mercoledì 28 luglio 2010

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Confessioni di una viaggiatrice compulsiva

C’e’ stato chi mi ha detto che ho un linguaggio che, per quanto sia esplicito, non riesce mai ad essere volgare. Quindi posso scrivere o parlare tranquillamente di ogni tipo di pratica sessuale ed e’ come se parlassi di fiori, di fotografia, di viaggi o di qualsiasi altra cosa. Questo non significa che le persone che mi leggono non s’immedesimino nelle situazioni che descrivo, ma pur essendone coinvolte, fino anche al punto di trarne eccitazione, non riescono ad intravedere quell’aspetto pornografico che e’ proprio di tanta gente che racconta storie in cui ci sia di mezzo il sesso, e per quanto io sia esplicita nelle descrizioni, cio’ che emerge non e’ mai la volgarita’, ma l’erotismo.

Credo sia un bel complimento. Soprattutto perche’ mi viene riconosciuta non solo un’abilita’ nell’uso del linguaggio ed una conoscenza dei termini dei quali mi sono appropriata, pur non essendo di madre lingua italiana, ma anche perche’ e’ evidente un mio distacco - qualcuno lo ha definito “ingenuo” - da tutto cio’ che rende il sesso e certi comportamenti legati ad esso, volgari e a tratti disgustosi.

So che cio’ dipende anche dalla professione che ho esercitato, che mi ha fatto conoscere, se non tutte, molte sfaccettature della sessualita’ maschile e femminile, tanto che parlarne per me non rappresenta un problema, come del resto non sarebbe un problema per un marinaio parlare di barche e di mare, ma credo anche che dipenda dal mio carattere, da come sono fatta e dal rispetto che porto per la liberta’ e le scelte personali di ciascuno. Infatti, non ho mai giudicato nessuno in base alla sua sessualita’, per quanto bizzarra fosse, e posso dire che di cose strane ne ho viste. A volte vi ho anche partecipato, quando per curiosita’, quando per lavoro, ma sempre reputandole manifestazioni di scelte personali e private che nessuno ha diritto di valutare negativamente poiche’, io lo so, quasi tutti, uomini e donne, prima di giudicare gli altri, dovrebbero guardare se stessi riconoscendo che, forse, il loro modo d’intendere la sessualita’ non e’ poi cosi’ meno stravagante di quello altrui.

Durante la mia avventura di escort, breve se considerata con il senno di poi ma a suo modo intensa e significativa, ho potuto assistere a comportamenti che, per chi ha un’idea tutta sua della “normalita’”, possono essere considerati fuori dal comune, ma non mi sono mai permessa di giudicare nessuno. Al limite posso essermi rifiutata di assecondare alcune pratiche che ritenevo e ritengo non adatte al mio stomaco. In effetti, anch’io, nonostante la grande apertura mentale che credo di avere, ho i miei limiti, ma riguardano solo il punto oltre il quale mi disgusto e non certo un voler giudicare il lato morale della questione.

Se c’e’ chi si eccita inzuppando la brioche nelle feci di una donna, oppure gode nel vederla mentre viene penetrata da un animale, quello che posso dire e’ che a me fa schifo, pertanto mi rifiuto di partecipare a certi “giochi” - allo stesso modo mi rifiuterei di prendere parte a festini in cui gira la droga - ma se c’e’ chi gode nel farsi orinare addosso, oppure vuol vedere una donna che fa sesso con piu’ uomini, oppure desidera essere portato al guinzaglio e comportarsi come un cane, oppure vuol essere legato, imbavagliato e maltrattato da una tizia in tuta di lattice col frustino, oppure si eccita al pensiero di scopare con una vestita da infermiera, poliziotta, adolescente o suora, tutto cio’ non mi scandalizza. L’ho visto fare diverse volte e posso anche confessare di avervi partecipato. Soprattutto se pagavano bene.

Perche’ in fondo, quando la sessualita’ e’ vissuta in liberta’, con il consenso responsabile e non sono coinvolti minorenni, credo che qualsiasi cosa sia lecita e nessuno abbia il diritto di valutare negativamente cio’ che fanno gli altri nel privato del loro letto, giudicandolo immorale solo perche’ la propria sessualita’ e’ diversa. Ed accade spesso che i novelli Savonarola siano alla fine quelli che piu’ degli altri hanno una sessualita’ spesso insana, inficiata da problematiche sessuofobiche derivanti da traumi infantili oppure a causa di un’educazione troppo rigida, autoritaria, tale da impedire il libero sviluppo dell'emotivita’, della relazione con gli altri e con il proprio corpo.

Avere un sano rapporto con il sesso, una predisposizione a farlo e saper vivere in liberta’ l’erotismo, lo dico sempre, non e’ cosa alla portata di chiunque. Qualche volta l’ho paragonato ad un talento d’artista, qualcosa che non tutti hanno, perche’ non tutti sono in grado di vedere i colori. E’, infatti, molto probabile che chi e’ daltonico sia penalizzato in ogni attivita’ per la quale una corretta visione dei colori e’ indispensabile, come la pittura. Ciononostante, pero’, puo’ essere in grado di intravedere altre sfumature “cromatiche”, come quelle delle emozioni, cosi’ da saper riconoscere immediatamente quali “pennellate” usare in altri tipi di “dipinti”.

Detto questo, dato che il post s’intitola “confessioni", posso rivelare che anch’io ho, come tutti, la mia piccola caratteristica sessuale che a qualcuno puo’ apparire bizzarra. Niente di particolarmente “spinto” dal punto di vista del “pudore”, e’ solo una fantasia che, quando ho modo di concretizzarla, non c’e’ niente che riesca a farmi desistere; neppure il fatto di essere legata a qualcuno. In quel caso, e solo in quel caso, qualora non sia egli stesso a farmi da partner accompagnandomi in questo mio piccolo desiderio, deve subire la mia infedelta’.

Tutto nacque quando, per la prima volta, mi capito’ di far sesso in un ascensore. E’ una cosa banale, lo capisco bene; chi non ha mai avuto questa fantasia? Un ascensore in movimento, mentre si va su e giu’ con il rischio di essere sorpresi se per caso si ferma ad un piano dove c’e’ qualcuno in attesa. Ebbene, per me e’ una situazione oltremodo eccitante, e mi piace soprattutto per la tensione che si crea, per l’adrenalina, per il fatto di essere appunto vista da qualcuno mentre in piedi, con i vestiti addosso ma con la gonna alzata, c’e’ chi m’infila le sue dita dappertutto e poi senza troppi preamboli mi penetra.

All’inizio non capii esattamente perche’ mi fosse piaciuto tanto. In fondo neppure me lo chiesi, mi piacque e basta, ma poi in seguito mi sono accorta che la stessa sensazione la provavo a farlo in auto, con lui che, guidando, con la mano mi toccava e mi faceva godere, oppure quando ero io ricambiargli quel piacere con la bocca. E devo confessare che anche quando gli incontri erano di lavoro, non mi dispiaceva gustarlo come antipasto.

Sono in ogni modo situazioni che non hanno niente d’incredibile. Chissa’ a quante persone sara’ capitato di farlo nel modo che ho descritto, sennonche’ una volta, in vacanza a Bonarie, mentre ero in immersione, mi prese la voglia di farlo proprio in quella situazione, con i pesci colorati che mi giravano intorno, con la maschera, il boccaglio, la bombola, e tutta l’attrezzatura da diving. In quel luogo, essendo l’acqua caldissima, ci si puo’ immergere senza muta, semplicemente indossando il costume. Inoltre non c’e’ l’obbligo d’essere accompagnati da istruttori e neppure di rispettare determinati luoghi d’immersione: ci si puo’ immergere dalla riva ovunque si voglia, purche’ si abbia un buddy, cioe’ un partner che ci assiste se ci capita un malore. Quindi e’ facile trovarsi in due, da soli, senza nessuno intorno.

Ricordo che l’orgasmo fu intensissimo, qualcosa di mai provato prima, che mi fece uscire un grido e, se non fossi riuscita a fatica a trattenerlo dentro il boccaglio, avrei corso il rischio di affogare. Fu in quella particolare occasione che notai cio’ che davvero mi era piaciuto. Era stata quella sensazione di essere sospesa; sentire il mio corpo che fluttuava abbandonato al piacere, in balia di qualcosa che non potevo controllare. La stessa sensazione che provavo anche in ascensore e in auto e questo mi fece capire che cio’ che davvero mi eccitava e stimolava la mia sensualita’ in quel modo esagerato era la sensazione di movimento.

E' stato allora che ho iniziato ad amare le crociere dove ho potuto far sesso sentendomi trasportare sull’acqua, ed anche in aereo, a 10.000 metri, non mi sono fatta mancare gli orgasmi, facendomeli donare dal mio vicino di posto, quando e’ capitato, oppure semplicemente da sola. Ma e’ soprattutto in treno dove ho potuto soddisfare completamente questa innocente fantasia, come quella volta sul Danube Express: tre giorni fantastici passati interamente a letto con uno splendido uomo, a godere mentre il paesaggio sfrecciava fuori dal finestrino.

Sono tanto strana? Non credo. Il mio e’ un semplice esempio di come tutti quanti, in fondo, abbiamo un diverso modo di concepire il sesso, diverso modo di eccitarci, desideri diversi ed una diversa capacita’ di concretizzare quelle che sono le nostre fantasie. Nel mio caso ho capito che l’immobilita’ di un letto d’albergo scarsamente riesce a stimolarmi come invece puo’ farlo la cuccetta di un vagone letto, e se qualcuno volesse davvero farmi trascorrere una bella vacanza e vedere esattamente dove riesco a spingermi con le mie fantasie erotiche, non dovrebbe far altro che organizzarne una nel modo che piu’ mi piace.

Comunque, nell’attesa di chi sapra’ sorprendermi, parto da sola. Ogni viaggio che affronto, anche se breve, e’ sempre un’avventura. Non so mai dove arrivero', chi incontrero' e cosa potra’ capitarmi e, sono sincera, talvolta le situazioni impreviste amo proprio andarmele a cercare. Molto spesso infilandomi in grossi guai, ma del resto, non mi stanchero' mai di dirlo, alla fine di tutto la meta e' il viaggio.

domenica 25 luglio 2010

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Buone vacanze

In effetti, osservandovi da fuori, a leggere le notizie che giungono attraverso i giornali, apparite cosi' rintontiti da culi di veline e da pettegolezzi gossippari, che ormai pare che non sappiate piu' neppure che ora e'. Vi state bevendo tutto quello che vi propinano ed ogni cosa, anche la piu' banale, persino se Belen l’ha pelosa o depilata, riescono a trasformarvela in una questione sulla quale scontrarvi all’ultimo sangue, una lotta fra guelfi e ghibellini, fra tifoserie contrapposte, fra chi preferisce il pisello e chi la patatina, fra uomini che odiano le donne e donne che odiano gli uomini.

