lunedì 27 dicembre 2010

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Sesso senza amore

Irene Grandi, una cantante italiana che ho sempre apprezzato, una volta ha dichiarato: “Mi e’ sempre piaciuto fare sesso, anche senza amore. Non ho pudori. Non ho ipocrisie. Non ho freni. Mi piacciono molto gli uomini; sono una passionale, specialmente in amore. Mi piace vivere e godere. Ogni volta che ho voluto qualcuno me lo sono preso, pagando le conseguenze dei miei gesti”.
Molto spesso mi sono trovata anch'io a discutere con amici ed amiche di questo argomento. C’e’ chi, il sesso senza amore, lo considera squallido ed afferma che il piacere nasce nelle emozioni, non solo dalla stimolazione di qualche terminazione nervosa ed e’ l’unione del tutto che fa vivere momenti fantastici. Se togliamo dunque le emozioni e lasciamo solo la stimolazione nervosa, annulliamo quasi completamente il piacere. Percio’ chi identifica il piacere solo con la stimolazione meccanica del sesso, in realta’ non ha mai provato il vero piacere, cioe’ il piacere del fare l'amore.

Non ho motivo di metterlo in dubbio; dopotutto chi esprime le proprie opinioni lo fa quasi sempre basandosi su esperienze personali e senz'altro sincere, ma credo che la sessualita’ sia individuale, quindi non ammetta regole prestabilite che riguardano l'intero genere umano, e sia basata su qualcosa di piu’ complesso di un semplice postulato come quello indicato da chi considera il sesso non disgiungibile dal sentimento. Fra l’altro ho notato che, almeno in Italia, tale tesi viene supportata soprattutto dalle donne, ed e’ probabilmente perche’ sono proprio le donne quelle che, a quanto pare, vivono maggiormente nel timore di essere mal giudicate e di essere bollate come delle prostitute se dicono che non disdegnano scopare anche senza legami sentimentali.

Pero’, anche se qui rischio di scoprire l’acqua calda, posso affermare che conosco diverse donne alle quali piace e anche molto farsi delle sane scopate con tutti gli annessi e connessi senza che vi siano di mezzo i sentimenti, ed anche se evitano di ammetterlo, mi sono fatta l'idea che per loro il sesso senza amore significhi soprattutto passione, desiderio e voglia di qualcosa di nuovo che non sia una relazione dove devono preoccuparsi di non precipitare nella noia della vita quotidiana e della routine.

Per quanto mi riguarda, posso dire che essere classificata donna disinibita - molti direbbero puttana - non mi ha mai causato particolare fastidio. Se fossi stata suscettibile a tale appellativo e cio’ mi avesse causato dei problemi, non credo che avrei potuto affrontare le avventure che ho affrontato, soprattutto perche’ sono convinta che sia assai peggiore essere etichettata come ipocrita che come puttana. E poi, pur non disdegnando di tanto in tanto le belle storie serie dove i sentimenti e la conoscenza permettono di sviluppare una maggiore confidenza e sintonia, posso dire senza alcun dubbio che spesso ci sono situazioni in cui e’ proprio la scarsa conoscenza e la mancanza di un legame affettivo a rendermi piu’ libera, disinibita, permeabile al piacere.

Contrariamente a chi asserisce che il sesso debba assolutamente essere legato ai sentimenti, dunque, non trovo affatto squallide le situazioni da una botta e via tipo: “Ti conosco stasera, parliamo un po’ e se mi piaci ci infiliamo in un letto”. Perche’ no? Come Irene Grandi trovo, infatti, che ci sia un certo fascino nel vivere il sesso cosi’, in liberta’, senza implicazioni sentimentali che spesso - sempre piu’ spesso - rischiano di andare in conflitto con situazioni preesistenti perche’ spesso - sempre piu’ spesso - chi ha gia’ un legame dal quale non vuole o non puo’ sganciarsi, non ha quasi mai il coraggio di raccontarla nel modo giusto.

E cosi’ ben venga il sesso anche senza amore, che in ogni caso significa conoscersi un po’, scambiarsi qualcosa, al limite capire se esiste un feeling, un'attrazione, e dopo essersi lasciati andare in un amplesso ci resta comunque qualcosa da ricordare. L’importante e’ che quando la storia finisce nessuno ne soffra sul serio e di sicuro cio’ non accade se non abbiamo messo in mezzo i sentimenti.

Puo’ sembrar strano, ma alcune delle storie piu’ belle e piu’ importanti che ho avuto sono nate proprio da una situazione del genere, di sola attrazione fisica, da una tempesta dei sensi che il giorno dopo ho sentito il bisogno di rivivere, fino a farmi capire di essermi innamorata.

Fare sesso e fare l'amore sono quindi, almeno per me, due cose molto diverse, per certi versi neppure paragonabili, che possono anche fondersi e confondersi, ma senza che ve ne sia l’obbligo. Credo difatti che il “far sesso” sia qualcosa di dedicato piu’a me stessa, in cui mi sento certamente piu’ “sola” ed anche piu’ egoista, in quanto posso far a meno di compenetrarmi con “l’altro” e posso concentrarmi solo sul mio piacere fisico. Mentre nel “fare l’amore” e’ indispensabile che io sia “insieme” e che goda con “l’altro” non solo del sesso, ma soprattutto delle intense emozioni che mi scaturiscono dentro.

Le due cose non sono quindi incompatibili fra loro. Vorra’ dire che nel primo caso mi dedichero’ quasi esclusivamente a me stessa, mi preoccupero’ soprattutto di ricevere e non di dare, di vivere quel piacere nell'immediato, con la totale liberta’ di corpo e di mente, senza preoccuparmi tanto di chi sta insieme a me, che sara’ importante solo per soddisfarmi. Nel secondo caso, invece, vivro’ il piacere insieme al mio partner, in un dialogo e non in un monologo, e soprattutto in una ricerca continua della sua felicita’.

Considerandole due esperienze completamente differenti, e non l’una la versione imperfetta dell’altra, e’ per me in tal modo facile vivere il sesso disgiunto dall’amore, senza falsi pudori, senza sentirmi a disagio, esattamente come quando, con la masturbazione, sono ben cosciente che oltre quel piacere fisico che mi procuro da sola esiste anche qualcos’altro, e so bene che, se pure facessi all’amore ogni giorno, ogni tanto avrei voglia anche di un po’ d’autoerotismo.

Non c’e’ niente di particolarmente imbarazzante nell’ammetterlo. Forse e’ per come ho scelto di gestirmi, di vivere la mia sessualita’, in liberta’ totale, cercando di non rinunciare a niente di cio’ che puo’ incuriosirmi, intrigarmi, farmi provare emozioni nuove, diverse e - perche’ no - anche col rischio di restarne delusa.

