi non convenzionali per procurarsi quelli necessari a sopravvivere. Pero’, nonostante tutto, ti ostini a voler ricorrere ai mezzi convenzionali, e fai tutto quanto e’ in tuo potere per farti assumere. Consulti la pagina delle offerte di lavoro sui giornali. Scorri gli annunci in cui ricercano operai non qualificati, lavamacchine, autodemolitori. Sei disposto a fare tutto.

A telefono ti dicono che posti di lavoro disponibili ne hanno ancora, ma quando ti presenti ti senti dire: “Vattene, non vogliamo zingari!”. Ed e' cosi' in ogni luogo in cui ti presenti: ti scacciano insultandoti. Perfino dove cercano manovali per una paga da fame ti respingono. Comunque non perdi la speranza. Pensi che, in ogni caso, una certa solidarieta’ esista. Deve esistere. Ti metti ad un semaforo. Trascorri ore sul ciglio della strada facendo segno agli automobilisti di passaggio di aver bisogno di aiuto. Sulle labbra di alcuni leggi parolacce e ingiurie, mentre altri ridono di te o fanno finta di non vederti. Uno cerca persino di venirti addosso con l’auto. Sei completamente solo. Centinaia di persone ti passano accanto senza che nessuno raccolga il tuo bisogno di aiuto. Ed e’ in questo preciso momento che comprendi perche’ gli zingari si spostano sempre in gruppo: se restassero soli morirebbero.

Alla fine si ferma una vecchia auto. C’e’ dentro un disgraziato. Anche lui indossa dei vestiti sporchi e dimessi. Nel tempo necessario a metterti fra le mani cinque euro, ti apre il suo cuore: "Ti avevo visto, due ore fa. Ti ho guardato nello specchietto retrovisore e mi sono pentito di non essermi fermato. Mi sono ripromesso, se fossi stato ancora qui al mio ritorno, di fermarmi e di darti qualcosa. Credi che abbia fatto una buona azione?" A testa bassa gli rispondi: "Si'". Con quei soldi puoi finalmente comprarti qualcosa da mangiare.

La giornata finisce com’era iniziata: dentro una lurida baracca, raggomitolato in una branda maleodorante, con la consapevolezza di non aver concluso niente se non aver vissuto un giorno in piu’. Come ogni rom anche tu hai avuto un giorno a disposizione da vivere, giunto alla fine del quale sai di non aver trovato una soluzione al domani. Ed e' alla fine, dopo che avrai vissuto cosi’ per un po', che troverai la risposta alle tante certezze che oggi hai in merito agli zingari, alla loro vita che denigri, alla loro sporcizia che ti disgusta, alla loro indolenza che ti infastisce, e forse ti sara’ piu’ chiaro il vero significato di un versetto del Vangelo che dice: “Bisogna che voi siate generati di nuovo”.

venerdì 16 dicembre 2011

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Comunisti

La Storia racconta che il 9 ottobre 1967 a La Higuera, il piccolo villaggio della Bolivia dove era tenuto prigioniero, Ernesto Guevara trovandosi di fronte a Félix Ramos, l’agente della CIA di origine cubana a cui era stato affidato il compito di interrogarlo, gli sputo’ in faccia.

A questo punto le versioni divergono. C’e’ chi dice che la reazione del “Che” fu causata dal fatto che Ramos, nell’interrogatorio, volendo causargli dolore gli strappo’ parte della barba, ma c’e’ anche chi racconta che fu soprattutto per una frase di scherno che Ramos gli rivolse: “Che effetto ti fa essere qui a morire, mentre Fidel se la sta spassando all’Havana?”

Forse la versione piu’ vera e’ la prima, quella della barba strappata, ma per una strana ragione, legata soprattutto al mio ingenuo idealismo, preferisco credere piu’ alla seconda, e l’immagine di Fidel Castro che si fuma il suo bel sigaro comodamente stravaccato nella suite presidenziale dell’Hotel Nacional di Havana mentre a La Higuera il “Che” viene assassinato nel modo piu’ vile, mi e’ sempre rimasta impressa.

Questo episodio mi torna alla mente ogni volta che c'e' qualcuno che, comodamente seduto sulla sua poltrona presidenziale, al riparo da ogni possibile disagio sia economico che di altro genere, si mette a fare la ramanzina ai poveracci perche’ affrontino di buon grado i sacrifici necessari per mantenere i privilegi a lui, ai suoi figli e a tutta la sua corte di boiardi.

