domenica 7 febbraio 2010

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Primavera

Nelle sere infinite della mia giovinezza perduta ho cucito a piccoli punti il mio corredo; l’ho ricamato e l'ho riposto con cura in una scatola, ben sapendo che non l’avrei mai usato. Ho aspettato l'amore per tutta la vita ed anche se il mio corpo l’hanno avuto in molti, a tutti ho sempre nascosto la mia anima, i miei segreti ed i miei veri sogni. Oggi raccolgo i capelli, li lego in una lunga treccia ed aiuto le mie sorelle giocando con i loro bimbi, rubandone il calore ed i sorrisi, aspettando un uomo che sappia un giorno donarmi un fiore...

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E’ aprile e giungi nella mia vita all’improvviso, come un temporale inatteso. Osservi il mio piccolo seno che tengo ormai nascosto, mi fissi negli occhi color del fiordaliso, poi annusi il mio profumo che sa di ciclamino e vedi il bisogno che ho di amare, prima ancora delle mie labbra morse dall'imbarazzo. Mi chiedi: "E’ per di qua che si arriva in paese?" Ed io annuisco. Guardo il tuo zaino consunto, le scarpe impolverate che hanno percorso le strade del mondo ed i tuoi occhi stranieri ridenti e spensierati. "E’ proprio oltre la collina...” Rispondo. Poi le parole mi escono di bocca senza che abbiano il mio permesso: “Vuole entrare a bere qualcosa?".
E’ appena sbocciata la primavera ed il sole entra di sbieco dalla grande finestra della cucina, illuminando la mia treccia e la polvere che ricopre i tuoi vestiti. La mia mano trema mentre ti verso da bere.

Il giorno dopo ritorni con un piccolo mazzo di fiori in mano. "C’e’ un posto sul bordo del fiume dove crescono le viole selvatiche..." Mi dici con un sorriso. “Delle viole selvatiche” penso. “E sono per me...”
Mi sfiori il viso con i loro petali, cosi’ lentamente che il tempo si ferma ed profumo di quei fiori mi inebria. "Sei la piu’ bella che abbia mai incontrato". E sei sincero. Il cuore mi scoppia dentro. Mi prendi il volto fra le mani e mi asciughi una lacrima. Non ho difese contro il tuo tocco gentile. Ho aspettato tanto…

Lascio che mi sbottoni la camicetta, che mi sfiori i seni. Getto la testa indietro, ed e’ cosi’ che ti accorgi della mia grossa treccia. La faccio ogni mattina e la sciolgo ogni sera. A nessuno in paese mi sono mai mostrata senza. Mi fai girare, ti porgo le spalle. Me la sciogli con dita gentili, in un silenzio irreale, e insieme ad essa sciogli anche la mia ultima resistenza. Fai scorrere i miei capelli fra le dita, lunghi, attraversati da morbide onde. “Un torrente in piena in una notte senza luna” mi dici, e li accarezzi per interminabili minuti. Li prendi tutti in una mano, soppesandoli, li dividi in piccole ciocche, poi li spargi sulle mie spalle. Sei stupito. Arrivano alla vita. Sono la mia piu’ grande bellezza, il mio dono piu’ prezioso.
La testa mi si riempie di brividi, e l'aria si satura dei miei sospiri. Ti avvicini ancor di piu’. Mi baci sul collo con labbra umide e tenere, premendomi il pube gonfio sulla schiena per farmi sentire la tua eccitazione. Mi fai restare girata. Temi le mie labbra rosse come le rose, lo so, ma godi del mio corpo e dei miei capelli. Mi sfili la camicetta. Posi le mani sul mio sedere.
Una goccia d'acqua solitaria scende giu’ dal rubinetto, un asse del pavimento scricchiola; i miei sensi sono cosi’ acuti che mi pare persino di sentire il rumore della polvere che cade...

