domenica 28 marzo 2010

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Un tuffo nel vuoto

Ultimamente io e lui ci sentiamo sempre piu’ spesso. Passiamo molto tempo al telefono e credo di non essergli stata mai cosi’ vicina come in questo momento. Parliamo un po' di tutto, di politica, di libri, di quella che e' la mia vita adesso, ma soprattutto a lui piace ricordare di quando ero bambina, di quando avevo ancora occhi innocenti che guardavano il mondo con fiducia e gioia. Un mondo bello, tutto da scoprire, prima che iniziassi a rendermi conto quanto un po’ meno bello fosse, arrivando a capire molto presto di quanta cattiveria e stupidita’ fosse intriso. Ma in tutto cio’ lui non c’entra.

Di lui e di me bambina ho oggi un ricordo sbiadito, nebuloso, come se appartenesse ad un sogno, ma in mezzo riesco a vedere qualcosa di nitido che ricordo bene come se fosse avvenuto ieri: quella volta che mi porto’ in vacanza al mare. Era estate. Stavo in piedi sopra una roccia e sotto di me c’era il mare. Quel sasso mi pareva altissimo, ed avevo paura di cadere giu’, nell’acqua, dove lui galleggiava placidamente e mi faceva cenno di buttarmi. Ma io non volevo. Ero terrorizzata.

Tutte le cose da bambini appaiono enormi, spropositate. Anche le emozioni. Avevo paura del vuoto e dell’acqua che, ero certa, mi avrebbe ingoiata portandomi giu’ a fondo. Ma lui insisteva. “Vieni” mi invitava. “Buttati, non ti accade niente, ci sono io”. Ma io restavo aggrappata a quello scoglio incapace di fare un solo passo. Poi mi minaccio': disse che se ne sarebbe andato lasciandomi li’, da sola, ed inizio’ a nuotare via, allontanandosi. Il terrore dell’abbandono fu piu’ grande della paura del vuoto e in un istante presi la decisione: inalai tutta l’aria possibile, mi tappai il naso e feci quel salto. Il volo mi parve infinito, ma alla fine mi ritrovai in acqua e con mio grande stupore, invece di andare a fondo, vidi che galleggiavo. Trattenendo l’aria nei polmoni iniziai ad annaspare e fu quello il giorno in cui imparai a nuotare.

Oggi so che fu la sua mano a sorreggermi in quell’avventura, e so anche che se non fossi stata costretta, se non fossi stata colta dal timore di essere abbandonata, forse quel tuffo non lo avrei mai fatto e ora non sarei qui a raccontare questo episodio per me indimenticabile e magico. Di emozioni cosi’ nella vita ne ho avute altre, ma posso dire con certezza che quella e’ stata la prima volta in cui mi sono messa alla prova, ed ho imparato molto. Ho imparato che l’ignoto non e’ poi cosi’ terrificante, che solo con la volonta' si riesce a restare a galla, e che sono quelle dove non abbiamo scelta le esperienze piu’ importanti che ci fanno davvero maturare. Tutto il resto l’ho imparato da me, ma queste tre cose, oltre a saper nuotare e alla vita, le devo a lui.

12 commenti :

BellaDiGiorno ha detto...

ciao... è da un po che ti leggo... hai visitato il mio blog?

davide ha detto...

Distinta Chiara,

effettivamente il periodo più bello della vita è quando si è ancora bambini.

Se non fossimo costretti dalle circostanze (quando non abbiamo scelta), forse tenderemmo tutti a fare una vita monotona perdendoci le esperienze più interessanti per la nostra vita.

PS. ho visto che scrivi ancora sul blog. Ricordati che hai detto che venivi in Italia a votare: Silvio ha proprio bisogno di una tiratina di orecchie.

Ciao Davide

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ BellaDiGiorno: hai visitato il mio blog?

Non ancora. Lo faro' di sicuro. Intanto, per il momento, benvenuta.
Una cosa curiosa: il tuo profilo e' oscurato... c'e' una ragione per questo?


@ Davide: ho visto che scrivi ancora sul blog. Ricordati che hai detto che venivi in Italia a votare

Dove credi che sia adesso? :-)

marco ha detto...

C'è chi si decide a tuffarsi e chi invece scivola. Sempre un tuffo è, ma gli insegnamenti che se ne ricavano sono diversi.

Un bel sole oggi, temperatura gardevole.

Bello anche il video di Alicia Keys, quanto viola, una mare viola.

sospesanelviola ha detto...

bellissimo post...
se ripercorro al microscopio la mia vita, mi accorgo che effettivamente hai ragione.le volte in cui non ho avuto scelta mi hanno fatto crescere,persino in maniera spropositata.
grazie per questa riflessione.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

C'è chi si decide a tuffarsi e chi invece scivola. Sempre un tuffo è, ma gli insegnamenti che se ne ricavano sono diversi.

