domenica 24 ottobre 2010

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Amore vuol dir gelosia...

Sono questi i versi di una vecchia canzone che ogni tanto ho sentito canticchiare da mio padre, il quale credo l’abbia a sua volta imparata da sua madre. E’ incredibile come certe piccolezze travalichino il tempo e lo spazio che separano il mio piccolo borgo magiaro del terzo millennio dalla campagna fiorentina dove, negli anni ’30 del secolo scorso, e' nata mia nonna, ma questi versi adesso mi vengono in mente proprio perche’ e’ da essi che riesco a comprendere quanto sia diverso il mio modo di concepire la gelosia da quello di mia nonna, di mio padre e forse anche da quello di molte persone che in questo momento stanno leggendo il blog.

Ho affrontato il discorso sulla gelosia partendo da un racconto vero, che descriveva il malessere di una donna costretta a subire un marito geloso, poi sono passata, analizzando un film, a mettere in evidenza come la gelosia possa anche essere un fatto culturale e adesso, dopo questa lunga maratona di parole, commenti e opinioni diverse, che sicuramente avra’ stancato i piu', cerchero’ di tirare le somme. Tornando dunque ai versi della canzone, credo ci sia chi, anche per condizionamento culturale, pensa che gelosia equivalga ad amore e se una persona e’ poco o per niente gelosa, significa che probabilmente non ama.


Scrive Roland Barthes: “Come geloso, io soffro quattro volte: perche’ sono geloso, perche’ mi rimprovero di esserlo, perche’ temo che la mia gelosia finisca col ferire l'altro, perche’ mi lascio soggiogare da una banalita’: soffro di essere escluso, di essere aggressivo, di essere pazzo e di essere come tutti gli altri”. La gelosia e’ dunque sofferenza e parte dall'idea che cio’ che si ha di piu’ "caro" possa, da un momento all'altro, andarsene, essere perso, rubato, lasciandoci sgomenti. E’ un sentimento che si lega dunque al concetto di possessivita’ e alla paura di perdere cio’ che si ritiene sia nostro. Entrambi i sentimenti, sia la gelosia che la possessivita’, pretendono infatti la presenza dell’ “altro” in termini esclusivi e personali, considerandolo un "oggetto" invece di un "soggetto".

Paura dell'abbandono, della perdita, della separazione e di cio’ che si ritiene ci appartenga e sia necessario al nostro benessere, pensiero ricorrente che l’altro potrebbe condividere con terze persone cio' che e’ nostro, invidia per le qualita’ che il o la rivale pensiamo abbia e che noi non abbiamo, qualita’ che ci ossessionano perche’ attraggono il nostro partner. Sono questi alcuni elementi che caratterizzano la gelosia.

Uno dei primi a studiare le dinamiche della gelosia e stato Sigmund Freud che e’ arrivato ad ipotizzare tre diverse tipologie.

La gelosia competitiva o normale che si manifesta principalmente con dolore, ansia, angoscia, causati dall’aver perduto la persona amata, da sentimenti ostili verso il rivale, e da un atteggiamento autocritico volto ad attribuire a se stessi la responsabilita’ della perdita affettiva e della ferita narcisistica.

La gelosia proiettata cagionata dai tradimenti dei quali si ha gia’ avuto esperienza nel corso della vita affettiva oppure da stimoli inconsci verso il tradimento. Nei rapporti di coppia bisogna infatti resistere a continue tentazioni per evitare di tradire. Chi avverte in se’ 1'insistenza di queste tentazioni attuera’ un meccanismo inconscio per rendere piu’ lieve il proprio disagio proiettando sull'altro le proprie tendenze al tradimento.

La gelosia delirante che, come nella gelosia proiettata, viene determinata da tendenze al tradimento che sono state rimosse, ma gli oggetti di queste fantasie sono dello stesso sesso del soggetto che le pone in essere. Corrisponde dunque ad una forma di omosessualita’ latente che preme per manifestarsi. Come tentativo di difesa contro un impulso omosessuale troppo forte essa attua il seguente meccanismo: “Non sono io che lo amo e’ Lei che lo ama”, ed e’ come se oggetto della gelosia diventasse l'altro, il rivale o la rivale.


Si dice pero’ che la gelosia dovrebbe essere inseparabile dall'amore. Se fosse del tutto assente, infatti, si potrebbe addirittura dubitare della sincerita’ del sentimento d’amore, perche’ e’ attraverso una normale gelosia che si riesce a far sentire la persona amata veramente amata manifestandole che si ha paura di perderla, ma cio' e' possibile solo se resta a livelli accettabili, se viene posta sotto stretto controllo, altrimenti diventa "patologica" arrivando a causare:

- paura irrazionale dell’abbandono e tristezza per la possibile perdita;
- sospettosita’ per ogni comportamento relazionale del partner verso persone dell'altro sesso;
- controllo di ogni comportamento dell' "altro";
- invidia ed aggressivita’ nei confronti di possibili rivali;
- aggressivita’ persecutoria verso il partner;
- sensazione d' inadeguatezza e scarsa autostima di se stessi.


La gelosia patologica e’ generata soprattutto dal timore di perdere quello che si ritiene essenziale per il nostro benessere ed anche dal fatto che altri possano impossessarsene e goderne. E’ talmente incontrollabile che si manifesta persino in assenza di qualsiasi motivo valido, e molto spesso e’ proprio essa la vera causa della rottura di una relazione. Avviene infatti che, quando si teme tanto che una relazione possa finire, senza volerlo la si faccia finire per davvero.

La gelosia patologica nasce da sospetti e circostanze che quasi sempre sono senza fondamento, ed affonda la sua vera natura in un'angoscia che prende forma nella mente senza che esista alcun riscontro nella realta’. Quest'angoscia, fra l’altro, produce delle vere e proprie rappresentazioni mentali in cui vengono costruiti dal nulla sia i rivali che le prove d'infedelta’ e l’effettiva realta’ viene interpretata in modo completamente errato. Tutto cio’ puo’ arrivare in alcuni casi a dei veri e propri "deliri di gelosia" che spesso sono all'origine di violenze e di delitti passionali.