In piedi, vicino al mio letto, ho le ginocchia premute contro l'asse di legno mentre mi sollevi piano le gonne pesanti. Sto per dirti qualcosa, ma mi baci di nuovo sul collo e taccio. Stringi le mie natiche fra le mani mentre il respiro ti diventa affannoso. "Sei vellutata come una viola selvatica" mi dici. Ed io fingo di non capire. Mi abbassi piano le mutandine e le lasci li’, a sfiorarmi le cosce. Mi vergogno perche’ vorrei essere piu’ bella. Ma lo sono gia’ troppo per te. Sono una viola selvatica, e tu stai facendo cadere i miei petali.
Ti allontani di qualche passo, tenendomi le gonne alzate con una mano. Resti per lunghi secondi a scrutarmi il sedere, immaginandolo pieno del tuo sesso. Ti ecciti. Tremo ormai, immobile, in attesa dei tuoi movimenti: un fascio di nervi fra le tue mani. Con un piede spingi il mio, facendomi aprire le gambe. Ho il sesso esposto al tuo sguardo e all'aria fresca di un pomeriggio d’aprile. Me lo accarezzi. Le gambe mi tremano. Non ho difese contro il tuo desiderio incontenibile. Sto donandoti il mio corpo in cambio di un mazzo di viole selvatiche. Mi spingi sul letto. Affondo il viso nelle lenzuola che profumano di pulito. Le ho lasciate ad asciugare al sole e sanno di erba e di vento.
Giaccio riversa sul letto, gli occhi chiusi, la bocca semiaperta. Le gonne alzate a scoprire le gambe e le natiche. Immobile nell'attesa. Ti sdrai sopra di me. Il tuo sesso trova la strada fra le mie cosce. Lo sento caldo e morbido. Non ho paura. Ti bagni le dita di saliva e mi accarezzi dove so che vuoi entrare. "Ti voglio..." Mi sussurri facendomi capire che non ti attendi una risposta da me. Poi premi il sesso su quell'apertura troppo piccola. Con un grido mi ritraggo e stringo forte i muscoli. Tu mi schiaffeggi violentemente la natica ed una scheggia di piacere mi pervade, rapida e prepotente. Mai nulla prima di adesso ha infranto la mia mente con tale violenza. La mia pelle arrossata ancora brucia, ma non riesco a desiderare altro che la tua mano. Ho voglia che si abbatta su di me, e che mi scuota la carne, piu’ di prima, con forza, con piu’ forza di prima, e che spazzi via infine questa mia aria da finta ingenua. La voce mi esce roca: “Fallo ancora...” Supplico. Mi dai uno schiaffo di nuovo. “Ancora...” Lo fai. “Ancora...” Non riesco a dire altro.
Il suono degli schiaffi riempie la stanza, secco e regolare. Il dolore si fonde con il piacere. Le lacrime mi scendono sul viso, lente, ma continuo a chiederne ancora: la pelle si segna di rosso, brucia, ma non mi sono mai sentita cosi’ eccitata e viva. Inarco la schiena. Il mio sedere svetta sul letto come una piccola collina. Il mio sesso e’ aperto di fronte a te. La mia mente impazzita. Mi schiaffeggi le labbra morbide e umide. Lo fai tante volte che perdo il conto. Sempre piu’ forte. Vuoi farmi male, vuoi sentirmi dire "basta", ma il mio piacere e’ sempre di poco superiore al dolore, e continuo a dire: “Ancora...”
Mi picchi fino a che ne sei stufo, fino a quando non riesci piu’ a trattenerti ed anche io, con il mio orgoglio e la mia dignita’ che vanno in frantumi, ti imploro di prendermi. Ti appoggi alle mie carni rosee ed entri. Non hai difficolta’. Inarco la schiena per venirti incontro. Scivoli in me con un'unica spinta, ed un gemito di piacere mi rotola fuori dalle labbra.

Il sole sta tramontando, e dipinge ombre sui miei vestiti tzigani e sul mio corpo seminudo. Il letto su cui ho tanto sognato mi accoglie, adesso, mentre mi tendo dal piacere; la camera in cui ho giocato da bambina mi vede oggi fremere ed ondeggiare sotto i tuoi colpi. Non parli, continui a muoverti in me. Allungo una mano fra me ed il letto per arrivare a toccarmi il sesso grondante. Lo accarezzo dolcemente, piu’ del solito perche’ gli schiaffi lo hanno reso sensibile anche al soffio del vento d’aprile. Pazzo di piacere, sentendomi ormai prossima all’orgasmo, spingi ancora piu’ forte, piu’ veloce... ed insieme a me vieni, riempiendomi di te. Poi, lentamente esci. Ne sento la mancanza e l’inevitabile senso di vuoto.
Mentre mi rivesto, silenziosa, concentrata su quei momenti di dolore e di piacere, ti siedi accanto a me. Mi accarezzi i capelli con dolcezza ed io sento di amarti piu’ di ogni altra cosa al mondo. Sono felice. Felice. E’ primavera, la stagione in cui sboccia la nuova vita, e come ogni volta mi assale una malinconica speranza.

