domenica 30 maggio 2010

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Tokaj-Hegyaljai Borvidék e' la piu' antica regione vitivinicola magiara, un triangolo di territorio situato nell'Ungheria nord orientale al confine con la Slovacchia, ed e' la zona d’origine del tokaji.

I confini sono rigidamente delimitati fin dal diciannovesimo secolo. I Monti di Zemplen a Nord, il fiume Bodrog ad est e la Puszta, la Grande Pianura ungherese a Sud. I fiumi Bodrog e Tisza, che confluiscono proprio a Tokaj, determinano particolari condizioni climatiche che favoriscono il fenomeno della Botrytis cinerea, la cosiddetta muffa nobile, un fungo parassita che aggredisce i grappoli d'uva consentendo l'appassimento sulla pianta delle uve destinate alla produzione del tokaji aszu, un vino che e' famoso in tutto il mondo.

La qualita' del terreno, cinquemilacinquecento ettari di costituzione vulcanica a carattere sabbioso ed argilloso, eccellente in quanto ricco di potassio, elemento prediletto dalla vite, contribuisce in modo decisivo alla creazione di questo vino, ma determinante e' soprattutto il particolare microclima della zona. Infatti, le luminose e calde giornate di autunno, alle quali seguono le notti brumose, favoriscono la botrytizzazione delle uve con un processo che e' piu' che singolare: le nebbie che si alzano per contrasto termico dai fiumi Bodrog e Tisza innescano il processo che da' vita alla Botrytis cinerea. E cio' che per altri rappresenta una disgrazia, qui da noi, invece,costituisce una vera fortuna.

Ma prima di arrivare a quel momento c'e' tempo...


Adesso e' ancora la stagione in cui i vigneti diventano ogni giorno sempre piu' verdi...


Si vede l'uva che, piccola, inizia a comparire sulle piante...


E si possono cogliere le prime fragole.

sabato 29 maggio 2010

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Grecia, Italia o Spagna…

Voi non lo sapete, ma c’e’ chi zitto zitto se le magna! Dal punto di vista antropologico e’, in ogni caso, appurato che i popoli si comportano in modo differente in base alla zona geografica in cui vivono. Il freddo condiziona i comportamenti cosi’ come li condiziona il caldo, o il vivere sul mare piuttosto che in alta montagna. Con cio’, indipendentemente da ogni altro fattore di analisi, un peruviano avra’ comportamenti completamente diversi da quelli di un islandese, e quindi anche il suo stile di vita sara' di conseguenza diverso.

Ma e' vero anche il contrario, e cioe’ che popoli che vivono in un’area omogenea, ad esempio alla stessa latitudine oppure circoscritta in una determinata area climatica, avranno comportamenti e stili di vita in cui saranno ravvisabili non poche similitudini. Ed e’ cio’ che accade per gli ellenici, gli italici e gli iberici, popoli mediterranei simili fra loro in tantissimi aspetti.

Che la crisi finanziaria li stia investendo con una singolare coincidenza di eventi, non e’ casuale. E’ principalmente il loro stile di vita che ha determinato la situazione che li pone tutti e tre, allo stesso tempo, sull’orlo del baratro finanziario. La prima ad arrivare al capolinea e’ stata la Grecia perche' la piu' povera in termini assoluti, ma anche gli altri hanno motivi per preoccuparsi.

Ieri e' arrivato il declassamento dei titoli di stato spagnoli da tripla A (il massimo) ad AA+. E' stato deciso da un’agenzia di rating, la Ficht, la stessa che qualche tempo fa aveva gia’ declassato l'Italia ad AA-. Ovviamente, il rating non viene stabilito secondo dei parametri astratti, ma su dati economici certi, inequivocabili, sulle prospettive future nonche' dai comportamenti collettivi, sia quelli pubblici di chi gestisce le istituzioni, sia quelli privati dei cittadini e che riguardano la loro propensione o meno ad accettare un un mutamento del loro stile di vita. Tengono dunque conto anche dei fattori antropologici.

Ciononostante la situazione e' assai confusa perche' al momento sui media italici nessuno sta spiegando esattamente come stanno le cose, e da ogni parte si sente far riferimento solo a come l'Italia stia affrontando meglio di altri la crisi in atto, soprattutto paragonata alla Spagna, dove la disoccupazione risulterebbe essere molto piu' alta che nel belpaese. In realta', per chi le sa, le cose sono un po’ diverse, ma per saperle si dovrebbe leggere giornali seri, magari esteri, perche’ sulla stampa oppure nei tg italici, la verita’ negli ultimi tempi e’ diventata davvero assai difficile da ottenere.

Inoltre, informarsi e' un impegno, obbliga a perdere tempo, talvolta prezioso per gli abitanti dell’italico stivale che il tempo preferiscono dedicarlo a cio’ che hanno piu' a cuore: ad una palla rincorsa da ventidue decerebrati oppure alle varie pupe ed ai tanti secchioni. Ed anche se c'e' internet, ormai lo si sa, molti lo utilizzano principalmente per rimorchiare in chat oppure per masturbarsi su youporn. Pero' credetemi, fuori dai confini italici, tutti sanno come stanno le cose, persino i russi, quelli che dopo il crollo del comunismo hanno accumulato soldi depredando il loro paese, e che pongono una particolare attenzione a come e dove investirli.

La tabella nella foto indica chiaramente la situazione in Europa e quali sono i paesi maggiormente a rischio di bancarotta. Ma su questo punto vorrei ritornare in seguito. Intanto e’ ormai chiaro che la partita su chi saranno i secondi a cadere nella situazione greca viene giocata fra italici ed iberici, e devo dire che gli spagnoli non sono stati scelti per caso. Chi conosce le tecniche di propaganda sa bene come parlare alla pancia della gente, e da sempre gli spagnoli sono considerati i grandi antagonisti degli italici in quella cosa che per entrambi i popoli e' considerata fra le piu' importanti; quasi una religione alla quale e' impossibile non essere devoti: il calcio.

E' sullo stile della partita di calcio, infatti, quasi fosse una finale dei mondiali, che viene affrontata la sfida fra i due paesi, ed il mantra che si sente ripetere sempre piu' spesso e’ il solito: "L’Italia va meglio della Spagna perche’ in Spagna la disoccupazione e' superiore a quella italiana". Ed e' a forza di sentire ripetere sempre le stesse parole che alla fine la gente crede che siano vere. Ma il dato sulla disoccupazione e’ una bufala inventata per non far intravedere l’inettitudine di una certa politica, quella di destra di Berlusconi, ed allo stesso tempo denigrare la politica avversa, quella di sinistra e di Zapatero. Tutto cio’ ha uno scopo preciso: non allarmare il parco buoi, coloro che nei titoli di stato hanno investito i loro risparmi ma che non si informano abbastanza per capire quando e' il momento di riprendersi i soldi. Se accadesse infatti che i riscatti dei bot e dei cct fossero maggiori delle sottoscrizioni, l'intero sistema basato su questa piramide finanziaria organizzata da chi nel frattempo sta badando a mettere al sicuro i propri miliardi in qualche paradiso fiscale, crollerebbe rovinosamente generando una situazione molto vicina a quella accaduta qualche anno fa agli argentini, che fra l'altro, se ci pensate, non sono antropologicamente molto diversi dagli italici o dagli spagnoli.

