sabato 2 gennaio 2010

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Una piccolissima storia

- Vorrei che mi raccontassi una storia.
- Che genere di storia?
- Non ha importanza, una storia qualsiasi... ma non necessariamente deve essere una grande storia. Andrebbe bene anche piccola. Una piccolissima storia.
- Si', d'accordo, ascolta... lui si innamora di lei che e’ ancora una ragazzina. Le propone di seguirlo e la porta via con se’. Vivono insieme. Lei con lui diventa una donna, poi sente che qualcosa e’ cambiato perche' viene alla luce una parte di se’ che non credeva di avere e si innamora di una donna. Ma per lui questo rappresenta un tradimento che distrugge il loro mondo perfetto fatto di complicita', ed inevitabilmente il rapporto si lacera. Iniziano cosi’ i problemi: lei e’ tormentata da sentimenti contrastanti, lui diventa irascibile e violento ed alla fine lei lo lascia.
- Lo lascia per andare a vivere con l'altra donna?
- Non solo per quello…
- E' una storia triste. E' interessante lo spunto "lesbico", ma mi ha messo addosso una grande tristezza. Raccontamene un’altra.
- Va bene, allora senti questa... due donne sono innamorate l'una dell'altra. Fanno le prostitute ma una delle due, la piu' giovane, sa benissimo che quella non e' la vita che desidera, e sente il bisogno di scappare via alla ricerca di avventura e di una nuova esistenza. Un giorno parte, ma l'altra non la segue.
- E per quale motivo non la segue?
- Nessuno lo sa...
- Anche questa storia e' triste. Peccato, perche' e' intrigante quando parla di prostituzione.
- Si’, lo so. In tal caso senti questa... lei e’ una prostituta, di quelle di lusso, giro chiuso, clienti selezionati. Lui le dice che ha fatto di tutto per incontrarla e le fa una proposta: una notte d’amore, anzi “la notte d’amore”, l’unica della sua vita, e desidera che sia perfetta.
- L’unica notte d’amore della sua vita... e perche’ sceglie proprio lei?
- Perche’ vuole vivere un momento meraviglioso ed indimenticabile, percio’ sceglie una professionista esperta nell’arte del sesso e dell'erotismo. Ma non e' il solo motivo: a lui piacciono le imprese impossibili e la vera sfida e’ che non cerca solo una scopata, ma vuole sentirsi amato, e lei deve essere talmente brava da faglielo davvero credere. In cambio le offre di un sacco di soldi; cosi' tanti che lei non avra’ mai piu’ bisogno di prostituirsi.
- E lei capisce che lui non sta scherzando!
- Si’, e questo la rende nervosa…
- Certo, l'amore e’ una sfida impossibile per chiunque, anche se per una notte soltanto, lo so. E lei che fa? Accetta quell’assurda proposta?
- E’ turbata. Nonostante il suo mestiere sia proprio quello di soddisfare i desideri degli uomini, non e’ sicura di essere in grado di riuscire in quello. Anzi, percepisce addirittura un pericolo…
- Vuoi dire che la professionista potrebbe vedere all’improvviso crollare tutte le sue difese ritrovandosi di fronte ad un uomo che non la vuole solo per il sesso ma pretende l’amore come prestazione?
- Esattamente questo, si’. Lei e’ una donna libera, indipendente, e cerca di evitare ogni tipo di situazione e coinvolgimento che possa farle perdere controllo.
- In ogni caso, la immagino come una donna speciale. Credo che anche lui ne subirebbe il fascino.
- Su questo non c’e’ alcun dubbio!
- La storia e' mielosa piu' di un romanzetto per adolescenti, ma forse sono io che non ci capisco molto in fatto di storie.
- Quando fai cosi’ sei veramente irritante. Io le racconto come mi sgorgano dal cuore e tu l’unica cosa che sai fare e’ rispondere col sarcasmo.
- Non arrabbiarti, dai, scherzavo. Anche questa e' una bella storia, ma ancora una volta e’ triste. Non ne conosci una che sia felice?
- Va bene… allora… lei e lui sono al computer e dialogano in chat. Lui scrive: “Vorrei che mi raccontassi una storia”. E lei: “Che genere di storia?”