E cosi’, senza particolari problemi, non preoccupandomi minimamente dei giudizi delle persone, e forse dando sfogo anche ad un po’ di quel sottile esibizionismo che credo di avere, vivo il sesso separato dai sentimenti senza provare quell’inadeguatezza che impedisce a molte delle mie amiche di ammetterlo. Anzi, se proprio devo essere sincera, tutto cio’ fa parte della mia eterna ricerca di completezza, qualcosa di molto magiaro difficile da far comprendere a chi sente di dover sempre dar giustificazione delle proprie azioni ed i propri comportamenti a qualcun altro, sia esso un genitore, un partner oppure una divinita’. Una completezza che percorre dunque anche le strade che mi portano sempre piu’ spesso a cercare il sesso separato da ogni implicazione sentimentale.

Nel mio paese questo comportamento e’ assai frequente e nessuno si stupisce se una donna, esattamente come un uomo, preferisce storie lampo a relazioni sentimentali stabili. E’ una questione di scelte individuali che nessuno, ne’ per motivi morali, ne’ per implicazioni religiose, sociali o di cultura intrisa di maschilismo, si permetterebbe mai di criticare, poiche’ al di la’ del mero aspetto legato al piacere sessuale, possono essere molti i motivi che possono indurre una donna a far quello che, per gran parte degli italiani, dovrebbe essere consentito solo a chi appartiene al genere maschile.

La voglia di sedurre, ad esempio, puo’ essere un motivo. Seducendo noi donne innalziamo la nostra autostima in base al numero di conquiste che riusciamo a portare a segno, cioe’ in base al numero di uomini che cedono al nostro fascino. Non e’ cosa da poco per donne che, come me, hanno sempre considerato la seduzione un gioco per mettersi alla prova, anche se questo puo’ significare un eterno bisogno di conferme che non riusciamo a trovare dentro di noi.

Un altro dei motivi potrebbe essere una delusione d’amore. Spesso diventiamo ciniche con gli uomini quando abbiamo subito una delusione amorosa e quindi giuriamo di non cascarci piu’, gridiamo vendetta contro tutto il genere maschile e questo puo’ portarci ad usare gli uomini e gettarli via, magari nella speranza che soffrano come abbiamo sofferto noi.

Poi c’e’ un terzo motivo, sicuramente non l’ultimo e non certo il meno importante, e potrebbe essere dato dall’eterna indecisione e dal perfezionismo che contraddistingue alcune di noi, per cui non ci accontentiamo mai di nessuno in quanto in tutti troviamo qualche difetto.

Insomma, i motivi per separare il sesso dall’amore possono essere diversi, e piu’ di uno potrebbero combinarsi a formare una miscela per certi versi micidiale. Io stessa potrei riconoscermi in parte nei tre esempi appena descritti, ma c’e’ qualcosa di piu’, di meno evidente e scontato che in realta’ mi spinge sempre di piu’ nelle braccia di sconosciuti di una notte, e mi porta ad evitare storie impegnative; perche’ se per fare sesso basta il solo corpo che, come dico sempre ripetendolo come un mantra, “non e’ fatto di sapone”, percio’ non si consuma come non si consumano le mani quando si stringono quelle delle persone che ci capita d’incontrare, per fare l’amore, invece, e’ indispensabile coinvolgere qualcosa di molto piu’ profondo: l'intimita’.

E’ l’intimita’, infatti, che mi permette di avvicinarmi fiduciosa, mi dona la consapevolezza di condividere qualcosa, di vivere insieme un momento straordinario indipendentemente dal fatto che quel momento possa durare un breve istante oppure l’eternita’. Intimita’ che per me significa essere complice, agire all’unisono, stare insieme perche’ ne ho voglia, perche’ l’unione non solo fisica, ma basata anche sui sentimenti, mi fa stare bene e perche’, innanzi tutto, e’ mio grande desiderio far star bene la persona che amo in quanto e’ proprio dalla sua felicita’ che deriva il mio immenso piacere.

Purtroppo, pero’, se il mio corpo non e’ fatto di sapone, l’intimita’ non e’ qualcosa d’inesauribile e si consuma piano oppure velocemente se qualcuno mi delude, e quando vengo tradita scompare quasi istantaneamente. Ed una volta che ne resto vuota, con il serbatoio completamente a secco, c’e’ bisogno di tempo, tanto tempo, perche’ si rigeneri cosi’ che io possa di nuovo metterla in gioco con qualcun altro. Per tale motivo e’ piu’ facile che mi capiti di fare sesso e non amore, ma non mi pento mai delle mie scelte perche’ se fare l’amore, lo so, e’ senz’altro piu’ intenso e coinvolgente, esso puo’ essere talvolta anche origine di profondo dolore.


venerdì 24 dicembre 2010

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Niente auguri

Niente auguri, ma solo un ringraziamento a chi anche quest'anno ha scelto di donare il suo pensiero a coloro che hanno meno, a coloro che non mangeranno cappelletti in brodo, a coloro che non troveranno regali sotto l'albero, e non avranno neppure l'albero...

Niente auguri, ma solo un ringraziamento a chi anche quest'anno ha scelto di seguirmi, di ascoltare le vane parole di questa matta che si ostina a scrivere cose assurde, e che versa le sue gocce in un mare infinito sperando un giorno di vederlo colmo quel mare...

Niente auguri, ma solo un ringraziamento a chi anche quest'anno ha dimostrato di volermi bene, senza dirmelo troppe volte, senza manifestazioni eccessive, ma facendomelo capire semplicemente tacendo, perche' un silenzio vale piu' di mille parole...

Niente auguri, ma solo un ringraziamento.

mercoledì 22 dicembre 2010

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La legge bavaglio in Ungheria

Il Parlamento ungherese ha approvato la madre di tutte le leggi bavaglio che d’ora in poi saranno prese ad esempio dai leader piu’ reazionari e liberticidi d’Europa. Qualcosa che, come direbbe qualcuno, “neanche nello Zimbawe”. Ma a quanto pare i tempi stanno stringendo, le caste privilegiate iniziano a sentire odore di bruciato dietro al culo, i politici temono di perdere le loro poltrone e cercano di tutto per tappare le falle dalle quali sta sfuggendo inesorabilmente il consenso. Purtroppo, una volta arrivata al potere con mille promesse, certa gente non ha poi le ricette giuste per aggiustare la situazione economica e sociale, ormai degenerata, e la repressione delle liberta’ diventa l’unico strumento per tenere a bada coloro che potrebbero anche essere tentati un giorno o l’altro di prendere i forconi.

Non sto qui ad indicarne i dettagli, ma questo abominio legislativo e’ stato concepito dal partito adesso al governo, Fidesz, che deludendo tutte le attese degli elettori moderati e liberali, non ha potuto evitare di mostrare la sua autentica faccia, che e' poi quella che hanno un po' tutte le destre in quei paesi dove una vera democrazia moderna di stampo anglosassone non ha mai attecchito del tutto, ed in cui un latente desiderio di totalitarismo mai sopito accomuna i popoli.

D’altronde, anche le recenti vicende italiche – a cui pare il centro destra ungherese si stia ispirando non solo per quanto riguarda la legge bavaglio sull’informazione - insegnano che le cose devono essere fatte subito, quando il governo in carica ha ancora la maggioranza, altrimenti rischia di vedere il consenso sfaldarsi, ed il premier ungherese Victor Orban, che sull’onda del successo elettorale puo’ in questo momento contare sul voto favorevole del 70% dei parlamentari, non si e’ fatto sfuggire l’occasione di un colpo di mano che lo metta al sicuro qualora la situazione, che vede sempre piu’ disoccupati ed un aumento esponenziale del numero dei poveri, dovesse peggiorare.

