sabato 25 settembre 2010

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Muoia Berluscone con tutti i finistei

Forza Silvio! Tutto il popolo e' con te. Tu, da grande statista quale sei, non lo hai ancora rivelato perche’ la tua autentica natura e’ quella d’essere modesto, umile e paziente per le numerose critiche che in questi anni ti sono state portate da chi non aveva capito i tuoi veri progetti, ma ormai per tutti quanti e’ chiaro che cio’ che stai facendo, e' per il tuo Paese.

Un Paese che, per essere moderno, non puo’ piu’ reggersi su fondamenta fatiscenti, su principi come l’illegalita’, l’impunita’, l’immoralita’, l'ipocrisia, la tutela dei privilegi di casta, l’assenza totale di etica, l'arretratezza culturale e tutto cio' che di peggio esiste. Un Paese che per essere ricostruito totalmente deve essere prima distrutto, ridotto in macerie, raso al suolo come il tempio di Dagon.

Tu questo lo hai capito subito, molto tempo fa, molto prima di noi, quando scegliesti di entrare in politica mosso da sentimenti d’altruismo che allora nessuno ti riconobbe, ed oggi posso sinceramente affermare che anch’io, che in questi anni non ho risparmiato critiche feroci nei tuoi confronti perche’ non avevo compreso il tuo vero obiettivo, ho oggi la speranza e forse la certezza che riuscirai a portare a termine quello che avevi prestabilito, da vero profeta. E cio’ ti consegnera’ in eterno alla Storia.

Adesso sei come Sansone. Non morirai da solo e sai che con il tuo sacrificio trascinerai con te nel baratro tutti i finistei che rimpiangeranno il momento in cui hanno creduto di poterti ingannare, tradire, abbandonare. E sono certa che farai una vera strage. Sterminerai chi e’ stato colpevole, e col tuo crollo tirerai giu’ tutti come nel risucchio dello scarico del cesso.

Stavolta non posso fare a meno di approvarti e comprenderti. Dopotutto come puo’ osare solo pensare, chi ti e’ nemico, di attaccarti? Come puo’ osare solo pensare, chi ti e’ amico, di sostituirti? Allora - e chi ti conosce lo sa - ce ne sara’ per tutti. Non ti risparmierai e non farai mancare la giusta punizione a nessuno. Come hai sistemato Boffo, distruggerai Fini. In fondo, quel pirla con quella faccia da nerd avrebbe dovuto capirlo subito che contro di te non aveva alcuna speranza di farcela. Lui, i suoi cognati e le sue beghe familiari.

Il tuo potere e’ invincibile, la tua forza sovrumana. Feltri e Minzolini assicurano che anche il tuo cazzo sia il piu’ grosso che abbiano mai visto ed il tuo culo il piu' dolce che abbiano mai leccato, ed anche se sei senza capelli - solo perche' te li hanno rasati come a Yul Brynner e non perche' sei pelato - ti resta lo stesso tanta di quella volonta’ per trascinare con te questa Italia da operetta della quale, non a caso, sei stato il degno rappresentante per quasi due decenni.

Osservali i tuoi nemici che una volta erano i tuoi dipendenti e sudditi. Non li vedi preoccupati? Tremano, hanno paura, temono di non potersi piu’ permettere case a Montecarlo o pagate a loro insaputa. Vai avanti cosi’, Silvio, fai vedere a tutti chi sei. Fai venire fuori il grande uomo di stato che c’e’ in te. Tira definitivamente la cordicella di questo sciacquone e fai defluire tutta la merda nello scarico. La puzza e’ diventata davvero insopportabile e solo qualcosa che ponga fine a tutto questo schifo ti fara’ ricordare per sempre, con riconoscenza e gratitudine, come il miglior statista degli ultimi centocinquant’anni.

giovedì 23 settembre 2010

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Il fiammifero e la candela

Esistono meccanismi che, una volta attivati, vanno avanti da soli e fintanto non accade qualcosa che li inceppa, continuano a funzionare senza che si debba far quasi nulla, anzi godendo dei loro risultati benefici. Si chiamano circoli virtuosi. E’ come se con un fiammifero accendessimo una candela, e poi con il fuoco di quella candela accendessimo altre candele fino ad illuminare tutta la stanza.

Con un fiammifero non avremmo mai potuto illuminare molto piu’ della nostra mano, ma il circolo virtuoso fa si’ che la fiamma, passata di candela in candela, abbia alla fine come risultato quello di poter illuminare un’intera stanza, un palazzo… una citta’. Questo significa che, assumendo un atteggiamento politico, economico, culturale, o introducendo nuove tecnologie o altro, si da' inizio ad un miglioramento della societa’ non solo relativamente ad un ambito specifico, ma a tutti i suoi molteplici aspetti.

Ad esempio, dopo la grande depressione del 1929, il presidente americano Franklin Delano Roosevelt, con il New Deal, cambiando la politica del suo predecessore, inizio’ ad investire moltissimo nelle opere pubbliche come strade, edifici o ponti. In tal modo si mise in moto un circolo virtuoso che fece diminuire la disoccupazione. Molti piu’ lavoratori, percependo un salario, aumentarono il loro potere d'acquisto ed iniziarono ad acquistare piu’ merce facendo riprendere forza al mercato, cosi’ il prodotto interno aumento’ e ci fu piu’ denaro per ulteriori lavori pubblici e cosi’ via, facendo uscire gli Stati Uniti dalla crisi.

Ma non e' il solo esempio che si puo' fare. Nel passato, il miglioramento delle conoscenze agrarie ha portato a produrre molto piu’ cibo. Piu’ cibo ha significato persone piu’ forti e crescita della popolazione, quindi piu’ manodopera che ha potuto coltivare e produrre ancora piu’ cibo, creando dunque un circolo virtuoso.

Il contrario di un circolo virtuoso e’ invece il circolo vizioso, un meccanismo perverso che quando e’ messo in moto produce, invece di benefici, un peggioramento generale delle condizioni di vita. In tal caso, se con l’agricoltura si sfruttano troppo i campi, la terra s’impoverisce e produce di meno. Meno cibo significa minore popolazione e piu’ debole, quindi meno manodopera che coltiva i campi, meno cibo e cosi’ via...

E’ ovvio che la persona saggia dovrebbe sempre cogliere l’occasione per innescare un circolo virtuoso piuttosto che vizioso, ma non sempre la saggezza trionfa, anzi, in periodi in cui non riesce ad avere freni al suo individualismo sfrenato, l'essere umano e’ portato a considerarsi piu’ importante ed esclusivo di chiunque altro, per cui l’unico fine della sua esistenza diviene soddisfare solo i propri bisogni, infischiandosene di tutto il resto. Allora s’innescano meccanismi di avidita’ e di odio in un conflitto sociale che a sua volta porta ancor piu’ le persone ad isolarsi nel proprio egoismo e a ripetere all’infinito il circolo vizioso.

Mentre il rispetto per gli altri, invece, l’interesse per i bisogni di chi e’ stato meno fortunato a costo di rinunce anche proprie, ed una piu’ equa condivisione delle risorse, porta ad una maggiore coesione sociale innescando un circolo virtuoso in termini di convivenza civile: meno conflitti, piu’ fiducia, piu’ sicurezza, meno odio, meno avidita’, piu’ felicita’.

