lunedì 15 marzo 2010

39
comments
Alice e il the

Il the e’ il mio modo per ritrovare una dimensione di pace e di tranquillita’, soprattutto dopo un diverbio, uno screzio, una discussione animata. E’ molto difficile che io mi agiti. In passato, quando ero molto piu’ giovane (adesso sono vecchissima), ero maggiormente propensa ad affrontare le questioni estremizzando i comportamenti: odiavo o amavo totalmente, con tutta me stessa. Ma sono cose che accadono, appunto, quando siamo ragazzine e forse anche un po’ piu’ in la’ con l’eta’, ma ad un certo punto la vita ci insegna che certi estremi non fanno piu’ parte di noi, sono anacronistici e completamente estranei al nostro sentire.

E’ quello che e’ accaduto anche a me. Non ricordo esattamente quando abbia iniziato a mutare e se oltre all’eta’ abbia avuto la sua influenza anche qualche relazione importante con chi, con il giusto modo, ha saputo farmi capire alla fine che la calma era davvero la virtu’ dei forti; pero’ adesso non riesco piu’ ad arrabbiarmi come una volta. Sempre piu’ spesso sulle labbra mi compare la smorfia dell’ironia. Peccato che nel Web tutto cio’ non sia visibile.

Ma a volte mi capita di trovarmi in situazioni in cui posso avere uno scontro con chi, dall’altra parte, per responsabilita’ mia oppure sua questo non ha importanza, alla fine mi detesta, ed anche io per corrispondenza di non amorosi sensi, considero antipatica. Ed e’ qui che entra in ballo il the. E’ inutile ricordare a chi gia’ un po’ mi conosce che di the ne bevo una quantita’ inimmaginabile. Si puo’ dire che mi disseti esclusivamente con il the, e di questo, secondo i momenti della giornata, ne preparo vari tipi. Ma quello che preferisco piu’ di tutti e’ una miscela composta per meta’ di Dejoo e per meta’ di Raidang, che sono due tipi di Assam. Ovviamente, nel piccolo paese dove abito non riesco a trovarli, ma ogni qual volta mi reco in una grande citta’ ne faccio rifornimento. Ho una mappa sempre aggiornata su dove si trovano i negozi di the piu’ specializzati.

Dicevamo?
Ah si’… il the. Ecco, credo che abbia delle incredibili proprieta’ riconcilianti. Offrire una tazza di the per me ha un significato di “offerta di pace e di dialogo”, mentre dall’altra parte accettarla significa accogliere quell’offerta. E’ ovvio che non e’ l’unico significato che ha. Molto spesso lo offro agli amici e alle amiche cosi’, per accompagnare la conversazione e, perche’ no, anche per sentirmi piu’ in sintonia con qualche amante, occasionale o meno, quando capita. Mi e' accaduto piu’ di una volta di convincere, chi proprio del the non ne voleva sapere assolutamente nulla, di provare a berlo e devo dire che non c’e’ una volta in cui non sia riuscita nello scopo, creando piu’ di un estimatore di tale bevanda.

Se si pensa al the non si puo’ fare a meno di pensare al Cappellaio Matto, uno dei personaggi piu’ affascinanti di Lewis Carroll. Un po’ squilibrato, ossessionato dal Tempo e dal the, dapprima scaccia Alice e poi cerca di farla conversare punzecchiandola con osservazioni personali e domande trabocchetto. E con questa affermazione mi sono definitivamente giocata l’immagine di persona pacata e responsabile che ho cercato di dare fin dall’inizio del post. Ma forse non sono sempre e soltanto “Cappellaio”. A volte e’ possibile che sia anche Alice.

39 commenti :

Gio ha detto...

Mia carissima,

se pure trovero' mai la mia Alice (dubito), per forza di cose non potrö smettere di cercare in te quel non-so-che che è davvero Klara.

Unica.

Nicole ha detto...

Sorrido...e vado a farmi un the che virtualmente ti offro.