In base alle caratteristiche, la gelosia patologica puo’ essere inquadrata in tre grandi gruppi distinti in ordine di gravita’.

La Gelosia Ossessiva e’ quella in cui le immagini e le idee di infedelta’ sono irrefrenabili ed il nucleo di tutto cio’ e’ il dubbio, un dubbio che lacera e che non si riesce a sopprimere. Chi ne soffre e’ costantemente alla ricerca di segnali che possano alleviarlo, confermarlo o smentirlo. Il geloso ossessivo si trasforma spesso in un investigatore a tempo pieno che puo’ arrivare ad impiegare nell’attivita’ di ricerca delle infedelta’ del partner la maggior parte del suo tempo e delle sue energie. Chi e’ in questa condizione riconosce l'infondatezza dei suoi sospetti, ed arriva anche a vergognarsene, ma e’, suo malgrado, trascinato e sommerso dai tormenti del dubbio, cosi’ sottopone il partner a martellanti interrogatori, oppure controlla la sua corrispondenza, la castita’ del suo abbigliamento, ed arriva ad esaminare persino la sua biancheria intima alla ricerca di eventuali attivita’ sessuali. Anche se riesce a rendersi conto dell’esagerazione dei propri comportamenti, non riesce ne’ a cambiare condotta, ne’ puo' scacciare dalla propria mente certi pensieri pur considerati assurdi. Talvolta, nelle relazioni che il geloso ossessivo riesce a creare, cio’ che davvero stupisce e’ come il o la partner riesca ad accettare tutto questo anche per lungo tempo, tanto da arrivare a parlare non di un singolo malato, ma di una coppia gravemente disturbata.

La Sindrome di Mairet e’ quella per cui, chi ne e’ affetto, vive in un clima pervaso di gelosia non solo di tipo amorosa. La condizione mette in evidenza una zona di confine tra normalita’ e patologia in cui le idee di gelosia, che fioriscono di continuo su ogni singolo aspetto dell’esistenza, sono notevolmente persistenti e tendono ad occupare tutto il campo delle esperienze, tanto che spesso costituiscono un vero e proprio doloroso stile di vita, diventando cosi’ compagne insostituibili di ogni relazione umana significativa, soprattutto sentimentale. Tipico esempio di questo tipo di gelosia lo si puo’ ravvisare nel personaggio di Tereza ne “L’insostenibile leggerezza dell’essere”.


Infine, la Sindrome di Otello o Gelosia Delirante o Delirio di Gelosia in cui la persona e’ convinta dell'infedelta’ del partner e trova conferme del tradimento ovunque. E’ quella che e’ ben descritta sia nel racconto da cui siamo partiti, sia nel film “Il caso dell’infedele Klara”. Chi ne e’ affetto tenta in ogni modo di strappare la confessione al partner e attua rimedi contro la sua supposta infedelta’ restringendone l'autonomia o ingaggiando investigatori. Il fine non e’ tanto quello della scoperta di qualcosa, che si pensa gia’ di sapere, ma piuttosto averne le prove certe e far ammettere all'altro la propria colpa. Da questo un’incessante richiesta di confessioni assillanti, portate avanti talvolta in modo subdolo, altre volte con l'arma del ricatto, e non raramente ricorrendo anche alla coercizione e alla violenza fisica. Questo tipo di gelosia puo’ giungere quindi ad atti violenti nei confronti del partner o del presunto amante ed e’ spesso collegato all’alcolismo cronico. L'ammissione del tradimento viene presentata comunque sempre come il rimedio che porra’ fine ai tormenti e ai dubbi, tanto che molto spesso il partner accusato ed assillato, pur di porre fine ad una situazione insostenibile, arriva persino ad ammettere l’inesistente tradimento.


E’ ormai acclarato che questa patologia affondi, il piu’ delle volte, le sue origini nell'infanzia e in una cattiva relazione instaurata con i genitori, i quali non hanno saputo adeguatamente rinforzare il bambino nell’acquisizione di fiducia per se stesso e nell'autostima contribuendo in questo modo a determinare un adulto non consapevole delle sue possibilita’ e del suo valore, profondamente insicuro, quindi geloso ed ossessionato dall’idea che il proprio partner possa tradirlo con altre persone in quanto piu’ degne e dotate di qualita’ per lui estranee e irraggiungibili. Ma la gelosia patologica potrebbe anche rivelare un desiderio di possesso assoluto del partner. Anche in questo caso, si tratterebbe di una cattiva relazione affettiva costruita con i propri genitori, soprattutto con quello di sesso opposto, in un'affettivita’ che non ha trovato corrispondenza durante l'infanzia, e che il geloso pensa di riscattare da adulto attraverso il possesso assoluto dell'altro.


Alla fine di tutto cosa possiamo ricavare? Amore vuol dire davvero gelosia? Qualcuno continuera’ ad esserne convinto. Magari si parlera’ di un amore malato, sofferto, non destinato ad avere un futuro, ma pur sempre un amore. Cio’ di cui sono convinta io, invece, credo che chi ha avuto la pazienza di leggermi fin qui, in questo lungo e noioso excursus, lo abbia alla fine compreso.

* Le pagine fotocopiate sono state tratte dal libro di Elettra Adani: "Passione. Prima, durante, dopo".

29 commenti :

Gio ha detto...

Nelle Nozze di Figaro si discute della strana gelosia del Conte di Almaviva, un traditore incallito che si permette pure d'essere sospettoso di sua moglie.
Ecco la definizione del 'moderno marito' di quei tempi:

'Come lo sono i moderni mariti: per sistema infedeli, per genio capricciosi, e per orgoglio poi tutti gelosi.'