17 commenti :

"Un tocco di Rosa" ha detto...

Stupendo racconto. Soprattutto il fine, la meta della storia. applaus applaus.
Brava.

Gio ha detto...

C'è più in Klara di quanto Lui possa pensare :-)
A presto!

NostraDannus ha detto...

Riusciremo mai a raccontare una storia dove il nostro io non ne esca distrutto ma faccia il verso all'altrui avventura per poi scoprire che è identico a tutte le infinite differenze che tutti noi vorremmo essere?!
Potremo mai cambiare la nostra vita con quella di chi ci incontra in un fantastico altrove per accorgerci che siamo ciò che siamo e non quello che gli altri vorrebbero che fossimo.
Ti prego, qui la ricorsività riproduce il tema all'infinito - come un carillon a cui si dà continuamente la carica - una storia triste e già avvenuta; raccontaci anche qualcosa che vuoi che succeda e che ti porti verso lidi di nuova ed intensa felicità.

Con amore... Franco.

Apprendista Nocchiero ha detto...

Un racconto splendido: complimenti

Le storie allegre esistono ma sono rare perché per scriverle bisogna sentirsi bene e chi si sente bene, in genere, è troppo impegnato/a a vivere quelle emozioni che lo fanno stare bene, per avere il tempo di trascriverle sotto forma di racconto...

Solo chi sta male cerca conforto nella carta...

fabio r. ha detto...

che bello! complimenti (e buon 2010 in ritardo..), brava!

gullich ha detto...

la sintesi! :o)

bello...

ciao

wgul

modesty ha detto...

...non è amore se è felice diceva la mi nonna.

bella trovata il finale.
molto possibile.

love, mod

davide ha detto...

Distinta Chiara,

c'è poco da dire: d'avvero molto bello. Degno della migliore Chiara.

Ciao Davide

Ukiyo ha detto...

Beh..è davvero fantastico..l'ho letto tutto senza distrarmi..e quando accade allora il mio cervello vuol dire che ne era davvero interessato..
certo,brutta cosa il fatto che anche in questo si stia dietro una chatt..
ma ciò non eslcude che è davvero fantastico..

Dolce-Alexia ha detto...

Episodi di tante vite. A volte ci penso che una storia potrebbe essere scritta in mille modi, dipende da quello come la vede una persona e come li gira la fantasia.
Forse per quello sono belle anche le storie che non hanno un fine, lasciando immaginare al lettore cosa segue dopo.
Ovviamente, sorella, tu che li scrivi, sai cosa c'è dopo. Perchè quando si scrive una storia, in parte ci si sente protagonisti di questi episodi. O lo siamo per davvero. E qui si crea un enigma, perchè nessuno non lo sa se è accaduto realmente o solo una fantasia.
Solo che "e vissero felici e contenti" esiste solo nelle favole, la realtà è diversa.
Non trovo la tristezza in questa realtà, ma la voglia di cambiare qualcosa, di cercare le nuovi emozioni, perchè ci si stufa delle solite cose. E questa ricerca che ci porta la gioia e un pò di adrenalina.

Alex ha detto...

Non si sa mai dove finisce la fantasia ed inizia la realtà.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Ringrazio Un tocco di rosa, Gio, NostraDannus, Apprendista nocchiero, Fabio r., Gullich, Modesty, Davide, Ukiyo e la sorellina Alexia per i gentili commenti.

Le mie piccole storie parlano di cose normali, semplici, senza grosse pretese e le preferisco alle grandi storie. Allo stesso modo preferisco le persone semplici, quelle che non si atteggiano a grandi sapienti a quelle che vogliono a tutti i costi schiacciare gli altri sotto il peso della loro prosopopea. Preferisco l'umilta' alla vanagloria. E a volte preferisco cullarmi in una malinconica tristezza piuttosto che nell'ostentazione di una falsa felicita'.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Non mi sono dimenticata di te, Alex; e' solo che il tuo commento e' giunto mentre stavo scrivendo la mia risposta precedente e non ho fatto in tempo a vederlo.

Ev@ ha detto...