Blindsight ha detto...

in turchia non puoi acquistare un tappeto ad esempio senza accettare un the (spesso alla mela), nel deserto non puoi passare una serata con i tuareg e andartene nel tua tenda se prima non bevi il the con loro, ecc. ecc. personalmente mi faccio un litro di the verde la mattina, non prendo caffè, ma se bevo the durante la giornata poi sto sveglia una settimana..
il cappellaio matto usava il the per carpire informazioni e punzecchiare alice, ma lei sapeva che era una favola, anche se in realtà era solo un sogno.. è questo il bello di alice, ciao chiara a presto, laura

rossoallosso ha detto...

con l'eta'si raggiunge la consapolezza che l'uomo,inteso come genere,e' portato per natura a distruggere le persone e le cose che piu' ama.
preferirei una birra ,grazie ;-)

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Gio: Sapessi quante "Alice" esistono dalla parte di qua dell'ex cortina. Basterebbe viaggiassi un po' per le campagne slovacche, romene, macedoni, bulgare, moldave, ucraine... russe.
Lo so, non e' semplice. La lingua e' sicuramente un ostacolo, e poi c'e' sempre la diffidenza da superare. Ma chi riesce a leggere "dentro" e non solo a guardare "fuori" scopre che non tutto da queste parti e' mercificazione legata alla disperazione come si fa credere in Italia.


@ Nicole: Spesso mi hanno chiesto cosa significasse quel motto in latino che descrive il mio blog. Per chi ha vissuto in mezzo ai leoni, anche mille, diecimila, centomila gazzelle non rappresentano un pericolo.
Accetto volentieri il tuo the. Grazie. :-)


@ Blindsight: Grazie Laura per la tua cortese e sempre gradita visita. Se sei un'estimatrice del the, allora sai come possa essere diverso il modo di affrontare la vita di chi lo preferisce al caffe'. :-)


@ Rossoallosso: l'uomo,inteso come genere,e' portato per natura a distruggere le persone e le cose che piu' ama.

Tutto cio' perche' gli e' stato lasciato il potere di decidere e gestire. Cambia il genere e cambia anche la filosofia portante. Solo che, ovviamente, in un mondo fatto "per gli uomini" si preferisce non avere la controprova.

Dolce-Alexia ha detto...

Il the, quante quantità di questa bevanda mi sono fatta io? In mio paese, come ben sai,sorella, lo bevono tanto, a ogni occasione.
Forse per quello non ho mai imparato a bere il caffè.
E in questo caso mi sento più Alice.
E un nostro the quando lo prenderemo? :-)

Ev@ ha detto...

"Molti nemici molto onore", ho sentito dire da qualche parte...

A propos... Cavoli! Ma vi siete già scolate tutto il the?

'mmazza...

Allora ho capito. Adesso vi sistemo io: ora, se ne volete altro, vi fate 'sta roba comprata al discount (indico una scatola giallina con la laconica scritta "the"). E niente lamentele, se no, stasera, minestrina...

E non fate quelle facce... su, entusiasmo, su! E quando torno, fatemi trovare la cucina pulita, forza...

(Prendo la macchina e vado. Sono certa che questa è la volta che quell'indiano me lo regala, il carrello cinese)

Ev@ ha detto...

Anche birra? E c'è bisogno di chiamarmi al cellulare? Certo che mi ricordo... dai, dai, che devo chiudere i vigili urbani... 5 punti...

(Cavoli, mi sembra di essere una che consegna pizze a domicilio... che gente, che pretese... acc...)

gatsby ha detto...

