lunedì 30 agosto 2010

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Il ©opyright sulle stronzate

©'e' chi dice che gli studiosi italiani non emigrino all'estero solo per mancanza di fondi, ma anche perche' l'Universita' in Italia e' un luogo in cui vengono piazzati parenti, amici e clienti politici. E siccome l'ambiente universitario e' tutto in mano alla sinistra, perche' la sinistra in Italia rappresenta la vera Mafia, c'e' chi dice che la colpa di tutto cio' e' soltanto dei comunisti.

©'e' chi dice che dopo la morte politica di Berlusconi, si aprira' in Italia una stagione fosca, terribile, in cui il prelievo fiscale sara' altissimo e, per quanto riguarda altri temi come l'impiego dei fondi pubblici, il lavoro nello stato, parastato ed enti pubblici, la normativa sul lavoro, i progetti per la viabilita', la politica energetica ed ambientale, la gestione dei rifiuti, la disciplina degli affitti e naturalmente la giustizia, sara' un vero disastro. Perche'? Perche' ci saranno i comunisti!

©'e' chi dice che, chi li ha sempre avversati - i comunisti - verra' messo in galera e sara' buttata via la chiave. Ma anche chi si e' limitato soltanto ad esprimere idee diverse o ha avuto frequentazioni differenti da quelle di sinistra, sara' ostracizzato e vedra' la sua vita distrutta. Mancano solo i cavalli dei cosacchi che si abbeverano alle fontane di San Pietro ed i bolscevichi che mangiano i bambini, e poi mi pare che gli ingredienti ci siano davvero tutti.

©'e' chi dice che questo blog altro non e' che un bugliolo - cosi' si chiama il recipiente usato come latrina nelle carceri - e quindi, implicitamente, dice che a tutti quelli che lo leggono piace la merda.

©'e' chi dice che io non avrei il diritto di riportare queste stronzate dette altrove nel mio blog. Anzi c'e' chi dice che se le riportassi, violerei la netiquette e mancherei di rispetto a chi dispensa cotanta illuminata sapienza, perche' su queste stronzate, qualora ancora non lo si sappia, esiste il copyright. Il copyright sulle stronzate.

©'e' chi dice che se lo faro', allora ne paghero' le conseguenze, perche' se solo mi azzardassi a riportare nel mio blog le stronzate sulle quali c'e' il copyright, potrebbe essere messa a rischio addirittura la mia privacy, quella personale, ed io gia' tremo tutta...

©'e' chi dice, dunque, di sapere molto su di me, su chi sono, sulla mia vita passata, presente, forse anche futura, e magari persino cose che io non so, e con questa convinzione si sente libero di inviarmi minacce ed avvertimenti in puro stile mafioso con frasi tipo: "Stai buona, buona, buona..." Ma siccome non mi piace stare buona, non mi piego alle minacce, sono incosciente, curiosa ed amo le sfide, attendero' che chi ha da dire qualcosa, la dica.

sabato 28 agosto 2010

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Il mio popolo

Il mio popolo vive in molti paesi dell'Europa orientale e meridionale. L'etnia piu’ numerosa e’ quella largamente presente nei Balcani, in Romania, Bulgaria, Slovacchia, Bosnia, Montenegro, Macedonia, Turchia e nella parte meridionale ed orientale dell’Ungheria, quella in cui vivo io che sono Romni' Ungaritza. Ma esistono numerosi gruppi etnici anche in Occidente: Kale’ o Gitani in Spagna, Sinti nel nord dell’Italia, Camminanti in Sicilia e molti altri ancora. Si puo’ dire che, nel suo lungo viaggio iniziato secoli fa, il mio popolo abbia raggiunto ogni angolo del mondo, anche il piu’ sperduto e remoto.

Fino a ieri, se me l’avessero chiesto, nonostante gli innumerevoli ostacoli ancora da superare, avrei giurato che ormai, dissolti i fantasmi di un fosco passato, si potesse giungere un giorno, in un futuro non molto lontano, ad una vera stagione fatta di tolleranza, d’integrazione e ad essere finalmente considerati cittadini europei a tutti gli effetti. Oggi mi accorgo che non e’ cosi’, che non sara’ cosi’ per ancora molto tempo, che il cammino da fare e’ ancora lungo e che, a causa soprattutto della meschinita’ di piccoli uomini il cui unico desiderio nella vita e’ quello di mantenere il potere e i privilegi ad ogni costo, ci troviamo nuovamente ad essere usati come capro espiatorio per questioni che sono molto piu’ grandi di noi, e nelle quali non abbiamo alcuna responsabilita’. Ma questo non e’ facile da capire per chi non ha mai vissuto una condizione storica e sociale come quella vissuta nei secoli dagli zingari.

Dice ad un certo punto Dijana Pavlovic in uno spezzone del suo spettacolo teatrale [1]: “Il mio popolo si riconosce in un’unica bandiera, blu come il cielo e verde come la terra, con una ruota in mezzo che rappresenta il viaggio dall’India verso l’occidente. I Rom non hanno mai fatto guerre, non hanno mai avuto pretese territoriali, siamo forse l’unico popolo che non sogna una patria, siamo realmente cio' che tanti dichiarano di voler essere, ma che non sono: un vero popolo europeo”.

Perche’ il mio e’ un popolo pacifico che ama la liberta’ per eccellenza, tanto che, pur essendo quattordici milioni d'individui, non abbiamo mai voluto un nostro stato territoriale e non abbiamo mai avuto le mani sporche di sangue per una guerra.

E’ vero, non abbiamo una nostra religione e di questi tempi in cui tutti sono etichettati in base agli idoli che adorano, croci, mezzelune o stelle di David, cio’ puo’ creare diffidenza e confusione, ma abbracciamo quella del popolo con il quale viviamo. Si puo’ essere cristiani, musulmani, ebrei, buddisti oppure atei, come lo sono io. Si puo’ credere alla Madonna oppure alla grande Madre Terra, ma al di sopra di tutto abbiamo un grande rispetto per i morti e crediamo nella fortuna e nel destino.

Sappiamo relazionare con il prossimo in modo sorprendente e possediamo una straordinaria capacita’ di adattamento. Tutto cio’ che non ci uccide, infatti, ci fortifica. Ma se accade che non abbiamo altro modo per procurarci le risorse necessarie per sopravvivere, allora l’istinto ci spinge anche a scegliere strade che spesso stanno sulla linea di confine che separa cio’ che e’ legale da cio’ che non lo e’. Pero’ non e’ l’ingordigia che ci muove. E’ solo voglia di sopravvivere, come hanno tutti, e se anche condanniamo ogni atto delittuoso grave contro chiunque sia rivolto, nel nostro animo non proviamo rimorso quando sottraiamo qualcosa ad un gadje’ che non conosciamo perche’ anche noi, come padre Jones, crediamo che rubare sia lecito per i poveri.

E moltissimi di noi, credetemi, poveri lo sono davvero. Cosi’ poveri che chi non vive la loro condizione non puo’ neppure lontanamente immaginare. E la discriminazione alla quale siamo sottoposti alla fine fa il resto dandoci il colpo di grazia, poiche’ quasi mai nessuno ci offre la possibilita’ di poter vivere di un onesto lavoro. Per questo motivo, chi non ha altri mezzi, si affida all’elemosina, al furto o all’imbroglio. D’altronde l’umanita’ ha tollerato farabutti ben peggiori di noi, eppure quasi sempre li ha innalzati al ruolo di grandi uomini.

Accade pero’ che se viviamo in un contesto che ci accetta e non ci teme, allora i problemi che ci attribuiscono sono quasi del tutto inesistenti. Nei paesi in cui il mio popolo e’ integrato, studiamo, lavoriamo, viviamo come qualsiasi cittadino non Rom. Molti di noi hanno studiato, sono laureati e svolgono attivita’ importanti. Medici, avvocati, imprenditori, artisti e moltissime altre professioni e mestieri. E’ solo quando il luogo in cui viviamo non ci accetta, ci discrimina, ci teme, ci toglie ogni possibilita’ di poter studiare, di avere un lavoro dignitoso, di integrarci che siamo costretti a vivere ai margini, che per sopravvivere svolgiamo attivita’ non molto ortodosse, a volte oneste come la divinazione, la chiromanzia, la medicina alternativa, oppure siamo musicisti, giostrai, venditori ambulanti di semi, calderai, arrotini… ma non e’ difficile, in certi stati di particolare degrado e d’ignoranza, che i minori e le donne in stato di bisogno chiedano l'elemosina, mentre le ragazze adolescenti si dedicano a cio’ che tanto onesto non e’, come il furto, il borseggio, l’imbroglio.

E’ forse per questo aspetto, che in altri contesti come quello letterario o nel cinema assumerebbe significati meno negativi e creerebbe miti come Robin Hood, Arsenio Lupin o il Ladro di Bagdad, che invece in realta’ nascono i tanti pregiudizi nei nostri confronti. E, come si sa, i pregiudizi generano dalla parte opposta altrettanti pregiudizi, in un moto perpetuo d’incomprensioni e di rancori. Percio’ e’ molto difficile capirci e, per chi vorrebbe starci vicino, conoscere cio’ che davvero pensiamo e crediamo.

