mercoledì 18 agosto 2010

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L'individuo ed il branco

Non sara’ semplice scrivere questo post. Troppe cose mi frullano nella testa e metterle tutte insieme, per quanto di natura io sia metodica ed ordinata, stavolta mi risultera’ difficile. La mia intenzione all'inizio era quella di scrivere la terza parte, la conclusiva, del racconto “Il segreto della bellezza”, ma e’ accaduto qualcosa d'imprevisto che mi ha tolto la voglia di farlo. Il racconto aveva, infatti, una precisa finalita’, ma l’atmosfera e’ rapidamente cambiata. Le cose non sono mai come sembrano, cosi’ come le persone, io per prima, e credo ultimamente d’essere stata un po’ troppo disponibile e fiduciosa nell’aprirmi verso chi, forse, non era ancora in grado di meritarselo.

Per di piu', sto guarendo da una fastidiosissima congiuntivite che, oltre a crearmi malumore e nervosismo, mi ha in pratica resa inattiva per molti giorni, fra l'altro rovinandomi gran parte del breve viaggio in Italia, e cio’ mi ha costretta per lunghe ore della giornata a starmene da sola a pensare, e nei momenti in cui gli occhi mi davano meno fastidio a guardare alcuni film che non avevo avuto ancora occasione di vedere. Film che mi hanno suscitato riflessioni di vario tipo. Ecco, si’, potrei partire proprio da quelli, dai film che ho visto: tre capolavori.

Il primo e’ "Agora". Non parlero’ della trama ne’ del modo in cui e’ stato realizzato; parlero’ invece di cio’ che ho avvertito sedimentarsi dentro di me mentre lo guardavo, del suo contenuto, del succo, del concentrato finale, quello che sempre cerco, ma che solo raramente trovo e che e’ cio’ che fa la differenza fra un film di qualita’ ed una schifezza. Ebbene, il tema e’ tutto incentrato sulla contrapposizione fra la liberta’ dell’individuo ed il branco che si sente investito del ruolo di riportare l’individualita’ all’interno di uno schema prestabilito, la cui messa in discussione rappresenta eresia. Per la protagonista una donna libera che pone innanzi a tutto l’unica cosa in cui crede: la Filosofia.

Liberta’ significa rimettere sempre in discussione ogni cosa, le proprie convinzioni e persino se stessi, mentre quando si accettano regole stabilite ed immutabili e ci si adegua per fede o per qualsiasi altro motivo, allora ci annulliamo, non esiste piu’ liberta’ ed e’ meglio la morte. Non importa quanto le nostre idee possano essere giuste o sbagliate; se saremo coerenti e liberi di pensare, alla fine arriveremo ad una qualche verita’, ma sara’ solo dimostrando grande forza nell’opporsi alla moltitudine di chi vorrebbe piegare anche la nostra volonta’, adeguandola alla dottrina e riducendoci a piu’ miti consigli. E la fine e’ scontata: l’individuo, inevitabilmente, verra’ schiacciato dal peso dell’ignoranza e della superbia di chi crede di possedere la verita’ assoluta che, solo in virtu’ dell’appartenenza ad una setta, ad un branco, con la violenza camuffata da forza della persuasione, riuscira’ a ristabilire l’ordine nel quale chi e’ voce isolata dovra’ inevitabilmente soggiacere oppure scomparire.

Tutto cio’ in nome di una religione, in questo caso il Cristianesimo, ma potrebbe essere in nome di qualsiasi altra cosa: una squadra, un partito, un clan, un’etnia. Ed e’ qui che la mia sensibilita’ resta duramente colpita, e’ qui che non riesco piu’ a giustificare chi, in nome di un’idea che puo’ anche essere giusta, arriva a mobilitare il branco al solo scopo di annichilire l’individuo, per dargli una lezione spacciandola persino per qualcosa fatta per il suo bene, giustificando la violenza che non sempre e’ fisica ed additando delle colpe che, se non esistesse ipocrisia, ciascuno potrebbe normalmente riscontrare chiaramente anche dentro di se’.