E’ in questo modo che, chi vi mangia sulla testa e vi ruba ogni giorno dalle tasche sempre piu’ vuote, potra’ continuare a farlo, depredando anche il futuro dei vostri figli che gia’ nascono avendo un debito di 30.000 euro ciascuno che nessuno, in un paese di precari e disoccupati come si appresta a diventare il vostro, potra’ mai ripianare, accentrando sempre piu’ le poche risorse residue nelle mani dei soliti noti, una cricca di privilegiati appartenenti ad una casta della quale nessuno fara’ mai parte se non per successione ereditaria.

Qualcuno dira’ che le mie sono banalita’, che in ogni blog di sfigati invidiosi ed anche un po' comunisti se ne parla, che questi problemi sono noti da tempo, che le cause sono antiche, risalgono alla notte dei tempi e che non esiste una soluzione immediata, ma lasciatemelo dire, se coloro a cui continuate a dare il voto vi considerano un popolo d’imbelli, parco buoi oppure vacche da mungere e niente piu', e’ perche’ hanno tutte le ragioni per farlo.

Solo in un paese dove esiste una tara sociale e forse culturale - ma qualcuno potrebbe anche ipotizzarla genetica - di siffatta gravita’ puo’ avvenire cio’ che sta accadendo laddove sempre piu’ a fatica riuscite a sopravvivere nella speranza che un giorno l’onda che vi sta trascinando sempre piu’ nel baratro invertira’ il suo moto. Ma credetemi, io lo so, le cose andranno sempre peggio ed arrivera’ un momento in cui non vi lasceranno piu’ neppure il diritto di lamentarvi perche’ a Loro i vostri piagnistei daranno fastidio.

Quindi abituatevi a tacere fin da subito. Mettetevi il cuore in pace, statevene tranquilli e non createvi altri problemi piu’ di quelli che avete. Gia’ fate fatica ad arrivare alla fine del mese e rischiare di ritrovarvi anche con la testa rotta da un manganello in qualche manifestazione di dissenso non sarebbe piacevole. In poche parole: non rompete i coglioni e lasciateli lavorare.

Se li lascerete fare sono convinta che alla fine, se vi rilasserete nel modo giusto e non v’irrigidirete troppo, essere sodomizzati vi sembrera’ persino piacevole. Fidatevi. Ve lo dico per esperienza. Lasciate quindi che approvino la Loro finanziaria, la Loro legge sulle intercettazioni, i Loro lodi ed infine la Loro riforma della Costituzione che mettera’ tutto a posto una volta e per sempre.

Non interessatevi dunque a problemi che sono fuori della vostra portata. Tanto non li potreste risolvere, e non state ad ascoltare a quello che vi dicono i cattivi maestri, i catastrofisti, i giacobini, i giustizialisti. Pensate ad altro. Andate al mare che’ adesso e’ tempo di vacanza. Prendetevi una pausa. Una bella vacanza vi aiutera’ a rigenerarvi prima di settembre, quando vi troverete di nuovo alle prese con i piccoli problemi della vita: le bollette, gli aumenti dei prezzi, il mutuo, le spese per la scuola, quelle per il dentista che, sopportando un po’ di fastidio ai denti, siete riusciti a rimandare fino all'ultimo, e forse anche qualche inatteso licenziamento.

Cosa dite? Non avete soldi per andare in vacanza? Suvvia, non fatevi troppi problemi. Lo sapete che, ancora una volta se lo volete, potete accedere dell’ennesimo finanziamento in comode rate mensili. Nessuna banca ve lo rifiutera’ se vi e’ rimasto qualcosa da dare in garanzia. E se ancora i vostri reni sono sani, magari vi saltano fuori persino le prossime vacanze di Natale.

E quando sarete serenamente distesi sotto una palma oppure un pino, a godervi il meritato riposo, lasciate perdere la lettura dei giornali perche’, in ogni caso, le notizie, quelle vere, quelle che solo al leggerle vi farebbero riflettere ed incazzare, non ve le daranno. A voi in fondo, lo sanno tutti, cio’ che interessa davvero e’ quante volte una palla ruzzola in rete e non quale sia l'importo del debito nel quale il vostro paese sta affondando. Un debito che, ogni secondo che passa, cresce di 1.300 euro… tic tac… tic tac… e poco importa se le vostre cinque banche maggiori hanno appena superato gli stress test. Tutto cio' non vi riguarda, salvo che non siate tutti azionisti di Unicredit o di MPS. Sempreche' dietro a cio' non vi sia qualcosa di piu' subdolo, di pilotato, di falsificato. Ma queste sono solo illazioni di qualche complottista che immagina una situazione analoga a quella greca.

Nel frattempo, altrove, politici forse meno eleganti e raffinati nel modo di vestire, ma presumibilmente piu' lungimiranti, agiscono in un modo che, sono certa, non capireste mai. Infatti, invece di litigare un giorno si' e l'altro anche se sia il caso o no di concedere a chi delinque il diritto alla privacy, in questo momento stanno lavorando a tutt’altro, in quanto a loro, sia di destra che di sinistra - perche' quando si tratta d’emergenza non si puo’ andare troppo per il sottile - interessa molto di piu' il futuro del paese del quale sono al servizio, ed hanno capito quali sono i problemi ed i veri nemici da combattere.

Forse, per non avere un futuro da servi imbavagliati e senza reni, dovreste imparare qualcosa anche da chi fino a ieri avete sempre ritenuto meno bravo ed esperto di voi. Forse, talvolta, un po’ d’umilta’ non guasterebbe. Altrimenti sara’ molto probabile che fra qualche anno ci rincontreremo, magari ad un semaforo di Budapest, io al volante della mia piccola Fiat costruita in Serbia e voi intenti a lavare i vetri delle auto. Ma pur sempre con lo stile che vi contraddistingue: secchi e spazzoloni rigorosamente firmati D&G.

lunedì 19 luglio 2010

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Mette piu’ a disagio Cappuccetto Rosso di un serial killer

Questo post e’ per sfogarmi. Perdonatemi. Sara’ un po’ lungo e tanto, tanto palloso, talmente palloso che, essendo gentile, vi sconsiglio di leggerlo. Ma se proprio volete farvi del male, se non avete paura di addormentarvi al terzo capoverso oppure non temete crisi di rigetto o anche la possibilita’ di vaghe allusioni nelle quali potreste riconoscervi, proseguite pure, ma lo fate a vostro rischio e pericolo.

Dentro di me provo la sensazione che non dovrei scriverlo, che dovrei glissare, lasciar correre, in fondo chi se ne frega di quello che pensano le persone che peraltro neppure conosco nel reale? E poi la mia vita e’ cosi’ lontana da certi modi di concepire l’esistenza, che di tutto cio’ che avviene oltre i confini del mio fortificato castello potrei anche disinteressarmene, ma poi penso: e’ davvero cosi’ che devono andare le cose? Dobbiamo fregarcene? Vivere e lasciar vivere? Cercare sempre di evitare di dire quello che pensiamo per evitare rischi d’incomprensioni? Oppure, se ci si accorge che qualcuno ha dei comportamenti che noi riteniamo sbagliati, diseducativi e dannosi dovremmo farglielo presente anche se non ci toccano direttamente?

Sinceramente non so quale sia la cosa giusta da fare. Sono dubbi che, credo, abbiano un po’ tutti. La prima questione che mi pongo, quindi, e’ se sia giusto tentare di togliere il velo che a mio parere ricopre gli occhi di certe persone, oppure se sia meglio lasciarle ignare per tutta la vita immerse nell’acqua delle loro convinzioni. Ma una volta appurato che sia ragionevole dire cio’ che riteniamo giusto, la scelta a questo punto diventa se sia meglio agire con cautela oppure irrompere nella cristalleria con la mazza chiodata. Ciascuno ha i suoi metodi per esprimere le proprie idee. A volte – molto spesso – accade che se anche fai una piccola, piccolissima critica a qualcuno te lo fai nemico per tutta la vita. Ci sono persone che hanno un cosi’ alto concetto di se stesse che non perdoneranno mai se per caso, semplicemente mostrando loro che il re e’ nudo, fai fare loro la figura degli stupidi. Figuriamoci azzardarsi a criticarle, magari mettendole di fronte a qualcosa di cui neppure si rendono conto, e che inconsciamente tendono a rimuovere: la propria ipocrisia.

Percio’, lasciatemelo dire, sono quasi certa che scrivendo cio’ che scrivero’ rischio di procurarmi solo un danno: quello di perdere la stima e l’amicizia di alcune persone con le quali da tempo intrattengo rapporti di onesti scambi d’opinioni. Ma non posso farci niente. Se tacessi non dimostrerei che tengo in considerazione cio’ che dicono, anche se, secondo il mio metro di valutazione, che e’ soggettivo e quindi non ha valore assoluto al di fuori del mio ambito di vita, esprimono idee che sono totalmente in contrasto con tutto quello che e’ il mio mondo, il mio modo di concepire il rapporto con gli altri, i miei valori morali, le mie priorita’, come intendo la liberta’, la dignita’ e soprattutto l’idea che ho a proposito di coscienza e di peccato.

Sara’ quindi un post difficile, perche’ dovro’ barcamenarmi tra l’esprimere liberamente le mie idee in modo che siano interpretate senza equivoci, e cercare il piu’ possibile di non offendere queste persone che so essere convinte di quanto affermano, ma che so anche essere su una strada agli antipodi di quella che, da moltissimi anni, sto percorrendo. Magari, chissa’, al termine del ragionamento potrei anche scoprire che sono io a sbagliare e loro ad essere nel giusto.

Lasciate dunque che inizi dal principio, anzi dal concetto che e’ alla base di tutto quanto: il pensiero peccaminoso legato alla pulsione sessuale. E’ qualcosa che non ritengo faccia parte della mia cultura, ma ammesso che ci sia chi gli da’ importanza, chi e’ il vero responsabile del formarsi di tale pensiero? E’ qualcosa che viene indotto dall’esterno oppure e’ radicato nella persona?

Nel medioevo, l’idea del peccato era talmente ossessiva che si cercava di estirparla imprigionando e addirittura bruciando chi suscitava pensieri lascivi, chi con l’atteggiamento oppure con il semplice esistere, magari avendo un aspetto non sgradevole, induceva in tentazione le povere vittime di questo potere demoniaco. Sono convinta che se adesso chiedessi se nel medioevo fossero le streghe ammaliatrici la causa del peccato, oppure se il male fosse insediato nella mente dei fanatici morbosi che per non riconoscersi colpevoli preferivano mettere al rogo le persone, nessuno avrebbe dubbi su cosa rispondere. Tutto considerato, dopo medioevo c’e’ stato l’Illuminismo, la Rivoluzione Francese, la rivoluzione industriale del XIX secolo, il marxismo, due guerre mondiali, quasi tre, le torri gemelle, la globalizzazione. Viviamo nella modernita’, un’epoca basata su tre valori fondamentali, liberta’, uguaglianza, fraternita’, ed i morbosi inquisitori di mille e piu’ anni fa sarebbero etichettati come sadici depravati.