Se c’e’ una cosa che gli ungheresi non sopportano, pero’, e’ quando sentono l’odore del vecchio cinquantennio sovietico, e questa legge un po’ ricorda la censura con la quale il regime comunista contrastava chi gli si opponeva. Se pur condite con artifici legislativi di dissuasione invece coercitivi, le nuove norme sono state fatte volutamente vaghe e mal interpretabili, cosi’ da lasciar spazio all’arbitrio di chi e’ al governo di poterle gestire a proprio comodo, colpendo miratamene gli oppositori. In sostanza un vero schifo, fra l’altro approvato in fretta e furia con uno stile vagamente rassomigliante a quello che sembra essere il nuovo modo di far “parlamento” di una certa destra europea e poco importa se, in segno di protesta, i rappresentanti del partito verde LMP si sono tappati la bocca con del nastro adesivo durante la votazione. Ormai pare che le minoranze, anche se nell'insieme rappresentano una fetta consistente della popolazione, in questo nuovo clima sempre piu' maggioritario, siano del tutto ignorate.

Dovevamo cosi' attendere venti anni per ritrovarci di nuovo sottoposti ad una censura di stampo totalitario, ed in questo devo dire, ahime’, che tutto il mondo e’ paese: gli esseri umani, di qualsiasi cultura siano, tendono a dimenticare… o meglio, chi governa fa di tutto perche’ la gente, una volta dato il voto, dimentichi. E cosi’ viene usato sempre piu' spesso il rimbambimento generale con cure a base di televisione idiota e grandi fratelli, oppure viene fomentato un clima di paura, di odio e d’insicurezza perche' arriviamo ad affidare a degli azzeccagarbugli, il cui solo scopo e’ arricchirsi alle nostre spalle, delle vere e proprie deleghe in bianco che poi, immancabilmente, diventano quei capestri ai quali veniamo impiccati.

E’ un’idea anarchica la mia? Non lo so. Non mi sono mai posta il problema prima di adesso, almeno in Ungheria, ma ho sempre piu' scarsa fiducia nelle istituzioni ed in chi dovrebbe avere il compito di garantire la nostra fragile democrazia. Persino Fidesz, nonostante facesse credere di essere una destra di tipo liberale, sta dimostrandosi l’opposto. D’altronde, il tutto e’ stato gia’ abbastanza chiaro quando Orban ha formato il suo governo: ben il 40% della compagine e’ costituito da ex burocrati ed informatori della polizia segreta durante il vecchio regime comunista. Tutta gente della quale avremmo preferito non sentir piu’ parlare e che invece, per uno strano gioco di alchimie politiche, ci ritroviamo un’altra volta fra i coglioni. Stavolta pero’ decisa a non mollare piu’ la sedia sulla quale si e’ potuta di nuovo sedere.

In realta’, ho sempre pensato che gli ungheresi sarebbero arrivati un giorno a rimpiangere l’ex primo ministro Gyurcsany, non esente da colpe per il modo in cui ha governato negli ultimi anni, ma mai mi sarei immaginata che sarebbe avvenuto cosi’ presto. Sono gia’ molti, infatti, gli elettori di destra che vengono oggi colti da nausea quando sentono lo slogan “forradalmi Nemzeti kormány együttműködés”, con il quale Fidesz ha bombardato l’elettorato per convincere chi era stanco dei socialisti e del loro sistema di corruttele, di essere gli unici in grado di mettere in campo una vera e propria rivoluzione liberale. Ma piu’ che di un rivoluzionario liberale, adesso Orban sta assumendo per molta gente i tratti di un moderno Béla Kun, e la sua popolarita’ sta precipitando ad un ritmo vertiginoso: ben cinque punti in meno in due giorni, mentre il suo antagonista, il socialista Ferenc Gyurcsany ne ha guadagnati tre.

Non mi sorprenderei – ed un po’ temo che accada - se, perdendo consensi fra i moderati, Orban cercasse un’unione piu’ stretta con i neonazisti di Jobbik, ansiosi di supportarlo qualora accettasse le loro richieste xenofobe ed anti tzigane. Se questo avvenisse, sarebbe davvero la fine per me, per il mio progetto ed anche per la mia gente, e mi ritroverei da un momento all'altro a non avere piu’ un posto dove poter vivere in pace.

venerdì 17 dicembre 2010

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La profetica Cassandra

La profetica Cassandra di tutto questo ne parlava gia' due anni fa, ma come avviene per tutte le Cassandre, le sue parole in quel momento venivano giudicate esagerate e prive di un reale riscontro. Se ci si pensa bene, e’ veramente demenziale chiedere un reale riscontro di qualcosa che deve ancora avvenire. Oltre a cio’, nell’attimo in cui l’evento si verifica, e’ troppo tardi per rimediare e chi l’aveva chiesto, quel reale riscontro, da quel momento in poi tende a sorvolare sulla profezia per non essere costretto a fare la figura dell’imbecille.

Anche allora, nel 2008, quando la profetica Cassandra si azzardo’ a collegare la penisola ellenica, della quale ancora quasi nessuno parlava, a quella italica, era quasi a Natale e la Grecia, dove governava ancora il centro-destra, iniziava a dare i primi segnali di malcontento alla cui origine c’era tutta una serie di provvedimenti antipopolari e di tagli alla spesa sociale. Situazione a cui negli ultimi anni anche il popolo italico, quello del “state tranquilli la crisi non c’e’”, quello del “nel nostro paese va tutto bene”, quello del “in Europa abbiamo retto meglio degli altri”, cioe’ quello che credeva – e forse ancora crede - a tutte le stronzate propinate dai tanti collusi con la cricca, e’ stato abituato.

Ma la profetica Cassandra aveva fatto assai di piu’, non si trattava mica di una Cassandra qualsiasi. Essendo fra l’altro anche zingara, quindi equipaggiata con una bella sfera di cristallo magica, grazie ai suoi poteri, addirittura l’anno prima, nel 2007 quindi ancor prima della crisi finanziaria - guarda il caso era sempre il periodo natalizio –, aveva previsto in anticipo tutto quello che sarebbe accaduto.

In quel momento c'era ancora al governo il povero Prodi, destinato di li' a poco ad essere silurato dallo “Scilipoti” di turno, tale Mastella Clemente da Ceppaloni, mentre il nano di Arcore ed i suoi scherani si apprestavano a riprendersi il potere tempestando l’Italia con attacchi verso chi non aveva saputo rimuovere - che coincidenza - la mondezza da Napoli. Pero’, per chi era in grado di leggerli, certi segni premonitori dell’attuale disfacimento in cui versa adesso il belpaese, erano del tutto evidenti e solo chi fosse stato disonesto, in malafede, oppure completamente idiota, avrebbe evitato di ammettere che la situazione sociale non sarebbe stata in grado di resistere all’impatto devastante della crisi finanziaria reggendosi semplicemente sulle menzogne sulla propaganda.

