sabato 21 agosto 2010

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La leonessa e la volpe

Serenamente accucciate all'ombra di una fresca pianta situata nel cuore della foresta, una tranquilla leonessa e una placida volpe chiacchieravano tra loro come due vecchie amiche, discutendo del piu' e del meno. Per un ascoltatore attento non era difficile pero' scoprire che, nascoste nelle loro parole, vi era racchiuso un pizzico d'invidia. In effetti, la volpe desiderava possedere lo stesso coraggio e l'identica sicurezza che alimentavano il comportamento dell'amica, la leonessa, mentre a questa sarebbe piaciuto conquistare la celebre furbizia dell'altra.

Nonostante le piccole gelosie racchiuse nei loro cuori, entrambe mantenevano un rapporto forzatamente cortese, scambiandosi sorrisi ed esagerati complimenti. Finche' un giorno, passeggiando insieme nel bosco con i rispettivi cuccioli che trotterellavano amabilmente intorno a loro giocando e rincorrendosi fra gli alberi, la volpe non riusci' piu' a trattenere una frase alimentata unicamente dall'invidia. "Mia cara" disse atteggiandosi a gran dama e indicando con lo sguardo i suoi piccoli, "tu avrai anche un portamento da regina, possiedi grande forza e vigore, ma in quanto a madre devi ammettere che io sono piu' portata. Guarda i miei cinque volpacchiotti come giocano felici tra loro. Invece tu hai messo al mondo un solo figliolo e, poveretto, sembra tanto triste senza fratelli!"

Evitando di scomporsi, la leonessa rispose: "Certo amica mia, io ho partorito un solo cucciolo. Ma questo piccolo vale piu' d'ogni altro animale. Egli e' un leone e, una volta cresciuto, sara' un Re!" Non potendo ribattere niente la volpe si limito' ad ingoiare la propria gelosia accettando cio' che la natura aveva dispensato.

E' inutile invidiare cio' che non si possiede perche' ognuno dispone di quello che la natura gli ha attribuito.


Favola di Esopo

Questa favola descrive un sentimento che da sempre condiziona le relazioni, crea incomprensioni, suscita delusioni ed anche, a cascata, altri sentimenti come la rabbia e l'odio, ma mai il disprezzo. Perche', in fondo, chi invidia ammira.

Wikipedia la descrive in questo modo: “L'invidia e’ un sentimento nei confronti di un'altra persona o gruppo di persone che possiedono qualcosa (concretamente o metaforicamente) che l'invidioso non possiede (o che gli manca)”. Mentre il vocabolario della Lingua Italiana De Mauro ne da' questa descrizione: "Sentimento di astio, ostilita’ e rammarico per la felicita’, il benessere, la fortuna altrui".

Parlare dell'invidia non e' pero' semplice perche', come dice Esopo, e' talmente connaturata in noi che nessuno ne e' davvero totalmente privo, persino la leonessa nei confronti della furbizia della volpe. Anche se ciascuno in cuor suo e' sinceramente convinto di esserne immune, o comunque di esserne affetto in misura minore poiche' l'invidia, essendo "una compagna ancora peggiore dell'orgoglio" [1], e' fra tutti il sentimento di cui piu' ci vergognamo.

Ma soprattutto l'invidia e' un sentimento biunivoco. C'e' chi lo prova e chi lo suscita. "Divora chi lo nutre” [2], perche' "e’ il segno sicuro del difetto, dunque se e’ rivolta ai meriti altrui e’ il segno del difetto di meriti propri" [3], pero' allo stesso tempo "non e’ felice l'uomo che nessuno invidia" [4] ed e' per questo che, se “l'uomo fa molte cose per essere amato, fa di tutto per essere invidiato” [5]. Per cui, anche se "non v'e’ nulla di piu’ inconciliabile e crudele dell'invidia, ci sforziamo senza posa soprattutto di suscitarla” [6] perche' "un giudizio negativo da’ piu’ soddisfazione di una lode, ammesso che sappia di invidia". [7]

E' risaputo inoltre che "il valore genera l'invidia nelle menti meschine e l'emulazione nelle anime grandi" [8], perche' “l'invidioso non riesce a sopportare che tu faccia il passo piu’ lungo della sua gamba” [9]. Ma alla fine e' possibile concordare su un fatto: che "l'invidia deriva dal confronto irrazionale fra quanto hanno raggiunto altre persone e quanto avete raggiunto voi. Non e' la mancanza delle qualita' che possiedono gli altri a causare il vostro insuccesso, bensi' l'incapacita' di valorizzare a dovere le qualita' che possedete" [10]. E se con l’invidia credete di scavare una fossa agli altri, alla fine, come dice un proverbio magiaro: “Aki másnak vermet ás, maga esik bele”. Chi scava la fossa agli altri, vi cade dentro egli stesso.