D’altronde, cosi’ come altri personaggi di cui e’ coetaneo, anche Fidel Castro si e’ sempre definito un comunista. Ma quanta diversita’ fra lui e il “Che”…

mercoledì 14 dicembre 2011

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Vendita promozionale

Hai sconsideratamente fatto sesso selvaggio col tuo ragazzo e temi che i tuoi genitori si arrabbino se scoprono che non sei piu’ vergine? Hai imprudentemente perso tutto lo stipendio al gratta e vinci e non sai come confessarlo a tua moglie? Hai incautamente venduto il bracciale d’oro, regalo di tua suocera, al Monte dei Pegni e temi che tuo marito si incazzi? Hai sbadatamente smarrito tua figlia di quattro anni al centro commerciale mentre eri concentrata a provarti il nuovo vestitino?

Perche’ angosciarsi? Perche’ cercare una scusa che probabilmente non verra’ creduta? Da oggi, niente piu’ liti coi genitori, niente piu’ litigi con i partner, niente piu’ giustificazioni che fanno acqua da tutte le parti e niente piu’ sensi di colpa. Finalmente anche tu potrai avere, direttamente a casa tua, l’alibi perfetto.

Che cosa aspetti? Telefona al numero che vedi in sovraimpressione e riceverai subito, a casa e senza spese, il fantastico kit “Accusa lo zingaro” contenente uno zingaro a cui dare la colpa di tutto, e in regalo anche un set di fiaccole e spranghe modello “pogrom”, finemente decorate con simboli celtici.

Hai dunque perso la verginita’? Hai dilapidato al gioco tutto lo stipendio? Ti sei sbarazzata del regalo della suocera? Hai smarrito la figlia? Lascia perdere i vecchi metodi, ormai obsoleti e poco sicuri. Usa lo zingaro. Con il nostro kit, potrai dare allo zingaro ogni colpa. Grazie infatti alla sua caratteristica multifunzione, potrai fare di lui il tuo stupratore, il tuo rapinatore, il tuo scippatore, il rapitore di tua figlia. E molto di piu’.

Percio', se hai intenzione di massacrare qualcuno, non attendere che gli inquirenti, dopo, ti diano la colpa facendoti cadere in contraddizione; munisciti immediatamente del tuo zingaro personale da accusare. Telefona immediatamente al numero in sovraimpressione e riceverai, direttamente a casa tua e senza spese, l’alibi perfetto per ogni tua marachella.

Erika e Omar, Olindo e Rosa, Amanda e Raffaele, zio Michele e Sabrina, e tanti altri, non si sarebbero trovati nei guai - dovendo pagare fra l’altro costosissimi avvocati -, se si fossero muniti per tempo del nostro fantastico kit "Accusa lo zingaro". Non fare come loro. Non esitare. Ordinalo subito. Disponibile in tre modelli: uomo, donna e bambino. Economico, pratico, prende poco spazio e consuma meno di un immigrato Albanese. Soddisfatti o rimborsati. Approfitta di questa strepitosa vendita promozionale.

Ai primi cento che telefoneranno, verra’ inviato in omaggio anche il kit “Fatti giustizia da solo”, contenente due senegalesi e una fantastica 44 Magnum perfettamente funzionante.

sabato 10 dicembre 2011

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Il giardino dei Kegyetlenorkok

Dato che avevo preso un brutto voto a scuola, mia nonna mi disse: “Oggi verrai con me. Cosi’ ti renderai conto di quanta fatica ci sia a lavorare!” Mia nonna faceva la contadina, ma a volte, per racimolare qualche spicciolo, andava in giro a sistemare giardini nelle altre case. Potava le piante, rastrellava le foglie, tagliava l’erba. Quel giorno doveva occuparsi del giardino dei Kegyetlenorkok.

I Kegyetlenorkok erano la famiglia piu’ ricca e potente del paese. Abitavano in cima alla collina e di loro mi facevano paura due cose: il nome che sembrava appartenere a degli esseri mostruosi, e il giardino circondato da un’immensa muraglia dietro la quale chissa’ quali terribili cose si nascondevano.

Da quel che si sapesse, pero’, nessuno mai aveva mai visto in giro qualcuno dei Kegyetlenorkok e mia nonna, che doveva conoscerli bene, non ne parlava mai. Questo, per me, era un motivo in piu’ per averne paura. In un’altra occasione ero riuscita a scamparla: mi ero inventata che dovevo assolutamente finire tutti i compiti e quindi non potevo proprio uscire di casa. Ma quella volta mia nonna era davvero arrabbiata e non riuscii a trovare neppure una scusa per defilarmi. Dovevo farmi coraggio e affrontare una volta per tutte i Kegyetlenorkok. Dopotutto, pensavo che se ci andavo con lei non mi sarebbe accaduto niente di male.