I gadje’ credono tante cose sbagliate su di noi. Ad esempio che siamo tutti nomadi, che viviamo tutti nei carri oppure nelle tende, ma non sanno che oggi soltanto il cinque per cento degli zingari pratica il nomadismo, mentre il restante novantacinque per cento e’ stanziale e vive in case che non sono diverse da quelle in cui abitate tutti voi. Ma c’e’ qualcuno che crede anche altro. Crede che siamo la feccia dell’umanita’ e che dovremmo essere deportati, rinchiusi… persino eliminati. Ebbene si’, non fate finta di essere stupiti. Lo sapete che e’ cosi’ e che oggi non e’ difficile sentire chi ci augura il peggio. E’ sempre accaduto, ci siamo abituati, per noi non e’ cosa nuova. Salvo poche eccezioni, abbiamo alle spalle una lunga storia fatta di prevaricazioni, di ghettizzazione, di stermini, ed anche se i tempi sono cambiati, tanta gente non e’ poi diversa da quella del passato.

Si’ avete ragione. A vederla in un certo modo, pensando al degrado che talvolta portiamo nelle vostre grandi e belle citta’, sempre pulite, in ordine, in cui la delinquenza non esiste, dove tutti sono onesti, soprattutto chi vi governa, rappresentiamo davvero un problema, e sarebbe molto meglio per tutti che non esistessimo, che fossimo davvero eliminati una volta per tutte dalla faccia della terra. Non saremmo ne’ i primi ne’ gli ultimi e tutti i problemi sarebbero risolti, e sono convinta che a Napoli sparirebbe persino Gomorra.

Salvaguardate dunque il panda, il koala, firmate petizioni contro chi abbandona gli animali in estate, mobilizzatevi per gli alberi della foresta amazzonica, per il ghiaccio dell’Artide, per il buco nell’ozono, per le scie chimiche, persino per gli alieni, ma noi lasciateci pure al nostro destino. Noi non abbiamo nulla da offrirvi, ed e’ per questo che ci considerano inutili.

Pero’, se mai ci fosse qualcuno che avesse a cuore la nostra condizione, che s’interrogasse su cosa significa la discriminazione di un piccolo popolo in termini di liberta’ e dignita’ per ogni altra persona che vive su questo pianeta, allora sappia che il problema di noi zingari non si risolve solo tutelando l'ordine pubblico e deportando la gente in qualche ghetto, ma si risolve solo tentando di vederci non piu’ come oggetti da spostare qua e la’, ma come soggetti, come persone; persone che, in molti casi, hanno solo bisogno di essere aiutate e comprese.

Non e’ vittimismo, credetemi, nel mio popolo io forse sono una donna fra le piu' privilegiate, quindi non avrei motivo di lamentarmi, ma credo sinceramente che sia solo cambiando prospettiva nella visione dell’essere umano, partendo dal basso e non dal vertice della piramide, facendo ingoiare ai pochi privilegiati, che posseggono in sostanza tutto, il fatto che sono debitori nei confronti dei molti che hanno poco o niente, che l’umanita’ potra’ sperare di vivere un nuovo risorgimento etico e morale. Tutto il resto ho paura che portera’ inevitabilmente alla rovina ed all’autodistruzione.

Per preservare dunque questo mio popolo da un inevitabile sterminio, bisogna innanzi tutto fermare ad ogni costo la deriva xenofoba che, se incontrastata, come un cancro tendera’ sempre di piu’ ad allargarsi, divorando quel poco di senso di solidarieta’ che ancora e' rimasto nelle coscienze di qualcuno e, contemporaneamente, dedicarsi ad istruire le nuove generazioni, spingendole a recuperare cio’ che la globalizzazione e la logica del profitto hanno distrutto: la manualita’ e le arti di una volta che oggi hanno ancor piu’ senso d'esistere. Per farlo ci si deve affidare agli anziani i quali, anche se semi-analfabeti, sono gli unici che possono tramandare ai giovani queste capacita’, e poi mediatori culturali, certo, ma non persone istruite da coloro che sono interessati solo a confondere le acque e a massimizzare un ritorno in termini di consenso elettorale; un consenso sempre piu’ spesso costruito sulla paura e sull’odio. Occorrono invece autentici depositari della nostra tradizione, plasmata pero’ con le esperienze raccolte tra i popoli europei fra i quali abbiamo vissuto. Il tutto senza trascurare la cosa piu’ importante: l’istruzione.

Si’, lo so che vi sto scocciando con questo mio parlare sempre delle solite cose, ma c’e’ un motivo preciso e ve lo spieghero’ forse in uno dei prossimi post. In ogni modo posso dirvi che, ai bambini dei quali mi occupo, sto cercando in questi giorni, un po’ alla volta e con pazienza, di far imparare a memoria il discorso agli ateniesi di Pericle. Adesso sono ancora piccoli per capirlo, ripetono le frasi a pappagallo ed in modo sconnesso, piu’ per farmi piacere e far vedere quanto sono bravi che per altro, ma un giorno, chissa’, spero che, oltre a recitarlo alla perfezione, riusciranno anche a comprendere pienamente il suo significato.

Per chi vuol partecipare. Sabato 4 settembre 2010 alle 14.00, a Parigi, Place de la République, grande manifestazione contro le misure annunciate dal presidente Nicolas Sarkozy.

Per chi vuol partecipare. Boicottaggio di qualsiasi e di ogni prodotto e servizio italiano fino a quando in Italia non sara' fermata la discriminazione contro i Rom, e sara' rimosso lo stato di apartheid e di abuso etnico.


[1] Per vedere il filmato di Dijana Pavlovic e’ necessario avere un account facebook.

giovedì 26 agosto 2010

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Un tribunale per Sarkozy

E’ questa l'intenzione dichiarata da Juan de Dios Ramírez, presidente dell’Unione Romani di Spagna. "Per la prima volta nella storia del popolo Rom, smettiamo di lamentarci, iniziamo ad usare le stesse armi di cui si servono i gadje’ e portiamo il presidente francese dinanzi alla Corte di giustizia dell'Unione europea in Lussemburgo".

La decisione dell'associazione che rappresenta i gitani spagnoli arriva come risposta all'azione del governo francese, che sta espellendo centinaia di Rom, rimpatriandoli con forza nei loro paesi di origine. "Il governo francese sta violando uno dei pilastri della nuova Costituzione Europea adottata a Lisbona nel dicembre 2009, nella quale uno dei fondamenti e’ proprio la difesa dei diritti umani ed il rispetto delle minoranze. La nuova Costituzione europea ha poco potere in campo economico, ma e’ molto esplicita per quanto riguarda i diritti umani, quelli che la Francia sta ignorando. Ora sto raccogliendo prove, ne abbiamo moltissime, ed anche il Vaticano ha detto che i diritti fondamentali dei Rom sono violati" afferma Ramírez che si prepara a presentare tutta la documentazione al Tribunale, facendo riferimento all'articolo 1, che espressamente recita: "L'Unione si fonda sui valori del rispetto della dignita’ umana, liberta’, democrazia, uguaglianza, Stato di diritto e rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze".

Il rappresentante dei gitani spagnoli, nato a Puerto Real (Cadice) nel 1942, rappresenta una delle figure chiave del mondo Rom. E’ stato il primo zingaro ad entrare come deputato al Parlamento europeo nel 1986 ed ha rappresentato i Rom nel primo parlamento in Spagna dopo la caduta del regime di Franco. Dal momento che il presidente francese ha intensificato la sua politica repressiva nei confronti dei Rom, obbligandoli a lasciare gli insediamenti e rimpatriando molti di loro in Romania e Bulgaria, la sua voce e’ tornata a farsi sentire a Strasburgo dove ha duramente condannato le azioni di Sarkozy reputandole addirittura peggiori di quelle di Berlusconi. "Quello che sta accadendo in Francia e’ ancor piu’ pericoloso di cio’ che sta accadendo in Italia per tre ragioni: Berlusconi agisce condizionato dalla Lega Nord, il partito xenofobo del nord Italia, mentre Sarkozy, invece, dichiara di non essere filo-fascista, ma democratico. E quando un attacco di questo tipo proviene da qualcuno che si vanta di essere democratico, allora il timore per la democrazia e’ maggiore. In secondo luogo, ci troviamo in un periodo di grande crisi economica, ed e’ assai facile che, dietro ad esempi di questo genere, il sentimento razzista nei confronti delle minoranze si propaghi a macchia d’olio. La terza ragione e’ che la Francia dovrebbe essere lo stato che custodisce un grande patrimonio: i diritti degli esseri umani. Lo stato della Rivoluzione francese del XVIII secolo, il luogo dove e’ stata fatta per la prima volta la proclamazione solenne dei diritti umani universali sull’uguaglianza, la giustizia, la liberta’, e questo rende ancor piu’ grave quanto sta accadendo".