Purtroppo, anche se avessi la ricetta, non avrei modo di innescare un circolo virtuoso su larga scala. La mia condizione e’ troppo umile per poter sperare di accedere sol anche per un istante alla stanza delle decisioni. Nel mio piccolo posso solo creare un microcosmo intorno a me dove certi valori inneschino un meccanismo, quel circolo che io reputo appunto virtuoso e che, una volta messo in moto, vada avanti da solo producendo felicita’ e benessere, e tenga lontane quelle condizioni che, creando meccanismi perversi, porterebbero di sicuro alla distruzione di quel poco che insieme alle mie sorelle sono riuscita a costruire.

“Quindi non chiedermi di piu’" lo dico ogni volta che una nuova persona entra a far parte di questa famiglia. "Io posso solo offrirti il mio fiammifero, ma la candela devi mettercela tu”.

mercoledì 22 settembre 2010

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Gambe lunghe, anzi lunghissime

Osservate attentamente la foto in alto e dite quale dei due volti e’ quello che piu’ vi attrae. Se scegliete quello di sinistra, condividete i gusti della maggior parte degli uomini eterosessuali che hanno fatto il medesimo test. Entrambi i volti sono stati realizzati utilizzando la tecnica del “morphing”, cioe’ unendo le caratteristiche di diversi volti fondendole in uno. Quello di sinistra e’ stato ottenuto dai volti di otto donne che, come caratteristica, avevano le gambe piu’ lunghe della media. Il viso a destra, invece, con i volti di otto donne con le gambe meno lunghe della media.

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Dal test risulta quindi che le donne con le gambe lunghe hanno anche volti che piacciono di piu’ agli uomini un numero di volte otto volte maggiore di quelle con le gambe corte, almeno a coloro che hanno preso parte all’esperimento. Da cosa dipende questo? Dipende dal fatto che le gambe lunghe, come dei marcatori, indicano un'infanzia della donna piu’ sana e benigna. Marcatori che, in modo subliminale, vengono individuati dal cervello maschile. Tutto cio’ e’ emerso da uno studio effettuato dal professor Jeremy Atkinson dell’ Universita’ di Albany.

B

I biologi e gli psicologi, infatti, hanno individuato come lo stress e la cattiva alimentazione durante lo sviluppo fetale e l’infanzia influiscano sui livelli degli ormoni sessuali che sono la causa di una puberta’ precoce. E cio’ puo’ lasciare le donne che arrivano allo sviluppo molto presto relativamente basse di statura e piu’ robuste fisicamente, mentre quelle che hanno avuto un'infanzia piu’ sana e benigna continuano a crescere piu’ a lungo, e raggiungono un piu’ sottile, piu’ stereotipato normotipo femminile, sia nel volto che nel corpo - poiche’ volto e corpo sono plasmati dagli stessi ormoni - che la maggior parte degli uomini trovano piu’ attraente.

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La stessa ricerca, utilizzando pero’ volti maschili al posto dei femminili, e’ stata anche fatta chiedendo alle donne le loro preferenze, solo che al posto delle gambe il parametro su cui erano stati ottenuti i volti tramite il “morphing” riguardava la lunghezza del busto. Si e’ stabilito cosi’ che i volti degli uomini con un busto piu’ lungo risultano piu’ gradevoli.

D

Ma non e’ del busto maschile che vorrei parlare, quanto delle gambe femminili, micidiali armi di seduzione di massa. Infatti, se oltre che lunghe sono anche ben fatte e proporzionate, le gambe determinano, assai piu’ di un seno prosperoso, l’appartenenza alla categoria “alfa” di quelle donne che hanno la fortuna di possederle.

E

Sappiamo quindi come gambe lunghe inviino messaggi e richiami di tipo ancestrale e psicologico ai quali gli uomini non riescono a sottrarsi. Cio emerge anche da uno studio dell'Universita’ di Breslavia in Polonia, dove gli psicologi, intervistando dei volontari, tra maschi e femmine, e chiedendo loro di indicare tra le immagini mostrate le donne e gli uomini più attraenti, hanno stabilito che le gambe slanciate rendono piu’ attraente sia un uomo che una donna.

F

Le foto presentavano infatti persone della stessa altezza, ma con gambe di diversa lunghezza: uguali alla media e superiori almeno del 5% rispetto alla media. Le scelte cadevano maggiormente su chi aveva le gambe piu’ lunghe. Il professor Boguslaw Pawlowski a capo di questa ricerca, ha confermato dunque il dato emerso dallo studio effettuato con l’utilizzo del “morphing e in un’intervista alla rivista britannica New Scientist ha dichiarato che le gambe lunghe sono sinonimo di salute, soprattutto nelle donne. Significa cioe’ che quando erano bambine hanno ricevuto un'alimentazione equilibrata e sono cresciute in un ambiente sano. Entrambi elementi positivi per la fertilita’.

G

A tutto cio’ si aggiunge anche un altro studio del professor Junti Fun dell'Universita’ di Hong Kong che per definire il criterio esatto che determina la bellezza di una donna, ha coniato il valore "Vhi" (Volume height index), che significa: piu’ sono lunghe le gambe, relativamente alla taglia del corpo, piu’ una donna e’ attraente.

H

A vantare le gambe piu’ lunghe del mondo, oggi, e’ la nuotatrice ceca Yvetta Hlavácková con 126 centimetri, seguita dalla sua connazionale, la modella Adriana Sklenarikova, 124 centimetri, poi la brasiliana Ana Hickmann, 120 centimetri, e Vera Grafon, mannequin tedesca con 119 centimetri.

I

Le gambe sembrano essere dunque l’arma femminile per antonomasia. A loro spetta da sempre il primato di sex appeal. Incarnano l’arte di ammaliare, intrigare, incantare, stregare, di illudere e far innamorare. Sono alla base della seduzione e dunque fondamentali nelle relazioni sessuali e sentimentali. Ma oltre che di ammirazione, possono essere anche fonte di grande invidia. Pare infatti che per molte donne le gambe rappresentino una vera ossessione e spesso sono addirittura fonte di vera frustrazione, nonostante le cure e gli accorgimenti che vi dedicano.

J

Purtroppo, diversamente dal seno che con protesi e chirurgia estetica puo’ essere in qualche modo corretto, per avere gambe belle bisogna avere qualcosa che solo Madre Natura puo’ regalarci e che nessun chirurgo, per quanto bravo, potra’ mai essere in grado di uguagliare. Ma come devono essere le gambe femminili per essere davvero perfette?

K

I canoni estetici attuali le impongono rotonde, carnose, toniche, affusolate, con l'assottigliamento verso il basso ed i malleoli armoniosi. Ma non e’ tutto. I polpacci devono essere snelli, sottili e proporzionati al resto dell'arto, e devono avere non meno di quindici e non piu’ di diciotto millimetri di grasso.

L

Poi ci sono anche altri requisiti giudicati sempre fondamentali. L'articolazione del ginocchio, ad esempio, deve essere poco distinguibile ed il passaggio dalla gamba alla coscia deve evidenziare una curva tenue ma regolare.

M

Non meno importante e’ la giusta proporzione che deve esserci tra la lunghezza e la larghezza della coscia. Misurando infatti la parte laterale della coscia dal punto trocanterico, ossia il punto in cui si sente la sporgenza della testa del femore, a quello in cui il ginocchio si piega, la distanza deve essere uguale alla circonferenza che si misura nel punto medio della coscia, tra inguine e ginocchio.

N

Pero’ non basta averle lunghe, snelle e proporzionate. Perche’ siano davvero attraenti le gambe devono avere una loro forma ben definita: devono essere dritte, ma con una sottile separazione fra la destra e la sinistra. Quando sono unite, infatti, le caviglie, la parte interna dei polpacci, delle ginocchia e delle cosce devono combaciare perfettamente, ma non essere troppo aderenti l'una con l'altra, presentando cosi’ tre buchi: uno tra le cosce ed il ginocchio, uno tra il ginocchio ed i polpacci, uno tra i polpacci ed i malleoli.

