venerdì 29 gennaio 2010

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Borostyán gyöngy

Perla d'ambra” mi ha chiamata, e mi ha incantata con i dolci versi di Kosztolányi Dezsõ. Poi mi ha attribuito gli aggettivi piu’ preziosi e mi ha detto che sono rara, unica, inestimabile come una stella cadente in una notte d’inverno, piu’ luminosa di Venere. Non osavo credere alle mie orecchie quando ascoltavo quelle parole. Dette da un uomo, poi!

Non puo' vedermi, ne’ potra' mai, ma in fondo gli occhi sono solo spettatori passivi, abbandonati nel turbine delle impressioni che trascinano nella volutta’, rapiti dalla bellezza e stupiti dalla sensualita’, oppure che indugiano volontariamente su quelli che sembrano i punti fondamentali di una situazione intrigante, distogliendo pero' la mente da cio' che invece e' davvero importante.

Non sapra' mai dunque che aspetto abbia, come sia il mio volto, ed il colore dei miei capelli e dei miei occhi gli saranno per sempre negati, ma e’ cosi’ che e' riuscito a scivolarmi dentro, soltanto cosi', navigando sulle morbide onde della poesia ha potuto incontrarmi, inseguendo il suono della mia voce e le sillabe che ho lasciato cadere lungo la rotta che giunge al mio cuore affinche’ solo chi guardasse senza vedere le raccogliesse.

E’ qualcosa d’incredibile che pensavo esistesse solo nelle mie fantasie, nei miei sogni. Un uomo che mi valuta sulla base dell'intelletto e sorvola su quello che solitamente prevale: il criterio dei sensi. Se oggi ho bisogno di credere che i miracoli possono ancora avvenire, che anche uomini cosi’ esistono, o che ne esiste almeno uno, allora dopo tanti anni so di averlo incontrato io questo insolito esemplare, e non e’ una fantasia della mia mente.

Non e' un caso, infatti, che nei giorni scorsi avessi trovato in condizioni misteriose delle minuscole perle d'ambra. Ne ho inspiegabilmente trovate qua e la’ oltre cento. Erano sparse dappertutto. Nel fondo delle mie borsette, nel mio zainetto, nelle tasche, dentro ai cassetti. Un vero mistero. Non so da dove provenissero, ma il loro ritrovamento si e’ interrotto dal momento in cui l'ho incontrato...

Tutta questa storia e’ un vero miracolo, o forse e’ una fiaba. Mi sento come fossi Tünde, la regina delle fate che vive nel romantico favoloso paese creato dalla fantasia di Vörösmarty Mihály, e sapete qual e’ la cosa strana? E’ che fin da piccola mi hanno sempre chiamata Tündér, ma ancor piu' incredibile e’ che il suo nome sia Csongor.

Imperscrutabili sono gli astri e gli dei, forze ignote e misteriose che ci guidano nel viaggio. Come quelle perline d’ambra. Adesso sono piu' che mai convinta della loro capacita’ di portare fortuna e so che, d'ora in poi, le custodiro’ come un tesoro in uno scrigno chiuso da sette lucchetti.

A játszótársam, mondd, akarsz-e lenni,
akarsz-e mindíg, mindíg játszani,
akarsz-e együtt a sötétbe menni,
gyerekszívvel fontosnak látszani,
nagykomolyan az asztalfõre ülni,
borból-vízbõl mértékkel tölteni,
gyöngyöt dobálni, semminek örülni,
sóhajtva rossz ruhákat ölteni?
Akarsz-e játszani, mindent, mi élet,
havas telet és hosszú-hosszú õszt,
lehet-e némán teát inni véled,
rubinteát és sárga páragõzt?
Akarsz-e teljes, tiszta szívvel élni,
hallgatni hosszan, néha-néha félni,
hogy a körúton járkál a november,
ez az utcaseprõ, szegény, beteg ember,
ki fütyörész az ablakunk alatt?
Akarsz-e játszani kígyót, madarat,
hosszú utazást, vonatot, hajót,
karácsonyt, álmot, mindenféle jót?
Akarsz-e játszani boldog szeretõt,
színlelni sírást, cifra temetõt?
Akarsz-e élni, élni mindörökkön,
játékban élni, mely valóra vált?
Virágok közt feküdni lenn a földön,
s akarsz, akarsz-e játszani halált?

Kosztolányi Dezsõ

domenica 24 gennaio 2010

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Pensieri in ordine sparso prima di partire

1° pensiero - Il 22 gennaio e' stata la festa di San Vincenzo. Per tradizione, un clima mite in questo giorno e' di buon auspicio per i raccolti. E' questo il momento in cui si controlla lo stato delle viti, e se le gemme non sono troppo danneggiate dal gelo c'e' la fondata speranza che la prossima vendemmia sia buona. Purtroppo, da alcuni giorni, la temperatura e' molto bassa. La massima e' a meno 4°, la notte scende addirittura fino a meno 11°, e non e' che sia previsto un miglioramento per i prossimi giorni.

2° pensiero - Il freddo mi mette addosso sempre un po' di malinconia. A Tokaj non e' che ci sia molto da fare durante questo periodo dell'anno. In paese e' tutto chiuso, il turismo adesso e' quasi del tutto assente e la gente se ne sta rintanata nelle proprie case. Mi e' presa una gran voglia di andarmene da qualche parte. Magari alle terme oppure in qualche grande citta'. Vorrei vedere alcuni dei nuovi film che sono usciti come "Avatar", ed anche incontrare persone nuove.