E’ un vero peccato che le profetiche Cassandre, diversamente dalle varie veline, igieniste dentali e nipoti di Mubarak, non vengano mai ascoltate, perche’ se qualcuno talvolta prendesse minimamente in considerazione i loro flebili gridi d’allarme, forse la condizione oggi sarebbe assai diversa, e piu’ di un nano non rischierebbe il linciaggio.

L'unica cosa che resta da fare, dunque, poiche' la situazione pare ormai irreversibile, e' ritirare gli esigui risparmi dalle banche, disfarsi dei titoli di stato legati all'area Euro, ed attendere il crollo rovinoso ed inevitabile di tutto il sistema nella speranza che avvenga il prima possibile, riuscendo nel contempo a starne abbastanza distanti cosi’ da non farsi troppo male.

Ma, in ogni caso, c’e’ qualcosa della quale non si dovra' mai dubitare: quelle stesse persone che da anni si dimostrano incapaci, sorde, cieche, ed arroccate a salvaguardare soltanto i propri privilegi di casta, alle quali un popolo di idioti continua ad affidare ingenuamente il suo destino e quello dei suoi figli, hanno gia' da tempo allestito la loro bella scialuppa di salvataggio in qualche stupenda isola tropicale piena di sole, di mare e di bunga bunga.

giovedì 16 dicembre 2010

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Io viaggio da sola

Saro' per qualche giorno in Italia. Uno dei motivi per cui non avverto mai in anticipo dei miei viaggi e' perche' voglio evitare che a qualcuno venga in mente la bizzarra idea di individuarmi all'arrivo, ben sapendo che sarebbe comunque come cercare un ago in un pagliaio.

Un eccesso di prudenza che forse puo' apparire paranoico, ma che per chi ha una minima conoscenza dei mille pericoli che si annidano nel web ed in quelle situazioni dove una delle due parti puo' essere palesemente individuata, mentre l'altra puo' decidere se rivelarsi oppure no, e' abbastanza chiaro e assolutamente da non sottovalutare. In almeno un paio d’occasioni, infatti, mi sono trovata in una situazione del genere, pessima, e non e' stato affatto piacevole.

Pertanto, questo post e’ stato scritto stamattina, prima della mia partenza da Vienna, ed e' stato programmato per essere pubblicato in automatico quando, se il treno non portera' ritardo, saro’ gia' arrivata a Milano.

Quella di partire, ieri, e' stata in ogni modo una decisione improvvisa. Fino all'ultimo ero infatti indecisa perche’ non sapevo se avrei potuto prendermi qualche giorno di vacanza oppure no. Poi, forse un po' avventatamente come mi accade sempre quando la stanchezza raggiunge il livello di guardia, ho scelto di rompere gli indugi. Ho cosi’ preparato la borsa da viaggio, ci ho infilato dentro un po' delle mie solite cose, ho preso con me l'inseparabile lap top che pero' non uso mai volentieri per via dei suoi tasti che non vanno molto d'accordo con le mie unghie, e sono salita sul primo treno in partenza per Budapest, quindi per Vienna dove la scorsa notte ho fatto sosta ed ho dormito in un comodo letto poiche' affrontare il percorso tutto in una volta e' davvero massacrante anche per chi, come me, ama viaggiare.

Fra l’altro quello da Tokaj a Milano non e’ fra i viaggi piu' comodi che ci siano. Non esiste infatti un treno diretto, neppure da Budapest, e facendo bene i calcoli, considerati i vari cambi, soprattutto quello obbligato che si deve fare a Vienna, in certi casi e' preferibile pernottare in hotel e prendere un treno il mattino successivo, piuttosto che attendere varie ore in stazione, anche se cio' ritardera' il mio arrivo a Milano.

Comunque, sara' una vacanza breve. Ho intenzione, infatti, di essere a casa prima di Natale. Piu' che altro, questo breve viaggio e' dettato dal bisogno che ho di allontanarmi dalla routine di tutti i giorni. Deve quindi servire a rilassarmi facendomi staccare la mente dalle solite cose perche’, talvolta, per sentirmi bene basta pochissimo: guardare dalla finestra un diverso panorama, ascoltare il suono di una lingua differente, assaggiare cibi differenti, ma anche e soprattutto la riscoperta di una solitudine che non sia del tutto simile a quella a cui mi sono da tempo abituata.

sabato 11 dicembre 2010

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Da Sind a Second Life

Sono sincera, uno degli obiettivi che piu’ mi stanno a cuore e’ quello di far conoscere la mia gente, le sue radici, la sua cultura, i suoi pregi ma anche i suoi difetti, ovunque mi rechi e a chiunque mi capiti di incontrare, perche’ sono convinta che i pregiudizi ed il razzismo siano figli della scarsa conoscenza, dell’ignoranza e della paura nei confronti del “diverso”, soprattutto in societa’ poco aperte al multiculturalismo ed assoggettate ad ideologie non certo “rassicuranti” dal punto di vista della convivenza fra i popoli.

Che io mi rivolga principalmente all’Italia, pur essendo ungherese, e’ perche’ innanzi tutto conosco bene la lingua e poi - ho difficolta’ ad ammetterlo ma e’ la verita’ - dentro di me permane un’inestinguibile radice latina che, fin da piccola, mi ha fatto seguire un percorso in cui le due culture, quella italica e quella tzigana, si sono intersecate fino ad unirsi in qualcosa di ibrido che oggi non saprei ben definire, ma che mi sono accorta rappresenta una qualita’ insostituibile per chi, come me, ha scelto di occuparsi di mediazione culturale.

Quello che faccio da quando ho scelto di cambiare totalmente vita, solo le persone con le quali ho un rapporto piu’ diretto lo conoscono, ed ovviamente non staro’ qui a parlarne davanti ad una platea di gente in massima parte mai conosciuta. Non perche’ sia qualcosa di cui debba vergognarmi, anzi tutt’altro, ma perche' parlarne significherebbe aprire uno spiraglio troppo ampio sulla mia privacy, con il probabile rischio che qualcuno possa anche giungere ad individuare esattamente la mia identita’, mettendo in grave pericolo il progetto al quale mi dedico da alcuni anni.

In ogni caso, non era di me che volevo parlare, ma di come la mediazione culturale, e quindi un impegno che possa portare ad una maggiore conoscenza del mio popolo in modo da contribuire a spazzare via i pregiudizi esistenti, sia in grado di filtrare anche attraverso il web per giungere in quei mondi virtuali che, forse in futuro se gia’ non lo sono, rappresenteranno veri e propri luoghi d’incontro e di confronto equiparabili alle antiche agora’.

E’ normale dunque che in tutto questo io non possa trascurare la grande potenzialita’ che mi offre Internet, dove con un click posso raggiungere da casa mia ogni luogo del pianeta, parlare con centinaia di persone che mai avrei modo d’incontrare altrimenti, confrontarmi con idee e culture differenti, arrivando a far conoscere quello che in qualche modo puo’ essere identificato con l’appartenenza al popolo Rom: l’amore per la nostra liberta’ ed il grande rispetto che si deve avere per quella altrui.