Ma il caso francese e’ singolare anche per un altro aspetto. Per i Rom in Europa, i gitani di Francia sono un modello di come persone di etnia diverse possono integrarsi nella societa’, in tal modo da indicare un percorso in cui l’integrazione fra due diverse culture sia meno problematica. "Il nodo della questione non e’ legato all'origine nazionale o del gruppo etnico a cui si appartiene, ma alle condizioni sociali che non riguardano specifiche etnie, ma tutti quanti. Gli zingari romeni, d'Albania e dei Balcani vivevano nei loro paesi in condizioni di poverta’ estrema e di analfabetismo. E' normale che, dopo la caduta della cortina di ferro, siano scappati per venire in Occidente, creando problemi nelle nostre societa’, ma cio’ e' dovuto alle condizioni sociali, e non perche’ sono zingari. Questo e’ fondamentale per capire."

Pochi mesi fa, in aprile, il secondo vertice dei Rom tenutosi a Cordoba aveva fissato l'obiettivo che la comunita’ Rom fosse vista come una parte della popolazione europea senza piu’ alcuna distinzione, denominazione o aggettivo. Un risultato che sembra oggi piu’ lontano, a seguito delle misure adottate da Sarkozy. "Siamo molti, ma meno di ieri. Per realizzare questa visione della “gitanita’” fra noi zingari e poi con il resto della societa’, si devono ancora raggiungere numerosi traguardi. Ne indico solo uno, il piu’ importante: l'istruzione. Quando un popolo come il nostro ha un tasso di analfabetismo vicino al 50%, e’ comprensibile che i sentimenti delle societa’ in cui abbiamo scelto di integrarci siano negativi".

Ramírez non risparmia critiche neanche al suo stesso popolo, quando esamina i motivi per cui le linee guida e gli auspici degli organismi internazionali sono cosi’ lontani da cio’ che realmente sta accadendo in alcuni stati dell'Unione europea. "In molti casi, svolge un ruolo chiave la mancanza di decisione, e l'incapacita’ di assumersi la responsabilita’ che storicamente abbiamo avuto. Se non diventeremo consapevoli di noi stessi, non saremo protagonisti del nostro destino e lasceremo l'amministrazione dei nostri interessi in mani straniere, il nostro benessere come individui dipendera’ eternamente dai gadje’ nostri protettori".

La Spagna resta al momento una privilegiata eccezione. Almeno finora, non si e’ verificato alcun focolaio di razzismo istituzionale contro i Rom, e i gitani spagnoli sono riusciti ad integrarsi, anche se hanno dovuto pagare un prezzo. "La maggioranza dei leader Rom provenienti da tutto il mondo hanno gli occhi fissi su di noi. Noi che abbiamo pagato il prezzo piu’ alto che un popolo si possa permettere per il bene dell’integrazione: il deterioramento della nostra lingua, il patrimonio comune di quattordici milioni di Rom nel mondo”. Ma questo non significa che l'integrazione passi necessariamente attraverso una forma di etnocidio culturale. "Potrei esporre piu’ di una dottrina della sociologia e dell'antropologia culturale per sostenere che la convivenza e’ possibile anche senza perdere l’identita’, ma lasciatemi dire una cosa: il modello si chiama Andalusia. Questo potrebbe essere il modello per tutti i Rom che vivono nel mondo. Una comunita’ in cui non e’ piu’ importante stabilire se gli Andalusi sono andalusi, zingari o zingari andalusi".

Per l’Unione Romani, le prossime date sono il 4 settembre, per una grande manifestazione contro la politica anti-tzigana di Sarkozy a Parigi, e il 15 settembre quando ci sara’ un'altra manifestazione gitana nella capitale francese, organizzata e gestita esclusivamente da Rom. Per allora, Ramírez dovra’ avere tutto il necessario per presentare la sua richiesta alla Corte di giustizia dell'Unione europea nei confronti del governo francese.

Per chi vuol partecipare. Sabato 4 settembre alle 14.00 a Parigi, Place de la République, grande manifestazione contro le misure annunciate dal presidente Nicolas Sarkozy.

Per chi vuol partecipare. Boicottaggio di qualsiasi e di ogni prodotto e servizio italiano fino a quando in Italia non sara' fermata la discriminazione contro i Rom, e sara' rimosso lo stato di apartheid e di abuso etnico.

Per chi vuol saperne di piu'. Francia: prosegue l'espulsione dei rom. Delegazione romena a Parigi.

Per chi vuol saperne di piu'. Amnesty International critica il governo francese e condanna il rimpatrio dei rom.

Per chi vuol saperne di piu'. Vaticano: "La Chiesa non è di destra né di sinistra, i rom vittime di un olocausto.”

mercoledì 25 agosto 2010

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Tutto il mondo e' paese

Pare, dico pare, che il governo del cancelliere tedesco Angela Merkel abbia approvato un disegno di legge - una cosina da nulla che anche in Italia, sempre ai primi posti per quanto riguarda la democrazia e la liberta', si sta facendo - volto a tutelare maggiormente i giornalisti e rafforzare la liberta' di stampa.

Il progetto prevede che i giornalisti non siano piu' passibili di azioni giudiziarie nel caso pubblicassero materiale riservato ottenuto da altri.

Il codice penale tedesco prevede attualmente pene comprese fino a cinque anni di reclusione per violazione di segreti di stato, una sanzione che viene normalmente applicata a coloro che passano le informazioni, ma da adesso in poi i giornalisti che otterranno da terzi informazioni confidenziali riguardanti lo stato o il governo non potranno essere in alcun modo perseguiti.

E' proprio vero. Come dicono in molti: "Tutto il mondo e' paese".


Nella cartina:
  • In verde: paesi con liberta' di stampa di serie A.
  • In giallo: paesi con liberta' di stampa di serie B.
  • In viola: paesi con liberta' di stampa di serie C.

martedì 24 agosto 2010

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Il sonno della ragione

Leggiamo con attenzione uno stralcio dell’intervista che il ministro degli Interni - eletto grazie al voto della maggioranza degli italiani - ha rilasciato al Corriere della Sera e che, in questi giorni, insieme alle dichiarazioni del sottosegretario Mantovano, che addirittura contesta le regole comunitarie in questione d’immigrazione, fa capire quanta sia l'intolleranza nei confronti di chi, da un popolo che pensa di essere custode di grande civilta', dovrebbe ricevere accoglienza ed aiuto per rispetto a quel crocefisso che con ipocrisia viene difeso da altri emeriti esponenti del governo in carica, fino al punto di augurare addirittura la morte a chi non lo vorrebbe.
«Sarkozy ha ragione ma non e’ certo una novita’. Anche l’Italia usa da anni la tecnica dei rimpatri assistiti e volontari. Nel 2007, proprio con i rom, uso’ questa strada pure il sindaco di Roma, che non era Jean-Marie Le Pen ma Walter Veltroni. E figuriamoci se allora qualche professionista dell’antirazzismo si sogno’ di gridare allo scandalo».

Secondo il ministro dell’Interno Roberto Maroni, dunque, la Francia non sta «facendo altro che copiare l’Italia». Semmai, dice, e’ arrivato il momento di fare un passo in piu’. Per arrivare dove, ministro?

«Alla possibilita’ di espellere anche i cittadini comunitari».

I comunitari?

«Si’, espulsioni come per i clandestini, non rimpatri assistiti e volontari. Naturalmente solo per chi viola la direttiva che fissa i requisiti per chi vive in un altro Stato membro: reddito minimo, dimora adeguata e non essere a carico del sistema sociale del Paese che lo ospita. Molti rom sono comunitari ma non rispettano nessuno di questi requisiti».

L’Unione europea, pero’, dice che l’espulsione dei cittadini comunitari non e’ possibile.

«Lo so bene. Durante la discussione per il pacchetto sicurezza fu proprio l’Italia a chiedere a Bruxelles la possibilita’ di attivare questa procedura. Ma il commissario Jacques Barrot, francese, rispose di no: in base al principio di proporzionalita’, disse, l’unica sanzione possibile per un comunitario e’ l’invito ad andarsene, che serve a ben poco. Ma adesso torneremo alla carica. Il 6 settembre ne discuteremo a Parigi in un incontro con i ministri dell’Interno di diversi Paesi europei».

Ma prendere di mira solo i rom non e’ discriminatorio?

«E infatti le espulsioni dovrebbero essere possibili per tutti i cittadini comunitari, non solo per i rom. Il problema semmai e’ un altro: a differenza di quello che avviene in Francia, da noi molti rom e sinti hanno anche la cittadinanza italiana. Loro hanno diritto a restare, non si puo’ fare nulla».

