sabato 2 ottobre 2010

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Il sogno e la virtualita’

L’ultimo film che ho visto - non ne vedo poi cosi’ tanti - e’ stato “Inception”. Al di la' del giudizio globale che si puo' dare su questo autentico cammeo in cui ogni dettaglio, dalla fotografia alla la musica, dalla scelta degli attori agli effetti speciali, e' azzeccato in modo magistrale, la trama racconta di un ladro - Dom Cobb, interpretato da uno stupendo Di Caprio - specializzato nell'estrarre i segreti dalla mente delle persone introducendosi nei loro sogni. Al termine, dopo un finale stupendo che apre le porte a diverse interpretazioni e riflessioni, e soprattutto riesce a impiantare nella mente dello spettatore un'idea dalla quale e' impossibile liberarsi, non ho potuto non pensare ad alcune assonanze che il sogno ha con la virtualita’ e con la potenza dell’immaginazione che porta piu' di qualcuno a vivere ormai nel web, nei social network, nelle chatroom, nei forum, nei blog e nei mondi virtuali in genere, esistenze parallele che sempre meno combaciano con la vita reale.

Questi luoghi virtuali, come gli immensi spazi mentali del sogno magnificamente realizzati nel film, sono sempre piu’ simili a teatri, alcuni con scenografie straordinarie e accattivanti, dove la gente, recitando parti la cui regia e’ affidata al proprio inconscio oppure ad una fantasia esuberante, di solito si presenta in modo completamente diverso da cio’ che in realta’ e’. Uomini che si fingono donne sono ormai all’ordine del giorno, ma non mancano vecchi che si fingono ragazzini, brutti che si fingono belli, poveri che si fingono ricchi e persino ignoranti che, grazie a Google e a Wikipedia, riescono tranquillamente a fingersi intelligenti e colti.

E cosi’ c’e’ chi, mascherandolo talvolta da gioco innocente, realizza il proprio sogno facendosi credere diverso da cio' che e’ senza che debba fare alcuno sforzo per esserlo davvero nella realta’, comodamente seduto con un monitor davanti agli occhi ed il mouse in una mano. E’ triste, lo so, com’e’ triste scoprire, alla fine del film di Nolan, che tutto quanto e’ stato probabilmente un sogno nel sogno, ma e’ sempre piu’ la gente che si affida a questa consapevole “incoscienza” per mostrare di se’ un’immagine edulcorata. Un’immagine che alla fine non serve tanto a stabilire delle sane e proficue relazioni con gli altri in cui ci sia condivisione e scambio, quanto ad accettare meno dolorosamente la propria miseria esistenziale.

Dopotutto chi mai verra’ a conoscere la verita’? Nessuno in internet ha il diritto, ma neppure il modo, di esigere la prova certa di quanto viene asserito. Pare, infatti, che in quest’epoca dominata da avatar, nickname e personalita’ alternative, l’abito riesca a fare il monaco contraddicendo l’antico proverbio. Davvero basta dire, raccontare, inventare storie per sentirsi adeguati, accettati, compiaciuti e forse essere per la prima volta protagonisti di qualcosa. Ma quanto di quello che sto dicendo descrive di un comportamento equilibrato? E’ vera soddisfazione quella che si prova quando riceviamo approvazione per qualcosa che non abbiamo fatto oppure complimenti per cio’ che non siamo ne’ saremo mai?

Se ad esempio mostrassi la foto di una fotomodella spacciandola per mia, come potrei trarre giovamento se qualcuno mi dicesse che sono bellissima basandosi su quella foto? Quella non sarei io ed io saprei la verita’, a me stessa non potrei mentire; quindi come potrei provare soddisfazione appropriandomi di un complimento non rivolto a me, ma indirizzato a chi io non avrei mai modo di essere: un’ombra impalpabile, un fantasma che non avrebbe possibilita’ di esistere se non con l’inganno e la menzogna? Non e’ che, alla fine di tutto, invece di soddisfazione, ne ricaverei solo frustrazione?

La consapevolezza di non poter mai esistere nella forma di cio’ che si finge di essere, alla fine crea dentro un senso d’angoscia che, per poter essere placato, ha bisogno di un’immersione sempre piu’ in profondita’ in quel mondo di finzione su cui si regge tutta quanta la menzogna. Un mondo che, un po’ alla volta, assumera’ i contorni e la consistenza del vero, sostituendo del tutto la realta’, intrappolando totalmente la mente, arrivando progressivamente ad uno sdoppiamento della personalita’ con conseguente schizofrenia.

In “Inception”, il protagonista e’ infatti intrappolato in un sogno, anzi dentro un sogno nel sogno, ma crede di vivere una vita reale. Il sogno diventa per lui la realta’ di riferimento, mentre la realta’ vera e’ dimenticata, sepolta sotto infiniti strati di sogni nei quali non gli e’ piu’ possibile capire se e' sveglio o se sta dormendo. Ed e' per tale motivo che si affida ad un "totem", un piccolo oggetto che gli permette di capire se cio' che sta vivendo e' la realta' oppure il sogno.

E’ un concetto, questo dell’esistenza inconsapevole, ripreso piu’ volte dalla cinematografia, da “Il tredicesimo piano” a “Matrix”, ma c’e’ chi questo concetto lo comprende, ne tiene conto e quindi si comporta di conseguenza aggrappandosi al proprio "totem" che spesso e' la propria ragione e chi, invece, cade in pieno nella trappola mentale e s’immerge nel brodo delle illusioni immedesimandosi sempre di piu’ col personaggio che recita, perdendo di vista non solo la realta', ma smarrendo ogni punto di riferimento come in un "limbo" in cui l'’immagine edulcorata restera’ per sempre segregata, prigioniera senza speranza.

Dal momento che sono convinta che questa patologia - perche’ di patologia si tratta e meriterebbe che le persone soggette a tale disturbo fossero aiutate da un bravo psicologo - sia in parte "contagiosa" o quanto meno crei i presupposti per comportamenti insani, se posso cerco di starne lontana. Non che mi ritenga superiore o comunque voglia cinicamente mortificare chi dovrebbe essere solo aiutato, ma poiche’ non mi ci vedo nelle vesti della crocerossina, se proprio desidero trascorrere un po’ del mio (scarso) tempo libero navigando nel mare del web, incontrando qua e la' persone che come me sono incuriosite da tale mondo, preferisco approfondire la conoscenza solo con chi mi da’ l’impressione di essere sano ed affidabile; quindi “vero”.

Che cosa significhi “vero” in un contesto di virtualita’ l’ho scritto in piu’ di un’occasione, ma ancora una volta tentero’ di spiegarlo con un semplice esempio: se qualcuno affermasse di poter correre i cento metri in otto secondi, dovrebbe essere anche in grado di dimostrarmelo, altrimenti sarebbe meglio che tacesse. Non dico che la prova sia d’obbligo e che debba esserci sempre ed in ogni caso la dimostrazione - so benissimo che non avrei il diritto di pretendere alcunche’ -, ma neppure chi si arrampica sugli specchi puo’ esigere che io creda a cio’ che racconta e non mi ponga domande sui suoi comportamenti. Soprattutto non puo’ esigere che io mostri ulteriore interesse per certi deliri e che ancora presti il mio tempo per qualcosa in cui sarebbe piu’ adeguata una terapeuta coscienziosa.