O

Percio’, sia per la loro estetica che per il fatto di evidenziare ad un maschio una buona genetica e quindi quale sia la donna piu’ adatta con la quale condividere il proprio patrimonio genetico, due belle gambe sono qualcosa che ogni donna vorrebbe avere perche’ elemento fondamentale della sua capacita’ attrattiva sull’altro sesso e non solo.

P

Nel 1994 arrivai in Italia giunta dall’est. Avevo con me soltanto settecento dollari, risparmi che per me rappresentavano tutto cio’ che possedevo, oltre ad una grande voglia d’avventura, tanta spregiudicatezza e le mie gambe.

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domenica 19 settembre 2010

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Il teasing e l'importanza di avere... culo

Nell’attesa di scrivere la seconda parte del post sulle donne ungheresi, che sono certa voi attendete piu' di ogni altra cosa al mondo, oggi vorrei cimentarmi in qualcosa di piu’ frivolo, facendo un gioco nel quale credo di essere sempre stata molto brava: il “teasing”. Che cos’e’ il “teasing”? Se cercate su Wikipedia lo scoprirete come l’ho scoperto io. In ogni caso ha molteplici significati: provocazione, tentazione, stimolazione, ma anche tormento oppure presa per il culo. Sta alla base di cio’ che fanno anche le ragazze nei peep show oppure nei prive’ dei locali di lap dance. Mostrarsi senza farsi toccare, sfiorare, eccitare, fingere di essere disponibili, far credere che si possa ottenere di tutto senza pero’ che ci sia alcuna certezza riguardo all'epilogo.
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Gli uomini sono assai vulnerabili di fronte a questo tipo di “gioco” che, in fondo, come la loro sessualita’ diretta, semplice, meccanica e molto istintiva, e' prevedibile; come prevedibili del resto sono, appunto, i movimenti e gli atteggiamenti di una ragazza che fa la lap dance. In ogni caso, quando ho detto che non sapevo cosa fosse il "teasing" ho detto una piccola bugia. Gia’ lo conoscevo. Ne facevo ampio uso durante gli anni della mia avventura. Tutto cio’, infatti, era ingrediente indispensabile della mia ben nota professione, in quanto con me non si risolveva mai con un semplice scambio di denaro e di sesso, ma il tutto presupponeva qualcosa di piu’.

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Qualcosa di cui vi ho gia’ parlato e che si riferisce a come considerassi la mia esperienza molto piu’ simile ad un’arte che ad un semplice mestiere. Che lo fosse o no adesso non ha piu’ importanza, ma cio’ che e’ determinante e’ che allora io ne fossi davvero convinta – come lo sono tuttora – poiche’ era solo da tale convinzione, cioe’ che tutto fosse il frutto di una dote innata che avevo e che quindi ero speciale, che traevo la forza e la volonta’ per essere com’ero: sicura di me, spregiudicata, passionale oppure gelida, ma anche a tratti timida, ingenua, sottomessa, pero’ sempre assolutamente certa di riuscire a portare a termine il mio compito, indipendentemente da chi e come fosse il cliente.

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Non avrei mai potuto affrontare quell’avventura senza convinzione, o peggio sapendo di essere una mediocre. Invece, lo facevo bene, anzi benissimo, e tutto cio’ mi gratificava perche’ avevo l’illusione d’essere “la migliore”. Adesso lo posso dire che quell’assurda vanita’ d’essere la migliore in assoluto era un’illusione, ma non posso negare di essere stata almeno brava. Ed ero brava soprattutto in una cosa: a provocare, a stimolare, nel “teasing”, appunto, e riuscivo a suscitare nella persona di fronte a me un desiderio tale che a volte sentivo di averla in pugno totalmente. Non sono stati rari i casi, infatti, in cui perfidamente ma con il grande senso pratico che mi contraddistingue, me ne sono approfittata anche dal punto di vista economico.

D’altronde, quando si riesce a farci desiderare a tal punto da qualcuno, perche’ cogliere solo i frutti immateriali della vanita’? Tanto vale, visto che si e’ fatto trenta, far anche trentuno. Ed i soldi non mi hanno mai fatto schifo se li guadagnavo grazie a quella mia particolare capacita'. D’altronde perche’ avrei dovuto farmi scrupoli se un uomo mi pagava tanto per seguirlo nel suo letto?

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Dite che in qualche modo lo ingannavo? Che lo ipnotizzavo? Che lo plagiavo? Che tutto cio’ era immorale e contrario ad ogni etica? Che mi approfittavo di un poveretto e gli estorcevo i soldi che lui aveva guadagnato duramente e con fatica in cambio di una cosa effimera ed inconsistente come il fare sesso, qualcosa che non presupponeva in realta’ avere alcuna dote particolare se non quella su cui mi siedo?

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Che cosa avrei dovuto scegliere, secondo voi, con il corpo che mi ritrovavo, e che ancora - scusatemi tanto - non e’ poi cosi' malaccio? Un lavoro piu’ dignitoso come, ad esempio, ricercatrice in un laboratorio per otto ore al giorno e per milleduecento euro al mese, quando facilmente, con un po’ di moine, due bacetti e toccando qualche pisello potevo incassare dieci volte tanto ed anche di piu’?

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Perche’ mai avrei dovuto farlo? Per essere cosa? Per arrivare a cosa? Per ritrovarmi adesso come? Per fare un favore a chi? No signori miei! Nella vita esistono cose che non si possono fare con milleduecento euro al mese, neppure in Ungheria, ed io in quel momento avevo sogni che volevo assolutamente realizzare. Non e’ forse questo che e' comune un po’ a tutti? E chi non lo fa, chi non tenta in ogni modo di realizzare i suoi sogni e troppe volte si rifugia dietro allo spauracchio della presunta superiorita’ morale di coloro che preferiscono pulire i cessi piuttosto che vendere il proprio corpo, e’ solo perche’, come la volpe con l’uva, dove sono arrivata io non ha avuto ne' le doti ne' il coraggio per arrivarci.

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Comunque, piu’ volte mi sono sentita dire che una donna con le mie capacita’ avrebbe potuto fare “altro”, molto di piu’, pero’ ancora non sono riuscita a capire cos’altro avrei potuto e dovuto fare di cosi’ proficuo ed immediato, soprattutto avendo la totale certezza di essere adatta e, molto importante, di essere anche brava in cio’ che facevo. Probabilmente, lavorando in un laboratorio per milleduecento euro al mese, avrei contribuito a far guadagnare qualche soldo all’azienda ed ai suoi azionisti facendo vender loro qualche veleno in piu’, ma io, personalmente, che soddisfazione avrei avuto nel farmi palpare il culo gratis dal primo capetto o manager che si fosse sentito in diritto di farlo? Sono nata per fare cio’ che ho fatto. Me lo fece capire tanto tempo fa una persona quando, molto giovane, mi scelse, ed e’ in me innata una dote che non tutte le donne hanno. E’ cosi’; non posso farci niente. E chi nasce come me, prima se ne rende conto meglio e’. Credetemi.