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Dove il fiume fa una piccola ansa c’e’ un prato ricoperto di viole, selvatiche e indomabili come me. Mi sdraio, proprio sulla riva, gli occhi socchiusi ed il corpo abbandonato. I miei capelli, sciolti, si muovono sinuosi percorsi dal vento, simili ad un torrente in piena in un notte senza luna. Piccoli fiori e fili d’erba vi si impigliano come stelle, ma io non me ne curo. Il sole filtra a sprazzi tra le foglie degli alberi, ed i suoi bagliori giocano con i riflessi dell’acqua. Il fiume e’ lo scrigno dei miei segreti. E’ lui che raccoglie pietoso le mie lacrime, che nutre i suoi pesci con la mia solitudine, che rinsalda i suoi argini con il mio disperato bisogno d’amore. Non lo guardo. Odoro i suoi profumi, ascolto i suoi rumori, e con la mano accarezzo le sue pietre sommerse aspettando un uomo che sappia, un giorno, donarmi un fiore.

28 commenti :

Praox ha detto...

Bellissimo ranconto, pieno di quei dettagli che ormai sfuggono alla routine quotidiana distaccata dai sentimenti.

Paolo

Gio ha detto...

Sai Klara, devo confessarti un segreto: io non trovo mai i tuoi racconti 'erotici'.

Li leggo sempre, non salto una parola, perchè tanto so che alla fine troverò quello che mi ha vinto di te.

Il sesso è sempre un dettaglio, insignificante quasi, quando lo accosti alle tue lacrime, ai tuoi sogni, ai tuoi ricordi.

E se anche non sempre in modo così evidente come in questo caso, quando scrivi ne lasci sempre una traccia.

A presto :-)

davide ha detto...

Distinta Chiara,

racconto molto bello e sensuale che suscita emozioni.

Trovo i tuoi racconti (in genere) molto erotici, anche se ha ragione l'amico Gio quando dice che il sesso è un dettaglio, perchè ciò che emerge è la gioia e forza di vivere veramente la vita.

Ciao Davide

eros ha detto...

scusa la mia ingenuità, ma era la prima esperienza? Comunque mi aggrada il tuo modo di raccontarti senza inibizioni, libera e fortemente salda nell'orgoglio di essere donna...molto bene!
Pensa, questa mattina ho postato questo:
"Tutto nasce dall'immobilità.
Perfino nell'unione della donna con l'uomo c'é immobilità.
Solo corpi e menti che non agiscono ...così inizia un gioco consapevole.
Come il corpo muove se stesso, la mente gioca a Essere...
L'unione é la danza tra l' uomo e la donna...incuranti che il silenzio possa precipitare..." Ora, leggendo il tuo post,comincia ad essermi più chiaro il tuo mondo.

eros né dio,né demone,né umano...

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Praox: Grazie e benvenuto. Dato che sei nuovo ti dico subito che a me piacciono le "persone vere". Se ho il sentore della recita tendo a ritrarmi. :-)


@ Gio: Scusa, non ho capito una cosa: di cosa lascerei una traccia?


@ Davide: emerge è la gioia e forza di vivere veramente la vita
Soprattutto credo che emerga un fatto: che per piacere ad una donna non serva una valigia piena di vestiti nuovi. :-)


@ Eros: scusa la mia ingenuità, ma era la prima esperienza?
Ha importanza? :-)

davide ha detto...

Distinta Chiara,


"@ Davide: emerge è la gioia e forza di vivere veramente la vita
Soprattutto credo che emerga un fatto: che per piacere ad una donna non serva una valigia piena di vestiti nuovi. :-)"

E' vero. Però noto che presentarsi ad una donna vestiti in modo elegante può (almeno un po') aiutare ad itrecciare una relazione.