E cosi’ ci avviamo in direzione della collina. Man mano che ci avvicinavamo, la muraglia, che come una fortezza circondava la casa e il giardino, appariva sempre piu’ grande e quando ci trovammo sotto, di fronte al cancello, mi parve la cosa piu’ gigantesca che avessi mai visto in vita mia.

Mia nonna suono’ il campanello. Una voce profonda e tenebrosa chiese: “Chi e’?”
Avevo sempre piu’ paura…

“Sono la giardiniera” rispose mia nonna. E il cancello inizio’ ad aprirsi, piano piano. Quando fu completamente spalancato, ci trovammo davanti una stradina che si addentrava in un immenso giardino. Ci incamminammo lungo il viottolo cosparso di ghiaia ai cui lati c’erano prati, alberi, siepi, cespugli e fiori ovunque. Ma, a parte noi, non si vedeva nessun altro essere vivente.

Dopo un po’, arrivammo ad una grande casa in pietra con piccole finestre e una robusta porta di legno. Mia nonna si diresse verso il magazzino degli attrezzi che stava poco distante, mentre io continuavo a guardarmi intorno circospetta, alla ricerca di qualche traccia dei Kegyetlenorkok, temendo di veder spuntare da un momento all’altro qualcuno di gigantesco e terribile. Chi altri avrebbe potuto avere una voce come quella che ci aveva accolte, che faceva quasi raggelare il sangue nelle vene? Pero’, non ne vidi nemmeno l’ombra…

Con gli attrezzi in mano ci dirigemmo verso una siepe e iniziammo a lavorare. A quel punto sentii di nuovo la voce profonda e tenebrosa: “Questa siepe va potata bene, soprattutto nella parte in basso”. Ma non vidi nessuno. Spaventata, guardai mia nonna. Lei mi sorrise tranquilla. Poi, abbassando lo sguardo, disse: “Va bene signore, lo faccio subito”.

Guardai anch’io e… cio’ che vidi fu strabiliante: era un nano, uno di quelli delle fiabe, cappello rosso in testa e barba bianca compresa. Sembrava uno dei sette nani di Biancaneve. Non potevo credere ai miei occhi. Eppure era proprio cosi’…

“Cos’hai da guardarmi in questo modo?” mi rimbrotto’ il nano con tono minaccioso.
Restai in silenzio, intimorita, sorpresa, senza riuscire ad aprire bocca.
“Allora? Cosa c’e’? Non sai parlare?”
“Mi scusi signor… signor… ma lei e’… lei e’ un nano delle fiabe… e sta parlando!”
“E allora? Che c’e’ di strano? Credi che i nani non parlino?”
“Ma… io… veramente credevo…”

In quel momento mi guardai attorno e vidi che c’erano nani, folletti, fatine e creature fantastiche di ogni genere che sbucavano da tutte le parti. Molti erano esseri che non avevo mai visto, ma alcuni li riconobbi: i nani di Biancaneve, il Bianconiglio, lo Stregatto, il Grillo Parlante, Campanellino, i tre Porcellini e tantissimi altri che adesso non riesco ad elencare perche’ per farlo mi occorrerebbe una giornata intera.

“Comprendo la tua meraviglia” disse a quel punto il nano con un tono decisamente piu’ gentile. “Forse e’ meglio che ti spieghi. Tutto e’ iniziato un po’ di anni fa, quando i bambini si sono stancati delle fiabe ed hanno trovato altri mondi in cui rifugiarsi. La televisione, i dvd… i giochi al computer. E cosi’ i libri di fiabe sono stati messi da una parte. Nessuno li leggeva piu’, erano diventati ingombranti e sono stati accatastati dapprima nelle soffitte e poi, quando anche le soffitte non sono bastate piu’ perche’ c’era bisogno di spazio per altre cose, sono stati gettati via. E noi, i personaggi che popolavamo le fiabe, siamo stati buttati con loro. Cosi’ ci siamo ritrovati tutti senza una casa, senza un luogo dove andare e senza piu’ bambini da far sognare. Ci siamo sentiti inutili, superati, reietti, e abbiamo vagato per il mondo, sotto la pioggia, sotto la neve oppure sotto il sole rovente, invisibili agli occhi della gente perche’ nessuno pensava piu’ a noi. Poi, un giorno, qualcuno ha trovato questa casa, e da allora viviamo qui, tutti insieme, lontani da un mondo che ci ha ripudiato e dimenticato”.