Ma e’ davvero cosi? Io ho dei dubbi. Alla gente piace tanto parlarsi addosso – io per prima - e sentire il suono che produce la propria voce quando discorre di cose grandi come liberta’ uguaglianza e fraternita’. Fa tanto chic intellettuale, mentre fa retrogrado ignorante ragionare in modo opposto. Pero’ nella realta’ le cose stanno un po’ diversamente e forse ancor oggi le streghe, se pur in altro modo, sono costrette a subire il consueto rogo che non ha mai smesso di ardere. Pensiamo per un attimo a quello che avviene nei casi di stupro, a come molte volte la difesa dello stupratore si basi su un assunto: era lei che provocava, portava la minigonna e lui, poverino, non ha saputo resistere al richiamo della carne. Quindi, per questa gente, il giudizio e’ semplice: lei con minigonna, ovvero puttana che provocava, ovvero lui vittima. E cosi’ la poveretta, che come minimo ha subito una violenza fisica, quando non ci ha addirittura rimesso la pelle, si trasforma in colpevole, in strega ammaliatrice. E tutto per la sua immagine. Doveva nascondere quelle cosce fonte del maligno!

Ecco quindi ben viva e presente ai giorni d’oggi l’idea che il medioevo ha dato della moralita’: il peccato proviene dall’esterno, da un’immagine creata dal demonio che induce in tentazione. E’ chi lo commette la vera vittima, che puo’ redimersi con il pentimento e la Confessione, mentre la strega, causa del peccato, anche se confessa sotto tortura deve essere in ogni modo condannata. Condannata, se non al rogo, a vivere un eterno senso di colpa per essere cio’ che e’, magari con un marchio che la identifichi in modo che conviva male con la propria avvenenza fisica. Se si considera cio’, si capisce come l'essere umano sia rimasto quello arretrato di mille e piu’ anni fa, e per quanto nei salotti si voglia parlar forbito, si leggano libri colti, ci si laurei in filosofia, si usi il pc informandoci su tutto e si tenti di elevarci moralmente rispetto a tutto cio’ che di brutto ed immorale e’ accaduto nel passato, sotto sotto… tomi tomi, quatti quatti, siamo rimasti quegli ignobili individui che mai ammetteranno che, se esiste del marcio, questo e’ tutto dentro di noi, profondamente radicato nella nostra anima.

Ebbene, tra coloro che stanno, a fatica, leggendo questo pesantissimo post, ci sara’ sicuramente chi avra’ intuito il perche’ del mio sfogo, e sono quasi certa che in questo momento, con il pelo ritto come un gatto, sara’ ad attendere il momento di vedersi tirato in ballo, ma non lo faro’. Vorrei rassicurare queste persone che se anche tutto questo mio ragionamento parte dalla discussione avuta in chat in quel luogo di virtualita’ chiamato Second Life, tutto cio’ non ha fatto altro che confermare quanto gia’ sapevo, e che in verita’ ho sempre saputo, e spero che questo sfogo sincero possa essere considerato non un rimprovero, ma un’occasione in piu’ per interrogarsi e per elaborare il pensiero fino a rivalutare certe posizioni.

Ribadisco qui cio’ che sinceramente penso: se dovessi partecipare ad un gioco in cui fosse permesso interpretare qualsiasi genere di personaggio, dalla gallina verde all’alieno trisessuale sull'orlo di una crisi di nervi, passando per ogni genere di avatar immaginabile, tra lo scegliere di essere una guerriera oppure una bambina, per mio carattere troverei piu’ affinita’ con la seconda. E se eticamente dovessi scegliere di comportarmi come un’intrallazzatrice abile e spietata oppure come una normalissima puttana, preferirei anche qui la seconda. In definitiva, piuttosto di essere una spietata guerriera preferirei essere una bambina puttana. E nessuno venga a dirmi che la mia e' una scelta immorale. E’ una questione di valori cui si da’ la priorita’ ed io sono fermamente convinta che sia molto piu’ immorale chi agisce spietatamente dando poco valore alla vita altrui di chi, invece, preferisce il sesso persino in una connotazione d’innocenza legata ad un'immagine che potrebbe risultare non molto condivisibile.

Purtroppo, in una certa cultura intrisa d’ipocrisia e moralismo in cui molta gente, troppa, vive immersa - non per colpa propria ma semplicemente per condizionamento - i valori che ho appena espresso sono invertiti, e gli effetti di questa che a mio parere e’ un’anomalia, si possono notare nella vita di tutti i giorni: delinquenti che arrivano ad occupare le piu’ alte cariche, rispettati al punto tale che si vedono assegnare riconoscenze solo perche’ “ci hanno saputo fare”, ergo hanno saputo piu’ di altri essere abili negli imbrogli e spietati nei rapporti, mentre c'e' chi, solo perche’ la sua immagine o il suo comportamento ha a che fare con qualcosa che induce in pensieri lascivi o fa pensare a qualcosa che la dottrina ritiene “sporca ed immorale”, viene demonizzato, ostracizzato e, se possibile, eliminato fisicamente.

Ecco il punto dove mi premeva arrivare: e’ questa distorsione dei valori che non riesco ad accettare come “etica”. Questo collegare il sesso al peccato, soprattutto se e’ in qualche modo collegato all’innocenza, mettendolo al vertice della piramide dei mali assoluti, mentre nel frattempo nel mondo vengono commesse le cose piu’ turpi nel silenzio generale delle coscienze. Ma siccome tutti al sesso ci pensano, e spesso l’idea d’innocenza induce in pensieri morbosi, oggi come mille e piu’ anni fa’, c'e' chi preferisce incolpare l’immagine tentatrice piuttosto che il proprio modo d’intendere la sessualita’. E con l’avvento di internet e dei mondi virtuali, certi nodi giungono inevitabilmente al pettine e le contraddizioni emergono potenti, creando disagi e strane fisime.

Intendiamoci, non ho la presunzione di ritenermi nel giusto. Rispetto le opinioni di tutti, ma credo che certe idee a volte denotino un rifiuto pregiudiziale nel riconoscere la propria arretratezza culturale, mascherata da rigore morale. Un’arretratezza che, se lasciata proliferare e tramandata alle nuove generazioni, potrebbe davvero creare seri danni, tali da suscitare, a cascata, altre implicazioni che potrebbero portare davvero a rinfocolare quello che io ritengo essere il male assoluto di cui l’umanita’ dovrebbe liberarsi: l’intolleranza.

Perche’ da cosa nasce cosa, sapete? E piano piano, partendo da una fisima, da un’idiosincrasia, ad esempio per l’immagine di una bambina in un contesto di adulti, si puo’ arrivare anche ad aver fastidio per l’immagine di un vecchio, oppure di una persona con i capelli rossi, oppure con la pelle nera, riportando la concezione di esistenza indietro di secoli in barba a tutti i bei discorsi sulla liberta’, l’uguaglianza e la fraternita’. Ma soprattutto in barba alla tolleranza per tutto cio’ che non comprendiamo, ma che ha comunque diritto di esistere perche’ creato da Dio, direbbe qualcuno, e che io, che non credo in esseri superiori di alcun tipo, mi limito ad attribuire alla Natura.

Credo che a questo punto sia arrivato il momento di tirare le somme raccontando cio’ che ha stimolato questa mia noiosissima riflessione, cosicche’ il mio pensiero possa risultare nitido e cristallino a chi ha avuto la pazienza di giungere a leggere fino a qui. Eravamo dunque in conversazione in Second Life e discutevamo del piu’ e del meno. Fra tutti, un argomento ricorre spesso: l’importanza che ha l’immagine rispetto all’essenza di chi gestisce l’avatar. Ebbene c’e’ chi da sempre si ostina a sostenere che l’immagine ha un’importanza relativa, che cio’ che conta e’ la persona che sta dietro allo schermo e non la figurina che si muove animata. E’ un discorso, questo, che come donna conosco benissimo anche nella vita reale. Se avessi un euro per ogni volta che me l’hanno fatto sarei ricca, ed e’ sempre stato un gran proliferare di dichiarazioni in cui la costante del discorso e’ che piaccio per come sono dentro e non per come appaio fuori. Come dire: il mio corpo, il mio volto hanno certamente un’importanza, ma relativa, piccola, e di sicuro non inficiante il giudizio che si puo’ ricavare da tutto cio’ che ha sede nella mia interiorita’.

Che bei discorsi, non trovate? Cosi’ carini, cosi’ corrispondenti a quello che normalmente e’ lo stereotipo di cio' che animo femminile richiede, cosi’ come viene descritto nel manuale pratico dei grandi seduttori en passant: non sono le mie cosce ad interessarli, non sono le mie tette su cui puntano il loro sguardo, ed il mio sedere suscita quasi indifferenza. Quello che piace di me e’ la mia anima, la mia sensibilita’, il mio carattere, il mio modo di fare, la mia forza, la mia intelligenza, la mia grande capacita’ di affascinare, e bla bla bla bla…

Ed io li ho sempre lasciati parlare. In fondo perche’ deluderli mentre si ascoltavano? Sarebbe stato come smettere di masturbarli e lasciarli a meta’. Dopotutto a me non ne veniva alcun danno, e mentre me lo dicevano mi divertivo a guardarli mentre tentavano di non fissarmi troppo a lungo le gambe che io, apposta, accavallavo in modo da metterle bene in mostra. La mia si chiama “provocazione”, lo so, me ne rendo conto, non sono scema. So che non dovrei farlo ed il rischio di essere prima o poi bruciata sul rogo per i pensieri lascivi che provoco e’ molto alto. Ma conto sul fatto di non essere piu’ nel medioevo e spero che le persone abbiano imparato a rispettare la mia liberta’ di essere e, all’occorrenza, anche il diritto che ho di mettere in mostra le gambe senza per forza attendermi di essere stuprata.

Alla mia maniera, esprimo quei concetti di modernita’ nati durante l’illuminismo. Oltre alla liberta’ e alla fraternita’ desidero l’uguaglianza e non accetto di recidere la mia vanitosa sessualita’ solo perche’ in chi ho di fronte l’irrazionalita’ non puo’ essere domata dalla ragione. Perche’ altrimenti significherebbe che chi ho di fronte non e’ molto distante da un uomo di mille e piu’ anni fa, ed io con una persona cosi’ non ho niente da spartire. E, come e’ mio solito fare, per dare una dimostrazione pratica di quanto sia difficile gestire l’irrazionalita’, cambiando l’immagine dell’avatar mi sono trasformata in una me stessa in miniatura, una versione nana di Klara che in alcune persone ha suscitato indignazione, forse perche’ l’immagine poteva anche essere, a loro parere, quella di una bambina.

Tutto cio’ faceva parte del mio esperimento, ed io gia’ sapevo dove, col discorso, saremmo andati a parare. Lo stesso, ho chiesto ingenuamente che cosa ci sarebbe stato di male se anche, invece di una Klara nana, fosse stata una Klara bambina e non ho nascosto di essere stupita per il fatto che in un mondo in cui e’ possibile trasformarsi in tutto, persino in essere orripilante e splatter, e dove si puo’ recitare senza problemi qualsiasi ruolo, anche quello di un serial killer o di un torturatore, l’immagine di una bambina dovesse spaventare tanto. Forse saro’ io sbagliata, forse avro’ in testa qualcosa che non funziona, forse dalle mie parti siamo tutti folli, ma credo che un serial killer sia molto piu’ immorale di Cappuccetto Rosso.

