martedì 31 marzo 2009

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Non si muove foglia che guru non voglia

Come al solito, i gasati del Web, cioe' coloro che si credono importanti solo perche' hanno qualche nick registrato in qualche assurdo luogo virtuale dove passano l'intera giornata, capitano tutti a me. Credo di possedere qualcosa che, inevitabilmente li attira come il miele con le api. L'ultimo in ordine d'apparizione, dopo l'innumerevole schiera di pisquani che si sono avvicendati nel tempo e che molti conoscono, e' un certo Mstatus_01, dove "M" sta, credo, per "Minkione", il quale, da giorni, non riesce a dormire perche' uno dei miei post e' risultato piu' votato dei suoi su OkNotizie e cio', a quanto pare, non e' tollerabile senza il consenso suo e degli altri guru suoi compari che, di quel luogo, ritengono di avere il controllo.

Un giochino da bimbominkia frustrato che non sarebbe neppure degno di essere preso in considerazione se non fosse che questo tizio, il cui fine ultimo della vita e' l'accumulo di "punti karma" in una paranoica girandola di cambio di nickname e di comportamenti degni di essere riportati in un trattato di psichiatria, e' arrivato persino a dedicarmi un post sul suo blog.

Beh, chiamarlo blog e' improprio dato che si tratta solo un'accozzaglia di banalita' e di astiosi proclami contro chi, di volta in volta, lui ritiene il "nemico" di turno, ma il neopisquano, stando bene attento a non citarmi per non regalarmi qualche visita da parte di chi, su Google, potrebbe fare una ricerca sul mio nick, crede in questo modo mettermi alla berlina in quello che lui reputa il suo "regno", davanti ad un suo pubblico di "ammiratori" molti dei quali altro non sono che una sua estensione sottoforma di multinick.

Ne ho conosciuti tanti di malati di mente simili e la cosa che li contraddistingue, tutti, e' che ciascuno crede di essere unico, ma non si rende conto che milioni di persone come lui, affette dalla stessa sindrome, si comportano esattamente nello stesso modo, scontato, banale, prevedibile.

Chi avesse voglia di vedere in azione tale esemplare di guru internettiano mentre si conquista con le unghie e con i denti quel "karma" che gli e' necessario per sopravvivere ad una vita reale intrisa di noia e squallore, puo', se proprio non ha niente altro da fare, dare un'occhiata a queste discussioni su OkNotizie: QUI, in cui forte della sua posizione di guru multinick si accanisce in modo particolare contro la sottoscritta, e QUI in una discussione che riguarda il post a me dedicato.

Chi, invece, giustamente, pensasse di non aver tempo da perdere con un cerebroleso vanaglorioso e non avesse intenzione di regalargli quell'attenzione che egli spera di attirare su di se', puo' tranquillamente soprassedere e dedicarsi a letture meno inutili.

Ovviamente, non saro' io a segnalare questo post su OkNotizie, ma non potro' impedire, a chi lo desiderasse, di farlo.

lunedì 30 marzo 2009

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La Terza Guerra Mondiale

Silvio Berlusconi ha dichiarato che mettera' a disposizione tutta quanta la sua esperienza di statista per favorire il dialogo tra Mosca e Washington. Intervistato dall'agenzia Ria Novosti, il premier italico ha detto che vuol contribuire ad una distensione tra il presidente russo e quello americano che si incontreranno per la prima volta durante il prossimo G20 a Londra, sottolineando di voler fare in modo che i rapporti fra Medvedev e Obama si trasformino in un'amicizia stabile e solida.

"Noi siamo orgogliosi di avere rapporti di amicizia con la Russia e con gli Stati Uniti, sono convinto che esistano forti interessi comuni, quali la stabilita' nel continente, la lotta al terrorismo, la stabilizzazione in Medio Oriente e in Afghanistan. Non si tratta di una mediazione ma di mettere a disposizione la propria esperienza".

Ovviamente, dopo la notizia, che ha fatto immediatamente il giro del mondo, tutti i supermercati sono stati presi d'assalto da chi ha voluto approvvigionarsi di cibo in scatola, acqua minerale, latte in polvere e quanto e' necessario in casi d'emergenza, mentre i titoli Finmeccanica, e del settore bellico in genere, sono stati sospesi in Borsa per eccesso di rialzo.

domenica 29 marzo 2009

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La solitudine del comandante

Un'amica mi ha segnalato un post su un blog che entrambe seguivamo: il luogo dove ci siamo incontrate imparando a stimarci ed a rispettarci come persone ancor prima che come nickname. Sinceramente, avevo completamente eliminato quell'URL, non solo dai miei preferiti ma anche e soprattutto mentalmente, in un processo di rimozione collegato alla delusione per certi personaggi che inizialmente credevo in gamba, onesti, corretti, coerenti e che invece, col passare del tempo, si sono rivelati per cio' che sono: una scontata accozzaglia di sentimenti negativi. boria, disonesta' intellettuale, propensione all'inganno, vigliaccheria, invidia.

Ho letto, quindi, un articolo che parlava della solitudine alla quale e' costretto il capitano della nave che, novello Ulisse, conduce i suoi uomini nei perigliosi mari del Web, sfidando le insidie delle banalita', cercando di destreggiarsi in mezzo al mare di oscure trame che sarebbero ordite da OkNotizie e dagli infidi personaggi che cercano di assicurarsi solo il maggior numero di visite giornaliere.

Ho seguito con attenzione i ragionamenti di chi, sfiorando il ridicolo, ha cercato d'arrampicarsi su uno specchio unto di menzogne, individuando i responsabili del suo fallimento in coloro che avrebbero bivaccato abbeverandosi alla sua sorgente di verita' divina, traendone benefici incommensurabili senza donare niente in cambio.

Un'operazione di restyling, quella del comandante grande appassionato di katane, che sapeva di falso piu' di una banconota da 15 euro e che mi ha suscitato un impercettibile, sardonico sorriso di fronte all'ingenuita' di talune affermazioni intrise di quello squallore caratteristico di chi non ha l'umilta' ed il coraggio di riconoscere i propri limiti ed ammettere i propri errori.

Se solo avesse riconosciuto di aver sbagliato forse lo avrei rivalutato, e come me lo avrebbero fatto in molti, ma forse lui vive bene cosi'... nella solitudine che gli si addice. In fondo e' quella che desidera e gli altri, che non sono persone ma escrescenze di un mouse utili solo perche' cliccano e fanno salire il contatore delle visite, divengono quasi un fastidio perche' offuscano la luce di chi non vuole sentirsi addosso l'ombra di nessuno.