Non e’ forse proprio uno dei fondamenti del Cristianesimo quello per cui nessuno puo’ considerarsi senza peccato cosi’ da poter scagliare la prima pietra? Eppure il mondo e’ sempre stato pieno di gente pronta a scagliar pietre da ogni parte, a manifestare odio, a martirizzare chi e' in contrasto con le regole del branco, perche’ la liberta’ e l'indipendenza di pensiero sono insopportabili, perche’ troppe persone non sono in grado, per ignoranza o per malafede, di combattere le idee ad allora si affidano alla violenza per distruggere chi quelle idee le esprime ed in tal modo; con l’azione collettiva, possono sentirsi meno responsabili dei misfatti compiuti. Ed e’ cosi' che gli "stupidi" idealisti, quelli che non accettano d’imparare la lezione, i Don Chisciotte che si ostinano a scagliarsi contro i mulini a vento, sono destinati a perire sotto la gragnola di pietre che poi, alla fine, tutti negheranno di aver lanciato.

Ed il concetto della negazione e' appunto quello che piu’ emerge nel secondo film, “The Reader”; la negazione dei misfatti compiuti da un popolo che ha preferito rimuovere dalla coscienza le proprie colpe imputandole solo ad alcuni individui. In questo caso l’individuo rappresenta il capro espiatorio per cio’ che accadeva in Germania durante il nazismo. Qualcosa che tutti sapevano ma che, poi, alla fine della guerra, tutti hanno fatto finta di non sapere. Anche in questo film il concetto di individuo contrapposto al branco emerge con prepotenza. Un individuo che, per la vergogna del proprio analfabetismo, accetta di essere considerato unico colpevole per qualcosa di cui non e’ unico colpevole e che, stravolgendo ogni valore morale, arriva al punto di non vergognarsi neppure di aver causato la morte di trecento persone.

E qui le domande possono essere diverse: puo’ l'appartenenza ad un gruppo, sia esso nazionale, lavorativo, finanche un reparto di un esercito, non far percepire l'orrore di far morire trecento persone? Ma, soprattutto, puo’ chi non ha minori colpe giudicare e condannare un individuo solo per liberare la propria coscienza? Sono domande alle quali non e’ facile rispondere perche’, come si sa, ciascuno tende sempre a minimizzare le proprie colpe e ad ingigantire quelle degli altri, ma c’e’ qualcosa di piu’ in “The Reader”: esiste una differenza fra chi agisce in buona fede e chi, invece, agisce mosso da pulsioni che niente hanno a che vedere con la giustizia, come l’odio, la vendetta, l’invidia, la superbia, la vigliaccheria… e forse anche la volonta’ maligna di soffocare personalita’ ritenute troppo ingombranti che possono mettere in ombra le mediocri esistenze di chi sceglie di adeguarsi.

E’ di questo che tratta il terzo film, “La Papessa”, in cui una donna, solo per il fatto di essere donna, con capacita’ e sentimenti superiori a quelle di qualsiasi uomo, in un’epoca in cui alle donne erano riservati solo il silenzio e l’obbedienza, e’ stata cancellata dalla Storia. In questo caso il branco e’ rappresentato dell’appartenenza al genere maschile, e l’individuo e’ il genere femminile. La disparita’ di mezzi alla fine vedra’ soggiacere, com’e’ logico, quest’ultimo ed anche stavolta l’epilogo lascera’ l’amaro in bocca. Perche’ sara’ sempre cosi’: gli individui, coloro che manifestano liberta’ ed indipendenza di pensiero, saranno schiacciati, ostracizzati, imprigionati, rimossi dalla memoria, lapidati, puniti con l’olio di ricino dalla moltitudine dei mediocri, in quanto in un mondo di mediocri e d’ignoranti, manifestare una forte personalita’ dotata di vivacita’ intellettuale e’ considerata una grave colpa.

Sono tre film che consiglio davvero a tutti; sia a chi ritiene che sia giusto dar lezioni a chi non si adegua, sia a chi pensa che nessuno abbia titolo per dar lezioni. In fondo tutto cio’ che questi tre film raccontano e’ solo la contrapposizione eterna fra due diversi modi di concepire l’esistenza: quella di chi, libero, rischia del proprio, combatte a viso aperto da solo contro tutti ed e’ pronto a soccombere per le sue idee, e chi si affida al branco, si ripara dietro ai suoi simboli, un’etichetta, una croce, una bandiera, il colore di una camicia, adeguandosi alle sue regole che non possono essere mai messe in discussione, ma che danno protezione e mettono a posto la coscienza, perche’ dopo aver lanciato il sasso si puo’ tranquillamente nascondere la mano.