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Comunque, a distanza di molti anni da quando ho scelto di cambiare strada, posso confessarvi che certe doti, anche se innate, devono essere coltivate ed addestrate con impegno e fatica. Si affinano col tempo, con la “tecnica” si riesce ad acquisire padronanza del proprio corpo, mentre con l’esperienza si e’ in grado di capire facilmente e con una certa accuratezza i desideri e la psicologia dei vari uomini, a loro modo tutti diversi ma anche tutti uguali, con i quali si entra in contatto. E tutti, ve lo posso assicurare, desideravano realizzare i loro sogni come lo volevo io. Pagavano per quello: volevano un’avventura speciale. Lo “svuotarsi” era secondario e solo l’ultima delle cose che desideravano. In fondo per quel determinato servizio esistevano ed esistono altri tipi di professioniste, assai piu’ sbrigative e molto piu' a buon mercato

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Con me, invece, il desiderio principale era quello di gustarsi con calma tutta quanta "la cena”, dall’inizio alla fine, dall’antipasto al caffe’ e all’ammazzacaffe’. E’ anche vero che moltissimi, forse per la troppa fame arretrata, non arrivavano neppure a meta’, anzi quasi sempre crollavano dopo l’antipasto o al massimo il primo piatto, ma questo non era di certo un problema per me. Il fatto vero era che tutti quanti, rivolgendosi a me, fossero comunque sicuri di entrare in un ottimo ristorante, raffinato, ricercato, qualitativamente superiore. E per questo erano disposti a pagare un conto salatissimo. Ripeto: non era indispensabile che io fossi realmente cio’ che loro immaginavano – anche se credo di esserlo in parte stata, altrimenti avrei concluso la mia carriera molto presto -, ma era necessario che loro ne fossero convinti e che in quel mio ristorante avessero l'impressione che ogni cosa fosse raffinata e deliziosa, iniziando dalle tovaglie, la posateria, i bicchieri e tutto cio’ che serviva per guarnire la “tavola”.

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So di non essere stata una donna che avrebbe potuto partecipare alle selezioni di miss Universo. Se lo fossi stata, visto quanto sono vanitosa, forse lo avrei anche fatto. Sono sempre stata ben cosciente dei miei difetti, piccoli e grandi, anche se non dovete sperare che ve li confessi perche’ l’unica autorizzata a farci i conti, con quelli, sono io, ma tutto sommato sono una donna fortunata, la Natura non e' stata maligna con me, e se sono stata scelta per fare la modella qualche piccolo pregio dal punto di vista fisico devo pur averlo avuto. Quindi, per quanto io sia ipercritica nei miei confronti, non posso evitare di riconoscere di avere anch'io alcuni punti di forza sui quali non puo' essere fatto alcun appunto: le gambe e… il culo. Si’ signori: le gambe ed il culo. Che io sia fisicamente fatta bene nelle parti anatomiche appena indicate e’ qualcosa che non e’ mai stato un mistero, neppure per me ed e' per questo che me ne sono sempre vantata.

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Certo, se non faticassi un bel po’ per mantenermi in forma, certi pregi col tempo tenderebbero a scomparire, ma ho sempre avuto la costanza, fin da piccola, di dedicarmi alla cura del mio corpo in modo quasi ossessivo, prima con la ginnastica agonistica ed artistica, poi, in seguito, avendo una vera e propria passione, con il pattinaggio e la danza. Ed alla mia veneranda eta’ riesco ancora ad essere ammirata da ragazzi che sarebbe piu’ normale dedicassero la loro attenzione alle ventenni. E' dunque a queste mie gambe ed al mio culo che devo molto per quanto riguarda anche il mio successo come escort. La loro storia e’ iniziata molto tempo fa, quando in discoteca, pagata davvero due soldi, mi dimenavo per il sollazzo degli uomini, ma anche a scuola dove certi professori non restavano immuni ai miei richiami piu’ o meno subliminali. E poi quando mi sono avvicinata al mestiere di prostituta ed ancora, in un Paese lontano, quando sono entrata in un mondo che era molto piu’ grande di me. Ed infine in Italia come modella... e non solo.

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Insomma, se non fosse stato per le mie gambe ed il mio culo, forse oggi sarei un’anonima ricercatrice in qualche laboratorio a fabbricar veleni. Magari, chissa’, sarei piu’ felice e soddisfatta. Chi puo’ mai sapere come sarebbe stata la sua storia se invece di fare una certa cosa ne avesse fatta un’altra? Ma sono pensieri inutili, esercizi illogici ed assurdi. La vita e’ quella che e’ e che e’ stata. Ogni altra possibilita’, ogni altra ipotesi, ogni altra supposizione e’ solo argomento per un bel libro di fantascienza, ma niente ha a che vedere con la realta'. E se adesso sono qui a raccontarvi di me, ed invece che di veleni vi parlo del mio culo, e’ anche perche’ quest’ultimo ha avuto un ruolo importante nella mia vita.

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Mi giudicate stupida e superficiale se ne parlo? Se sciorino ogni cosa qui, in un blog che puo’ essere letto da chiunque non usando la classica ipocrisia di chi, solo perche’ certe doti fisiche non le possiede, ritiene che parlare del proprio culo con tale facilita' non sia degno come parlare, invece, delle proprie capacita’ intellettive? E dove sta scritto che chi ha un bel didietro sia carente d’intelligenza? E soprattutto, perche’ una donna, qualora fosse intelligente, non dovrebbe mettere in mostra e far uso di cio’ che sa puo’ procurarle dei vantaggi? Perche' certe doti, solo in quanto fisiche, devono essere sottaciute e nascoste? Arnold Schwarzenegger non e’ forse diventato governatore della California, oltre che per la sua capacita' ed intelligenza, anche per il suo fisico possente che lo ha reso popolare ovunque? E se cio’ vale per un uomo perche’ non dovrebbe valere per una donna?

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Ma torniamo a cio’ di cui discutevamo: vale a dire al “teasing”. Essere provocati, eccitati, arrivare al punto di non farcela piu’ a resistere, ma non arrivare materialmente ad avere una soddisfazione, quanto meno nel breve tempo, era quello che i miei clienti in realta' volevano. Non pagavano di certo un sacco di soldi per saziarsi con un tramezzino mangiato in fretta e furia. Con me gradivano lo “slow food”, ed io non facevo altro di applicare, su piu’ ampia scala, quel gioco delle lap dancer. Un gioco che poi era sfiorare le loro menti, eccitarle, far capire che da me potevano ottenere di tutto ed anche di piu', ma che in fondo non esisteva alcuna certezza, neppure se avevano pagato. Questa tensione che veniva a crearsi era spesso fonte di forte eccitazione, non solo per loro, anche se, devo dire la verita, tale gioco non poteva essere ripetuto piu’ di una volta con la stessa persona. E forse e’ anche questo uno dei motivi per cui, quando ho voglia di ricreare certe atmosfere per il mio diletto personale, vado in ricerca di partner che siano sempre nuovi, e che probabilmente non incontrero' mai piu'.

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Infatti, mentre in un incontro con una donna che non sta esercitando l'antico mestiere, l’uomo puo’ attendersi di tutto, dalla frustrazione se le cose non vanno in porto come lui desidera, all'incredibile e gratificante soddisfazione se alla fine tutto va per lui nel migliore dei modi, pagare per il sesso rende tutto scontato, e toglie quel mordente e quell’eccitazione che il maschio spesso collega emozionalmente al piacere di una conquista. Con una prostituta, infatti, prima o poi il cliente sa che arrivera’ al letto perche’ tutto e’ gia’ previsto. Ovviamente non ci sara' la frustrazione del sentirsi rifiutato, ma neppure la gratificazione che il maschio ha quando riesce, magari con difficolta' e fatica, nel proprio intento. Ed e’ proprio qui che assume importanza quella dote innata, che io chiamo “arte”, che hanno alcune donne che sceglono d’essere prostitute "slow food". Con loro l’incontro avra’ quasi sempre il sapore di una conquista e non di un rapporto mercenario, e tutto sara’ focalizzato non tanto sul modo in cui si concludera’, quanto sul percorso che verra' seguito per arrivare dall’antipasto all’ammazzacaffe’.