“Ma… e la famiglia dei Kegyetlenorkok? Che fine ha fatto?”
“Siamo noi i Kegyetlenorkok! E’ un nome che mette paura e tiene alla larga i malintenzionati. E’ stata una bella trovata, vero?”
“Si’, a me faceva una gran paura! E Biancaneve? C’e’ anche lei?”
“Si’, certo. Adesso e’ insieme a Cenerentola e Alice. Tutte e tre in cucina stanno preparando la colazione”.
“E potro’ conoscere anche loro?”
“Certamente… pero’, tu devi prometterci una cosa: che non racconterai a nessuno cio’ che hai visto. Tua nonna e’ una brava persona, la conosciamo da tanto tempo e non ha mai tradito il nostro segreto. Quando ci ha chiesto se poteva portarti qui, abbiamo deciso che potevamo fidarci”.
“Ve lo prometto, non lo diro’ a nessuno”.

Chi vorra’ potra’ crederci o no, ma la storia e’ andata proprio cosi’. Per tanti anni ho mantenuto la promessa e solo adesso ve l’ho raccontata perche’ stavolta voglio essere io a fidarmi di voi. E sono certa che non lo andrete a dire mai a nessuno.

venerdì 9 dicembre 2011

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Innamorarsi

Questo e’ l’articolo scritto per l’ultimo numero di Esse Elle Movie Magazine [Link]. L’argomento di questo mese e’ ispirato all’Amore e alla Morte. Eros e Thanatos, dunque, cosi’ come vengono interpretati in questo mondo virtuale in cui i nick e gli avatar possono “morire” semplicemente con un click sul pulsante del “cancel account”. Oppure possono arrivare a creare relazioni durature, intense, coinvolgenti, spesso interpretate come “amicizia” o anche come “amore”.

Innamorarsi

Innamorarsi nel virtuale: e’ possibile? Chi frequenta questo mondo sa che le opinioni sono alquanto discordi. C’e’ chi resta convinto che le due realta’, quella reale e quella virtuale, debbano restare nettamente separate. Poi c’e’ chi, invece, pensa che una realta’ non escluda necessariamente l’altra, ma ne sia complementare, e che entrambe rappresentino solo le tessere indispensabili alla costruzione di un mosaico piu’ complesso. Un’unica vera realta’: la propria.

Nella vita di tutti i giorni, Internet e’ divenuto ormai indispensabile. E’ uno strumento di consumo, di svago, di lavoro e ancor prima che se ne siano compresi i pregi e i difetti, si e’ imposto come mezzo di comunicazione, esattamente comi in passato e' stato per la televisione e il telefono. Ma la domanda che ancora ci poniamo e’ se, in fondo, tutto cio’ rappresenti liberta’ oppure schiavitu’.

Il Web e’ nato dall’esigenza di scambiarsi informazioni rapidamente. Informazioni che, col tempo, si modificano, cambiano rotta, si deformano. Scoprire questo mondo, oltre alla meraviglia di un nuovo modo di comunicare, pone molti interrogativi. La prima impressione che si ha entrandovi e’ che tutti sono amici fin da subito e si raccontano la loro vita in maniera anche troppo particolareggiata.

Nelle chatroom, ad esempio, i nickname appaiono in fila e sembrano fantasmi appesi in un armadio. Da conversazioni inizialmente sterili, prive di suoni e di odori, nascono simpatie, empatie e attrazioni fisiche, esattamente come nella vita reale. Il messaggio di saluto, ogni volta che si entra, diventa per molti un rito, ed e’ in questo terreno fertile che emerge quell’Io sofferente per le sue mancanze e per i suoi bisogni, che vive e trasforma tutto quanto in giochi di parole inventati al momento, magari non realmente pensati.

Sono pochi coloro che si rendono davvero conto della potenza di questo grande mezzo di comunicazione che, se non usato nella giusta misura, puo’ diventare un condizionamento molto forte, poiche’ arriva a bloccarci completamente. E fra domande e risposte, ci vediamo passare davanti un’intera giornata senza aver vissuto realmente se non nelle emozioni, nei pensieri e nelle frasi che cadono o vengono apprezzate secondo la percezione della persona sconosciuta con la quale si interagisce.

Ma gli esseri umani non sono solo corpo. Sono anche mente. Eros rappresenta il sentimento, l’irrazionale, Logos e’ invece il pensiero, il razionale. E nella realta’ Eros reagisce agli stimoli piu’ velocemente di Logos. Eros e’ più immediato, e quando ci sentiamo attratti da qualcuno, la dimensione dell’irrazionale e dell’emozione (gioia, paura, amore, sentimento) e’ predominante rispetto alla razionalita’ del pensiero.