Unica palma, solitaria, in mezzo ad un'isola spoglia, deserta e sperduta nella vastita' dell'oceano.

giovedì 26 marzo 2009

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La lettera scarlatta

In questo post non devo dar dimostrazione di erudita scrittura ne' far filtrare messaggi che indichino alcunche’, ma solo evidenziare che c'e' chi, ancor oggi, mi rimprovera sottilmente di non aver fatto scelte diverse, intraprendendo in campi piu' edificanti, piu' gratificanti, meno sporchi, meno infamanti come ad esempio essere banker, avvocata, dottoressa in medicina oppure, all'occorrenza, se proprio mi servivano i soldi per vivere, pulire i cessi per ottocento euro al mese o poco piu'.

Per un certo periodo ho basato tutto sulla presenza estetica e sulla sensualita’, pur sapendo di possedere anche altre doti, perche' in quel momento volevo sfruttare il piu’ possibile il campo in cui mi sentivo piu' sicura, utilizzando proficuamente gli anni del massimo splendore femminile e rimandando il discorso su una minore venalita’, sull'interiorita' e sulla cerebralita' ad una parte successiva della mia vita.

Ho sbagliato tutto?

Non lo so, pero’ fin da ragazza non ho mai voluto seguire il percorso indicato da chi, volendo controllarmi col classico giochetto della dissuasione e della critica distruttiva ("No, quello non fa per te...non sei adatta... hai altre doti... e' un lavoro mortificante... che corrode… potresti fare altro") cercava d'indurmi a non fare quello per cui, in quel momento, mi sentivo portata e desiderava incanalarmi nei suoi tracciati di vita che poi, da sempre, sono gli stessi; quelli che le donne, piu' o meno, in una forma o nell'altra, sono state costrette a seguire se hanno voluto adeguarsi al mondo costruito su misura per gli uomini i quali, tramite questo ed altri sistemi, le hanno sempre controllate.

Avrei potuto insegnare all'Universita' oppure fare la ricercatrice in qualche laboratorio. Ho scelto invece di fare la modella ed anche la puttana. Non sono due cose consequenziali e neanche una scelta obbliga l'altra, ma e' palese che il corpo giochi un ruolo preponderante in entrambe le situazioni, che sono in qualche modo collegate e la cui diversita’ consiste solo nel fatto che la puttana, oltre a farsi guardare, si fa anche scopare. Ma per chi non ha un concetto morboso e perverso del sesso, questo non e' altro che un dettaglio.

Nonostante abbia chiuso da alcuni anni, sono comunque felice, oggi, di aver fatto a suo tempo quella scelta. Non mi crea alcun problema, non avverto sensi di colpa ne' mi sento una donna di serie B solo perche' qualcuno che aveva denaro in abbondanza ne dava un po' a me per accarezzarmi o farsi accarezzare. Grazie a quell’avventura sento di aver soddisfatto la mia vanita' ed ho raggiunto addirittura alcuni degli obiettivi che mi ero prefissa, ma c'e' ancora chi tenta la via del rimprovero per farmi sentire inadeguata solo perche’ la mia colpa e' quella di non aver scelto una diversa strada, distante dal sesso.

Mi ritengo persino una persona fortunata rispetto a tante donne che giornalmente vivono in una condizione di frustrazione ed assai meno dignitosa di quella in cui ho vissuto io ma, soprattutto, sento di essere una persona per bene e sfido chiunque ad affermare il contrario.

Chi mi critica mi dia dimostrazione che ho agito male verso qualcuno, che ho fatto del male a chicchessia, che ho intaccato qualche diritto, che ho utilizzato il sudore di altri e non il mio per arricchirmi. Chi crede che la strada da me percorsa non sia stata dignitosa o edificante mi dia quindi qualche motivo reale per pentirmi, per vergognarmi, per farmi schifo.

Mi dia un motivo per farmi ricredere, per farmi sentire inferiore rispetto a chi, semplicemente seduto in un ufficio, ha rubato milioni alle spalle di persone messe sul lastrico dai suoi titoli tossici, oppure rispetto a chi, lavorando per qualche multinazionale, ha portato via l'acqua a chi ne aveva bisogno per farne un bene di consumo, ha sfruttato la manodopera dei bambini per produrre merda, ha avvelenato la Terra riempiendola di scorie e rifiuti, ha brevettato farmaci e li ha resi accessibili solo ai ricchi, mentre delle malattie che quei farmaci potrebbero curare, intere popolazioni muoiono.

Ho fatto la puttana, certo, ma cavolo… in vita mia ho conosciuto tante di quelle puttane fra coloro che contro le puttane avevano continuamente qualcosa da dire, qualcosa da recriminare, qualcosa da imputare, da non averne incontrate altrettante fra le mie ex-colleghe nei bordelli di Calcutta. Ipocriti che in segreto si accompagnavano con me e che poi al mondo indicavano la pagliuzza nell’occhio altrui facendo finta di non vedere l'enorme trave conficcata nel proprio.

Perdonate questo sfogo. Non e' da me. So che dovrei passarci sopra, soprassedere, far finta di nulla come ho sempre fatto, che' poi, irritandomi, non faccio altro che dare a questa gente motivo di credere di aver colpito nel segno ma, sinceramente, non vedo l'ora che i tempi si evolvano, che le persone finalmente la smettano di considerare la professione di prostituta come disonorante ed accettino il fatto che essa possa essere equiparabile a qualsiasi altra professione il cui fine sia quello del benessere psicofisico di qualcuno. Come ad esempio quella della massaggiatrice, che pero’, per queste persone intrise di moralismo ipocrita e bigotto, diversamente dalla Escort sarebbe meno sporca solo perche' massaggia tutto al di fuori del pisello.

Ma alla fine e' solo quello il vero problema... il pisello, il cazzo, l'organo sessuale maschile: il dio fallo.

Gli uomini danno talmente tanta importanza a cio’ che hanno fra le gambe, e talmente considerano di loro proprieta' la donna, da guardare all’atto sessuale come ad un evento sacro, per cui pagare diventa un sacrilegio e chi si presta a tale aberrante pratica vendendo il suo corpo viene additata e marchiata a vita con la lettera scarlatta dell'infamia.