@Chiara: Stronza!
Basta l'Agnese di turno e subito dolcetti, pasticcini e tè...e a me sempre solo il bastone.
Ma allora è vero che ognuno ha quel che si merita.. :)
C'è un bellissimo libro di Okakura "Lo zen e la cerimonia del tè", che null'altro è che un modo originale per spiegare la cultura orientale attraverso il simbolo del Tè.
C'è una parte, in quel libro, che mi sembra abbastanza adatta per stemperare il clima forte e violento che ho avvertito in alcune repliche ai tuoi post.
Ti riporto quella parte, così come è stata scritta, nella speranza che qualcuno capisca quello che probabilmente tu simbolicamente offrivi con una tazza di Tè...
"Oriente e occidente, come due draghi scagliati in un mare agitato, lottano invano per riconquistare il gioiello della vita...Beviamo nel frattempo un sorso di Tè.
Lo splendore del meriggio illumina i bambù, le sorgenti gorgogliano lievemente, e nella nostra teiera risuona il mormorio dei pini.
Abbandoniamioci al sogno dell'effimero, lasciandoci trasportare dalla meravigliosa insensatezza delle cose"

@Ev@: Io non sono particolarmente attratto da internet, anche se mi piace frequentare alcuni social network e ogni tanto mi capita di incappare in qualche blog particolarmente interessante.
E' vero quello che hai detto nell'altro post, cioè che si puo' incappare nel virtuale in cio' che neppure la più fervida immaginazione avrebbe lasciato presagire, e seguendo il coniglio bianco ti puo' capitare di tutto.
Come è vero che molto spesso i supereroi del virtuale, face to face, si rivelano molto più umani della loro controparte silicea.
Ma non è detto che queste differenze siano sempre deludenti, e a volte è solo il terreno di gioco ad alterare un'impressione che non puo' essere stravolta.
A meno che uno non sia davvero affetto dalla sindrome di mister Hyde.
In altre parole, la Ev@ reale presenterà probabilmente - ad un fortunato osservatore - dei tratti non troppo dissimili dalla sua versione Wi-Fi.
E ognuno reagirebbe a suo modo...chi difendendosi dalla sua fisicità col Jack Daniels, come da te autoironicamente suggerito tempo fa, chi cercando di coltivarne l'amicizia, chi cercando di portarsela a letto.
Tutte cose molto umane e, credo, facilmente gestibili.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Alexia: E un nostro the quando lo prenderemo?

Spero il prima possibile.
Magari, per me sara' piu' semplice quando sarai tornata a casa. :-)


@ Gatsby: nella speranza che qualcuno capisca quello che probabilmente tu simbolicamente offrivi con una tazza di Tè

Mi sa che e' impossibile. Chi ha una certa cultura e soprattutto una patologia tendente alla sindrome di Asperger, difficilmente ammettera' che il mio comportamento e' stato pacato e finalizzato alla ricerca di un equilibrio.
Cito da Wikipedia: "Gli individui affetti da questa sindrome possono osservare un sorriso e non capirne il significato (cioè non capire se si tratti di un segno di comprensione, di accondiscendenza o di malizia) e nei casi più gravi non riescono neppure a distinguere la differenza tra sorriso, ammiccamento e altre espressioni non-verbali di comunicazione interpersonale. Per loro è estremamente difficile saper "leggere tra le righe", ovvero capire quello che una persona afferma implicitamente senza dirlo direttamente (la menzogna, i doppi sensi, l'ironia implicita). Interpretano gli altri esclusivamente come si mostrano effettivamente, ne danno cioè un'interpretazione solo letterale."

Lorenzo ha detto...

anch'io sono molto più sereno da quando vado in giro con una sparachiodi. (Il porto d'armi me l'hanno tolto.)

davide ha detto...

Distinta Chiara,

in genere io prendo la camomilla (per dormire, perchè è raro che me la prenda per qualcosa), ma d'ora in poi prenderò anch'io il te.

Ciao Davide

rossoallosso ha detto...

@chiara
dici che dovrei cambiare genere?
a volte vorrei essere un gatto indolente e sornione.;-)
in verita' intendevo come genere, il genere umano in toto.


@davide
ci credo che ti serve la camomilla per dormire,
per uno che ha votato berlusconi ci vorrebbe il roipnol !!!
non te la prendere ,scherzo ;-)

Salazar ha detto...