20 commenti :

BellaDiGiorno ha detto...

come sono lunghi i tuoi post.. inizio a leggerli e poi mi perdo per strada......
(nonè una critica purtroppo è un mio limite)

Chiara di Notte - Klára ha detto...

come sono lunghi i tuoi post..

Si', hai ragione. Scrivo troppo. Forse dovrei risparmiare un po' di questo tempo e dedicarmi ad altro. :-)

davide ha detto...

Distinta Chiara,

post molto interessante che tratta un argomento molto difficile.

Putroppo non ho visto i film che citi, ma quando ne avrò l'occasione voglio andare a vederli.

Se il post è lungo è perchè un tema con questo non si può liquidare con poche battute.

Ci sarebbero molte cose da dire riguardo a quanto hai scritto, ma mentre lo leggevo mi è venuta in mente una parte di un libro che ha scritto un mio amico.

Si tratta di una delle parti che il mio amico ha tolto poi dall'edizione finale, perchè non certo lusinghiera verso i suoi colleghi.

Ebbene in questa parte descrive in modo impressionate una sua vicenda personale, in cui mostra come in un'organizzazione (in questo caso un grosso ente pubblico) chi cade in disgrazia (non importa se innocente o colpevole) viene subito evitato da tutti quanti come un appestato.

Questo mi ha colpito perchè in genere si pensa che questo avvenga solo nei regimi autoritari, dove non stare sempre dalla parte del potere può essere rischioso. Invece anche in democrazia si tende sempre a stare dalla parte del più forte, perchè non ci interessa la giustizia, ma solo fare i nostri interessi.

Ciao Davide

Alex ha detto...

Ciao Chiara,
sono i deboli che fanno branco, quelli privi di cuore, quelli che non hanno valori, quelli che hanno paura di non riuscire, i perdenti dentro.
Chi è individuo lo sarà sempre, in ogni situazione, perchè ha dei valori trasmessi o nascosti da sempre.

ps: per te collirio antibiotico e tanti impacchi di camomilla:-)

Neelps ha detto...

"

''Dei malvagi si sono liberati, ma il male e' rimasto''

Da che cosa devono liberarsi gli uomini? Dalla crudelta' cieca grida il primo. Macche' esclama un'altro, ogni credenza e' cieca credulita', essi devono liberarsi da tutte le fedi. No, No, percarita', ribatte il primo, non spogliatevi di ogni fede, altrimenti aprirete la strada al potere della brutalita'.
Noi dobbiamo, sostiene un terzo, istituire la repubblica e divenire liberi da ogni dominatore, da ogni padrone. Non servirebbe a niente, dice un quarto, ci renderemmo schiavi di un nuovo padrone: la maggioranza dominante, liberiamoci piuttosto da questa tremenda diseguaglianza. O disgraziata eguaglianza, ecco che sento nuovamente il tuo ruggito plebeo! Avevo appena sognato un bellissimo paradiso della liberta' ed ecco che, l'impudenza e la licenziosita' fanno subito sentire il loro urlo selvaggio, cosi si lamenta il primo e si prepara ad impugnare la spada contro la liberta smodata.




Chi deve liberarsi? Tu, io, noi.
E da che cosa? Da tutto cio' che non sei tu, che non sono io, che non siamo noi.

Che cosa rimarra' se io saro' liberato da tutto cio' che non sono io?

Soltanto io e nient'altro che io!
La mia potenza sono io stesso e grazie ad essa io sono la mia proprieta'.
Al pari di Dio, io ho fondato la mia causa su null'altro che me' stesso.


"
Neelps

mod ha detto...

ecco. questo testo qui mi piace proprio tanto. ma tanto.

