martedì 16 novembre 2010

19
comments
Qualcosa di me

Atzinganoi e’ un termine greco che significa “intoccabili”. Da esso derivano le parole “tzigani” e "zingari" diffuse per indicare un insieme di diverse etnie, principalmente Rom ma anche Sinti e Kale’, originariamente ritenute nomadi e accomunate da un medesimo idioma linguistico: il Romanes. Sono certa che a questo punto qualcuno pensera’: “Oh no… un altro post sugli zingari!” Si’ lo so, rischio di diventare pesante e comprendo che l’argomento possa ad alcuni non interessare, ma devo mantenere una promessa che ho fatto.

Commentando un post nel blog di Modesty che con questo argomento non c'entrava assolutamente niente e “deragliando”, come al mio solito e per colpa della mia ben nota prolissita’, completamente fuori tema mi sono trovata a far riferimento agli tzigani affermando che per il mio popolo e’ sconveniente, se non addirittura poco dignitoso, manifestare il proprio dolore pubblicamente. La giusta obiezione di Modesty e’ stata che, al contrario, lei e’ normalmente abituata a vedere le facce sofferenti delle donne zingare che piangono perche’ non hanno di che sfamare i propri figli e che chiedono l’elemosina manifestando apertamente un disagio ed una sofferenza che, almeno a prima vista, contraddirebbe la mia affermazione.

Se fosse vero cio’ che Modesty pensa, dovrei dunque ammettere adesso che, per il fatto stesso di vivere d’accattonaggio stimolando le emozioni della gente per ottenere compassione, manifestando cioe’ dolore e sofferenza, gli zingari mancherebbero di orgoglio, di amor proprio e di dignita’. Ma le cose non stanno esattamente cosi’ e tentero’ di spiegare perche’.

Innanzi tutto, collegare tutti quanti gli zingari all’accattonaggio e’ sbagliato. E’ uno dei tanti frutti nati dalla mancanza d’informazioni che i gage’, i non Rom, hanno riguardo al mio popolo, cioe’ l’ennesimo degli innumerevoli pregiudizi diffusi su di noi, insieme a molti altri come la convinzione che siamo tutti nomadi e che abitiamo nelle baracche e nelle roulotte, che non abbiamo l’abitudine a lavarci, che rubiamo i bambini, che non abbiamo mai lavorato e tutte quelle leggende metropolitane non certo edificanti che girano sul nostro conto e che ci etichettano in stereotipi, come se fossimo tutti uguali, con le stesse caratteristiche e con lo stesso stile di vita indipendentemente dal luogo in cui viviamo e da quale sia stata la storia del nostro gruppo.

In realta’ la situazione e’ assai diversa. Certi aspetti che ci etichettano come miserabili, accattoni, indigenti, senza voglia di lavorare nonche’ poco inclini all’igiene personale, non appartengono alla cultura Rom. Se abbiamo la fortuna di trovarci in una situazione di “normalita’”, la nostra vita non e’ molto diversa da quella dei gage’, ma esistono luoghi comuni che appartengono ad un meccanismo perverso che e’ venuto a crearsi a seguito della caduta dei sistemi comunisti dell’Est Europa e dei conflitti balcanici da cui moltissimi Rom sono stati costretti a fuggire, rifugiandosi come profughi in paesi che, dopo, non sono stati in grado di integrare queste persone che, avendo perso tutto, finanche i documenti, improvvisamente si sono ritrovate apolidi, perennemente straniere, senza un luogo in cui vivere ed in mezzo a gente che ha sempre stentato ad accettarle.

La crisi economica che e’ sovvenuta negli ultimi tempi, poi, ha ulteriormente peggiorato le cose, alimentando le spinte xenofobe nelle popolazioni ospitanti e diffondendo quei pregiudizi con i quali tutti noi, oggi, profughi e non, nomadi e stanziali, giovani e meno giovani, sia che viviamo in Ungheria o in Italia o in qualsiasi altro luogo, siamo chiamati a confrontarci. Convinzioni, come quella di Modesty, ad esempio, spesso dettate dalla buona fede ma errate, che avrei piacere di sfatare, magari fornendo una diversa chiave di lettura che tenga conto di cio’ che e’ vero da cio’ che non lo e’.