Ecco, appunto, non si puo’ fare nulla. Qui sarebbe da aggiungere un “purtroppo” che il ministro non ha detto, ma che in cuor suo ha sicuramente pensato, perche’ si coglie in queste ultime parole quasi una nota di rammarico, un dispiacere per avere le mani legate. Se non ci fossero quelle maledette norme nella Costituzione che in qualche modo difendono tutti i cittadini, anche se di etnia rom, sono certa che il ministro farebbe di tutto per deportare anche loro in qualche posto imprecisato in cui non potessero piu’ arrecare oltraggio allo sguardo della brava gente che lo vota e che manda i suoi figli proprio in quelle scuole in cui il crocefisso sicuramente non manca. E poi, magari, dopo aver deportato tutti i Rom, iniziare a fare dei controlli per vedere chi, nella discendenza, potrebbe avere qualche goccia di sangue “impuro”. Storia gia vista. M’illudevo che fosse ormai archiviata e condannata da tutti in Italia, quando discutevo con la gente delle brutture naziste avvenute nel mio paese durante la guerra mondiale e mi guardavano sorpresi, nauseati, ma a quanto pare non e’ cosi’.

Non e’ solo una questione di risentimento, che sinceramente c’e’, verso chi ha permesso che tutto questo schifo non solo nascesse di nuovo, ma che si propagasse a dismisura, fino al punto di diventare oggi incontenibile, e questo anche grazie all’imbelle menefreghismo di tanta gente che preferisce voltare lo sguardo dall’altra parte perche’ troppo presa dalle proprie cose e a dibattersi fra nuovi modelli di telefonini e schermi al plasma. E’ anche una critica feroce, incessante e continua che io sempre piu’ faccio (e non e' da ora) all’intera societa’ civile (o incivile?) italica nel suo insieme, compresa la parte di coloro che, pur non pensandola come la cricca di neonazisti che sta oggi al potere, ha preferito fino a ieri il piagnisteo alla protesta ed all’azione. Anche se, adesso, forse troppo tardi e a buoi gia' fuggiti, cerca di chiudere le stalle.

Ed e’ questo uno dei motivi, forse il principale, per il quale me ne sono andata dall'Italia. Perche’ non si fanno le rivoluzioni per cio’ che non ci tocca da vicino. Manifestare in piazza sotto il sole fa sudare, e nei giorni di calura estiva e’ molto meglio un bel tuffo nell’acqua fresca di mare, piuttosto che sbattersi per degli ideali non nostri col rischio di prendersi persino una bella manganellata in faccia. Che gli zingari e quelli come loro si arrangino, dunque. A chi stanno a cuore in fondo? Alla fin fine tutto il mondo e’ paese, il male si annida dappertutto, non si possono risolvere tutti i problemi dell’umanita’ quindi tanto vale non risolverne alcuno. E se al limite si vuole davvero manifestare un po’ di solidarieta’ che ci faccia sentire “umani”, “buoni” e “compassionevoli”, si puo’ sempre scrivere qualche bel pensiero su facebook o sul blog, e poi vedere quanti la pensano come noi.

Questa e’ l’Italia e questi, perdonatemi, sono gli italiani. Almeno come li vedo io secondo cio’ che mi perviene dai contatti che ho con chi opera all’interno delle organizzazioni che si occupano di monitorare lo stato dei migranti nei vari paesi in Europa. Certo su alcune cose posso sbagliare. Forse il mio modo di comunicare puo’, a qualcuno, sembrare troppo crudo, diretto, talvolta offensivo, e questo fa si’ a volte che io cada dalla parte del torto, ma se scrivo le cose in questo modo non e’ per perfidia: e’ perche’ la mia passione ed il mio impegno verso questi problemi sono grandi, ed anche perche’ so che e’ dalla difesa dei piu’ deboli che tutto puo’ ripartire, che il risorgimento etico, morale e sociale puo’ avere inizio, di nuovo, lasciando alle spalle una brutta stagione che sta ormai durando da quasi due decenni.

Se non si riparte dal basso, se non si cambiano i valori e le priorita’, se non ci si sveglia dal sonno della ragione che genera mostri, allora tutto sara’ destinato ad un lungo inevitabile declino con il rischio, alla fine, che i fantasmi del passato ridiventino di nuovo concreti, con tutte le conseguenze del caso. E allora stavolta nessuno potra’ trovare giustificazioni all’interno della propria coscienza.

Scrive Living501, un amico con le idee molto chiare:

La storia e’ materia inerte della nostra memoria. E' data cioe’ una volta per tutte? E' in se’ compiuta? Oppure e’ sostanza attiva che chiama la nostra coscienza ad una presa di posizione chiara, coraggiosa, civile rispetto a cio’ che e’ presente e che potrebbe costituire la condizione del nostro destino futuro?
Le chiare involuzioni che si manifestano all'interno del mondo occidentale, l'ondata xenofoba, il rigurgito razzista che si fa strada nell'opinione pubblica manipolata dalle oligarchie dei partiti politici attraverso l'uso strumentale delle televisioni e’ oramai realta’ da fronteggiare immediatamente. Non vi e’ nulla di esagerato. Semplice realismo. Deontologia democratica. Per chi crede che la diversita’, più che uno spauracchio da agitare, casomai per distrarre dalla realta’ che si costruisce ad uso e consumo delle caste che governano il paese, rappresenti, invece, un valore imprescindibile delle societa’ moderne avanzate, l'obbligo e’ quello di scendere in piazza per difendere cio’ che e’ segno di ricchezza intellettuale, culturale, civile. Vi e’ l'obbligo di sconfiggere quel senso di paura che ostacola il confronto con l'altro, di capirne le ragioni, di controbilanciare le spinte che mirano a semplificare opponendo la strategia democratica dell'inclusione attraverso i mezzi che hanno funzionato, ad esempio, con gli emigranti che dal sud dell'Italia si spostavano, spinti dalla molla della necessita’ materiale, verso il nord ricco ed opulento.
Eppure la storia che siamo, prima impercettibilmente e poi in maniera sempre piu’ pronunciata, innesca meccanismi che pensavamo sepolti appunto dalla Storia. Meccanismi che appartengono all'epoca della caccia alle streghe, ad un clima da guerra di religione, alla separazione razziale che nella memoria di sempre meno persone portano il nome di Auschwitz-Birkenaud, di Treblinka, di Mauthausen-Gusen, dei campi di concentramento. La misura del ministro Maroni di procedere alla schedatura dei Rom, in Italia, non aiuta un clima di convivenza civile, anzi alimenta il contrario. Separa, crea il sospetto, divide, ostruisce senza pensare a cio’ che, nelle varie mediazioni sociali, il suo messaggio subisce quando e’ "dato in pasto" alla popolazione, e rischia di rinfocolare quegli istinti che hanno condotto a Napoli come a Roma, a Torino come a Milano ad atti di aperta intolleranza razziale.
Se e’ volonta’ dei cittadini ispirare e giustificare "le misure sicurezza" di questo governo, c'e’ da chiedersi se, in un'eventuale escalation, dobbiamo rivivere il volto tetro di una storia che si ripropone sotto le vesti delle espulsioni di massa, del timore ad opporsi (gia’ imperante), della fuga verso terre democraticamente piu’ accoglienti. Insomma, si stanno creando attorno a noi, nell'indifferenza e nella fiacchezza delle opposizioni, i bastioni di un "regime democratico” oppure, ancora una volta e di piu’, si deve dar ragione a Miguel de Cervantes Saavedra? Il sonno della ragione genera mostri" ?
Bene, a scanso d'ogni equivoco, a questo punto battersi per i Rom vuol dire battersi anche per se’ stessi.

Per chi vuol partecipare. Sabato 4 settembre alle 14.00 a Parigi, Place de la République, grande manifestazione contro le misure annunciate dal presidente Nicolas Sarkozy.

Per chi vuol partecipare. Boicottaggio di qualsiasi e di ogni prodotto e servizio italiano fino a quando in Italia non sara' fermata la discriminazione contro i Rom, e sara' rimosso lo stato di apartheid e di abuso etnico.

Per chi vuol saperne di piu'. Intervista ad Alexian Santino Spinelli.

Per chi vuol saperne di piu'. L'appello di George Soros alla Francia.

Per chi vuol saperne di piu'. Immigrati: Commissione attacca Parigi. Dialoghi su rom con tutti paesi Ue.

Per chi vuol saperne di piu'. Sarkozy: 62% francesi non lo vuole piu'. Presidente in piena bufera rom e scandalo tangenti Bettencourt.

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sabato 21 agosto 2010

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La leonessa e la volpe

Serenamente accucciate all'ombra di una fresca pianta situata nel cuore della foresta, una tranquilla leonessa e una placida volpe chiacchieravano tra loro come due vecchie amiche, discutendo del piu' e del meno. Per un ascoltatore attento non era difficile pero' scoprire che, nascoste nelle loro parole, vi era racchiuso un pizzico d'invidia. In effetti, la volpe desiderava possedere lo stesso coraggio e l'identica sicurezza che alimentavano il comportamento dell'amica, la leonessa, mentre a questa sarebbe piaciuto conquistare la celebre furbizia dell'altra.