:) love, mod

agorà. devo vedere.

the reader: visto ormai 3 volte. mi tocca profondamente la consapevolezza di lei che il perdono non può esistere per certe cose e, infine, imparando a leggere si rende conto che anche l'ignoranza non è una scusante. il suicidio è forse la sua povera offerta di riparare. non so. è un libro che lascia sgomento e anche il film è molto accuto. (magari ti farà leggere "lo stato delle SS" di KOGON. non so se esiste tradotto nelle tue lingue, ma se c'è sono convinta che sarebbe di tuo interesse. era l'argomento della mia tesi ed è attualissimo!)

la papessa: bello, ma una volta basta.

Gio ha detto...

Non è propriamente in topic, ma secondo me troverai interessante anche questo:

http://dannatidanni.blogspot.com/2010/03/per-me-la-piu-forte-di-tutte.html

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Mod: non so se esiste tradotto nelle tue lingue

Ti ringrazio per la segnalazione. Esiste in Francese - una lingua che non conosco - ma credo che non esista ne' in magiaro ne' in Italiano. Per quanto riguarda il magiaro i motivi sono semplici: gli ungheresi - come anche i romeni - durante il nazismo sono stati quelli che piu' di tutti si sono accaniti contro le minoranze, commettendo atti indicibili e fuori da ogni comprensione umana, ed e' per tale motivo che la "rimozione dalle coscienze" e' stata ancor piu' forte ed incisiva di quella del popolo tedesco. Per l'Italia, invece, credo che sia un argomento, quello della persecuzione, mai interessato veramente e sono certa che, ancor piu' oggi di allora, visto il clima che si respira, neppure verra' mai tradotto. Pero', in attesa che sia tu a tradurlo, posso leggerlo in lingua originale.

Continua...

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Cercando nel web ho comunque trovato questo, che e' cio' che scrive Primo Levi in una appendice al suo libro "Se questo è un uomo".

"Il riassunto più convincente della situazione tedesca di allora l'ho trovato nel libro Der SS Staat (Lo Stato delle SS) di Eugen Kogon, già prigioniero a Buchenwald, poi professore di Scienze Politiche all'Università di Monaco:
Che cosa sapevano i tedeschi dei campi di concentramento? Oltre la loro concreta esistenza, quasi niente, ed anche oggi ne sanno poco. Indubbiamente, il metodo di mantenere rigorosamente segreti i particolari del sistema terroristico, rendendo così l'angoscia indeterminata, e quindi tanto più profonda, si è rilevato efficace. Come ho detto altrove, perfino molti funzionari della Gestapo ignoravano cosa avveniva all'interno dei Lager, in cui pure essi inviavano i loro prigionieri; la maggior parte degli stessi prigionieri avevano un'idea assai imprecisa del funzionamento del loro campo e dei metodi che vi venivano impiegati. Come avrebbe potuto conoscerli il popolo tedesco? Chi ci entrava si trovava davanti ad un universo abissale, per lui totalmente nuovo: è questa la miglior dimostrazione della potenza e dell'efficacia della segretezza.
Eppure... eppure, non c'era neanche un tedesco che non sapesse dell'esistenza dei campi, o che li ritenesse dei sanatori. Erano pochi i tedeschi che non avessero un parente o un conoscente in campo, o almeno che non sapessero che il tale o il tal altro ci era stato mandato. Tutti i tedeschi erano stati testimoni della multiforme barbarie antisemitica: milioni fra di loro avevano assistito, con indifferenza, o con curiosità, o con sdegno, o magari con gioia maligna, all'incendio delle sinagoghe o all'umiliazione di ebrei ed ebree costretti ad inginocchiarsi nel fango delle strade. Molti tedeschi avevano saputo qualcosa dalle radio straniere, e parecchi erano venuti a contatto con prigionieri che lavoravano all'esterno dei Lager. A non pochi tedeschi era accaduto di incontrare, nelle strade o nelle stazioni ferroviarie, schiere miserabili di detenuti: in una circolare datata 9 novembre 1941, e indirizzata dal capo della Polizia e dei Servizi di Sicurezza a tutti (...) gli uffici di Polizia e ai comandanti dei Lager, si legge: “in particolare, si è dovuto constatare che durante i trasferimenti a piedi, per esempio dalla stazione al campo, un numero non trascurabile di prigionieri cadono per via morti o svenuti per esaurimento... E' impossibile impedire che la popolazione prenda conoscenza di simili avvenimenti”.