E’ vero che gli zingari sono nomadi e vivono nelle baracche e nelle roulotte?
E’ vero sicuramente per i piu’ poveri. Nelle baracche vivono di solito i poveri di tutto il mondo, zingari e non, e molto spesso nei campi nomadi e’ facile trovino rifugio moltissime persone che non appartengono alla comunita’ degli zingari. Pero’ la verita’ e’ che la maggior parte del popolo Rom in Europa oggi e’ stanziale, non e’ piu’ nomade, e vive in case che non sono diverse da quelle dei gage’.

E’ vero che gli zingari hanno l’abitudine di non lavarsi?
E’ vero per chi non ha accesso ai servizi igienici, come chi di solito viene ghettizzato nei campi nomadi, ai confini del tessuto urbano dove non esiste un modo facile per approvvigionarsi d’acqua, ma la nostra cultura tiene in grande considerazione la pulizia e se possiamo, ci laviamo addirittura piu’ dei gage’.

E’ vero che gli zingari rubano i bambini?
E’ falso. Si tratta solo di una leggenda nata dal fatto che, spesso, possono nascere bambini con la pelle molto chiara e con i capelli biondi. D’altra parte, tra noi, i bambini non mancano e non abbiamo bisogno di rubarli. Infatti, non e’ mai stato accertato un solo caso di furto di bambini commesso da uno zingaro. A volte, pero’, e’ stato invece vero il contrario; cioe’ esistono casi documentati di sottrazione alle famiglie zingare dei loro bambini.

E’ vero che gli zingari non hanno mai lavorato?
E’ completamente falso. I Rom nomadi una volta lavoravano spostandosi da un villaggio all’altro; erano artigiani, saltimbanchi, ammaestratori di animali. Con la fine di questi mestieri, molti sono rimasti disoccupati e stanno vivendo adesso cio’ che tutti i disoccupati nel mondo vivono con l’aggravante pero' di essere zingari, quindi ulteriormente discriminati. Ma oltre a questo la globalizzazione, la grave crisi economica e la nascita della nuova economia di mercato, hanno penalizzato moltissimi lavoratori dell’Est Europa che lavoravano nelle fabbriche di regime e che, perdendo il lavoro, sono stati costretti ad emigrare andando spesso a rinfoltire quella schiera di indigenti che vengono oggi etichettati come zingari, anche se non tutti lo sono.

E soprattutto - e qui vengo al punto essenziale di questo post -, e’ vero che gli zingari mancano di orgoglio, amor proprio e dignita’ perche’ per sopravvivere si affidano all’accattonaggio suscitando sentimenti di pena?
Qui non solo mi viene da dire che non tutti i Rom vivono di accattonaggio - come ho spiegato solo i piu’ poveri, coloro che non hanno altri mezzi di sostentamento lo fanno -, ma e’ anche giusto comprendere fino in fondo cosa significano per noi orgoglio, amor proprio e dignita’.

Per chi appartiene al mio popolo, il proprio gruppo e la societa’ dei gage’ sono due entita’ separate, completamente diverse, e mentre e’ permesso chiedere elemosina e fingere per ottenere la pieta’ di un gage’, la stessa cosa non e’ consentita all’interno della comunita’ Rom. Anzi, il bene piu’ prezioso al quale nessun Rom e nessuna Romni’ rinuncerebbero mai e’ proprio la buona reputazione all’interno del proprio gruppo.

Esistono diversi modi per ottenere il massimo riconoscimento da parte della comunita’, ma in linea di massima bisogna prestare attenzione a mantenere sempre un atteggiamento ineccepibile, osservare le norme di buon comportamento, partecipare alle feste, ai funerali, essere sempre cordiali, solidali con gli altri membri del gruppo e dare loro aiuto nei momenti di difficolta’ o di malattia. Perdere il prestigio per un Rom e una Romni’ e’ infatti la peggior cosa che possa accadere, che coinvolge l’intera comunita’ e che, come crede chi e’ superstizioso, prima o poi portera’ sfortuna.