Altri post sull'argomento:

What the punters want
Escort con la E maiuscola

lunedì 23 marzo 2009

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Escort con la E maiuscola

C'e' chi, avendo incontrato un gran numero di ragazze a pagamento, asserisce di conoscere le Escort allo stesso modo, se non di piu’ di quanto si suppone esse conoscano i loro clienti. Personalmente ho dei dubbi che le cose stiano proprio come dicono queste persone le quali, nei vari luoghi in cui capita di discutere dell’argomento, non fanno altro che ripetere: "Le Escort in fondo sono solo donne... i clienti sono uomini... fra uomini e donne puo’ stabilirsi un feeling… si puo' entrare in sintonia… puo’ nascere qualcosa di diverso…" e cose del genere, in una serie infinita di luoghi comuni dei quali si potrebbe scrivere un prontuario da usare, all'occorrenza, per rendere meno triste chi, non rassegnandosi all’idea d’essere puttanadipendente, deve crearsi una storia di tutto rispetto, intrisa d'implicazioni filosofico-poetiche che giustifichino lo sperpero di denaro e di tempo per quella che, in definitiva, non e' altro che una "gran sega reale": costosa masturbazione con un corpo femminile che si anima, certo, ma che non ha anima.

Ovviamente, cio' vale se si tratta di una Escort e non di una donna che, in preda ad una crisi ormonale, e’ li’ per farsi una scopata, ma il metodo per stabilire se si tratti di una professionista o di una scopatrice en passant e’ semplice, unico ed a prova d'errore, e consiste nell'individuare se c’e’, in mezzo, un corrispettivo in denaro.

Una Escort, quando la sua scelta e’ libera, incontra i clienti in virtu' di cio' che da loro puo' ricavare economicamente. Non esistono altri motivi. Il suo scopo principale non e’ scopare o far felici gli uomini, tanto meno entrare in intimita' mettendosi in gioco interiormente, ma e' incassare quanto piu’ denaro nel minor tempo possibile. E per far cio’ deve essere capace d’immedesimarsi in quella recita che e' poi cio' che, quasi sempre, tende ad ingannare il cliente e lo induce a credere che ella sia davvero interessata a lui come persona e non al suo portafogli.

In realta’ tutto diventa un fatto “tecnico”. Inserisco questo termine fra virgolette perche’ la tecnica in questo caso non riguarda solo la capacita’ di eseguire determinate azioni o, come in Second Life, "animazioni" in modo che appaiano naturali, come ad esempio fingere di gradire la compagnia, il rapporto sessuale, godere, ma anche quella di saper manipolare i desideri di chi le sta di fronte indirizzandoli dove lei vuole che arrivino.

Certo, i clienti presi come singole persone sono tutti diversi ma, se si scava bene fino in fondo, sono tutti li' alla ricerca delle stesse identiche cose che possono essere elencate usando le dita di due mani, e la Escort attenta cogliera' in un attimo quegli elementi che le saranno utili per valutare di volta in volta, negli uomini che ha di fronte, le cose per le quali questi saranno disposti a pagare oppure per le quali, invece, non pagherebbero mai; le tattiche da usare per fidelizzarli e, per accrescere il giro d’affari, rendere dipendenti coloro che pagano tanto pretendendo poco sbarazzandosi allo stesso tempo dei rompipalle che parlano o pretendono tanto pagando poco.

La questione, alla fine, si ridurra’ a semplice economia; si faranno statistiche e bilanci, e si terra' persino l’allegato mentale dei clienti stabilendo quali, fra essi, meriteranno maggior considerazione di altri, adeguandosi, cambiando il comportamento e recitando una parte diversa per ogni caso o situazione che si presentera’.

E tutto questo verra’ stabilito in base a cosa?

In base a quanto un cliente sara’ leggero o pesante e cioe’ a quanto sara’ la sua capacita’ di spesa nel breve o nel medio termine, a quanto rompera’ le palle pretendendo servizi "fastidiosi", all’invadenza che vorra’ avere nella vita privata ed anche, perche' no, in base alla capacita' che avra’ di rendere piacevole o noioso, se non addirittura fastidioso, un incontro.

Certo, ciascuna ragazza disporra' questi elementi secondo priorita' diverse a seconda del proprio carattere e degli obiettivi che si e’ prefissa ma, se si tratta di una professionista e non di una donna in cerca d’emozioni forti che, per curiosita’, ha voluto provare anche a percorrere la strada del meretricio, il letto, il sesso, le emozioni, l'anima e tutte le varie cavolate raccontate dai tuttologi della figa a pagamento nei vari luoghi in cui s’incontrano discutendo di puttane, non c'entrano una cippa con l'escortismo perche' non sono quelli i motivi per i quali una Escort incontra i clienti. E se realmente si tratta di una professionista, di una Escort con la E maiuscola, non mostrera' sempre la stessa personalita', non recitera’ ogni volta la stessa parte con tutti i clienti, ma si adeguera' e cambiera' ruolo al cambiare di chi avra' di fronte.

Sara’ quindi una cantastorie o un’attrice ed i clienti conosceranno di lei ben poco di cio’ che non vorra’ mostrare. Tuttalpiu' il corpo, l'astuccio, l'involucro esteriore, ma il resto sara' solo spazio vuoto a disposizione dell’immaginazione.

Viceversa, sara’ molto difficile per un cliente recitare una parte diversa per ogni Escort che incontrera’. Piu' o meno egli eseguira’ sempre gli stessi schemi, che non saranno calibrati sulla ragazza ma su di se’, desiderando egli illudersi d’essere protagonista di quel film che esiste solo nella sua mente e che, sempre, condurra’ ad un finale stabilito, gia’ scritto nel copione, immutabile, sempre uguale, che verra’ vissuto in assenza di rischi. Perche' chi paga vuol essere sicuro di non ricevere quelle frustrazioni che, invece, possono essere molto frequenti quando normalmente la relazione si svolge con chi non e’ pagata per recitare accondiscendenza, desiderio, sensualita’.

Il tutto si svolgera' quindi come su un palcoscenico dove, fra escort e cliente, sara' solo la prima a tenere la regia, a guidare lo spettacolo, cercando, come Sheherazade, di conoscere a fondo chi le sta di fronte per adeguare la storia non solo a cio' che quel re, in quel momento, desiderera’, ma anche e soprattutto a cio’ che per lei sara’ piu’ vantaggioso economicamente. Mentre di lei lo spettatore conoscera’ solo l'aspetto esteriore, la capacita’ di recitare e, naturalmente, il prezzo.

venerdì 20 marzo 2009

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Che fine hanno fatto?

