venerdì 31 luglio 2009

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La sofferenza

La finestra della mia camera si affaccia sul verde delle colline ed i lunghi filari di viti, le cui foglie s’intonano alla danza delle farfalle che giocano al suono del vento che profuma di fresco e che mi accarezza il volto, accompagnano da sempre il mio sguardo lungo quel sentiero immaginario alla cui fine, all’orizzonte, s’intravede la sommita’ del Nagy-hegy. Come sia possibile perdermi con lo sguardo immerso nel chiarore del sole non l’ho mai capito, ma lo zampillio dei pensieri mi riporta alla mente frammenti di vita, dapprima sfumati e poi sempre piu’ nitidi che, come schegge di vetro conficcate negli occhi, mi dolgono dentro.

Chi crede che la sofferenza sia come fiume in piena che con impeto travolge gli argini, e in un tenebroso vortice ci avvolge trasportandoci in una dimensione sconosciuta facendoci provare quanto sia insostenibile il dolore che sentiamo, non sa che non sempre e’ cosi’. Esiste anche una sofferenza diversa, meno aggressiva ma piu’ persistente, piu’ tenace: quella che riesce a nascondersi tra le pieghe dell’anima.

A volte mi illudo che non esista. Credo di stare bene, mentre lei, invece, subdola penetra impercettibile nel mio corpo. Solo di tanto in tanto traspare e sono poche le persone che riescono a scorgerla. Anche chi mi conosce bene non se ne accorge perche’ la consuetudine, un po’ alla volta, l'ha trasformata in qualcosa che ormai fa parte di me. Come il colore dei miei occhi o la morbidezza dei miei capelli.

Forse non sono mai diventata davvero adulta. Ingorda di vita ma eternamente insoddisfatta e smaniosa di cose nuove, nella perenne ricerca di quello che sogno ma che non so definire, nella continuita' dei miei eccessi emotivi, in una lotta senza fine contro i mulini a vento, cosi’ come accade ad un'adolescente, mi dibatto da sempre nelle spire di questo serpente che mi perseguita impedendomi di vivere una vita serena, fatta di piccole felicita’ e di semplici istanti da godere.

Perche’ la mia sofferenza e’ sleale, non mi prende a schiaffi come il vento gelido del nord e non mi infradicia infangandomi come la pioggia in inverno. E’ furba, resta semplicemente li’… latente, in attesa di mordermi quando meno me lo aspetto. Tanto che a volte riesce ad ingannarmi; mi fa credere di essersene andata, che mi ha abbandonata e mi fa sperare che possa esistere anche la gioia, lasciandomi nel costante timore che tutto cio' che provo di bello possa finire in un attimo.

Come sempre accade.

lunedì 27 luglio 2009

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Il "giochetto" dell'euro

La norma sullo scudo fiscale contenuta nella legge anticrisi che il governo italico si appresta a varare, che secondo alcuni, avrebbe come scopo quello di far rientrare in Italia gli ingenti capitali che adesso sono custoditi nei paradisi fiscali, mentre per altri servirebbe solo ad aiutare evasori fiscali e mafiosi di ogni genere, non e' altro che un'abile operazione di facciata finalizzata ad aiutare solo le banche, e che in sostanza non avra' quegli effetti che vengono dichiarati, sia da una parte che dall'altra.

Il motivo per il quale gli imprenditori, gli investitori e gli speculatori (compresi i mafiosi), che negli scorsi anni hanno occultato parte dei loro introiti illeciti all'estero, non riporteranno i soldi in Italia e' molto semplice: in Italia, a parte alcune aziende "particolari", come Impregilo e Finmeccanica, nessuno ha piu' intenzione d'investire un solo euro perche' altrove le possibilita' di ritorno in termini economici sono maggiori.

E non occorre recarsi tanto lontano; nella stessa Europa esistono tutt'oggi Paesi nei quali e' possibile ripetere il famoso "giochetto" che nel 2001 e' stato fatto in Italia con l'introduzione dell'euro e che ha, in brevissimo tempo, raddoppiato i prezzi facendo guadagnare cifre inimmaginabili a chi, fino al giorno prima, aveva acquistato in lire.