E' proprio cosi'. Sono i piccoli episodi che accadono quando si e' bambini, quelli di cui spesso non ci ricordiamo se proprio non facciamo uno sforzo, talvolta violentandoci, il motivo vero per cui poi la vita l'affrontiamo in un certo modo.
Ma e' cosi' per tutto, non solo per quello che puo' essere intuibile nel mio caso.

Bello anche il video di Alicia Keys, quanto viola, una mare viola.

L'ho scelto apposta nella speranza che porti fortuna. :-)

Gio ha detto...

Come sei bella.

Flyingboy ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Gert ha detto...

Ho un ricordo simile, riferito al mio primo lancio col paracadute. Il ricordo non è così tenero e affettuoso, ma è stata di sicuro un'esperienza di crescita. Mi ha aiutato a spingere in là i miei limiti. Mi cagavo addosso un po' troppo per poter affermare che si trattasse di un'esperienza mistica, ma insomma... Oggi ne posso parlare con piacere.

Certo che mi fa molto piacere vedere come questo tipo di ricordo per te sia il corollario di un riavvicinamento a qualcuno che, evidentemente, è stato importante, ed anzi cruciale, nel processo che ti ha portato ad essere quello che sei oggi.

E, se riesci a fidarti di me, tutte le transizioni restano transizioni, una volta che te le sei lasciate alle spalle.

Mi dirai che nella vita tutto è o può essere transizione. Il che è vero.

Ma qualcosa alla fine resta, e noi tutti sappiamo che quando arrivi all'ultima riga del tuo racconto tutto può cambiare, con la velocità del lampo e della detonazione di una revolverata.

Ed è così che magari in quel lampo una vita vigliacca e mediocre si riscatta e si glorifica.
O si sputtana un'esistenza apparentemente irreprensibile e degna di ammirazione...

Un abbraccio

Gert

gullich ha detto...

bellissimo post. grazie...per aver fotografato così bene quel sentimento.

C'è chi dice che alcuni popoli insegnino ai bambini a crescere e a far fronte alle difficoltà della vita facendoli lanciare dal tavolo e prendendoli al volo, salvo poi - una volta e improvvisamente - lasciarli cadere.

io ricordo diversi tuffi come il tuo, in diverse acque e sono fra le emozioni più care che ho dentro di me.

peccato che aver dovuto smettere molto presto.

un abbraccio

wgul

Dolce-Alexia ha detto...

Non ho imparato mai a notare, anche se ho provato. Ho il terrore dell'acqua. Ma forse perchè ho avuto un episodio brutto da bambina.
Da piccola non avevo paura dell'acqua, anche se non sapevo notare. Eravamo un pò di amici su Dnestr a passare la giornata. E un ragazzo mi preze per il braccio e mi butto nel fiume. Sono caduta, affondando, per fortuna sotto l'acqua ho visto una gamba e mi sono agrappata. Da quella volta ho il terrore, quando vedo vicino qualcuno e ho la paura che per scherzo mi butasse dentro.

Flyingboy ha detto...

Arriva un momento in tutti i rapporti quando d'improvviso anche se' per un istante si invertono i ruoli. E forse e' proprio li che il vero amore esercita la sua essenza. Questo vale da entrambi le parti. Diventare umile, ammettere i propri difetti, errori del passato, anche non direttamente. Non e' mai tardi per dire "ti amo", per dimostrarlo. Ed e forse proprio li che distendiamo la mano in direzione di chi amiamo. Ed e' solo li forse, in quel momento quando ci troviamo d'avanti alla mano distesa che ci proteggeva fino a ieri che capiamo cose' l'amore. Niente e' eterno lo sapiamo, ma siamo umani e per questo siamo in perenne sfida con il Dio. Non importa che forma ha, se' il vecchio saggio con la barba grigia lunga o come le 3 tartarughe che portano il mondo sulla schiena. In fondo Dio e' amore, e alberga in tutti noi.

Per il resto, mi limito solo a citare una delle mie poesie preferite:


The Road Not Taken

Two roads diverged in a yellow wood,
And sorry I could not travel both
and be one traveler, long I stood
And looked down one as far as I could
Then took the other, as just as fair,
And having perhaps the better claim,
Because it was grassy and wanted wear,
Though as for the passing there
Had worn them really about the same,
And both that morning equally lay
In leaves no step had trodden black.
Oh, I kept the first for another day!
Yet knowing how way leads on to way,
I doubted if I should ever come back.

I shall be telling this with a sigh
Somewhere ages and ages hence:
Two roads diverged in a wood, and I--
I took the one less traveled by,
and that has made all the difference.

Robert Frost


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Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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