Cio’ che sta accadendo da anni e che non vi dicono, ma di cui presto inizierete a percepirne i forti effetti, e’ che le classi dirigenti, sicure di poter contare su un consenso ottenuto con l’indottrinamento mediatico e la disinformazione, continuano ad aumentare il divario e l’iniquita’ sociale a loro vantaggio, facendo arricchire a dismisura alcuni a discapito di altri. E lo fanno in un modo molto semplice: emettendo debito che non verra' ripagato da loro, esattamente come certi imprenditori disonesti che, dopo aver ottenuto un prestito dalla banca, non provvedono a pagare i creditori e scappano con i soldi mandando in bancarotta le loro aziende.

Adesso, se avete un attimo di pazienza, vi diro’ io come stanno le cose. Potete credermi o no, ma siccome non voglio fare un favore ai pigri che vorrebbero avere tutta la pappa scodellata, non forniro' alcun link e lascero' a chi e’ davvero interessato l'impegno di andarsi a controllare l'esattezza delle mie affermazioni:

  1. il reddito pro capite in Spagna e' superiore a quello italiano
  2. la pressione fiscale in Spagna e' inferiore a quella italiana
  3. la spesa sociale in Spagna e' superiore a quella italiana
  4. il divario sociale in Spagna e' inferiore di quello italiano
  5. l'occupazione in Spagna e' superiore a quella italiana.
I dati sono del 2009.

Sono quasi certa che qualcuno adesso insorgera', e con la bocca a buco di culo come quella di Maurizio Lupi quando, biascicando, tenta di spiegare le cose, dira' che ho scritto delle falsita’. Se non tutte almeno l’ultima. Ebbene, allora parliamo dell’ultima sulla quale e' stato costruito il mantra: dove sta scritto che la disoccupazione in Spagna e’ maggiore? Maurizio Lupi, come ogni papiminkia, farebbe riferimento ai dati forniti dai vari uffici di collocamento, cioe’ al numero degli iscritti nelle liste di disoccupazione. Una bella furbata! In Italia, lo sanno tutti, la gente e’ talmente sfiduciata che non s’iscrive piu' in quelle liste, e rinuncia ormai a cercarsi un lavoro. Percio’ moltissimi disoccupati non risultano perche’ non si sono dichiarati disoccupati, pero' lo sono.

Se vogliamo invece conoscere la verita’ dobbiamo fare come al solito la famosa controprova, e cioe’ guardare i dati sull’occupazione. In Italia la percentuale di occupati e’ l'85% dell'intera forza lavoro, mentre in Spagna e’ l'86%. Se la matematica non e' un'opinione, per differenza viene fuori che l'occupazione italiana e' inferiore di un punto percentuale di quella spagnola. Non molto, ma sufficiente a contraddire il famoso mantra di Lupi e di tutti i papiminkia.

Ed ora veniamo al punto: qual e' la reale situazione finanziaria degli stati europei? E' vero che l'Italia sta messa meglio di altri? Questi dati, per mostrarveli, ho dovuto ritagliarli da un giornale russo, poiche' i media italici, chissa' per quale ragione, certe informazioni stentano a fornirle. Nella tabella le bandierine indicano i paesi che attualmente sono a rischio di default. Da sinistra: Grecia, Portogallo, Irlanda, Italia e Spagna. Le tre righe sotto, invece, indicano i dati economici relativi a ciascuna nazione: la riga in alto e' la percentuale di debito pubblico rispetto al PIL, mentre la riga centrale indica la percentuale del disavanzo rispetto al PIL. Per avere queste informazioni, dira' qualcuno, non c’e’ bisogno di scomodarsi a leggere gli articoli in cirillico, sono dati conosciuti, ma e’ la riga in basso quella davvero interessante, perche’ riporta il vero dato che i media italici, ma anche i politici, evitano di dare. Quei numeri sono i miliardi di euro di titoli di stato in scadenza entro il 2010. Quindi il capitale che i vari paesi devono restituire ai sottoscrittori di titoli entro i prossimi sette mesi.

Come si puo' osservare, l'Italia deve restituire quasi 230 miliardi di euro. Una cifra enorme pari a 10 manovre finanziarie dell'entita' di quella attuale, un importo che e' oltre tre volte quello della Spagna e quasi 15 volte quello della Grecia. Ora fate due conti ed immaginate, a parita' di rating fra titoli di prossima emissione spagnoli ed italiani, quali un investitore russo, o americano, o cinese, o arabo, o magiaro, ma anche italiano che non voglia farsi fregare i soldi, scegliera’ di sottoscrivere.

mercoledì 26 maggio 2010

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Blog: ultima frontiera. L'avventura continua...

Continuano i viaggi di Chiara di Notte nel mare del Web, mentre svolge la sua missione diretta all'esplorazione di nuovi blog, alla ricerca di altre forme di vita e di pensiero, fino ad arrivare la' dove nessuna blogger e' mai giunta prima. E cosi' anche oggi, cazzeggiando cazzeggiando, sono incappata di nuovo in una di quelle tante anomalie spazio temporali che di solito capitano anche al Cpt. Kirk. Solo che le anomalie che deve fronteggiare lui sono collegate a fatti misteriosi, mentre quelle che capitano a me, invece, sono molto piu' banali anche se non meno appassionanti. Adesso vi racconto.

Stavo facendo una delle mie solite missioni di perlustrazione fra alcuni blog che sono indicati nel mio blogroll. Come normalmente capita, non sempre ho il tempo di andare a leggerli tutti; per farlo dovrei passare tutta la giornata al pc, cosa che non posso permettermi poiche' ho anche altre cosette da fare. Per cui di solito mi concentro solo su cio' che scrivono quei pochi amici ed amiche che ritengo piu' interessanti, leggendo solo saltuariamente gli altri. Fatto sta che oggi il reader mi segnalava un nuovo post assai curioso di La Strega di Portobello. Eccolo:
. ; , : ! " / ? ' ( )

Siamo punti interrogativi, ed ogni cosa è sconosciuta.
Quando inizia e quando finisce, e tutto ciò che rimane nel mezzo.
Qualcuno è accento per qualcun'altro.
Qualche minuscolo alza la voce per credersi maiuscolo.
Vorremmo essere l’apostrofo tra le parole che vengono pronunciate per noi.
Vorremmo essere i due punti che si baciano, mentre un altro, geloso, si fa esclamativo ed i suoi capelli virgole.
Cambiamo vita ogni giorno ed andiamo a capo ogni sera, cominciando una nuova riga.
Ma la verità è una sola.
E' che siamo tutti delle parentesi.
E prima o poi il tempo ci chiude.


Ora, io non sono una rompicoglioni, mi conoscete, anzi se posso evito di cacciarmi di proposito nelle diatribe personali con altri/e blogger, ma il problema era che quel testo l'avevo gia' letto qualche mese fa e mi era rimasto impresso perche' mi era piaciuto. Per tale motivo ho inviato un commento alla Strega di Portobello, dicendole che, in effetti, quello che aveva scritto era divertente, ma non era farina del suo sacco.