E’ anche per tale motivo – oltre che per altri ugualmente validi – che ho quindi accettato molto volentieri di collaborare alla stesura dell’ultimo numero di EsseElle Movie Magazine, la rivista virtuale che si occupa principalmente del mondo di Second Life, ma che questo mese ha impostato l’intero numero sull’argomento che e’ a me piu’ caro: gli Zingari. E devo dire che cio’ mi rende particolarmente felice perche’ credo sia questa la prima volta in cui, in un mondo virtuale, il tema degli Zingari viene trattato al di la’ dell’aspetto legato al folclore o al semplice gioco di ruolo, oppure a tutto quell’immaginifico che poco ha a che fare con le problematiche legate alla realta’ di oggi. Percio’ ringrazio davvero di cuore chi mi ha dato la possibilita’ di realizzare un momento che spero non sia irripetibile, affinche’ si possa da qui ripartire per una diversa concezione di convivenza fra i popoli in cui il web agisca non solo da stimolo, ma anche da esempio.

Rinnovando quindi l’invito, a chi vorra’ partecipare alla grande festa tzigana che si terra’ in Second Life domani sera domenica 12 Dicembre a partire dalle ore 23:00, a mettersi in contatto con me oppure con Kameo Haller, concludo con l’articolo che ho scritto per questo speciale numero di EsseElle Movie Magazine, nella speranza che nell’interminabile viaggio degli Zingari possiate trovare qualcosa che appartenga un po’ anche a tutti voi.


Un lungo viaggio che dura da mille anni



Una delle più antiche leggende racconta che un tempo gli Zingari avevano un re. Era un re onesto e sapiente che governava con saggezza in un paese meraviglioso a nord dell’India chiamato Sind, dove la gente viveva felice e niente mancava. Fin quando le orde dei musulmani invasori li scacciarono da quella terra. E’ da allora che gli Zingari sono costretti a vagare da un posto all’altro del pianeta, senza mai più avere un luogo in cui stare, una casa che possano considerare davvero la loro. Ma questa, come ho detto, non è altro che una leggenda.

Notizie certe circa l’origine degli Zingari si hanno invece comparando i vari dialetti che costituiscono la loro lingua, chiamata Romaní o Romanés, con alcune lingue indiane come il Sanscrito, il Pracrito, il Maharati ed il Panjabi, e ciò ha permesso infatti di stabilirne con evidenza l’origine indiana. Però, la ragione per la quale essi abbandonarono le terre natie dell’India resta tuttora avvolta nel mistero. I pochi studi fatti a riguardo dicono che in origine fossero sedentari e che, in seguito, per l’insorgere di situazioni avverse, furono costretti a migrare e a vivere da nomadi.

Un’altra leggenda, stavolta narrata da Hakīm Abol-Ghāsem Ferdowsī Tūsī, un poeta persiano del X secolo d.C., nel suo poema il Shāhnāmeh, il Libro dei Re, che racconta l’intera Storia della Persia dalla creazione fino al tempo della conquista araba, un re fece arrivare dall’India diecimila Luri, nome attribuito agli Zingari, per intrattenere il suo popolo con la musica. E’ assai probabile, dunque, che il percorso migratorio di questo popolo nomade sia passato dalla Persia all'incirca tra il IX ed il X secolo e che in seguito i vari gruppi penetrarono in Occidente attraverso l’Egitto ed attraverso la cosiddetta via dei pellegrini, cioè Creta ed il Peloponneso.

E’ proprio a quel periodo che risale il termine Zingari o Tzigani. Infatti, l’etimologia di questo nome proviene dal greco medievale athinganoi, cioè "intoccabili", termine attribuito ad una setta proveniente dalla Frigia, una zona dell’odierna Anatolia, ma che era anche il nome che veniva dato a maghi, indovini ed incantatori di serpenti, vale a dire ad un mondo vicino a quello degli Zingari.

Il primo documento in Europa in cui si fa riferimento agli Zingari è del 1378 e consente di sapere che un re bulgaro avrebbe ceduto ad un monastero dei villaggi popolati da loro. L’arrivo nel continente europeo è dunque situato alla fine del XIV secolo, ed è nel 1427 che gli Zingari vengono segnalati a Parigi guidati da capi che si facevano chiamare duchi. Probabilmente, per essere ben accolti, raccontavano di essere pellegrini provenienti dal Piccolo Egitto - regione del Peloponneso - da cui ha origine il nome di Gitani, cioè Egiziani, attribuito in seguito all'equivoco sorto circa la loro provenienza.

I duchi dicevano di essere costretti a vagare per il mondo per la durata di sette anni, come penitenza, affermando di essere stati perseguitati dai Saraceni e da loro essere stati costretti ad abiurare la fede cristiana. Così i re del tempo - sempre secondo i loro racconti - li avevano obbligati a recarsi dal Papa che aveva imposto loro tale penitenza, ma che anche li aveva forniti di credenziali perché fossero bene accolti ovunque si recassero.

Ovviamente, oggi si hanno molti dubbi sulla veridicità di quelle asserzioni e forse sono esse stesse all’origine del pregiudizio che ancor oggi li indica come un popolo incline all’inganno, ma a parte queste cose che gli Zingari raccontavano per essere meglio trattati, si sa con certezza che, almeno in principio, l’accoglienza fu buona per il carattere misterioso che la loro origine lasciava nella società medievale; una società assai sensibile a tutto ciò che si presentava come magico e dispensatore di fortuna.

Nello spazio di qualche decennio, però, la curiosità si trasformò in ostilità, forse per le abitudini di vita assai diverse da quelle delle popolazioni sedentarie ed anche per il consolidarsi in Europa degli stati nazionali. Se per lungo tempo si erano qualificati come Egiziani, infatti, la mancanza di un collegamento storico ad una patria precisa o ad un’origine sicura non consentiva di riconoscere gli Zingari come gruppo etnico ben individuato. Oltre a ciò, le possibilità d’insediamento sempre più scarse, per cui l’unica possibilità di sopravvivenza consisteva nel vivere ai margini delle società, ed il mescolarsi di bande di ex mercenari sbandati e di mendicanti identificati tutti come zingari, contribuì a peggiorarne l'immagine.

Ma esistevano anche ragioni economiche e religiose. L’opposizione agli Zingari si delineò particolarmente dura da parte delle corporazioni artigianali dell’epoca che tendevano ad escludere i concorrenti, soprattutto nell’ambito della lavorazione dei metalli. Inoltre, gli Zingari venivano facilmente identificati con i Turchi in quanto provenivano dalle terre degli infedeli, quindi erano considerati nemici della Chiesa che, proprio in quel periodo, iniziò a condannare le pratiche legate al soprannaturale, come la cartomanzia e la lettura della mano, tutte attività che questo popolo è sempre stato solito esercitare. Ed infine, i pregiudizi già esistenti furono rafforzati anche dal convincimento diffuso che la pelle scura fosse segno d’inferiorità, di malvagità e del diavolo che, infatti, veniva dipinto di nero.