Nel caso in esame mi riferivo ai miei incontri con le escort. Sono certo che una escort preferisca incontrare un uomo elegante e pulito, anzichè uno trasandato.

Ciao Davide

modesty ha detto...

da dove arriva tutta questa poesia (che a me fa drizzare i peli della nuca - allarme rosso!)
dopo quello che immagino sia il tuo vissuto tu manchi totalmente di sarcasmo quando parli di emozioni.

come è possibile che il tuo cuore sia rimasto illibato?

love, mod

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Davide: Certamente una donna preferisce un uomo pulito ad uno sporcaccione. Come lo preferisce equilibrato, sexy e intelligente a psicotico, insulso e stupido.
Ma le preferenze sono una cosa, la chimica un'altra. Ed alla chimica ci si arrende, non esistono ragionamenti logici che possano valere.
"Escort", pero' non identifica l'appartenenza ad un genere e neppure una caratteristica femminile, ma una professione, ed ovviamente, come un avvocato, l'escort preferisce i clienti che pagano di piu' e pretendono di meno.
Il racconto, comunque, non parla di escort e clienti. Parla d'altro (almeno questa voleva essere la mia intenzione) e se si volesse, caro Davide, si potrebbe discutere di quali siano i meccanismi che portano una donna (ma anche un uomo) a vivere certe situazioni certamente fuori dagli schemi classici in cui le "unioni" che non vengono stabilite innanzitutto dalla chimica sono destinate inevitabilmente ad una fine ingloriosa.


@ Modesty: La poesia arriva senza dubbio dal fatto che il titolo e' "Primavera", che di per se' ispira sentimenti di un certo tipo. Quando scrivero' "Inverno" ti faro' provare il morso del gelo, te lo prometto. Ma prima devi sorbirti anche "Estate" ed "Autunno".
Mi sento creativa in questi giorni. :-)
Stasera ossi buchi cucinati alla mia maniera (ovviamente con gli ingrediante che si possono trovare qui), poi una serata all'insegna della tenerezza. Rigorosamente in casa, al calduccio. :-)

davide ha detto...

Distinta Chiara,

"Il racconto, comunque, non parla di escort e clienti. Parla d'altro"

Lo so. Il discorso sulle escort era riferito alla risposta che ho dato a Salazar nel post precedente.

"Ma le preferenze sono una cosa, la chimica un'altra. Ed alla chimica ci si arrende, non esistono ragionamenti logici che possano valere."

Condivido. Il vero amare è cieco.

Ciao Davide

Anonimo ha detto...

Lo sapevo, lo sapevo ..... le viole!!!
;-))
Prosit
Gugge

Gio ha detto...

Mia Klarissima, tu lasci traccia del

'tuo cuore illibato'.

Ti ricordi la primissima cosa che ti ho chiesto quando abbiamo chattato su SL?

Pupottina ha detto...

quoto Gio

eros ha detto...

@ Chiara...

semplice riflessione a voce alta...riferita al minuzia di particolari esposti nel racconto. Comunque, nulla che possa inficiare quello che hai scritto, che per me rimane tale.Tutto quì!

eros...ecc.

Dolce-Alexia ha detto...

Un bel racconto, sorella. Mi fa venire una certa nostalgia. Un ricordo lontano di un primo amore di mese aprile. E' proprio quel mese mi ero accorta di essermi innamorata follemente. E' proprio il 26 aprile, il giorno del suo compleanno ho donato la mia verginità. Facevamo l'amore nel prato di un bosco. Avevo capelli lunghi in una treccia che dopo poco tempo l'ho tagliata. Quel amore ormai l'ho perso, la treccia la consegno ancora in una scatola.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Gugge: Lo sapevo, lo sapevo ..... le viole!!!