[1] Dumas padre
[2] Morandotti
[3] Schopenhauer
[4] Eschilo
[5] Twain
[6] Schopenhauer
[7] Baudrillard
[8] Fielding
[9] Valckenaere
[10] Kiev

10 commenti :

Squilibrato ha detto...

Giiusto giusto. L'invidia, inoltre, fa più male a chi la prova che a chi ne è oggetto.

mod ha detto...

invidio a intervalli indefiniti chi è in buona salute. hai presente quelle persone che sprizzano vitalità vera da ogni poro. ho sempre cercato di pensare che se mi concentro davvero sarei riuscita a succhiarne un po' da quelle persone. ovviamente è una stronzata.
e quindi, alle volte, quando vedo o conosco una persona che con il suo atteggiamento o il linguaggio del corpo mi trasmette questa sensazione di "sano" e magari anche di essere un po' cretino/a a me viene la bile in bocca per l'invidia che m'assale.

e dopo, quando passa, m'accorgo che l'unica cosa che è successo è che ho perso un altro po' della MIA di forza vitale.

love, mod

davide ha detto...

Distinta Chiara,

credo che l'invidia sia uno dei sentimenti più radicati nell'uomo. Chi è povero invidia chi è ricco, chi è brutto invidia chi è bello, chi è malato invidia chi è sano ecc.
Se uno non riesce a tenere sotto controllo la propria invidia rischia di fare una vita infelice.

Ciao Davide

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Squilibrato: L'invidia, inoltre, fa più male a chi la prova che a chi ne è oggetto.

Esatto. Inoltre, a giudicare dal numero dei commenti, e' anche argomento assai scomodo di cui le persone non amano discutere volentieri.


@ Mod: quando vedo o conosco una persona che con il suo atteggiamento o il linguaggio del corpo mi trasmette questa sensazione di "sano" e magari anche di essere un po' cretino/a a me viene la bile in bocca per l'invidia che m'assale.

Per l'abbinamento sano/cretino?
Adesso non so se io debba preoccuparmi oppure no. :-)


@ Davide: Chi è povero invidia chi è ricco, chi è brutto invidia chi è bello, chi è malato invidia chi è sano ecc.

E' ovvio che s'invidi cio' che non si ha, ma le cose sono assai piu' complesse. Come dici tu chi e' povero invidia chi e' ricco, ma a sua volta il ricco potrebbe invidiare chi e' sano o felice, se non ha la salute o la felicita', e in questo potrebbe accadere che invidi chi e' piu' povero di lui che a sua volta lo invidia per i suoi soldi.
Pero', mentre i soldi, volendo, possono essere tenuti celati, facendo quindi in modo, se si e' circondati da persone che potrebbero invidiarci, di eliminare o comunque contenere questa possibilita', quello che e' esteriore, palese, immediatamente individuabile e che non puo' assolutamente essere sottaciuto o nascosto diventa spesso motivo d'invidia al quale non ci si puo' sottrarre.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Ma si deve anche avere l'onesta' intellettuale di non confondere l'invidia per la giustizia.
Talvolta il desiderio di giustizia e di equita' e' capziosamente additato, da chi vorrebbe a tutti i costi mantenere i privilegi a discapito degli altri, come invidia, ma non lo e'.
Ad esempio cio' che provoca la lettura di questo articolo, secondo voi, cosa e'?

http://www.blitzquotidiano.it/societa/ricchi-sfondati-un-milione-maxiacquario-09-umanita-355-ricchezze-515173/

mozart2006 ha detto...

Nell´odio c´è, secondo il tuo parere, una sfumatura di invidia?

Saluti

Chiara di Notte - Klára ha detto...

mozart2006 ha detto...
Nell´odio c´è, secondo il tuo parere, una sfumatura di invidia?