La streghetta, invece di rispondermi come di solito si fa, ha provveduto a cancellare sia il mio commento che il post. Per questo ho avuto la certezza che fosse stata beccata con le mani infilate dentro il barattolo della marmellata. Cosi', io che non sono una fetente e che, se posso, cerco di farmi sempre i cavoli miei, sono andata a leggere tutti i post del suo blog scoprendo... TADAAAAA!!!! E qui lo lascio immaginare a voi. Anzi, sono certa che lo avete gia' intuito: ogni post era copiato pari pari da qualche altro blog, senza che ne fosse citata la fonte o l'autore. Non solo: molti erano i commenti di persone che si complimentavano con la streghetta per la sua bravura a scrivere e lei, raccogliendo gongolante gli elogi, aveva finto di esserne l'autrice. Cosi', tollerante come sono, non ho potuto resistere e le ho scritto di nuovo:

Ciao, scusa se mi permetto. I tuoi post sono molto carini, ma perche' non dici che li copi pari pari da altri blog?
Ad esempio quello intitolato con la punteggiatura e' stato rubato da QUI, mentre quello che dedichi a Conrad Marca-Relli e' stato copiato da QUI, e quello sul profilo destro ed il profilo sinistro preso da QUI. Insomma, non ho voglia di proseguire con gli esempi, ma ogni post che hai scritto finora, in pratica il 100% del tuo materiale, e' stato preso e copia incollato rubandolo a qualcuno.
Ora, io non so se dicendoti questo ti saro' antipatica o, addirittura, attirero' il tuo disprezzo. Magari mi bannerai, ma il fatto che tu, ricevendo i commenti di chi si complimenta, non riveli che tutto cio' non e' farina del tuo sacco denota una malafede ed uno scarso rispetto nei confronti di chi scrive pezzi originali su internet.
Non avere inventiva, e non esser capaci di scrivere post se non copiati non e' un demerito. Non tutti possono essere Coelho o Baudelaire. Siamo esseri umani, con le nostre doti, ma anche i nostri difetti, per cui e' piu' che normale che a qualcuno manchi la fantasia e si affidi a quella altrui. Un demerito pero' e' copiare pari pari senza dirlo per attribuirsi riconoscimenti e complimenti non meritati.
Io non so quanti anni tu possa avere. Spero che tu sia molto giovane. Magari l'inesperienza ti ha tradita, forse non sai che esistono motori di ricerca che immediatamente trovano i pezzi originali e pensavi quindi di farla franca, ma e' giusto che qualcuno, scoprendo il giochetto te lo dica.
Tu dirai che avrei potuto tacere e lasciar perdere, ma non ho potuto essere ipocrita. Mi dispiace. Adesso sta a te far scomparire anche questo mio commento come hai fatto col precedente, oppure dimostrare a me e a chi ha letto finora il tuo blog un po' di onesta' intellettuale.
Ti auguro una buona giornata e ricorda che l'onesta' e la correttezza sono piu' importanti dell'essere al centro dell'attenzione. Gli elogi che non meritiamo non gratificano, anzi amareggiano perche' mettono in mostra le nostre debolezze. Spero che tu non prenda le mie parole come un insulto, ma solo come spunto per capire quale possa essere la via giusta da seguire nel Web.

Avevo sperato in un minimo di dignita', in in uno scatto d'orgoglio e forse anche in un po' di quell'umilta' che rende grandi le persone che ammettono i propri errori, ed invece, se oggi andate a controllare all'indirizzo di La Strega di Portobello, non trovate piu' niente. E' stato rimosso tutto, cancellata ogni prova, finito, kaputt!

Non so se nei prossimi giorni, una volta placatasi la polemica e la sensazione di sputtanamento che (sono certa) l'attanaglia, la streghetta lo rimettera' online, magari riveduto e corretto nei punti compromettenti, ma io che non voglio passare da bugiarda, sapendo bene quanto sia inesperto ed ingenuo chi non e' al corrente che il server di Google conserva in memoria ogni cosa che viene pubblicata su Blogspot, posso mostrarvi un paio di post di quel blog, prima che tutto venisse cancellato, QUI e QUI. Trovate voi da dove sono stati prelevati.

Spero che non vi siate annoiati per questo post, ma purtroppo quando trovo un'anomalia di tal genere e' piu' forte di me; mi sento in dovere di eliminarla anche se cio' puo' rendere infelice qualcuno. Come ebbi a dire anche in un altro post sull'argomento, mi pare in uno dei tanti commenti: credo che si debba ristabilire in internet quel rispetto delle regole che una volta, agli inizi, si chiamava "netiquette" e che col passare del tempo le persone hanno calpestato adeguandosi sempre piu' a quella stessa etica che adottano anche nella loro vita reale.

venerdì 21 maggio 2010

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Perche'?

Vorrei sapere il perche’. E’ forse sbagliato? Sono fatta cosi’, e lo sono da sempre. Fin da bambina ho sempre voluto sapere il perche’ delle cose. Lo chiedevo assetata ad ogni nuova scoperta: “Perche'?” Non mi accontentavo delle spiegazioni che i grandi mi davano solo per tenermi buona, e piu’ di una volta mi sono sentita presa in giro.

Mama ha sempre fatto cosi’. Non la sopportavo. Le sue risposte sono sempre state vaghe, quasi volesse tenermi all’oscuro oppure, adesso che ci penso, neppure lei conosceva le risposte. Quando mi ordinava di fare qualcosa, le chiedevo: “Perche’? Ma lei, risoluta: “Lo devi fare perche’ e’ cosi’ e basta”. E ci sono cose che una ribelle come me non puo’ accettare passivamente. E’ per questo che poi, da grande, me ne sono andata per il mondo alla ricerca di quelle risposte, da sola, ma cio’ che ho ottenuto, oggi lo so, non e’ abbastanza per dissetarmi.

Solo Nagyanya sapeva darmi risposte sincere. Mi considerava grande anche quando in punta di piedi non riuscivo a sfiorare con la testa la maniglia della porta. E lei mi raccontava il perche’ di tutto. Certo lo faceva alla sua maniera, da zingara senza istruzione, in un linguaggio tutto suo che solo chi era capace di percepire le sfumature ed i doppi sensi poteva comprendere fino in fondo. Ed io sapevo farlo. L’ho fatto per anni. Poi se n’e’ andata, ed io ho capito di essere rimasta sola… sola in compagnia dei miei perche’ ai quali nessuno avrebbe mai piu’ dato una risposta.

Oggi pero’ lo chiedo a te come l’ho chiesto a tutti quelli che ho incontrato: perche'? Voglio sapere il perche’ di ogni cosa perche’ per ogni cosa esiste un perche’. Tu mi guardi con occhi che non possono vedermi, ma lo sai che ho ragione. Non ci si puo’ neppure amare se non si sa perche’ ci si ama, ed io voglio sapere perche’ mi ami, se mi ami. Non posso accontentarmi di una parola sospesa nel silenzio, oppure immersa in un mare di punti di domanda. Una sola parola non puo' bastarmi... szeretlek, neppure due... ti amo, e neanche tre... я люблю тебя. Non posso accontentarmi.

Perche’ l’Amore, come ogni cosa, ha il suo perche’. Non puoi avermi scelta per caso, non puoi farmi credere che fra miliardi di persone tu abbia scelto proprio me solo perche’ la vita ti ha condotto ad un bivio ed io mi trovavo li' ad incrociare la tua strada. No, non posso… a queste cose non ci credo; chissa’ quante altre donne avranno incrociato il tuo cammino senza che tu neanche ne percepissi l’odore. No, non posso credere che sia solo un bizzarro scherzo del fato; ci deve essere un perche’ ed io voglio conoscerlo, ora, subito, ed ogni volta che faremo l’amore. Oppure, lo sai, la mia sete non verra’ mai placata.


domenica 16 maggio 2010

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Attendendo il tramonto

Oggi sarei felice di capire perche’ fra le chiavi di ricerca, cioe’ quello che le persone digitano e per chissa’ quale strana alchimia giungono nel mio blog, sia “scoparsi una zingara” la frase piu’ ricorrente. Pare infatti che la maggior parte dei visitatori di questo blog che arrivano tramite Google, sia ossessionato da questa bizzarra fantasia sessuale, e magari si tratta proprio di coloro che nel segreto dei loro desideri vorrebbero vederla realizzata che poi, di fronte a tutti, mostrano il piu’ grande disprezzo verso gli zingari.