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Quali portate saranno offerte, quanto saranno buoni e saporiti i piatti e l'ordine in cui questi saranno serviti, alla fine, nonostante il conto salatissimo, determinera' il successo del ristorante. In fondo anche nell'antico mestiere c'e' sempre qualcosa di simile al cul-inario, e nel mio caso una delle pietanze che sapevo meglio preparare e servire a tavola era senza ombra di dubbio questa mia attitudine al “teasing”. A volte lo mescolavo con un po’ di "denial", cioe’ stimolavo, provocavo, torturavo per poi sottrarmi, negandomi. Ricominciando a giocare se vedevo l’eccitazione affievolirsi. Tutto cio' aggiungeva sapore al piatto, ed in tal modo rendevo il tempo passato con me qualcosa di diverso da quello che gli uomini abituati ad andare in molti ristoranti sempre diversi, e sempre alla ricerca di quello migliore, si attendevano. E devo dire con sincerita' che, quando capita, lo faccio tuttora, perche' e' un gioco che diverte ed eccita enormemente anche me. So che in fondo ha qualcosa di leggermente sadico ed e’ adatto a personalita’ che, in qualche modo, non disdegnano di essere un po’ sottomesse, ma vi posso assicurare che finora nessuno mai si e’ lamentato.

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Qualcuno adesso si chiedera’ il senso di questo post e perche’ l’ho scritto. Ebbene, ve l’ho detto, oggi avevo voglia di giocare un po’, e quindi perche’ non cimentarmi in qualcosa in cui credo d'essere sempre stata brava? Percio’ perdonatemi se vi sto usando per questo piccolo sfizio personale. Vorrei capire se, nonostante la barriera del virtuale, sono in grado di stimolare, provocare, torturare, oppure prendere in giro, come faccio anche nella realta’. Voi che ne pensate? Per farvi riflettere meglio, posso anticiparvi qualcosa che, sono certa, se non vi lascera’ del tutto indifferenti, non vi fara' dormire. Ebbene, almeno uno dei tanti culi che vedete nelle foto inserite in questo post e’ il mio, e' la verita', potrei mai mentirvi? Ma non diro' mai quale.

venerdì 17 settembre 2010

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Le donne ungheresi sono davvero dei frigoriferi?

Non e’ mai semplice trattare argomenti come questo. E’ risaputo che generalizzare e’ sbagliato in partenza, ma ditemi come si puo’ rispondere ad una domanda del genere senza cadere per forza nella generalizzazione. Certo potrei rispondere semplicemente che non so come siano le ungheresi in quanto, pur essendovi nata in Ungheria, non le conosco mica tutte, ma se lo dicessi, potrei anche concludere a questo punto, e sarebbe stato del tutto inutile l’aver iniziato questo post. Inoltre, saprei di non essere del tutto sincera.

Sappiamo, infatti, che ci sono delle caratteristiche peculiari che accomunano le persone nate e cresciute in un determinato contesto sociale: comportamenti ricorrenti indotti dalla cultura e dalle abitudini diffuse un certo luogo e che sono quindi in relazione a dove si nasce, si cresce, si vive. Non si puo’ non tenerne conto e queste peculiarita’ permangono, sopravvivono fra le pieghe del carattere, anche se alla fine siamo tutti diversi poiche’ abbiamo avuto vite ed esperienze differenti, e rappresentano in ogni caso quelle piccole note della nostra personalita’ che non possono essere in alcun modo nascoste. E’ quindi naturale e persino logico che queste note riguardino anche aspetti molto intimi, come un diverso approccio nei confronti della sessualita’ che puo’ tradursi in una maggiore o minore passionalita’.


Non posso negare che le attese di un uomo italiano nei confronti di una risposta sensuale da parte di una donna siano diverse da quelle che puo’ avere un ungherese, un russo, un tedesco oppure un francese e quindi, sinceramente, posso affermare che a volte, ad alcuni maschi appartenenti a culture che possiedono un diverso approccio alla sensualita’, quella di un’ungherese possa apparire fredda, distaccata, poco interessata al sesso. Anche se non si puo’ negare che esistano le eccezioni, percio' non e’ improbabile incontrare magiare piu’ calde della piu’ passionale delle latine.

Ma generalmente e’ il contrario. Generalmente, infatti, il modo di vivere la sessualita’ per un’ungherese, e’ diverso da quello di un’italiana oppure di una russa, una tedesca o una francese, ed e’ a proposito di questo che vorrei scrivere. Lo faro’ pero’ non negando assolutamente che una donna magiara possa comportarsi in modo diametralmente opposto da come la descrivero’, e cercando di essere piu’ sincera possibile, terro’ conto del fatto che, anche se alla fine sono le scelte personali che ci portano a comportarci in un certo modo piuttosto che in un altro, non sempre riusciamo a rinnegare quel condizionamento culturale e sociale che abbiamo ricevuto e seppur generalizzare sia sbagliato, talvolta non si puo’ evitarlo.


Ad esempio, proprio ieri un’amica mi raccontava come sia una caratteristica ricorrente del sud Italia quella che lei ha denominato del “chiagni e fotti”, cioe’ il lamentarsi continuamente, piangendosi addosso per qualsiasi cosa, evitando cosi’ di affrontare i problemi ed assumersi le proprie responsabilita’. Un atteggiamento che pare sia assai diffuso. Ebbene, io non so se cio' corrisponda davvero a verita' oppure si tratti solo di una generalizzazione come quelle che anche io mi trovo spesso a fare, ma reputando quest’amica persona seria e poco propensa a cadere nella trappola dei luoghi comuni, non posso fare a meno di credere alla sincerita’ delle sue convinzioni.

Ovvio che in tutto cio’, almeno dal punto di vista in cui vorrei affrontare il discorso, non c’e’ niente di scientifico, niente di provato, niente che sia avvalorato da statistiche o sondaggi, ma si basa esclusivamente su sensazioni ed esperienze personali. Per cui cercate di prendere cio’ che scrivero’ per quello che realmente e’, vale a dire una specie di gioco, senza per forza attribuirgli una valenza antropologica.

Corrisponde dunque a verita’ cio’ che si dice delle donne ungheresi, cioe’ che non sono passionali come invece lo sono le latine, anzi sono cosi’ fredde e distaccate da essere considerate dei “frigoriferi”? Potrei a questo punto dire che, essendo anch’io ungherese, sono come me, e quindi se sono frigoriferi, allora anch’io lo sono. Pero’ mentirei. Non mi pare d’essere o di essere stata mai un frigorifero, almeno senza che ci fosse un motivo preciso per comportarmi freddamente, e sinceramente non mi pare di ricordare un solo uomo che si sia lamentato per una mia scarsa passionalita’. Anzi se mai e’ stato il contrario. Pero’, se guardiamo bene, io non sono completamente ungherese. Come dice mia madre, sono un frullato misto, ma cosi’ frullata e mista che neppure lei, che mi conosce meglio di chicchessia, riesce piu’ ad individuare quali sono i miei veri sapori. Ma sono nata e cresciuta in Ungheria, e prima di frullarmi viaggiando e vivendo altre realta’, assorbendole, facendole diventare parte della mia personalita’, ho sempre avuto ben chiari certi principi, comportamenti ed aspettative tipicamente ungheresi. Quelle cose che, se si riesce ad assaggiarmi bene, anche se mischiate a tutte le altre, possono essere ancora individuate e non sono poi cosi’ diverse da quelle di qualsiasi altra donna ungherese.