Questa non l'ho capita. :-)


@ Gio & Pupottina: tuo cuore illibato

Non amo le cose intatte, integre. Mi piace l'usato e sono un'appassionata del "vintage". Tutto cio' che non e' usato, che non ha una patina di vissuto, mi sembra finto, freddo, di plastica... niente di piu' fastidioso per la mente e per il tatto, vi assicuro. In certi posti (non solo in Italia) ho visto addirittura la gente che non toglieva la plastica dai divani, oppure dai sedili auto per non sciuparli... roba da non credere. Se quello che abbiamo non lo usiamo che senso ha averlo?
Vi assicuro che con questo mio carattere d'illibato e' rimasto ben poco...
Che poi il mio cuore appaia innocente questo non lo so. Non ci ho mai pensato. Anzi ho sempre creduto che l'innocenza in realta' non l'abbia mai davvero avuta, pero' se lo dite voi un dubbio mi viene.
Ma anche se fosse cosi', meglio il cuore di qualsiasi altra cosa, non credete?
A proposito, il contrario di illibata e' oscena, impura, depravata, disonesta, immorale, sconcia. :-)


@ eros: semplice riflessione a voce alta...riferita al minuzia di particolari esposti nel racconto.

Se leggi bene non le parole ma cio' che e' impercettibile, credo che la risposta tu possa gia' dartela.


@ Alexia: Avevo capelli lunghi in una treccia che dopo poco tempo l'ho tagliata.

E' un peccato. Questo di tagliare i capelli e' un errore che quasi sempre noi donne facciamo...
Fino a 20 anni, ho sempre portato i capelli lunghi alla vita. Poi, per esigenze professionali, ho dovuto tagliarli e cambiar loro colore piu' volte. Solo negli ultimi anni o ripreso il mio colore naturale ed a farmeli crescere come piace a me. E adesso li ho lunghi abbastanza da potermi di nuovo permettere la grossa treccia.

Dolce-Alexia ha detto...

E' un peccato si. Ma da ragazzina la pensavo diversamente, volevo essere più alla moda, mi sentivo in certo senso Lolita con la treccia, ma desideravo sentirmi grande.
Meno male che li ho fatto ricrescere.

Flyingboy ha detto...

Stai migliorando di continuo anche quando si pensa che meglio non si puo' fare. Gia' adesso potresti rileggere i post come "Non sono una scrittrice" e sorriderci sopra.

Emergono due capacita' come due doti estremamente umane e sensibili, il vivere pienamente e accentuatamente le emozioni e saperle trasmettere tramite scrittura. Entrambi degne da una vera scrittrice e i commenti qui lo affermano.

Un giorno sono sicuro in chi sa' quale cita' in chi sa' quale libreria, frugando tra i scaffali di copertine colorate, attratto come da qualcosa che conosco gia', la mia mano si allungera' a prendere un libro pieno di emozioni e storie che ci fanno sognare, riflettere, qualcosa che porteremo inconsapevolmente nei nostri cuori. Sorridero'. Una umile zingara ungherese sara' a fianco a Dostojevskij, Ljermontov e Rimbaud nel mio cuore. E come nel mio, cosi in tanti si avra' conquistato un pezzettino di immortalita', perche' il pensiero, i sogni, le idee, le emozioni sono uniche cose che non cedono al sguardo spietato del tempo.

Non ce' niente da dire, ho respirato a fondo ogni immagine dipinta, e provo quasi un sacro rispetto per paura di contaminare con le parole la emozione aspirata.

Grazie

eros ha detto...

certo, in aprile la vita si rinnova in tutte le sue forme...come anche é primavera tutto tende ad aprirsi e si predispone alla nuovo...e per te é forse stato l'inizio come il fiore che si dona alla natura emergendo dal nulla.

eros...

Gio ha detto...

Klarissima,

'Omnia munda mundis'

sembra sia stato scritto solo per te.

Un abbraccio

ROSA ha detto...

certo che arriverà ...e sicuramente saprà darti quello che desideri...il fiore ..tanto atteso..ciao alla prossima.

Ukiyo ha detto...

Ho aspettato l'amore per tutta la vita ed anche se il mio corpo l’hanno avuto in molti, a tutti ho sempre nascosto la mia anima, i miei segreti ed i miei veri sogni.
è la frase che forse in tutto il post (bellissimo fra l'altro) mi ha colpito di più..
la canzone poi,non ci sono parole..
ottimo tutto il contenuto..
un grosso bacio!

Kameo ha detto...

"First Spring" un altro modo di interpretare la primavera

http://www.youtube.com/watch?v=nhswOlqbPUU&feature=player_embedded

Dedicato alla nostra comune amica Eva

gullich ha detto...