Oggi sarei felice se qualcuno mi spiegasse perche’ in Italia si consumi un omicidio in famiglia in media ogni 2 giorni, 2 ore, 20 minuti e 41 secondi. Un dato preoccupante, soprattutto se si considera che in Europa non esiste altro paese con un cosi’ alto numero di omicidi che hanno un movente passionale o comunque legato al rapporto coniugale, e perche’ sempre piu’ spesso siano le donne a pagare la violenza dei mariti in caso di divorzio o separazione.


Sarei felice di sapere per quali motivi le coppie italiane non vanno assolutamente d’accordo e se, come pare sia, il conflitto nasca dall’insoddisfazione nei confronti del coniuge che troppo spesso viene sopravvalutato ed idealizzato all’inizio, ma che delude pero’ quando la relazione richiede poi una piu’ seria assunzione di responsabilita’, come nel caso della nascita di un figlio, oppure quando deve essere presa consapevolezza che anche il piu’ ricco degli uomini puo’ trovarsi in difficolta’ economica, o che anche la piu’ bella delle donne col passare degli anni perde la tipica avvenenza della gioventu’.


Oggi sarei felice di sapere perche’, invece, in Ungheria le cose non stanno cosi’. Perche’ tre coppie su quattro siano felici. Perche’ le persone siano in larga parte soddisfatte del proprio rapporto sentimentale, soprattutto se ci sono dei figli, e che siano proprio gli uomini i primi a riconoscere alle donne di possedere la chiave di questa armonia. Non mi sono ancora del tutto chiari i motivi di questa differenza che esiste fra questi due paesi, anche se credo che molto dipenda da una diversa importanza data alla parte sessuale del rapporto, troppe volte origine di morbosa ossessione laddove il sesso viene da sempre considerato un fatto legato al peccato, e non un piacevole gioco da fare con chi ci piace.


Oggi sarei felice se potessi passeggiare a Margitsziget, l'isola di Margherita, a godermi il sole guardando da una parte e dall'altra il Danubio che scorre veloce. Oppure sarei felice se potessi sedermi a mangiare una carpa fritta in una di quelle tante rosticcerie che costeggiano il lungo viale a Római Fürdő, scacciando il polline che in questa stagione nevica giu’ dagli alberi e che, fastidioso, entra nel naso, oppure seduta in un söröző di Váci utca per una birra. Chi non ha mai vissuto l’atmosfera di Budapest in primavera, non puo’ capire. Sarei felice persino di stare in casa di fronte alla finestra che si affaccia ad ovest sul grande giardino fiorito, a bere il the e ad attendere il tramonto.


Molte cose potrebbero rendermi felice oggi, pero' se devo essere sincera, lo sono lo stesso. Cio’ che mi rende felice e’ veder crescere le foglie sulle viti, vedere i filari che giorno dopo giorno inverdiscono sempre di piu’ le colline e che fanno prevedere un’ottima stagione per il vino. A Budapest ci saro’ la settimana prossima e realizzero’ tutto quello che ho immaginato oggi… forse anche di piu’. Intanto, nel frattempo, posso bere il mio the e magari offrirne una tazza anche a voi, guardando fuori della finestra in attesa del tramonto.

mercoledì 12 maggio 2010

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Virtualita’, vanita’ ed onesta’

All’inizio c’erano soltanto Adamo ed Eva, poi sono passati i millenni e sono arrivati i nickname, gli avatar, Second Life e Facebook. Ma gli esseri umani sono rimasti in fondo sempre gli stessi, con i loro pregi, difetti, vizi e virtu’ che non scompaiono di certo con l’avvento dei mondi digitali nei quali, anzi, tali particolarita’ tendono ad ampliarsi a dismisura, perche’ laddove chiunque puo’ indossare una maschera rendendosi irriconoscibile, c’e’ chi trova l’ambiente ideale per esprimere in liberta’ e senza timore di critica, quella sua interiorita’ che altrimenti sarebbe sopita e repressa.

E dove niente e’ certo e tutto e’ probabile, una cosa fra le altre puo’ manifestarsi con piu’ evidenza ed in modo quasi totale: la vanita’. In un mondo virtuale e’ possibile trasformarsi, infatti, in qualunque cosa si desideri, non solo fisicamente cambiando l’aspetto esteriore con dei semplici click del mouse, ma anche dal punto di vista intellettuale, fingendo magari di essere piu’ colti di quanto si sia in realta’. Basta per questo saper usare qualche motore di ricerca, bazzicare Wikipedia, trovare nel Web la foto giusta da inserire nel profilo, ed il gioco e’ fatto: si puo’ finalmente recitare quella parte che nel noioso grigiore di ogni giorno ci e’ preclusa.


Poeti, navigatori, santi… il virtuale si riempie cosi’ di personaggi che paiono usciti da libri d’avventure, da film erotici, oppure dai nostri sogni. Non occorre essere dei geni per creare avatar tali da suscitare l’interesse degli interlocutori. E se poi si e’ anche in grado di donare un minimo d’emozione, mostrando colori che gli altri non hanno mai visto, facendo udir loro suoni che non hanno mai ascoltato, se si e’ dunque in grado di far dimenticare con piccole e grandi storie la monotonia in cui troppe volte e’ immersa la normalità dell’esistenza, ecco che agli occhi di chi sta dall’altra parte dello schermo si diventa esseri speciali, intriganti, desiderabili; forse irraggiungibili, ma protagonisti indiscussi dei loro giochi e delle loro fantasie.


Ed e’ più che comprensibile. Chi piu’ chi meno, infatti, nel virtuale tutti quanti in qualche modo giochiamo. Anche chi lo nega. Ed il gioco e’ in parte quello di essere cio’ che non si e’, correggendo quegli aspetti che non ci soddisfano, ridisegnando alcune parti del nostro essere, cambiando qualche colore del nostro esistere, cosi’ da ottenere un’immagine nuova, ideale, inarrivabile anche e soprattutto per noi stessi. E chi riesce meglio a farlo, chi e’ capace di convincere la parte piu’ profonda di se’ dell’autenticita’ di quell’immagine che e’ la proiezione del mondo interiore che ciascun porta dentro, ottiene alla fine l’illusione di poter riscattare la pochezza di una realta’ che spesso e’ colma di frustrazione e di solitudine.


Ma non tutti millantano. C’e’ anche chi, con onesta’, tentando un esperimento che puo’ apparire assurdo, sceglie di dare un’immagine di se’ che corrisponde a cio’ che realmente e’, oppure, cosa non facile, di assomigliare il piu’ possibile a quell’immagine che da’, in modo da far combaciare la sua personalita’ virtuale con quella reale. E’ qualcuno che raramente s’incontra, speciale, ed il suo comportamento e’ diverso, lo si capisce subito perche’ non sgomita continuamente nel disperato tentativo di ritagliarsi un effimero spazio di notorieta’ artificiale. Una persona vera che non ha alcun bisogno del virtuale per essere se stessa, e che puo’ davvero abbandonarsi alla vanita’.


sabato 8 maggio 2010

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L'ometto beta e altri sfigati

Ho scovato per caso in un forum un articolo molto interessante attribuito ad un certo Andrea Vigna. Ho cercato l'originale in giro per il web, ma non l'ho trovato, per cui non ho avuto modo di verificare se l'attribuzione sia giusta. In ogni caso, la prima cosa di cui sono rimasta colpita e’ che proprio un uomo sia riuscito ad esprimere, meglio di qualunque donna, quei concetti che a tratti sono emersi qualche settimana fa nei vari post dedicati agli ometti beta.