Si', che fine hanno fatto i biechi romeni? Non stuprano piu'? Spariti tutti? Stanchi delle italiane sono tornati a Timişoara a violentare le loro donne? Da qualche giorno pare, infatti, che i biechi romeni abbiano cessato ogni attivita' stupratoria. Eppure parevano attivissimi; erano quelli che non passava giorno senza che, sui giornali ed in TV, non ci fosse qualche notizia in cui si erano resi protagonisti delle violenze piu' efferate. Come cambia veloce il mondo. Ha un metabolismo, a dir poco, impressionante.

I romeni non vanno piu' di moda? Il pubblico si e' stancato delle facce da pugile e dei biondini? Chiede qualcosa di nuovo, di meno esotico? Ed ecco, in queste ultime ore, sulla scia del fetido essere che e' stato giustamente condannato all'ergastolo, apparire alcune notizie che riguardano alcuni galli piu' ruspanti e caserecci con il pisellino sempre arzillo: quelli che tutti lo sapevano ma nessuno parlava.

Se fossi maliziosa scommetterei che nei prossimi giorni, se il pubblico rispondera' positivamente al lancio di questo nuovo prodotto, saranno sempre di piu' frequenti i casi di pensionati che dovranno spiegare perche' le nipotine si mettono a piangere ogni qual volta li vedono con le caramelle in mano nell'atto di offrirle.

Italici... strano popolo. C'era chi s'era gettato talmente a corpo morto sugli stupratori d'importazione da non accorgersi che, d'individui del genere, ne poteva trovare quanti ne voleva in casa propria. Un vero giacimento, e senza alcun problema di DNA.

Il fatto e' che la gente e' sempre piu' incazzata per la situazione economica; i quattrini mancano e se non s'incanala questo sentimento verso la fogna mediatica, dove la morbosita' riesce a coprire tutto, il rischio e' che qualcuno inizi a pensare troppo ed arrivi a comprendere chi ha realmente immerso l'Italia nella merda, risolvendo poi la questione a colpi di schioppo.

Quindi, considerato che con quelli della Caffarella non si cava un ragno dal buco, nonostante il fotografo sia stato davvero bravo a ritrare i due con la giusta espressione lombrosiana, piuttosto che arrampicarsi sugli specchi cercando di spiegare perche' le cose che erano state preparate cosi' bene non tornano piu', si e' pensato di sostituire gli attori e modificare la sceneggiatura, cosi' da far perdere le tracce di una confessione ottenuta forse con metodi non molto ortodossi.

D'ora in poi la castrazione chimica, oltre che per i per i biechi romeni con le facce da pugile, sara' quindi invocata anche per quei nonnetti che verranno beccati in flagrante con le mani infilate nelle mutande delle nipotine.

E poi, insieme alla giusta castrazione, potrebbe essere proposta, come emendamento da passare in sordina in un qualche decreto sicurezza, anche una bella riduzione della pensione sociale, che' in questi tempi di crisi in cui i soldini non bastano piu' e quelli che sono rimasti in cassa servono innanzi tutto per pagare i compensi ai super manager, oltre al parrucchiere alla signora Marcegaglia, che sinceramente ne ha un gran bisogno, male non fa.

Unica cosa che non riesco a comprendere e' come mai, dei biechi romeni, sui giornali ed in TV abbiano mostrato le foto prese da ogni angolazione e raccontato vita morte e miracoli, mentre di questi fetidi pedofili caserecci non trapeli nulla. Viene tenuto tutto nascosto e riservato come appartenessero alla loggia P2. Non e' che ci sara', anche in questo caso, il signor Licio in mezzo?

L'eta' giusta, in fondo, ce l'avrebbe.

giovedì 19 marzo 2009

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Ci sono cose che non si possono dire

C'e' un aspetto del blog che e' quello di mettere in piazza, davanti ad un pubblico sconosciuto, la propria vita, i desideri, le speranze, gli amori... i dolori. Tutto cio' e' comprensibile. E' molto piu' facile farlo qui, esprimendosi da dietro i vetri di una finestra inaccessibile allo sguardo della gente che, nel nostro reale, avrebbe gli strumenti per ferirci o, quanto meno, per giudicarci.

Ma esiste un limite invalicabile che non si puo' superare. Esiste un confine oltre il quale il raccontare assume i colori del falso o della burla o, peggio ancora, della disperata richiesta di una considerazione che, forse, nella vita, non si ha.

Non entro nel merito della verita' dei fatti che una persona puo', nei momenti di sconforto, raccontare in questo spazio ma, sinceramente, se mi accadesse davvero qualcosa di tremendo, lacerante, irreparabile, tanto da gettarmi nella disperazione piu' profonda, come potrebbe essere la morte di una persona cara, questa non sarebbe una notizia che troverebbe spazio qui, in mezzo a tanti altri post in cui discuto di sciocchezze, ne' sareste voi coloro con quali vorrei condividere il mio dolore.

No, quella sarebbe qualcosa che non verrei mai a raccontare qui se non dopo tanto tempo, una volta elaborato il lutto, perche' esistono emozioni e sentimenti che non possono essere spiattellati su una pagina web accanto a foto e fotine ammiccanti, e non possono essere barattati per un po' di considerazione o per riempire la solitudine. Se lo facessi, sarebbe come se insultassi la memoria di chi mi fosse venuto a mancare.

martedì 17 marzo 2009

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What the punters want

I tanti uomini che incontravo mi chiedevano perche’ lo facessi, e a tutti rispondevo che era per i soldi. Io, invece, ancor oggi non riesco a capire perche’ mi venissero a cercare e perche’ costoro, al solo guardare la mia foto nel web, sentissero il bisogno di fare sesso con me, una perfetta sconosciuta, accettando di pagare delle cifre spropositate per un rapporto privo di spontaneita’, talvolta fatto senza voglia ed in modo frettoloso.

Mi e’ difficile spiegare che cosa veramente li attraesse. Considerando che la personalita’ che lasciavo emergere era quella stereotipata di una “bambolina sissignore” - che poi era cio’ che desideravano -, nonostante l’esperienza che credo di avere, non sono mai riuscita a comprendere i motivi che portavano quegli uomini, che non fossero davvero infatuati di me, e non potevano esserlo prima di conoscermi, ad avere quella particolare pulsione nei miei confronti.