3° pensiero - Devo confessare che in fondo non sto male da sola. L'importante per me e' sapere che coloro che amo stanno bene, sono tranquilli e felici. Non e' indispensabile la loro vicinanza fisica, anzi ritengo che lo stare troppo a contatto, troppo legati sia in qualche modo deleterio per ogni tipo di rapporto. Quindi, prendero' il treno e partiro'. Ho deciso. Me ne staro' via per qualche giorno. Prima tappa Budapest, poi si vedra'. Sinceramente so gia' dove andare, ma non lo diro'. Inizio a preparare la sacca per il viaggio...

4° pensiero - Chissa' perche' ma fra le tante cose a cui penso prima di partire, mi e' venuto in mente anche questo diario e che forse non riusciro' a seguirlo per i giorni in cui saro' via, anche se col cellulare potro' moderare i commenti. In ogni caso, portero' con me il lap-top. Com'e' noto non amo molto il portatile poiche' la tastiera non e' che sia proprio adatta per delle unghie come le mie, inoltre non so mai se avro' modo di connettermi; pero' sapere di averlo con me mi rende piu' tranquilla. Sara' che ormai ne sono dipendente, ma questo fatto non mi sconvolge. L'attualita' e' costruita anche su questa tecnologia, inutile negarlo, e sarebbe perfettamente stupido voler fare a meno di essa.

5° pensiero - Programmero' la pubblicazione di questo post per quando saro' gia' arrivata a Budapest. Non dubitate che vi pensero'. In mezzo a voi ci sono ormai persone che ritengo vicine e che, credo, mi conoscano assai bene. Il mezzo virtuale, come dico sempre, non da' la possibilita' di poterci incontrare con il corpo ma di sicuro riesce a creare legami che coinvolgono altri aspetti del nostro esistere. Aspetti che probabilmente, se fossero soffocati dai cinque sensi, non avrebbero mai modo di emergere. A presto.

giovedì 21 gennaio 2010

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La nostra canzone

Basta un niente per innescare un ricordo: un odore, un sapore, oppure una musica. A tutti capita. E' normale. Pero’ e' qui che scatta la mia stranezza e quando questo accade, sento l'impulso di scrivere ogni pensiero, cosi' come mi viene, senza curare ne' grammatica ne’ sintassi. E non mi fermo fino a quando la mia anima non e' di nuovo libera dal peso che porto dentro.

Fuori ogni cosa e’ imbiancata di neve, ed il tavolo che di solito uso per lavorare e’ ricoperto da fogli scritti in una lingua che per chiunque sarebbe incomprensibile. Li osservo mentre sorseggio il mio the, e le note di “Apologize” sono ancora appiccicate alle pareti. La voce calda e morbida di Ryan Tedder ha portato via con se’ la notte ed ha fatto posto ad un nuovo giorno.

“Apologize” e’ una di quelle canzoni sulle quali ci si puo’ tranquillamente morire, dove il corpo diventa qualcosa di superfluo. Fa venire i brividi. A lungo sono stata ad ascoltarla, perche' e’ ancora vivo il ricordo di un’altra notte in cui tu la suonavi per me al pianoforte. Quella notte in cui me ne sono andata via senza darti una spiegazione. Anche quella volta, come adesso, l’avevo dipinta sul volto questa mia solita dolorosa malinconia, e senza dire una parola sono fuggita.

Quella musica appartiene anche a te, ormai, e so che ogni volta che l’ascolterai ti ricorderai i miei lunghi capelli che hanno il mio profumo particolare. Questi capelli, neri come la notte senza luna, ed i miei occhi, chiari, ed il mio sorriso. Ma adesso me ne sono andata, non ci sono piu’, e questi capelli, questi occhi, questo sorriso, non sono piu’ tuoi. Forse sono di qualcun altro, oppure ho solo deciso di tenerli per me.

Guardo la tazza ormai vuota e mi sento come lei, vuota, come un amore consumato. Con te sono cambiata ed anche tu... non so se di questo possa andarne fiera. In fondo non abbiamo il diritto di cambiare nessuno. Ma io so di essere entrata dentro il tuo cuore, di essermi impossessata del tuo sangue, delle tue ossa, delle tue viscere. Sono stata l’uragano che ha spazzato via tutto. E tu hai fatto lo stesso con me.

Non era in questo modo che dovevano andare le cose, ma e’ cosi’ che sono andate, lo sai… esattamente cosi’. Non abbiamo potuto farci niente. E sai che devi dimenticarmi, come si dimentica un sogno. Devi fartene una ragione… dobbiamo farcene una ragione. Anche se alla fine penso che non esista una ragione, ma soltanto una canzone impossibile da dimenticare.

I'm holding on your rope
Got me ten feet off the ground
And I'm hearing what you say
But I just can't make a sound
You tell me that you need me
Then you go and cut me down
But wait...
You tell me that you're sorry
Didn't think I'd turn around and say...