Continua...

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Neppure un tedesco poteva ignorare che le prigioni erano strapiene, e che in tutto il paese avevano luogo di continuo esecuzioni capitali; si contavano a migliaia i magistrati e i funzionari di polizia, gli avvocati, i sacerdoti e gli assistenti sociali che sapevano genericamente che la situazione era assai grave. Erano molti gli uomini d'affari che avevano rapporti di fornitura con le SS dei Lager, gli industriali che porgevano domanda d'assunzione di lavoratori-schiavi agli uffici amministrativi ed economici delle SS, e gli impiegati degli uffici di assunzione che (...) erano al corrente del fatto che molte grandi Società sfruttavano mano d'opera schiava. Non erano pochi i lavoratori che svolgevano la loro attività in prossimità dei campi di concentramento, o addirittura entro di essi. Vari professori universitari collaboravano con i centri di ricerche mediche istituiti da Himmler, e vari medici dello Stato e di Istituti privati collaboravano con gli assassini di professione. Un buon numero di membri dell'aviazione militare erano stati trasferiti alle dipendenze delle SS, e dovevano pure essere al corrente di quanto ivi si svolgeva. Erano molti gli alti ufficiali dell'esercito che sapevano dei massacri in massa dei prigionieri di guerra russi nei Lager, e moltissimi i soldati e i membri della Polizia Militare che dovevano sapere con precisione quali spaventosi orrori venivano commessi nei campi, nei ghetti, nelle città e nelle campagne dei territori orientali occupati. E' forse falsa una sola di queste affermazioni?
A mio parere, nessuna di queste affermazioni è falsa, ma un'altra dev'essere aggiunta a completare il quadro: a dispetto delle varie possibilità d'informazione, la maggior parte dei tedeschi non sapevano perché non volevano sapere. E' certamente vero che il terrorismo di Stato è un'arma fortissima, a cui è ben difficile resistere; ma è anche vero che il popolo tedesco, nel suo complesso, di resistere non ha neppure tentato. Nella Germania di Hitler era diffuso un galateo particolare: chi sapeva non parlava, chi non sapeva non faceva domande, a chi faceva domande non si rispondeva. In questo modo il cittadino tedesco tipico conquistava e difendeva la sua ignoranza, che gli appariva una giustificazione sufficiente della sua adesione al nazismo: chiudendosi la bocca, gli occhi e le orecchie, egli si costruiva l'illusione di non essere a conoscenza, e quindi di non essere complice, di quanto avveniva davanti alla sua porta.
Sapere, e far sapere, era un modo (in fondo non poi tanto pericoloso) di prendere le distanze dal nazismo; penso che il popolo tedesco, nel suo complesso, non vi abbia fatto ricorso, e di questa deliberata omissione lo ritengo pienamente colpevole."

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Interessante e' anche un brano di un'intervista alla scrittrice Herta Muller che descrive esattamente lo stato dei fatti durante gli anni del nazismo in Romania, ma che ricalca esattamente cio' che avveniva anche in Ungheria. Per questo motivo io credo che come popoli tutti abbiano piu' o meno delle grandi colpe che sono ben piu' grandi e vanno al di la' di quelle che oggi vengono attribuite ai Rom, rei solo di "sporcare" il territorio con la loro presenza. Oggi come allora.

"Iniziai a leggere dei saggi, credo, e poi libri sulle SS, Eugen Kogon, Der SS-Staat, e saggi sul nazionalsocialismo, sul Terzo Reich, perché volevo sapere anche qual era stato il coinvolgimento della minoranza dalla quale provengo, e i motivi dell'immensa falsificazione della storia ufficiale in Romania, in cui noi siamo sempre stati dalla parte degli Alleati e con l'Unione Sovietica. Invece abbiamo cambiato fronte il penultimo giorno, e fino ad allora abbiamo ucciso ebrei, zingari, e c'è stato il processo ad Antonescu.
Tutto questo mi interessava. E, in seguito, il fatto che nella storia ufficiale solo i tedeschi e gli ungheresi siano stati fascisti, mentre i romeni per niente. Mi irritava. Mi irritava anche che tutti i tedeschi venissero descritti come fascisti. Quando ero piccola, in quel piccolo villaggio, domenica ci portavano al cinema, perché non potessimo andare in chiesa. Erano gli inizi degli anni Sessanta e ci facevano sempre vedere dei film con “fritzi”, sempre quell'idiota di tedesco delle SS, come se i romeni non avessero avuto nulla a che fare con tutto questo, loro erano onesti, mentre noi eravamo figli di fascisti. Cominciai ad interessarmi a tutte queste cose. Neanche mio padre ne parlava, e penso che fossero in tanti a non farlo, non solo in quel paesino, ma in tutta la nostra minoranza. Perché in Romania non si parlava con onestà del passato, del fascismo e del nazionalsocialismo.