Prendiamo ad esempio la Bulgaria, Paese che pur facendo gia’ parte della Comunita’ Europea al momento non ha ancora introdotto l’euro come valuta nazionale, e dove i prezzi sono ancora espressi nella moneta nazionale: il lev.

Attualmente il cambio e’ 1 euro = 2 levi. Tutto cio’ non vi ricorda qualcosa di gia’ accaduto? E la certezza che anche in Bulgaria, come in altre nazioni che si accingono ad entrare in Europa (a proposito sapete quanto e' il cambio euro e lira turca? 1 euro = 2 lire turche... strano, vero?), verra' presto ripetuto il "giochetto" del raddoppio dei prezzi, mi viene confermata dal fatto che la nuova moneta da 1 lev appena coniata e’ quasi uguale, come forma, peso, dimensione e colore a quella da 1 euro e d e’ quindi molto facile confondere le due monete (ricordate com'era fatta la moneta da 1000 lire?).

Chi crede che certi fatti avvengano per caso e non siano invece programmati, forse non conosce bene l'essere umano e come, per avidita', si affidi sempre e comunque agli stessi meccanismi per fregare il suo prossimo: dallo schema Ponzi, alle operazioni valutarie di questo tipo in cui un popolo ignorante, disinformato, e tenuto abilmente sotto scacco da altre problematiche magari di tipo razziale, resta inerme a farsi depredare mentre una ristretta cerchia di furbacchioni si arricchisce a dismisura.

Sono certa che il prezzo di un bene che in Bulgaria oggi costa 1 lev, quando sara’ introdotto l’euro passera' a 1 euro grazie anche al fatto che la popolazione sara’ gia' abituata psicologicamente a dare 1 moneta di quel tipo per quel certo bene .

I grandi speculatori, in questo momento, conoscendo il giochetto che verra’ fatto sulla pelle degli ignari bulgari, come a suo tempo e’ stato fatto su quella degli italici, stanno investendo nella grande distribuzione, accumulando scorte di beni alimentari e di prima necessita', oppure in proprieta’ immobiliari, soprattutto nelle aree in cui si prevede un alto sviluppo turistico, che oggi costano ad esempio 100.000 levi (50.000 euro) e che un domani potranno tranquillamente (e legalmente) essere rivendute a 100.000 euro con una plusvalenza immediata del 100%.

Ecco perche’ in Italia i soldi, quelli almeno di chi sa bene come impiegarli per guadagnarne molti di piu', non ritorneranno mai.

domenica 26 luglio 2009

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L’Amore

Non e’ semplice sentirmi compresa, specialmente vivendo in mezzo a persone che la pensano diversamente, che provano sensazioni diverse dalle mie e che non capiranno mai le vere ragioni delle mie scelte. Ma a cosa serve spiegare il perche’ del mio modo di vivere? Perche’ esprimere i motivi per i quali faccio cio’ che faccio? A chi interessa sapere cosa significa per per me l'Amore?

Mi dicono che talvolta sul mio volto, anche quando rido e sembro felice, s’intraveda un velo di malinconia. Essa e’ la’ presente, come se facesse parte di me. Non so se sia vero. Allo specchio l’ho cercata ma non sono riuscita a scorgerla. Forse non e’ facile per me guardarmi in modo obiettivo ed e’ per questo che, di tanto in tanto, scelgo qualcuno che mi attrae nei cui occhi io possa specchiarmi…

E’ cosi’ da sempre ma ancora non ho capito quale sia la mia vera immagine. Credo che non debba essere facile individuarla, come credo sia quasi impossibile convivere a lungo con me, con i miei opposti: i dubbi e le certezze, la tristezza e la gioia, il dolore ed il piacere, il gelo ed il calore che, purtroppo, sono destinata a donare. Emozioni e sensazioni sempre estreme, mai mediate.

Forse in tutto cio’ cerco un alibi, una scusa che possa farmi sentire meno in colpa e che mi garantisca almeno un po’ di dignita’. Ma non devo giustificarmi con nessuno e mi aggrappo a questi pensieri perche’ l’Amore io non lo posso dare in esclusiva. Anche se quell’Amore che tengo dentro di me per chi ora non e’ piu’ qui non l’ho mai nascosto, il mio cuore non puo’ appartenere ad una sola persona. Non sono nata per questo.