Dico il vero, non sono piu’ entrata nel loro blog. Ci ho provato un paio di volte quando ancora c’era Nicole che, come Orazio Coclite, tentava strenuanente di difendere quel minimo di ragionevolezza fronteggiando da sola un branco di lupi arrabbiati. Ma alla fine ho capito che star li’ a leggere tutte quelle farneticazioni di gente in palese crisi d’astinenza di figa era tempo perso. Percio' ho abbandonato e di loro mi ero persino dimenticata.

Quando pero' ho letto Andrea Vigna che ridicolizza un certo tipo di maschio, mi e’ subito tornato in mente l'ometto beta classico. Quello che, pieno di pretese, detesta le donne se non acconsentono a soddisfare i suoi bisogni primari (leggi: sesso). Ciononostante, in un conflitto perenne in cui si dibatte fra odio viscerale e desiderio, e' continuamente alla ricerca di qualcuna che lo noti, che lo desideri per quello che lui ha "dentro" da donare (non si sa ancora bene cosa, ma pare che Indiana Jones si sia gia' messo in ricerca) e che quindi, affascinata da tanta personalita', gliela smolli possibilmente gratis perche’ le vacche di questi tempi sono assai magre...

Una missione quasi impossibile per chi, oltre che di cervello e di denaro, si presume carente anche sul piano fisico, costretto quindi alla pratica autoerotica compulsiva sulla quale elabora a volte bizzarre tecniche e teorie per il miglior raggiungimento della felicita’ “in solitario”. Praticamente il perfetto stereotipo dell'onanista sfigato ed astioso, emblema universale della pena infinita che nessuna donna sana di mente vorrebbe mai.

***

Non sapevo chi fosse questo “rino barnart”, l’ho cercato sul web e mi sono trovato davanti ad un fantomatico “movimento maschile” che già nel nome è tutto un programma: movimento “maschile” !!! uauu!

Dopodichè, dopo il primo “oh, madonna!” che mi è scappato quasi senza accorgermene, ho letto un po’ qua e là le lamentele di questi maschi “oppressi” e devo dire che, al contrario di quello che mi capita da sempre con i movimenti femministi, questi più li leggevo e più mi facevano un po’ sch… ehm, chiamiamolo “disagio”?

Insomma, questi qui si sono rotti le palle, naturalmente dopo decenni di perfetto accordo con i movimenti di emancipazione femminile e pieno sostegno, ma ci mancherebbe, di tutte queste donne che ormai hanno alzato la cresta e lo tartassano da tutte le parti, fanno le furbe, si pensano le più fighe, lo prendono in mezzo se hanno figli e gliene fanno di tutti i colori mentre dall’altro lato sostengono che lui sia sempre il solito emerito stronzo, che non capisca una mazza perchè non gli conviene per niente capire, che faccia il furbo per non pagare il dazio da quando è nato ed altre “ingiustizie” del genere che decisamente il maschio “non si merita”.

Ora come non parteggiare immediatamente per lui mi sono domandato? Con delle streghe del genere è il minimo, anche se non capivo perchè contemporaneamente, proprio mentre leggevo e più continuavo, più pensavo esattamente le stesse cose dette dalle donne senza che nemmeno me le avessero suggerite. Boh?

Forse sarò troppo di parte, mi sono detto, troppo influenzato anch’io da quelle disgraziate lì, senz’altro è così, ma quei pensieri aumentavano e si insediavano sempre di più.

Eppure sono un maschio anch’io, e nemmeno tanto effemminato, anche se devo dire che il maschio l’ho patito da sempre solo a guardare come si comportava, già soltanto a vederlo mentre inebetito si piazzava davanti a quel televisore di merda a vedere quel branco di bambini idioti che si contendevano un pallone, o quando lo vedevo fare branco nei bar per rompere i coglioni alle ragazze sghignazzando dietro di loro ogni sorta di sconcezza e via dicendo, ma questo pensavo fosse solo un mio “limite” e che invece ci fosse dell’altro “sotto”, ben altro.

Solo che quest’altro non ero mai riuscito a trovarlo. Boh?!?

Vedevo invece sempre e soltanto il mondo pieno dei soliti branchi di coglioni che si pensavano furbi e che corrispondevano esattamente, anzi molto in peggio, a quello che le donne più sveglie dicevano di loro, e non mi ero mai capacitato di come poi riuscissero pure a scoparsi qualcuna di loro, magari non proprio la più sveglia diciamo, ma comunque in qualche modo ci riuscissero invece di essere presi a calci nel culo come si sarebbero ampiamente meritato.

E fin qui la mia storia.

Dopodichè qualcuna che ha cominciato a mollarglieli questi calci nel culo è finalmente arrivata, alla buon’ora, e adesso mi trovavo davanti il coro di questi mezzi froci (ovviamente non nella penosa accezione affibbiata agli omosessuali da sempre) che si lamentava che gli avevano fatto male.

Poverini!!! Qui allora bisogna fare qualcosa, e allora cominciamo un po’ a vedere queste loro “teorie”, questo parto miracoloso delle menti maschili migliori tutte riunite assieme, allora…


La fine del Senso di Rino Barnart (cioè “la fine del senso” e basta, non “la fine del senso di rinobarnart”, e quando mai ne ha avuto uno?)

Qui si afferma che il maschio, dopo essersi accorto di non servire più a niente, di non essere più “indispensabile” per cacciare quel cazzo di bufalo, di essere diventato superfluo e scontato, portatore di una sottocultura vecchia come il mondo, e per questo addirittura mal sopportato e sempre più “sospetto”, si sente felice come una pasqua e leggero perchè è finalmente finita l’era dell’utilità (ma perchè? prima c’era?).

Adesso potrà fare ancora più il coglione di prima - lui lo chiama “autosenso” - perchè è arrivata “l’età del gioco”!!!! Adesso solo più bar, stadi e partite e nessuna gli sfrugugli più la minchia che ne ha pieno diritto.

Tu donna sei stata cattiva? Hai voluto fare tanto la furba? E allora goditela! Io maschio “vero” finalmente ti faccio vedere quello che sono e sono sempre stato nella realtà: e cioè proprio quel cazzo di niente che dicevi tu! Tieh!

In pratica l’Übermensch di Nietzsche calzato e vestito!

E fin qui ok, (cominciamo bene…)


Stupro. Due prigioni e due libertà di Rino Barnart

Dopodichè passiamo allo stupro, e qui, poverino, è un vero disastro. Con queste qui che prima vogliono e poi non vogliono - vorrei e non vorrei, mi batte forte il core - che prima ti dicono che ci stanno, che sei un eroe, l’unico uomo degno di questo nome, e dopo, non appena si accorgono di quello che sei sul serio, si farebbero a pezzi da sole soltanto all’idea di avertela data. Insomma qui non si può più vivere.

Ti ritrovi in galera con l’accusa di stupro come niente e in tutti i casi. Che bastarde!!!

E poi vagli a raccontare che non era soltanto la figa quella che volevi, che era proprio lei tutta intera, che più che altro erano i suoi occhi quelli che ti prendevano e il resto poteva anche non esserci, che mai avresti nemmeno osato pensare di fartela in qualsiasi modo raccontandole qualsiasi stronzata, ma sempre e soltanto per amore, solo per amore e basta.