Nei rapporti virtuali, pero', l’Eros viene smarrito perche’ cio’ che sentiamo diventa la proiezione di una solitudine o un modo personale di vedere la vita che e' tutto nostro, e che non ha riscontri con un altro essere. I sensi nel Web si descrivono, ma non si vivono, e la stessa sorte la subiscono i suoni, i profumi, il sesso. Il virtuale diventa in tal modo il potere nelle mani dell’immaginazione che distrugge corpo, odori e sapori.

La mente reagisce cosi’ tanto velocemente quanto il corpo resta fermo, bloccato, immobile di fronte ad una tastiera e a uno schermo. Ecco perche’ una corrispondenza di amorosi sensi virtuale ha per molti una grande attrazione: perche’ ci si sente meno soli, meno isolati, e diminuisce il bisogno che si ha di parlare, la voglia di uscire, e il desiderio di essere coccolati, accarezzati, sfiorati. Amare nel virtuale e’ come scordare se’ stessi, per andare oltre se’ stessi con l’energia dell’eccitazione eternamente compressa e mai scaricata.

E i nostri pensieri sono come farfalle il cui volo non possiamo costringere, non possiamo direzionare, perche’ non possiamo prevederne la traiettoria. La mente corre verso stimoli nuovi, colori nuovi, profumi nuovi, verso l’illusione del “simile a noi”, alla ricerca di un’affinita’ con l’altro impossibile da trovare se non nella nostra immaginazione, ma restando convinti di averla trovata.

E’ in questo modo che il virtuale produce quel grande spettro che e’ l’individualismo, mentre nella nostra vita di tutti i giorni entrare in contatto con se’ stessi resta un lavoro arduo, faticoso, che avviene per mezzo del confronto con l’altro che e’ reale e non immaginato. Si tratta di quel famoso “viversi” fatto di paure, di quotidianita’, di competizione, di gelosia, di possesso, di sentimenti nobili e meno nobili che tutti insieme danno senso e forma alla Vita.

lunedì 5 dicembre 2011

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Un dolce, malinconico, ricordo

“Come amante, Andrej, era decisamente il migliore: ricco di fantasia, riusciva a soddisfarla ogni volta in un modo nuovo, mai monotono e sbrigativo come altri uomini che aveva conosciuto, che giungevano velocemente all’orgasmo non curandosi piu’ di tanto dei tempi e delle fantasie necessarie a lei, donna, per raggiungere il piacere. Con Andrej, invece, il sesso era sempre sopra le righe, scevro di pudori e al di fuori di ogni convenzione. Non aveva bisogno di scuoterlo, coinvolgerlo, stimolarlo, di prendere l’iniziativa, di comunicargli i desideri, le voglie, e le fantasie che le passavano di continuo per la testa; lui riusciva sempre ad anticiparla, e la faceva godere cosi’ come lei voleva. A volte lo faceva con impeto, senza tanti preliminari, sbattendola contro una parete o su un tavolo, senza toglierle neppure i vestiti di dosso, concentrando l’amplesso in un unico attimo di estremo piacere, altre si dedicava ad esplorare ogni parte del suo corpo, lentamente, con cura, come fosse un francobollo prezioso, portandola in paradiso per notti interminabili.
Spesso la metteva anche nel letto di altri uomini. Per “affari”, diceva, ma era solo perche’ gli piaceva. Si eccitava a guardarla mentre veniva scopata. Oppure, dopo a casa, si faceva raccontare tutto cio’ che aveva fatto, nei minimi dettagli. Con uno come Andrej era come essere sempre sulle montagne russe, come avere non uno, ma mille amanti, sempre diversi, sempre nuovi, da non desiderarne altri. Ma piu’ di ogni altra cosa Andrej era bello come un dio, ed affascinante e perverso come il demonio. Con lui, Irina, aveva solo due obblighi: mai nascondergli niente e, soprattutto, mai perdere la testa per qualcuno.
E se non si fosse innamorata di Marga, non lo avrebbe mai lasciato”.

Seduta alla sua scrivania, Irina digita sulla tastiera del computer in modo quasi automatico. Alza per un attimo gli occhi e rilegge cio’ che ha scritto. Come preambolo per il suo nuovo racconto puo' bastare. Gli ingredienti ci sono tutti: sesso, dominazione, voyeurismo, saffismo. Anche stavolta si sorprende di come le sia facile giocare con l’immaginazione e le situazioni, riuscendo a catturare l’atmosfera e a trasformarla in parole. Ha sempre avuto una fantasia particolare e la capacita’ di raccontare fiabe le e’ stata piu’ volte utile nella vita, non solo nel fare la scrittrice. Pero’, con i racconti erotici, non e’ esattamente come con le fiabe...