L'invidia e' un sentimento umano al quale nessuno e' immune. Come l'egoismo. Pero' come ogni aspetto dell'esistenza puo' essere espresso in modo "sano" oppure "malato". Non per nulla si parla di "sano egoismo" necessario affinche' non si sia annientati dal troppo altruismo che potrebbe portarci alla rovina. Cosi', allo stesso modo, l'invidia quando e' sana e' il motore che spinge a migliorarsi o, in certi casi, a lottare per ristabilire un equilibrio sociale quando il divario diventa troppo ampio.
Ma quando l'invidia e' patologica e cioe' attinente a qualcosa d'irrazionale, vissuta come risentimento verso qualcuno che crediamo ci abbia sottratto qualcosa che ci appartiene per cui ci e' debitore, ecco che puo' sfociare anche nell'odio. Un odio profondo e, come ho detto, irrazionale che porta non al miglioramento, ma all'autodistruzione.
Spesso chi invidia patologicamente, compie degli atti inconsulti pensando di danneggare l'altra persona, ma in realta' arreca danno solo a se stesso. Come ad esempio chi diffonde maldicenze, calunnie e mistificazioni della realta' per far apparire l'altra persona cio' che non e'. In tal caso, quando il gioco e' scoperto, e questo avviene quasi sempre, l'invidioso da quel momento viene etichettato per quello che e' e quindi, ostracizzato, sara' costretto a circondarsi di persone a lui affini, vale a dire tutta gente che, come lui, si rode d'invidia per qualcosa.

Alex ha detto...

Ciao Chiara,
penso che l'invidia sia qualcosa che non risparmi nessuno
Non è che ci sia molto da dire a meno che non si voglia approfondire ma è molto antipatica commentarla un pò come lei.
Si deve solo fare una differenza fra l'invidia buona e quella cattiva.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Alex: Si deve solo fare una differenza fra l'invidia buona e quella cattiva.

A proposito di invidia cattiva, non sapendo in cosa consiste quella fra uomini, posso raccontare cio' che accade fra donne.
Ebbene, essendo l'invidia un sentimento vergognoso, l'atteggiamento delle persone e' quello di negare di esserne affette, ma nella realta' dei comportamenti, e' difficile che questa resti celata per lungo tempo e posso dire che, nonostante certe donne vogliano darsi una parvenza di "superiori", in realta e' l'istinto che alla fine prende il sopravvento, soverchiando la ragione ed ogni proposito benevolo che puo' essere fatto.
Una caratteristica ricorrente e' che di solito ogni donna guarda le altre donne con molta piu' attenzione di quanto possa farlo un uomo, ma mentre nell'uomo lo scopo e' trovare dei pregi, la donna cerca nell'altra i difetti.
Sembra una cosa scema, infantile, immatura, ma e' cosi' ed e' dannatamente vera. Ed e' l'assenza di difetti nell'altra che e' all'origine dell'invidia.
Comunque cio' non basta a renderla palese. il sentimento d'invidia resta spesso soffocato e tramutato in qualcosa che potrebbe essere definibile come melliflua ed ipocrita ammirazione.
E' qualcosa che che assomiglia molto all'incubazione di una malattia, della quale si ravvede qualche sintomo ma non e' del tutto conclamata.
Il momento in cui l'invidia si manifesta completamente e' quando, nelle vicinanze, ammiratori (o ammiratrici nel caso di situazioni omosex) manifestano la loro preferenza per quella specifica donna. Ecco allora che l'ondata di livore diventa incontenibile.

Alex ha detto...

Non ho mai pensato ad un invidia distinta tra uomini e donne, ho sempre pensato l’invidia come una malattia che colpisce indistintamente chi si sente inferiore, quella malattia che colpisce chi pensa di avere delle qualità superiori e non riesce a raggiungere obiettivi che altre persone che si ritengono inferiori, invece, ottengono.

Vero che quando ho scritto buona o cattiva ho pensato proprio alla donna che invidia la bellezza di un'altra (ho una cara amica che me lo ripete sempre), ma questa è in invidia buona o magari pure costruttiva per cercare di fare meglio, mentre x quella cattiva l’idea è di chi materialmente fa del male poiché pervaso dalla sensazione di rivincita o vendetta…..proprio come scrivi tu una malattia in incubazione, pronta ad esplodere in ogni momento.

Mi chiedo quale sia l’antidoto? e soprattutto se l'unico modo sia quello di tenere sempre un profilo basso......

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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