Mi sono svegliata molto presto. Era ancora notte ed alla finestra sono rimasta ad osservare il buio in silenzio. Ho frugato nei miei pensieri di un tempo richiamando alla mente le immagini del passato. Ho rivissuto momenti d’ombra, quando con l'anima non certo limpida l'amore lo vendevo, e momenti piu’ luminosi in cui l’Amore e la speranza che donavo a chi ne aveva bisogno mi riempiva di quella gioia che, per lungo tempo, credevo di aver smarrito.

Donare L'Amore a chi soffre e’ cio’ che mi fa sperare che il mondo possa essere migliore; per questo vado avanti decisa per la mia strada. Una strada tortuosa, difficile, che da questa piccola citta’ bagnata da un fiume che esiste fin da quando esiste la vita, mi condurra’ probabilmente solo verso un’irrealizzabile utopia.

E adesso, in questa mattinata che sta inondandosi di un sole appena sbocciato, mi ritrovo qui con la voglia di scriverti dell’Amore: un sentimento che, come un’onda gigantesca, puo' lasciarti un segno indelebile nel cuore, ma che prima o poi, lo sai anche tu, come tutto quanto e’ destinato a finire. E’ inevitabile. E se deve finire allora meglio che finisca nel momento in cui raggiungera' il punto piu’ alto del suo percorso, perche’ solo cosi’ sono certa che riusciremo a tenerlo vivo dentro di noi anche quando gli inebrianti profumi delle notti di sesso saranno svaniti.

mercoledì 22 luglio 2009

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La terra del papi

Piu' di una volta, guardando le varie trasmissioni politiche di quella che oramai considero una TV di regime, in tutta la confusione creata da chi si arrabbiava recitando un finto ruolo di opposizione e chi urlava per coprire le voci degli interlocutori e non far comprendere al pubblico qual era il vero motivo del contendere, in una diatriba continua il cui unico interesse del conduttore era quello di guadagnarsi la pagnotta controllando che i consigli per gli acquisti fossero mandati in onda puntualmente, ho avuto il desiderio di prendere il mio passaporto italico, stracciarlo in mille pezzettini, cospargelo d'alcol, bruciarlo e gettarne le ceneri nel cesso tirando bene l'acqua in modo che niente riuscisse a tornare a galla.

Per il momento mi sono trattenuta dal farlo ma gia' da tempo non lo utilizzo piu' per i miei viaggi fuori dall'Italia. Il motivo e' molto semplice: mi vergogno quando lo mostro.

Non e' sempre stato cosi'. Anzi, fino qualche anno fa ero orgogliosa di mostrare a chi le richiedeva le mie generalita' italiche. Mi piaceva sentirmi parte di quello che consideravo un grande Paese, Mi piaceva l'Italia, mi piacevano i suoi abitanti. Anche se riconoscevo in loro moltissimi difetti, li consideravo comunque generosi, tolleranti nei confronti delle diversita' culturali, etniche e religiose.

Oggi invece e' tutto cambiato oppure, forse, le cose non sono mai state come le immaginavo. Di quell'Italia che conoscevo non sono rimaste che macerie, come dopo un forte terremoto. Adesso ogni volta che ritorno in Italia provo una sensazione di sconforto. E' come se un ristorante in cui si mangiava bene avesse cambiato gestione e fosse stato trasformato in una rosticceria di infima qualita'. E' come se al posto di una tranquilla panchina immersa nel verde di un parco adesso ci fosse un orinatoio.

Non so se anche a voi capita lo stesso ma per me, che in Italia ci vengo saltuariamente, la sensazione di disagio dovuta a questo degrado e' forte. Ed ogni volta e' sempre maggiore. Vedo un mondo che si sta deteriorando, scrostando. Vengono giu' i calcinacci dai muri e nessuno fa niente... ed e' questa fra tutte le sensazioni quella che piu' mi sgomenta. Perche' e' palpabile l'incuria, il menefreghismo, la rassegnazione delle persone che si sono ormai fatte defraudare anche dell'ultimo barlume di speranza. La speranza che le cose possano, prima o poi, tornare al loro posto.