Queste caratteristiche, come dice Henry Miller a proposito di bocche, orecchie e culi, sono uniche e ben distinguibili. Sono peculiarita’ che in qualche modo sono influenzate anche dalla nostra fisicita’, che ci offre possibilita’ e capacita’ relazionali diverse da quelle di chi, ad esempio, ha caratteristiche fisiche diverse. Per questo, fin da piccole, siamo portate alla cura quasi ossessiva del nostro aspetto, e l’aspetto fisico e’ in grado, infatti, di modificare il comportamento delle persone. E talvolta tutto cio' avviene in modo cosi’ “silenzioso” e naturale che neppure ce ne rendiamo conto. Ma i comportamenti si plasmano in modo diverso anche a seconda dell’ambiente e del substrato culturale nel quale si cresce, si matura e si vive. Per questa ragione, come e’ appunto probabile che al sud Italia sia diffuso l’atteggiamento del “chiagni e fotti” - che nel mio Paese sarebbe del tutto inconcepibile - e’ altrettanto probabile che in Ungheria, sia gli uomini che le donne abbiano un diverso modo di comportarsi nelle relazioni interpersonali, soprattutto quelle amorose e sessuali, da quello che magari e’ normalita' nella penisola italica.

Fra genere maschile e femminile esiste difatti un rapporto biunivoco: il comportamento della donna influisce sul comportamento dell’uomo e viceversa. E’ in tal modo che il “meccanismo” emotivo, amoroso e sessuale funziona. Come gli ingranaggi di un orologio, ogni rotellina gira cosi’ da far ruotare tutte le altre che sono fabbricate, calibrate e programmate affinche’ quel particolare orologio funzioni. Ma cosa avverrebbe se in un orologio italiano venisse inserita una rotellina di un orologio ungherese, che non e’ adatta a quel meccanismo ma ad un altro? Facilmente le cose non funzionerebbero o, nel caso funzionassero, forse l’orologio non segnerebbe l’ora giusta, oppure qualora lo facesse si tratterebbe di autentica fortuna.


Ecco perche’ un uomo italiano o in ogni modo chi e’ abituato ad un altro tipo di femminilita’ piu’ passionale, magari che chiagne e che fotte di continuo, trovera’ nel relazionare con un’ungherese qualcosa di diverso; una donna piu’ distaccata, che piagnucola meno e che non e’ abituata cadere dentro alla trappola dei meandri mentali dei tira e molla senza fine, in cui una porta chiusa non e’ mai chiusa veramente e dove un no spesso vuol dire si’ e viceversa. Una donna che, per questo suo carattere potrebbe essere anche interpretata come gelida, menefreghista, che si emoziona di meno, e soprattutto poco incline a credere ai discorsi inconcludenti con i quali i tanti uomini latini abbindolano le loro femmine.

Se tutto cio’ significa che una donna cosi’ e’ un frigorifero, allora le ungheresi lo sono veramente ed anche io lo sono, perche’ se c’e’ una caratteristica molto diffusa che ci contraddistingue e’ che non temiamo l’abbandono, non ci fa paura la solitudine, e non abbiamo problemi a disfarci di un rapporto quando le cose non vanno. Prima di tutto perche’ sappiamo che dietro l’angolo esiste sempre una nuova possibilita’ e qualcuno che potra' apprezzarci, poi perche’ fa parte proprio di un’aspetto della nostra personalita' che altrove e’ poco compreso e coltivato, che per noi e' importante come lo e' la cura del nostro corpo e la salute, e che si chiama “autostima”.


Per questo motivo difficilmente saremo succubi delle emozioni incontrollate quando si trattera’ di valutare la qualita’ del rapporto sentimentale che stiamo vivendo. Ed un uomo potra’ arrivare a forzare in ogni modo la situazione, cercando di convincerci con ogni mezzo, facendo appello ai sentimenti ed anche alla sua capacita’ amatoria, ma se le cose non funzionano in cio' che per noi e' essenziale, non esiste niente che puo' farci recedere dalla nostra decisione, anche se dolorosa. E, senza alcun rimpianto, la porta una volta chiusa restera' chiusa per sempre, senza troppi tira e molla, perche’ un insegnamento che s'impara fin da piccole e’ che quando una tazza si rompe, la si potra' rimettere insieme e servira' per berci il the, ma sara’ sempre una tazza rotta e piena di crepe. Ed una donna ungherese non ama molto tutto cio' in cui sono visibili troppe imperfezioni.

Infatti, anche se la passione e' importante, e’ spesso su altro che basiamo la scelta del partner, perche' ogni cosa per noi deve essere dosata con la giusta misura, e sappiamo bene che la troppa passione alle volte porta con se' l'irrazionalita', la gelosia, l'incomprensione e le relazioni a non funzionare. E se una relazione non funziona, e’ molto meglio chiuderla subito per ricostruirne un’altra, magari meno passionale, ma che forse ha migliori possibilita’ di successo sul lungo periodo, perche' ad un certo punto della vita la passione, e' inevitabile, si affievolisce e se mancano altri presupposti, quelli sui quali deve essere costruita la solidita' di un'unione ed una famiglia, allora tutto crolla quando non si ha piu' l'eta' per ricominciare. E’ fondamentale comprenderlo questo punto, perche’ sta proprio in questa diversa concezione del rapporto con il partner che si annida quell’aspetto che a molti fa dire che la donna magiara sia una specie d’animale a sangue freddo.

lunedì 13 settembre 2010

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Dopocena con Irina

La donna russa seduta dall'altra parte del tavolo sa perfettamente quanto le costa questa cena, almeno dal suo punto di vista. Per essere certa di piacere e di essere ammirata, ha passato almeno due ore davanti allo specchio per prepararsi, depilarsi alla perfezione e truccarsi, cinque ore in giro per negozi per scegliere le scarpe giuste, tre giorni per trovare un vestito adeguato e sei giorni di dieta per entrarci dentro alla perfezione. Aggiungeteci quello che ha speso per la pedicure, la manicure ed il parrucchiere ed avrete ben chiaro che questo appuntamento e’ assai vicino a qualcosa che assomiglia ad un evento da un milione di euro. Seppiatelo. Quindi, con tutti quei preparativi, e’ impossibile che lei non si senta terribilmente in credito nei vostri confronti, e si attenda che, oltre ad ammirarla, le consentiate anche ogni suo capriccio. E come il protagonista del romanzo di J.D. Salinger, “Il giovane Holden”, accuratamente osserva: "Se una ragazza e’ cosi’ attraente quando ti incontra, chi se ne frega se e’ arrivata in ritardo? Nessuno."

Bene, i piani di battaglia per la notte sono stati preparati, entrambe le parti hanno schierato le loro armi sul tavolo: voi la vostra carta di credito, lei la sua bellezza. A questo punto del gioco non ci puo’ essere piu’ alcuna discussione per quel che riguarda il denaro, vale a dire il costo della cena. Quindi scordatevi di poter fare “alla romana” al momento del conto. Non siete a Roma e Irina non e’ abituata ad uscire a cena con dei pezzenti che non possono permetterselo. Pero’ se ve la sentite ed avete coraggio, potete provarci…

L’unico risultato che otterrete, statene certi, e’ che lei vi fara’ capire che non e’ quello il modo di trattare una signora ed e’ praticamente garantito che non la rivedrete mai piu’. Per questo motivo, questa indimenticabile esperienza di invitare una donna russa come Irina a cena, e’ consigliata solo a chi potra’ contare di avere con se’ l’intera collezione delle sue carte di credito - bronzo, argento, oro, platino, doppio platino. Si’, portatele tutte e non dimenticatevi del libretto degli assegni, che’ non si sa mai. Forse, per punirvi per tutto il lavoro, il tempo ed i soldi che ha speso per questo appuntamento, ordinera’ piatti cosi’ costosi da farvi venire dei dubbi sulla vostra reale capacita’ di riuscire a pagare il conto e, indipendentemente da quanto sia snella ed in forma, ordinera’ cosi’ tanto cibo da sostenere l’intero esercito russo per una settimana. Tanto che non riuscirete a spiegarvi come mai fra le donne russe ce ne siano pochissime che sono obese nonostante abbiano un tale appetito.