C’era chi mi diceva che il sesso c’entrava poco o niente e che si trattava solo dell’acquisto facile di una momentanea illusione. L’illusione di un’avventura, di una conquista, di un amore. Qualche cliente mi ha addirittura confessato che, con quei soldi, comprava il dominio immediato e totale sul mio corpo, e questo gli dava ebbrezza. Chi affrontava l’argomento con filosofia sosteneva, invece, che l'atto sessuale simulava quello con la Moira greca che mette in comunicazione l’uomo con l’aldila’. E qualcuno - forse piu' sincero di altri - mi ha persino rivelato che quello che cercava era solo un po’ di compagnia e chi lo stesse ad ascoltare. Su questo punto, difatti, avrei molto da raccontare, a proposito di uomini stanchi che, anziche’ cercare il godimento nel letto, si soffermavano tutto il tempo a parlare di se’, del lavoro, della famiglia e dei problemi piu’ assillanti che avevano.

Comunque, sulle prostitute, dalle etere alle ragazze dei lupanari, dalle cortigiane alle squillo, nei secoli si e’ creata tutta una mitologia, e sulle donne che vendono il loro corpo sono stati scritti romanzi, dipinti quadri, composte opere liriche, declamate poesie, girati film. Alla base di tutto esiste il luogo comune maschile che parte dal presupposto che tutte le donne sono, in fondo, puttane e che la prostituzione, mestiere piu’ antico del mondo, sia quindi inestirpabile poiche’ ogni donna, prima o poi, in un modo o nell’altro, si vende; dipende solo dal prezzo. Anche se si ammette che col tempo possano essere cambiati i metodi, il rapporto e’ sempre quello basato sul denaro, sul potere, sul rifiuto della delusione, sulla fretta di raggiungere l’obiettivo, sul sogno; un insieme d’elementi che agiscono potenti sull’immaginazione maschile.

Qualche volta mi chiedo se i clienti con i quali mi accompagnavo, pensassero mai a me come ad una donna, se riflettessero sulla vita che potevo avere al di fuori del mestiere, se si facessero domande su quale fosse stato il percorso che mi aveva portata a quell’incontro con loro, oppure se l’esistenza del mito glielo impedisse, rendendoli ciechi, sordi e muti di fronte a quell’Idea che rappresentavo. E’ probabile che qualcosa ribollisse nel loro cervello…

Forse pensavano a qualche luogo comune sulla poverta’, sui figli da mantenere o, generalizzando, sulla naturale perversione femminile che, secondo costoro, rendeva tutte le donne meretrici. Di sicuro i miti agivano sulla loro fantasia come stimoli erotici. Erano sufficienti alcuni elementi convenzionali, come i tacchi a spillo, le calze velate, il reggicalze, il perizoma, un seno scoperto, per stimolare in loro tutta una serie di desideri atavici alimentati da giornali, riviste, pubblicita’ e televisioni ogni momento della loro esistenza: un corpo giovane che non ha preclusioni, un corpo desiderabile e totalmente alla merce’ di chi puo’ comprarlo, anche se per un breve tempo. Era questo che inebriava ed esaltava quei clienti, oppure c’era altro?

E non si deve pensare che si trattasse solo di uomini che non avevano modo di far sesso se non pagando. Ne ho conosciuti alcuni che erano giovani, piacenti, colti ed avrebbero avuto tutte le occasioni di trovare donne belle e disponibili anche senza tirar fuori un soldo ma, evidentemente, il mito del corpo indifeso, privo di volonta’, senza una storia e senza sentimenti, agiva come una sostanza eccitante. Era forse la stessa sostanza che agisce nell’inconfessato sogno che il maschio ha per lo stupro e per l’appropriarsi di un corpo femminile come se si trattasse di una preda? Sinceramente non so dare una risposta.

La mia condizione era comunque privilegiata rispetto a quella delle vittime del traffico controllate dal racket della prostituzione e posso immaginare che, con me, gli atteggiamenti dei clienti fossero diversi da quelli che probabilmente tenevano nei confronti delle ragazze negli appartamenti o nelle strade. Ma e’ lecito supporre che i clienti di prostitute siano soggetti, tutti, in qualche modo, alle stesse identiche pulsioni, sia che paghino per le ragazze d’alto bordo, sia che paghino per le stradali? E’ plausibile pensare che anche chi si accompagnava con me, poi, non disdegnasse affatto di girare per le strade alla ricerca di un altro tipo di ragazza, sicuramente meno libera, con la quale far emergere, addirittura con piu' gusto, il suo primordiale istinto di predatore e di stupratore?

sabato 14 marzo 2009

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La Confessione

Esistono due tipi d’ingiustizie. Ci sono quelle grandi che sono fuori del controllo di chiunque. E’ il considerarsi inermi di fronte alla loro vastita’, sapendo che nessuno possiede la soluzione per risolverle, che ci fa sentire, tutti quanti allo stesso modo, non colpevoli e ci permette di discutere dei fatti con il dovuto distacco, organizzare conferenze, raccolte di denaro e spettacoli di beneficenza con la rituale partecipazione dei vari clown, ballerine e nani da sempre alla ricerca di popolarita’ e consensi.

Mentre c’ingozziamo tranquillamente sbracati sul morbido divano di casa nostra, immagini di carestie, guerre e genocidi si avvicendano, come scene di un film, sul nuovissimo schermo al plasma da cinquanta pollici appena acquistato in ottantaquattro comode rate mensili a tasso zero, TAEG 8,56%, offerta valida fino al 31 marzo 2009.

Avvenimenti distanti che ci riguardano solo marginalmente e che non ci creano dubbi su quello che e' il nostro comportamento, e neppure riusciamo a concepire l’idea che tutto possa dipendere da qualcosa di sbagliato in cio’ che facciamo, da come viviamo. Anzi, quelle scene in fondo ci rassicurano, ci tranquillizzano, ci convincono che siamo fortunati, liberi… buoni.

Ci sono poi le piccole ingiustizie che riguardano un numero ristretto di persone. Sono quelle che ormai non fanno piu’ notizia ed alle quali ci siamo tristemente abituati. Ne parliamo poco, anzi, per quanto ci e’ possibile cerchiamo di non vederle, di negarle, perche’ intimamente sappiamo che, in parte, ne siamo un po’ responsabili anche noi.

“La Confessione”, il film del regista Constantin Costa-Gavras, ambientato nella Cecoslovacchia dei primi anni ‘50, narra la storia di Anton Ludvik che, arrestato ed imprigionato per motivi che non conosce, per mesi viene sottoposto ad ogni tipo di tortura, fisica e psicologica, perche’ confessi un reato che non ha commesso.