Alle mie domande sono state date le seguenti risposte:

  • a) l’immagine di una bambina in una situazione da adulti da’ fastidio perche’ puo’ suscitare pensieri lascivi
  • b) l’immagine di una bambina non e’ sopportabile per una questione di fisima personale e da’ fastidio come puo’ dare l’aglio a chi non lo gradisce.

E’ ovvio che queste due argomentazioni non possono essere accettate. Se le accettassi dimostrerei che gli inquisitori facevano bene ad avercela con le donne perche’ belle e provocanti, e quindi avevano tutte le ragioni per ostracizzarle, imprigionarle ed anche ucciderle, purche’ le brave persone, al solo guardarle, non fossero turbate ed indotte in tentazione. La seconda argomentazione poi, e’ ancora piu’ inaccettabile, perche’ oltre a cercare di giustificare l’inquietudine provata mascherandola da fastidio come quello che possono avere certe persone per gli odori sgradevoli, spianava le porte ad una concezione razzista a tutto campo. Oggi e’ una fisima che riguarda l’immagine di una bambina, ma domani qualcuno potrebbe trovare inguardabile l’immagine di un vecchietto, di uno zingaro o qualsiasi altra cosa, e c’e’ da domandarsi se questo “fastidio” per l’odore dell’aglio in fondo non fosse anche in parte il motivo per il quale tanta gente e’ stata inviata nelle camere a gas.

Ma eliminare le immagini, togliere di mezzo cio’ che si ritiene sia la causa del peccato, riesce davvero a tacitare la coscienza rendendola monda da quei pensieri lascivi di cui tanta gente si vergogna?

venerdì 16 luglio 2010

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Il segreto della bellezza - II parte

Quando ebbe modo di averle tutte e tre di fronte, guardandole attentamente penso' di trovarsi nel bel mezzo di un sogno, e se per caso non stava sognando, quelle zingare dovevano davvero possedere il segreto della bellezza. Ma verosimilmente avevano avuto solo la fortuna di essere nate belle ed era probabile che non fossero neppure sorelle come le avevano fatto credere. Forse avrebbe dovuto provare un po’ d’invidia, non era estranea a quel sentimento, ma non ci riusci’. C’era qualcosa di diverso in loro, di misterioso, di magico. Quasi certamente per com’erano abbigliate, come se provenissero da un altro tempo o da un’altra dimensione, o magari per il modo in cui erano apparse che ancora non riusciva a spiegarsi oppure, semplicemente, erano soltanto delle abili donne d’affari dotate di fantasia ed inventiva che avevano escogitato quel bizzarro metodo per vendere i loro prodotti; creme e cremine inutili ma condite con una scenografia sovrannaturale che alle gonze come lei sarebbero sembrate balsami miracolosi.

Pero’ sarebbe stato bello illudersi, anche solo per un istante, dell’esistenza di un tale segreto, e che anche lei, come Alice, avesse avuto l’opportunita’ di varcare la soglia di un mondo magico per scovare proprio li’, in quella strana bottega, il segreto della bellezza… lei che non si era mai piaciuta, che si era sempre considerata insignificante, goffa ed esclusa da tutto quel mondo di donne vincenti ed apprezzate in ragione di un’immagine estetica per la quale, ne era certa, gli uomini perdevano la testa.

Si’, certo, qualche storia era capitata anche a lei, e si era anche illusa di essere piaciuta a qualcuno, ma negli occhi dei suoi rari compagni Simona non aveva mai visto sul serio quell’ammirazione che invece notava ogni volta nello sguardo di chi aveva accanto donne affascinanti, desiderabili, sicure di se’. Tutto il contrario di cio’ che lei si sentiva di essere. Solo donne cosi’ fortunate potevano compiacersi nel vedere negli sguardi dei loro tanti amanti il desiderio, la passione, la soddisfazione. E persino la paura, quella che le persone provano quando temono di perdere l’unica cosa bella di tutta la loro vita. Un sentimento che lei aveva piu' volte provato, ma che non avrebbe mai suscitato in nessuno perche’ sapeva di essere insignificante, mediocre, niente di unico e speciale della cui perdita qualcuno si sarebbe dovuto preoccupare. Pero’ quanto lo desiderava... quanto avrebbe voluto provare il piacere di quegli sguardi che fanno venire il formicolio sulla nuca, sentire i sussurri d’ammirazione, le proposte audaci… ma tutto cio’ le era precluso, negato. A lei non sarebbe mai capitato, ed era gia’ una fortuna se, ogni tanto, qualcuno si degnava di prenderla in considerazione, magari per riempire un po’ di solitudine nell’attesa di trovare qualcosa di meglio.

“Eppure sono convinta che se solo lo volessi riusciresti a vedere quanto sei carina… perche’ ti disprezzi cosi’?” Klára lo disse come se stesse leggendole il pensiero. “Lo sai che il modo in cui ci percepiamo influenza anche come ci percepiscono gli altri?”

“Ma… ma… come?” borbotto’ Simona pensando di essere nel mezzo di uno scherzo organizzato da qualche buontempone che conosceva bene quei momenti di sconforto che ogni tanto le prendevano.

“Come ha fatto a leggerti nel pensiero?” Mariska completo’ la frase rimasta a meta’. “Mia sorella ha molte qualita’, ma in una e’ davvero impareggiabile. Pero’ non credere che si tratti di qualcosa che ha a che fare con la magia. Nessuna magia, soltanto intuizione. Non e’ difficile. Chiunque puo’ riuscirci semplicemente leggendo quei segnali che compaiono sul volto delle persone. Le emozioni non sono poi cosi’ del tutto indecifrabili.”

“Magari esistesse davvero la magia…” concluse Zsanika. “Quanti affari in piu’ potremmo fare. Ed invece niente. Dobbiamo accontentarci di cio’ che la Natura ci mette a disposizione. E l’intuizione e’ appunto una dote naturale. A te non capita mai di indovinare quello che le persone stanno per dire oppure cio’ che stanno pensando?”

“Si’, a volte capita anche a me, ma stavolta pare che Klára mi abbia realmente letto nel pensiero. Anzi, abbia individuato con esattezza il mio problema. Da sempre mi porto dietro questo peso. La verita’ e’ che non riesco a considerarmi attraente. Sono convinta di non piacere, di non interessare agli uomini, di essere completamente insignificante dal punto di vista fisico. Non so se riesco a spiegarmi, ma sento che i piu’ mi considerano un’amica con la quale sfogare le loro pene d’amore dove non sono mai io la protagonista. Ed e’ inutile provare a consolarmi assicurandomi che non e’ cosi’, che in fondo non sono brutta, che e’ solo il modo negativo in cui mi presento che mi fa apparire tale. E poi che significa “in fondo non essere brutta”? Arrivare sempre ultima al concorso di bellezza? Enno’… questo proprio non riesco ad accettarlo! Pero’ che cosa posso farci? Le cose stanno come stanno e le pietose bugie non mi sono d’aiuto. Come non credo potra’ aiutarmi conoscere il segreto della bellezza che tanto reclamizzate in vetrina.”

“Ah… ecco per cosa sei qui… sei interessata a conoscere il segreto… ma ancora non dovrebbe essere in commercio” sibilo’ Zsanika. “Chi ha messo quel cartello in vetrina? Avevamo deciso di attendere prima di metterlo in commercio!” Alzo’ la voce manifestando tutto quanto il suo disappunto.

“Sono stata io a farlo” disse Klára. “Non ve l’avevo ancora detto. Simona e’ entrata in bottega che il cartello in vetrina era stato appena messo, ma ve ne avrei parlato non appena sareste arrivate per il the. Prego, sorelle, sediamoci e discutiamone. Ed anche tu, Simona, gradisci un po’ di the? Latte? Limone?” Klára verso il the nelle tazze e lo servi’.

“Ma non dovevi farlo! Non l’abbiamo ancora testato abbastanza. Tu sai quali problemi puo’ creare…” Zsanika era davvero furiosa. Ad un certo punto continuo’ in un’altra lingua. Simona non riusciva a comprenderla, ma intuiva che era quella la vera lingua che parlavano le tre zingare. Klára e Zsanika iniziarono a discutere animatamente non curandosi di lei che, in silenzio, seduta sulla sua poltrona e con la tazza del the tenuta fra le mani, si mise ad osservare quel bisbetico battibecco reprimendo una risata per l’assurda situazione nella quale si stava trovando. Sembrava proprio che litigassero. I loro sguardi, come saette di un azzurro intenso, balenavano come nel bel mezzo di un temporale ed uno strano vento che prima non c’era, strapazzava i loro capelli, neri dell’una e biondi dell’altra, mentre Mariska, la rossa, nel mezzo tentava di placare gli animi. Poi, piano piano, come sempre accade dopo ogni tempesta, la discussione si placo’ e tutte e tre, come se niente fosse stato, rivolgendosi a Simona dissero quasi in coro: “Sei davvero sicura di voler conoscere il segreto della bellezza? Finora non e’ mai stato rivelato e potrebbero esserci delle controindicazioni. Le cose non sono mai come sembrano…”

“E’ qualcosa di velenoso? Danneggia la salute?” Chiese Simona continuando a bere il suo the con aria sorniona. Le venne da pensare che quelle tre non ci dovevano stare del tutto con la testa, ma la situazione era divertente e dato che era li’, tanto valeva partecipare al gioco. Se non altro avrebbe avuto una curiosita’ in piu' da raccontare agli amici al suo ritorno a casa. Ma dentro di se’ non riusciva a scacciare del tutto la speranza di trovarsi veramente in una situazione irreale, in un luogo magico dove tutto era possibile. Persino scoprire il segreto della bellezza.

“Dipende da cosa s’intende per dannoso” rispose Klára. “Sentirsi belle, essere ammirate, desiderate ogni momento puo’ cambiare le persone, sai? Accetteresti di non essere piu’ te stessa? Non dico solo nel modo in cui potresti vederti fisicamente, ma anche come comportamenti. Perche’ questo e’ possibile che accada. La bellezza puo’ dare alla testa assai piu’ della ricchezza. Cambia la percezione della realta’, modifica i rapporti con gli altri, altera le relazioni. Alcune volte in meglio, ma anche in peggio. Cio’ che in questo momento pensi sia giusto, dopo potresti non pensarlo piu’. Sei sinceramente convinta di volerlo fare?