A presto Klarissima :-)

Gioia ha detto...

per me amore vuol dire sapere che dipende sempre da te non essere "tradito": spetta a te essere il migliore, il più desiderabile, quello verso cui si tende inesorabilmente. Certamente, sapere questo rende più interessanti e amabili per chiunque. Saperlo, poi, NON mette al riparo dalla gelosia, ma dovrebbe mettere al riparo dal mostrarla e dal cedere ad atteggiamenti coercitivi.
Dovrebbe... :D

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Gioia: dipende sempre da te non essere "tradito": spetta a te essere il migliore, il più desiderabile, quello verso cui si tende inesorabilmente.

Ecco finalmente qualcosa in cui mi riconosco e che molte persone gelose non comprendono, non certo per colpa loro ma perche' non hanno potuto costruirsi gli strumenti per attribursi un valore positivo.
Cosa significa non essere gelosi/e? Semplice: significa sapere che a qualsiasi stimolo andra' incontro il nostro partner, l'interesse che provera' per noi sara' sempre maggiore, che noi saremo sempre un termine di paragone per tutto e che avra' consapevolezza di non trovare niente di migliore. Pare un discorso un po' da persone presuntuose e megalomani, ma se fatto con umilta', senza autoconvincimento fasullo e basato su elementi reali ed onesti, e' anche il motore che ci spinge a migliorarci continuamente.
Il meccanismo e' il seguente: se il mio amato guarda le donne carine, devo far di tutto per essere anch'io carina. Al limite se non sara' lui a guardarmi piu' di quanto guarda le altre, saranno gli altri uomini ad ammirarmi e magari a suscitare in lui qualche gelosia che lo renda consapevole che anch'io posso valere come e piu' delle altre.
Stessa cosa si applica ad ogni aspetto della relazione che coinvolga esclusivamente la nosstra persona: la cultura, la sensualita', la capacita' di creare motivi d'interesse, cioe' tutto cio' che raggruppo in una parola: fascino.
Se sentiamo di avere delle carenze dobbiamo essere noi a risolverlee se per pigrizia non facciamo niente, non possiamo certo pretendere che l'altra persona ci ammiri per la nostra indolente incapacita' di competere.
Abbiamo pero' anche l'ultima risorsa, qualora capissimo di non poter essere in grado di competere: troncare la relazione.

Anonimo ha detto...

Klara, vedo che torni molto sulla gelosia... ti tocca da vicino?
E sulla gelosia, come ho letto in giro, non c'entra nulla l'amore ma il possesso: la gelosia è la paura di veder svanire l'altro, un altro che si pensa di possedere. Ma se per gli oggetti abbiamo lo scontrino per dire "è mio!", come si fa con le persone?...
by psYco

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Psyco: vedo che torni molto sulla gelosia... ti tocca da vicino?

Si'. Ma non nel modo in cui (forse) pensi tu. La gelosia e' stata una costante durante tutta la mia vita. Della gelosia di altri sono stata oggetto fin da quando mi sono trasformata in donna, e lo sono stata a tal punto che adesso e' qualcosa che rifiuto a priori. Soprattutto non riesco io ad essere gelosa e questa mia carenza mi ha procurato e mi procura non pochi problemi relazionali con persone che danno alla gelosia una valenza "passionale" indispensabile per un rapporto affettivo.
E' ovvio che quando mi trovo di fronte a persone del genere - che all'inizio si comportano in tutt'altro modo cercando di millantare un'apertura mentale simile alla mia perche' in quel momento hanno tutto il vantaggio a farsi vedere in un certo modo -, scappo. Magari non scappo subito subito. Prima tento di far comprendere loro che "cambiarmi" e' impresa impossibile, ma alla fine, quasi sempre, sono costretta ad ammettere il fallimento. Perche' e' un fallimento mio, vorrei fosse chiaro.
Quindi, se devo proprio attribuire una responsabilita' particolare ai miei numerosi fallimenti nelle relazioni di lungo termine, l'attribuisco proprio a questo mostro che e' la gelosia.

Kameo ha detto...

La citazione di Roland Barthes è tratta dal suo bellissimo saggio "Frammenti di un discorso amoroso" che avevo già menzionato in altro post. Che in sostanza è un discorso solitario che l'innamorato compie dentro di sè, rivolto verso l'altro.
Dunque, si può dire che il sentimento di gelosia è un fatto personale che va risolto innanzitutto dialogando con il sè.

Anonimo ha detto...

Mi sfugge come una debolezza altrui sia un tuo fallimento... Tra l'altro sbagliano due volte: nel mentire e nel volerti cambiare!!! Male, molto male...
Io invece in questo periodo mi trovo in tutt'altra situazione: spesso rifiutato dalle donne, approcci sempre lunghi, faticosi ed inconcludenti, adesso che ho trovato una donna disponibile (quanto piacevole tra l'altro!), questa sua disponibilità me la fa rendere meno interessante... ma mi rendo conto che è una forma mentale sbagliata e "avariata" dal contesto sociale italiano che ritengo veramente malato... infatti mi sto abituando a lei, e sento di non poterne sempre più fare a meno. Ma non per questo sono assillante o geloso; ho fiducia in me ed in lei, ma non per questo non mi evito di darle sempre il massimo.
by psYco

Nicole ha detto...