Continua...

Chiara di Notte - Klára ha detto...

E, in virtù di questo, i tedeschi avevano un motivo in più per non parlare del ruolo che avevano avuto, perché si dicevano: “Se la maggioranza non ne parla e a noi ci viene rimproverato, non possiamo certo parlarne di nostra sponte.” Penso che il silenzio della maggioranza sia stato un motivo in più perché nemmeno chi apparteneva alla minoranza prendesse le distanze dal proprio passato. Penso che mio padre avesse 17 anni quando è partito per la leva, nelle SS. E io, quando andavo in città, gli dicevo sempre: “Guarda cosa hanno fatto i nazisti e cosa ha fatto Hitler! Come hai potuto essere così esaltato e cieco da non pensare in che razza di politica ti hanno infilato, come un asino – perché lui era un soldato semplice. Sei scappato come un asino dietro ai criminali”. E leggendo questo libro di Kogon, così ben scritto, che descrive in maniera così esatta la struttura dello stato fascista, io ho letto, senza volerlo, due libri: un libro sul fascismo e uno che non è scritto da Kogon, ma che, tra le righe, parla della società in cui vivevo. Perché ho capito quali sono i meccanismi della dittatura, ho visto come ci si arriva, su quali basi, come cambia il linguaggio, come il linguaggio si adatta alla repressione, e, poiché tutto questo era contenuto in quelle pagine, vi ho potuto leggere due libri paralleli. E in quel momento mi dissi: ecco, ora ho l'età di mio padre e quello che farò d'ora in poi dipende da me. Se io stessa mi adagio e faccio il necessario affinché la vita sia più semplice, allora non posso rimproverargli di essersi comportato da opportunista, né il fatto che fino ad oggi non sia in grado di dire “Hitler è un criminale”. Credo che sia più semplice dirlo sin dall'inizio: “con me non attacca”, invece di infilarti nel gruppo e poi uscirne. Se ti sei infilato, lì rimani. Per me, questa esperienza, ovvero studiare come la nostra minoranza sia diventata la quinta colonna di Hitler, e poi la menzogna propinata dalla storia romena, hanno avuto una grande importanza per la mia decisione. Provavo una nausea fisica per il sistema che mi circondava e non sarei stata capace di adattarmi a nessun costo. Non mi passava nemmeno per la testa. E in fabbrica, quando rifiutai di collaborare con il securista, avevo colleghe che mi dicevano: “Oddio, vedrai cosa passerai ora”. E lui mi disse: “D'ora in poi ti dispiacerà ogni giorno che passa”.

mod ha detto...

...l'inglese lo leggi? mi pare che da "hugendubl" a monaco lo puoi ordinare in inglese.

è la lucidità senza sete di vendetta che mi ha colpito di più di Kogon. un uomo estremamente coraggioso nel non abbandonare mai la sua dignità d'uomo e quella dei suoi compagni di prigionia.

particolarmente rivelatore il passo nel libro in cui parla del suo rapporto con il capo medico delle SS che commise una infinità di uccisioni, direttamente ed indirettamente ordinandole, ma che alla fine gli salva la vita e lo fa evadere.

hannah arendt lo chiamava "la banalità del male" e si tirò addosso molte critiche anche feroci, perchè le vittime non volevano che il male fosse cosi banalizzato - altrimenti come poteva aver raggiunto tanto potere per commettere questi crimini indicibili.

http://hu.wikipedia.org/wiki/Hannah_Arendt

non mi stanco di discutere e far discutere sull'argomento. ho paura che se smetto sarebbe come rompere una diga.

love, mod

mozart2006 ha detto...