Purtroppo, ho un carattere particolare che puo’ apparire cinico, freddo, disinteressato, ma il confine fra l’interesse ed il totale disinteresse che posso provare per qualcuno e’ molto labile. Nel momento in cui mi rendo conto che c’e’ chi tenta di prendersi gioco di me, anche se lo fa in buona fede, non rendendose conto come nel caso di chi sta vivendo il proprio sogno, qualcosa dentro di me si spezza. E’ un processo istantaneo, come un flash e non offro alcuna possibilita’ d’appello. In molti casi mi si rimprovera un’eccessiva rigidita’, una mentalita’ quasi “talebana” ed e’ per questo motivo che sono imbattibile nel diventare antipatica ed insopportabile in modo quasi inaspettato.

Con me le cose funzionano cosi’, mi dispiace; non sopporto chi racconta “palle”. Per me l’abito non fa il monaco, anzi chi si affida troppo al travestimento, facendo esclusivamente conto sulle innumerevoli possibilita’ d’inganno offerte dal web, alla fine diventa scontato e banale, e’ inevitabile, e distrugge in un colpo solo quel minimo di considerazione che posso aver avuto in un primo momento. Anche se e’ mia ferma convinzione che a queste persone, in fondo, di me non interessi un granche’, come non interessa di nessuno, in quanto per loro gli altri non esistono; sono solo ombre disegnate dalla loro psiche, sagome di cartone senza un'identita’ ne’ un'anima, una platea di fantasmi in un teatro inesistente nel quale viene recitato un dramma infinito di onanismo mentale.

Qualcuno potra’ obiettare che anche di me si conosce molto poco. Che anch’io potrei essere tutt’altro da cio’ che, anche non dicendo, faccio pensare. E’ vero, e di questo ciascuno puo’ trarne le conclusioni che crede. Dipende infatti dalla sensibilita’ individuale capire se, dall’altra parte dello schermo, c’e’ chi come Dom Cobb vive all’interno dei propri sogni, oppure c’e’ qualcuno che esprime la propria realta’ senza menzogna. In ogni caso posso assicurare che, qualora un giorno affermassi di essere capace di correre i cento metri in otto secondi, sarebbe solo perche’ avrei la certezza di poterlo dimostrare.

"I sogni sembrano reali finche' siamo in essi. Spesso e' solo al risveglio che ci rendiamo conto che qualcosa non quadrava."

34 commenti :

marco ha detto...

Visti, inception e il 13° piano, questa settimana...a me sembrano incubi, finale del 13° piano a parte...anche se è mica detto...possono sempre girare il 14° piano e ritornare all'incubo.

E' vero quello che dici. Io la metterei così: E' accettabile, e anche divertente, credo, giocare con qualcuno una volta che si siano stabilite le regole del gioco e che vengano accettate dai giocatori. E' inaccettabile prendersi gioco della gente o essere presi, considerati, come un giocattolo con cui divertirsi. Questo in ogni posto e in ogni momento.
Trovo, altresì, molto difficoltoso nel web stabilire con certezza quanta volontà di prendersi gioco ci sia da parte di alcuni.
E' per questo che io concedo l'appello. Ma se la cosa continua, casso.
E vorrei ben vedere, sono mica lì per far giocare qualche bimbominkia aggratis, eccheccasso!

P.S.
Uhm...Per fingersi intelligente uno, almeno un po', lo deve essere. Wiki non basta.

Gio ha detto...

Per un uomo è facile, specie per uno come me 'devirtualizzare'.

Ho incontrato un numero di persone, conosciute su internet, negli ultimi 13 anni circa.
Non ho mai preso fregature: di alcuni sono diventato amico vero, tanto da fare 1000 km per andare a un matrimonio, altri li ho persi negli anni, vuoi perchè sono finiti in America, vuoi perchè non avevamo più nulla da dirci.

Per questo Klara, per questa esperienza fortunatissima, mi sento di poter estendere il mio giudizio anche a individui che conosco solo virtualmente.

A volte Klara mi sembra che tu sia un'amica 'vera', che abita lontano, e che non vedo da tanti anni ... e che pure mi è cara perchè l'ho conosciuta davvero.

Ma qui vado OT :-)

C'è una sindrome di isolamento dal mondo, una malattia di droga da internet e ambienti virtuali, che si diffonde sempre più. E' diffusa soprattutto in Giappone, dove le è pure stato dato un nome: Hikikomori (ma potrei sbagliarmi ...).

Il PS di Marco, come sai, lo approvo totalmente.

Lazlo ha detto...

La situazione che descrivi è sicuramente reale, e forse anche preoccupante da un certo punto di vista. Il fenomeno, credo però, esista da prima ancora che nascesse internet. Certo era più difficoltoso ed ora è invece incredibilmente semplice diventare ciò che non si è senza farsi sgamare per diverso tempo. Alla base si può riconoscere una patologia se non conclamata in evolversi, effettivamente. Forse nasce da un disagio nel rispettare la propria natura, quasi fosse un maglione che piano piano infeltrisce e non ci fa più respirare. Un malessere ad accettare ciò che ci circonda e ad accettarsi per quello che si è. Nato molto tempo fa appunto ma che oggi sembra arrivare al suo culmine. In fondo per quanto questo luogo sembri distante dalla "realtà", non posso fare a meno di pensare che ne sia uno specchio, a volte persino più sincero e probabilmente più facile da interpretare. Sia per chi finge, e quindi riveste ipoteticamente la figura del "truffatore", che per la potenziale "vittima". Non è poi così difficile, come dici anche tu, sgamare e accorgersi delle varie "coloriture", più o meno importanti che incontriamo. A volte penso che quando succede, quando ci lasciamo inganare, ci sia una specie di concorso di colpa, perchè è nella nostra natura il piacere di cedere all'illusione. Allora succede che "vittima" e "truffatore" si incastrano perfettamente ed entrambi godano dell'inganno. Cosa pericolosa certo, ma ancora una volta non figlia di questo mondo virtuale, ma insita nella nostra natura. Da un altro punto di vista invece, questo è un luogo straordinario per chi ha voglia di mettersi in gioco. Un luogo dove spesso mi è capitato di conoscere umanità che mai avrei potuto incontrare, o forse si, ma in ogni caso ha aggiunto qualcosa alla mia comprensione. Molte persone si sono devirtualizzate e spesso oltre a corrispondere all'immagine virtuale, hanno aggiunto addirittura altre sfumature. Certo, qui è tutto facile, ed è facile anche esagerare, lasciarsi trasportare dall'entusiasmo e dal divertimento, anche insonsciamente e senza cattive intenzioni. Ma come nella vita "reale" entra in gioco quella sensibilità che ci aiuta a sentire, chi abbiamo di fronte.
Da ragazzino anche io ho finto di essere qualcun'altro. E poco conta se io l'abbia fatto non per ingannare ma per provare ad essere dall'altra parte, per un desiderio di conoscenza e una curiosità che mi caratterizzano anche nella vita di tutti i giorni. Ero pur sempre una menzogna. Ma il gioco non può durare molto, anche senza essere "scoperti", dopo un pò ci stai stretto in quell'immagine che hai creato. Perchè è vero che rappresenta magari una parte di te, ma non puoi fare a meno di accorgerti che non sei tu. Cominci a sentirti stretto e se ti capita di conoscere qualcuno che scambia con te una parte di se, cominci a sentire il desiderio di rivelarti a lui e ti senti male al pensiero che, qualunque sia il motivo, lo stai ingannando. Per me è stato così, in quel breve periodo in cui mi sono "finto". Tanto che poi mi sono dovuto smascherare da solo, perchè proprio non ce la facevo più. Credo che molto dipenda dal motivo per cui si decide di esserci qui. Se per un desiderio di conoscenza o per una solitudine di fondo e un desiderio di apparire. Ma credo sia così anche nella vita fuori, quella di tutti i giorni. Tutti in fondo siamo un pò nascosti qui, anche io stesso. Ma la mia vita qui ora è molto simile a quella reale, più aderente a ciò che sono, quasi un completamento. Lo scrivere e il conoscere persone, oltre a divertirmi, mi aiutano a capire un pò di più, di me stesso e di ciò che mi circonda credo. Senza sensazionalismi e luci sgargianti, a lume di candela piuttosto.E nonostante tutto, non posso certo affermare di essere reale, nè qui nè fuori di qui, perchè credo che alla fine tutti siamo una rappresentazione di ciò che pensiamo di essere, senza sapere cosa siamo.