Certo... se si ama, si cerca di dare il massimo all'altra persona...ma senza esagerare o diventa uno stress. Se guarda le altre e fà termini di paragone, c'è qualcosa che non va.
Non è una gara a chi è la più bella del reame. Credo che amare significhi anche accettare i limiti dell'altra persona.
Persino la sua cellulite.
E continuo a pensare che un po' di gelosia renda il rapporto più frizzante e scusami se mi permetto , credo che nessuna persona realmente innamorata ne sia immune, nemmeno tu.
Ma ovviamente è un mio personalissimo pensiero e quindi opinabile.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Psyco: Mi sfugge come una debolezza altrui sia un tuo fallimento

Perche' quando iniziamo qualcosa e poi non riesce bene, non dobbiamo scaricare tutte le colpe sugli altri. Una relazione che finisce male, magari perche' qualcuno riesce ad ingannarci, e' anche perche' noi all'inizio ci lasciamo ingannare. Ci lasciamo ingannare perche' in quel momento lo vogliamo, e fingiamo di non vedere quelle debolezze che, se pur lievemente, si manifestano, oppure perche' manchiamo di esperienza per vederle, ma anche perche' non abbiamo abbastanza intelligenza per capire che affrontare una relazione con incoscienza, senza prima conoscere l'altra persona in modo approfondito, lasciandoci guidare solo dall'ebbrezza dei sensi - spesso ingannevole - non pensando che in fondo sesso, amore e relazione sono tre cose ben distinte che possono si' unirsi in un'unico composto, ma possiamo anche tenere separate, e' sempre e comunque un nostro errore di valutazione.

adesso che ho trovato una donna disponibile (quanto piacevole tra l'altro!), questa sua disponibilità me la fa rendere meno interessante...

Ecco qualcosa di cui non mi stupisco affatto e che in un certo senso conferma cio' che penso sulle buone e le cattive ragazze.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Nicole: se si ama, si cerca di dare il massimo all'altra persona...ma senza esagerare o diventa uno stress

Noto nella tua frase una piccola incongruenza. Quando si parla di massimo non si puo' dire anche "senza esagerare". Il massimo e' sempre esagerato perche' e' appunto "il massimo". Un massimo che non sia esagerato non sarebbe il massimo ma avrebbe un limite. E quando esiste un limite, ovviamente non e' il massimo perche' il massimo presuppone che oltre quello non esista altro.
Quindi, visto che cio' che normalmente si da' in amore - nonostante le convinzioni poetiche e melense - non e' il massimo, ma un'altra cosa che ha un limite, si deve a questo punto capire qual e' quel limite.
Credo che ogni persona abbia il proprio. Io ho dunque il mio, ed il mio arriva laddove qualcuno prova ad inserirsi nel mio cassetto segreto per guardarci dentro. Infatti, sono davvero convinta che una relazione d'amore possa funzionare, mantenendo vivo l'interesse ed il desiderio, non scadendo mai nell'abitudine e la noia, solo se non si arriva a mostrare tutti i nostri segreti e rinunciamo a tenere qualcosa che sia solo nostra e di nessun altro.
L'errore che si fa quando si ama - o si pensa di amare - e' invece l'opposto, cioe' quello di dire tutto e che l'altro debba fare con noi la stessa cosa perche' e' proprio in questo totale denudarsi che crediamo stia la forza dell'amore.
Ma non e' cosi'.

Credo che amare significhi anche accettare i limiti dell'altra persona.
Persino la sua cellulite


Ovvio che si'.
L'aspetto fisico e' uno dei fattori determinanti dell'attrazione, ma l'amare va oltre l'estetica. Sono d'accordo.
Il problema di chi e' geloso/a, pero', e' che se anche di tutto cio' ne e' consapevole, poi quando si trova in presenza del suo partner che rivolge le attenzioni verso un'altra persona, inizia a pensare che dipenda proprio dall'estetica e magari dal fatto di non piacergli abbastanza fisicamente.
Ho conosciuto donne intelligenti, affascinanti, eleganti e colte che pero', in presenza di ragazze bellissime, a malapena riuscivano a mascherare la loro gelosia se il loro partner minimamente le sfiorava con lo sguardo. Ed ho visto anche donne bellissime che non pensavano di esserlo fare esattamente la stessa cosa. Perche' il punto e' solo questo: cio' che realmente conta non e' possedere certe qualita', ma e' essere consapevoli del valore legato alla nostra unicita'.
Cio' che possiamo fare, dunque, dipende solo da noi; non e' qualcosa che possiamo risolvere semplicemente imponendo al nostro partner di non utilizzare i sensi ed il cervello quando ammira un'altra persona. Quindi, il rimedio e' far emergere la nostra unicita' e renderla piu' luminosa di tutte, in modo che chi ci sta accanto ne sia abbagliato/a.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Nicole: E continuo a pensare che un po' di gelosia renda il rapporto più frizzante e scusami se mi permetto, credo che nessuna persona realmente innamorata ne sia immune, nemmeno tu

Infatti non lo nego. Ma credo che la mia gelosia si esprima seguendo un percorso diverso da quello che forse tu hai in mente.
Di solito non faccio mai vedere che sono gelosa, non faccio scenate, non uso sarcasmo o tiro frecciatine, non cerco subdolamente di mettere in difficolta' l'altra persona semplicemente con il ricatto emotivo, ma agisco. La gelosia mi da' il carburante perche' il mio motore giri al massimo stimolandomi a migliorarmi in tutto cio' che credo possa piacere non solo al mio partner ma soprattutto a chi del mio partner puo' essere rivale. Rovescio in questo modo la situazione e rendo lui (o lei), geloso/a di me al punto di temere di perdermi.
Questo e' a grandi linee lo schema, anche se poi, a seconda delle persone, puo' variare un po'.
Cosi' la gelosia non e' piu' qualcosa che distrugge dentro, ma diventa qualcosa che contribuisce a costruirsi.

Nicole ha detto...

Dare il massimo...Uhm , ora ti spiego meglio, perché effettivamente non ho approndito bene prima.

Io do il massimo...Ma lo faccio in modo libero e con vera passione...ma guai se fosse indotto. Nel senso che e forse qui sembrerò egocentrica e presuntuosa...non entro in competizione fisica con nessuno anche se le altre donne fossero più belle di me.
Se scatta la competizione per me è solo mentale, perché bella o brutta che io sia, questa sono. Il mio probabile uomo sa al momento della scelta sa già come io sono.
E se si permettesse di fare paragoni non esitereri a fanculizzarlo. Lo stesso ovviamente vale anche per me. Non ho mai detto ad un uomo , mi piaceresti di più così anziché come sei.
Ovviamente mai dare poi nulla per scontato o dovuto ed è giusto avere rispetto della propria persona se si vuole essere amati.