Ciao Chiara, leggo sempre il tuo blog anche se non commento mai. Questa volta voglio farti i complimenti, sia per il post che per la esemplare analisi storica inserita nei commenti.
Ciao da Stoccarda

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Mod: non mi stanco di discutere e far discutere sull'argomento. ho paura che se smetto sarebbe come rompere una diga.


Fai bene. Chi pensa - e quindi esiste - non puo' far a meno di discutere di questi argomenti che sono oggi molto attuali, perche' il rischio di un ritorno a certi climi e' assai probabile.
Chi non pensa, invece, oltre a non esistere, se la cava con un "tutto il mondo e' paese" e con un po' di cerchiobottismo spacciato per equilibrio e maturita', mentre e' invece solo incapacita' di fare autocritica seria.

@ Mozart2006: per la esemplare analisi storica inserita nei commenti

L'esemplare analisi storica e' solo frutto di copia incolla. Comunque grazie per l'apprezzamento. :-)

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Di contorno a questo mio post, vorrei riportare uno stralcio di un articolo dal blog di Enzo Di Frenna:

http://www.enzodifrennablog.it/dblog/

"C'è molta gente che dorme. Sono svegli ma dormono. Spesso mi capita vederli dormire davanti a uno schermo. Dorme chi segue i partiti di plastica, le ideologie di marketing comunicativo, i presidenti rifatti dalla chirurgia plastica che fottono e mentono. Sono i peggiori: dormono così bene che consegnano un intero Paese nelle mani di una piccola lobby di potere. Sia chiaro: anche i "controllori" dormono sul piano spirituale, ma sono svegli su quello psicologico.

Dormono i seguaci delle sette e dei finti maestri. Camminano come zombie e ripetono la lezioncina: "Sì, maestro... sì, maestro...". Ricevono istruzioni e fanno cose indicibili in nome di una verità finta. Vi confesso: a volte mi fanno pena. In fondo cercano la verità dell'anima, dunque la spinta è positiva. Ma se gli fai notare che sono infarciti di dogma, sono pronti a sbranarti mentalmente e a difendere castelli di cartone. E' una vera pena. Il problema è l'assenza di consapevolezza e il predominio della mente meccanica, che muove gli uomini come robot.

Dormono i preti, i seguaci fondamentalismi, gli affaristi delle borse finanziarie, e molta altra umanità. Il pianeta va alla malora e l'umanità dorme. Vi rendete conto? A guardare le cose da fuori, magari seduti per un istante su un sasso della Luna, viene da chiedersi: "Ma che fanno? Dormono mentre la Terra brucia? Ma sono stupidi!".

Chi dorme ha sempre un problema con la presunzione. Ha bisogno del gruppo, del clan, del partito, della setta. Non sa stare da solo. Si sente perso nel camminare senza sostegno. La via della consapevolezza invece è solitaria. Bisogna fare i conti con la solitudine e accettarla. Vi confesso: spesso mi confronto con persone che dormono e mi sento solo. Cosa posso comunicare con chi dorme? Superficialità? Ed è forse comunicazione, quella? Credo sia capitato anche a voi.

Lazlo ha detto...