Eppure, se ci pensa, si tratta esattamente della stessa cosa. Sia le fiabe che i racconti erotici si basano sull’uso ripetuto di stereotipi che sono sempre gli stessi ed anche le situazioni, in fondo, variano di poco. Cio’ che conta e’ la capacita’ di risistemare le tessere del puzzle in modo sempre nuovo, cosi’ da comporre ogni volta un’immagine diversa. E’ in questo che Irina ha buon gioco, perche’ non tutto quello che scrive e’ frutto di fantasia. A volte e’ vita vissuta.

Capelli biondi come il miele, occhi del colore del mare, un corpo stupendo, Marga era stata la prima donna che aveva amato. Era con lei che Irina aveva scoperto la sua natura bisessuale. Allo stesso modo in cui, con Andrej, aveva fatto emergere la sua prorompente femminilita’. Volge gli occhi dallo schermo e abbandonandosi sulla poltrona, con un sospiro ripensa al giorno in cui, per la prima volta, era finita a letto con Marga. Il pensiero, malinconico e dolce, la turba e come al solito si tramuta presto in un lungo fremito di piacere, in un languore che inizia a dilagarle nel ventre.

~

Era stato Andrej a metterle insieme, forse perche’ fisicamente erano molto differenti: l’una con i capelli neri e la pelle chiarissima, l’altra bionda, ma dalla pelle ambrata. Una combinazione esotica che, per il tipo di affari che Andrej conduceva, garantiva quasi sempre il successo. Ma anche il miglior stratega, a volte, commette degli errori. Se Andrej avesse avuto occhi piu’ attenti avrebbe capito subito che era destino che quell’amicizia tutta femminile si sarebbe prima o poi saldata in un qualcosa di diverso e di molto piu’ profondo.

Trascorrevano lunghe ore insieme, a studiare, a prendersi cura del proprio corpo, ad imparare tutto cio’ che c’era da imparare per svolgere al meglio il loro lavoro, e questo le aveva fatte entrare in grande confidenza. Da subito, si era creata una forte sintonia che presto si era tramutata in una complice, intima, amicizia. Spesso uscivano insieme, per pranzo, per fare shopping oppure unicamente per far girare la testa agli uomini che, immancabilmente, si voltavano a guardarle per strada. Cosi’, dopo un pomeriggio passato a girare per negozi, ridendo e scherzando come due adolescenti, si erano ritrovate in casa da sole. Dopo aver mangiato qualcosa, si erano messe comodamente sedute sul divano a bere del buon vino, continuando a chiacchierare e a spettegolare, in particolare degli uomini incontrati e delle altre ragazze.

Forse per aver bevuto qualche bicchiere in piu’ e forse anche per la situazione sempre piu’ intima e rilassata, l’atmosfera era andata lentamente a surriscaldarsi e la passione ed il desiderio si erano affacciati in modo dirompente. Quasi senza accorgersene, Irina aveva iniziato a cogliere insistentemente certi particolari e dettagli di Marga che, fino ad allora, non aveva mai osservato con eccessiva attenzione. Parti del suo corpo che improvvisamente, in modo inspiegabile, avevano iniziato a crearle un lieve turbamento: la pelle liscia e perfetta del volto, la bocca carnosa, la curva morbida del seno sotto la maglia, il modo sensuale con cui accavallava le gambe, la corta gonna che le lasciava scoperta parte delle cosce, i polpacci, le caviglie, una delle quali impreziosita da un sottile tatuaggio, erotico e invitante…

Era un continuo percorrerla con la vista, lambirla con gli occhi, sfiorarla con lo sguardo, e non riusciva a fare a meno di soffermarsi su quelle parti che, a poco a poco, le accendevano un desiderio sempre piu’ incontrollabile. Alla fine, improvvisamente, lo sguardo di Irina cadde sul bicchiere di vino che Marga teneva in mano e che, di tanto in tanto, portava alle labbra, bevendo a piccoli sorsi. Era un flute, e Marga lo teneva alla base con la mano sinistra, mentre le dita della destra scivolavano lungo il vetro, accarezzandolo in su e in giu’, con un movimento regolare e armonioso.