Angherie, vessazioni, prevaricazioni, crudelta’ gratuite contro chi non poteva difendersi erano assai frequenti nei regimi totalitari comunisti, ma non solo in quelli. Persino le democrazie occidentali da esportazione modello “Bush” hanno creato capolavori di straordinaria aberrazione come, ad esempio, il lager di Guantanamo dove persone innocenti ed estranee ai fatti legati all’11 Settembre sono state sottoposte per anni a torture psicofisiche terribili affinche’ confessassero cio’ che non avevano commesso, mentre la comunita’ internazionale, tutta, dava encomiabile dimostrazione di totale menefreghismo.

Riuscire ad ottenere la confessione e’, infatti, l’unica ragione per la quale esistono, da sempre, le varie tecniche di tortura. Il waterboarding, la deprivazione del sonno, le droghe e le minacce psicologiche o anche semplicemente i pugni, sono i mezzi dei quali gli aguzzini si servono non tanto per arrivare alla verita’ quanto per ottenere una confessione che indichi un colpevole che possa poi essere giustiziato sulla pubblica piazza, oggigiorno sempre piu’ mediatica.

Come Guglielmo Piazza e Giangiacomo Mora, anche Nick e Bart furono arrestati ed imprigionati per qualcosa che non avevano commesso. La loro unica colpa, come sempre, fu quella di essere innocenti quando il mondo imponeva che non lo fossero. Vittime del cinismo, dell’odio, del razzismo e degli interessi di bottega di chi aveva bisogno di mostri da sbattere in prima pagina, perseguitati perche’ diversi, perche’ immigrati, perche’ italiani, dopo sette anni passati in prigione furono condannati e giustiziati a morte. Era il 1927 e solo cinquanta anni piu’ tardi, riconosciuti innocenti, furono ufficialmente riabilitati.

giovedì 12 marzo 2009

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Fuga dall'Italia

Ho fatto un sogno. Capita spesso che mi ricordi i sogni con dovizia di particolari, ma l'avventura onirica di stanotte ha a che fare, ne sono sicura, con la fantastica amatriciana all'ungherese che ho pappato ieri a cena. Della ricetta dell'amatriciana all'ungherese vi parlero' forse un'altra volta. So benissimo che e' per questo motivo che siete qui ed avete cliccato su "Leggi tutto il post", piu' incuriositi dal sughetto che da altro, ma vorrei che ci concentrassimo sul sogno che, vi posso giurare, e' stato davvero impressionante...

Ogni accesso e' bloccato. Sono stati minati tutti i valichi, i passi montani, i trafori. Lungo tutto il perimetro delle Alpi e' stata eretta un'alta recinzione elettrificata, disseminata di torrette armate per far fuoco su chiunque tenti di attraversarla, mentre corpi speciali dell'esercito sono pronti ad intervenire per sedare ogni tentativo di fuga.

Navi da guerra, aerei ed elicotteri da combattimento controllano incessantemente i confini e le coste, ed anche se qualcuno, disperato, riesce con mezzi di fortuna ad avventurarsi in mare, viene irrimediabilmente affondato senza pieta'.

La gente e' ormai ridotta ad una popolazione di bruti e viene rifornita dall'alto di acqua, cibo e medicinali.

Tutto cio' e' necessario per impedire a chiunque di uscire dall'Italia. L'imbarbarimento degli italici ha ormai raggiuto livelli tali che la Comunita' Europea, rendendosi conto dell'inutilita' di ogni opera di civilizzazione nei loro confronti, ha deciso di difendere i propri confini adottando il cosiddetto metodo "Hauk", cioe' ha trasformato l'intera Penisola in un carcere di massima sicurezza.

Le cose si complicano quando l'aereo del Presidente europeo, dirottato dai terroristi, e' costretto ad atterrare a Milano, proprio nel territorio controllato da un potente personaggio chiamato "il Duca", un tipo spietato e senza capelli che va in giro sempre circondato da guardiaspalle, scagnozzi e leccaculi.

Vengo incaricata di trovare il Presidente per sottrarlo alle grinfie del Duca che', qualora lo trovasse per primo, usandolo come ostaggio potrebbe ricattare l'intera comunita' internazionale.

Cosi', armata di pistola con mirino laser e tutto il necessario per sopravvivere in un ambiente ostile popolato da gente imbestialita e crudele, dopo aver sorvolato una Milano completamente immersa nel buio, atterro con un aliante sul tetto del Pirellone pronta a svolgere la mia pericolosa missione...


E mi sono svegliata!

Temo proprio che la fine della storia restera' un mistero. Nessuno ha idea, pero', quale possa essere il significato recondito di questo mio sogno?

E' possibile che, come penso, sia tutta colpa dell'amatriciana?

martedì 10 marzo 2009

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Mi sono rotta le palle

Francamente, mi sono rotta le palle. Posso dire palle senza sembrare necessariamente un uomo che si finge donna che ha sbagliato login? Perche' "mi sono rotta le palle" rende molto meglio l'idea del fracassamento, del trituramento, dello spappolamento incessante di quegli attributi che non sono proprieta' esclusiva dei soli maschi. Ricordo che una volta, volendo essere alternativa, dicevo "mi sono rotta le ovaie", ma non aveva lo stesso effetto. Innanzi tutto, cacofonicamente, suonava male, per niente femminile, poi mi pareva qualcosa del tipo: "Mi hai rotto le ovaie nel paniere". Anche se, nello stesso paniere, si sa, non andrebbero mai messe tutte quante le ovaie insieme.

Si', sinceramente palle rende meglio di ovaie... Assolutamente... Decisamente... Che, detto in questo modo, parrebbe il titolo di una canzone degli Zero Assoluto, ma non lo e'.

Perche' quei due, se non doveste saperlo, mi hanno rovinata. Dal momento in cui hanno fatto quella stupida canzoncina, mi sento limitata psicologicamente nell'uso degli avverbi. Pare una sciocchezza ma e' cosi'. Tutte le volte che ne uso uno, ad esempio quando scrivo un raccontino, mi viene automaticamente in mente lui, quello che canta, con quella faccia, ed allora mi si addormenta la creativita'. Se poi mi capita quando faccio sesso e magari, fra una parolina e l'altra, sporadicamente dico al mio partner qualcosa come "dolcemente", la libido va prontamente a farsi friggere.

Allora devo farlo silenziosamente, capite? Quando in realta', prima di quei due strimpellatori, durante... ehm... il... beep... mi piaceva dire e sentirmi dire le parolacce.

Ma si puo'? Ma non potevano scegliersi un altro titolo per quella canzone idiota? Che so... Qualcosa del genere "Se lo sapessi lo dissi", cosi' avrebbero condizionato solo Antonio Di Pietro e pochi altri, e non chi come me ha il brutto vizio di abusare degli avverbi.