Questo clima di sospetti e pregiudizi si avverte soprattutto nella fioritura di leggende e proverbi tendenti a mettere gli Zingari in cattiva luce a tal punto da far riferimento alla Bibbia per considerarli discendenti di Cam, quindi maledetti. Un’altra diffusa leggenda racconta che furono degli zingari, dato che chiunque altro si era rifiutato, a fabbricare i chiodi che servirono per la crocifissione oppure, secondo una diversa versione, che avrebbero rubato il quarto chiodo rendendo così più dolorosa l’agonia di Gesù.

Da questi pregiudizi, il passaggio a forme sempre più marcate di discriminazione è stato inevitabile, fino a giungere a vere e proprie persecuzioni. Per secoli, in Serbia ed in Romania, gli Zingari sono stati tenuti in schiavitù e la caccia allo zingaro si è affinata nel tempo con crudeltà e con barbari trattamenti di ogni tipo. Deportazioni, torture, uccisioni sono state praticate un po’ ovunque, fino a giungere al nazismo che agli Zingari riservò un trattamento non dissimile da quello degli Ebrei: inviati nei campi di concentramento, sottoposti ad esperimenti di sterilizzazione, usati come cavie umane, con ogni sorta d’incredibili sevizie. Oltre mezzo milione di Zingari furono sterminati durante il regime nazista in un Olocausto a cui viene dato il nome di Porrajmos, del quale pochi oggi sono al corrente e che quasi nessuno ricorda.

Attualmente, gli Zingari sono presenti ovunque, con forte concentrazione nei Balcani, in Spagna, in Medio Oriente e nel nord Africa. Nelle Americhe ed in Australia sono giunti al seguito di deportati e di coloni che partivano da Gibilterra, e stabilendo successivamente dei flussi migratori con quelle regioni.

Ed è attraversando interi continenti, mescolandosi con le più diverse etnie, che ogni gruppo ha assunto nel tempo caratteristiche somatiche che non sono più quelle dell’antica popolazione partita dall’India oltre mille anni fa. Se i gruppi che hanno transitato attraverso l’Europa meridionale ed il nord Africa hanno mantenuto caratteri tipici come la pelle, i capelli e gli occhi scuri, in Russia e nel nord Europa non è difficile trovare Zingari con la pelle chiara, i capelli biondi e gli occhi azzurri. In India, però, è ancora possibile trovare chi conserva tracce esteriori esattamente come quelle degli antichi abitanti di Sind. Sono i Banjara, una popolazione seminomade che gli studiosi identificano come gli unici Zingari rimasti in patria.

venerdì 10 dicembre 2010

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Incontriamoci in Second Life

Domenica prossima, avverto, non saro’ a Budapest alla stazione di Keleti ad attendere qualcuno che non arrivera’, pero’ chi sentira’ il desiderio d’incontrarmi, seppur nella mia forma “digitalizzata”, potra’ farlo lo stesso entrando semplicemente in Second Life, ed insieme a me potra’ incontrare anche altri commentatori-protagonisti di questo blog: Kameo, Serena, Marco, Flyingboy ed altri ancora.

Saremo infatti tutti quanti presenti alla grande festa tzigana che, proprio in questi giorni, stiamo organizzando ed allestendo con danze e musiche gitane all’interno di una scenografia ricreata appositamente, e che si svolgera’ in occasione dell’uscita del numero natalizio di EsseElle Movie Magazine, la rivista dedicata ai mondi virtuali alla quale collaboro ormai da molto tempo che come tema avra’ questo mese proprio gli Zingari. Qualcosa che mi riguarda personalmente e che, e' inutile dirlo, non avrei potuto fare a meno di darne notizia, anche perche’ mi pare sia questa la prima volta che, in Second Life, questo argomento viene affrontato con una certa profondita’, sebbene con tutti i limiti che una pubblicazione di tal genere possa avere.

Comunque, non so se chi mi segue in questo blog sara’ interessato o avra’ un briciolo di curiosita’ – io spero di si’ –, ma potrebbe essere questa un’ottima occasione per iniziare a conoscersi un po’ meglio. A volte le personalita’ che emergono attraverso i commenti, possono mostrarsi falsate proprio dalla staticita’ dei commenti stessi, dal voler fare a tutti i costi bella figura, dal voler avere sempre ragione, mentre potrebbero risultare completamente differenti, piu’ umane e meno edulcorate, in una chat o in un incontro piu’ ravvicinato in cui la dialettica fosse piu’ diretta e meno rigida.

Per questo motivo ci terrei moltissimo a conoscere coloro i quali non avessero problemi a “mostrarsi”. Dopotutto, Second Life, anche se a prima vista puo’ apparir complicata, non e’ diversa di una qualsiasi chat con animazioni, ma e’ questo in ogni caso il primo passo da fare per conoscermi un po’ di piu’ e per scoprire esattamente come io sia ben peggiore dal “vivo” – se di vivo si puo’ parlare – di quanto mi mostri nel blog. Per cui, sono certa che se adesso vi sono minimamente un po’ antipatica, vi assicuro che dopo mi detesterete del tutto. Come detesterete, presumo, anche gli altri amici ed amiche che mi hanno seguita nella realizzazione di questo numero veramente speciale di EsseElle Movie Magazine e che, se vorrete, potrete incontrare a partire dalle ore 23:00 di domenica 12 Dicembre alla festa tzigana in Second Life: http://maps.secondlife.com/secondlife//115/202/26

lunedì 6 dicembre 2010

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Una giovane donna antica

Keleti pályaudvar e' la "Stazione est". Normalmente ne abbreviamo il nome chiamandola “Keleti pu”, ed e’ una delle tre principali stazioni ferroviarie di Budapest, forse la piu’ importante, oltre a Nyugati pályaudvar, la "Stazione ovest", e Déli pályaudvar, la "Stazione sud". Keleti pu si trova a Pest, vale a dire nella parte della citta’ che sta sulla sponda orientale del Danubio, nell’ottavo distretto, in Józsefváros, famoso per essere sinonimo di criminalita’, prostituzione, droga, edifici abbandonati e fatiscenti; uno stereotipo che pero’ e' stato vero sino alla fine degli anni Novanta, ma che oggi, grazie ad una grande opera di risanamento da parte dell’Amministrazione cittadina, e’ diventato uno dei quartieri piu’ sicuri di tutta Budapest.


Costruita alla fine del XIX secolo in uno stupendo stile neorinascimentale dagli architetti Rochlitz Gyula e Feketeházy János, Keleti pu ai tempi dell’Impero Austro-Ungarico era una delle piu’ moderne stazioni ferroviarie esistenti in Europa. Oggi e' utilizzata da molti treni internazionali, ed e’ dove di solito arrivano anche i treni da Tokaj.