“Credi di essere una donna fedele?” chiese continuando il discorso Mariska. “Adesso, se avessi un partner, te lo terresti stretto. Credendoti non abbastanza desiderabile e temendo di perderlo, non rischieresti di tradirlo… e fra l'altro penseresti di non averne neppure l’opportunita’. Ma cosa accadrebbe se invece tutto cambiasse, se gli uomini iniziassero a guardarti in modo diverso, con desiderio, le donne ti scrutassero con invidia e tu stessa allo specchio ti osservassi con ammirazione e compiacimento? Non pensi che da fedele quale sei potresti cambiare atteggiamento arrivando a diventare, invece, volubile, capricciosa e capace di tradire senza provare un briciolo di senso di colpa?”

“E’ la nostra natura di esseri umani quella di non essere fedeli. Quasi sempre si e’ fedeli solo per causa di forza maggiore, perche’ ci e’ stato insegnato che infedelta’ e’ sinonimo di peccato, oppure perche’ non abbiamo abbastanza fiducia in noi stesse, o anche perche’ crediamo di non essere attraenti se non per un’unica persona che ci ha degnate d’attenzione, e quindi abbiamo paura di perderla, ma le nostre intime fantasie non possono essere imprigionate dai retaggi, dalle insicurezze e dalle paure, e dentro di noi sappiamo che se avessimo l’opportunita’ di cogliere il frutto dall’albero del peccato, lo faremmo.” Concluse Zsanika.

Simona ormai si stava abituando a quella bizzarra sequenza con la quale le tre zingare le dicevano le cose; prima Klára, poi Mariska ed infine Zsanika. Sicuramente volevano metterla in guardia contro cio’ che, in vita sua, aveva sempre desiderato: sentirsi bella. Ma come poteva essere certa che quelle tre non si stessero burlando di lei?

(Continua…)

martedì 13 luglio 2010

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Il segreto della bellezza - I parte

Dalla vetrata la luce entrava abbagliante ed illuminava la grande stanza al centro della quale, su un tavolo rotondo ricoperto da una tovaglia disegnata con coloratissimi fiori, era preparato tutto quello che occorreva per prendere il the: tazze in porcellana finissima decorate l’una diversa dall’altra, una grande teiera, anch’essa in porcellana e con il becco ricurvo, una zuccheriera in argento impreziosito da ghirigori dorati e poi piccoli bricchi e piattini con latte, limone, sciroppi e marmellate varie. In quella stanza, almeno a prima vista, non esistevano altre aperture se non quella dalla quale Simona era entrata quasi in punta di piedi.

“C’e’ qualcuno? E’ permesso?” Aveva chiesto ad alta voce, e non ottenendo risposta si era avventurata oltrepassando la tenda che era dietro al bancone del piccolo negozio dov'era entrata, forse pensando di trovare il proprietario nel retrobottega. Ma, invece di un angusto bugigattolo, il retrobottega si era rivelato essere quell’immensa stanza a meta’ fra un soggiorno ed una cucina nella quale nessuno si sarebbe sorpreso se, da un momento all’altro, fosse sbucato il cappellaio matto in persona.

Tappeti ricoprivano tutto il pavimento, ed oltre al grande tavolo imbandito per il the, c’erano poltrone e divani, tutti rivestiti da tessuti dai colori vivaci che, forse a causa di quella luce irreale che balenava dalla vetrata, erano cosi’ sgargianti che Simona penso’ di non averne mai visti di cosi’ belli in tutta la sua vita. C’erano rossi cosi’ rossi, gialli cosi’ gialli, violetti ed arancioni che si mischiavano con bizzarre tonalita’ di blu e di verde che solo trovandosi al centro di un arcobaleno avrebbero potuto apparire cosi’ nitidi e puri.

“C’e’ nessuno?” Si guardo’ attorno con aria circospetta.

Sulla parete di sinistra erano appesi oggetti d’ogni tipo: piatti decorati in ceramica e in metallo, strumenti musicali a corda e a fiato, quadri, stampe ed anche un orologio la cui pendola scandiva rumorosamente i secondi. E poi c’erano mensole che sorreggevano vasetti decorati e statuette raffiguranti le situazioni piu’ diverse: figure umane, animali. Era come trovarsi dentro ad un bazar, ma quello non era un bazar, Simona lo intuiva, e c’era in quella stanza il tipico odore di casa. Un odore che le ricordava quando, da bambina, sua madre le preparava la merenda col pane, il burro e la marmellata. E per un attimo le parve di sentirne persino il sapore in bocca.

A destra, la parete era interamente occupata da un grande camino che in quell’occasione era spento, ma chiudendo gli occhi ci si poteva immaginare il crepitio dei tanti ceppi di legno che di sicuro vi avevano bruciato dentro. Sulla cappa, anche in quel caso, erano appesi oggetti diversi, stavolta in rame: masserizie, padelle, ramaioli, pentole. Il lavabo ed i fornelli di quella strana cucina si trovavano invece sotto la grande vetrata centrale. E tutto era perfettamente ordinato e pulito.

Alzo’ gli occhi. Dalle travi del soffitto scendevano giu’ composizioni e ghirlande fatte con frutta secca, ma anche di fiori, di peperoncino e di aglio, tantissimo aglio ovunque, il cui odore si mischiava in una strana alchimia a quella degli altri aromi presenti, a formare una particolare fragranza della quale non sarebbe stato possibile discernerne i singoli componenti, ma di sicuro non sgradevole per l’olfatto.

Ancora una volta Simona ripete’ “c’e’ qualcuno?” Ma nessuno le rispose. Per un attimo si rese conto di stare dove forse non doveva. Probabilmente il proprietario del negozio era uscito per recarsi in qualche posto e ritornando, se l’avesse sorpresa ad invadere il suo privato, l’avrebbe presa per un’intrusa, se non addirittura per qualcosa di peggio. Si senti’ a disagio e decise di abbandonare quel luogo. Oltrepassata la tenda si sarebbe ritrovata nuovamente nella bottega. Avrebbe atteso li’ il ritorno del proprietario. Ma appena si volto’ per andarsene, una voce alle sue spalle, sottile come il suono emesso da un campanello d’argento, usci’ da un punto imprecisato in un angolo della stanza che, stranamente, era rimasto in ombra nonostante la forte luce che filtrava dalla finestra.

“Desiderava qualcosa in particolare?”

Simona sobbalzo’. Si volto e non vide nessuno, ma guardando meglio si accorse di una macchia scura che, uscendo lentamente da quell’ombra, cambiando forma si tramuto' prima in una sagoma indistinta, poi in un volto nel quale spiccavano due occhi chiarissimi ed infine, come in un incredibile effetto ottico, riusci’ a distinguere la figura intera di una donna. Aveva i capelli neri, raccolti in due grosse trecce che le cadevano dietro le spalle e che le davano un aspetto quasi da adolescente, ma la sua reale eta’ non doveva essere meno di trent’anni. Era vestita come le zingare che si vedono raffigurate nelle illustrazioni dei libri di fiabe. Pittoresca e variopinta, con camicetta ricamata, gonna lunga, ampia, piena di balze e volant, bracciali e monili, e due grandi orecchini a cerchio che le pendevano dai lobi. Simona scruto' con lo sguardo tentando d'individuare la porta dalla quale la donna doveva essere per forza entrata, ma non la trovo’, e penso’ che forse era sempre stata la’ ad osservare in silenzio, nascosta nell’oscurita’.

“Scusi l’intrusione, forse non dovevo entrare in casa sua.” La guardo’ con occhi imploranti. “E’ solo che ero di la’… ho chiamato, ma nessuno mi rispondeva…”

“Oh, non si preoccupi, a volte sono cosi’ presa dai miei pensieri che, anche se mi chiamano, non me ne accorgo. Presumo che fosse entrata in bottega perche’ interessata a qualcosa e, non vedendo nessuno dietro al banco, sia venuta a cercarmi di qua…” La donna era ancora per meta’ avvolta dall’oscurita’ ma i suoi occhi azzurri brillavano come due tizzoni.

“Ecco… si’… e’ proprio cosi’…” Simona annui’.

“Un giorno o l’altro io e le mie sorelle dovremmo deciderci a riparare il campanello sopra la porta all’entrata. Da quando si e’ rotto non ci accorgiamo piu’ se qualcuno entra. E’ colpa nostra, ci perdoni.” Disse a bassa voce la donna uscendo completamente dall’ombra.

Simona si sorprese di come, nonostante tutto, non fosse spaventata e come, con quella semplice frase, la donna l’avesse tolta dall’imbarazzo suggerendole la giustificazione piu’ plausibile. Di colpo non si senti’ piu’ a disagio; ogni timore di aver fatto una brutta figura svani’ e si fece invadere da una piacevole sensazione di accoglienza. Ma la situazione era in ogni caso surreale. Davvero non si sarebbe meravigliata di veder spuntare da qualche anfratto nascosto della stanza il bianconiglio o lo stregatto. Si ricordo’ allora del perche' era entrata nella bottega. In vetrina, in mezzo ad un’infinita’ di barattoli e recipienti contenenti le sostanze dai nomi piu’ assurdi, come “elisir del dolce sogno” oppure “unguento antimalinconia”, o ancora “filtro dell’amore perduto”, c’era un cartello bello grosso con sopra scritto: “Novita’ assoluta: segreto della bellezza.”

Il segreto della bellezza! Roba da ciarlatani! Aveva pensato. Non esisteva il segreto della bellezza, e nessuno poteva possederlo, ma al limite, di qualsiasi cosa si fosse trattato, sarebbe stato in ogni caso un curioso souvenir da portare a casa, e quella situazione paradossale in cui si stava trovando avrebbe contribuito a condire di mistero il racconto che avrebbe fatto agli amici ed alle amiche al suo ritorno.

“Permette?” Disse la donna porgendole la mano. “Io sono Klára. Mi perdoni se prima l’ho spaventata ma, come le ho detto, quando sono assorta nei miei pensieri non riesco ad accorgermi di niente. Se le fa piacere possiamo darci del tu.”

“Si’, certo che mi fa piacere” rispose Simona ricambiando la stretta. “Mi chiamo Simona… e’ bello qui…”

“Sono felice che ti piaccia. E’ il posto dove io e le mie sorelle lavoriamo.” Dette uno sguardo all’orologio appeso alla parete. “Non dovrebbero tardare molto, e' quasi l’ora del the e saranno qui a momenti.” Lo disse alzando l’indice nell’istante preciso in cui l’orologio emise cinque rintocchi.

Fu a quel punto che Simona percepi’ che nella stanza c’erano altre presenze. Dai due angoli ai lati della grande vetrata vide emergere lentamente due figure che parevano uscire dalla luce. Dapprima indistinte, poi sempre piu’ nitide. Anche in quel caso Simona penso’ che esistessero delle aperture segrete, una specie di trucco che utilizzavano in quel posto per creare un'atmosfera magica al fine di vendere meglio i loro prodotti, ma non riusci’ a scorgere niente ed una volta che i suoi occhi si furono abituati al riverbero del forte bagliore, ai due lati della vetrata apparvero chiaramente due donne, entrambe piu’ o meno della stessa eta’ di Klára. Avevano anche gli occhi dello stesso colore, ed erano abbigliate alla stessa maniera. Solo i capelli erano diversi: tutte e due li portavano sciolti sulle spalle, ma una li aveva rossi e l’altra biondi.