@chiara: "Tutto cio' che non e' usato, che non ha una patina di vissuto, mi sembra finto, freddo, di plastica... niente di piu' fastidioso per la mente e per il tatto"


"l'aveva convinta che uno viene al mondo con le sue polveri contate, e quelle che non vengono usate per qualsiasi motivo, proprio o estraneo, volontario o forzato, si perdono per sempre"
Gabriel G. Marquez, l'amore ai tempi del colera

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Alexia: mi sentivo in certo senso Lolita con la treccia, ma desideravo sentirmi grande.

Cosa sara' questo voler sentirsi grandi anzitempo e poi, da grandi, voler tornare indietro?
E' la pazzia di noi esseri umani che non riusciamo mai a vivere soddisfatti di cio' che abbiamo: neppure della nostra eta'.


@ Flyingboy: Una umile zingara ungherese sara' a fianco a Dostojevskij, Ljermontov e Rimbaud nel mio cuore

Scusami ma qui ho davvero sorriso. :-)
Tu mi sopravvaluti. Oppure mi aduli. :-)


@ Eros: eros...

Fantastico il modo che hai adesso di firmarti. Forse riesci a capirmi un po' di piu'. :-)


@ Gio: Omnia munda mundis

"Si intende con ciò sottolineare che chi agisce con innocenza e in maniera avveduta (ed in ogni caso con la coscienza a posto) non vede il male neppure in situazioni che potrebbero indurre a ciò."

Copia incollata da Wikipedia.
E' cosi' che mi vedi?
Davvero???


@ Rosa: certo che arriverà ...e sicuramente saprà darti quello che desideri...il fiore ..tanto atteso

E' un bell'augurio, grazie. :-)
Pero' sono molto difficile, selettiva e anche un po' rompipalle. Mica tutii i fiori mi vanno bene. Alla fine sono convinta che con tante pretese restero' senza neppure un fiorellino rinsecchito. :-)


@ Ukiyo: la canzone poi,non ci sono parole..

Bella, vero? In parte, mentre lo sscivevo, mi facevo coinvolgere anche da quella. :-)


@ Kameo: Dedicato alla nostra comune amica Eva

Ho visto il video... e' proprio per lei... dopo 1 minuto l'ho chiuso. :-)


@ Gullich: "l'aveva convinta che uno viene al mondo con le sue polveri contate, e quelle che non vengono usate per qualsiasi motivo, proprio o estraneo, volontario o forzato, si perdono per sempre"

Uff... adesso mi si prendera' per una plagiatrice... :-(

Gio ha detto...

Oddio, è così che è inteso?
Mi sembra un po' discutibile come interpretazione, nel senso che lascia intendere una certa ingenuità - che ovviamente io non intendo minimamente.

Io mi rifaccio al senso usato, ad esempio, dal Manzoni - per chi è puro di cuore, tutto è puro. Chi è puro non può essere 'sporcato' in alcun modo, da nessuno.

A presto Klarissima

Flyingboy ha detto...

@ Chiara

@ Flyingboy: Una umile zingara ungherese sara' a fianco a Dostojevskij, Ljermontov e Rimbaud nel mio cuore

Scusami ma qui ho davvero sorriso. :-)
Tu mi sopravvaluti. Oppure mi aduli. :-)


Forse entrambi forse nessuno dei due.

Ce' chi trova Rimbaud un pazzo, non apprezza la genialita' di Dostojevskij ce' chi trova Ljermontov noioso. Forse hanno ragione ma poco importa. Quello che importa e' il segno che hanno lasciato a chi li sa' apprezzare.

PS: Rimbaud ti manda un salut!, Ljermontovi ti sta preparando il tchai e Dostojevskij ti sta aspettando per la partita a scacchi (mi raccomando non lasciarli scommettere in soldi)

gullich ha detto...

e perchè? sono solo pensieri assonanti...

tra l'altro, se non lo hai letto, è un libro da leggere.

Ev@ ha detto...

@Kameo

Acuto... l'ho guardato due volte di fila.

Spontaneamente ho preso a fare pensieri sui codici comportamentali e la loro trasmissione. Sbarre, invisibili, delle nostre prigioni. Ossessione di tutti i tempi, legata al valore. Forse alla vittoria. Vecchia storia.

La strada era mostrata ma, nonostante le apparenze, nessuno giocava per perdere. E lo spirito selvaggio, ascoltava attento le preghiere.

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Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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