Credo che di tutto questo sia responsabile uno dei piu' grandi rivoluzionari che il Bel Paese abbia mai avuto. Il suo nome, sono certa, restera' nella Storia perche' in brevissimo tempo e' riuscito in un'impresa che nessuno mai aveva saputo, prima d'ora, portare a termine: trasformare gli italiani in un popolo di rassegnati senza ne' arte ne' parte, di gente che non ha piu' alcun sogno se non quello di vincere alla lotteria o partecipare ad un reality show.

Pero' sarebbe bene che anche coloro che hanno sempre simpatizzato e votato per lui oppure quelli che, delusi, hanno deciso di ritirarsi sull'Aventino disertando le urne lasciando con la loro pigrizia che l'attuale situazione dilagasse, qualora da qualche parte del loro essere fosse rimasta un po' di dignita', rettitudine morale ed intelligenza, si rendessero conto che in una Democrazia degna di tale nome ad un personaggio del genere, che oltretutto aveva dichiarato pubblicamente che se fossero uscite le sue telefonate avrebbe lasciato l'Italia, non sarebbe consentito neppure d'amministrare un condominio.

Ecco un'inchiesta televisiva che lo riguarda. Guardate ed ascoltate con attenzione. Sono cinquanta minuti davvero illuminanti in cui nessuno urla, nessuno litiga, nessuno si arrabbia. E se ci riuscite, cercate di comprendere il motivo per cui in Italia questa inchiesta non e' mai stata trasmessa.



Parcheggi abusivi, applausi abusivi, villette abusive, abusi sessuali abusivi; tanta voglia di ricominciare abusiva. Appalti truccati, trapianti truccati, motorini truccati che scippano donne truccate; il visagista delle dive e' truccatissimo. Papaveri e papi, la donna cannolo, una lacrima sul visto: Italia si' Italia no Italia bum, la strage impunita. Puoi dir di si' puoi dir di no, ma questa e' la vita. Prepariamoci un caffe', non rechiamoci al caffe': c'e' un commando che ci aspetta per assassinarci un po'. Commando si' commando no, commando omicida. Commando pam commando papapapapam, ma se c'e' la partita il commando non ci sta e allo stadio se ne va, sventolando il bandierone non piu' sangue scorrera'; infetto si'? Infetto no? Quintali di plasma. Primario si' primario dai, primario fantasma, io fantasma non saro' e al tuo plasma dico no. Se dimentichi le pinze fischiettando ti diro' "fi fi fi fi fi fi fi fi ti devo una pinza, fi fi fi fi fi fi fi fi, ce l'ho nella panza". Viva il crogiuolo di pinze. Viva il crogiuolo di panze. Quanti problemi irrisolti ma un cuore grande cosi'. Italia si' Italia no Italia gnamme, se famo du spaghi. Italia sob Italia prot, la terra dei cachi. Una pizza in compagnia, una pizza da solo; un totale di due pizze e l'Italia e' questa qua. Fufafifi' fufafifi' Italia evviva. Italia perfetta, perepepe' nanananai. Una pizza in compagnia, una pizza da solo: in totale molto pizzo, ma l'Italia non ci sta. Italia si' Italia no, Italia si' ue', Italia no, ue' ue' ue' ue' ue'. Perche' la terra dei cachi e' la terra del papi. No.

sabato 18 luglio 2009

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Puttanieri

Ne ho incontrati molti, credimi. Quelli che pagano le donne per vizio hanno dei seri problemi. Quasi mai sono uomini felici e di solito hanno una vita sentimentale sofferta e disastrosa. Sono soli, separati, divorziati oppure se hanno una relazione la vivono senza affetto, superficialmente, pensando alla forma, non alla sostanza. E, come normalmente accade, la colpa delle incomprensioni non e’ mai loro, ma delle partner incapaci di capire i loro intimi desideri che poi, immancabilmente, sono sempre gli stessi: farsi gli affari propri incuranti degli altri.