Ci sono difetti che nonostante le 'cure' rimangono tali, ma fanno parte del pacchetto tutto compreso:)

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Nicole: Ovviamente mai dare poi nulla per scontato o dovuto ed è giusto avere rispetto della propria persona se si vuole essere amati.
Ci sono difetti che nonostante le 'cure' rimangono tali, ma fanno parte del pacchetto tutto compreso


Credo che entrambe diciamo la stessa cosa utilizzando metodi diversi.
In ogni caso mi sono ricordata che alcuni anni fa avevo un'amica - modella - che era fidanzata con un tizio che la portava sempre al ristorante e la invitava a mangiare le cose piu' luride e a bere vino come se tutto cio' non avesse un impatto sul suo fisico. Lei gli disse che era pericoloso quello che stava facendo, perche' se non si fosse trattenuta in pochi mesi l'avrebbe vista trasformare in una donna che fisicamente non gli sarebbe piu' piaciuta. Lui la convinse che non era vero e le chiese di sposarlo. Lei accetto' e con quel tenore di vita ingrasso' quindici chili. Ma a lui piacevano le donne snelle modella-style, com'era lei prima della "cura", e cosi' inizio' a rivolgersi altrove.
E' vero che quando ti conoscono sanno esattamente come sei - sia fisicamente che di testa -, ed accettano tutto il pacchetto - o cercano di convincerti che anche se cambi fisicamente niente cambiera' nei loro sentimenti - ma poi sta a noi mantenerci tali da non "rilassarci" nel rapporto, altrimenti e' molto facile che dopo un po' accada cio' che e' accaduto alla mia amica.
Anche perche' a volte trovi uomini gelosi che, se per caso sei carina, fanno di tutto perche' tu imbruttisca in modo da non rappresentare piu' un pericolo.

Anonimo ha detto...

"La gelosia mi dà il carburante perché il mio motore giri al massimo stimolandomi a migliorarmi in tutto ciò che credo possa piacere non solo al mio partner ma soprattutto a chi del mio partner può essere rivale. Rovescio in questo modo la situazione e rendo lui (o lei), geloso/a di me al punto di temere di perdermi." Bellissima, e dice tutto. Davvero, solo così si è spinti a dare il meglio di sé, ma la cosa scatta "solo" se dall'altra parte c'è una persona che ritieni vale la pena fare lo sforzo...
Sugli errori... è facile col senno di poi, d'altronde nessuno è perfetto e spesso a una persona che ci piace siamo più disposti a perdonare i difetti. Salvo poi vederli bene dopo, passata la fase iniziale. D'altronde non credo a debolezze che se lievemente si manifestano, possono compromettere un rapporto. Il problema è quando questi lievi segnali sono la punta dell'iceberg, ma come si fa a saperlo prima?
Sulle cattive ragazze, bé il tirarla per le lunghe con me funziona finché non mi accorgo che è solo fumo, e comunque come atteggiamento non mi piace a prescindere... solo che è talmente diffuso (oramai sono quasi rassegnato a queste manfrine) che quando si trova una persona disponibile quasi si perde il gusto della "conquista". Ma tranquilla che mi sta già passando, che alla lunga con le cattive ragazze, quando la corda s'è rotta applico il sempre valido "tutti le vogliono ma nessuno se le prende"...
by psYco

Nicole ha detto...

Scusami psYco ma sei un po' come dire 'confuso'.
Se sono istintive e naturali ti tolgono il piacere della conquista, se sono stronze e giocano al rialzo poi le fanculizzi...Insomma deciditi!:)

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Psyco: Sulle cattive ragazze, bé il tirarla per le lunghe con me funziona

Ma le cattive ragazze, quelle vere, quelle che non si atteggiano, ma lo sono sul serio, non la tirano per le lunghe.

finché non mi accorgo che è solo fumo

Appunto. Se e' solo fumo e' perche' non sono VERE cattive ragazze. Se lo fossero ti accorgeresti che oltre al fumo ci sarebbe pure l'arrosto. :-)

e comunque come atteggiamento non mi piace a prescindere... solo che è talmente diffuso (oramai sono quasi rassegnato a queste manfrine) che quando si trova una persona disponibile quasi si perde il gusto della "conquista".

In definitiva, se le chiami "manfrine", significa che chi hai avuto di fronte stava recitando una parte non sua.
E questo non e' un fatto che coinvolge solo le donne; anche certi uomini millantano machismo e poi di fronte ad un film sentimentale piangono come fontane. Non che mi dispiaccia, che piangano, solo che non e' su questi aspetti che si stabilisce se si e' buoni/e o cattivi/e ragazzi/e.
Per farti un esempio facile, quindi su di me che credo di essere la persona con la quale sono stata piu' insieme durante la mia vita, io nella realta' sono dolcissima, paziente, silenziosa, se posso evito il litigio e cerco sempre di tenere un profilo basso. Sono sentimentale e se vedo un film commovente, mi commuovo, che dovrei fare? Non tento neppure di resistere alla lacrimuccia perche' e' cosi' che sono, e mi piace esprimere le emozioni come vengono.
Ma non mi smuovi di un millimetro quando prendo una decisione e sono capace di sparire dalla sera alla mattina, senza un rimpianto ne' un rimorso, se mi deludi oppure se capisco che vuoi guardare dentro al mio cassetto segreto senza aver ricevuto da me il permesso. E se me ne vado, lo faccio in silenzio, senza dire una parola, senza cercare ne' offrire spiegazioni e da quel momento potresti girare in lungo e in largo anche tutto il pianeta che' se non sono io a volerlo, non mi trovi piu'.
Non faccio dunque manfrine, non la tiro per le lunghe, non mi atteggio a dark lady o a mangiatrice di uomini. Sono semplicemente me stessa. Eppure c'e' chi per questo mio modo di essere mi considera cattiva.

Anonimo ha detto...