Ah!, adesso si capiscono gli stilli di Agnese: incombeva coda di paglia. Ma tu, Chiara, sei stata di una perfidia notevole. Un’altra cosa così e vinci il premio “Tom & Jerry” per il 2010.

Però questo: ”C’è una storia sotto, vero?, non solo le patate.
Oh si'. Più' di una. :-)”

Beh!??

Tè a quest’ora?, meglio un Jack Daniel’s guiaccio e fetta d’arancia. Grazie.

Dolce-Alexia ha detto...

Quando sarò tornata in che senso? Che mi raggiungeresti in mia città?
O quando ritornerò dopo le vacanze ancora qui in Italia? ;-)

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Lorenzo: anch'io sono molto più sereno da quando vado in giro con una sparachiodi

Non ho capito. Perdonami.



@ Davide: in genere io prendo la camomilla

Si'. Tu sei un tipo da camomilla. :-))



@ Rossoallosso: in verita' intendevo come genere, il genere umano in toto.

E' infatti questo il tuo errore. Non capire che nel "genere" umano, esistono diversita' di comportamento molto forti fra i due "generi". A differenze di comportamento corrispondono anche "valori" diversi e quindi "obiettivi" diversi.



@ Salazar: Ma tu, Chiara, sei stata di una perfidia notevole. Un’altra cosa così e vinci il premio “Tom & Jerry” per il 2010

Salazar, non volevo essere perfida. All'inizio ho solo cercato di mandarle un messaggio. Una persona in buona fede si sarebbe comportata in altro modo, ma ho visto una totale mancanza di umilta', ed allora il mio Super-io ha avuto uno scatto di orgoglio. :-))
Adesso le ho offerto un the. Vediamo se lo accetta.

Beh!??

Beh cosa?
Mi permetterai di avere i miei piccoli segreti...
oppure di centellinarli.
Per ogni cosa ci deve essere l'occasione giusta.

meglio un Jack Daniel’s guiaccio e fetta d’arancia

E' per caso un Whisky?
Bleah!!



@ Alexia: mi raggiungeresti in mia città?

Intendo dire quando sarai tornata a casa per sempre, come ho fatto io. Ovviamente dalle nostre parti, perche no? Anche nella tua citta'. Non stiamo tanto distanti, sai? E poi io amo viaggiare in treno. :-)

rossoallosso ha detto...

continuo a preferire la birra , il the mi fa snob .

Alessandro ha detto...

Pecco spesso d'ingenuità, ma non è il the, è la tazza, il calore, i vapori, il profumo, il raccoglimento, il pensiero. Un volta nel bicchiere c'era Rhum, ora the e tisane.
Sorseggiarlo da soli o in compagnia cambia, perchè cambiamo noi.

marco ha detto...

Comunque sia si aprono interessanti prospettive per scrivere un soggetto cinematografico.

Dunque... vediamo...

C'è Eva che è in giro per la città perchè vuole comprare la birra quando incontra un tizio con una sparachiodi che l'aggredisce.
Lei scappa in un internete point, digita qualcosa e viene risucchiata dallo schermo...

[qua lo sceneggiamo dopo.]

...Ad un certo punto del film entra in un appartamento con la finestra sul cortile dove, si sa dalla scena precedente che non ho ancora scritto, c'è un oracolo.
Questo oracolo è una zingara che le spiega qualcosa a proposito della percezione della realtà e gli pone quella che dovrà essere la domanda fondamentale, quella su cui si regge tutta la storia:
"The o camomilla"?
Ovviamente sceglie il the.

[qua poi ci si pensa. Un po' di casino, qualche combattimento, magari con la katana. Che non c'entrerà anche nulla ma è bella da vedere.]

Alla fine vincono i buoni.

Eh beh, è un film!

Salazar ha detto...

E' per caso un Whisky?
No, è un Tennessee sour mash whiskey. Il whisky è scozzese, il whiskey è americano: cambia molto, non solo quella misera “e” nel finale. Provalo, il profumo dell’arancio lo arrotola tutto. Invece di bleah potresti fare blurp!!