Red_S8L ha detto...

Chiara, salve

Dal film porti il discorso sulla preoccupazione che la virtualità offrirebbe alle persone modi per perdersi.
Senza giudicare i contenuti, vorrei proporti un altro punto di vista: quello che i mondi virtuali potrebbero offrire, a persone di molte e diverse astrazioni sociali, un modo innovativo per esprimersi e, quindi, nell'ambito di questo esprimersi, potrebbe non essere strano se qualcuna (o anche qualcuno) s'inventasse un personaggio di fotomodella come tu lo descrivi, ad esempio. Magari, diversamente dai professionisti del cinema potrebbero non farlo benissimo, ma occorre ricordare che tutte le cose, agli inizi, sono state goffe e stentate. Invece la fantasia è sempre tanta ed è anche difficilmente classificabile ma, nei diversissimi casi, non ci vedrei nulla di patologico a meno che non si sconfini nel disgustoso, o nel reato, ma quelle negative non sono le questioni che voglio considerare in prima battuta.

Semmai, sono tentato di chiederti se al riguardo di certe paure che tu esprimi, appunto prendendo lo spunto dal film, hai considerato il fatto che quel film possa essere critico in modo sapientemente malizioso verso questi strumenti che esistono e sono diffusi e che, sul piano dell'intrattenimento, danno molto, molto, molto filo da torcere ai mezzi tradizionali. Questo anche come veicoli della diffusione di materiale in barba ai diritti di copyright. Cioè, hai considerato che essendo lo spettacolo soprattutto business, certe opere possono essere prodotte per indurre di sponda uno scoraggiamento all'uso di nuovi mezzi di comunicazione/espressione?

Uno dei modi efficaci per dissuadere da qualcosa non è, appunto, la paura?

In ogni caso, buon proseguimento,

Ciao.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Marco: E' accettabile, e anche divertente, credo, giocare con qualcuno una volta che si siano stabilite le regole del gioco e che vengano accettate dai giocatori.

E' cio' che dovrebbe sempre accadere, almeno fra persone adulte ed in buona fede. Se non accade e' perche' da una parte c'e' chi desidera barare - per vincere cosa poi non si capisce - oppure qualche bimbominkia che alla fine se ne viene fuori con "dolcetto o scherzetto?".
A certe persone, purtroppo, piace giocare da sole. In tutto. Sono le cosiddette pipparole croniche. Che senso ha perdere tempo con loro?

Per fingersi intelligente uno, almeno un po', lo deve essere. Wiki non basta.

E' vero. Mi e' scappato "intelligente", ma dovevo scrivere "esperto", oppure "erudito". C'e' comunque nel web una grande propensione a mostrarsi superiori intellettualmente a colpi di Wikipedia e copia-imcolla. E' lo stesso meccanismo della foto della modella. Qurste persone si attendono complimenti ed approvazione per qualcose che non appartiene a loro.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Gio: C'è una sindrome di isolamento dal mondo, una malattia di droga da internet e ambienti virtuali, che si diffonde sempre più.

Lo capisco, ma qual e' il vantaggio vero nel mostrarsi diversi/e? Come possono svilupparsi relazioni, amicizie o semplici conoscenze basate sulla condivisione e lo scambio di esperienze se una parte quasi tutto e' falso e finalizzato solo a soddisfare il proprio ego?
Discutendo con alcune persone, ed affrontando proprio quest'argomento, ho detto che preferisco conoscere gli interlocutori (o le interlocutrici) per cio' che realmente sono. E dato che Superman non esiste in natura, come non esiste la studentessa che si dichiara escort da ottomila euro a botta pero' la vedi giorno e notte collegata a internet addirittura con piu' avatar - eccerto che la vedi, non ha lavoro, chi vuoi che accetti certe cifre? -, come non esiste il fotomodello prestante ed aitante nonche' esperto nel sesso piu' di Rocco Siffredi che perde il suo tempo cercando di rimorchiare in chat casalinghe di Voghera disperate e depresse - se esistesse avrebbe di meglio da fare e forse anche di meglio da trombare -, preferisco di gran lunga che mi si venga a raccontare la VERITA'. E la verita' e' fatta di NORMALITA'.
E' cosi' difficile apparire "normali"? E' la normalita' che appartiene a questo mondo; il 99% delle persone sono "normali", con i loro scazzi normali, le loro paturnie normali, la loro pancetta normale, la loro cellulite normale, i loro raffreddori normali, la loro famiglia normale... possibile che i supereroi della Marvel siano concentrati tutti in Internet? Possibile che tutte le donne che sono cosi' Lara Croft dure e spietate, oppure cosi' Messaline ninfomani e scatenate non abbiano mai da cucinare le polpette?
Spesso mi sono chiesta: ci sono donne che dichiarano di avere figli, una famiglia, un marito, ma sono perennemente collegate dalla mattina alla sera e pure la notte... chi cazzo provvede a tutto quanto? Chi fa la spesa? Chi rassetta la casa? Chi paga le bollette?
Non si sa... mistero!
Possibile che tutti questi supereroi della Marvel non abbiano neppure i piatti sporchi da lavare?
Ed i bambini, quando ci sono, chi li segue? Chi li accompagna a scuola, chi prepara loro tutto quanto il necessario per crescere bene? Anche i bambini in Second Life con i loro piccoli avatarini?
Che carini!
Dimmi tu se tutto cio' non e' assurdamente ridicolo.
Com'e' bello, invece quando si incontra una persona "normale". In tal caso ci si puo' sentire normali e parlarle tranquillamente della nostra normalita' senza sentirsi gli unici che hanno tutti quei problemi normali descritti sopra.
Altrimenti sai cosa accade, e perche' asserisco che frequentare i millantatori sia contagioso e crei presupposti per comportamenti insani? Accade che chi non vuol sentirsi "troppo normale" inizia a comportarsi come loro, e siccome e' molto semplice inventarsi vite da film, facilmente s'inizia a recitare una parte inventata entrando in quel circolo vizioso mentale per cui, tutto sommato, alla fine si preferisce restare nel sogno piuttosto che ritornare alla realta'. Esattamente come Dom Cobb del film Inception che con molta probabilita' se uscisse dal suo sogno avventuroso si accorgerebbe di essere uno dei tanti precari o cassaintegrati vittime della crisi economica.
Purtroppo - dico purtroppo perche' sono sicura sarebbero valide ed interessanti anche se si togliessero una volta per tutte la maschera - certe persone non riescono a capirlo. In ogni caso Gio, tu insieme a pochi altri non date assolutamente l'impressione di recitare ed e' per questo motivo che mi trovo bene ad interagire con voi. :-)

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Lazlo: Il fenomeno, credo però, esista da prima ancora che nascesse internet.