Eh, lo sapevo che poi dovevo chiarire...
@Nicole stiamo parlando di due cose separate: le stronze le fanculizzo punto. Le istintive e naturali, non ero più abituato a incontrarle da un pezzo... ero così abituato al "rito del corteggiamento" che ora che ho conosciuto questa donna che non mi chiede nient'altro che me stesso non mi sembra vero...
@Klara - non ci siamo intesi sul termine cattive ragazze, quelle che dici tu sono cattive sul serio... a me non sono mai capitate (bé una volta probabilmente, ma era talmente spudorata che non mi sono posto neanche il problema... ).
Credo che chi la tira per le lunghe reciti sempre una parte non sua, ma quella che io chiamo del lavaggio del cervello: perché "non devo sembrare facile", perché "si usa così", perché così (dico io) soddisfi tanto il tuo amor proprio (e di solito però non dai niente in cambio), perché le hanno insegnato che bisogna fare così, "perché io valgo" (allora deve essere l'uomo a venirti dietro)... insomma la casistica è lunga, sono tante donne a credersi chissà chi, e invece... apparenza tanta e sostanza poca.
So benissimo che fermezza e romanticismo sono due cose diverse: anche io non ho problemi a commuovermi vedendo un film (sono fatto così), e a diciamo "alterarmi" in determinate circostanze, e a non cedere. Tu sei una donna matura con le idee chiare che sa quello che vuole, per cui nel momento in cui l'altro ti delude, tu chiudi. E si, per il lui di turno, tu sei (decisamente) cattiva...
by psYco

Anonimo ha detto...

Buongiorno Klàra, mi sta venendo un sospetto... mi puoi dare la tua definizione di cattiva ragazza? Mi sa che non coincide con la mia.
by psYco

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Psyco: perché le hanno insegnato che bisogna fare così

Sarebbe interessante capire chi e' che va in giro per il mondo ad insegnare che bisogna far cosi'.
Gli esempi oggi le ragazze li assorbono dai media, dalla tv, dal gossip in cui certi personaggi squallidi recitano parti degne di un pubblico di cerebrolesi.
Alcuni esempi? I vari grandi fratelli, i tronisti, le veline, i corona e molti altri.
Gli uomini, quindi, hanno nei loro cliche' un certo tipo di macho pieno di se stesso (quindi di niente) e le donne in certo tipo di "vamp" che se la tira.
Ma non sono questi/e i/le cattivi/e ragazzi/e. Costoro sono solo dei buffoni, dei guitti di basso livello, dei prodotti usa e getta come la carta igienica, e chi si ispira a loro andra' incontro ad una vita che prima o poi lo bastonera' sonoramente ridimensionandolo oppure sara' destinato a morire da idiota.
Essere "cattivi/e" significa altro, invece, e per esserlo ci vogliono qualita' che esulano completamente dall'adeguarsi ad un cliche'.

con le idee chiare che sa quello che vuole

Ecco, questo ad esempio e' un elemento determinante di un'esistenza da "cattivi". Mai "vagare" casualmente, mai farsi dominare dagli eventi, mai affidarsi solo alla fortuna o alla sfortuna. Soprattutto rendersi conto che cio' che ci accade nella vita, di bello o di brutto, non dipende dagli altri ma da noi.
Si deve navigare sapendo dove si vuol arrivare, avere sempre davanti un traguardo, una meta da raggiungere, un valore che sia importante soprattutto per se stessi. Non posso dire esattamente cosa, ciascuno ha il suo, ma deve essere cosi' importante da non essere mi barattato. Qualcosa che rappresenti Itaca.
Ciononostante, non si deve mai perdere di vista il viaggio. Per questo e' sbagliato cercare di affrettare gli eventi, perche' il senso vero di tutto sta appunto in tutto cio' che viviamo durante il viaggio.

mi sta venendo un sospetto... mi puoi dare la tua definizione di cattiva ragazza?

Potrei dirti: la sottoscritta, ma oltre a mostrarmi piena di boria e presunzione, non sarebbe del tutto vero. Di certo, pero', mentre con la ragazza buona ti senti al sicuro perche' sai che da lei non devi temere nulla, neppure se fai lo stronzo, con la ragazza cattiva hai sempre una sensazione di precarieta', di situazione in bilico, che puo' finire da un momento all'altro se tu la deludi. E questo non perche' chi e' cattiva si atteggi a dark lady, in quanto puo' anche essere dolcissima, ma perche' tu, dentro, senti che su di lei non hai nessun potere.

Nicole ha detto...

la tua risposta a psYco è una vera chicca...maledettamente vero tutto, ma proprio tutto.

davide ha detto...

Distinta Chiara,

OT

poichè so che ti picciono le belle letture, ti consiglio un libro bellissimo (NEL SONNO NON SIAMO PROFUGHI) dallo scrittore moldavo
Paul Goma. Sono sicuro che ti piacerà.

Ciao Davide




Il piccolo Paul Goma, bambino attento, smaliziato e felice, figlio di maestri di scuola elementare nel piccolo villaggio di Mana tra gli anni Trenta e Quaranta: ai giochi e agli insegnamenti dei genitori si alternano le offensive e le controffensive militari di un’Europa in guerra, l’oppressione delle ideologie, la deportazione del padre in un campo di lavoro, i sospetti, l’esilio ma anche la scoperta della vita, dei primi amori, della sessualità.

Il villaggio di Mana, quando il 2 ottobre 1925 vi nasce Paul Goma, si trova nella provincia di Orhei, nella Bessarabia romena. Fino a pochi anni prima, il villaggio con tutta la regione faceva parte dell’Impero zarista. Nel 1940 l’Unione Sovietica, a quel tempo alleata della Germania nazista, impone a Bucharest la cessione della Bessarabia. Mana viene riconquistata dalla Romania nel 1941 e poi ripresa dall’Urss nel 1944. Nel 1991, senza aver mai cambiato di posto, Mana si ritrova nel giovane stato della Repubblica Moldova. A questi cambiamenti e al senso di precarietà che comportano, il paese, come tutta la Bessarabia, risponde con apparente flessibilità: non protesta e si adatta ma, a guardar bene, non si snatura mai, e chissà fino a che punto questo sia un bene.