Queste dannate vipere, insieme alla loro avvocatesse peggio di loro, non ti crederanno mai! Bastarde!!!

Ma purtroppo (e per fortuna per le donne) il consenso NON SI PUO’ PROVARE, in qualsiasi momento lei può denunciarti per averle estorto con la truffa e la frode, quando non con la droga o con l’alcool, un consenso che LEI NON AVEVA NESSUNA INTENZIONE DI DARTI, per cui mettiti l’anima in pace e magari comincia pure a prendere in considerazione la possibilità di cambiare e di farti finalmente furbo sul serio che è più che ora.

Se no saranno sempre più cazzi tuoi e della tua mano. La vita è ingiusta, ma puoi sempre fondare un movimento “maschile”, fosse mai, tu prova.


L’utero ferito e la maternità delle macchine di Rino Barnart

E dulcis in fundo arriva l’utero artificiale! E qui, secondo il nostro eroe, la donna crollerebbe distrutta e pentita come San Paolo a Damasco.

Solo che non è affatto così, per il semplice fatto che lei se ne frega degli uteri artificiali o meno, sa lei come fare in queste cose e non sono di certo cazzi del maschio; non lo sono mai stati figuriamoci adesso che finalmente non è più il figlio lo scopo centrale e unico della vita di una donna ma la vita stessa: LA SUA VITA!

E qui altro che “fauci del Niente sulla Grande Matrice”; qui finalmente non c’è più né “matrice” né il niente che ne è sempre derivato alla donna dall’esserlo stata. Adesso potrà finalmente cominciare ad essere quello che PUO’ e poteva da sempre essere, e possiamo essere certi che sarà sempre mille volte meglio di quello che mai avrebbero potuto essere “questi” uomini qui. Questo è poco ma sicuro.

Per cui, anche qui cari “maschi”, non state lì a menarvela tanto con questioni che NON vi riguardano e non vi hanno MAI riguardato e morta lì.

E allora andiamo a vedere che cos’è poi questo fantomatico “deserto del senso” verso il quale saremmo entrambi diretti, maschi e femmine, in una infinita quanto inesorabile apocalisse segnata dall’avvento del Male Universale!

E qui vediamo subito che questo “deserto” non è poi niente male, che qualcuno lo chiama Postmoderno e magari corrisponde proprio, o almeno abbastanza da vicino, a quello che Nietzsche ci aveva indicato come la condizione di base per il superamento di quella fase idiota dell’uomo - la corda tesa tra l’animale e l’Oltreuomo, appunto - connotata dalla necessità; necessità che si dava appunto come unico “senso” possibile mentre non lo era per niente.

C’erano ben altri sensi da scoprire, ben più articolati e complessi, soprattutto nei confronti di quell’irrisolto rapporto natura/cultura di cui non sappiamo ancora un beneamato cazzo.

Sappiamo soltanto che mentre la Donna costituisce “da sola” il senso del mondo (di per sé), e lo esprime in tutta la sua “Entità” ponendosi da sempre come punto di “partenza” dell’intero genere umano e sua espressione più “naturale”, il maschio, al contrario, è ancora tutto da inventare e definire.

E questo proprio per il fatto che il maschio dovrebbe costituire il punto di “arrivo” della razza umana - ma attenzione! NON QUESTO MASCHIO QUI, per carità - la massima espressione della sua “Essenza” nei termini di quella prerogativa ontica che è il pensiero quale massima espressione della vera “naturalità” del genere umano e del suo “naturale” darsi.

Ma qui è ovvio che non è che questo voglia dire disimpegno da parte del maschio perchè è terminata l’era dell’utilità e iniziata quella del cazzeggio perenne, ma al contrario vuol dire impegno molto maggiore sia nei confronti della Cultura espressa dai secoli precedenti che della Donna che sono SECOLI che aspetta che il maschio si decida A DIVENTARE FINALMENTE UOMO!

In questo momento, e come sempre, è lei che gli offre su un piatto d’argento la possibilità di diventarlo, vedremo questo eterno coglione cosa saprà fare di questa ennesima occasione.

Secondo Nietzsche avrebbe dovuto trattarsi della nuova “Aurora” del senso, a me, invece, scappa da ridere solo a immaginarmi i risultati se i primi sono questi.

Andrea Vigna

Articolo tratto da QUI

martedì 4 maggio 2010

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Zingari, risentimento e razzismo

Esiste un proverbio nella nostra lingua che tradotto dice piu’ o meno cosi’: “Se c’e’ chi ti disprezza, anche tu vorrai disprezzare qualcuno”. E’ come se, con queste parole gli tzigani vogliano giustificare quel risentimento che hanno nei confronti di chi zingaro non e’. Sono parole dure e forse in un passato non molto lontano anche io le ho condivise, ma oggi non riesco piu’ ad accettarle ed in tutti i modi cerco di contrastarle, perche’ un bimbo che cresce con questa convinzione, difficilmente da grande riuscira’ a liberarsene.

Il disprezzo puo’ creare ferite non rimarginabili. Si rischia di diventare ostili, ribelli, ed aggiungo anche arroganti, ma allo stesso tempo avviliti. Cio’ puo’ risultare incomprensibile a chi, in vita sua, il disprezzo non lo ha mai subito. La nostra forte identita’ tzigana e’ un misto di caratteristiche positive, ma anche negative. C’e’ l’orgoglio e la fierezza di appartenere al nostro popolo, ma al tempo stesso anche la vergogna. Ed e’ a causa di questo conflitto interiore che l’autostima a poco a poco s’indebolisce ed origina quei comportamenti discutibili che sfociano nel risentimento. Di questo me ne rendo conto, e mi rendo conto anche dei gravi problemi che tutto cio’ comporta. E’ per tale motivo che da anni mi batto perche’ i bambini Rom si liberino fin subito da questo sentirsi disprezzati e dal sentimento di vergogna. Anzi, se possibile, in loro non abbia mai modo di nascere.

Per chi e’ gia’ una persona adulta, invece, non e’ semplice uscire da un certo schema. Capita anche a me di attribuire continuamente le responsabilita’ di tutto cio’ che la mia gente subisce a coloro che da sempre hanno gestito il potere, e spesso, generalizzando, metto sul banco degli imputati persino tutta quanta la popolazione di un Paese sol per il fatto che accetta in silenzio che certe ingiustizie siano commesse. Anche perche’, non so come la pensiate, ho l’impressione che la visione che avete degli zingari sia molte volte formata da situazioni stereotipate, dettate dal pregiudizio o che sono facilmente manipolabili da chi detiene i fili dell’informazione, e la vostra reale opinione si dibatte comunemente tra l’essere attratti dal nostro mondo e dal provarne repulsione.

Da sempre chi non e' Rom ci considera come un problema sociale, culturale, etnico e criminale da risolvere subito e con il minimo sforzo, quando invece tutti ci si dovrebbe impegnare a trovare il metodo per convivere pacificamente. Sarebbe bello se fosse cosi’, ma guardandomi intorno capisco che e’ pura utopia, e piu’ cresce la distanza tra la nostra scala di valori che si sta progressivamente disgregando e la societa’ civile che fa sempre piu’ fatica ad accettarci, piu’ il distacco fra noi e voi diventa incolmabile. E per avere l’illusione di raggiungervi, le nuove generazioni tendono sempre piu’ spesso a non disdegnare l’uso di un comportamento illecito, scavando un solco sempre piu’ profondo. Cosi’ la frattura tra gli zingari e la maggioranza della popolazione che gia’ e’ grande in modo quasi inaccettabile, rischia di crescere all’infinito, soprattutto se chi governa e’ intenzionato a dare sempre piu’ forza ai pregiudizi per puro scopo elettorale.