Francamente capisco benissimo perche’ alle donne, che per sopportarli non prendono soldi, questi uomini non siano graditi. Se li incontrerai lo comprenderai anche tu. Costoro, infatti, oltre a vivere nell’incoerenza, nella bugia e nella scorrettezza sono anche molto esigenti come clienti. Pesanti, fastidiosi. Soprattutto quando raccontano di sentirsi coinvolti. Ma non e’ vero, e’ solo un’abile menzogna che a loro serve per ottenere qualcosa in piu’…

All’inizio ti sembrano normali. Credi d'individuare in loro quelle sfumature tipiche delle brave persone. A tratti ti fanno persino tenerezza, talvolta anche pena, ma chi ha esperienza dopo un po’ riesce ad inquadrarli e si rende conto di come arrivino a millantare ogni aspetto della loro vita al solo scopo di ingannare se stessi e gli altri. Forse per sentirsi diversi rispetto a quello che in realta’ sanno di essere perche' cio' che sono non piace neppure a loro.

Quando ti contattano lo fanno dopo averci pensato e ripensato mille volte. Ci mettono sempre una vita a fare la loro scelta. Non sanno mai chi scegliere. Dicono che cercano il meglio ma neppure loro sanno bene quello che vogliono. Questa e’ piu’ carina di viso… no, quell’altra ha le tette piu’ belle…

Frequentano assiduamente piu’ ragazze ma non sanno mai quale scegliere. Li affascina una, pero’ l’altra la vorrebbero conoscere meglio e sono eternamente indecisi su chi sia quella da incontrare. Poi chiedono quanto prendi. Ti dicono di doverci pensare, non li senti per un po’ e quando ti ricontattano tirano sul prezzo. Davvero, fino all’ultimo non riesci a capire che intenzioni abbiano e quando alla fine si decidono ad incontrarti non e’ che paghino per far sesso e basta. Parlano, chiedono, si fanno raccontare, vogliono sapere tutto di te.

La classica domanda che fanno ogni volta e’: perche’ lo fai? E subito devi avere la risposta giusta… che poi dovrebbe essere sempre la stessa: per soldi e per vivere bene. Pero’ a loro non puoi dirlo e t’inventi qualcosa che possano accettare, cosi' che si sentano tranquilli, puliti, quasi dei benefattori.

Puoi rispondere che hai da pagare un grosso debito oppure che hai il fratellino o la mamma che hanno bisogno di cure molto costose ed altre assurdita’ del genere. Chi fa un certo mestiere racconta queste balle a tutti… proprio a tutti e talvolta si resta incredule ad ammirare il loro comportamento: e’ come se credessero davvero a quello che dici. Allora s’informano nei dettagli... quanto e’ l’importo da pagare, con quali scadenze, eccetera. Sembrano realmente interessati e premurosi. E immancabilmente promettono di aiutarti.

Non illuderti, i soldi non li hanno oppure anche se li hanno non non sono intenzionati a darli a te, pero’ a loro piace recitare tutta la scena da uomini ricchi e generosi. Vogliono farti vedere che sono capaci di far qualcosa per aiutarti, ma di aiutarti non hanno alcuna intenzione e una volta stanchi di te oppure quando avranno capito che hai intuito il loro gioco, spariranno per andare in ricerca di altre orecchie che possano ascoltare le loro fandonie.

martedì 14 luglio 2009

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Perche' non ho aderito allo sciopero

So bene che con questo post rischio di farmi dei nemici e che molta gente mi cancellera' dai preferiti, pero' vorrei precisare che la mia non e' una critica a chi ritiene, a ragione, che la nuova legge sulle intercettazioni, quella che contiene le norme per imbavagliare la Rete, sia l'ennesima porcata messa in atto dalla ben nota congrega di leccaculo, nani e ballerine che governano l'Italia in nome e per conto del loro re "Papi il Mediageneto", colui che a fine mese distribuisce loro, anche a molti di quelli che si dichiarano all'opposizione, doni e prebende sottoforma di un congrui compensi "fuori busta" tanto utili in questi tempi di crisi economica per soddisfare i piccoli sfizi ai quali e' impossibile rinunciare (barche, ville, puttane e polverina), in quanto con la misera paga di parlamentari o di amministratori pubblici, poverini, non ce la fanno a superare la terza settimana.