Perche', onestamente, ve lo confesso apertamente: non toglietemi gli avverbi o sono finita. Senza avverbi mi sento nuda. Come faccio a scrivere, a parlare, a far sesso senza avverbi? Se ad esempio provaste a togliere da questo post tutti gli avverbi che sono presenti, sol anche quelli di modo, vi stupireste di quanto poco resterebbe.

Si, certo, per evitare tutti quei "-mente" al posto di "sicuramente" basterebbe usare "in modo sicuro", ma cavolo, non sarebbe la stessa cosa. Assolutamente no! A parte che il "-mente" si presta benissimo a giochetti da bimbaminkia blogger tipo "candida-mente" (mente candida), "obiettiva-mente" (mente obiettiva) e roba del genere, capite quanta meno forza hanno i concetti senza quella desinenza? E' come ovaie al posto di palle.

Che' poi, tornando in tema, quelle me le sono rotte davvero. Indiscussamente, ineluttabilmente, definitivamente.

Ma dico, come si fa a non rompersele? Ma avete letto un po' quello che gira in Rete? Se si escludono quei pochi blog nei quali e' interessante soprattutto la personalita' di chi scrive, gli altri non dicono assolutamente niente. Sono generalmente monotoni, ripetitivi, noiosi... Oppure trattano di argomenti imbecilli. Come questo: il mio.

Pare che anch'io, infatti, come comunemente capita a tante persone ormai, non sappia piu' di che cavolo scrivere.

La politica? Ebbasta!

Il calcio? Importasega!

Le poesie? Dupalle!

Il sesso? Nonsenepuopiu'!

"Gnegnegne', gnegnegne', gnegnegne'"... Ognuno ha qualcosa da dire di risolutamente essenziale, irrinunciabile, fondamentale, necessario per salvare il mondo e l'umanita'. Quando realmente dei suoi scazzi non interessa una beata fava a nessuno.

Ve lo dico ferocemente, crudemente, schiettamente: mi sono veramente rotta le palle.

Per questo motivo ho deciso che stasera mi bevo un te' e, dopo, vado a leggermi un buon libro.

domenica 8 marzo 2009

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La festa della frittella

Oggi, 8 marzo, mi viene in mente un solo breve, semplice, forse banale ma sicuramente ingenuo pensiero: "Ogn'anno, puntualmente, in questo giorno, di questa triste e mesta ricorrenza", direbbe Toto', "si celebra la donna". Voi sapete quanto le date, le feste e tutti gli ambaradan del genere, per me non significhino alcunche'. Considero infatti tutto cio' solo un modo per far girare i quattrini oppure il pretesto di alcuni per mettersi a posto la coscienza nei confronti di quello di cui, ogni giorno, costantemente, si dimenticano.

Abbiamo dunque la giornata della mamma, del papa', del nonnetto, del santo patrono, degli innamorati, del ringraziamento, del disabile, del rifugiato politico, della vittima della strada, del bambino orfano, del cane abbandonato, del panda in via d'estinzione oppure la sagra della frittella.

Cosi', in mezzo ad un San Valentino passato a lume di candela insieme al fidanzatino ed una Pasqua trascorsa a strafogarsi d'abbacchio, ci tocca anche la giornata dedicata a noi, care amiche. Sostituiamo quindi il Valentino di Peynet con un bel mazzetto di mimose ed opla'! Il gioco e' fatto!

Oltre tutto, questa festa piu' di altre diventa motivo di rivendicazione dei nostri diritti oppure occasione per denunciare i torti, i misfatti, le prevaricazioni che subiamo delle quali, puntualmente, "passata la festa e gabbato lo santo", da domani non freghera' piu' una controminkia a nessuno.

Noi donne diventiamo oggi protagoniste. Finalmente esseri da proteggere come i panda, da non abbandonare come i cani. Ma solo per un giorno, mi raccomando. Da domani e per le prossime ottomilasettecentotrentasei ore, cio' che di noi tornera' ad interessare gli uomini sara' la qualita' di quello che teniamo dentro le mutande.

Ed allora saremo nuovamente quelle di alta qualita' o quelle di bassa qualita', quelle fresche o quelle rafferme, quelle gustose o quelle insipide, quelle fredde o quelle calde... come le frittelle.

venerdì 6 marzo 2009

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L'infame Colonna

Era una giornata di pioggia a Milano. Nelle vicinanze della contrada della Vetra, due comari chiacchieravano, affacciate alla finestra gia’ di primo mattino, quando notarono un uomo con un mantello nero e con il cappello calato sul volto che camminava rasente una casa strofinando la mano contro il muro. Appena l’uomo si fu allontanato, le due donne si precipitarono in strada per controllare i segni che, secondo loro, l’uomo aveva lasciato sul muro e si convinsero di vedere delle macchie di colore giallo. Immediatamente diedero l’allarme. La gente accorse numerosa e la parte che appariva macchiata venne prontamente bruciata. Il Capitano di giustizia, arrivato per esaminare il luogo, confermo’ i timori: sul muro si scorgevano chiaramente dei segni di unto, nonostante fosse stato bruciato e ricoperto di calce.

All’uomo col mantello vennero presto dati un volto ed un nome: Guglielmo Piazza, commissario della sanita’, che fu immediatamente arrestato ed accusato di aver cosparso dell’unguento ammorbante.

Interrogato, il Piazza sulle prime nego’ di essere coinvolto nell’accaduto ma, dopo essere stato rasato, denudato per il timore che potesse nascondere un amuleto in grado di proteggerlo dal dolore, purgato e sottoposto alla tortura della corda, cioe’ appeso con le mani legate dietro la schiena e poi lasciato cadere di colpo, non soltanto confesso’ ma, pressato dai torturatori e dietro la promessa d’impunita’, s’invento’ anche il nome di un complice, tal Giangiacomo Mora che altri non era che il suo barbiere al quale, proprio pochi giorni prima, aveva chiesto di procurargli un vasetto d’olio curativo contro la peste.

Un’attenta perquisizione nella bottega del cerusico rivelo’ la presenza di alambicchi e fornelli, e questo indusse gli inquirenti a considerare quel luogo una vera e propria fabbrica di veleni. Anche il Mora fu dunque arrestato ed interrogato e, siccome si dichiarava estraneo ai fatti, venne torturato: una mano gli fu attorcigliata in una matassa di canapa e poi girata fino a slogargli il polso, tanto da farglielo ripiegare sul braccio stesso. Il barbiere confesso’ ma poi, cessato il supplizio, ritratto’. Sottoposto nuovamente alla tortura, tra grida di dolore e spasimi, ammise infine quello che gli inquirenti sostenevano avesse fatto.