That it's too late to apologize, it's too late
I said it's too late to apologize, it's too late

I'd take another chance, take a fall, take a shot for you
And I need you like a heart needs a beat
(But that's nothing new)
Yeah yeah

I loved you with a fire red, now it's turning blue
And you say
Sorry like an angel, heavens not the thing for you,
But I'm afraid

It's too late to apologize, it's too late
I said it's too late to apologizes, it's too late
Woahooo woah

It's too late to apologize, it's too late
I said it's too late to apologize, it's too late
I said it's too late to apologize, yeah yeah
I said it's too late to apologize, a yeah

I'm holding your rope
Got me ten feet off the ground...

domenica 17 gennaio 2010

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Il mio gioco

Di solito non frequento questo genere di locali, quasi sempre preferisco altri modi per conoscere chi puo’ farmi trascorrere una serata divertente, ma a volte, quando non voglio crearmi troppe complicazioni, so che certi posti sono i piu' adatti. Mi siedo, ordino qualcosa da bere, ascolto la musica ed aspetto. Non passa mai molto prima che qualcuno, vedendomi da sola, mi si avvicini. Non accade spesso di trovare il tipo giusto, sia chiaro, quasi sempre tutto si limita ad una noiosa conversazione con un logorroico qualsiasi che, convinto di essere affascinante, mi racconta le sue storie assurde, cosi' banali che quasi mai ascolto.
She work it girl, she work the pole
She break it down, she take it low
She fine as hell, she about the dough
She doing her thing out on the floor
Her money money, she makin’ makin’
Look at the way she shakin’
Make you want to touch it, make you want to taste it
Have you lustin’ for her, go crazy face it
Ci sono volte che ho una voglia incontenibile di cavalcare nelle sconfinate praterie del peccato al suono delle trombe del giudizio universale, ma dalle mie parti, per una single un po’ trasgressiva che voglia divertirsi, non e’ che in giro si trovi molto; non e' facile incontrare l'uomo adatto con cui farlo, quello che al solo guardarlo, e senza troppe parole, fa venire la pelle d’oca e bagnare le mutandine. E’ una vera rarita’ perche', probabilmente, e' gia’ stato catturato e sigillato dentro ad una relazione stabile ed appagante; ha gia’ una compagna, e forse anche un’amante che se lo tiene ben stretto. Comunque sia, di sicuro, non frequenta certi ambienti.

Ed invece eccolo qua, seduto di fronte a me. Ascolta distrattamente la musica e non dice niente. Mi segue con lo sguardo ed esamina con attenzione ogni movimento che faccio. Ha occhi solo per il mio corpo. E' attratto come la falena dalla luce, chiunque lo capirebbe, ma quelle come me sanno leggere ancor di piu’ nel profondo degli uomini e conoscono bene i loro punti deboli.

Continua a sorseggiare una birra, cercando di rimanere tranquillo, facendo finta di nulla, pero’ a me non puo' nascondersi. Sento i suoi pensieri, le sue fantasie; si chiede di quali cose potrei essere capace, cosa potrei fargli, dove potrei condurlo.
She’s so much more than you’re used to
She know’s just how to move to seduce you
She gone do the right thing and touch the right spot
Dance in you’re lap till you’re ready to pop
She always ready, when you want it she want it
Like a nympho, the info
I show you where to meet her
On the late night, till daylight the club jumpin’
If you want a good time, she gone give you what you want
Mi eccita avere questo potere; essere di fronte ad un uomo ad ascoltare il suo desiderio mentre intorno la vita scorre normalmente. Io e lui, isolati dal resto mondo, inglobati in una bolla senza tempo; la schiuma della birra nei bicchieri che si disfa, lenta, i suoni ovattati, le voci mischiate alla musica, le persone intorno scolorite come figure in una scenografia di cartapesta. Lui forse ancora non lo sa, solo io ne sono cosciente, ma questa notte saro' davvero la sua regina.

Inizia a parlarmi. Mi dice qualcosa per sciogliere il ghiaccio ed io rispondo qualcosa facendogli capire che il ghiaccio si e' gia’ liquefatto. Ma le parole in certi momenti non servono a niente, sono solo suoni inutili che le orecchie non ascoltano. Altri sono i motivi che lo tengono appeso al mio filo; immagina il mio corpo che ancora non conosce e quello che con me potrebbe fare. E' impaziente, sento la voglia incontenibile che ha e che sembra dover esplodere da un momento all’altro. Osservo l’erezione che gli preme dall’interno dei pantaloni. Indaga con gli occhi e si guarda intorno per vedere se qualcuno se ne sia accorto, domandandosi se dal suo viso trapeli la voglia che in quel momento ha di prendermi, sbattermi su un letto, chiudermi la bocca con i baci e farmi gemere di piacere.

Cerca di restare impassibile, ma io lo stuzzico, lo tormento, rido, scherzo, fingo di non capire dove lui voglia arrivare, e senza dargli mai una certezza gli faccio intuire il perche’ della mia gonna provocante, sigillata da un’austera zip che, pero’, volendo, puo' anche essere tirata giu’ lentamente. Il perche’ delle autoreggenti, nere, velate, sensuali. Il perche’ della casta camicetta, completamente chiusa ma con i bottoni automatici pronti ad essere sganciati uno ad uno… oppure strappati via con un unico gesto, deciso.
In her fantasy, there’s plain to see
Just how it be, on me, backstrokin’,
Sweat soaking
All into my set sheets
When she ready to ride, I’m ready to roll
I’ll be in this bitch till the club close
What should I do, one thing on all fours
Now that that shit should be against the law
Per invitarmi a seguirlo non gli serve una scusa. Entrambi lo sappiamo che non ce n’e' bisogno, che tutto e' gia’ scritto, stabilito fin dal primo sguardo. A casa gli chiedo di spegnere ogni luce. Voglio solo quella che entra dalla finestra, rischiarata dalla neve che durante il giorno e' caduta abbondante. Mette su un po’ di musica che subito si diffonde nella stanza.