Non capita spesso, e devo proprio essere nel bel mezzo di uno dei miei rari momenti di vita che io definisco “d'incosciente follia”, ma se concedo un appuntamento a qualcuno che non ho mai incontrato prima, il luogo giusto e’ esattamente all'interno dell'entrata principale che da’ su Baross tér, sotto l’orologio. Cio’ mi permette di tenermi a distanza, osservare chi arriva ed eventualmente decidere se sia o no il caso di mostrarmi. So che verro’ criticata per quello che ho appena affermato, ma non sempre puo’ essere consigliabile mostrarsi; a volte, per evitare imbarazzi ancor piu' forti, e’ preferibile defilarsi qualora ci si renda conto di aver sbagliato le valutazioni, soprattutto se chi arriva e’ palesemente e totalmente diverso da come si era presentato.

Fedele ad un antico proverbio che dice “se si arriva in ritardo non si ha rispetto per gli altri, mentre se si arriva in anticipo non si ha rispetto per se stessi”, agli appuntamenti cerco di essere solitamente puntuale, ma fra le due e’ assai piu’ probabile che non abbia rispetto per me stessa. Se mi capita di attendere, pero', porto pazienza per non piu’ di mezz’ora, poi, se nessuno si fa vivo ed e’ quasi l’ora di cena, faccio due passi, attraverso la piazza che adesso e’ tutta sottosopra per via dei lavori che stanno facendo per la metropolitana, e mi reco all’Huszár, un söröző poco lontano dove la gente abitualmente va per incontrarsi, ma dove cucinano anche degli ottimi piatti ungheresi ed hanno una fantastica scelta di vini. Talvolta puo’ capitare persino che ci sia la musica dal vivo e questo rende l’atmosfera assai piacevole.

Mi fermo li’ un’oretta o due, il tempo di guardarmi attorno. Se ho fame mi siedo al tavolo e mangio qualcosa, oppure mi limito a bere un bicchiere di Kadarka seduta al banco, e se alla fine non trovo di meglio da fare che mi faccia venir voglia di restare fino al giorno dopo, prendo il primo treno e ritorno a casa.


Generalmente, l'arrivo a Tokaj non e' mai oltre la mezzanotte, mezzanotte e mezza, al massimo l'una, ed anche se la serata non e' andata secondo le previsioni, il tempo che spendo in queste mie pazze gite al limite della trasgressione, diversamente da quello che alcuni possono pensare, non va mai del tutto sprecato. Durante viaggio di ritorno leggo sempre qualcosa, oppure scrivo appunti per un eventuale post da pubblicare nel blog; come questo. Oltre a cio’, chi mi conosce lo sa, il tempo passato in treno mi rilassa, mi da’ modo di “rompere” con la mia consueta routine, e nel contempo mi da’ modo di riflettere…

Mia madre dice che ho un pessimo carattere, terribile, fastidioso, perche’ senza che me ne renda conto, metto coloro che hanno la sfortuna d'imbattersi in me costantemente alla prova e, com'e' naturale, non tutte le persone sono disposte a tollerarmi, in quanto sentirsi di continuo sotto osservazione non e’ certo una cosa piacevole. Pero’, forse per consolarmi e questo rende bene l’idea su cosa lei intenda per “consolare” e “far coraggio”, mi dice anche che alla fine a restare delusa sono solamente io perche' pretendo troppo e mi attendo dagli altri gesti e comportamenti che ormai non fanno piu’ parte di quest’epoca.


In effetti, come preferisco pensare quando vengo presa dall’impeto dell’autocommiserazione, ma anche autocompiacendomi un po’, sono una giovane donna antica, un ossimoro vivente e non riesco proprio ad accettare che per credere di realizzare qualcosa, per convincersi di fare chissa’ che, sia sufficiente solo dire, promettere, raccontare, illudere. Le parole, se non sono supportate da fatti concreti le cui conseguenze possono essere valutate su una base di effettiva realta’, restano inutili suoni, vuoti e senza armonia, e troppa gente, oggi, le usa solo e soprattutto per parlarsi addosso.

sabato 4 dicembre 2010

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Non infatuatevi di me

Forse non c’e’ bisogno di scrivere questo post. Forse e’ del tutto superfluo o forse, anche se riguarda un fenomeno assai diffuso in Internet, fa parte di qualcosa di talmente personale che magari farei bene a tener riservata per non stimolare ulteriori fantasie in chi, per una ragione o per l’altra, mi invia in privato, chiedendo di non divulgarli, i suoi messaggi in cui mi fa chiaramente capire di essere infatuato di me e di sentirsi parte in causa in tutto cio’ che inserisco in questo blog - gli articoli, i commenti, i video e persino le foto - convinto di essere l’unico ed esclusivo oggetto delle mie storie, arrivando a credere che io mi rivolga soltanto a lui e non ad altri.

Sinceramente, non so spiegarmi da dove abbia origine questa bizzarra convinzione. Non ho mai creduto di lanciare messaggi cosi’ ammiccanti da riuscire ad ammaliare qualcuno fino a questo punto. Anzi, finora avevo pensato che la mia tipica freddezza magiara fosse sufficiente a tenere una considerevole distanza fra quella che e’ la mia realta’ e questo luogo, e che nessuno fosse cosi’ stolto da prendere sul serio certi miei atteggiamenti finalizzati piu’ che altro ad offrire un effetto scenografico. Pero’, adesso, penso proprio di aver sbagliato valutazione e che esista davvero chi vive di soli sogni: persone dotate di particolare fantasia che interagiscono con gli autori e le autrici dei vari blog sentendosi protagonisti oppure sognando di esserlo, arrivando finanche a crearsi nella testa storie incredibili in una sorta d’infatuazione virtuale alla quale non so dare una facile spiegazione.

Non che cio’ rappresenti per me qualcosa di fastidioso, sia ben chiaro. Anche se all’apparenza posso sembrare ricoperta da una patina di severita', sono da sempre sensibile alle parole d’apprezzamento se dette con garbo e sincerita’, e mi piacciono molto i complimenti quando non sono palesi manifestazioni d’accondiscendenza inutile e senza motivo. Sono quindi felice di suscitare emozioni forti in chi mi legge, perche’ lo scopo dello scrivere e’, appunto, quello di provocare reazioni di tipo emotivo, e sentire di rappresentare per qualcuno l’immagine del desiderio, della sensualita’ e dell’erotismo, riesce a donarmi talvolta quella dose di buon umore con la quale affronto meglio la giornata. Una sensazione che ho provato altre volte nella mia vita ed e’ anche il motivo che, in contesti diversi, dal punto di vista erotico mi rende ben disposta verso chi sa farmene dono nel modo giusto.

Qual e’ il modo giusto? Adesso, cosi’ su due piedi, non saprei dirlo, anche perche’ non credo esista un unico modo. In ogni caso, l’avverto quando sento di suscitare un forte interesse in qualcuno e varia ogni volta, da persona a persona. Pero’, finora, se ne sono stata coinvolta e’ stato soprattutto nei miei incontri reali, avendo di fronte chi potesse essere attratto soprattutto dalla mia fisicita’. Per questo ho sempre pensato che per infatuarsi veramente di me fosse necessario almeno un riscontro oggettivo, reale, mentre qui, in questa situazione totalmente virtuale che lascia spazio solo all’immaginazione e a nient’altro, tutto cio’ rappresenta per me una novita’ che al momento non ho avuto ancora modo di valutare con sufficiente ponderatezza.