Non è vero che nelle storie vi è la tristezza come caratteristica specifica e non è vero che questa caratteristica è nel DNA di chi scrive. Semmai, la felicità e l’allegria passano da sospette ad indagate di superficialità e di edonistica vanità, specie se riottose ad essere descritte. Elusione che, se si riscontra, dimostra solo che chi si pretende “felice” non ha niente da dire.

M cosa rivela la felicità? Temo solo l’apparenza marcata dal possesso del bell’oggetto, come una bella macchina, che si compra perchè suscitare ammirazione è importante. E’ l’equivalente della coda del pavone o di altri trucchi che in natura servono a creare inganni utili prima a procacciarsi un partner, poi utile anch’esso a creare altri livelli di illusione sempre votati al possesso.

Detto questo, se Chiara me lo permette, vorrei raccontare una storiella che parla di felicità appena appena alternativa. Eccola:

Una volta mi era capitato di trovarmi in un bosco secco. In questo bosco, una pazza banda di matti, girava appiccando fuochi con l’accendino. I fuochi divampavano presto e, per contrastarli, interveniva una numerosa squadra di volontari giustamente preoccupati dal diffondersi delle fiamme. Insomma, tra matti, volontari e fiamme, il bosco era un luogo indubbiamente vivace.
Comunque, a un certo punto mi capita davanti uno di quei matti che si divertiva ad appiccare incendi. Un bassino che sembrava capace di divertirsi un casino, per come traspariva, sul suo volto, la possibilità che esplodesse un sorriso speciale. “Dai fai come noi” mi disse facendo scintillare in aria la pietrina. Socchiusi gli occhi, perché era troppo vicino alla mia faccia e, senza parole, declinai l’offerta. Il tipo fece un ultima scintillata davanti al mio naso, forse con l’intento di dimostrarmi che io avevo solo paura, e se ne andò via, allegro e felice, dopo aver appiccato le fiamme a un ciuffo d’erba secca vicino a me.
Stavo lì, perplessa e un po’ impalata a guardare le fiammelle, che fui sorpresa dall’arrivo trafelato di una squadra di cinque volontari che quasi mi travolse. Uno, un tipo serio con gli occhi chiari e la barba di una settimana, mi rivolse un “datti da fare!” con grave cadenza genovese che mi fece sentire un po’ in colpa. Lo guardai, per questo, in un modo che una ragazza, nonostante impegnata a spegneva le fiammelle con una coperta dell’esercito, sbirciata la scena, giudicò sufficiente a lanciarmi un occhiata che significava “non pensarci neanche!”. Comunque, il gruppetto fu efficace, e se ne andarono, ignorandomi.
Lì indecisa e ferma, cominciavo a sentirmi come una cacca, quando, un rumore nel cielo attirò il mio sguardo verso l’alto. Era un Canadair che guardai, ammirata, scaricare il suo liquido non molto lontano da me.
Beh, pensai, se esiste l’aereo, esiste anche un altrove. Quindi decisi di prendere, anche a piedi, la direzione verso la quale l’aereo era sparito.
Tempo dopo, mi capitò di raccontare che felicità vi fosse in tutto ciò. Una cosa semplice, in fondo. Quella gente che appiccicava e spegneva fuochi erano tutti d’accordo, perché erano rispettivamente felici, gli uni di appiccare e gli altri di spegnere. “E tu?” mi chiese la persona che era seduta con me nel bar, “tu sei felice?”. Riponendo il bicchiere ancora pieno a metà sul tavolo, mi guardai attorno. “Di un altro senso… si, basta poco, sai…” Dissi sorridendo.

Buon 2010.

Alex ha detto...

Grazie

Marisa ha detto...

molto carino, le tue piccole storie raccontano di come tu conosci molto bene l'animo umano e sono tristi perchè solo nella tristezza, nel dolore o nella delusione ci può essere una crescita.
Chiara se molto brava nello scrivere, coinvolgente e di livello.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Grazie Marisa. Come vedi, alla fine, anche nella diversita' si possono gustare i "sapori".
Pero', piu' che di tristezza (termine che non mi si addice) io parlerei piu' di malinconia.
Buona giornata. :-)

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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