Bene, e questo vi porta inevitabilmente a porre la domanda se le donne russe siano o no materialiste. Si’, certamente lo sono. Come lo sono tutte donne. Non e’ infatti possibile pensare ad un solo posto al mondo dove la vista di un centro commerciale non causi palpitazioni cardiache nelle appartenenti al genere femminile. Tuttavia, considerato il fatto che alle donne russe sono stati negati sette lunghi decenni di shopping compulsivo, cio’ ha certamente avuto un piccolo effetto sul loro modo di apprezzare le cose terrene. E’ per questo che spendono la maggior parte del loro reddito in profumi e vestiti, e da cio’ si comprende anche il motivo della massiccia quantita’ di negozi a Mosca specializzati nella vendita di tali articoli.

Adesso immaginiamo che la cena sia stata un successo, che il tempo trascorso a parlare e a guardarvi negli occhi sia stato il piu’ bello che abbiate mai passato, sia voi che Irina, e che sia arrivata l’ora darvi la buonanotte… in un modo o in un altro. In primo luogo, anche se la metropolitana e’ un metodo di trasporto assai conveniente e sicuro nella capitale - cosi’ come lo e’ anche nelle altre citta’ della Russia -, e’ meglio che investiate gli ultimi spiccioli che vi sono rimasti in un taxi. Irina e soprattutto i suoi piedi doloranti dentro quelle scarpe dai tacchi altissimi, apprezzeranno il pensiero. Naturalmente, per tutta la durata della corsa vi domanderete: “Che cosa succede dopo?” Poi inizierete a pensare a tutte quelle storie di sesso selvaggio di cui sono capaci le donne russe. Storie che avete letto nei vari giornalacci, in internet oppure che avete sentito raccontare da qualcuno dei vostri amici. Ma e’ vero cio’ che si dice delle donne russe? E’ davvero piu’ facile per un uomo andare a letto con una donna in Russia che in altri luoghi? Dato che voi siete dei gentiluomini, non forzerete la mano per verificarlo e lascerete che la delicata questione venga risolta permettendo che sia proprio Irina a decidere…


Ma sarete in grado di assecondare la sua decisione, anche se questa sara' contraria ai vostri desideri? Saprete controllarvi se, arrivati a casa sua, lei non vi offrira’ di entrare? Riuscirete a non cedere alla tentazione di saltarle addosso cercando di metterle le mani dappertutto? Questo non fa parte dell’oggetto di questo post e, come in ogni rappresentazione che si rispetti, a questo punto conviene andare in dissolvenza, pero’ qui torniamo alla domanda iniziale: cosa vi attendete da una donna russa? Cosa cercate in lei? Cosa pensate possa darvi? Sesso? Gratificazione? Felicita’? E’ possibile che possiate avere tutto cio’ al primo appuntamento senza che abbiate a che fare con una prostituta, ma con una donna che normalmente ha accettato un vostro invito a cena?

Come ho detto piu' volte, esistono sempre le eccezioni, ma se vi fidate di me che conosco abbastanza bene questo argomento, posso dirvi sinceramente di “no”. O forse si’… ma dovreste essere molto fortunati, almeno quanto possiate esserlo in qualsiasi altra parte del mondo, perche’ una donna russa non puo’ assicurarvi tutto quello che desiderate piu’ di quanto possa farlo una donna italiana, ungherese, tedesca o spagnola.

Se parlaste con un mio amico che ha vissuto in Russia per molti anni, lui sosterrebbe che le donne russe sono estremamente belle ed intriganti, ma mai contente, mai del tutto disinteressate e sono molto calcolatrici. Per la loro mente un uomo dovrebbe essere una specie di frullato misto fra la creativita’ e l’impulsivita’ di Vladimir Vysotsky, la ricchezza di Bill Gates, e la prestanza fisica di Arnold Schwarzenegger. E’ in base a cio’ che il mio amico afferma che questo e’ semplicemente troppo da gestire per qualsiasi uomo. Nessuno puo’ vivere costantemente in questa contraddittoria e penalizzante aspettativa che lo fa sentire perennemente come un fallimento. Percio' c’e’ chi inizia a bere, chi diventa un puttaniere incallito oppure trascorre il tempo a fissare piattamente le cose intorno a se’. In pratica pare che le donne russe siano estremamente esigenti e perfezioniste, non solo con se stesse, ma soprattutto con i loro uomini che alla fine diventano dei frustrati, e non e’ la prima volta che sento quest’argomentazione contro di loro.

Nel film “Batman, il cavaliere oscuro”, c'e’ una scena in cui Bruce Wayne si presenta a cena con la prima ballerina del Balletto di Mosca. Sebbene la donna parli per non piu’ di dieci secondi, quello che dice e’ sufficiente a provocare, oltre che una certa ilarita’, anche una piccola riflessione su cio’ che il mio amico afferma. Parlando della triste condizione in cui versa Gotham City, ad un certo punto la donna rimprovera bruscamente gli ospiti a tavola per il fatto di vivere in una citta’ simile: “Come si possono allevare dei figli in una citta’ come questa... sto parlando di una citta’ che idolatra un vigilante mascherato." Ecco che in questa frase si riconosce immediatamente la donna russa descritta dal mio amico: l'impossibile perfezionista che gli uomini amano oppure lasciano. Ma se il perfezionismo e’ la cosa peggiore che puo’ essere detta a proposito delle donne russe, dato che nonostante cio’ sono assai ammirate e desiderate, posso solo supporre che questo non sia propriamente un difetto.


Ma adesso permettiamo che sia Irina a concludere, a dire come la pensa, magari mentre riflette se sia o no il caso di continuare la serata con voi…

- Con una falce in una mano e balalaika nell'altra? Mi viene un po’ da sorridere, anche se questa immagine e’ parzialmente vera in quanto la versatilita’ e’, infatti, la caratteristica principale di noi russe. Possiamo tenere la falce e il martello, ma al tempo stesso cio’ non c’impedisce di avere una perfetta manicure, essere delle accademiche e preparare la cena. In un primo momento, dunque, potreste sostenere che noi donne russe, ad esempio, non siamo altro che strumenti adeguati per sopravvivere in una carestia, ma poi subito dopo potreste anche dire che mai vi sareste aspettati di vederci cosi’ adatte al ruolo di modelle. Pero’ non e’ una contraddizione. Una donna con una falce puo’ in ogni caso essere femminile, e con questo non voglio confondere la bellezza con la femminilita’, perche’ non e’ cosi’. Una donna puo’ essere estremamente femminile anche senza essere attraente.