I cambiamenti sono qui rari e molto più difficili a completarsi che altrove. Mana ha ben poco oltre al suo ritmo arcaico e, come leggiamo in Nel sonno non siamo profughi di Paul Goma, quando hai poco non puoi permetterti di perdere nulla di quel poco.

Nel sonno non siamo profughi è uno straordinario romanzo sull’infanzia, sulla memoria e sulla dissoluzione di un mondo incantato in una Europa segnata dalle guerre e dall’oppressione delle ideologie.

Paul Goma, fuggito coi genitori in Romania per sfuggire, invano, ai sovietici, entra ben presto in conflitto con le autorità della Romania comunista, fin nei suoi primi anni universitari. Una prima inchiesta penale viene aperta contro di lui perché ha chiesto al docente di marxismo scientifico spiegazioni sul perché i contadini comprassero il pane in città (“devi dichiarare sinceramente il vero substrato delle tue domande”, gli ingiunge il procuratore). In seguito viene incarcerato per avere organizzato manifestazioni a favore della rivoluzione ungherese. La pena consiste in due anni di carcere cui segue il domicilio coatto (1959-1963) nel Baragan, dove si lavora, in condizioni di estrema durezza, al canale destinato a congiungere il Danubio al Mar Nero. Svanita l’illusione, assai dura a morire in Occidente, che Nicolae Ceausescu volesse per davvero sganciarsi dal Cremlino, Goma si fa promotore del movimento di Charta 77 in Romania. Viene arrestato e poi, grazie anche alle pressioni internazionali, accetta la proposta delle autorità di partire in esilio, a Parigi. Qui, oltre a una tenace attività di denuncia della dittatura di Ceausescu, prosegue la sua opera di romanziere lungo due direttrici: quella autobiografica, a partire dall’infanzia, e quella carceraria, che lo porta a descrivere con particolare crudezza le repressioni operate in Romania dal regime comunista. Nel sonno non siamo profughi (titolo originale Din Calidor, ovvero Dalla veranda) scritto dall’esilio parigino, è il primo atto del ciclo autobiografico di Paul Goma.

Di questo libro e di Paul Goma se ne discute a Trento, mercoledì 27 ottobre, alle 17,30, nella Sala degli affreschi della Biblioteca comunale (via Roma 55), nell’incontro organizzato dal Centro Studi sulla Storia dell’Europa Orientale.

Nel sonno non siamo profughi di Paul Goma è pubblicato da Keller (pp. 328., 16,00 euro) e tradotto da Davide Zaffi.

Anonimo ha detto...

Klara, una cosa ti invidio apertamente: la disponibilità di tempo che è sicuramente superiore alla mia, che ti porta (a parte a scrivere magnificamente su un blog) a poter leggere più di me, cosa che spero di poter riprendere seriamente quando andrò in pensione...
- Chi insegna a comportarsi così a maschi e femmine? Bé, prima della TV bastavano le mamme... devo aggiungere altro? Come maschio italico purtroppo me ne intendo...
- Direi che questa si chiama determinazione, anche se senza una buona dose di cattiveria effettivamente non si va da nessuna parte...
- la tua spiegazione di ragazza cattiva l'avevi data sopra, qui spieghi come si vive con una ragazza cattiva... si direi che è da un lato è sicuramente stressante(*), ma anche dannatamente stimolante... è ungherese il detto "chi si ferma è perduto"?
Comunque per la cronaca la tua definizione non coincideva con la mia, che era invece di "stronza sfruttatrice e approfittatrice": va da sé che se un uomo si fa sfruttare da una così, è solo perché è stupido, e lei non è cattiva, solo furba.
Devo dire peraltro che io stesso negli anni ho dovuto acquistare cattiveria, e dopo avermi vessato per anni qualcuna ne sta già pagando le conseguenze...

(*) dopo averci pensato un po' su, è stressante solo per chi non è in grado di reggere il confronto, altrimenti se vissuta alla pari è solamente una vita che vale la pena essere vissuta.

Comunque il tuo blog è interessante, mi sa che piano piano (tempo permettendo!) lo giro tutto...
Buona serata...
by psYco

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Nicole: la tua risposta a psYco è una vera chicca...maledettamente vero tutto, ma proprio tutto

Non dire cosi'...
Poi, lo sai, mi monto la testa. :-)


@ Davide: Sono sicuro che ti piacerà

Terminata la "vendemmia tardiva", iniziata proprio oggi, credo che mi prendero' una bella vacanza e sicuramente un po' del tempo lo dedichero' anche alla lettura. Ho gia' programmato un viaggio, uno dei miei soliti in treno, e probabilmente verro' in Italia.
Il libro che mi consigli lo acquistero' in italiano proprio perche' lo ha tradotto l'amico Zaffi.
Una nota "morbosa" per chi, come un segugio, segue le mie tracce sperando un giorno d'incontrarmi per caso: di solito, quando sono a Milano, i libri oppure i dvd con i film li acquisto alle Messaggerie Musicali. :-)

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Psyco: Klara, una cosa ti invidio apertamente: la disponibilità di tempo che è sicuramente superiore alla mia, che ti porta (a parte a scrivere magnificamente su un blog) a poter leggere più di me

Non credere che di tempo ne abbia molto. Potrei raccontarti la mia giornata cosi' ti accorgeresti di quanto, in fondo, di tempo libero durante le ore di luce ne abbia ben poco, ma non credo che sarebbe interessante (o forse si?).
In ogni caso, come potrai notare, non ho poi cosi' tanto tempo per dedicarmi al blog. Infatti, posso scrivere un post piu' o meno ogni 4-5 giorni, mentre chi ha invece tempo di post ne puo' scrivere anche uno al giorno, e persino di piu'.
Pero' devo ammettere che quando posso, scrivere mi rilassa, ed e' sempre interessante discutere e raffrontarsi con persone che vivono una realta' completamente differente dalla mia. Cio' mi da' modo di staccare la spina dalle mie abitudini.
Per quanto riguarda leggere, devo confessare che un po' vivo di rendita per tutto cio' che ho letto nel passato. Le cose nuove, come vedi, vivendo in un luogo un po' isolato dal mondo, mi vengono segnalate. Ad esempio, e' proprio grazie a a voi che frequentate questo blog che ho potuto vedere ultimamente alcuni film bellissimi, come "the Reader" oppure "the Fall" che consiglio davvero a chi non li avesse ancora visti.