Nonostante le piccole gelosie racchiuse nei loro cuori, entrambe mantenevano un rapporto forzatamente cortese, scambiandosi sorrisi ed esagerati complimenti. Finche' un giorno, passeggiando insieme nel bosco con i rispettivi cuccioli che trotterellavano amabilmente intorno a loro giocando e rincorrendosi fra gli alberi, la volpe non riusci' piu' a trattenere una frase alimentata unicamente dall'invidia. "Mia cara" disse atteggiandosi a gran dama e indicando con lo sguardo i suoi piccoli, "tu avrai anche un portamento da regina, possiedi grande forza e vigore, ma in quanto a madre devi ammettere che io sono piu' portata. Guarda i miei cinque volpacchiotti come giocano felici tra loro. Invece tu hai messo al mondo un solo figliolo e, poveretto, sembra tanto triste senza fratelli!"

Evitando di scomporsi, la leonessa rispose: "Certo amica mia, io ho partorito un solo cucciolo. Ma questo piccolo vale piu' d'ogni altro animale. Egli e' un leone e, una volta cresciuto, sara' un Re!" Non potendo ribattere niente la volpe si limito' ad ingoiare la propria gelosia accettando cio' che la natura aveva dispensato.

E' inutile invidiare cio' che non si possiede perche' ognuno dispone di quello che la natura gli ha attribuito.


Favola di Esopo

Questa favola descrive un sentimento che da sempre condiziona le relazioni, crea incomprensioni, suscita delusioni ed anche, a cascata, altri sentimenti come la rabbia e l'odio, ma mai il disprezzo. Perche', in fondo, chi invidia ammira.

Wikipedia la descrive in questo modo: “L'invidia e’ un sentimento nei confronti di un'altra persona o gruppo di persone che possiedono qualcosa (concretamente o metaforicamente) che l'invidioso non possiede (o che gli manca)”. Mentre il vocabolario della Lingua Italiana De Mauro ne da' questa descrizione: "Sentimento di astio, ostilita’ e rammarico per la felicita’, il benessere, la fortuna altrui".

Parlare dell'invidia non e' pero' semplice perche', come dice Esopo, e' talmente connaturata in noi che nessuno ne e' davvero totalmente privo, persino la leonessa nei confronti della furbizia della volpe. Anche se ciascuno in cuor suo e' sinceramente convinto di esserne immune, o comunque di esserne affetto in misura minore poiche' l'invidia, essendo "una compagna ancora peggiore dell'orgoglio" [1], e' fra tutti il sentimento di cui piu' ci vergognamo.

Ma soprattutto l'invidia e' un sentimento biunivoco. C'e' chi lo prova e chi lo suscita. "Divora chi lo nutre” [2], perche' "e’ il segno sicuro del difetto, dunque se e’ rivolta ai meriti altrui e’ il segno del difetto di meriti propri" [3], pero' allo stesso tempo "non e’ felice l'uomo che nessuno invidia" [4] ed e' per questo che, se “l'uomo fa molte cose per essere amato, fa di tutto per essere invidiato” [5]. Per cui, anche se "non v'e’ nulla di piu’ inconciliabile e crudele dell'invidia, ci sforziamo senza posa soprattutto di suscitarla” [6] perche' "un giudizio negativo da’ piu’ soddisfazione di una lode, ammesso che sappia di invidia". [7]

E' risaputo inoltre che "il valore genera l'invidia nelle menti meschine e l'emulazione nelle anime grandi" [8], perche' “l'invidioso non riesce a sopportare che tu faccia il passo piu’ lungo della sua gamba” [9]. Ma alla fine e' possibile concordare su un fatto: che "l'invidia deriva dal confronto irrazionale fra quanto hanno raggiunto altre persone e quanto avete raggiunto voi. Non e' la mancanza delle qualita' che possiedono gli altri a causare il vostro insuccesso, bensi' l'incapacita' di valorizzare a dovere le qualita' che possedete" [10]. E se con l’invidia credete di scavare una fossa agli altri, alla fine, come dice un proverbio magiaro: “Aki másnak vermet ás, maga esik bele”. Chi scava la fossa agli altri, vi cade dentro egli stesso.

[1] Dumas padre
[2] Morandotti
[3] Schopenhauer
[4] Eschilo
[5] Twain
[6] Schopenhauer
[7] Baudrillard
[8] Fielding
[9] Valckenaere
[10] Kiev

venerdì 20 agosto 2010

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Bambini sepolti

Il luogo: una spiaggia italiana qualsiasi, sotto un ombrellone qualsiasi, in un giorno d’estate qualsiasi.

- Buon giorno, come va stamattina? Pare che avremo tanto sole… un’occasione da non sprecare per una bella abbronzatura.

- Buon giorno a lei signora. I suoi due bei bambini oggi non ci sono?

- Mio marito li ha portati con se’ sul gommone. Spero stia attento… il piccolo e’ cosi’ vivace…

- Si’, sono davvero due bei bambini. Si vede che siete una bella famiglia… e a dei bambini cosi’ belli bisogna stare attenti. A proposito, ha letto cosa e’ avvenuto alle isole Canarie? La notizia e' in prima pagina. Pare che un bimbo sia rimasto sepolto dentro una buca nella sabbia e adesso sia in fin di vita.

- Eh… ne accadono cosi’ tante oggigiorno che non si sa piu’ dove mettere gli occhi. Lo dico sempre a mio marito. Anche alla tv e’ tutto un susseguirsi di brutte notizie, ma noi non possiamo mica risolvere ogni problema del mondo. Gia' facciamo tanto se ci occupiamo dei nostri figli. Devo dire che mio marito ed io in questo siamo davvero premurosi ed attenti. Il grande, l’anno prossimo, lo iscriveremo alla scuola privata. Poi e’ deciso che fara’ la Bocconi. Che vuole, oggi l’istruzione e’ importante se si vuole dare un futuro ai propri figli, e la scuola pubblica offre cosi’ poco. Mio marito dice che la colpa della situazione attuale e’ tutta dei governi comunisti che, negli anni passati, hanno sperperato i soldi degli italiani. Meno male che adesso al governo abbiamo altra gente. Chissa’ invece in quei posti li’… alle Canarie… abitati dai beduini che genere di attenzioni avranno verso i loro figli. Ne fanno a decine come i conigli, sa? Piu’ c’e’ ignoranza piu’ ne fanno… e poi si lamentano se muoiono di fame…

- Le Canarie sono isole spagnole…

- Si’, va bene, spagnole, beduini… che differenza c’e’? Sempre di stracomunitari si tratta…

- Beh veramente… ehm... in ogni modo il bambino e’ italiano. Ne parlano tutti i giornali. Guardi: “Dramma delle vacanze nelle Canarie. Un bimbo italiano di 10 anni e’ in coma dopo essere rimasto sepolto dalla sabbia per 20 minuti, adesso lotta contro la morte in stato uno definito molto critico all’ospedale di Las Palmas.”

- Italiano? Ma che roba… ma come si puo'? Ma com’e’ stato possibile? Un povero bimbo italiano ridotto cosi’… e per colpa di chi? Sono certa che sara’ caduto in una buca scavata da qualche stracomunitario… ormai sono dappertutto questi marocchini e sporcano ovunque. Sono abituati alle capanne e fanno i loro bisogni nelle buche, e’ risaputo.

- Il giornale dice che il bambino stava uscendo dalla grande buca di tre metri di profondita’ per cinque di diametro che aveva fatto con i compagni di giochi, quando le pareti hanno ceduto e gli sono crollate addosso.

- Ma che roba… ma che disgrazia! Un povero piccolo italiano. Chissa’ i genitori come soffriranno, poveretti. Lo dico sempre a mio marito: per i bambini e' meglio una bella spiaggia organizzata, come questa nella quale ormai veniamo da molti anni, piuttosto che quei posti selvaggi dove puo’ accadere di tutto. Chissa’ cosa dira’ il tg? Non me lo voglio perdere. Immagino la sofferenza di quei due poveri genitori italiani. E dire che il nostro popolo e’ il migliore che c’e’. Queste cose non dovrebbero accadere a noi. Se non ci fossimo stati noi italiani, con la nostra cultura, la nostra inventiva, la nostra letteratura, chissa’ come sarebbe ridotto oggi il mondo. Dico bene? Comunque il tg non me lo voglio proprio perdere… e ci sono altre notizie gravi sul giornale? Cosa dice del traffico? Spero che per il rientro non ci sia troppa gente. Parlano tanto di crisi, ma poi sono tutti in giro a consumare benzina. L’ultima volta siamo dovuti restare in coda non so per quante ore…

- Ci sarebbe un’altra notizia, in una delle ultime pagine. Parla di bambini Rom che a Milano vivono sottoterra…

- Ecco, appunto che le dicevo? Ormai sono ovunque… sporcano dappertutto e degradano il nostro bel territorio italiano cosi’ ricco di bellezze naturali. Spero che il Governo si decida a fare qualcosa, e che li butti fuori una volta per tutte. La situazione sta diventando davvero intollerabile.

mercoledì 18 agosto 2010

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L'individuo ed il branco

Non sara’ semplice scrivere questo post. Troppe cose mi frullano nella testa e metterle tutte insieme, per quanto di natura io sia metodica ed ordinata, stavolta mi risultera’ difficile. La mia intenzione all'inizio era quella di scrivere la terza parte, la conclusiva, del racconto “Il segreto della bellezza”, ma e’ accaduto qualcosa d'imprevisto che mi ha tolto la voglia di farlo. Il racconto aveva, infatti, una precisa finalita’, ma l’atmosfera e’ rapidamente cambiata. Le cose non sono mai come sembrano, cosi’ come le persone, io per prima, e credo ultimamente d’essere stata un po’ troppo disponibile e fiduciosa nell’aprirmi verso chi, forse, non era ancora in grado di meritarselo.