Restiamo in piedi di fronte al letto, vicini, a guardarci negli occhi. Il primo bacio arriva quasi subito, dolce, erotico, sensuale. Sento la sua lingua che esplora la mia bocca e lascio che le sue dita mi torturino i capezzoli che premono stretti dal tessuto della camicetta. Poi, con la mano, scende ad accarezzarmi le cosce, la’, nel punto dove le calze finiscono ed inizia la pelle.

Anch’io lo accarezzo sopra i pantaloni. Sfioro il suo sesso, con le dita ne seguo il contorno, lo stringo mentre lui mi bacia sul collo, dietro l'orecchio ed i brividi di piacere mi pervadono tutta. Il respiro mi si accellera e sento che ho voglia. Allargo un po’ le gambe per invitarlo ad andare oltre. La sua mano si sofferma incerta appena arriva all'orlo delle mutandine... poi un suo dito si fa strada; mi accarezza piano, separa i petali del mio fiore e, scorrendo sulla sua rugiada, sfiora dolcemente quel chicco prezioso da cui nasce il piacere di ogni donna. Lo preme, lo stuzzica, e poi mi scivola dentro.

Chiudo gli occhi e mi lascio esplorare. I nostri respiri si uniscono, le nostre bocche si cercano ed il mio corpo si contorce dal piacere, fin quando, scossa dal tremore, mi lascio andare in un gemito liberatorio. Mi abbandono a lui completamente, corpo contro corpo, con il mio seno, ormai libero dai bottoni che lo tenevano prigioniero, schiacciato contro il suo petto.
Different style, different move,
Damn I like the way you move
Girl you got me thinking about,
All the things I do to you
Let’s get it poppin’ shorty
We can switch positions
From the couch to the counters in my kitchen
Accende alcune candele che emanano un delicato profumo che si lega perfettamente a quello della mia pelle e all’odore di me. Nell’oscurita’, rischiarata dalla loro tenue luce e da quella che filtra attraverso i vetri, tolgo tutti vestiti e mi sdraio sul letto. Indosso solo me stessa, solo la pelle di luna, e i lunghi capelli mischiati al buio della notte ed agli occhi chiari che, illuminati dal mio sguardo, brillano eccitati mentre le labbra mi si schiudono, morbide, ed inviano un impercettibile richiamo.

I miei seni si muovono ritmici ad ogni respiro. So che gli piacciono, piccoli, con i capezzoli turgidi, disponibili, e con quella leggera pelle d’oca data dai brividi dell’eccitazione. Con la mano compio una danza lenta sfiorando la linea immaginaria che scende, giu', lungo il mio ventre, e raggiunge infine le mie cosce che si aprono per lui.

Avverto la sua eccitazione che preme, la sua mente che scalpita. So che vuole toccarmi, leccarmi, sentirmi sua, prendermi, entrarmi dentro, deciso, e spingere il suo corpo contro il mio. Vuole sentirmi godere, vuole sapere, sentire cosa dico nel momento del piacere, ascoltare i miei gemiti, osservare i sussulti del mio corpo, i miei brividi e l’eccitazione che si libera nell’orgasmo.

Avvertire la tensione salire, calare, ravvivarsi, raggiungere l'apice, fermarsi e poi ricominciare. E' questo il mio gioco. Se adesso lo interrompessi, se in questo momento mi alzassi, mi rivestissi e fuggissi via, mi odierebbe, lo so. Molti altri prima di lui mi hanno odiata per questo, ma stavolta non capitera'. Per lui ho in serbo altro, qualcosa di meglio, di diverso, di ancor piu’ eccitante ed anche di piu' crudele. Gli chiedero' di scegliere un numero da uno a quattro, ed esigero' una risposta prima di fargli sapere il perche'. Da una a quattro potranno essere le dita che vorro' che m'infili dentro, o le volte che mi lascero' penetrare, oppure le ore che dovranno ancora passare prima che gli conceda di scoparmi.
Baby this a new age,
You like my new craze
Let’s get together
Maybe we can start a new phase
The smokes got the club all hazy,
Spotlights don’t do you justice baby
Why don’t you come over here, you got me saying
Aayooh
I’m tired of using technology,
Why don’t you sit down on top of me
Aayooh
I’m tired of using technology
I need you right in front of me

mercoledì 13 gennaio 2010

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Come sarei

Oggi ho fatto una cosa di cui mi vergongo e che non avrei mai dovuto fare. Una di quelle cose che, se me l’avessero preannunciata, avrei detto “ma voi siete matti, non e’ da me, non sono il tipo”. Eppure, come recita uno slogan che molti utilizzano cercando di apparire saggi, intelligenti e maestri di vita, dato che di se’ hanno una grandissima considerazione e si sentono un po’ tutti dei James Bond, e’ proprio il caso di affermare: “Mai dire mai”.

In effetti, almeno stavolta, devo ammettere che sono proprio le persone piu' insospettabili che stupiscono perche' fanno inaspettatamente quello di cui mai le crederemmo capaci. E cosi' e’ avvenuto, ahime’: anch’io sono caduta nella trappola e non sono riuscita a resistere all’impulso da “desperate housewife”. Ho ceduto: sono capitata per caso su una pagina web con un test e l'ho fatto. No, non si tratta di qualcosa d'intelligente, ma e' uno di quei test stupidi che si trovano molto spesso nelle riviste che si leggono dal parrucchiere o nelle sale d'attesa degli studi medici. Quelli che, in base alle risposte che si danno a domande decisamente cretine, ci fanno un quadro chiaro di come siamo rendendoci consapevoli del nostro carattere, dei pregi, dei difetti, del modo di sedurre che abbiamo ed altre autentiche inutili banalita'. Lo so, questo non si attaglia all’immagine che in tutti questi anni ho voluto dare di me, e penso al duro lavoro d’introspezione ed esternazione fatto con fatica e buttato nel cesso solo a causa di questa maledetta curiosita’ infantile di voler ad ogni costo capire il meccanismo delle cose. Ma ormai la frittata e’ stata fatta, le uova sono state rotte ed il risultato e’ qui sotto i miei occhi, e fra poco anche sotto i vostri.