Chi insegna a comportarsi così a maschi e femmine? Bé, prima della TV bastavano le mamme... devo aggiungere altro? Come maschio italico purtroppo me ne intendo

Significa che in Italia sono le mamme ad insegnare alle figlie a comportarsi da "cattive ragazze"?

è ungherese il detto "chi si ferma è perduto"?

Da noi esiste qualcosa che descrive meglio la determinazione. Si dice "lassan járj, tovább érsz" e significa che se cammini lentamente andrai lontano.
Ecco, per noi determinazione e pazienza sono due concetti intimamente legati. Non e' determinato chi cerca di affrettare le cose, perche' "jó munkához ido kell". Per fare un buon lavoro ci vuole tempo.

la tua definizione non coincideva con la mia, che era invece di "stronza sfruttatrice e approfittatrice": va da sé che se un uomo si fa sfruttare da una così, è solo perché è stupido, e lei non è cattiva, solo furba

Oppure e' l'uomo che e' stupido.
Il discorso sarebbe lungo e come dice spesso Davide, "ci vorrebbe tempo per parlarne a fondo". Ed anche qui dovrei mettere in mezzo la diversita' culturale che a noi magiare viene inculcata fin da bambine sulle priorita' valoriali riguardi alle relazioni affettive in cui ci sia in gioco il "formare" una famiglia.
Di solito, le persone si "instupidiscono" per amore, e chi e' meno innamorato spesso si approfitta di chi invece lo e' di piu'. Ovviamente laddove l'amore e' il valore predominante e viene messo al primo posto, in cima a tutto, esistono maggiori probabilita' di vedere coppie in cui da una parte c'e' chi e' piu' ingenuo e dall'altra chi e' piu' stronzo e si approfitta di querll'ingenuita'.
Pero', anche se non ci crederai, nonostante l'amore sia una bellissima cosa, irrinunciabile e che certamente rende vive le persone, esistono per noi (per me) dei valori e delle qualita' che piu' importanti dell'amore.
Ma siccome sono una cattiva ragazza, non ne parlero' adesso, e lascero' che ognuno di voi si immagini quali possano essere questi valori.

Comunque il tuo blog è interessante, mi sa che piano piano (tempo permettendo!) lo giro tutto

Ne avrai da leggere...
Quasi 1.600 post ed oltre 20.000 commenti nei quali, forse, esiste piu' succo che nei post stessi. :-))

davide ha detto...

Distinta Chiara,


"Una nota "morbosa" per chi, come un segugio, segue le mie tracce sperando un giorno d'incontrarmi per caso: di solito, quando sono a Milano, i libri oppure i dvd con i film li acquisto alle Messaggerie Musicali. :-)"

E io sarò lì ad aspettarti. Vedrai che questa volta non la farai franca.

Ciao Davide

Anonimo ha detto...

@Klàra:
- "in Italia sono le mamme ad insegnare alle figlie a comportarsi da "cattive ragazze"? No, non da cattive ragazze: da veline "quanto-sono-figa-me-la-devo-tirare" le femmine, e da spaccone (o a trattare da nullità) i maschi. Il concetto di educazione delle mamme italiane è di essere onnipresenti nel tirare su i figli, trattarli come un bignè in un vassoio di pasticcini, salvo poi lamentarsi se crescono con la zucca vuota (e fare l'esistenza da idiota da te ben menzionata).
- "se cammini lentamente andrai lontano" direi è identico al nostro (in rima!) "chi va piano va sano e va lontano"...
- "Oppure è l'uomo che è stupido." Infatti era quello che intendevo (e che ho scritto): lui è stupido, lei è furba.
- "esistono per me dei valori e delle qualità che sono più importanti dell'amore". Ovviamente direi, ma che stanno alla pari, o poco sopra o poco sotto. Insomma, poco importa! E credo di sapere di cosa si tratta. Non si campa solo d'amore... c'è chi morirebbe di fame!
- "Ne avrai da leggere..." Si mi sa che ho parlato troppo presto...
Buona serata...
by psYco

Fabrizio ha detto...

[...] indovino che la vera originalità non è nè in me nè nell'altro, ma nella nostra stessa relazione. Ciò che bisogna conquistare è l'originalità della relazione. La maggior parte delle ferite d'amore me le procura lo stereotipo: io sono costretto, come tutti, a far la parte dell'innamorato: ad essere geloso, trascurato, frustrato come gli altri. Ma quando la relazione è originale, lo stereotipo viene sconvolto, superato, evacuato, e la gelosia, ad esempio, non ha più luogo d'essere in questo rapporto senza luogo [...]
Da Frammenti di un discorso amoroso di Roland Barthes

Fabrizio ha detto...

"Ecco Fatto" 1998

Paolo1984 ha detto...

io non credo che la gelosia sia sempre qualcosa di brutto in sè, ma va tenuta a bada in quanto l'amore si fonda sì sulla passione ma anche sulla fiducia reciproca (data dal fatto di condividere gli stessi valori e lo stesso modo di intendere l'amore) che deve tenere a bada la gelosia eventuale impedendo esiti distruttivi e opprimenti ..insomma se non riesco a fidarmi della persona che amo, se tra gli amanti non c'è fiducia , l'amore è destinato a finire presto

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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