Il millantare "posizioni sociali" e conoscenze altolocate e' semplice - uno degli esempi cinematografici e' appunto "Il conte Max che descrive bene questo fenomeno - ma prima di internet sarebbe stato difficile per un lumacone basso grasso e pelato fingersi James Bond oppure ad un cafone analfabeta fingersi professore di letteratura. Internet ha reso possibile invece tutto cio', e dato che i nostri giudizi sulle persone sono generati dal nostro inconscio che risponde a stimoli quando non ce ne rendiamo conto, e' chiaro che se incontriamo chi finge di essere in un modo piuttosto che in un altro cambia la nostra "percezione" e ci induce a comportamenti diversi.
Non e' difficile trovare in Internet persone innamorate folli di chi non conoscono fisicamente. Dall'altra parte potrebbe esserci chiunque, persino il proprio zio o la propria zia novantenne, eppure la loro percezione - falsata dalla finzione recitata dell'altro - comanda le loro emozioni e persino i loro sentimenti.
Cio' non sarebbe stato possibile neppure ai tempi di Zorro che, quantunque mascherato, non avrebbe potuto nascondere il proprio sesso e l'eta'.

non posso fare a meno di pensare che ne sia uno specchio, a volte persino più sincero e probabilmente più facile da interpretare

Ottima l'idea dello specchio. Pero' se di specchio si tratta e' simile a quello della regina matrigna di Biancaneve: uno specchio che riflette sempre e solo quello che la persona vuol vederci riflesso.

A volte penso che quando succede, quando ci lasciamo inganare, ci sia una specie di concorso di colpa, perchè è nella nostra natura il piacere di cedere all'illusione.

Non e' per tutti cosi'. A me non piacciono i concorsi di colpa. Non piacciono le cose fatte "a meta'" o come dico io "alla romana". Per questo motivo non mi scuso mai "a meta'" e non dico mai "avevamo colpa entrambi". Preferisco prendermi al limite tutta la colpa, e non ho problemi a farlo quando ad una persona tengo piu' di quanto tenga al mio orgoglio. Percio' evito di essere complice nelle colpe. Oltretutto la complicita' in cio' che ritengo dannoso mi da' come l'impressione che favorire certi comportamenti, scusarli, giustificarli, sia come danneggiare le persone, far loro del male, non impedire il loro suicidio aiutandole a farle precipitare giu' nel "limbo" - e nel film di Nolan, Inception, puoi trovarci una citazione a riguardo.
Si', certo, lo so che le scelte altrui non sono affari miei, ma dentro di me sento che se fossi complice delle loro recite sarebbe come se anch'io contribuissi a spingere queste persone ulteriormente giu' nell'abisso. E questo non lo voglio. Quindi mi astengo, mi allontano, fuggo via.

Da un altro punto di vista invece, questo è un luogo straordinario per chi ha voglia di mettersi in gioco.

Verissimo. Ma mettersi in gioco lo si fa individualmente. Non si coinvolgono gli altri nei nostri deliri. Non si usa l'inganno per manipolare le emozioni o i sentimenti altrui, non si va a stuzzicare l'inconscio delle persone attaccando i loro punti deboli, non si carpiscono segreti e confidenze travestendoci da "confessori" comprensivi. In definitiva non si finge amicizia quando non c'e'.
Chi fa tutto questo non si mette in gioco se stesso, ma utilizza gli altri per giocare. E' diverso.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Lazlo: Ma il gioco non può durare molto, anche senza essere "scoperti", dopo un pò ci stai stretto in quell'immagine che hai creato. Perchè è vero che rappresenta magari una parte di te, ma non puoi fare a meno di accorgerti che non sei tu.

Credo sia esattamente come descrivi, ma certa gente non segue il tuo ragionamento. L'abito non gli va stretto, anzi e' talmente comodo che ne usa altri simili, sempre basati sulla menzogna. Sono i cosiddetti multinick o multiavatar o "alter". Pensa che c'e' chi ne possiede a decine. Roba da recitare Guerra e Pace con tutte le comparse delle scene di battaglia.
Il punto e': quand'e' che termina il comportamento "sano" ed inizia il "patologico"?
Perche' un confine ci sara'. Oppure e' ammesso tutto?

Credo che molto dipenda dal motivo per cui si decide di esserci qui. Se per un desiderio di conoscenza o per una solitudine di fondo e un desiderio di apparire.

- desiderio di conoscenza
- solitudine di fondo
- desiderio di apparire

Ottima classificazione. Io posso dirti che sono qui per due dei suddetti motivi.

Ma la mia vita qui ora è molto simile a quella reale, più aderente a ciò che sono, quasi un completamento. Lo scrivere e il conoscere persone, oltre a divertirmi, mi aiutano a capire un pò di più, di me stesso e di ciò che mi circonda credo.

Altra cosa nella quale anch'io mi riconosco. E' ovvio che il virtuale deve essere un "completamento" del reale e non viceversa, altrimenti si cade nel delirio di Dom Cobb. E tutto deve essere "dosato" ed "equilibrato". Ad esempio ritengo fuori luogo i rapporti d'amore "esclusivamente" virtuali. Posso capire che un rapporto nasca grazie al mezzo virtuale, ma deve evolvere poi nel reale, non che resti in eterno confinato in Second Life o in Skype. Solo quando avviene cio' puo' chiamarsi amore. Altrimenti e' offensivo nei confronti di questo sentimento che non puo' basarsi solo sull'incontro di due bambolotti mossi da due sconosciuti dietro ad uno schermo.

E nonostante tutto, non posso certo affermare di essere reale, nè qui nè fuori di qui, perchè credo che alla fine tutti siamo una rappresentazione di ciò che pensiamo di essere, senza sapere cosa siamo.

La tua conclusione e' tipica di chi non ha mai affrontato un percorso di "analisi". In realta', se lo vogliamo, possiamo benissimo avvicinarci a cio' che davvero siamo. Per farlo dobbiamo solo smettere di mentire a noi stessi/e per piacere a quella parte dentro di noi che non riesce ad accettarci. Nel momento in cui ci accettiamo, totalmente e senza alcuna riserva, allora comprendiamo quanto travestimenti, specchi, maschere o avatar alternativi siano del tutto inutili.

Gio ha detto...

Cara Klara, è davvero una malattia: per chi si inventa vite parallele, per chi, ad esempio, commuta Second e Real life, la finzione diventà qualcosa di veramente vicino alla realtà.

Si perde lucidità, il lume della ragione si affievolisce, e visto che non si vuole essere soli, si tende a trascinare con sè anche gli altri che, come dici saggiamente tu, possono cedere anche perchè delusi dalla propria tribolata, meravigliosa, normalità.

Ieri, mentre facevo le pulizie ho visto un gatto rotolarsi al sole, seguire per pochi passi e poi giocherellare con una ragazza. Il tutto sotto la finestra di casa mia.