No, il mio e' semplicemente un pensiero espresso ad alta voce, niente di piu'. Consideratelo tale e se ritenete di non essere d'accordo o vi sentite offesi non riempitemi di commenti poco carini, insulti o pernacchie varie perche' fino a quando ci sara' democrazia (ancora per poco presumo, visto l'andazzo) credo di avere il diritto, almeno in casa mia e questo blog e' casa mia (per accedere si deve infatti suonare il campanello, cioe' digitare con le proprie manine l'indirizzo web), di esprimere cio' che penso. Anche se il mio pensiero puo' essere considerato da molti un'emerita cavolata.

Ebbene, non ho aderito allo sciopero italico dei blogger perche' prima di tutto non sono italica. Si' cioe', anche se lo sono in parte perche', fatalita', e' italico uno dei miei genitori, in questo momento non riesco proprio a sentirmi italica. Ne' culturalmente, ne' eticamente, ne' moralmente. Niente. E neppure riesco a stare muta come chiedono gli organizzatori della protesta. Anzi e' proprio in questo particolare frangente che le mie viscere urlano di sgomento e di rabbia all'idea di appartenere ad un popolo che ha consegnato il suo Paese ed il suo destino ad una banda di farabutti ignoranti e cialtroni che prima o poi lo lascera' in mutande, senza piu' sogni, senza piu' speranze, senza piu' coesione sociale, in una devastazione culturale che non ha precedenti.

Altro motivo per il quale non ho aderito alla protesta e' perche' penso che, espressa in questa forma, non serva davvero ad un cazzo. A chi volete che importi se un'orda di piccoli blogger si autoimbavagliano? Credete veramente che quella gente, la gente che ha partorito leggi porcata come l'indulto ed il lodo alfano, che giustifica il razzismo, le ronde, i respingimenti e che si appresta adesso promulgare norme per salvare i bancarottieri compagni di trombate di re "Papi il Mediageneto" si crei dei problemi per dieci, cento, mille, diecimila bimbiminkia che se ne stanno seduti tutto il giorno sulle loro morbide poltroncine a digitare coglionate ritenendosi importanti solo perche' qualcuno oggi, connettendosi al loro blog, lo trova muto?

Guardiamoci in faccia, cerchiamo di dirci le cose seriamente e sinceramente: qui, a parte quei pochi per i quali la legge imbavaglia-blog e' stata appositamente studiata e di cui conosciamo bene i nomi, nessuno e' in grado di spostare di una virgola le decisioni di un governo che, alle ultime elezioni, ha ottenuto quasi il 40% dei consensi da elettori decerebrati che non leggeranno mai un blog perche' il loro cervello e' perennemente collegato a Matrix. L'Italia non e' l'America, inutile illudersi.

Limitiamoci quindi a parlare delle nostre cazzate, a dire quale musica ci piace, quali libri leggiamo, quello che sogniamo di notte e quello che mangiamo a pranzo. Limitiamoci mostrarci agli altri intelligenti e colti usando opportunamente Wikipedia. Affasciniamo i lettori con le poesie della minkia oppure con le fotine intriganti e, se proprio vogliamo raccontare la nostra intimita', confessiamo le nostre scopate o anche quante volte al giorno ci rechiamo in bagno per evacuare, ma per cortesia confrontiamoci con la realta' ed abbandoniamo per un attimo l'idea d’essere importanti e di contare qualcosa solo perche' strimpelliamo quattro cavolate su una tastiera.

Dite che sono acida? Dite che dovrei riconoscere che comunque la Rete e' una realta' che in Italia puo' cambiare le cose? Dite che dovrei parlare solo per me stessa e che invece, contrariamente a quanto dico, ci sono moltissime persone impegnate attivamente che spendono il loro tempo sul Web per il bene comune aiutando le coscienze ad impossessarsi di quello spirito critico che oggi in Italia, ahime', e' totalmente assente?

Si' certo. Devo riconoscere che nella blogsfera esistono delle personalita' di notevole spessore, dei bravi giornalisti o comunque persone che hanno le idee davvero chiare e che possono dar voce di un movimento della Rete sul modello di quello svedese, ma signori miei quante sono? Dieci? Cento? E il resto?

Il resto e' solo rumore di sottofondo. Folla, brusio, confusione... noia.