Sono piccole cose quelle che ogni tanto mi viene voglia di raccontare. Non so quanto tutto cio’ possa servire ad avvicinare due diverse culture, troppo spesso in antitesi fra loro per i valori e per gli stili di vita. Chi ha radicate dentro certe convinzioni, infatti, difficilmente riuscira’ a liberarsene, ma io ci provo lo stesso. So che la goccia alla fine scava la roccia e la pazienza e’ una qualita’ che non mi manca. Non sia mai che chi mi legge e che magari ha finora avuto degli zingari una visione del tutto diversa da quella che mi appartiene, la prossima volta che osservera’ il volto e gli occhi di una bimba zingara non possa intravedere in lei qualcosa di me.


19 commenti :

Gio ha detto...

Non so Klara ...

L'arte è quasi sempre manifestare dolore, smarrimento, vuoto ...
Non si mendica manifestando la propria umanità, i suoi limiti, secondo me.
Ed è spesso una cosa personale: si scrive, si dipinge soprattutto per sè stessi, no?

A proposito di Rom e lavoro va anche detto che fu impedito loro di praticare quelle professioni in cui eccellevano.

ciao Klarissima un abbraccio

Gio

carlos ha detto...

Dopo la dura trasferta, ecco il match di ritorno in casa...

ventopiumoso ha detto...

kiara, altro pezzo di grande interesse sulla cultura rom.
saluti :)

Cavalier Amaranto ha detto...

Molto interessante come post, non ho letto precedentemente gli altri riguardanti l'argomento ma mi hanno dato da riflettere, purtroppo il pregiudizio di massa, diciamo sociale, fondato spesso sulla diceria è il sistema che si usa generalmente per comprendere quello che ci circonda nell'immediato, in maniera sbagliata purtroppo, questo è presente in ogni popolo.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Gio': L'arte è quasi sempre manifestare dolore, smarrimento, vuoto ...
Non si mendica manifestando la propria umanità, i suoi limiti, secondo me.
Ed è spesso una cosa personale: si scrive, si dipinge soprattutto per sè stessi, no?


Forse e' quasi sempre cosi', ma questo io non lo so perche' conosco un altro tipo di arte, che e' quella di manifestare gioia, felicita' e voglia di vivere. Poter donare a qualcun altro un attimo indimenticabile dovrebbe essere la grande ricompensa di ogni uomo e di ogni donna. Non sempre e' cosi', lo so, ma io ci provo...
Per noi, mendicare soldi utilizzando tecniche psicologiche collaudate per sopravvivere perche' altrimenti non si mangia, come ho spiegato, e' una cosa che puo' essere accettabile solo se non e' rivolta all'interno del proprio gruppo, mentre mendicare comprensione, o affetto, o amore, o amicizia o qualsiasi altro sentimento e' in ogni caso qualcosa che non mi appartiene.
Preferisco il niente ad un sentimento ottenuto tramite qualcosa che suscita pieta'.
Scrivere, invece, puo' avere molteplici motivazioni. C'e' chi scrive per se', cercando dallo scritto di ricavare un'occasione di riflessione. C'e' chi scrive per gli altri, tentando di gettare una goccia nel grande mare. C'e' chi scrive per ricevere considerazione, per dire "eccomi, ci sono, non ignoratemi".
Ci sono tanti motivi per scrivere, Gio', tutti leciti, tutti giusti a loro modo. Pero', fra i tanti, io scelgo quelli che non mi danno l'impressione di volermi succhiare le poche energie positive che ho e che, se possibile, vorrei cercare di dirottare verso piu' nobili scopi.
Internet e' piena di "vampiri di emozioni", sai?
Fai un ricerca con Google e digita "emotional vampires", e poi comprenderai il motivo per cui, io che scrivo sul web non certo dall'altro ieri e di situazioni bizzarre ne ho viste molte, sono a volte assai scettica.
Molte persone credono che io sia cinica, fredda, senza sentimento. In realta' e' solo l'esperienza che mi indica come a volte sia sconveniente attaccarsi ad ogni esca che viene calata in questo mare.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Cavalier Amaranto: purtroppo, questo è presente in ogni popolo

Non hai torto. Non esiste popolo esente da pregiudizi. Neanche il mio. Credo che i pregiudizi siano un sistema facile per "etichettare" senza scendere nel profondo del problema. Perche' approfondire e' faticoso e talvolta rischioso perche' puo' arrivare a mettere in dubbio assai piu' cose di quelle per cui si e' posto il problema. Mettere in dubbio la nostra stessa persona.
Ma provare a sfatare il pregiudizio, dovrebbe essere lo scopo comune di ciascuno/a.
Io tento di sfatare il vostro, voi magari tentate di sfatare il mio.
Per essere migliori di quello che in realta' siamo, non basta solo dirlo agli altri o circondarsi di gente che ci applaude. Si deve dimostrarlo ogni momento, giorno per giorno, facendo cose e non solo pensarle. E innanzi tutto dobbiamo riuscire, allo specchio, a guardarci negli occhi senza abbassare lo sguardo.