Per quanto riguarda il problema dell’integrazione, l’Ungheria si trova in una situazione assai migliore rispetto ad altri paesi europei. Dove vivo io, le parole di odio verso gli zingari non sono poi cosi’ comuni ed a parte alcune pubblicazioni che fanno capo a Jobbik, sui giornali ed in tv non compare mai materiale esplicitamente razzista, mentre in altri paesi sui giornali gli articoli che incitano contro gli zingari sono sempre piu’ numerosi. Parlo della Romania e della Repubblica Slovacca, ma anche della Croazia dove alcune minoranze che ci vivono sono colpite da gravi forme di discriminazione.

Sembra pero’ che la situazione peggiore sia in Italia, anche se su questo punto i mass media del vostro paese fanno finta di niente, come estranee al problema sembrano le varie parti politiche comprese quelle d’opposizione, e cio’ m’intristisce ancor di piu’ perche’ mi convinco che in fondo agli italici interessi di piu’ trovare il modo per non farsi mancare il nuovo modello di telefonino, oppure la sorte della propria squadra di calcio, piuttosto che occuparsi seriamente della questione dei Rom. E che le cose in Italia vadano proprio male lo testimonia persino l’eurodeputata ungherese Mohácsi Viktória che dopo aver fatto un lungo giro ed aver osservato personalmente le condizioni in cui vivono gli zingari in Italia, ha riferito al Parlamento Europeo accusando il governo italiano di aver agito manipolando le informazioni al solo scopo di giustificare una politica discriminatoria e repressiva nei confronti dei Rom ai quali, nel completo disinteresse di tutti, vengono addirittura sottratti i figli (l’intervista in italiano rilasciata da Viktória la si puo’ vedere in due parti QUI e QUI, mentre il suo intervento a Strasburgo, per chi conosce l’inglese, e’ disponibile QUI).

La soluzione ideale e definitiva sarebbe quella di darci la possibilita’ di ritrovare l’unita’ che riteniamo di aver perso da molto tempo e spiegarci, se possibile, per quale ragione dovremmo essere svantaggiati e discriminati da un punto di vista sociale. Solo in questo modo, se davvero lo si vuole, avrete modo di aiutarci a mettere fine ad una situazione che si protrae da oltre mezzo millennio, cosi’ da permetterci di entrare a far parte della vostra societa’ in modo paritario, da esseri umani liberi e non da liberti, cosicche’ anche noi possiamo abbandonare definitivamente un sentimento che solo in apparenza puo’ sembrare razzismo, ma che e’ solo quel rancore che prova chi la Storia ha reso eterna vittima nei confronti di coloro che giorno dopo giorno assumono sempre di piu’ atteggiamenti da carnefici.

sabato 1 maggio 2010

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Crescere Romnì

Crescere Rom by Violeta Naydenova

A nove anni capii di essere differente e non capivo perché. Ero sempre stata una bambina felice. A scuola avevo molti amici. Ma tutto questo cambiò in quinta.
In Bulgaria, come in molte parti dell'Europa dell'Est, i bambini rom non hanno accesso all'istruzione di qualità. I bambini rom nelle scuole segregate (scuole solo per bambini Rom - Ndr) vengono promossi senza saper leggere o scrivere. Nella città dove son nata, abbiamo una scuola segregata sino alla quarta. La scuola è a soli 100 metri da casa mia, ma mia madre non voleva che andassi là. Sapeva che non avrei ricevuto una buona istruzione e mi iscrisse alla scuola pubblica per gli studenti bulgari.
La decisione non fu facile. Il percorso da e per la scuola era difficile. Anche mio padre ed i nonni non erano d'accordo con la sua decisione. Non capivano perché avrei dovuto andare a scuola così lontano da casa e separarmi dai miei cugini. Ma mia madre sapeva il perché. Sapeva quanto fosse importante l'istruzione. Mi protesse dall'essere presa in giro dai bambini della scuola. I miei genitori decisero di parlarmi soltanto in bulgaro così da non sviluppare accenti particolari. Ma non poterono proteggermi a lungo.
Quando fui in quinta, i bambini rom del mio quartiere iniziarono a frequentare la mia stessa scuola. Erano amici d'infanzia e così parlavo e giocavo con loro. Ma una alla volta le mie compagne di classe si allontanarono da me quando mi videro interagire con i nuovi compagni rom. Mi indicarono chiamandomi "zingara". Non sapevo perché. Era qualcosa di sbagliato? Perché pensavano che fossi differente? Mi sentivo colpevole, come se avessi fatto qualcosa di sbagliato.
Da allora furono insulti, umiliazioni e comportamenti aggressivi da parte delle mie compagne e persino da qualche maestra. Non ho mai detto ai miei genitori o condiviso con qualcuno cosa succedeva a scuola. Mi sentivo in imbarazzo.
Nonostante quegli anni difficili ho sempre avuto mia madre ad incoraggiarmi nel continuare gli studi. Mi sono diplomata ed ho iniziato a studiare giornalismo nell'Università di Sofia. Ma persino all'università non ho potuto scappare dai pregiudizi della gente. Alla prima lezione gli studenti iniziarono a discutere di "zingari puzzolenti". Per un momento mi preoccupai che mi avessero riconosciuta. Ma non sapevano che fossi Rom. Non gli passava per la mente che potesse esserci una studentessa rom che frequentava il loro corso.
Fu all'università che iniziai ad interessarmi alla Storia, alla lingua ed alla cultura del popolo rom. Lessi libri sulla sturia dei Rom, ed ebbi la possibilità di incontrare altri studenti, insegnanti, giornalisti ed intellettuali di origine rom. Dopo che mi laureai, iniziai a lavorare come reporter per il giornale rom "Drom Dromendar". Capii presto che non avevo niente di cui vergognarmi. Sono una donna rom e ne sono orgogliosa.

(Violeta Naydenova e’ nel video "I'm a European Roma Woman”)



Molti dei miei simili non condividono questo punto di vista. Molti giovani rom oggi crescono senza mai sapere della loro storia e di chi sono realmente. Molti Rom di successo nascondono la loro vera identità. Si nascondono come facevo io. Molti stereotipi radicati nella nostra società ci fanno sentire come cittadini di seconda classe; come se non fossimo parte della società ed appartenessimo solo ai ghetti e alle mahalle. I Rom sono il più grande gruppo minoritario in Europa. Soffrono di alti tassi di analfabetismo, disoccupazione e povertà. Ancora non abbiamo un approccio mirato e coordinato per affrontare questi problemi. L'Europa non può ancora ignorare i Rom. L'Europa deve prevedere l'accesso all'istruzione di qualità per tutti i bambini. Nonostante le decisioni per una riforma in questo senso della Corte Europea dei Diritti Umani rivolte contro la Repubblica Ceca, la Grecia ed, appena un mese fa, la Croazia, ai Rom viene regolarmente negato un pari accesso all'istruzione. L'Europa deve iniziare a mettere in discussione le questioni di identità - assicurandosi che gli studenti imparino l'uno dall'altro, sulle loro differenze e sul fatto che la diversità non è un male. Al contrario, la diversità è qualcosa che arricchisce tutti. La decisione di mia madre di mandarmi alla scuola pubblica mi ha cambiato la vita. Ora lavoro per aiutare a cambiare la vita di altri giovani rom. Presso l'Open Society Institute aiuto i Rom dell'Europa Centrale ed Orientale ad ottenere tirocini e formazione scolastica. Queste opportunità insegnano ai giovani rom come diventare i migliori avvocati di se stessi e migliorare la loro comunità. Ma non possiamo farlo da soli. Assieme a noi l'Europa deve impegnarsi per assicurare che tutti i Rom abbiano pari accesso all'istruzione di qualità - ed espandere e consolidare una nuova generazione di donne e uomini rom che guidino la loro comunità ad un cambiamento reale in tutte le sfere pubbliche delle loro vite.
 