Chissà se i supermen o le wonderwoman di cui sopra riescono a godersi certi spettacoli perfettamente normali :-)

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Red_S8L: Senza giudicare i contenuti, vorrei proporti un altro punto di vista: quello che i mondi virtuali potrebbero offrire, a persone di molte e diverse astrazioni sociali, un modo innovativo per esprimersi e, quindi, nell'ambito di questo esprimersi, potrebbe non essere strano se qualcuna (o anche qualcuno) s'inventasse un personaggio di fotomodella come tu lo descrivi

Nell'ambito di questo "esprimersi" cosi' innovativo ed "artistico" posso solo parafrasare la citazione che trovi al termine del post: "Le persone credono di essere innovative ed artistiche finche' sono loro a dirsela e a cantarsela. Sono solo gli altri che si rendono conto che qualcosa non quadra..."
Vedi caro "nuovo amico", ho abbandonato il relativismo da un pezzo, cioe' da quando i percorsi della vita - la mia vita, sia ben chiaro, ma e' ad essa che devo far riferimento e non a quella degli altri - mi hanno fatto capire che in fondo cio' che davvero conta e' la "nostra verita'". E questa non puo' essere altro che "assoluta".
Per tale motivo, pur rispettando la tua idea, non la condivido. Per me non c'e' niente di artistico o innovativo nell'inganno e nella menzogna, e neppure nell'appropriarsi di riconoscenze che non ci appartengono. Ci vedo solo tanta, ma tanta patologia.
Puo' darsi che tu non la pensi cosi'. Forse in base a cio' cerchi di giustificare alcuni comportamenti, forse anche tuoi - non so, non ti conosco -, ma permettimi di stare alla larga da chi agisce in un modo che io reputo contrario alla mia etica.
Non e' un segreto che il mio metodo - talebano per alcuni - sia quello di dividere il mondo in due sponde. E' una divisione di base che faccio sempre. E' il punto di partenza dal quale inizio poi a suddividere ulteriormente, ma questo da' di me un'idea chiara ed incontrovertibile di quanto io sia "rigida". E se permetti da nessuna parte c'e' scritto che la "rigidita'" sia peggiore della "flessibilita'".
Sai che una delle mie frasi preferite e': "Mi spezzo, ma non mi piego"?
Tutto il contrario di cio' che dice il luogo comune che invece invita a piegarsi piuttosto che spezzarsi.
E sono talmente convinta della "mia verita'" che ogni giorno combatto contro chi vorrebbe farmi accettare il fatto che piegarsi sia meglio.
No, caro "nuovo amico", non vedo niente d'innovativo o artistico nella schizofrenia di chi sdoppia la sua personalita'. Non vedo niente d'artistico o innovativo in chi si ubriaca, si droga, si abbandona ai deliri perche', tutto cio', l'umanita' lo ha sempre fatto. Quello che non ha mai fatto, invece, - e questo si' sarebbe veramente innovativo - e' abbandonarsi alla Ragione.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Red_S8L: Magari, diversamente dai professionisti del cinema potrebbero non farlo benissimo, ma occorre ricordare che tutte le cose, agli inizi, sono state goffe e stentate.

Certo... capisco. Pero' non riesco ancora a capire dove stia l'innovazione artistica di raccontar palle alla gente. Cioe' io mi presento come una fotomodella, racconto di essere giapponese, di vivere a Ulan Bator, di bere il sake' con la cannuccia e di scoparmi solo le persone dai capelli rossi e con le lentiggini...
Fantastico, si', lo devo ammettere, ma dov'e' l'arte? Nel modo in cui racconto palle? Nel fatto che sono cosi' brava a trovare dei boccaloni che credono alle mie stronzate?
No, secondo me l'arte sta in tutt'altro. Sta nel poter dire di correre i 100 metri in 8 secondi e SAPERLO DIMOSTRARE.
Eccola la vera arte, ma io la chiamerei in un altro modo: SINCERITA'". Qualcosa di veramente innovativo!
Purtroppo, nel virtuale, nei forum ma soprattutto in Second Life c'e' gente che scambia per arte degli scarabocchi immondi. E quando chiedi di inviarti un "ciao" a voce, si arrampica sugli specchi, va nel panico, ti cancella e litiga perche' sa che se parlasse cadrebbe tutto il castello di menzogne che ha costruito; giustappunto... ad arte. :-)

Invece la fantasia è sempre tanta ed è anche difficilmente classificabile ma, nei diversissimi casi, non ci vedrei nulla di patologico a meno che non si sconfini nel disgustoso, o nel reato, ma quelle negative non sono le questioni che voglio considerare in prima battuta.

La fantasia e' tanta, ma esistono modi meno ingannevoli per esprimerla. Si possono scrivere libri di fiabe, di fantascienza, dipingere quadri metafisici, comporre poesie ermetiche oppure musica psichedelica... perche' usarla per ingannare le persone che con te hanno dimostrato stima ed amicizia?
Quella non e' fantasia, e' patologia. Chi e' disturbato non si accorge che ferisce gli altri perche per lui (o lei) gli altri NON ESISTONO. Cio' che esiste sono solo le sue "proiezioni", quello che lui (o lei) proietta sul telone bianco del suo film che con gli altri non ha niente a che fare. Cio' che conta sono solo i propri fantasmi, ed anche i sentimenti, come l'amicizia e l'amore, li usa solo per compiacere se stesso/a e per "dirigere" il proprio film in cui gli altri non sono neppure comparse ma solo un pubblico di sagome di cartone.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Red_S8L: Semmai, sono tentato di chiederti se al riguardo di certe paure che tu esprimi, appunto prendendo lo spunto dal film, hai considerato il fatto che quel film possa essere critico in modo sapientemente malizioso verso questi strumenti che esistono e sono diffusi e che, sul piano dell'intrattenimento, danno molto, molto, molto filo da torcere ai mezzi tradizionali. Questo anche come veicoli della diffusione di materiale in barba ai diritti di copyright. Cioè, hai considerato che essendo lo spettacolo soprattutto business, certe opere possono essere prodotte per indurre di sponda uno scoraggiamento all'uso di nuovi mezzi di comunicazione/espressione?
Uno dei modi efficaci per dissuadere da qualcosa non è, appunto, la paura?


Ti esprimi e tratti gli argomenti in un modo molto simile a quello di una persona che un tempo pensavo di conoscere, sai? In fondo mi sono accorta - con rammarico - che invece per lei ero solo una sagoma di cartone. Comunque, rispondendo alla tua domanda che riguarda il film, non la penso come te. Credo che questo film - Inception - sia davvero un capolavoro in ogni senso. Almeno per il mio modesto gusto personale.
Raggiunge infatti lo scopo prefissato: impiantare nella mente dello spettatore un'idea. Che poi se hai visto il film saprai che l'idea e' il parassita piu' resistente che c'e': non la distruggi con niente, ti si forma li' nella mente e non la puoi piu' scacciare.
Oltre a cio' il film e' perfetto da ogni angolazione, da ogni punto di vista. Uno splendido lavoro "architettonico", e non credo che sia stato fatto per inculcare paure o altro, ma semplicemente per esprimere qualcosa di realmente innovativo ed artistico.
Tanto piu' che il tema non e' neppure il virtuale", ma "il sogno", condito dall'inconscio, dai sensi di colpa, dagli atti di fede...
Insomma un bel mix di sensazioni e di riflessioni.
Spero di essere stata esauriente. Tu, piuttosto, caro "nuovo amico", dato che mi incuriosivi ho guardato dentro la mia sfera di cristallo ed ho disposto i miei tarocchi sul tavolo. Mi e' venuto fuori uno strano presagio. Fra l'altro, esaminando la cabala del tuo nick - Red_S8L - interpreto quel "red" come una persona rossa di capelli (magari con le lentiggini) e la sigla "S8L" come qualcosa che fa riferimento a Second LIfe.
Ebbene, non e' che per caso ti chiami Evaristo? :-)

Nicole ha detto...