Persone che la mattina si alzano dal letto con gli occhi cisposi e gia' hanno il pensiero di cosa dare in pasto al proprio "pubblico". Persone che pensano di esistere solo perche' qualcuno, magari annoiato fra un video porno e l'altro, capita sul loro blog digitando in Google: "ragazze troie che amano farsi scopare". Persone che, pur di poter dire "Eccomi! Ci sono! Anche io conto qualcosa!" sono pronte a aderire allo scioperino mettendo il bannerino sul blogghettino. Persone che se dovessero abbandonare la tastiera per scendere in piazza a protestare, in modo reale e non virtuale come sono abituate a fare da sempre, ho la certezza che sarebbero colte da crisi d'astinenza.

Persone alle quali in fondo piace solo parlarsi addosso. Come me.

giovedì 9 luglio 2009

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Le donne lo corteggiano

"Si', le donne mi corteggiano molto ora che sono ministro, ma anche prima". Anche prima... Questa dichiarazione la voglio proprio tenere. I "grandi personaggi" sono sempre cosi' pieni di se': convinti di essere irresistibili quando occupano posizioni di potere, ma pronti a scappare via veloci con le loro zampette corte quando poi, la gente, stanca di loro ed incazzata, li rincorre con i forconi.

A parte che io un uomo cosi' bello, simpatico, intelligente e modesto, qualora fosse gratis e solo per il fatto che e' ministro, non lo toccherei nemmeno da lontano usando una canna di bambou, sarei curiosa di vedere se, nel momento in cui gli venisse presentato il conto in monetine, ci sarebbe ancora qualcuna che avesse lo stomaco per corteggiarlo.

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G8 - I grandi della terra

mercoledì 8 luglio 2009

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Preghiamo per loro: ne hanno tanto bisogno

Preghiamo affinche' scaturiscano decisioni e orientamenti utili al bene autentico di tutti i popoli e in particolare di quelli piu' poveri ed affidiamo questa intenzione alla materna protezione di Maria". Cosi’ il Ratzy ha invitato i fedeli a pregare per capi di stato e di governo presenti all'Aquila per il G8. Ed io, che fedele lo sono assai, mi sono concentrata in preghiera sperando che il numero che avevo in rubrica fosse ancora quello giusto. Quello che non avrei mai atteso, pero’, dopo una vita in cui ho sempre trovato la linea occupata e l’immancabile messaggio “l’utente da lei chiamato e’ al momento impegnato in altra conversazione, la preghiamo di riprovare piu’ tardi”, e’ che stavolta Lei mi rispondesse.

Le ho detto subito che, se l’avevo disturbata, era solo perche’ il vicario di suo Figlio aveva chiesto di farlo. Lei li’ per li’ e’ sembrata un po’ seccata (ho immaginato di averla disturbata in un momento poco opportuno in cui magari era impegnata a fare chissa’ quale miracolo) pero’ poi mi ha dedicato il suo tempo ed e’ stata ad ascoltarmi.

Cosi’, blablabla’, le ho raccontato del G8, dell’Aquila, dei capi di stato e di tutte quelle cose che si leggono in questi giorni sui giornali. Le ho detto soprattutto di come fosse necessario che Lei si occupasse di proteggere tutte quelle brave persone che governano i destini del nostro mondo e che cercano in tutti i modi di risolvere i problemi che da sempre l’affliggono: guerre, poverta’, fame, malattie.

Fra l’altro, parlando del piu’ e del meno, Le ho anche raccontato che questa volta non sarebbe potuta intervenire Carla Bruni e che tutto era sotto la supervisione della bravissima Isabella Rauti, moglie del sindaco Alemanno, la quale avrebbe si’ dovuto rinunciare ai suoi adorati pantaloni per indossare un vestito che non aveva ancora avuto il tempo di scegliere, ma che si sarebbe alacremente occupata di tutti i dettagli organizzativi; dal raffinato menu cucinato appositamente da Heinz Beck, il grande chef della Pergola dell'Hotel Rome Cavalieri (medaglioni di astice su pure' di melanzane e pomodori, fagottelli "La Pergola", filetto di triglia croccante alle erbe estive, filetto di vitello marinato allo yogurt su pure' di albicocche e salsa mou), ai piatti della tradizione romana, carbonara e coda alla vaccinara compresa.