E mentre Marga continuava a parlare di questo e di quello, nella mente di Irina andava sempre piu’ formandosi un’immagine sensuale e affascinante, iniziando a fantasticare che al posto del bicchiere, tra quelle mani ci fosse stato ben altro. Vedeva quelle bellissime dita, affusolate e dalle unghie lunghe e smaltate di un rosso acceso, percorrere lentamente le pareti del bicchiere e le immaginava mentre con la stessa sensualita’ accarezzavano il pene di un uomo. Piu’ passavano i minuti, piu’ Irina, con la mente, creava figure sempre piu’ erotiche ed eccitanti, immaginando Marga in un crescendo di situazioni sensuali e lascive, fino al punto di fantasticare di vederla godere sotto i colpi di tutti quelli con i quali aveva fatto sesso.

Situazioni del genere non avrebbero dovuto procurarle alcun turbamento. Era abituata a ben altre cose, ed aveva fatto sesso anche con altre donne, ma mai essendone veramente coinvolta. Stranamente, pero’ quella situazione la stava eccitando in un modo del tutto nuovo. Tanto che anche Marga si accorse di quel suo turbamento, del suo sguardo sognante e rapito, e capi’ immediatamente cosa le passava nella mente, forse anche lei catturata dall’atmosfera provocante e trasgressiva.

Guardando Irina dritta negli occhi e smettendo di parlare, Marga fece scorrere con molta lentezza la punta di un dito sull’orlo circolare del bicchiere. Quel semplice gesto infiammo’ il desiderio di Irina ancora di piu’. Nella sua immaginazione il bordo del bicchiere si era magicamente trasformato nell’areola di un capezzolo femminile. Con un brivido e con il cuore che le batteva in gola, accosto’ cosi’ la sua mano al bicchiere, prendendo anche lei a far scivolare le dita sul vetro liscio, sovrapponendole a tratti a quelle della sua amica. Furono solo alcuni istanti, tutte e due stupite da quanto stava per accadere, poi le loro bocche si avvicinarono e le labbra si incontrarono, prima quasi titubanti, timide, incerte da quel morbido e inatteso sfiorarsi; poi, infine, si schiusero.

Quel primo bacio, forse da sempre inconsciamente desiderato da entrambe, fu l’inizio della loro storia. Abbandonate sul divano, erano rimaste a lungo smarrite nel piacere e travolte da mille sensazioni. Era stato cosi’, con Marga, che Irina aveva provato per la prima volta qualcosa di assolutamente unico e fantastico, neppure lontanamente comparabile a tutte le esperienze avute con gli uomini o con le altre donne. E fu quello il primo di una lunga serie di momenti d’amore che avrebbero passato insieme. Momenti clandestini vissuti intensamente, ma sempre col timore di essere scoperte. Perche’ Andrej non le avrebbe perdonate.

~

Scuotendosi dai pensieri, Irina si accorge che la mano le e’ scivolata proprio li’, dove il ricordo ha reso umido il suo desiderio. Il cursore lampeggia a intermittenza sul documento Word, indicando il punto esatto dove ha appena terminato di scrivere l’ultima frase. No, non e’ facile raccontare di erotismo; alla fine e’ inevitabile il ripetersi delle situazioni. Sempre gli stessi stereotipi, le stesse trame. Non c’e’ piu’ niente che ormai riesca a eccitare la fantasia. Piu’ niente… se non la realta’ della vita vissuta.

Chiude gli occhi per tornare di nuovo a quel giorno lontano. Per un istante le pare di sentire ancora le mani di Marga che la sfiorano intimamente, e l’odore del suo nettare assaporato a piccoli sorsi. Lentamente, solleva il vestito e lascia che le dita le scivolino sotto l’elastico delle mutandine. E mentre il cursore sullo schermo pulsa a tempo col suo piacere, gode di quell’istante fino in fondo, fino a spegnere la voglia che le brucia dentro, e con l’orgasmo annullare anche quel dolce, malinconico, ricordo.

mercoledì 30 novembre 2011

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Compleanni

E cosi’ un altro anno e’ quasi trascorso…

E quindi? E quindi non posso far altro che prenderne atto. D’altronde, se tutto restasse immobile, immutabile, cristallizzato, non sarei viva.

Una cosa e’ certa: ora intravedo le prime rughe intorno agli occhi. In vita mia, e’ vero, ho riso molto, ed ho anche pianto molto. Ho vissuto molto. Il meglio deve ancora arrivare, lo so, ed ho ancora tanta voglia di vivere, di ridere, di piangere. Sara’ dunque la mia pelle che alla fine paghera’ il prezzo della mia avidita’? Non ha importanza, mi sta bene cosi’. Perche’ anche se in questo momento sono sola, sono molto meno sola di quando avevo il volto completamente liscio. Adesso, i frutti, non li desidero piu’. Li divoro. E lo faccio con gli occhi bene aperti.