A questo punto, poiche’ la capra non l’ho potuta salvare e da oggi la vostra considerazione di me scendera’ a livelli prossimi allo zero assoluto, posso soltanto sperare di salvare almeno i cavoli e vedere se il risultato, il verdetto, insomma tutto cio' che ne e’ uscito e’ azzeccato oppure, come suppongo, si tratta solo un ammasso di stronzate messe li’ alla rinfusa per accontentare le aspettative di tutte le donne, indistintamente, in special modo di quelle che con questo genere di cavolate riescono a recuperare quel minimo di autostima necessaria per non sentirsi proprio delle nullita'. Ecco dunque, alla fine di tutto, come sarei secondo il risultato del test:

”Sarei vivace, divertente, interessante e colta, avrei sempre qualcosa da raccontare. Molto a mio agio in mezzo alla gente, saprei di non passare inosservata. La mia forza sarebbe una notevole fiducia in me stessa e molta ambizione. Nel look non esiterei ad esprimere la mia femminilita’: non uscirei mai senza trucco e le mie mise sarebbero sempre perfettamente studiate.
Agli uomini piacerei perche’ lusingherei il loro ego. Ebbene si’! Camminando al mio fianco, gli uomini si sentirebbero belli, intelligenti e piu’ furbi degli altri, perche’ sarebbero riusciti a conquistarmi. Pero' non apprezzerebbero affatto che io fossi meglio di loro. Che io sia socievole va bene, che abbia il senso dell'umorismo certamente e' buona cosa, ma a condizione di non aver l'impressione di essere inferiori. Pare che sia questione di fierezza maschile...
Per sedurre userei un’astuzia molto particolare: ogni tanto fingerei di essere una povera ragazza indifesa. Mostrerei al mio partner di aver bisogno di lui nella vita di tutti i giorni. A condizione, naturalmente, di scegliere le azioni giuste da fargli fare. Non certo sturare il lavandino, ma calcolare il tasso di interesse di un mutuo, questo si’... anche se, naturalmente, potrei farcela benissimo da sola.”

Sono basita! E’ strabiliante! Mi chiedo come facciano con sole dieci risposte a scoprire ogni cosa di me, il piu’ piccolo dettaglio del mio carattere, la minima sfumatura della mia personalita' e persino quegli aspetti particolari che mai riuscirei ad intravedere. Soprattutto perche’ a tutto ho risposto mentendo!

Ed infine arriviamo a cio' piu' vi interessa, alla curiosita' che dal momento in cui avete iniziato a leggere vi tiene inchiodati, alla domanda che vi frulla per la testa alla quale attendete una risposta sincera. Ebbene, ve lo confesso, so che resterete delusi ma quella ragazza nella foto non sono io. E tutto questo ambaradan e' servito solo a farvi arrivare alla fine del post. Adesso vi rendete conto di come sarei?

lunedì 11 gennaio 2010

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L'intimita'

Se c’e’ qualcosa che mi manda davvero fuori dai gangheri, qualcosa che non riesco proprio a perdonare neppure se poi mi vengono porte le scuse piu’ sincere, e’ che qualcuno entri a mia insaputa nel mio privato e scorrazzi liberamente fra le mie cose piu' intime allo scopo di acquisire informazioni per verificare e controllare cio' che faccio. Non importa quanto possono essere nobili le sue intenzioni, non importa se mi giura amore eterno, non m’importa niente… decido io quale sia lo spazio della mia vita in cui gli altri possono entrare, e decido io a chi dare il permesso. In questo non faccio alcuna eccezione. Genitori, amici, fidanzati, rompicoglioni d’ogni genere e specie: nessuno deve arrogarsi alcun diritto nei miei confronti e tutti, dico tutti, devono rispettarmi come io rispetto loro.

C’e’ chi sostiene che in amore ed in guerra tutto sia permesso. Io non la penso cosi’ ed il rispetto, almeno a casa mia, si dimostra nel non superare certi paletti che vengono posti. Se poi i paletti sono troppo rigidi, chiunque puo’ decidere di defilarsi, di mandarmi a fare un giro e cancellarmi dalla sua vita. E’ una scelta lecita che io rispetto, ma quei paletti per me sono sacri e nessuno li puo' violare senza il mio permesso. Soprattutto se poi lo fa senza che io ne sia consapevole.

Ho avuto diversi boyfriend. Il termine giusto sarebbe “trombamici”, cioe’ amici con i quali non era spiacevole fare sesso, mentre coloro con i quali trovavo una vera affinita’ di sensi ed anche di sentimenti, ho sempre preferito chiamarli “fidanzati”. A causa del mio carattere e per le scelte fatte in quel periodo della mia vita, certi rapporti non duravano mai a lungo e quindi non arrivavano mai a tramutarsi in qualcosa per cui si esigeva un impegno preciso da una parte o dall’altra. Pertanto, preferivo che queste mie relazioni “amorose” restassero su un piano di mera superficialita’, da trombamici appunto, e che non andassero mai oltre certi limiti che io stessa imponevo.