C’e’ anche una citazione di Nikolay Nekrasov, che in Russia e’ molto popolare, che ci descrive molto bene e dice che una donna russa "puo’ fermare un cavallo al galoppo e camminare in una casa in fiamme". E per quanto riguarda le capre ed i lamponi, adesso posso confessare che, se proprio si vogliono usare degli stereotipi, si puo’ tranquillamente cambiare la capra con una mucca, perche’ ogni ragazza russa romantica, normalmente, mungerebbe le mucche alle quali di solito confida anche i suoi segreti, mentre la capra finirebbe per essere confusa con il fratellino che, nei racconti popolari russi, viene sempre trasformato in una capra da una strega, e dubito che una russa mungerebbe suo fratello. Ed infine, basta con questa storia del "malinka, malinka moja!" Invece di raccogliere lamponi, la vedrei meglio a raccogliere patate.

Quindi, si puo’ ipotizzare che le donne russe siano appena piu’ numerose delle falci e dei martelli, ed anche delle capre ed dei lamponi. Una donna che ho ammirato molto ne e’ stata un esempio perfetto. Era a capo del laboratorio che ispezionava le strutture di depurazione delle acque in gran parte della Russia europea. Si e’ avventurata per anni con gli stivaloni di gomma in mezzo a torbiere e paludi, ma allo stesso tempo era nota per avere i vestiti piu’ alla moda della citta', che faceva con le proprie mani perche’, a quel tempo, solo poche persone potevano permettersi di comprare vestiti decenti nei negozi.

Le donne russe di oggi, se proprio devo generalizzare, sognano di diventare come le casalinghe americane degli anni ‘50 del film "Mona Lisa Smile", ma contemporaneamente ne sono spaventate perche’ sopraffatte da questa malattia: l’amore ossessivo per tutto cio’ che e’ occidentale. Per cui vorrebbero comportarsi come le ragazze di “Sex and the City”, ma sostanzialmente non riescono a farlo. Si rendono conto che non possono essere indipendenti dagli uomini, non tanto perche’ non possono sopravvivere senza di loro, quanto per il fatto di essere cresciute con l'idea che una donna debba sempre avere un uomo e che quella sia l’unica relazione “naturale” davvero possibile. Quindi, non possono immaginarsi una vita senza un uomo forte al loro fianco.


Forse questo modo di pensare si rifa’ ad un antico libro russo del sedicesimo secolo intitolato “Domostroi”, che letteralmente vuol dire “costruzione della casa”, intesa come ambiente in cui vive la famiglia. In pratica si tratta un codice che insegna come far funzionare la casa e la famiglia, in cui e’ specificato come la moglie dovrebbe comportarsi: modesta, crescere i figli, e rispettare suo marito obbedendogli sempre. Alcune clausole stabiliscono anche che un uomo puo’ battere una donna. Naturalmente, oggi nessuno piu' e’ d'accordo con quanto scritto in quel libro, anche se in Russia e’ ancora ampiamente sentito il detto: "Se un uomo colpisce una donna, vuol dire che la ama."

Il quadro che viene dipinto e’ quindi solo di un tipo, ed e’ quello che definirei “della donna Rublёvka”, quella che non dice mai “spasibo” e va in giro con la sua borsetta di Chanel. Ma quando si parla della sua "femminilita’", ci si dovrebbe concentrare di piu’ sulla sua grazia, sulla sua postura, sul modo in cui si muove e parla, sul suo portamento e non certo sui ristoranti alla moda che frequenta.

Oggi, le donne russe sono considerate fra le piu’ belle del mondo. Come ho detto, la falce e la balalaika sono immagini parzialmente vere, perche’ una donna russa puo’ salvare una vita in una trincea e costruire ferrovie, ma nello stesso tempo, nella sua anima e’ debole, fragile, persino ingenua, in ricerca perenne del suo principe. Ed anche se c’e’ un valido motivo per sostenere che sognano un mix di Vladimir Vysotsky, Bill Gates e Arnold Schwarzenegger, non vedo in cio’ alcunche’ di particolarmente tremendo. In Occidente gli uomini non sognano forse un ibrido fra Angelina Jolie, Charlize Theron e Megan Fox? Ma non e’ detto che certi sogni debbano per forza avverarsi...

Molti uomini occidentali, che hanno scelto di avere una storia con una donna russa, o comunque proveniente dall’est Europa ex sovietica, sono innanzi tutto colpiti dalla sua versatilita’ in combinazione con un’evidente avvenenza. Ed e’ innegabile, ed anche comprensibile, il loro entusiasmo. Abbiamo certamente anche noi i nostri difetti, ma siamo fondamentalmente donne meno complesse, senza tutte quelle paturnie con le quali i suddetti uomini devono fare i conti relazionando con le loro connazionali. Soprattutto ci vedono dolci, sincere, amorevoli e molto mature. Alcune delle mie amiche piu’ care hanno trovato i loro compagni fuori dalla Russia: in Italia, Francia, Germania, Svizzera, Belgio, Svezia, Stati Uniti. Non siamo affatto esigenti come qualcuno ci descrive, anzi siamo definitivamente molto realistiche. Infatti, non credo che quegli uomini che hanno scelto di avere una di noi come compagna stiano nuotando nelle carte di credito doppio platino. Molte di queste mie amiche, fra l’altro, hanno studiato all'universita’ e se avessero continuato a vivere in Russia, potevano anche contare su una discreta carriera, ma ora sono felici di costruire una vita insieme alla persona che amano indipendentemente dal fatto di aver rinunciato ai frutti di quegli studi. Anche perche’ in Russia, oggi, le donne in carriera non sono realmente ben viste dalla gente, ed il vero motivo e’ che, se hanno bisogno di competere aspramente con gli uomini, come negli affari oppure nella politica, beh… questo significa che non hanno avuto successo nella loro vita privata, e non hanno trovato l’uomo giusto.

Penso che ci sia una personalita’ che veramente rispecchia l’ideale di donna russa, e la si puo’ trovare in Tatiana dal poema classico di Pushkin, "Eugenio Onegin". Tatiana ha tutte quante le qualita’ tipiche ed il modo in cui dovrebbe essere la "pura" donna russa: e’ romantica, vulnerabile, sincera e disposta a sacrificare qualsiasi cosa per il suo vero amore.

Negli ultimi anni, pero’, tormentate da una serie di fattori esterni, cosi’ come da uomini disonesti, deboli ed indecenti, le donne russe sono generalmente diventate meno aperte, piu’ sospettose, meno felici e forse piu’ disperate. Oltre a cio’ ci sono moltissime riviste dedicate al mondo femminile che non fanno altro che suggerire comportamenti per come essere piu’ bastarde possibile, insegnando i metodi piu’ subdoli per catturare l'uomo giusto, e tutte le bugie che devono essere raccontate, trasformando in questo modo l'intelletto naturale femminile in qualcosa di sporco e di certo non apprezzabile. E quando gli uomini leggono questi suggerimenti, e lo fanno, restano inorriditi nello scoprire in quali grinfie potrebbero capitare. Ma la realta’ e’ diversa. Anche questa della “femmina bastarda” e’ un’immagine distorta e non veritiera. Come ho detto prima, il vero amore e’ molto importante per ogni donna russa e nonostante sia debole e vulnerabile, il suo istinto sara’ quello di seguire il suo uomo e condividere con lui tutto quanto. Anche cio’ che moralmente a molta gente potrebbe apparire non edificante.



Ecco, siete giunti al termine del tragitto in taxi. Onestamente non conosco le intenzioni di Irina per il dopo cena; se v’invitera’ a seguirla oppure se vi salutera’ castamente e si defilera' lasciandovi li’ con tutto il vostro bagaglio di desiderio. In ogni caso, se volete davvero sapere com’e’ una donna russa non lo scoprirete mai semplicemente incontrandone una per una notte, neppure se si tratta di Irina, perche’ lei, in fondo, e’ solo un sogno.


La prima parte dell'incontro con Irina la trovate QUI

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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