Passavo di qui e mi sono imbattuto per primo in questo post. Quello che descrivi e che descrivono i film che hai visto è atroce. E ancor più atroce è scoprire quanto sia reale. A qualsiasi livello, senza scomodare i grandi numeri o le grandi masse, l'essere umano funziona proprio come un branco in miniatura, a cominciare dai piccoli gruppi di ragazzi per finire a quelli enormi e dannosi come il nazismo e via dicendo. Mi sono chiesto tante volte cosa ci spinga ad aderire al branco, perchè pur ritenendomi una persona con una testa e indipendente, spesso è capitato anche a me di cadere nel tranello. Cose piccole e innocenti, ma è incredibile come si rischi tutti i santi giorni di cadere nelle dinamiche che hai descritto. Ci vuole una forza immensa per staccarsi e rimanere indipendenti e il più delle volte si rischia l'emarginazione e la solitudine. Che per carità, sono forse meglio dell'adeguarsi, ma non tutti hanno la forza di farlo e mi chiedo se sia sempre giusto farlo. Esiste una via di mezzo per non farsi imbrigliare completamente? Per riuscire a rimanere individui pur facendo parte di un'insieme di persone? Mi capita spesso di vedere i così detti ribelli, che lottano contro l'omologazione e contro il pensiero comune, contro le etichette e a favore dell'individualità. Lottano per la libertà di pensiero e di diversità. Beh.. spesso mi è capitato di osservare che finiscono per essere proprio ciò contro cui combattono. Finiscono per non accettare un contraddittorio anche se pacato, per cercare di convincerti del loro pensiero e della loro verità, calpestando la tua. Insomma sembra che tutto prescinda anche dalle intenzioni, non bastano buoni propositi, non serve a nulla essere dalla parte del bene o da quella del male. Alla fine vieni risucchiato da un meccanismo infernale che ti fa escludere chi è troppo distante da te e ti spinge a cercare chi invece ti somiglia. Si creano gruppi piccoli o grandi, che poi finiscono per essere usati da quei pochi che ne intuiscono le dinamiche e le debolezze. Insomma, c'è una uscita? Perchè sembra proprio che l'abbiano nascosta bene. Scusa se mi sono dilungato, e complimenti per il tuo blog che leggerò e sembra molto interessante.

Lazlo

Lazlo ha detto...

Passavo di qui e mi sono imbattuto per primo in questo post. Quello che
descrivi e che descrivono i film che hai visto è atroce. E ancor più
atroce è scoprire quanto sia reale. A qualsiasi livello, senza scomodare i grandi numeri o le grandi masse, l'essere umano funziona proprio come un branco in miniatura, a cominciare dai piccoli gruppi di ragazzi per finire a quelli enormi e dannosi come il nazismo e via dicendo. Mi sono chiesto tante volte cosa ci spinga ad aderire al branco, perchè pur ritenendomi una persona con una testa e indipendente, spesso è capitato anche a me di cadere nel tranello. Cose piccole e innocenti, ma è incredibile come si rischi tutti i santi giorni di cadere nelle dinamiche che hai descritto. Ci vuole una forza immensa per staccarsi e rimanere indipendenti e il più delle volte si rischia l'emarginazione e la solitudine. Che per carità, sono forse meglio dell'adeguarsi, ma non tutti hanno la forza di farlo e mi chiedo
se sia sempre giusto farlo. Esiste una via di mezzo per non farsi
imbrigliare completamente? Per riuscire a rimanere individui pur
facendo parte di un'insieme di persone?

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Lazlo: La logica del branco e' la cosa piu' barbara che possa esistere. Cio' non significa che io esalti l'individualismo sfrenato, poiche' anche in questo caso sarebbe qualcosa di lontanissimo da me. Ma fra il branco da una parte e l'individualismo dall'altra esiste anche qualcosa che potrebbe essere denominata un'aggregazione di individui. Ecco, se mai dovremmo discutere di questa forma ibrida.

Comunque, per quanto riguarda la logica del branco e di come, in certi casi, questa possa trasformarsi in "instupidimento collettivo", e' molto interessante questo recente articolo di Enzo di Frenna:

http://www.enzodifrennablog.it/dblog/articolo.asp?articolo=889

Lazlo ha detto...

Non ho mai pensato che tu esaltassi l'individualismo sfrenato, anzi. E credo anche io che l'unica forma possibile sia quella che chiami aggregazione di individui. L'articolo e il video che hai postato sono molto interessanti e descrivono esattamente quello che cercavo di dire. Tornando alla forma ibrida, sono convinto che per funzionare abbia bisogno di persone con una forte individualità, perchè la dove non ci fosse o fosse riservata a pochi si tornerebbe a scivolare verso il baratro. Ed una grande coscienza di se stessi. E' un equilibrio delicato che rischia ogni secondo di capitolare perchè prevede la capacità di essere sempre concentrati sul collettivo ancor prima che sull'individuale. Hai una facilità nel trattare gli argomenti anche in maniera approfondita che invidio molto.

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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