“Ecco, loro sono Mariska e Zsanika, le mie sorelle” disse Klára. Poi aggiunse con evidente ironia: “Come puoi notare non ci assomigliamo per niente!”

(Continua…)

sabato 10 luglio 2010

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La sessualita’

Forse non tutti sanno che il corpo e’ una banca dati che memorizza i piaceri, le sofferenze, le ansie e spesso ricorda quello che la mente crede di poter dimenticare. Per tale motivo la sessualita’ assume un’importanza fondamentale nella vita di ogni persona, perche’ da essa, da come viene vissuta, dipende la qualita’ della nostra esistenza cosi’ come viene interpretata dentro, ma soprattutto fuori dal letto.

Sia per ragioni collegate alla professione, sia per puro divertimento, ma anche per autentica curiosita’, mi sono sempre interessata a riconoscere e saper esercitare una sana sessualita’ che ritengo fondamentale per il successo non solo di una cortigiana, ma di ogni donna. Per questo motivo, in quei luoghi in cui certe donne imparano i rudimenti per gestire il proprio corpo, cosi’ da renderlo fonte di reddito, viene data molta importanza a questo aspetto che viene trattato in modo approfondito sia dal punto di vista filosofico che dal punto di vista scientifico.

La prima cosa che viene imparata e’ saper distinguere esattamente le differenze esistenti fra le due sessualita’, maschile e femminile, cosi’ da comprendere quali sono i meccanismi da mettere in moto, non solo col corpo ma anche con la mente, per dar piacere a qualcuno creando in lui - o in lei poiche’ per certe cose non esistono preferenze sessuali - l’illusione di aver vissuto un’esperienza straordinaria. Conoscere quindi la sessualita’ e secondo quali linee generali questa si manifesta, negli uomini e nelle donne, e’ molto importante per individuare esattamente i desideri, consci ed inconsci, di chi si ha di fronte, cosi' da poterli realizzare, ma allo stesso tempo apre anche una finestra sulla comprensione e rende chiari quelli che sono alcuni dei motivi all’origine dei tanti contrasti fra i due generi.

Parlando di sessualita’ femminile si puo’ tranquillamente affermare come per le donne questa sia qualcosa di estremamente complesso, non facilmente rilevabile dai sensi a cui fanno riferimento gli uomini, essenzialmente il tatto e la vista, e non ci si deve quindi sorprendere di come questi ultimi si trovino talvolta completamente spiazzati di fronte a determinati comportamenti femminili che, secondo la loro logica, devono apparire davvero bizzarri e privi di senso. Come ho gia' scritto piu’ volte, le donne vivono la sessualita’ in modo assai piu’ cerebrale ed e’ per tale motivo che viene chiamata “di mucosa”, mentre quella degli uomini, essendo piu’ esplicita e molto piu’ meccanica, viene definita “d’organo”. E’ questa differenza, alla quale troppo spesso viene attribuita scarsa importanza, che crea le incomprensioni piu’ forti per quanto riguarda il modo d’intendere il sesso, l’atto sessuale e tutto cio’ che ne consegue, incluse le relazioni che da semplici attrazioni fisiche evolvono in sentimentali.

Infatti, le due problematiche che frequentemente l’uomo associa alla sfera della sessualita’ riguardano due parametri che vivono principalmente nel suo immaginario: la durata del rapporto sessuale e la dimensione del suo pene. E’ quindi con queste le due variabili, con cui si trovano bene o male a fare i conti, che quasi tutti gli uomini valutano la propria sessualita’ ed e’ in riferimento a questi parametri, fra l’altro scarsamente affidabili, che quantizzano e monitorano le proprie capacita’ e l’appartenenza al proprio genere. Ma cosi’ facendo svuotano la loro sessualita’ ogni altro significato, caratterizzandola spesso con attacchi d’ansia.

Chi non ha mai sentito parlare di ansia da prestazione, cioe’ quell’ansia che viene provata prima di un rapporto che pone l’uomo in una condizione psicofisica di stress e disagio ed e’ la causa principale della mancata erezione oppure dell’eiaculazione precoce? Certe problematiche sono assai frequenti ed hanno un notevole riflesso anche al di fuori della sfera sessuale, inficiando la qualita’ della vita stessa ed i rapporti sociali in genere. Il motivo di tale ansia e’ appunto l’enorme importanza che gli uomini danno alla funzione meccanica del coito, mentre ne sottovalutano quella psicologica ed emozionale. Basta dunque che una sola esperienza non vada a buon fine, in cui pensano di non essere riusciti nella loro funzione maschile che non e’ solo quella dedicata alla riproduzione, ma ha a che fare anche con soddisfazione della partner che con l’orgasmo - essi credono - viene legata maggiormente ed ha quindi una minore propensione al tradimento, ed ecco che si generano altre ansie che si ripresentano piu’ forti durante ogni rapporto successivo, creando un circolo vizioso nel quale e’ sempre piu’ facile che il problema si ripresenti. E questo, alla fine, puo’ creare un’aggressivita’ all’inizio latente che poi in seguito, sempre meno controllata, puo’ arrivare a tramutarsi in vera e propria violenza.

Le donne, invece, sia per cultura sia per educazione, con modalita’ consolatorie dal sapore tipicamente materno legate alla loro funzione biologica, tendono a rinforzare la sessualita’ del compagno, soprattutto allorquando si accorgono che la sua sicurezza viene meno, rassicurandolo in ogni modo, con gemiti, fingendo orgasmi e mentendo talvolta in modo spudorato anche sui sentimenti provati pur di non creare in lui quella situazione mentale sopra descritta.

Non sempre e’ cosi’, e’ ovvio, esistono nell’ambito dei comportamenti soggettivi delle peculiarita’ che possono contraddire queste mie affermazioni, ma lo schema generale che scaturisce dall’incontro di due differenti sessualita’ cosi’ come le ho descritte, e’ quello tipico che contrappone una parte che pretende ansiosamente la soddisfazione del proprio desiderio, incluso quello di sentirsi pienamente realizzati solo se si riesce nel compito di far godere la partner, a chi invece sente di avere l’obbligo di assecondare e rassicurare. Si tratta quindi di una situazione fortemente asimmetrica. Ed e’ questa asimmetria che col tempo diventa sempre piu’ accentuata e, parimenti, puo’ creare anche nella donna rancori e rivendicazioni che scaturiscono proprio in quello che e’ all’origine dei timori dell’uomo, cioe’ nel rifiuto del sesso o, peggio ancora, nel tradimento e nell’abbandono.

In ogni caso, dal punto di vista storico, ci sono stati due elementi epocali che hanno modificato la sessualita’ ed il modo femminile di concepire il proprio piacere: la rivoluzione sessuale, che individuando le difficolta’ legate alla sfera sessuale femminile le ha rese evidenti, lecite e sanabili con richieste chiare e concise, e la pillola anticoncezionale che ha disgiunto la sfera della riproduzione dalla sfera del piacere, rendendo capace ogni donna di poter vivere i suoi orgasmi senza avere necessariamente l’obbligo di mettere al mondo dei figli.

Sono comunque queste differenze sessuali tra i due generi che rendono il percorso che va dal desiderio sessuale al suo raggiungimento, estremamente difficoltoso e molto meno meccanico ed idraulico di come viene concepito dal solo maschio, e la mancanza di una comunicazione chiara, sincera, sia dentro che fuori dal letto, avulsa da quel senso di disagio che e’ spesso legato ad un condizionamento culturale dal quale e’ difficile evadere, porta spesso le donne a sopportare in silenzio la condizione di oggetti sessuali ad uso e consumo di una sola parte.

Ma mentire, glissare, evitare l’argomento solo perche’ si teme di offendere il partner se gli si comunica di non aver raggiunto il piacere, anche se crea in lui rassicurazione ed appaga il senso materno, rinforza ed acuisce il problema di coppia, cementa la difficolta’ di comunicazione e, soprattutto, crea un terreno fertile per un decadimento totale del desiderio sessuale. Si smette dunque di desiderare, riducendo all’indispensabile lo spazio mentale che dovrebbe essere dedicato alla sessualita’. S’impoverisce l’immaginario che diventa sempre piu’ sterile, asfittico, ginnico, esclusivamente coitale, aprendo cosi’ le porte alla completa frustrazione, oppure, come ho detto, al tradimento. Perche’ la sessualita’ ha bisogno di essere nutrita con l’erotismo. Il desiderio va concimato ed innaffiato ogni momento con l’immaginazione, la fantasia, la complicita’ e con tutto cio’ che e’ fondamentale nella vita di ogni coppia che voglia restare tale sol anche per un breve istante.

mercoledì 7 luglio 2010

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La femminilita’ nell’epoca di internet

Avendo letto un interessante articolo nei giorni scorsi, e sperando di discutere con persone che reputo recettive ad un certo genere di argomenti, tento di approfondire un discorso che da tempo m’incuriosisce, qualcosa che non capita di frequente di poter essere esaminato, vale a dire quel tipo di rapporto che il maschio ha con se stesso che lo rende capace di mettere all’opera l’immaginazione in modo quasi esasperato, per giungere a costruirsi una specifica rappresentazione della femminilita’ in uno stereotipo di donna ideale. Avverto che il post sara’ lungo ed anche noioso, per cui mettetevi comodi oppure passate oltre che' il tempo e' prezioso e sprecarlo sarebbe un vero peccato.

Ho sempre affermato che, mentre nella donna a prevalere sono elementi di pragmatismo, l’immaginazione e la fantasia sono da sempre nella natura maschile ed oggi con internet, per un uomo, trovare un luogo dove approfondire le sue fantasie nascoste non rappresenta piu’ un problema, finanche la materializzazione di quella donna cosi’ come vorrebbe che fosse.

La riproposizione immaginifica della femmina idealizzata non e’ cosa nuova. Ogni epoca ha vissuto questo fenomeno ed ogni tempo ha avuto i suoi modelli ben definiti, dalle etere dell’antica Grecia, alle madonne del Dolce Stil Novo, alle pin-up degli anni ’50 e cosi’ via, fino ad arrivare alla donna come viene proposta oggi in tv e nel web, fatta di curve e forme armoniose che corrisponde all’ideale femminile che appartiene essenzialmente ad uno dei due modelli dominanti ai quali gli uomini tendono ad ispirarsi: il modello uno, cioe’ la donna rassicurante, con capelli lunghi - biondi o mori non ha importanza - longilinea, ben proporzionata, elegante, con un volto non volgare, ed il modello due, vale a dire la bomba sexy dalle curve provocanti, abbondante, dirompente nel carattere e dotata di una sensualita' decisamente esagerata. Questi modelli hanno alimentato l’immaginario anche di tante generazioni prima dell’avvento di internet. Gia’ con la televisione l’erotismo visivo ha avuto, infatti, una parte importante, ma di sicuro non nella modalita’ circoscritta che puo’ avere adesso, in un’epoca in cui l’esibizione del nudo non rappresenta piu’ un fatto eccezionale o di scandalo.