Non so sinceramente quali processi si attivano nella mente di alcune persone.Ma personalmente non provo piacere nel fingermi chi non sono...perché non sarebbe diretto a me, ma ad una persona che non esiste.
Nel mondo virtuale è più facile ingigantire la palla...Ma i difetti caratteriali alla lunga escono lo stesso.Persone schizzate, permalosissime, bugiarde, di tutto e di più.
Ma non credo sia difficilissimo individuarle se si naviga da un po' nel web.Interpretarle ed assecondarle o meno poi spetta di volta in volta ad ognuno di noi.
Sono le persone più fragili ad essere vulnerabili. Ma vedi, rl o sl alla fine tutto fà brodo. Qui è solo più facile fare del sesso virtuale o nascondere che non si proprio degli adoni.Ma come dicevo prima alcuni aspetti del carattere prima o poi si indivuano.

Le delusioni sono dietro l'angolo, ma il virtuale non è solo negatività...bisogna solo munirsi di setaccio e occhi che guardano lontano. E se si hanno dei figli, stare attenti e vigilare.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Gio: Chissà se i supermen o le wonderwoman di cui sopra riescono a godersi certi spettacoli perfettamente normali

Si puo' paragonare la dipendenza da internet a quella della nicotina o della droga. Ovviamente c'e' chi fuma una qualche sigaretta al giorno e non uno o due pacchetti, ma la tendenza naturale e' comunque quella di aumentare progressivamente le dosi. L'ideale sarebbe non fumare affatto, come sarebbe ideale non drogarsi di niente a meno che non si abbia sicurezza di non cadere nella dipendenza.
Chi ha affrontato un percorso di "analisi", ha gia' innescati dei meccanismi di autodifesa, come chi, avendo partecipato a dei corsi di sopravvivenza, sa come comportarsi in determinate circostanze. Ma c'e' anche chi e' completamente a digiuno di tutto e non sa che avventurarsi in certi territori senza avere un'adeguata preparazione puo' risultare fatale.
Per esperienza, e per quanto invece riguarda le mie scelte personali, so che continuando ad andare con chi fuma alla fine, se non ti fa diventare fumatore o fumatrice, comunque ti fa respirare passivamente il fumo dell'altro. Per cui, se tengo alla mia salute, evito di frequentare fumatori incalliti. A meno che non decidano di non fumare quando sono insieme a me.
E' questo uno dei meccanismi di "autodifesa" di cui parlavo: essere risoluti nei confronti di certe situazioni che potrebbero danneggiarci. Questo vale nel virtuale, ma ancor di piu' vale nella vita reale. Non c'e' niente che valga piu' della salute, fisica o mentale. Neppure l'amore, l'amicizia, niente...
Se non si e' sani/e non si puo' donare e non si puo' ricevere niente. La qualita' della nostra vita parte dalla salute del nostro corpo e della nostra mente. Chi al valore della propria vita antepone tutto il resto, vuol dire che non ha gli strumenti per sopravvivere.

I tramonti a Tokaj sono particolarmente struggenti. Specialmente in questa stagione in cui la leggera bruma autunnale inizia a farsi vedere anche nelle splendide giornate di sole come e' stata quella attuale. Ecco, proprio in questo istante il sole e' basso all'orizzonte e fra circa mezz'ora scomparira' dietro le colline. :-)

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Nicole: .perché non sarebbe diretto a me, ma ad una persona che non esiste.

Chi non e' vanitosa come lo siamo noi due, non potra' mai comprenderlo. Anche tu, cara amica, sei una persona "vera".

davide ha detto...

Distinta Chiara,

è molto avvincente l'analisi che hai fatto di questo film.

Il paragone con il mondo del web fa riflettere.

Quando ti ho conosciuta, circa 4 anni fa, per me il mondo del web era quasi uno sconosciuto perchè avevo una forte avversione verso l'informatica e internet.

E' stato grazie a te che mi sono appassionato di questo mondo, anche se limitato ai blog. Ci sono stati periodi che leggevo regolarmente qualche decina di blog.

Poi mi sono accorto che passavo troppo tempo in internet e ho deciso di ridurre drasticamente le frequentazioni dei blog. Ora leggo solo il tuo blog e pochi altri.

Quando tu mi hai consigliato di entrare in SL ho detto di no proprio perchè non voglio che il virtuale condizioni troppo la mia vita.

Ciao Davide

Gio ha detto...

Che bello Klara, grazie a te ho visto il tramonto di un paese lontanissimo :-)

Tornando IT, aggiungo una cosa: chi non si adatta, chi non partecipa al grande gioco della menzogna reciproca, alla fine rischia pure di essere detestato da quelli che vogliono dimenticarsi della realtà.

Ma la realtà - e questo è il punto fondamentale - bussa alla porta, prima o poi (anzi, quasi subito, e neppure dolcemente).

Ciao Klarissima.

Dalla finestra si vedono già le cime innevate delle alpi (o forse sono nuvole? non sono propriamente un falco :D), ma oggi è stata una giornata serena, tiepida.
E quando la notte scende l'umido, e si fa fredda l'aria, ecco che sul fuoco scaldo una bella zuppa di pomodoro, la condisco con un po' di formaggio e mi godo una cena frugale e sana.

Si, viva la salute :-)

Un abbraccio Klarissima!

Rez ha detto...

condivido il tuo giudizio ma solo in parte...

http://rezcik.blogspot.com/2010/09/moriredormire-forse-sognare-ecco-il.html

in fondo il senso stesso dell'esistenza potrebbe, ed è stato storicamente, essere messo in discussione.

Un bacio Chiara.

E grazie della tua intelligenza che mi ha fornito sempre spunti di riflessione.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Davide: Quando tu mi hai consigliato di entrare in SL ho detto di no proprio perchè non voglio che il virtuale condizioni troppo la mia vita.