Fabrizio ha detto...

Prima di permettermi di esprimere un giudizio su una persona, credo che occorra innanzitutto ascoltare senza pregiudizi quello che ha da dire, in un secondo luogo è buona cosa osservare il suo agire e considerare quelli che sono i frutti delle sue azioni, infine è importante guardarlo negli occhi e stabilire con lui il contatto oltre le categorie del pensiero. (Gurdjieff)
...

davide ha detto...

Distinta Chiara,

post interessante che mi ha fatto conoscere nuovi aspetti del tuo popolo.

Come ha fatto l'amico Fabrizio, che ha citato Gurdjieff, anch'io vorrei fare una citazione riguardo al pregiudizio.

Ciao Davide


"In un lavoro intitolato Saggio sopra gli errori popolari degli antichi il diciassettenne Leopardi si ripropone di illustrare come si siano formate e abbiano potuto prendere radice nell’antichità credenze che pure erano contraddette dall’esperienza e dal buon senso insieme.

Probabilmente Leopardi aveva iniziato questo lavoretto sotto la suggestione dell’ideologia illuminista, molto diffusa al tempo, secondo la quale era davvero possibile sopprimere gli errori e i pregiudizi di una nazione e poi dell’umanità intera, schiarendo le menti con dimostrazioni scientifiche, col sapere.

Sottoponendo a critica, cioè al vaglio della ragione, le opinioni correnti, esaminando quanto di quelle poteva conformarsi all’esperienza sensibile o ne era contraddetto, l’uomo aveva modo di liberarsi dai condizionamenti del pregiudizio e di avviarsi a un superiore grado di civiltà.

Ma già in questa operetta giovanile si insinuava il riflesso di una attenzione maggiore e più profonda, più seria direi, intorno al mistero dell’uomo, che non permetteva all’autore di acquietarsi in un ottimismo di dottrina.

Leopardi, infatti, si vede indotto a uno scomodo riconoscimento: “gli antichi non andavano esenti dagli errori più grossolani, ma agevolmente si comprenderà che il volgo dei moderni non cede loro quasi in verun conto. Non pochi anzi dei pregiudizi che regnavano un tempo sono anche al presente in tutto il loro vigore”. E Leopardi sa bene che si assume la fatica di scrivere “benché il mondo continui sempre ad essere il medesimo dopo la pubblicazione di opere istruttive e benché gli abusi universali non siano soggetti a riforme”

Perché?

Perché non bastano all’uomo i lumi per fugare le tenebre, così come avviene nel mondo fisico? Perché la lettura di opere istruttive non migliora l’animo e non elimina abusive credenze universalmente diffuse? o, meglio, credute solo perché diffuse?

Da dove trae vigore il pregiudizio (“quel credere una cosa perché s’è udito dirla e perché non si è avuta cura di esaminarla”) che ha sempre accompagnato la storia dell’uomo e continua a regnare vigoroso anche nel presente? Leopardi si trova portato a riconoscere, al termine di un itinerario che l’allontana di molto dall’originario intento illuminista, come l’errore sia per l’uomo una condizione esistenziale, di cui pare abbia addirittura bisogno (per dissimulare il niente che è, dirà poi, in altro ordine di idee).

L’errore, il pregiudizio, non sono sradicabili: si presentano nei secoli successivi in forme diverse, mutando l’aspetto, a volte, ma senza cambiar natura.

E infatti Leopardi conclude la sua dotta confutazione dei pregiudizi antichi con uno spirito diverso, si direbbe, da come l’aveva cominciata: “…tutto questo sia detto senza alcun utile, anzi, senza un’oncia di speranza”.

Alex ha detto...