Ne ricordo uno che ha significato forse qualcosa di piu’. Era simpatico, carino, intelligente. Non raccontero' molto di lui sennonche', essendo “latino”, mi parlava sempre d’amore, di sincerita’, di complicita’, cercando di spingermi all’interno di un rapporto un po’ meno superficiale, che andasse oltre l’immediata soddisfazione dei sensi e presumesse uno stare insieme che non fosse limitato soltanto a “cogliere l’attimo”. Insomma, le solite menate da latini sentimentali, sull’amore infinito e gli asini che volano. Lui pero’ mi sembrava realmente sincero e questo un po' mi lusingava e mi attraeva, anche perche’ forse in quel momento sentivo il bisogno di staccarmi, almeno durante i week end, dalla monotonia dei tanti incontri a pagamento.

Sfortunatamente per lui, pero’, ero la donna sbagliata e non ancora disponibile per proposte di quel genere. Ero ancora lontana dal raggiungimento dei miei obiettivi e non avevo assolutamente voglia di cambiare la mia vita solo perche’ qualcuno diceva di essere innamorato di me; una cosa che fra l’altro mi sentivo dire spesso e non solo da lui. Non ero la persona adatta per risolvere i suoi problemi, e con sincerita’ glielo dicevo che per me era diverso, che non ero pronta ad accettare quello che lui mi proponeva ma che, se proprio lo voleva e con me stava bene, potevamo comunque frequentarci, ma solo a determinate condizioni e cioe’ che doveva tenere fuori dal nostro rapporto gli aspetti collegati al mio lavoro e a quel mio modo di essere, oltremodo emancipato e per certi versi libertino, indispensabile per gestire al meglio coloro che in quel momento rappresentavano la mia clientela migliore. Quindi, via la gelosia, via le domande trabocchetto, via le verifiche su quello che gli dicevo e, soprattutto, via tutti quei metodi che immaginavo avrebbe usato per informarsi sui miei spostamenti e sulle persone che avrei incontrato.

Avrebbe potuto rifiutare e non starci; avrebbe potuto lasciarmi perdere, avrebbe potuto cercarsi un’altra donna, avrebbe potuto anche usare le brutte parole e, pur non avendone alcun diritto, arrabbiarsi. Sarebbe stato lecito e l’avrei in qualche modo compreso. Di sicuro la nostra storia sarebbe terminata li’, ma forse, messa di fronte ad un ultimatum, se veramente avessi tenuto a lui avrei potuto prendere decisioni diverse. Questo chi puo’ dirlo? Ma lui non lo fece. Mi confesso’ che gli dava fastidio cio’ che facevo, che soffriva quando non sapeva dove ero e che era geloso per gli uomini che incontravo, ma il sentimento che provava era talmente forte ed intenso che avrebbe accettato tutto pur di poter stare con me. Oltretutto, per la verita’, c’era anche un aspetto piu' materiale, cioe' che nel letto stavamo davvero bene e si sa, quando un uomo trova un certo tipo di sesso e’ disposto a sopportare anche quello che altrimenti non sopporterebbe mai.

Devo dire che pero' quella volta mi comportai in modo distratto ed un po' superficiale, permettendo all'ingenuita' di non farmi notare in tempo alcuni particolari che forse avrebbero potuto evitarmi una cocente delusione. Probabilmente non ero emotivamente coinvolta come avrei dovuto, e quindi non m’interessava davvero salvaguardare quella relazione, oppure da autentica fatalista quale sono pensavo che le cose dovessero durare fino al punto in cui potevano durare, senza forzature e senza pormi mai troppi problemi su cio’ che sarebbe accaduto l’indomani. Per cui, alla fine, quando venni a sapere che aveva scoperto il codice d’accesso della mia segreteria telefonica e che da tempo controllava e verificava i miei spostamenti e quello che i clienti mi dicevano al telefono, cose delle quali ovviamente lo tenevo all’oscuro, ne fui amareggiata e mi sentii davvero tradita.

Lui, come fanno un po’ tutti, tento’ di addossare la colpa su di me; mi disse che ero una bugiarda perche’ non gli raccontavo tutta la verita', che mi approfittavo dei suoi sentimenti e che non lo meritavo perche' ero un'insensibile egoista oltre che puttana. Forse in parte cio' che diceva era anche vero. C'e' stato quel momento della mia vita in cui riconosco d'essere stata assai egoista, ma di sicuro non lo avevo mai ingannato. Con lui ero stata leale fin da subito, non gli avevo mai promesso l’esclusivita’ e la fedelta’ assoluta, avevo posto i miei paletti, gli avevo spiegato chiaramente come stavano le cose e quella sua incursione nel mio mondo privato stava a dimostrarmi che, in fondo, anche lui non era diverso dagli altri: possessivo, prevaricatore e ficcanaso fino alla nausea. Ed a niente sono servite poi le sue scuse successive per recuperarmi. Anche se e’ difficile, lo so, posso arrivare ad accettare persino un tradimento sentimentale, ma non riesco proprio a perdonare chi cerca di controllarmi di nascosto.