Second Life e' una cosa abbastanza particolare. Non e' solo un gioco e non e' solo una semplice chat. E' qualcosa di diverso, ma spiegarlo a chi non ha mai provato ad entrarci e' difficile. E poi dipende molto dai gusti personali e dalla personalita' individuale. Tutto dipende da cosa si vuole ottenere, come lo si vuole usare, quali sono gli scopi che ci prefiggiamo. In base a cio', si plasma SL in modo che sia - ad esempio nel mio caso - come un "salotto virtuale" dove ci incontriamo fra amici ed amiche. In definitiva una "conference room" dove si discute un po' di tutto - sia scrivendo come in una chat, sia parlando a voce quando questo e' possibile. Discutiamo di politica, psicologia, cinema, arte, letteratura, argomenti di gossip, persino dei racconti che scrivo nel mio blog. Un po' di tutto, insomma, come avviene anche qui. E' come se fosse una propaggine di questo blog, ma gli argomenti li trattiamo "in diretta", come in una discussione, senza attendere che arrivino i commenti.
Ci capita spesso, infatti, - e fra gli amici che vi puoi trovare ce ne sono alcuni che scrivono anche in questo blog - di approfondire proprio cio' che trattiamo qui, ma dipende molto dalla piega che prende la serata e dall'umore delle persone. Spesso anche cazzeggiamo, facciamo battute oppure a volte ci capita anche di discutere animatamente. Persino di litigare, come puo' capitare fra persone che s'incontrano materialmente.
E' in definitiva un'atmosfera un po' diversa da quella che si respira nel blog, in cui tutto e' abbastanza statico, cristallizzato. Invece, in SL tutto si svolge in maniera dinamica, fluida, come se fosse una discussione fra persone che s'incontrano in un bar o in uno scompartimento di un treno.
Capisco che SL in un primo momento possa sembrare un "giochino", ma non lo e'. Sotto certi punti di vista, puo' essere considerato anche come una "nuova forma d'arte", ma si deve star molto attenti a non confondere TUTTO per arte. Persino gli scarabocchi.
Infatti, solo una minima parte di persone si comporta in SL in modo poco difforme dalla realta' - e sono quelle che definisco le persone "vere" -, i piu' giocano, come dico io, "alla bimbominkia", mascherandosi, credendo che sia eternamente carnevale, oppure di trovarsi perennemente all'interno di un film. Basta non cadere nella trappola mentale di trasformare quel luogo in qualcosa di sostitutivo della realta' e frequentare le persone giuste, ed alla fine anche SL puo' rappresentera uno straordinario mezzo di conoscenza e di relazione.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Gio: chi non partecipa al grande gioco della menzogna reciproca, alla fine rischia pure di essere detestato da quelli che vogliono dimenticarsi della realtà.

Il sistema "maligno" della virtualita' mette in moto i suoi "anticorpi" che hanno una duplice funzione: quella di "inglobare" oppure "distruggere" la "cellula che mette in pericolo il sistema stesso.
Si puo' anche definire - se ami la letteratura - l'eterna lotta fra il bene ed il male, oppure fra il sano e l'insano.
Dato che siamo in tema di cinematografia un film che descrive molto bene questa contrapposizione e' Unbreakable - Il predestinato con Bruce Willis oppure, piu' nello specifico, la lotta fra Zion e Matrix nel film omonimo.
Una lotta che si svolge perche' entrambe le parti vogliono affermarsi, e per affermarsi devono distruggere la controparte. Nella mia filosofia tutto cio' e' rappresentato dalle due sponde del fiume, ma non esiste lotta aggressiva per distruggere chi appartiene alla sponda opposta. La contrapposizione avviene con una "difesa ad oltranza" della propria posizione stando seduta sulla mia riva ad attendere che prima o poi, chi sta sull'altra sponda, si logori.

Anche oggi c'e' il sole. Ma e' ormai un sole che diventa ogni giorno sempre piu' freddo, anche se a meta' della giornata si raggiungono ancora i 15-16 gradi. A Tokaj si e' appena concluso il festival del vino, ma per tutto il mese, fino a San Simone, ci saranno varie manifestazioni che hanno come tema il vino. Banchetti lungo le vie principali dove i produttori espongono i loro prodotti, soprattutto facendo degustare il vino, ma non mancano altri tipi di manifestazioni folcloristiche, sportive e culturali, spettacoli musicali, di danza e mostre di arte figurativa. Ci sono persino le giostre e l'odore del fritto arriva persino qui, a casa mia, che e' a qualche chilometro di distanza dalla citta'. :-)

ariemma ha detto...

Un film meraviglioso che a tratti mi ha ricordato un libro recente. Manuale di investigazione (Adelphi).

Gio ha detto...

Inception non è piu' in cartello qui ...
Con un amico sto cercando un cinema per vederlo, magari fuori città.

Descrivi bene la situazione Klara: e questa eterna lotta tra il 'sano' e il 'deviato' si fa ancora piu' difficile quando questi due tendono a confondersi, a scambiarsi i ruoli.
Dopotutto, 2000 anni fa, quello che oggi noi consideriamo 'sano', era considerato 'patologico', e viceversa.
Ma in questi casi, quando è proprio la sopravvivenza dell'uomo a essere messa in pericolo, non c'è verso che io creda a una differenza non netta tra la devianza e la rettitudine.

Qui il weekend è stato sereno, e ancora si poteva passeggiare nella foresta in pantaloni di tela e maglione, e non c'era paura di doversi affrettare per tornare a casa, perchè il cielo era ancora chiaro anche nel tardo pomeriggio.

Ma oggi, se guardo fuori dalla finestra, vedo nubi grigie e azzurre comprimere l'orizzonte ... e forse portare una pioggia insistente già stanotte.

E se ancora è il verde a colorare la foresta, ormai non è piu' raro il rosso o il giallo delle foglie, e presto sarà lui solo a dipingere la macchia, fin quando l'inverno strapperà via la vita dai rami, e allora passeggiare nel bosco sarà come intrufolarsi in un sinistro cimitero ...

Ma per quello c'è tempo!

Ogni centimetro quadrato di quel cielo che si raffredda mi sembra d'averlo visto coi miei occhi.

A presto Klara!

Alex ha detto...

Ciao Chiara,
ma chi può dire quello che è giusto e quello che è sbagliato.
Passi una vita a cercare di fare bene e poi ti accorgi che quello per cui hai lottato era sbagliato.
Sai di avere delle colpe che non riesci più a cancellare.

davide ha detto...

Distinta Chiara,

"E poi dipende molto dai gusti personali e dalla personalita' individuale. Tutto dipende da cosa si vuole ottenere, come lo si vuole usare, quali sono gli scopi che ci prefiggiamo."

Probabilmente hai ragione. Però, siccome ho deciso di limitare il tempo che passo sul virtuale, se entrassi in SL dovrei rinunciare (per motivi di tempo) a seguire dei blog che mi interessano. Per il momento credo che mi aiutino più a crescere i blog che SL. Comunque se deciderò di dedicare più tempo al virtuale ci ripenserò.

Ciao Davide

Duval ha detto...

I tramonti a Tokaj sono particolarmente struggenti. Specialmente in questa stagione in cui la leggera bruma autunnale inizia a farsi vedere anche nelle splendide giornate di sole come e' stata quella attuale. Ecco, proprio in questo istante il sole e' basso all'orizzonte e fra circa mezz'ora scomparira' dietro le colline.

Ci sono cose che non stancano mai, nel corso di una vita.
Non è l’amore, non è il sesso, non sono gli spaghetti aglio, olio e peperoncino, non è un’auto né una barca, non è forse neppure l’arte; è l’essenza della vita stessa, che da esterna diviene interna; entra dentro da qualche parte, dalla mente o dal cuore e non se ne va più; e se dovesse andarsene significa che siamo morti, morti che camminano, e ci converrebbe accorciare l’ultimo miglio verde.

Un tramonto non stanca mai se segui il sentiero fra i vigneti col sole basso negli occhi e lo spartiacque della collina a separare noto da ignoto. E’ come andare a passeggio nei sentieri dello spazio, fisico e mentale, dove i pensieri scendono come “fiocchi di neve che cadono, soffici e leggeri come semi di tarassaco cullati dalla brezza”.