Si’, lo so che il discorso che sto facendo puo’ sembrare banale, superficiale, ma non posso farci niente se sono affascinata dall’essere umano, maschio e femmina, e che in un certo qual senso ne sia intrigata. Credo infatti che sia proprio con l’individuazione delle differenze fra i generi, non quelle legate all’apparato sessuale e riproduttivo, ma quelle legate al pensiero, che possiamo individuare i percorsi migliori per giungere, insieme, ad una felice e proficua convivenza.

In ogni caso, per tornare al discorso, e’ mia opinione che il maschio non dipendente da internet, che naviga non soffermandosi sul primo culo che gli viene mostrato, abbia una visione piu’ romantica e prevalga in lui, piu’ che la voglia di stringere fra le mani due tette, il desiderio di una speciale femminilita’ della quale va, in modo quasi spasmodico, alla ricerca: una donna che corrisponda al primo modello. Diversamente, l’uomo schiavo di internet, dipendente dal collegamento perenne, vive principalmente d’immagini edulcorate rese perfette dai tanti programmi di fotoritocco mediante i quali un seno modesto puo’ magicamente gonfiarsi e straripare dalle scollature, o un sedere con la cellulite puo’ diventare liscio e perfetto come quello delle modelle dei calendari patinati, percio’ va alla ricerca di quelle donne che soddisfano tale cliche’, dunque della bomba sexy che, poi, com’e’ ovvio che sia, nelle situazioni virtuali e’ decisamente colei che riscuote il maggiore successo.

Ecco che a questo punto il quadro che desidero presentare appare piu’ nitido. Da cio’ che ho appena esposto, nel mio consueto modo arzigogolato, affiora la domanda: e’ una scelta della donna quella di trasformarsi in una bomba sexy, oppure tale atteggiamento e’ perche’ l’uomo ha imposto alla donna la sua fantasia? La mia risposta e’ che, mentre il modello uno e’ l’emanazione di una femminilita’ avulsa da una forzata imposizione legata al desiderio maschile, la donna che esplica in modo esagerato le sue forme e’ il prodotto di quel desiderio che poco ricerca il femminile, ma tende a confermare la mascolinita’. Per questo motivo la bomba sexy ha ragione di esistere.

Se quindi non e’ errata questa visione del mondo, cioe’ che il maschile da sempre ha necessita’ del femminile per riconoscersi sessualmente, e’ probabile che si sia arrivati ad un punto in cui il maschio, avendo mutato i propri confini ed adeguato la propria identita’ ad una materialita’ non disgiunta dal mondo virtuale cosi’ com'e’ ormai compenetrata nel mondo della televisione, cerchi nella donna una forma diversa che l’aiuti, in tale modo, ad identificarsi in questa nuova realta’ modificata.

Ma se l’uomo immagina la sua donna ideale come quella artificiosamente costruita sui calendari patinati, oppure raffigurata negli innumerevoli mondi virtuali come Second Life, non esiste il rischio che nella maggioranza dei casi resti deluso in quanto il modello assimilato non potra’ essere in grado di corrispondere adeguatamente ai tanti modi reali dell'essere donna? E' indubbio che questo rischio ci sia, anzi che sia ormai certo, e credo che sia per non deludere tali aspettative che la donna cerchi di aderire alla perfezione a quel modello, riproducendo anche nella vita l’immaginario maschile. Cio' nonostante, con il suo comportamento, non riesce ad aiutare l’uomo a ritrovare se stesso nel suo rapporto con il femminile. Anzi, contribuisce ad aumentare la distanza tra quello che l’uomo immagina e quello che la donna in concreto e’ nella vita di ogni giorno. Ed alla fine, anche se ci fosse qualcuna che confermasse quell’immaginario, resterebbe in ogni caso relegata al ruolo di un giocattolo speciale per un bimbo capriccioso.

Per questo motivo, la direzione presa nell’interpretare i rapporti dove prevale quasi esclusivamente la sfera fisica e sessuale, come ad esempio il cosiddetto sesso ludico a tutto campo invocato dai tanti guru del nuovo revanscismo maschilista, limita estremamente i confini dei rapporti fra uomini e donne. Se cio’ trovasse riscontro nella realta’, vorrebbe dire infatti che la donna si trasformerebbe automaticamente in una bambola gonfiabile sempre pronta all’uso per soddisfare il maschio, e magari disposta a farsi riporre nel ripostiglio una volta svolto il compito, o qualora lui, stanco, si scoprisse attratto da altri tipi di bambole.

Oltre a cio’, in questo desolante scenario privo di ogni significato che si possa dare al sentimento, sarebbe perfettamente inutile mettere in piedi una relazione stabile e duratura. Che senso avrebbe infatti l’unione fra due persone? Ciascuno potrebbe tranquillamente gestirsi l’esistenza nella solitudine della propria postazione davanti al computer o alla tv, alternando mordi e fuggi sul web a mordi e fuggi nella realta’, in una perenne gara per il raggiungimento di un budget di scopate al solo fine di soddisfare un bisogno fisiologico.

Non voglio con questo demonizzare il sesso ludico. Se non interpretiamo tutto come un gioco, se la finzione non rappresenta uno stile di vita parossistico, ma solo un momento breve e circoscritto per dar sapore alla nostra piccola esistenza quotidiana, puo’ essere addirittura taumaturgico. E non voglio neppure additare come origine di ogni male l’uso del computer ed internet. Ho detto piu’ volte che lo ritengo uno strumento prezioso per ampliare le conoscenze e diminuire le distanze fra le persone, purche’ non se ne abusi e non se ne faccia un uso improprio affidando al virtuale il compito di sostituire la nostra vita qualora non ci piacesse e, soprattutto, non ci piacessimo noi, costringendoci a navigare senza meta in un mare che non ci porterebbe da nessuna parte se non a narcotizzarci come i compagni d’Ulisse nell’isola dei lotofagi. Ma siccome le mode ed i costumi sono sempre e solo il frutto dalle nostre proiezioni e dai nostri desideri, anche di quelli repressi, dobbiamo chiederci se molta gente intorno a noi (ma anche noi stessi), non stia gia’ vivendo scambiando la realta’ con la finzione.

Ecco perche’ ogni giorno che il destino mi consente di vivere, instancabilmente invito le mie sorelle a non abbassare mai la guardia e a non piegarsi all’insistenza delle mode che non sono altro che l’eclatante concentrazione dei desideri maschili ai quali si dovrebbe cedere rinunciando ad essere noi stesse, preoccupandoci se riteniamo di non avere un corpo o un volto perfetto, oppure di non essere adeguatamente ammirate e desiderate. Sono infatti le imperfezioni gli unici segni tangibili del nostro esistere, del nostro essere donne vere, reali. Ostacoli messi sul nostro percorso come sfide perche’ le vinciamo per migliorarci, e non per accontentare i capricci di qualche bimbo viziato.

La vera femminilita’ non e’corrispondere ad un modello non stabilito da noi, non e’ farci carico delle alienazioni maschili, della loro perdita d’identita’, della loro perenne insoddisfazione legata alla disgregazione dei valori basati esclusivamente sui loro desideri a cui noi non siamo mai state chiamate ed essere partecipi. Un mondo cosi’, oggi, non e’ piu’ in grado di reggere al movimento tellurico causato dalla nostra presa di coscienza, e femminilita’ deve significare quindi riappropriarci della nostra concretezza, guardarci dentro e allo specchio per vederci riflesse in cio’ che realmente siamo: giovani, meno giovani, magre, grasse, alte, basse, ma sempre e comunque belle. Sempre e comunque vere.

Perche’ noi non rientriamo nei cliche’, ed amiamo giocare innanzi tutto con noi stesse sapendo di essere femminili pur senza ostentarlo, senza mai farlo pesare, senza mai metterci in gara con chi ci e’ sorella, perche’ vederci in competizione e’ proprio quello che, chi non ci vuole unite e forti, desidera. Il nostro ruolo non e’ essere delle bambole gonfiabili. E se proprio ci vogliono davvero in quel modo, che almeno ci paghino profumatamente per la nostra recita sublime; con i soldi o con qualcos’altro di ancor piu’ prezioso, se a loro non manca, come la pazienza, la comprensione, la stima, la fiducia, la complicita’. Perche’ costruire un piano di comunicazione, una conoscenza profonda e’ faticoso, richiede tempo e non scaturisce dalla bramosia di avere tutto e subito.

lunedì 5 luglio 2010

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La setta dell’ometto be(o)ta

«Da quando Fabrizio (il santone della setta - ndr) ha inviato la lettera alla Aspesi le presenze femminili nel sito-blog sono cresciute e il livello di educazione e di cultura che hanno espresso è di caratura decisamente superiore a quelle delle Dorotee (suppongo volesse riferirsi a Galatea - ndr), Lameduck, Chiare di notte, che prima hanno ironizzato pesantemente sul sito-blog e sui suoi partecipanti per poi venire qui a fare le vittime innocenti. Aggiungerei anche l’ipocrisia degli esponenti di femminile plurale, tipicamente femminista del tipo: te lo voglio mettere nel “didietro” però con il sorriso sulle labbra. Ciò non toglie che nascano molti equivoci e malintesi anche con le più apprezzabili partecipanti attuali al dibattito (praticamente con tutte, infatti dopo un paio di commenti capiscono l’antifona e spariscono… a parte ovviamente Rita che e’ assai probabile si faccia la barba col rasoio elettrico - ndr). Secondo me occorre ricordare che quando si parla di donne non si sostiene che tutte le donne si comportino in una certa maniera, ma che la maggioranza lo faccia. Che la maggioranza delle donne italiane e non solo (“e non solo” sta a indicare cosa? Le donne etiopi? Le esquimesi? - ndr) abbia un rapporto con l’altro sesso, nonostante tutte le affermazioni contrarie, di stampo “economico”, cioè l’attrazione rappresentata dal potere e dalla ricchezza, non ci piove (e se lo dice lui, che conosce la “maggioranza” delle donne italiane “e non solo”, c’e’ da crederci - ndr). Sfido un solo uomo a mettere in dubbio una simile affermazione, se è intellettualmente onesto. Certo l’attrazione nasce anche da altri fattori, il fisico statuario dell’uomo (forse crede che una donna valuti un partner esattamente come fa lui quando sbava dietro al culo di una velinazza - ndr), il suo temperamento da leader, tutte “qualità” che rientrano però nella dimensione del “potere”in senso lato. E’ criticabile questo? Per noi sì (quindi, per logica, e’ criticabile anche quando lui sbava dietro al suddetto culo? - ndr). Certo non tutte le donne avranno la possibilità di accaparrarsi l’uomo alfa, alcune dovranno accontentarsi di uno dei tanti “sfigati” (si’, credo che qualcuna, magari con un quoziente intellettivo modesto, dovra’ accontentarsi persino di lui - ndr), ma quello che sta a monte è sempre questa visione da parte delle donne del maschile.»