Ciao Chiara,
sei talmente martellante:-)che non si può che vedere con altri occhi il tuo popolo.
Mi hanno sempre fatto tenerezza i vari zingarelli che chiedono qualcosa, ho sempre sperato che fosse come un gioco "a chi riesce a prendere di più", senza nessuna ripercussione....
Un sorriso

cosimo ha detto...

Ciao,bello il tuo blog.
Ciò che realizzi e quello che scrivi.
Brava.:)
Serena giornata.

Neelps ha detto...

@Gio'

si dipinge soprattutto per sè stessi, no?


@Chiara rispond:

...conosco un altro tipo di arte, che e' quella di manifestare gioia, felicita' e voglia di vivere. Poter donare a qualcun altro un attimo indimenticabile dovrebbe essere la grande ricompensa di ogni uomo e di ogni donna.



E io, Chiara, vorrei chiederti, che differenza c'e' tra la tua concezione di arte e quella di Gio' ?

Nessuna.

Insisto perche' so che non sei una stupida, e te lo chiedo per cortesia, l'Egoismo merita di essere considerato sotto altra luce.


ciao
Neelps :-)

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Neelps: E io, Chiara, vorrei chiederti, che differenza c'e' tra la tua concezione di arte e quella di Gio' ?

Nessuna.


Se ti sei accorto dell'errore che hai fatto, e nonostante cio' hai scritto quanto sopra, allora questa e' cio' che si dice "disonesta' intellettuale".
Oppure non ti sei accorto che la mia replica a Gio' non era solo in risposta alla sua affermazione "si dipinge soprattutto per sè stessi", bensi' anche a questa:

"L'arte è quasi sempre manifestare dolore, smarrimento, vuoto ..."

A cui ho risposto:

"...conosco un altro tipo di arte, che e' quella di manifestare gioia, felicita' e voglia di vivere."

Ed in ogni caso, fra il dipingere per se stessi oppure il dipingere per gli altri c'e' una bella differenza. Se non la vedi ti consiglio di cambiare occhiali. :-)

Neelps ha detto...

@Chiara

Ed in ogni caso, fra il dipingere per se stessi oppure il dipingere per gli altri c'e' una bella differenza.


Se "Per gli altri" tu intendi, "per provocare emozioni agli altri", allora no, non la vedo proprio questa differenza.
Se pero' intendevi, "per gli altri" nel senso del puro lavoro esecutivo "per conto di", allora hai ragione.

Francesco Coppola ha detto...

Bel post, molto interessante. Leggerò gli altri. Posso chiederti come mai scrivi così bene l'italiano? Se ho ben capito vivi in Ungheria.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Francesco Coppola ha detto...
Posso chiederti come mai scrivi così bene l'italiano?

Mi hanno fatto questa domanda numerose volte. Trovi la risposta al punto n. 12 delle FAQ's:

http://chiara-di-notte.blogspot.com/p/faqs.html

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Neelps: Se "Per gli altri" tu intendi, "per provocare emozioni agli altri", allora no, non la vedo proprio questa differenza