Comunque sono qui per scusarmi del “sei stata perfida” (e lo sei stata, la giustificazione addotta in piedi non sta), sforzarmi di bere un tè al gelsomino – bleah - e sottoporre alla tua attenzione la prima poesia “originale” che posterò nel mio blog di poesie prossimo venturo:

Sei comparsa al portone
In un vestito rosso
Per dirmi che sei fuoco
Che consuma e riaccende.

Una spina mi ha punto
Delle tue rose rosse
Perché succhiassi al dito,
Come già tuo, il mio sangue.


Originale per originale, meglio procurarsene uno tosto.
Ti vesti mai di rosso, Chiara?

rossoallosso ha detto...

ah be',pure la poesia,qui il gioco si fa duro e i duri cominciano a giocare
per questo mi ritiro ;-)

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Marco: Alla fine vincono i buoni

Non ho mai sopportato questo fastidiosissimo luogo comune.



@ Salazar: Il whisky è scozzese, il whiskey è americano: cambia molto, non solo quella misera “e” nel finale. Provalo

Non ci penso neppure. Potrei star male solo a sentirne l'odore. Guarda non sopporto proprio i superalcolici di alcun genere. A malapena riesco a mandar giu' due gocce di vodka prtoprio quando, per socialita' non posso farne a meno (c'e' chi si offende se non la bevi brindando insieme a loro). Se proprio devo bere qualcosa, magari un brandy (buono) alla fine della cena o al limite un dito di sligovica di quella fatta in casa.

Ti vesti mai di rosso, Chiara?

Alle volte credo di vestirmi di rosso. Ma non sono mica tanto sicura. In ogni caso proprio adesso sto facendomi, da sola, una maglia molto bella, rossa. Per cui ecco accontentata la tua curiosita'. :-)



@ Rossoallosso: ah be',pure la poesia,qui il gioco si fa duro

Salazar ha un eccezionale senso dell'umorismo, vero? :-))

Flyingboy ha detto...

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Se proprio devo bere qualcosa, magari un brandy (buono) alla fine della cena o al limite un dito di sligovica di quella fatta in casa.

http://s1.trosjed.net.hr/trosjed/slike/132930e_0_20OVS.jpg

:)

Salazar ha detto...

Rosso, non fare così, rimani con noi.
La poesia non è mica mia, l'ho rubata a Giuseppe per buttare una pietra nello stagno: ma te la vedi, Clarinha, a sferruzzare vicino al camino nelle notti di neve con l'occhialetto a metà naso? Vestita di rosso, a volte, credo.
Lo sai - vero - cosa vuol dire quando una donna dice "credo"?!!

PS: c'è ancora qualcosa che non funziona in questa finestra di input.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Salazar: Cosa c'e' che ancora non funziona? Puoi descrivere?

Salazar ha detto...

Adesso tutto bene, ma è lenta lenta lenta. Non funzionava il menù del tasto destro del mouse.
Che ci fai sveglia alle sei di mattina? Caffelatte e brioche?

rossoallosso ha detto...

la mia allergia alla poesia e' stata riconosciuta gia' dalla tenera eta',che messa insieme al the e a chiara che fa la maglia !?!!manca solo il camino e dormo come un bimbo ;-)

P.S.
non ho mai sentito una donna dire "credo" ;-)

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Salazar: Non ero sveglia alle sei del mattino. Sono andata a dormire alle 3, appena dopo che avevi postato i tuoi commenti.
Caffelatte mai (c'e' il caffe' ed io non ne bevo). Brioches, purtroppo, qui non esistono. In Brasile ne avete?