Visioni, rumori, odori, solo nostri; nessun maestro, nessun intermediario, niente sophia, niente episteme, orientale o occidentale.

Noi e un tramonto universale.

davide ha detto...

Caro amico Duval,

è sempre un piacere risentirti. Comunque potresti venirci a trovare un po' più di spesso.

Non vorrei che col tempo ci traddissi come ha fatto l'amico Baudelaire999.

Ciao Davide

marco ha detto...

Però!!!
E io che pensavo che i tramonti fossero solo l'effetto di una palla che gira attorno a un'altra palla...Invece...Anche quando girano le palle si può far poesia!

:-)

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Duval: Noi e un tramonto universale.

Quante cose si imparano dalle relazioni sbagliate. Almeno tante quante da quelle giuste. Forse il problema non era capire o far capire, ma era amare.
Erano cambiate tante cose, ma non avevo ancora imparato ad amare.
Quando guardo un tramonto e mi emoziono, non mi domando a che velocita' gira la terra o a che distanza e' il Sole o quanto sono grandi...
Amo quel momento. Punto.

Non c’e' da capire, c’e' da amare. Ma io non ne ero capace.
Poi con il tempo ho imparato una cosa importante. Cambiare posto al cuore con il cervello.
Ho imparato a pensare con il cuore e ad amare con la testa. Pensare con il cuore mi costringeva ad agire con amore.
Ogni gesto, ogni azione che nasceva era un gesto d’amore. E ogni cosa da amare facendolo con la testa mi costringeva ad amare nel modo giusto.
Prima, invece, tutto quello che amavo lo consumavo, lo bruciavo, lo usavo, lo invadevo. Amavo, ma non lasciavo spazio agli altri. Al loro modo di essere o al loro modo di amare. Li invadevo d’amore senza prendere in considerazione il loro spazio. E cosi', essendo convinto di amare tanto, mi sembrava che loro non mi amassero abbastanza. Volevo essere amato con la stessa esagerazione. Ma ero io che sbagliavo, anche perche' non significa niente amare tanto o amare poco.
Si puo' solo amare o non amare. (..)
Amare con la testa non vuol dire essere razionali, ma vuol dire coltivare un’educazione al sentimento che non sara' mai distruttivo.
Perche' l’amore, quando e' distruttivo, non e' amore.
Quella considerazione, quella scoperta mi ha aiutato ad avvicinarmi agli altri nel modo giusto.
Quel trasloco, quello scambio di posto tra il cuore e il cervello mi ha in qualche modo salvato.

(Fabio Volo - E' una vita che ti aspetto)

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Ariemma: a tratti mi ha ricordato un libro recente. Manuale di investigazione

Grazie Tommaso per la tua visita. Purtroppo non conosco il libro. Mi riprometto di farci un pensiero.


@ Alex: ma chi può dire quello che è giusto e quello che è sbagliato.

Lo possiamo dire solo noi. Solo dentro di noi esiste quella risposta.


@ Davide: se entrassi in SL dovrei rinunciare (per motivi di tempo) a seguire dei blog che mi interessano.

Tu segui solo pochi blog - lo hai confessato tu. E poi vuoi mettere conoscere Duval in modo piu' diretto? Non dovresti piu' neppure scrivergli frasi come questa: "E' sempre un piacere risentirti. Comunque potresti venirci a trovare un po' più di spesso."

:-)))

Alex ha detto...

Ciao Chiara,

amare che termine strano, per me che sono ignorante, è ancora indecifrabile.
Se posso dare il mio significato "dare senza chiedere", "senza pensare a quanto", si ama e basta, il limite, o la soglia è sempre li, si rischia di diventare egoisti e pretendere di essere amati, perdendo chi più tenevi, e così, il sole sparisce al tramonto, il vento non accarezza più la pelle e anche il deserto, dai mille granelli di sabbia brillanti, si spegne nella sua aridità.

Kameo ha detto...

"E poi vuoi mettere conoscere Duval in modo piu' diretto? Non dovresti piu' neppure scrivergli frasi come questa (...)"

... poi si accorgerebbe che era meglio non entrarci proprio in SL!!! :-)

mod ha detto...

argomento gettonato di 'sti tempi. il film non mi stuzzica per niente come anche gli altri che hai citato (salvo matrix forse per l'abigliamento della protagonista femminile...sigh!).

anche prima e dopo l'era di internet esisteranno persone che si creano delle vite paralleli. anche io non sono solo una. cambio a seconda del momento, dello stato d'animo e di salute. se metti a parlare insieme la mia amica Susie con ...chessò...un cliente a cui ho rifiutato una offerta di lavoro di recente...bè, ti sembrerà che parlano di due persone e non di me.

quello che affermi sullo "spezzartsi qualcosa dentro" quando ti accorgi che sei presa in giro lo confermo. succede anche a me. e vorrei che non fosse cosi. perché prima o poi succede con tutti quelli che conosci. e diventa una dannata questione di solitudine...

love, mod

davide ha detto...

Pregiatissima Chiara,

"Tu segui solo pochi blog - lo hai confessato tu. E poi vuoi mettere conoscere Duval in modo piu' diretto? Non dovresti piu' neppure scrivergli frasi come questa: "E' sempre un piacere risentirti. Comunque potresti venirci a trovare un po' più di spesso."

Pochi rispetto a qualche tempo fa, quando ne seguivo qualche decina.

Il mio problema è che voglio dedicare meno tempo al virtuale e vorrei concentrarmi su quello che più mi aiuta a crescere.

La mia impressione è che SL sia solo un gioco, ma forse sbaglio.

Ciao Davide

Neelps ha detto...

@Chiara

E' questo uno dei meccanismi di "autodifesa" di cui parlavo: essere risoluti nei confronti di certe situazioni che potrebbero danneggiarci. Questo vale nel virtuale, ma ancor di piu' vale nella vita reale. Non c'e' niente che valga piu' della salute, fisica o mentale. Neppure l'amore, l'amicizia, niente..


Queste affermazioni sono troppo taglienti, lacerano la carne emanando un acre odore di sangue fresco che provoca irritazione all'olfatto.
Io non ti conosco bene, ma la sensazione di pragmatismo che emani, di razionalismo estremo, talvolta forzato ha un retrogusto che lascia sempre perplessi.


Non vedo niente d'artistico o innovativo in chi si ubriaca, si droga, si abbandona ai deliri perche', tutto cio', l'umanita' lo ha sempre fatto. Quello che non ha mai fatto, invece, - e questo si' sarebbe veramente innovativo - e' abbandonarsi alla Ragione.


Che c'e' di artistico nel drogarsi? come dici tu nulla.
Ma non e' questione di sentirsi artisti, o veri innovatori, la questione che tratti riguarda ben altro. Perche' l'uomo accetta i deliri delle religioni al posto della lucidita' della Ragione? proprio per la sua stessa salute, cio' che e' doloroso sopportare lo si evita, anche a costo di dover per questo pagare con dolori fisici. Il dolore fisico non e' nulla rispetto al dolore "immaginario".

Tuttavia forse credo di comprendere quello che dici, anche se, a volte, la mancanza di imprevedibilita' mi spaventa.

Mi spiace, non ho avuto tempo di leggere tutto e quindi non posso entrare nel dettaglio della discussione.

ciao
neelps

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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