Per di piu', sto guarendo da una fastidiosissima congiuntivite che, oltre a crearmi malumore e nervosismo, mi ha in pratica resa inattiva per molti giorni, fra l'altro rovinandomi gran parte del breve viaggio in Italia, e cio’ mi ha costretta per lunghe ore della giornata a starmene da sola a pensare, e nei momenti in cui gli occhi mi davano meno fastidio a guardare alcuni film che non avevo avuto ancora occasione di vedere. Film che mi hanno suscitato riflessioni di vario tipo. Ecco, si’, potrei partire proprio da quelli, dai film che ho visto: tre capolavori.

Il primo e’ "Agora". Non parlero’ della trama ne’ del modo in cui e’ stato realizzato; parlero’ invece di cio’ che ho avvertito sedimentarsi dentro di me mentre lo guardavo, del suo contenuto, del succo, del concentrato finale, quello che sempre cerco, ma che solo raramente trovo e che e’ cio’ che fa la differenza fra un film di qualita’ ed una schifezza. Ebbene, il tema e’ tutto incentrato sulla contrapposizione fra la liberta’ dell’individuo ed il branco che si sente investito del ruolo di riportare l’individualita’ all’interno di uno schema prestabilito, la cui messa in discussione rappresenta eresia. Per la protagonista una donna libera che pone innanzi a tutto l’unica cosa in cui crede: la Filosofia.

Liberta’ significa rimettere sempre in discussione ogni cosa, le proprie convinzioni e persino se stessi, mentre quando si accettano regole stabilite ed immutabili e ci si adegua per fede o per qualsiasi altro motivo, allora ci annulliamo, non esiste piu’ liberta’ ed e’ meglio la morte. Non importa quanto le nostre idee possano essere giuste o sbagliate; se saremo coerenti e liberi di pensare, alla fine arriveremo ad una qualche verita’, ma sara’ solo dimostrando grande forza nell’opporsi alla moltitudine di chi vorrebbe piegare anche la nostra volonta’, adeguandola alla dottrina e riducendoci a piu’ miti consigli. E la fine e’ scontata: l’individuo, inevitabilmente, verra’ schiacciato dal peso dell’ignoranza e della superbia di chi crede di possedere la verita’ assoluta che, solo in virtu’ dell’appartenenza ad una setta, ad un branco, con la violenza camuffata da forza della persuasione, riuscira’ a ristabilire l’ordine nel quale chi e’ voce isolata dovra’ inevitabilmente soggiacere oppure scomparire.

Tutto cio’ in nome di una religione, in questo caso il Cristianesimo, ma potrebbe essere in nome di qualsiasi altra cosa: una squadra, un partito, un clan, un’etnia. Ed e’ qui che la mia sensibilita’ resta duramente colpita, e’ qui che non riesco piu’ a giustificare chi, in nome di un’idea che puo’ anche essere giusta, arriva a mobilitare il branco al solo scopo di annichilire l’individuo, per dargli una lezione spacciandola persino per qualcosa fatta per il suo bene, giustificando la violenza che non sempre e’ fisica ed additando delle colpe che, se non esistesse ipocrisia, ciascuno potrebbe normalmente riscontrare chiaramente anche dentro di se’.

Non e’ forse proprio uno dei fondamenti del Cristianesimo quello per cui nessuno puo’ considerarsi senza peccato cosi’ da poter scagliare la prima pietra? Eppure il mondo e’ sempre stato pieno di gente pronta a scagliar pietre da ogni parte, a manifestare odio, a martirizzare chi e' in contrasto con le regole del branco, perche’ la liberta’ e l'indipendenza di pensiero sono insopportabili, perche’ troppe persone non sono in grado, per ignoranza o per malafede, di combattere le idee ad allora si affidano alla violenza per distruggere chi quelle idee le esprime ed in tal modo; con l’azione collettiva, possono sentirsi meno responsabili dei misfatti compiuti. Ed e’ cosi' che gli "stupidi" idealisti, quelli che non accettano d’imparare la lezione, i Don Chisciotte che si ostinano a scagliarsi contro i mulini a vento, sono destinati a perire sotto la gragnola di pietre che poi, alla fine, tutti negheranno di aver lanciato.

Ed il concetto della negazione e' appunto quello che piu’ emerge nel secondo film, “The Reader”; la negazione dei misfatti compiuti da un popolo che ha preferito rimuovere dalla coscienza le proprie colpe imputandole solo ad alcuni individui. In questo caso l’individuo rappresenta il capro espiatorio per cio’ che accadeva in Germania durante il nazismo. Qualcosa che tutti sapevano ma che, poi, alla fine della guerra, tutti hanno fatto finta di non sapere. Anche in questo film il concetto di individuo contrapposto al branco emerge con prepotenza. Un individuo che, per la vergogna del proprio analfabetismo, accetta di essere considerato unico colpevole per qualcosa di cui non e’ unico colpevole e che, stravolgendo ogni valore morale, arriva al punto di non vergognarsi neppure di aver causato la morte di trecento persone.

E qui le domande possono essere diverse: puo’ l'appartenenza ad un gruppo, sia esso nazionale, lavorativo, finanche un reparto di un esercito, non far percepire l'orrore di far morire trecento persone? Ma, soprattutto, puo’ chi non ha minori colpe giudicare e condannare un individuo solo per liberare la propria coscienza? Sono domande alle quali non e’ facile rispondere perche’, come si sa, ciascuno tende sempre a minimizzare le proprie colpe e ad ingigantire quelle degli altri, ma c’e’ qualcosa di piu’ in “The Reader”: esiste una differenza fra chi agisce in buona fede e chi, invece, agisce mosso da pulsioni che niente hanno a che vedere con la giustizia, come l’odio, la vendetta, l’invidia, la superbia, la vigliaccheria… e forse anche la volonta’ maligna di soffocare personalita’ ritenute troppo ingombranti che possono mettere in ombra le mediocri esistenze di chi sceglie di adeguarsi.

E’ di questo che tratta il terzo film, “La Papessa”, in cui una donna, solo per il fatto di essere donna, con capacita’ e sentimenti superiori a quelle di qualsiasi uomo, in un’epoca in cui alle donne erano riservati solo il silenzio e l’obbedienza, e’ stata cancellata dalla Storia. In questo caso il branco e’ rappresentato dell’appartenenza al genere maschile, e l’individuo e’ il genere femminile. La disparita’ di mezzi alla fine vedra’ soggiacere, com’e’ logico, quest’ultimo ed anche stavolta l’epilogo lascera’ l’amaro in bocca. Perche’ sara’ sempre cosi’: gli individui, coloro che manifestano liberta’ ed indipendenza di pensiero, saranno schiacciati, ostracizzati, imprigionati, rimossi dalla memoria, lapidati, puniti con l’olio di ricino dalla moltitudine dei mediocri, in quanto in un mondo di mediocri e d’ignoranti, manifestare una forte personalita’ dotata di vivacita’ intellettuale e’ considerata una grave colpa.

Sono tre film che consiglio davvero a tutti; sia a chi ritiene che sia giusto dar lezioni a chi non si adegua, sia a chi pensa che nessuno abbia titolo per dar lezioni. In fondo tutto cio’ che questi tre film raccontano e’ solo la contrapposizione eterna fra due diversi modi di concepire l’esistenza: quella di chi, libero, rischia del proprio, combatte a viso aperto da solo contro tutti ed e’ pronto a soccombere per le sue idee, e chi si affida al branco, si ripara dietro ai suoi simboli, un’etichetta, una croce, una bandiera, il colore di una camicia, adeguandosi alle sue regole che non possono essere mai messe in discussione, ma che danno protezione e mettono a posto la coscienza, perche’ dopo aver lanciato il sasso si puo’ tranquillamente nascondere la mano.

sabato 14 agosto 2010

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Erotismo, innamoramento ed amore nell’epoca del falso se’

La realta’ virtuale e’ oggi caratterizzata da un cambiamento profondo del concetto d’intimita’ che e’ passato da una dimensione privata, segreta ad una pubblica, da esibire ad ogni costo, senza pudore, quindi dalla necessita’ predominante di apparire piu’ che essere. E’ in questo contesto che viene a modificarsi, piu’ di ogni altra cosa, il mondo delle relazioni, specialmente quelle affettive, d’amore e sessuali, obbligandoci sempre piu’ spesso a cambiare la nostra sensualita’ per adeguarla a questi nuovi spazi e tempi.