@ Rosso: La "maglia" (e non solo quella), in tutti i paesi dell'Est, non solo nel mio, veniva persino insegnata a scuola. Pensa tu... E' normale, almeno quelle della mia generazione, saper lavorare a maglia. Anche perche' fin da bambine le nonne e le mamme (soprattutto in campagna) ci insegnavano a farlo.
Certo che voi italiani avete davvero degli strani pregiudizi oltre a dimostrare che siete stati abituati ad avere un po' tutto e quindi anche leggermente viziati. Sapete che, per mancanza di possibilita', da noi farsi i vestiti in casa era l'unico modo per non uscir fuori nude?
In ogni caso, per vostra informazione (tua e di Salazar che' siete un pochetto morbosi) sono anche molto brava e non porto gli occhialetti perche' da vicino ci vedo benissimo. :-)
Ultima cosa: forse da voi le donne non dicono credo. Forse sono sempre certe e sicure, questo nonlo so. Qui le certezze sono sempre stati lussi che non ci siamo mai potute permettere. Averne e' una grande ricchezza e per accumularla occorrono le esperienze.

Salazar ha detto...

Sai Clara, sono stato a Budapest per la prima volta nel 1975, ho preso parecchie volte quello sgangherato trenino pieno di vopo che da Vienna andava a Bratislava (chissà se c’è ancora quello!), non ci ho mai vissuto ma lo so come si viveva “dall’altra parte” durante la guerra fredda e vicinanze. Quindi: non serve che mi racconti certe cose, le so.
Se mi diverte tirarti un po’ di qua e un po’ di là è perché il gioco è interessante, se non lo fosse non ci perderei tempo. Questo vuol dire che tu sei interessante e vuol dire che mettere alla prova la tua permalosità (si dice così?) con gli occhialetti a metà naso è interessante.
Poi, anche in Ungheria, quando una donna dice “credo che” vuol dire che è “si” al 110%, se non lo fosse direbbe solo “si”.
Non ero sveglia alle sei del mattino: va bene e si, in Brasile le brioches ci sono.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Salazar: non serve che mi racconti certe cose, le so

Aver visto i film ed aver visitato da turisti una qualche situazione, da' un'idea ma non la conoscenza di cosa significhi vivere la situazione. Per "sapere" ci devi vivere e non pochi giorni o settimane, ma anni.
Ecco io non so niente del Brasile, anche se ho un'idea di come possa essere. Tu di sicuro sai molto perche' stai vivendo da "brasiliano", che e' certamente un modo diverso di vivere da quello di chi viene in Brasile solo per visitarlo.
Non me la prendo affatto per gli occhialetti (che ho ma porto solo all'occorrenza e per vedere le cose lontane). Se sei curioso, mi fa piacere di essere al centro della tua curiosita', come quella di chiunque, ed anche un po' ci gioco divertendomi tantissimo. :-)

Salazar ha detto...

Rispondo qui, forse parlo di cose scritte prima di questo punto, di questo post, forse di cose scritte dopo, e proprio non vedo come possa importare.

Hai ragione, centoventisei volte ragione, sono il primo a buttarla sul ridicolo con i fighetti di qua, quelli che vanno in Europa 10 giorni e visitano 5 capitali: per capire qualcosa di un popolo, o solo di una città, non geograficamente parlando, ci vuole tempo, tanto tempo, e anche devi parlare come quelli che ci vivono, sennò ciccia. Una lingua diversa rappresenta anche un modo di pensare diverso, una logica diversa, un’estetica diversa: indubbiamente per un italiano abbastanza rigido un bracciale alla caviglia può sembrare volgare, mentre per una signora indiana felicemente sposata volgare sarebbe non portarlo.
Però cheido la dispensa d’ufficio per aver detto che so come si viveva nei paesi dell’est: ero un turista, si, ma c’era troppo differenza, troppa povertà troppo apparente, troppe mancanze. Propongo un compromesso: non ho capito la vita dei paesi dell’est ma credo – solo credo - di aver quasi capito come si viveva.

E poi tu mica sei quella del tè, anche se ti sei inviperita per la cosa del braccialetto: forse lo porti anche tu, il braccialetto alla caviglia: ma che cosa volgare, roba da contadini Klara, mi meraviglio di te!
Che poi, fra l’altro, ‘sto braccialetto nella foto mica sono riuscito a vederlo, e le ciliegie dolcetto sono di Budapest, forse... ma no troppo facile, e la caccia alle tue foto mica l’ho cominciata, anche se ero sicuro da tempo immemore che nel blog delle foto tue ci fossero. Forse non serve, cercare.