Non tutte le "emozioni" sono dello stesso tipo, come non tutte le "sensazioni" sono dello stesso tipo.
Il forte calore e' opposto al forte freddo ed entrambi sono diversi da una sostenibile temperatura. Non si puo' mettere tutto sullo stesso piano. Anche se e' solo una normale differenza matematica, l'effetto che produce sul corpo umano il forte calore e' differente da quello che produce il forte freddo, come differente e' l'effetto che ha chi dona gioia da chi invece comunica solo angoscia.
Chi scrive nel web per donare gioia non puo' essere reso identico a chi scrive nel web per creare angoscia e disperazione. Scrivere per donare un momento piacevole, non puo' essere reso identico a scrivere solo per elemosinare considerazione nei confronti dei propri guai.
A meno che manifestando dolore e disperazione, quei guai non vengano risolti, come nel caso di chi elemosina denaro.
Mi viene da riflettere...
Ci sono persone che, essendo povere, accusano chi e' ricco di aver sottratto loro qualcosa. Questo e' assolutamente vero, lo affermo anche io: il denaro e' qualcosa che puo' essere trasferito e se ad esempio ne abbiamo troppo esso puo' provenire, come avviene nei vasi comunicanti, proprio da chi ne ha meno. Quindi, se scegliamo di rinunciarvi, teoricamente ma anche praticamente cio' a cui rinuciamo puo' essere destinato a chi ne ha bisogno. Pero' la stessa cosa non funziona per tutto cio' che non e' traferibile.
Ci sono cose che, anche se volessimo farlo, non possiamo donare; alcuni esempi sono la salute (mentale e fisica), la bellezza, la simpatia, l'intelligenza e tutto cio' che ci ha donato la Natura. Anche se vi rinunciassimo, tutto cio' non andrebbe mai ad alleviare la condizione di chi ne ha meno.
Questo e' un concetto che deve essere ben compreso e non si tratta di cinismo; e' solo la realta' dei fatti. Una realta' che chi e' ipocrita non vuol vedere, non vuol ascoltare, e non vuol neppure che se ne parli.
Pero', a chi sta soffrendo perche' vede intorno a se' un mondo che non ha i suoi problemi - che non e mai vero poiche' poi c'e' sempre chi sta peggio -, si potra' donare l'unica cosa che possiamo, cioe' la nostra forza. La forza di non rigirarsi continuamente nei propri problemi senza cercare di trovare la via meno dolorosa per superarli.
Qualcuno, per le cose che ho appena scritto mi ha detto: "E' facile per te parlare cosi'... tu non hai i miei problemi". A questa obiezione io potrei anche rispondere che e' vero, non ho i suoi problemi, ma non per questo me ne disinteresso e faccio di tutto per aiutare chi li ha a risolverli. Solo che io credo che non sia lamentandosi continuamente che i problemi verranno risolti.
Oppure potrei dire altro; ad esempio potrei dire che i miei problemi potrebbero essere infinitamente superiori, ma che semplicemente non li rendo palesi.

Anonimo ha detto...

OGNI VOLTA CHE TI LEGGO LA MIA AMMIRAZIONE VERSO DI TE CRESCE....RIESCI A SPIEGARE ASPETTI DELLA VITA DEL POPOLO ROM E SINTO CON CHIAREZZA ED ESAUSTIVITA'TALI DA SPAZZARE VIA PREGIUDIZI E PRECONCETTI....QUELLO CHE FAI E' COSA DI INESTIMABILE VALORE, DI CUI TI SONO PERSONALMENTE MOLTO GRATA....

PROPRIO OGGI HO LETTO PER CASO UN POSTO SU SPLINDER LA CUI AUTRICE SI DICHIARAVA FAVOREVOLE ALLA SCHEDATURA DEI BIMBI ROM.....E GIUSTIFICAVA CIO' DICENDO CHE ERA NECESSARIO PER TUTELARLI ED IMPEDIRE CHE I GENITORI "SNATURATI IN QUANTO ROM" LI MANDASSERO AD ELEMOSINARE O A RUBARE!!!.....HO REPLICATO DANDO DELL'IGNORANTE ALL'AUTRICE...MI CHIEDO PERCHE' LA GENTE PARLI SENZA COGNIZIONE DI CAUSA....CERTO E' PIU' FACILE IMBOTTIRSI LA TESTA DI MENZOGNE RAZZISTE BEN CONFEZIONATE ANZICHE' FARE LO SFORZO DI GUARDARE OLTRE IL PROPRIO NASO E CONFONTARSI CON REALTA' DIVERSE MA NON MENO IMPORTANTI E DEGNE DI RISPETTO.

ASN

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ ASN: QUELLO CHE FAI E' COSA DI INESTIMABILE VALORE

La mediazione culturale ha proprio questa finalita'.
Grazie per esserti interessata al mio blog.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Leggendo questo articolo:

http://tinyurl.com/5s2xbcz

sono stata colpita da queste parole che ben fanno capire cio' che significa l'orgoglio e la dignita' di un popolo.
Sono cose che s'imparano fin da piccoli.

"Come spiegare l’atteggiamento del popolo giapponese? Certamente con la preparazione a questo genere di eventi, ma è indubbio che un ruolo non indifferente lo abbiano giocato anche quello che sono le caratterische culturali di questa popolazione. Non saremo più nel vecchio e divino Sol Levante, ma quella che è la sostanza dei popoli non si può cambiare. E la tradizione giapponese parla di un popolo composto, un popolo capace di mantere il sangue freddo quando tutto intorno crolla e che giudica “non onorevole” mostrare le lacrime in pubblico."

Misura la forza della tua Password

Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

Web Statistics