Purtroppo, per una certa cultura patriarcale e maschilista una donna, anche se non promette fedelta’ a nessuno e dichiara di voler essere libera da vincoli, non ha il diritto di appartenere solo a se stessa. Non ha diritto di essere completamente padrona della propria intimita’. Non ha diritto neppure di avere una sua sessualita’ e gestire i propri desideri liberamente, poiche’ questo compito non spetta a lei ma al maschio di turno; il padre, il fratello, il fidanzato, il marito, e persino un trombamico un po’ troppo curioso. Ciascuno si sentira’ autorizzato ad usare ogni mezzo possibile per possedere la chiave della sua cassaforte e non importa se lei manifestera’ la sua forte intenzione di voler gestire la sua vita da sola senza intromissioni, perche' ci sara’ sempre e comunque chi cerchera’ di controllarla per tenere incatenate le sue pulsioni piu’ intime, quelle che gli uomini, quasi tutti, considerano pericolose ed inaccettabili. Anche quella di essere, se lo desidera, una puttana.

giovedì 7 gennaio 2010

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Auguri ad Admin, a Stecchino e a Far East

Non sono auguri che invio in ritardo. E' vero che per gli italici l’Epifania ogni festa porta via ma, qualora non si sapesse, oggi e’ Natale per la Chiesa Ortodossa e quindi sono ancora in tempo. Mi sono infatti accorta d’essermi scordata di fare gli auguri ad una persona alla quale tengo particolarmente: il celeberrimo Admin di EF, colui che e’ stato l’inconsapevole artefice di questo blog. Se non fosse stato per lui, infatti, il mio diario sul web non esisterebbe, poiche’ permettendo che nel forum da lui gestito mi si calunniasse e vi si pubblicassero dati sensibili e foto che mi riguardavano, mi convinse ad aprire il mio spazio personale nel quale ho potuto raccontarvi i fatti dal mio punto di vista.

Orbene, da allora sono passati piu’ di tre anni ed anche se molte cose sono cambiate non posso dimenticare che contro questo mio insignificante diario ne sono state combinate di tutti i colori. Fu proprio nel gennaio del 2007 che qualcuno riusci’ in modo fraudolento ad impadronirsene, e poi in seguito ricordo i tentativi di diffamazione, le clonazioni, e tante altre cose carine dietro alle quali, chissa’ come mai, ho sempre visto quei bizzarri e pittoreschi personaggi che ancor oggi frequentano assiduamente quel meraviglioso luogo di discussione per decerebrati e malati di mente che e’ Escortforum. Un luogo in cui, forse per ossessione, il mio nome viene immancabilmente associato a qualsiasi nick femminile che compare. Stavolta e' il turno di una certa Perladinotte. Non so chi sia Perladinotte e neanche mi interessa saperlo, ma un tale che si fa chiamare Stecchino, che e’ di sicuro un povero sfigato il cui destino per la vita e’ quello di dover pagare per poter avvicinare una donna, dice che lei sarebbe me, cioe’ che questo blog sarebbe suo. Non e' vero, questo lo sanno tutti, ma ancora lui non lo sa. Quindi dovro' spiegarglielo nel modo piu' gentile e meno traumatico possibile...

Caro Stecchino, scusami se sono sincera e mio malgrado diretta, ma sei davvero un imbecille. Anche un bambino di cinque anni si accorgerebbe che fra me e Perladinotte c’e’ un abisso, sia negli argomenti trattati che nel modo di scrivere. Ma tu forse hai il cervello inferiore a quello di un bimbo di cinque anni… ed anche il pisello. Di questo sono sicura dato che, nei frequentatori di EF, ho rilevato una particolare correlazione fra i due organi. E oltre a te vorrei anche salutare l’altro personaggio dotato di intelligenza sovrumana che ti da’ man forte nelle discussioni contro Perladinotte, vale a dire Far East, o come si fa chiamare adesso Ugo Piazza, il quale finge di digitare da qualche posto sperduto della Malesia, ma invece sta rinchiuso, dicono agli arresti domiciliari, nella sua misera casupola bolognese. Che pena!

Come vedete, non ho dimenticato nessuno, anche perche' siete voi che mi citate di continuo in quell'immondezzaio. So che in fondo mi volete bene: senza di me che ogni tanto racconto le vostre prodi gesta, voi sareste meno che il niente e non vi ricorderebbe nessuno. In questo modo, invece, le vostre gesta resteranno scolpite indelebili nel web e tramandate nei secoli per generazioni e generazioni di pisquani. Non siete contenti? Trattenete quindi la lacrimuccia di commozione ed accettate questo mio sincero vaffannatale!

lunedì 4 gennaio 2010

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Legge ad personam

Wikipedia ne da’ questa definizione: “Con la locuzione legge ad personam s'intende una legge (o atto avente forza di legge) che si ritiene sia stata realizzata mirando specificamente al raggiungimento di determinati effetti favorevoli (o sfavorevoli) per una singola e individuata persona o ristretto gruppo di soggetti, cio' nonostante possa essere apparentemente formulata in modo generale".

Fra tutte quelle cose nella lista delle priorita’ che ogni anno a Natale sfoderiamo con stucchevole buonismo per mostrare agli altri quanto riusciamo ad essere migliori, io certamente metterei al primo posto una bella legge ad personam finalizzata a qualcosa di positivo, qualcosa per cui un intero paese potesse andar fiero. Una legge che avesse lo scopo di mettere al sicuro una sola persona dall’ingiustizia ad personam che, suo malgrado, e’ costretta a subire.