La leonessa e le gazzelle mi ricorda una cosa: questa è Ginevra de’ Benci, che gli amici chiamavano “la Bencina”, una fiorentina nata nel 1457. Si dice (dicevano quelli che la conoscevano) sia stata una donna di grande cultura e grande intelligenza, una fra i più dotati intellettuali del suo tempo, nonché ispirata poetessa.
Figlia di un banchiere, Giovanni de’ Benci, quello che oggi chiameremmo “direttore generale “ della Banca Medici, e quindi non robetta. Data in moglie (a soli 17 anni) ad un uomo mediocre sia socialmente sia intellettualmente, tale Luigi Niccolini, forse perché la Bencina, a causa di una malattia cronica, non poteva avere figli e questo la rendeva “merce” avariata in compravendite matrimoniali.
Infine amante dell’ambasciatore veneziano a Firenze, tale Bernardo Bembo (forse questo), 24 anni più vecchio di lei. Molti testi di storia parlano di amore platonico fra l’umanista di una certa età e la giovane poetessa: platonico ‘stoccazzo (giusto per usare un termine tecnico di storia dell’arte). Ma forse con lui è stata felice, di sicuro era amata e sapeva di esserlo, alla faccia del marito per procura che sapeva tutto (il quadro a Leonardo lo ha commissionato Bernardo, e logicamente esiste un solo motivo per cui) e doveva starsene zitto per non perdere lo status sociale dei Benci.
Proprio a margine di una pagina su un libro del figlio di Bernardo, Pietro Bembo lo scrittore, in una nota scritta di suo pugno, troviamo riportato l’unico pezzetto di poesia sicuramente scritto dalla Bencina arrivato fino a noi. È questo:
....
chiedo il tuo perdono
io sono una tigre di montagna
.....

Cosa c’entra con la leonessa e le gazzelle e perché scrivo queste cose?, non ne ho la più pallida idea!

Salazar ha detto...

Ma tanto per cercare un po’, sei sicura che le ciliegie siano di Budapest, Dina?

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Salazar: forse lo porti anche tu, il braccialetto alla caviglia: ma che cosa volgare, roba da contadini Klara, mi meraviglio di te!

Caro Salazar, ho mai negato forse la mia origine "cafona"?
Non sono mai stata bene accetta nei salotti dell'alta societa', cioe' lo sono stata solo quando mi sono presentata per cio' che NON ero. Allora c'era chi sbavava dietro a questa sedicente figlia dell'alta borghesia olandese che faceva la modella e poi (ovviamente per trasgressione, mica per soldi ahhahah!) la escort.
Se ci si presenta per cio' che non siamo si ricevono piu' complimenti di quanti ne riceviamo se ci mostriamo nella nostra semplicita'.
O almeno e' cio' che molta gente, troppa, ancora crede.

Cosa c’entra con la leonessa e le gazzelle e perché scrivo queste cose?, non ne ho la più pallida idea!

Te lo dico io perche': per trasmettermi una tua conoscenza. Perche' si gioisce quando si riesce a farlo con chi si pensa possa recepirla.
Ti ringrazio molto per la storia della dama fiorentina. Non la conoscevo e mi mancava. :-)


Ma tanto per cercare un po’, sei sicura che le ciliegie siano di Budapest, Dina?