Una cosa e’ certa: ora mi accorgo dei primi capelli grigi sulla mia testa. In vita mia, lo confesso, ho visto un sacco di cose: buone, cattive, belle, brutte. Ho combattuto molto. A volte ho vinto, altre ho perso. Saranno dunque i miei riccioli d’ebano che alla fine pagheranno il prezzo della mia tenacia? Non ha importanza, mi sta bene cosi’. Perche’ non ho bisogno di tingermi i capelli per sentirmi giovane. Il fuoco della passione che ho dentro si prendera’ cura di loro, ed e’ talmente rosso che non diventera’ mai grigio.

Una cosa e’ certa: ora sto molto piu’ attenta quando corro e salto. Pero’ ancora riesco a correre e a saltare, sapete? Anche quando non c'e’ nessuno che mi insegue e vuol catturarmi. In fondo, riesco benissimo a catturarmi da sola. Lo faccio da sempre. Mi spezzero’ forse qualche osso? Va bene, non ha importanza. Spezzero’ il cuore a qualcuno oppure qualcuno spezzera' il mio? Non ha importanza, mi sta bene cosi’. Perche’ le strade sbagliate sono l’unico percorso che conduce a nuove scoperte, ed io non voglio smettere di viaggiare verso l'ignoto. Sempre. E le mie ginocchia ammaccate sono piu’ forti di quello che sembrano.

Una cosa e’ certa: ora ho molto meno fiducia negli altri di quanto avessi una volta. Pero’ mi resta ancora un po’ di fiducia. Anche quando sono terrorizzata. Perche’ ho imparato che chi veramente perde nella vita e’ chi inganna, non chi e’ ingannato. Ogni tanto mi capita di prendere qualche schiaffo? Ogni tanto vengo pugnalata alle spalle? Non ha importanza, mi sta bene cosi’. Perche’ sono orgogliosa delle cicatrici che ho e delle mie ferite sempre aperte. E piu’ sanguinano, piu’ ho voglia di bere dal calice della vita.

Una cosa e’ certa: ora non credo piu’ in molte cose. Ma ancora credo in qualcosa: nella liberta’, nell’amore, nell’amicizia, nel mistero, nel desiderio, nella sorpresa, nelle parole, nei silenzi, nella dignita’, nell'essere umili e nel possedere poco, nel donare che e’ piu’ gratificante che prendere. E soprattutto credo in me stessa. A volte mi vengono dette bugie? A volte mi lascio ingannare? Non ha importanza, mi sta bene cosi’. Perche’ la vera crudelta’ e’ mentire a se stessi, non agli altri. E la meritata punizione, chi mente a se stesso, la porta gia’ dentro di se’.

In effetti, un altro anno e’ quasi trascorso [1]... pero’, nonostante tutto, dentro di me un’adolescente ancora gioca, ride, corre. E a lei non frega niente delle rughe, dei capelli grigi, di rompersi le ossa o di spezzarsi il cuore. Lei non si preoccupa dell’inganno, della paura, degli schiaffi, delle coltellate e delle cicatrici. E’ come la luce, come l'acqua, come la luna, incurante di tutto come una poesia che ancora nessuno ha scritto.

...E non ha intenzione di invecchiare tanto presto.

Non fatevi ingannare dal rossetto,
lei e' una bambina.
Il suo gioco preferito? Nascondersi e poi cercarvi.
Non fatevi ingannare dalle scarpe da ginnastica,
lei e' una donna matura.
Il suo gioco preferito? Cercarvi e poi nascondersi.
(Joumana Haddad)

[1] Esistono usanze in alcuni popoli, e in special modo in alcune comunita’ particolarmente attaccate a tradizioni antiche, che possono sembrare bizzarre. Per indicare la propria eta’ non viene preso come riferimento il giorno di nascita, ma un unico giorno, che puo’ essere una ricorrenza, una festivita’ religiosa, il passaggio di data sul calendario dall’anno vecchio a quello nuovo oppure, piu’ frequentemente, un fenomeno della Natura, come ad esempio un solstizio o un equinozio. E’ l’individualismo che cede il passo alla collettivita’. E’ far sentire tutti parte di un tutto. Cosi’ accade che le persone della comunita’, sebbene nate in momenti diversi, festeggino il compleanno tutte insieme, lo stesso giorno, ed un bimbo appena nato compia il suo primo anno di eta’ in quella particolare data.

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Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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