Ecco, citando uno dei tanti commenti apparsi in questi giorni, in cui ancora una volta vengo immancabilmente nominata ed etichettata come una rompicoglioni, torno a parlare dell’ometto be(o)ta, argomento che, fra l'altro, e’ stato anche riesumato sia da Lameduck che da Bibi.

L’opinione che ho di questi signori - quattro sfigati la cui guida e' un esperto di “seghe cosmiche” - gia’ la si conosce. Non c’e’ bisogno di aggiungere altro se non la vignetta che li rappresenta alla perfezione, nella speranza che l’adottino come simbolo della loro patetica setta. Si’ perche’ di setta si tratta. Una setta il cui scopo e’ quello di incanalare il risentimento di chi non ha mai capito una beata fava delle donne, ed "avendo fallito in tutti i sogni ideologici", come scrive giustamente Lameduck, "si scopre incapace di eliminare l'alienazione non avendo il coraggio dell'autocritica".

Ma tutte le sette, persino quelle patetiche formate da seguaci di Onan, hanno dei punti in comune fondamentali: una concezione del mondo che e’ totalmente disgiunta dalla realta’ e si nutrono di concetti che non devono assolutamente essere messi in discussione, perche' fanno leva su idee e modelli gia’ esistenti nel cervello di chi vi aderisce. Ad esempio: non riesci a cuccare una donna che ti piace? Vedi passare strafighe che ti fanno fare la bava che non ti degnano di uno sguardo? Devi accontentarti di quello che consideri essere scarto di magazzino e che, nonostante l'altissima opinione che hai di te, indica esattamente cio' che ti meriti? Sei costretto a lunghe sedute masturbatorie, aka ti sfinisci dalle seghe pensando al culo di miss Universo? Allora e’ scontato parlare di quanto siano stronze, cretine, puttane ed attaccate ai soldi le donne che non te la danno. E cosi’, sistematicamente, una scala di valori e di modelli predefiniti viene inculcata negli aderenti con abilita’ spesso fondata sulla assenza di dubbi, quindi "congruente", ossia in modo incisivo e convincente, come se quella realta’ disegnata fosse l'unica realta’ possibile del mondo.

Scardinare una struttura mentale di questo tipo non e’ cosa facile. Chi vi aderisce ha scarso senso critico ed un’intelligenza molto vicina allo zero assoluto, anche se l'uso non corretto del computer spesso illude determinate persone del contrario. Quindi parlare a certe teste usando la logica serve a poco. Servono, invece, delle azioni shockanti, come ad esempio renderli consapevoli che i loro comportamenti, quando non sono originati dall’astio della volpe che non puo’ arrivare all’uva, denotano un'omossessualita’, tanto evidente quanto repressa, con la quale non riescono a fare i conti. In un modo o nell’altro, dunque, nonostante i tipici piagnistei che accomunano i bimbiminkia che non riescono a soddisfare il capriccio, la loro vita non sara’ altro che un eterno collezionare due di picche.

venerdì 2 luglio 2010

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La voce

Ieri e’ stata a suo modo una giornata, per cosi’ dire, particolare. La ricordero’ perche’ per la prima volta ho accettato di cimentarmi in comunicazione vocale - il cosiddetto “voice” - in Second Life. Da moltissimi anni, infatti, come Chiara di Notte mi sono sempre limitata a comunicare solo tramite chat, email oppure con i post ed i commenti scritti sia nei forum che nei blog. La ragione di questa mia decisa chiusura ad ogni tipo di comunicazione che non fosse totalmente “virtuale”, oltre a mera strategia - ritengo infatti che il mistero sia un elemento che contribuisce ad aumentare l’interesse nei nostri confronti e quindi uno strumento da utilizzare a piene mani quando si e’ narcisiste come lo sono io - e’ forse stata anche un po’ psicologica. In realta’ non mi trovo a mio agio quando parlo al telefono oppure con aggeggi come microfoni o altro, dove mi sento stupida e non so mai cosa dire se non le stesse, banali, cose di sempre. Mi sono sempre sentita molto piu’ sicura davanti ad una tastiera, dove invece, stranamente, sono molto piu' stimolata a discutere ed a condividere argomenti. Proprio come sto facendo in questo momento.

Oltre a cio’, pur conoscendo la lingua italiana quasi alla perfezione, nel leggerla non ho problemi a comprenderla, mentre nel “dialogato” alcune parole possono sfuggirmi, soprattutto se, come avviene spesso, le persone parlano con qualche inflessione dialettale. Lo stesso problema ce l’ho anche con l’inglese: una cosa e’ leggerlo e scriverlo, un’altra e’ discorrere con chi parla con l’accento del Wisconsin, quando l’abbiamo studiato leggendo Shakespeare, Shelley, Orwell e con insegnanti dalla perfetta inflessione “british”. Ma credo anche che sia per una ragione “logistica”, vale a dire che il mio computer non ha web cam e microfoni. Posso quindi ascoltare, ma non posso parlare; per questo motivo, in tutti questi anni, nessuno, almeno tramite internet, era mai riuscito a sentire la mia voce, suscitando talvolta quel mistero a cui ho accennato poc’anzi, ma che ha anche contribuito ad alimentare molti dubbi sulla mia reale identita’ e sul mio genere. Dubbi soprattutto di chi ha iniziato a relazionare con me solo in negli ultimi tempi e non mi conosceva quando ero “famosa” per ben altri motivi.

In ogni caso, ieri, l’occasione per poter comunicare a voce si e’ presentata poiche’ una mia sorella mi ha gentilmente offerto di poter usare il suo portatile che, nonostante i minuscoli tasti sui quali le mie unghie sono state messe seriamente a rischio, ha sia la web cam sia, ovviamente, il microfono. Li’ per li’ ero titubante. Sapevo che se lo avessi fatto, se avessi deciso di far sentire la mia voce, avrei sgretolato un pezzettino di quel muro di mistero che da molti anni, compiacendomi, mi sono costruita intorno, ma poi la vanita’ ha avuto il sopravvento ed ho preso la decisione. Dopotutto in Second Life moltissime persone hanno usato il “voice” con me, e non ricambiare mi sarebbe parso segno di scarsa “amicizia”, anche se “amicizia” in internet e’ un termine abusato e dal significato tutto proprio che, chi come me ha bisogno di un contatto solido e duraturo prima di concedere un minimo di fiducia, talvolta non comprende.

Non sto qui a raccontarvi la scena perche’ evidenzierebbe una parte di me troppo umana che, credo, scalfirebbe un po’ quell’immagine algida e distaccata che ho voluto piu’ volte mostrare, pero’ questa esperienza, di per se’ insignificante, mi ha sollecitato una riflessione sul modo in cui ci “percepiamo”. Modo che ho scoperto essere molto distante da quello con cui ci percepiscono gli altri. Parlando sinceramente, oltre ad un marcato accento dell’est Europa che ho sempre pensato ridicolizzasse in qualche modo il mio parlare in italiano, ho sempre creduto di non avere una bella voce. Di certo non orrenda, ma sicuramente non qualcosa per cui ci si potrebbe svenare. Mi sono sempre sentita la voce fredda, con una tonalita’ acuta, mentre a me le voci piacciono profonde e calde, al limite anche rauche. Voci come quella di Claudia Cardinale che penso sia assolutamente molto piu’ piacevole e sexy di quella Rosa Russo Iervolino.

Non mettetevi a ridere adesso, lo so bene che le due non sono neppure paragonabili, ma provate ad immaginarle senza il supporto visivo, ascoltando solo le loro voci ed avrete chiaro com’e’ importante “il suono” di una persona al di la’ del suo aspetto fisico. Sono peraltro certa che quello che sto dicendo sara’ condiviso immediatamente dalle donne che mi stanno leggendo, mentre gli uomini avranno qualche difficolta’ a comprendere l’importanza che per me hanno i suoni, come ad esempio la voce di una persona. So bene, infatti, che per il mondo maschile sarebbe assai piu’ gradevole una Claudia Cardinale - magari quella di “C’era una volta il West” - persino con la voce di Rosa Russo Iervolino, piuttosto del contrario, ma vi assicuro che, se anche incontrassi Viggo Mortensen, non sentirei alcuna voglia di passarci neppure un attimo a letto se parlasse con la voce di Lino Banfi.

Sono questi gli aspetti che ci differenziano fra uomini e donne. Non sono cose nuove e piu’ di una volta ho avuto occasione di parlarne. E’ infatti appurato, direi scontato, come tra l'universo maschile e quello femminile, ci sia un'enorme differenza nell’uso dei sensi. Questa diversita’ e’ forse la piu’ marcata, e influisce su come uomini e donne vivono il mondo dell'eros e l'arte dell'amore che interpretano con modalita’ e schemi totalmente differenti. La sessualita’ femminile e’ di tipo cerebrale, si affida piu’ alle emozioni e meno ai genitali. E’ una sessualita’ che, proprio per queste sue caratteristiche peculiari di sensorialita’ e cerebralita’ estreme e’ definita "di mucosa" e tra i cinque sensi che entrano in gioco sotto le lenzuola, quelli che vengono particolarmente attivati sono l’olfatto, capace di evocare ricordi, sensazioni e passioni, ripescando nella memoria odori importanti associati alla sessualita’ ed alla sfera dell'emotivita’, e l'udito, associato molto spesso al desiderio di "verbalizzazioni", cioe’ a farsi dire “cose” durante l’amplesso perche’, come direbbe lo scrittore Yukio Mishima, non “sentire la musica” potrebbe essere un problema per arrivare all’orgasmo. Gli uomini, invece, sono indubbiamente piu’ "tattili" e "visivi". La loro sessualita’ e’ definita “d’organo”. E’ piu’ visibile, piu’ quantizzabile, molto piu’ meccanica e la voce di una donna, sebbene sia importante, lo e’ sicuramente molto meno del suo aspetto fisico.

Ebbene, a parte queste banali considerazioni, quello che ho scoperto e’ che la mia voce, cosi’ com’e’ recepita dagli altri, uomini e donne che erano presenti alla mia storica “performance”, non risulta essere poi cosi’ male. Anzi - forse per gentilezza e qui puo’ sorgermi qualche dubbio - tutti mi hanno confermato che e’ bella e che l’accento dell’est non fa altro che darle un piacevole sapore d’esotismo. Ovviamente, il mio narcisismo e’ immediatamente schizzato alle stelle, e per circa mezzora ho galleggiato sospesa su una nuvoletta, mentre pensavo che e’ profondamente sbagliato giudicarsi da soli. Cio’ che percepiamo della nostra persona, inclusi i giudizi che diamo sul nostro carattere e sui nostri comportamenti, puo’ essere completamente falsato da una specie di “risonanza” che modifica cio’ che ascoltiamo.

Se non altro, alla veneranda eta’ di [omissis…] ho scoperto di essermi sbagliata sulla voce. Pero’ adesso mi sovvengono altri problemi: se ho sbagliato sulla voce posso aver sbagliato su innumerevoli altri aspetti di me stessa. Anche su tutto cio’ che io invece ho sempre ritenuto essere il mio punto di forza.

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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