Non a caso nel web esiste un’infinita’ di mondi alternativi che hanno ormai del simbolico, dove chiunque puo’ surrogare i propri sogni facendo rivivere nell’avatar o nel nickname tutte quelle pulsioni e quei desideri che difficilmente riuscirebbe ad esprimere a livello conscio e con disinvoltura nella normale esistenza di ogni giorno. Un’esistenza molte volte intrisa di palpabili problematiche che, prima dell’avvento del computer, erano mitigate in altro modo, immergendosi nella lettura di un libro oppure accendendo la tv, che pero’ oggi possono essere sublimate attraverso una partecipazione attiva ad una storia nella quale chiunque e’, allo stesso tempo, regista e protagonista.

Ed e’ cosi’ che uomini e donne di ogni eta’, ceto sociale e livello culturale, si addentrano in questi luoghi virtuali creando quello che viene definito un “falso se’”, cioe’ una specie di maschera che ha il compito di nascondere e proteggere il vero se’ dove si cela il nucleo profondo della personalita’ piu’ intimo e piu’ fragile. Ma questi mondi alternativi, oltre ad essere luoghi in cui si scambiano confidenze fra amici, lo sono anche di relazioni d’amore e di erotismo. Internet, in fondo, altro non e’ che un grande contenitore in cui si puo’ trovare la risposta ad ogni richiesta, dalla piu’ frivola e stravagante alla soddisfazione di bisogni fondamentali come ad esempio la ricerca di sentimento oppure di sesso.

Sono molti, infatti, coloro che s’incontrano, si corteggiano e s’innamorano trovando oltremodo eccitante e trasgressivo flirtare con dei perfetti estranei mai conosciuti prima che, solitamente, dopo aver visionato foto della cui autenticita’ spesso non esiste alcuna certezza ed un profilo particolarmente accattivante improntato comunemente sul falso se’, ostentano sfacciatamente travolgenti desideri e fantasie erotiche spudorate. E cosi’ accade che il quotidiano emotivo e soprattutto sessuale con un partner in carne ed ossa, con umori, odori, ma anche malumori inscindibili da un essere umano tangibile e reale, sia vissuto con molta piu’ fatica, monotonia e noia poiche’ anche se in questa nuova forma di comunicazione il corpo e’ il grande assente, in quanto utilizzato al fine di un piacere sessuale momentaneo avulso da sentimenti, la virtualita’ e’ comunque in grado di creare una situazione particolare con un elevato effetto visivo ed erotico; un’atmosfera magica contraddistinta da immagini e messaggi che ammiccano, alludono, coinvolgono senza che esista alcuna possibilita’ di contatto fisico.

Tutti elementi che, sembra paradossale, hanno il potere di accrescere il desiderio, evocano fantasie erotiche mai provate ed aprono nuovi scenari in cui emergono in modo preponderante la disinvoltura sessuale, l’esaltazione di ogni forma di seduzione, la curiosita’, l’eccitazione mentale ed emozionale. D’altronde non e’ un mistero che l’erotismo si basi soprattutto su cio’ che viene immaginato e non su quello che viene mostrato. La seduzione e’ costruita sulle allusioni, non sulle esibizioni ed un abito ampio fa sognare splendide gambe piu’ di una minigonna che le mette in mostra. Oltre a cio’, se nell’800 venivano erotizzate persino le caviglie che scatenavano innumerevoli fantasie, oggi tutto e’ talmente esposto che per la fantasia non esiste piu’ spazio libero se non quello, appunto, legato all’immaginazione di un qualcosa che e’ bene resti assolutamente nascosto.

Nella mia frequentazione di questi mondi alternativi mi sono piu’ volte ritrovata a raccogliere le confidenze di persone tradite o abbandonate da amanti inesistenti, magari mai visti o sentiti al di fuori della virtualita’, uomini e donne che, con il loro apparire esclusivamente etereo che agevola un immediato processo proiettivo, amplificano questa strana forma di desiderio e d’innamoramento, ma fino a quando tutto resta confinato nella dimensione onirica della virtualita’ non esistono reali pericoli di disillusione.

Se mai il vero problema potrebbe manifestarsi solo allorquando certi amori sopravvivessero all’immediatezza del momento e fossero trasportati nella realta’. In tal caso le conseguenze potrebbero essere davvero disastrose. Il trasferimento della relazione dal virtuale al reale potrebbe compromettere l’eccitazione nata da un processo mentale basato sulla materializzazione di una fantasia, quindi non in grado di accettare alcuna delusione, e qualora l’immaginato fosse minimamente discorde dal rivelato, il desiderio erotico svanirebbe in maniera direttamente proporzionale a come si era manifestato.

Ogni uomo mente…
Ma dategli una maschera
E sarà sincero…
(Oscar Wilde)


Questo articolo, con qualche leggera modifica ed in forma ridotta, e’ stato pubblicato anche in Esseelle-Movie Magazine n.17 di Agosto 2010.

lunedì 9 agosto 2010

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Il (red)dito medio

Quando l'anno prossimo, cari papiminkia e dementi in camicia verde, dovrete dimostrare come avete fatto ad acquistare la macchinuzza sfigata che guidate, a pagare l'affitto oppure la rata del mutuo della casupola in cui abitate, il costo delle bollette, dell'assicurazione sulla vita, dei contributi per la pensione, della palestra, delle vacanze e di tante altre menate che ancora evitano di dirvi, ma che - statene certi - saranno studiate apposta perche' possiate godere della massima inculata, non prendetevela con Visco. Visco non c'entra niente con questo redditometro che, a vostra insaputa, e' stato introdotto nella nuova manovra finanziaria del 2010.

Inoltre, se il nano bitumato non sara' piu' Presidente del Consiglio, com'e' assai probabile, i giornali ed i telegiornali papali vi riempiranno la testa di stronzate perche' la colpa dei decreti ingiuntivi che vi arriveranno dall'Agenzia delle Entrate oppure delle giustificazioni che dovrete dare per non apparire evasori, sia di coloro che in quel momento saranno al governo, cosicche' rimpiangiate i gloriosi anni del berlusconismo in cui nessuno vi metteva le mani in tasca.

Pero', gia' adesso, le simulazioni di questo fantastico metodo studiato appositamente dal ministro Tremonti ed avallato da Berlusconi con l'appoggio del futuro laureato honoris causa Bossi, indicano tre italiani su quattro come evasori. A questo punto i casi sono due: o in Italia siete davvero tutti evasori come risulta dalle simulazioni oppure c'e' qualcosa che non torna e la destinazione finale di quel dito medio e' chiara.

Comunque, solo per avvisarvi, saranno evasori anche quelli che negli anni scorsi avevano un lavoro e che, licenziati, non l'avranno piu' ma che invece avranno le spese che continueranno a correre, saranno evasori anche quelli che si erano rivolti agli strozzini perche' gia' alla frutta e che non avranno modo di dimostrare i loro debiti, saranno evasori anche quelli che per vivere avranno disfatto i risparmi accumulati a fatica negli anni passati. Perche' il redditometro non tiene conto degli effetti perversi della crisi.

Non male come ringraziamento per aver dato loro il voto: cornuti, mazziati e presi per il culo. Dopotutto cosa vi aspettavate? Pensavate davvero che fossero li' a fare i vostri interessi e non i loro? In pratica sarete evasori quasi tutti, ma non proprio tutti. I grandi burocrati e quelli che per mettere il loro culo su uno scranno parlamentare si faranno elargire da una comunita' d'imbecilli decine di migliaia di euro al mese, che avranno la superpensione facile, benefit e rimborsi per ogni spesa, che potranno contare su auto blu, portaborse e case pagate a loro insaputa, diversamente da voi non dovranno dimostrare una beneamata fava. Costoro, fidatevi, rientreranno sempre nei parametri del redditometro. Come, ovviamente, vi rientreranno i grandi imprenditori titolari di televisioni, i loro amici e, com'e' logico che sia, persino le loro amichette che potranno sempre dimostrare di ricevere dei regali.

Oltretutto, se a costoro verra' chiesta la provenienza dei loro soldi, potranno sempre avvalersi della facolta' di non rispondere.

martedì 3 agosto 2010

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Ancora in viaggio

Saro' in viaggio per qualche giorno. La mia partecipazione al blog dipendera', naturalmente, dal tempo che avro' a disposizione e dalla connessione che, forse, non sempre sara' disponibile. A presto.

lunedì 2 agosto 2010

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Architettura di una coppia

Mi e’ capitato piu’ di una volta, ultimamente, di discutere di rapporti di coppia. Eterosessuali oppure omosessuali, nel contesto del discorso che intendo affrontare, ha poca importanza, come ha poca importanza quella che e’ la mia condizione personale. Quello che invece oggi mi preme mettere in luce non sono tanto i vantaggi e le problematiche che indubbiamente si sviluppano se si sceglie di vivere la propria vita in due oppure singolarmente, ma il diverso modo di affrontare l’esistenza in una relazione che spesso si traduce in un rapporto che funziona oppure che non funziona. Mi accade spesso, infatti, di ascoltare i racconti delle mie sorelle. Sono racconti che riguardano il loro passato di coppia: confusi, sofferenti, in cui vengono evidenti alla luce le anormalita’ nell’organizzazione di quelle unioni. Falsi miti, speranze tradite e soprattutto confronti con altre coppie s’intersecano nei loro racconti e creano alchimie relazionali che, frequentemente, tendono a manipolare la mia attenzione cercando di piegarla all’interno di una visione tutta particolare del loro mondo interiore.