Infatti, se essere consapevole di suscitare questo tipo di sensazione da un lato mi attrae perche’ solletica la mia vanita’, dall’altro provo anche un indescrivibile senso d’angoscia, in quanto ho sempre avuto qualche difficolta’ a rapportarmi con chi aveva comportamenti esagerati, opposti rispetto al mio essere solitamente piu’ riservata e meno incline alle esternazioni troppo dirette. Perche’, lo devo dire con estrema chiarezza, quando mi sono lasciata andare nei riguardi di certe persone che fin da subito si sono mostrate troppo passionali, troppo disponibili, troppo di tutto, ho sempre ricevuto in cambio brutte sorprese e mi sono cacciata spesso in trappole dalle quali uscire, poi, e’ stato davvero difficoltoso.

Per questo motivo e non per altri, sono molto scettica nei confronti di quelle infatuazioni che nascono cosi’ dal nulla, senza che ve ne sia una vera ragione, soprattutto in un contesto virtuale in cui nessuno puo’ avere la certezza assoluta di chi si trova dall’altra parte del monitor, e sono sempre piu’ convinta che questo comportamento, questo facile appassionarsi, questo mostrarsi fin da subito generosi di sentimenti, questo sentirsi addirittura protagonisti dei pensieri altrui senza che vi sia un’autentica corrispondenza d’amorosi sensi, abbia un significato molto diverso da quello che puo’ avere una normale attrazione per un’altra persona, ma si tratti soprattutto di una specie di ossessione, di un voler a tutti i costi rendere viva un’illusione nella quale “l’altro” non ha alcuna importanza poiche’ “l’altro”, senza alcun ruolo se non quello di essere uno schermo bianco su cui viene proiettato un film, e’ unicamente una marionetta ignara ed inconsapevole destinata solo a concretizzare un’idea: quella dell’amore perfetto.

Amore perfetto forse perche’ irraggiungibile, forse perche’ chi sta dall’altra parte non ha modo di entrare in contatto con i nostri difetti, con le nostre contraddizioni, con il nostro carattere che appare piacevole ed intrigante solo se filtrato attraverso il web, e magari potrebbe risultare insopportabile ed odioso se lasciato libero di esprimersi per un tempo superiore a quello di una breve chat.

Sinceramente e’ un problema che finora non mi sono mai posta e non so quali siano i veri motivi che portano una persona ad esprimere un sentimento cosi’ profondo e unico - che non dovrebbe assolutamente essere svilito in un ambiente quasi da gioco di ruolo - all’autore o all’autrice di un blog, ma so che per me l’infatuazione, anche se e’ sicuramente collegata all’immaginazione e a tutto un mondo intriso di cerebrale, per evolvere e per essere vera ha bisogno di un riscontro reale e concreto a cui appoggiarsi: una voce, un gesto, uno sguardo, un odore… tutte cose che in un blog sono difficili da ottenere.

Pero’, considerata la frequenza con la quale continua ad arrivarmi questo tipo di messaggio, in cui mi si parla come se mi si conoscesse profondamente, e mi si raccontano cose che non mi sognerei mai di ascoltare neppure da qualche amico piu’ intimo, e tenuto conto della quantita’ di persone che sempre piu’ tendono a relazionarsi con me convinte di questi loro sentimenti che vanno ben oltre il mero apprezzamento per il modo in cui tratto gli argomenti, devo quanto meno riconoscere che ci sia oggi una certa propensione ad infatuarsi e persino innamorarsi, di chi puo’ anche essere virtuale. E cio’ in qualche modo mi crea un po’ di disagio, perche’ a volte credo di essere io quella fuori posto.

Purtroppo, devo dirlo con chiarezza, ed un po’ mi spiace per chi si fosse fatto qualche illusione nei miei confronti, sono troppo pragmatica e materialista per credere che l’amore possa sbocciare fra i pixel, o forse non faccio parte di quella generazione nata e cresciuta con Internet per la quale puo’ sembrare del tutto naturale manifestare i propri sentimenti a persone perlopiu’ sconosciute per mezzo di frasi scritte in una chat oppure in un sms.

Come ho fatto sapere piu’ volte nei miei scritti, senza un adeguato “hardware”, il solo “software” non mi puo’ bastare, e se proprio devo corrispondere, relazionare, confrontarmi sul piano dei sentimenti, mi si lasci almeno il modo di valutarli su una base di realta’, che possa decidere dove, come e con chi investire le mie energie - perche’ di vere e proprie energie si tratta - e non certo basandomi su strani film che vengono proiettati nelle menti di chi non conosco e che forse non conoscero’ mai.

A che serve quindi inviarmi numeri di telefono che probabilmente non chiamero’ mai? A che serve prospettarmi appuntamenti ai quali quasi certamente non mi rechero' mai? Che significato hanno queste proposte sapendo che vivo in un luogo distante, per mia scelta irraggiungibile, che desidero tenere nascosto a tutti e nel quale non faccio di sicuro entrare la prima persona che mi scrive un messaggio carino sul blog?

Posso pensare che in alcuni casi tutto cio’ sia una specie di metodo sperimentato per ottenere sesso facile e gratuito, una sorta di “phishing” che si fa gioco della vanita’ finalizzato ad ottenere una scopata veloce nella speranza che qualche sprovveduta - non ha importanza chi, tanto l’una vale l’altra - ci caschi. Dopodiche’ sia facile defilarsi, scomparire, in quanto non esistono certezze sulla reale identita’ di chi si presenta mascherato da un nick, neppure se invia un proprio documento o una foto perche’ potrebbero essere falsi, ed una schedina telefonica la si puo’ gettare via un attimo dopo l’incontro.

No, mi dispiace, non e’ il mio genere. Non e’ questo che m’interessa e non ho il blog per rimorchiare o essere rimorchiata in questo modo. Qualora ci fosse chi crede che mi si possa “pescare” cosi', come fossi una pesciolina desiderosa di abboccare al primo “amo” che capita, e’ bene che sappia che sta sprecando il suo tempo. Non mi faccio pescare. Sono io che decido e che scelgo chi, come e quando, e per farlo non mi affido di certo al virtuale e a tutto un sistema in cui le menzogne possono facilmente mescolarsi alle verita’. Ho bisogno di sentire qualcosa di reale, vero, concreto che posso vedere, annusare, toccare… e in tal caso, se la persona mi va, la voglia me la posso togliere anche subito, seduta stante, senza un attimo d’esitazione. E non e’ necessario che vi sia di mezzo l'amore.

Se invece di amore si tratta, se proprio di questo sentimento si deve parlare, allora mi si dia modo di valutare con calma, scegliendo i tempi, dovessero anche passare lustri, cosi' da conoscersi nel profondo prima di accettare se contraccambiare o no. Al di la’ della passione e dell’impeto che si dissolvono con la stessa velocita’ con cui nascono, cio’ che in tal caso puo’ davvero interessarmi e’ capire fino in fondo quanta forza, quanta costanza e quanta determinazione riesca ad avere una persona per meritarsi la mia piena fiducia, cosi’ da non dovermi pentire il giorno dopo.

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Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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