Cavolo! Che ci facciamo io le mie ciliegie a Mosca?
O e' San Pietroburgo? Mah... :-)
Vedi? Chi cerca trova...
Certo che deve esserti costato del tempo trovare Dina, non certo i tre secondi che si impiegano per individuare un pezzo scritto copia incollato. Per i brani scritti basta Goggle, per le foto non credo esista un motore di ricerca. O si?
Comunque questo mi fa capire che in qualche modo mi attribuisci un valore. E non un valore effimero poiche' il tempo e' prezioso.
Credi che cio' non stimoli la mia vanita'? La stimola. E molto. :-)
E' vero, molte foto di questo blog sono riprese dal Web (non ne ho mai fatto mistero). Sarebbe davvero assurdo se io fossi tutte quelle modelle raffigurate. Se davvero potessi vantare di essere cosi' mutaforme, potrei calcare i set fotografici e sarei una fra le modelle piu' pagate e non una semplice contadina magiara.
Comunque, c'e' sempre un modo divertente per giocare intorno alle immagini. Come vedi offrono moltissimi spunti di discussione ed indicano unpo' anche la vostra personalita'.
Indicano ad esempio cosa ne pensate riguardo a determinati monili portati alla caviglia, oppure certi gusti estetici, oppure nel tuo caso la caparbieta' nel ricercare le mie foto perche' intelligentemente sai che le mie saranno fra quelle che in Rete non possono essere trovate. Ed andrai per esclusione. Buona caccia e buon divertimento. :-)

Salazar ha detto...

Beh, che ti attribuisca un valore è sicuro: l’ho scritto chiaro e tondo più di una volta, ma per trovare la foto ho impiegato un po’ meno di tre secondi, forse due e mezzo: nelle proprietà avanzate del jpeg, in mezzo alle informazioni tecniche, c’è scritto il copyright.
No, per trovare le tue foto, se mai vorrò farlo, non seguirò la via web, ma i falsi indizi che semini: le ciliegie sono di Budapert, eh?

Ciao, forse commento Larsson dopo cena: anche a me Millenium è piaciuto molto e sto meditando di rileggere il tutto (impresa ciclopica, quante pagine sono?) in più Larsson mi ha fatto scoprire il gruppo svedese di giallisti, notevole.
E anch’io non sopporto quelli che quando parli di libri ti dicono che hammo visto il film: dì la verità, con Davide ti senti un po’ dominatrix?

Chiara di Notte - Klára ha detto...

le ciliegie sono di Budapert, eh?

Beh, ora che ci penso potrebbero anche essere moscovite. In Stoleshnikov pereulok c'era una pasticceria fantastica che faceva dei pasticcini stupendi. Da circa 4-5 anni non esiste piu' (peccato). Adesso hanno aperto un bar per "fighetti". Non e' piu' la stessa cosa. E' molto ben frequentato dal mondo della moda: modelle, stilisti; roba cosi' insomma... ma ha perso molto del suo fascino.
Si', le ciliegie ricoperte di cioccolato potrebbero essere anche moscovite. O forse di San Pietroburgo, oppure di Ekaterinburg...
Sai che non ricordo? Ti giuro.
Comunque ne ho mangiate di buone un po' ovunque. :-)

Salazar ha detto...

Budapert! Millenium! Hammo!
Ho riletto l’ultimo post: una vera Caporetto della grammatica. L’esercito “italico” non arriverà mai in Ungheria.
Ma ho una scusa: avevo fretta, c’era il temporale, un’eclisse di sole non prevista, il terremoto, erano appena sbarcati gli alieni nel cortile del commercialista qui a fianco....
Vebbè, comunque oggi sono cominciate le piogge. E pioverà, pioverà, pioverà per due, tre mesi. Che bellezza!

Salazar ha detto...

Fighetti??!

Se è per quello le fanno anche da Bomfim in Avenida Navegantes, le ciliegie al cioccolato... sarai mica quella tipa con le gambe storte sempre seduta all’ultimo tavolo?, quella che legge Dostoyevsky in russo e beve tè?
Nunca se sabe na vida...

Chiara di Notte - Klára ha detto...

sarai mica quella tipa con le gambe storte sempre seduta all’ultimo tavolo?

Non credo proprio. Se c'e' una cosa che proprio non ho sono le gambe storte. :-)

Salazar ha detto...

Только поскольку что вы не умеете читать “Братя Карамазови” на русском языке.
Привет “хороший жир” (правильный перевод?).

Misura la forza della tua Password

Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

Web Statistics