Infine la scelta del regalo che la citta' di Roma avrebbe fatto alle first ladies: delle borse del brand “Carmina Campus” di cui e' proprietaria Ilaria Venturini della famiglia Fendi acquistate nel negozio “Refuse” a piazza Fontanella Borghese. Pezzi unici in materiale riciclato di plastica e tessuto, piuttosto costose delle quali una parte del ricavato (presumo circa l'otto per mille) sarebbe stato devoluto ad associazioni femminili dei paesi in via di sviluppo che con quella cifra chissa’ quante cose avrebbero potuto farci…

Mentre le raccontavo tutte queste cose, ad un certo punto mi ha interrotta bruscamente dicendomi che non poteva restare con me perche’ la sua presenza era richiesta altrove. Mi ha detto infatti che se non avesse fatto con urgenza qualche miracolo oltre 9 milioni di bambini avrebbero perso la vita soprattutto a causa della fame e delle malattie nel prossimo anno, di cui 75.000 nei tre giorni seguenti, cioe’ in quelli del summit. Mi ha quindi pregata di non disturbarLa ulteriormente con storie di code alla vaccinara, borse brand e tutte queste stronzate perche’ in questo periodo e’ molto impegnata a rimettere a posto i guai causati da “certi personaggi”, alcuni anche fra quelli da me nominati.

E prima di mettere giu’ L’ho sentita persino imprecare contro un rincoglionito che Le crea sempre intoppi e scompiglio proprio nei momenti in cui Lei ha piu’ da fare.

giovedì 2 luglio 2009

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Il compito

Era stata addestrata bene ad eseguire il compito. Chi l’aveva scelta aveva subito capito le sue potenzialita’; il suo corpo adolescenziale, il colore dei capelli illuminati da quello dei suoi occhi e quell'aria di sincera ingenuita’ che le si respirava intorno erano il capitale che non s’era mai resa conto di possedere, ma che in seguito avrebbe saputo investire in modo oculato permettendole di vivere agiatamente.

A farla diventare brava ci aveva pensato Stepan. Era evidentemente predisposta, ma senza i suoi preziosi consigli, fuori e dentro il letto, sarebbe rimasta per sempre una semplice ragazza di campagna destinata ad una vita da contadina oppure sottopagata in una fabbrica di scarpe o, al massimo, a muovere il corpo flessuoso dentro una gabbia di uno Zoo metropolitano per divertire un branco di uomini arrapati.

All’inizio era stato imbarazzante. Convinta che non avrebbe mai avuto il coraggio di farlo con degli sconosciuti si ritraeva, ma poi, un po’ alla volta, aveva capito che la cosa non le era cosi’ di gran peso, anzi ne era addirittura attratta, intrigata da quel sentirsi al centro dell’attenzione; desiderata ed agognata ogni momento.

Mai, pero’, aveva abbandonato quella sua innata aria pudica e titubante col quale sempre riusciva ad attrarre e ad eccitare gli uomini che incontrava. Una riluttanza iniziale il cui fine era rassicurare la loro vanagloria perche’ sentissero di essere esperti e capaci d’istruirla in qualcosa che pensavano lei non conoscesse. Un pudore che poi lentamente, con sapienza, lei scioglieva trasformandolo in una disinibita sfrontatezza, quasi indecente, che culminava in una manifestazione di sublime godimento. Cosi’ loro credevano d’essere abili amanti, pensavano di sapere esattamente quello che lei voleva e quello che a lei occorreva per godere. Cio’ li convinceva che erano loro i padroni del gioco, d’essere loro a dominarla, mentre invece era lei ad averli completamente in suo potere.

- Irina, l’auto sta aspettando. L’appuntamento e’ per le 19.30 al ristorante. Cerchiamo di essere puntuali!
- Si’, arrivo subito… questione di un attimo che m’infilo gli orecchini.


Distolse i tanti pensieri dalla mente. C’era l’incontro con quel banchiere ed era assolutamente necessario che accettasse l’accordo firmando il contratto senza porre troppe condizioni. Forse non sarebbe stata una notte piacevole, ma era sicura che non avrebbe deluso chi, per quel compito, contava su di lei.

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Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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