No, non parlo di chi ha gia’ sufficienti privilegi, soldi ed avvocati per vivere un’intera vita nel lusso al riparo di ogni possibile ingiustizia che qualsiasi magistrato possa perpetrare ai suoi danni, oppure di chi, essendo l’uomo piu’ ricco e piu’ potente d’Italia, si lamenta di dover pagare risarcimenti a editori concorrenti o assegni di mantenimento milionari a ex mogli tradite, o ancora di chi si fa curare la bua al faccino dai migliori specialisti coccolato nelle cliniche piu’ esclusive. E non parlo neppure di chi, invece, deve arrivare alla fine del mese arrotondando la misera pensione con l'ancor piu' misera social card, oppure viene mutilato da medici incompetenti o da macellai senza scrupoli in ospedali che assomigliano sempre piu’ a cliniche degli orrori. No, non parlo di queste persone perche’ per costoro, ricchi o poveri che siano, deve valere l’art. 3 della Costituzione italiana, quello che pone tutti i cittadini uguali di fronte alla Legge. Parlo invece di “G”, l'orfano di undici anni che fra quattro giorni dovrebbe essere strappato ad un uomo che vorrebbe fagli da padre e che in questo momento si sta prendendo cura di lui, per finire in una comunita'. Lo stabilisce la Legge e si sa: "La Legge e' uguale per tutti".

Ecco, se davvero fossi in grado di dettare l’agenda delle priorita’ in un parlamento sempre piu’ orientato a salvaguardare i propri privilegi, sempre piu’ proteso a separare la gente in caste, fra “chi puo’” e chi “non puo’”, sempre piu’ antidemocratico ed autoreferenziale, la prima cosa che metterei all’ordine del giorno sarebbe proprio una bella legge ad personam per "G".

sabato 2 gennaio 2010

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Una piccolissima storia

- Vorrei che mi raccontassi una storia.
- Che genere di storia?
- Non ha importanza, una storia qualsiasi... ma non necessariamente deve essere una grande storia. Andrebbe bene anche piccola. Una piccolissima storia.
- Si', d'accordo, ascolta... lui si innamora di lei che e’ ancora una ragazzina. Le propone di seguirlo e la porta via con se’. Vivono insieme. Lei con lui diventa una donna, poi sente che qualcosa e’ cambiato perche' viene alla luce una parte di se’ che non credeva di avere e si innamora di una donna. Ma per lui questo rappresenta un tradimento che distrugge il loro mondo perfetto fatto di complicita', ed inevitabilmente il rapporto si lacera. Iniziano cosi’ i problemi: lei e’ tormentata da sentimenti contrastanti, lui diventa irascibile e violento ed alla fine lei lo lascia.
- Lo lascia per andare a vivere con l'altra donna?
- Non solo per quello…
- E' una storia triste. E' interessante lo spunto "lesbico", ma mi ha messo addosso una grande tristezza. Raccontamene un’altra.
- Va bene, allora senti questa... due donne sono innamorate l'una dell'altra. Fanno le prostitute ma una delle due, la piu' giovane, sa benissimo che quella non e' la vita che desidera, e sente il bisogno di scappare via alla ricerca di avventura e di una nuova esistenza. Un giorno parte, ma l'altra non la segue.
- E per quale motivo non la segue?
- Nessuno lo sa...
- Anche questa storia e' triste. Peccato, perche' e' intrigante quando parla di prostituzione.
- Si’, lo so. In tal caso senti questa... lei e’ una prostituta, di quelle di lusso, giro chiuso, clienti selezionati. Lui le dice che ha fatto di tutto per incontrarla e le fa una proposta: una notte d’amore, anzi “la notte d’amore”, l’unica della sua vita, e desidera che sia perfetta.
- L’unica notte d’amore della sua vita... e perche’ sceglie proprio lei?
- Perche’ vuole vivere un momento meraviglioso ed indimenticabile, percio’ sceglie una professionista esperta nell’arte del sesso e dell'erotismo. Ma non e' il solo motivo: a lui piacciono le imprese impossibili e la vera sfida e’ che non cerca solo una scopata, ma vuole sentirsi amato, e lei deve essere talmente brava da faglielo davvero credere. In cambio le offre di un sacco di soldi; cosi' tanti che lei non avra’ mai piu’ bisogno di prostituirsi.
- E lei capisce che lui non sta scherzando!
- Si’, e questo la rende nervosa…
- Certo, l'amore e’ una sfida impossibile per chiunque, anche se per una notte soltanto, lo so. E lei che fa? Accetta quell’assurda proposta?
- E’ turbata. Nonostante il suo mestiere sia proprio quello di soddisfare i desideri degli uomini, non e’ sicura di essere in grado di riuscire in quello. Anzi, percepisce addirittura un pericolo…
- Vuoi dire che la professionista potrebbe vedere all’improvviso crollare tutte le sue difese ritrovandosi di fronte ad un uomo che non la vuole solo per il sesso ma pretende l’amore come prestazione?
- Esattamente questo, si’. Lei e’ una donna libera, indipendente, e cerca di evitare ogni tipo di situazione e coinvolgimento che possa farle perdere controllo.
- In ogni caso, la immagino come una donna speciale. Credo che anche lui ne subirebbe il fascino.
- Su questo non c’e’ alcun dubbio!
- La storia e' mielosa piu' di un romanzetto per adolescenti, ma forse sono io che non ci capisco molto in fatto di storie.
- Quando fai cosi’ sei veramente irritante. Io le racconto come mi sgorgano dal cuore e tu l’unica cosa che sai fare e’ rispondere col sarcasmo.
- Non arrabbiarti, dai, scherzavo. Anche questa e' una bella storia, ma ancora una volta e’ triste. Non ne conosci una che sia felice?
- Va bene… allora… lei e lui sono al computer e dialogano in chat. Lui scrive: “Vorrei che mi raccontassi una storia”. E lei: “Che genere di storia?”

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Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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