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Lo stupendo articolo di Violeta Naydenova apparso su Open Society e tradotto in perfetto italiano da Fabrizio per il suo blog Mahalla, mi ha stimolato delle riflessioni su alcune cose che, per chi non e’ Rom non sono facili da comprendere. Non perche’ i gage’ siano piu’ stupidi, ma solo per il fatto che e’ difficile immedesimarsi in una situazione in cui, fin da quando si e’ piccoli e persino in paesi in cui, come in Ungheria, non esiste la segregazione nell’istruzione, cioe’ non esistono classi dedicate solo ai bambini Rom, si cresce con la convinzione che far parte di una minoranza etnica rappresenti un motivo per non sentirci a posto, creando dentro di noi quel sentimento di diversita’ e di esclusione che ci portiamo dietro a lungo nella completa incomprensione e con domande alle quali nessuno riesce a darci una risposta rassicurante. Crescere Rom senza che ci sia un’adeguata educazione, pone i bimbi in una condizione di perenne disagio, vergogna, senso di colpa e questo, per meccanismi che sono facilmente intuibili, crea poi ferite non rimarginabili. Da adulti si diventa introversi, oppure ribelli nell’eterna ricerca di un’identita’ nella quale ci si possa riconoscere al di fuori del proprio gruppo che e’ spesso l’unico posto in cui stiamo bene, ma che alla lunga rischia anche di diventare una prigione dalla quale, poi, e’ difficile evadere. Tutto cio’ puo’ iniziare molto presto, come si capisce leggendo le parole di Violeta nelle quali mi sono riconosciuta totalmente (un simile sentimento l’avevo infatti gia’ descritto due anni fa raccontando il mio primo giorno di scuola), ma anche se entrambe abbiamo vissuto la nostra infanzia in modo differente, in paesi differenti, prendendo strade completamente diverse, le nostre essenze si sono alla fine ritrovate al medesimo punto d'arrivo, alla stessa meta: una comune consapevolezza e la fierezza di appartenere al nostro popolo. Qualcosa che va oltre la scorza di egoismo e di solitudine nella quale mi sono per molto tempo rifugiata, e che mi proietta adesso verso un’esistenza in cui il traguardo ultimo e’ di annullare ogni confine, iniziando da quello in cui i pregiudizi segregano le menti delle persone. Esiste un istante nella vita in cui tutto quanto si disvela, tutto appare chiaro ed ogni tessera del puzzle trova la sua giusta posizione all‘interno del grande disegno. E’ accaduto cosi’ a Violeta, forse. Di sicuro e’ accaduto a me. Ed e’ in quell’attimo che si sente il bisogno di reagire, ognuna a modo suo, a tutto quello che in passato ci ha ferito, ma che da quel momento non deve piu’ ferire nessun altro. Ne ho parlato anche qui, non molti giorni fa. Lo so che rischio con questa mia ripetitivita’ di apparire noiosa, ma fino a quando avro’ fiato per parlarne e forza per ticchettare su una tastiera, non smettero’ mai di ribattere su un argomento che e’ per me importante, e che da anni, insieme a molte altre sorelle, mi sta impegnando. Sta a noi cercare di cambiare le cose che non vanno. Non possiamo attendere che dall’alto arrivi qualcuno che ci risolve i problemi. Dobbiamo essere noi a trovare le soluzioni e gli strumenti giusti affinche’ un giorno non lontano si possa arrivare ad avere un mondo in cui i bimbi non dovranno piu’ vergognarsi di niente, e dove nessun essere umano sara’ considerato di serie B. E’ chiaro che tutto cio’ deve passare inevitabilmente dall’istruzione e dalla rassicurazione. Solo in tal modo i bimbi, tutti, guardandosi l’un l’altro non noteranno piu’ nel colore della pelle, o in altri dettagli che contraddistinguono le varie etnie, un motivo su cui basarsi per fare delle distinzioni, separando le persone, non considerandole per i sentimenti e per valori che esprimono, ma solo manifestando razzismo. Perche’ quei bimbi un giorno, diventando uomini, a loro volta potrebbero insegnare ai loro figli nuovamente a dividere, segregare, umiliare chi e’ diverso da loro in base agli stessi criteri, in una coazione a ripetere generazionale che non avrebbe mai fine. Ma e’ la mescolanza, quella culturale ma anche genetica, che rende gli esseri umani e le societa’ che essi formano migliori, piu’ forti, piu’ sane, prive da quei difetti congeniti di cui troppo spesso soffrono quelle comunita’ chiuse che non lasciano spazio alle diversita’, dove quelli che si considerano parte di una casta elitaria pura e perfetta, decidono di autorigenerarsi in eterno, creando mondi mostruosi, spietati, psicotici, autodistruttivi, come gia’ e’ avvenuto in un passato non troppo lontano, che nel futuro, se non poniamo la dovuta attenzione, potrebbero anche ritornare e delle quali anche il presente ci anticipa visioni non certo rassicuranti. Molto deve essere ancora fatto. La strada da percorrere e’ lunga, l’ho scritto piu’ volte. I problemi di un popolo ostracizzato, segregato, perseguitato, tenuto ai margini da seicento anni non si risolvono semplicemente discutendone nei blog o proclamandosi solidali ed antirazzisti, e solo chi s’illude puo’ credere che a tutto questo si possa trovare la soluzione nell’arco di una sola generazione. Sono troppi i radicamenti culturali, da una parte e dall’altra, che impediscono al momento una completa presa di fiducia ed accettazione nei confronti di chi non appartiene alla propria “tribu’”. Nonostante oggi siano a disposizione modi nuovi di comunicazione che dovrebbero aiutare ad avere migliori relazioni rispetto a quanto avveniva sol anche pochi decenni fa, gli esseri umani tendono sempre di piu’ a vivere divisi, ognuno all’interno del proprio piccolo orticello intorno al quale ha innalzato mura altissime ed impenetrabili, separati da bandiere, ideologie, religioni, ciascuno geloso dei propri privilegi ed incurante dei problemi altrui. Ma il tempo di attivarsi e’ arrivato. E’ giunto il momento di crescere. Solo chi non ha mai tracciato confini, perche’ di quei confini non ha mai saputo che farsene, puo’ illuminare oggi la strada da seguire per abbattere le alte mura che ci separano e rendere migliore il futuro di tutti. Rom e non Rom. E siamo noi donne che dobbiamo essere le piu’ impegnate su questo fronte. Siamo noi, Romnja’, che in prima persona dobbiamo dedicarci con forza e determinazione per raggiungere questo difficile obiettivo, indipendentemente dal paese in cui viviamo, dalla storia personale di ciascuna di noi, dei modi e dei tempi in cui abbiamo capito che la nostra identita' non e’ qualcosa per la quale sentirsi in colpa, ma e' un motivo d'orgoglio di cui andar fiere.

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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