Chi ha un minimo d’esperienza, sa che ogni relazione pone delle problematiche. Alcune abbastanza comuni nelle quali ciascuno, piu’ o meno, non fa fatica a riconoscersi ed altre che, diversamente, possono addirittura sembrare incomprensibili, ma che hanno una considerevole importanza per i soggetti che formano la coppia. E’ per tale motivo che, quando si assiste a relazioni che non funzionano, turbolente, conflittuali, litigiose, spesso ci chiediamo se quei rapporti siano sani oppure no. Ma che cosa significa coppia sana? Qual e’ il limite tra la normalita’ e la patologia? L’assenza di conflittualita’ corrisponde veramente alla normalita’ del legame?

L’universo di una coppia e’ formato indubbiamente da molto piu’ della semplice somma delle sue singole parti. E’, in effetti, un mondo caleidoscopico in cui coesistono il passato, il presente, le aspettative per il futuro degli individui e della loro intersecazione; il tutto inserito nel contesto culturale e nel momento storico che viene vissuto. Nessuno inizia una relazione partendo da zero. Ciascuno, individualmente, ha infatti tutto un sistema di convinzioni e di aspettative nei confronti del partner e del legame in un’architettura che si e’ strutturata a partire dalle esperienze fatte nell’ambito del primo nucleo familiare, quello della famiglia d’origine, anche nel caso in cui questa sia, per qualche motivo, mancata. Perche’ e’ l’esperienza primaria, l’imprinting, cio’ che s’imprime a fuoco nei ricordi e nella memoria a stabilire quello che e’ sano e quello che non lo e’. Infatti, anche se quasi tutto quello che si apprende oggi proviene dalla televisione, da internet, dalla religione, dalla medicina, dalla scuola o da gruppi di nostri pari, in realta’, prima che tutte le informazioni raggiungano il nucleo piu’ profondo dell’essere umano, creando conoscenze ed esperienze, e’ la famiglia d’origine che crea quell’imprinting fondamentale che difficilmente si modifica nel tempo.

Tutto quello che, dal punto di vista psicologico, riguarda il desiderio, l’erotismo, la sessualita’ rimane dunque sepolto nella storia dell’infanzia e la possibilita’ di potersi raccontare, scavando indietro nel tempo, ne porta alla luce l’intera struttura. Se la nostra infanzia non ha subito traumi, dalle prime esperienze d’amore con le figure dei genitori s’impara ad amare, ad essere attenti ai bisogni dell’altro, a dare importanza alla reciprocita’ delle emozioni, prendendo consapevolezza del piacere tramite il contatto corporeo, considerando la dimensione della protezione, imparando a baciare, ad abbracciare, a toccare, a guardarsi negli occhi ed un’infinita’ di altre sfaccettature uniche e private. Se invece le prime esperienze d’amore non hanno soddisfatto tutto cio’, viene danneggiato il futuro accesso al piacere oppure questo ne viene fortemente compromesso determinando un diverso modo di vivere una relazione. L’imprinting sensoriale, erotico ed esperienziale e’ quindi la “dote” che ogni persona portera’ con se’, in seguito, determinando da quali esperienze sessuali verra’ poi attratta in eta’ adulta. Quanta intimita’ sara’ capace di sopportare, quanta tendenza o meno alla simbiosi avra’, quanta capacita’ di lasciarsi andare alla dimensione del piacere ed una serie di moltissime altre cose caratterizzate dalle emozioni e dai comportamenti, saranno dunque frutto di quel percorso infantile.

Tutti questi aspetti, dunque, restano fedeli al passato e l’intera storia emotiva di un individuo si traduce, poi, non modificata, nella sessualita’, ed il linguaggio del corpo e’ lo strumento principale con il quale la si comunica. Come ho gia’ avuto modo di dire, il corpo e’ una banca dati per i piaceri sensuali della pelle, ma molto spesso accade che, se l’imprinting iniziale e’ stato anomalo, alcuni vivano una sorta di schizofrenia nell’esprimere sentimenti e sessualita’, talora scindendo l’aspetto delle emozioni da quello dell’appagamento fisico, mantenendo in vita relazioni che consentono la realizzazione di un apparente equilibrio senza che sia compromesso il nucleo fondamentale della loro psiche. E’ in tal modo che, ad esempio, c’e’ chi riesce ad esprimere lussuria, spudoratezza e sregolatezza, con persone totalmente sconosciute o per le quali non viene provato alcun sentimento importante, creando e mantenendo relazioni disimpegnate dal punto di vista emotivo, avendo allo stesso tempo relazioni alle quali riescono a dare stabilita’ affettiva scindendole dall’aspetto primitivo della sessualita’.

Tutto questo, poi, s’intreccia con un sistema di convinzioni appartenenti alla cultura, alla societa’, alla comunita’ nella quale si vive, ed avviene anche che tante volte l’aspettativa della durata della relazione, interiorizzata nell’immaginario dalla celebre frase “fin quando morte non ci separi”, diventi utopistica, generando motivazioni che arrivano ad intaccare e disgregare il progetto iniziale. Oltre a cio’ la gente vive molto piu’ a lungo di quanto accadesse fino ad un paio di generazioni fa, e le modalita’ sono maggiormente focalizzate sull’appagamento immediato dei bisogni personali, sulla realizzazione di se stessi, piuttosto che vivere in funzione della coppia che diventa, invece, qualcosa di difficoltoso e spesso faticoso.

Le persone oggi, forse influenzate dalla cultura e dalle abitudini sdoganate dall’America negli ultimi decenni, sembrano infatti aver necessita’ di piu’ fasi relazionali. Per Froma Walsh (un’importante studiosa della famiglia della quale sto leggendo in questi giorni di viaggio il suo interessante “Normal Family Processes”), nella vita le unioni profonde dovrebbero essere almeno tre. Io invece credo che ne siano sufficienti sol anche due, purche’ siano rispettati i seguenti principi: la prima, quella dell’inesperienza e della giovinezza, basata sul romanticismo, sul desiderio d’amore eterno, sull’allontanamento dai genitori, dalla loro sfera protettiva ma anche da un'inconsapevole volonta’ genitoriale di condizionare, e la seconda caratterizzata dal rapporto con un partner con forti capacita’ affettive, basata sull’accudimento reciproco, sulla complicita’, su un legame profondo che porti anche alla realizzazione personale con un ritorno a cio’ che, inizialmente, credevamo fosse il nostro destino individuale.

Oggi, grazie anche alla facilita’ con la quale si puo’ comunicare e ricevere informazioni, non e’ difficile assistere quotidianamente a manifestazioni di coppie che non funzionano, in crisi, conflittuali, formate da persone sofferenti che vengono tradite, abbandonate, e spesso quando non siamo protagonisti, si diventa confidenti e dispensatrici di consigli che possono essere piu’ o meno accettati, secondo l’esperienza di vita e la maturita’ che ci viene riconosciuta: cioe’ quella particolare capacita’ di vedere quei colori che non possono essere visti se non con gli occhi della razionalita’. E’ cio’ che in pratica mi capita quasi ogni giorno, quando la sera, a cena, mi riunisco con le mie sorelle, e poiche’ credo di aver conosciuto a fondo molte persone, uomini e donne, oltre ad aver vissuto il tutto direttamente sulla mia pelle, mi sento di poter affermare che la vera necessita’, piu’ che di nuovi partner, sia invece quella di saper ottenere un cambio del contratto relazionale in funzione delle diverse fasi del ciclo vitale della coppia. Qualcosa che ritengo indispensabile per ridefinire i problemi che si presentano sottoforma di stress, disagi, tradimenti, insoddisfazioni, sia emotive che sessuali. Il contratto andrebbe dunque ridiscusso ad ogni fase e la transizione ridefinita non come un fallimento del rapporto preesistente, ma come un’opportunita’ di crescita, cosi’ da trovare nuovi motivi d’appagamento per il vivere condiviso ed equilibri piu’ funzionali alla realta’ del momento, reinterpretando la conflittualita’, la gelosia, e finanche l’infedelta’, cosi’ da rinegoziare il contratto e dipanare la matassa delle emozioni che, fino a quel momento, avevano fatto da leitmotiv della coppia.

Spero che queste mie parole, oltre ad essere punto di partenza di una discussione alla quale, se interverrete, partecipero’ volentieri, pur essendo in viaggio, possano raggiungere coloro che ancora non hanno dentro di se’ una ben chiara architettura della coppia che intendono costruire, in quanto conoscersi, decodificarsi, comprendere le reali esigenze comportamentali e sessuali che ci caratterizzano, rappresenta il primo vero passo verso una dimensione di sana maturita’.

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Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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