Le torture ai due imputati si susseguirono per giorni fin quando, ormai stremato dallo strazio, il Piazza fece il nome di una terza persona: Don Giovanni Gaetano Padilla, nobile spagnolo, accusandolo di essere l’ideatore del piano criminoso. Il Mora, a cui venne chiesto di confermare la responsabilita’ del Padilla, acconsenti’.

Il Piazza ed il Mora, nonostante le dubbie confessioni estorte con la tortura, le continue e ripetute smentite del barbiere e l’assenza di una benche’ minima prova, furono condannati a morte. Entrambi furono caricati su di un carro che li porto’, prima, nel luogo che il Piazza aveva infettato, poi, davanti alla bottega del Mora, dove fu tagliata loro la mano destra e rotta l’ossatura; in seguito furono messi sulla ruota e scannati. I loro cadaveri vennero quindi bruciati e le ceneri gettate nel fiume.

La casa del Mora fu abbattuta ed al suo posto eretta una colonna. Infine fu posta una lapide che recava la descrizione dei fatti accaduti, cosi' da ricordare ai posteri la giustizia compiuta nei confronti dei due principali colpevoli dell’epidemia di peste che si diffuse a Milano nel 1630.

Don Giovanni Gaetano Padilla, il terzo accusato, invece, fu assolto in virtu’ del suo rango nobiliare.

giovedì 5 marzo 2009

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Saffica-mente

Alcuni uomini, ancor oggi, improvvisandosi psicologi, esperti conoscitori della vita e del complesso comportamento umano, non mancano d'illuminarmi sul mio ormai acclarato saffismo, rivelandomi la vera ragione per la quale sarei attratta dalle donne. Cio' sarebbe dovuto, secondo loro, al pervertimento sessuale di coloro con i quali mi sarei accompagnata quando ero prostituta. Sono infatti convinti che quei miei ex clienti, esigendo da me atti a dir poco ripugnanti, abbiano finito per stancarmi, nauseandomi al punto che, non potendo provare che ribrezzo per certi uomini che non considererei quasi piu' neanche maschi, avrei iniziato a preferire le donne.

Questo relegare il saffismo ad una patologia indotta, ad uno scompenso psicologico subito oppure ad una reazione a qualcosa di traumatico, manifesta il desiderio inconscio di esorcizzare il demone che sta alla base della grande paura di ogni uomo, e cioe' quella di veder arrivare il momento in cui la donna, non piu' "oggetto" ad uso e consumo del solo maschio, diventa essa stessa "soggetto attivo" in grado di competere, come rivale, su un terreno considerato fino a ieri appartenente ad un solo genere.

Pero', mentre me la raccontano, questi sedicenti "Sigmund Freud de noantri" sembrano sinceramente convinti di cio' che dicono. Per questo evito di deluderli. Questa convinzione, infatti, da una parte li riappacifica con se stessi, dando la responsabilita' della mia "ambiguita'" sessuale non tanto alla contingenza del rapporto che intercorre fra me e loro, quanto a colpe antiche di individui definiti "malati e pervertiti" e, dall'altra, li fa sentire dei pigmalioni, nella speranza d'istillarmi un sentimento di grata ammirazione che, magari, mi conduca dritta dentro la loro alcova cosi' che possa riconsiderare tutta quanta la mia sessualita' in base a quei centimetri che, a sentir loro, non avrei mai ricevuto nel modo appropriato.

In realta', non penso che l'attrazione che provo per alcune donne che mi capita d'incontrare sia dovuta al pervertimento dei miei ex clienti, poiche' gli uomini che incontravo erano tutto fuorche' dei satiri in grado di traumatizzarmi. Anzi, se proprio voglio essere spietatamente sincera, la stragrande maggioranza era formata da una massa di ridicoli sfigati che riuscivano a suscitare una libidine al pari di quella che puo' suscitare una supposta. Per cui non credo proprio che il mio saffismo sia dovuto a traumi collegati alla mia ex professione.

In ogni caso, e' saffica quella donna che si definisce tale, iniziando dal proprio oggetto del desiderio, ma che anche riconosce nel saffismo un tratto importante della sua personalita', identificandosi con le altre donne che considera come lei, e riconoscendosi nella cultura, appunto, saffica. Essere saffica significa percio' riconoscere la propria identita', andarne fiera e valorizzare quella femminilita' che appartiene ad ogni donna.

Ma se il mio oggetto del desiderio non e' limitato esclusivamente alla figura femminile e spazia fra i due sessi, indifferentemente, in base ad alchimie strane che avrei difficolta' a descrivere poiche' sempre diverse e mai prevedibili, sono davvero saffica oppure e' solo la mia mente che, come avviene in Mulholland Drive, nell'eterna ricerca di un'identita' sceglie di esserlo in base a cio' con cui, di volta in volta, si relaziona?

Una volta, quando ancora credevo che mi piacessero solo gli uomini, incontrando la prima donna della quale poi mi sarei innamorata mi chiesi: "Posso essere attratta da lei anche se non sono lesbica?"

Una bella domanda, vero?

"Saffo fu una poetessa greca nata nell'isola di Lesbo nel 628 A.C. che, sull'isola di Mitilene nel Mare Egeo, fondo' un convitto per sole ragazze vergini di nobile famiglia, includendo una scuola di ballo, musica, poesia ed educazione dello spirito allo scopo di elevare culturalmente le future spose della classe nobile greca. Nella sua opera poetico-pedagogica la poetessa narra con estrema raffinatezza le sue relazioni sentimentali con alcune di queste ragazze ed il dolore della separazione."

mercoledì 4 marzo 2009

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Il Segreto delle Lucciole

Esistono persone che, quando le incontro, anche se e' la prima volta, mi sembra di conoscerle da sempre.
Sono quelle che, se dicono qualcosa, qualsiasi cosa, subito mi riconosco nelle loro parole e penso: "Questo lo avrei detto anch'io".
Quelle che non devo neppure parlare, non ne ho bisogno, perche' subito so che riescono a comprendermi.

Quelle che potrei passare la vita ad ascoltare finanche i loro silenzi senza mai annoiarmi.

Esistono...

Nella realta', ed anche in questo bizzarro mondo virtuale, ho talvolta il privilegio di condividere la loro amicizia ed ogni volta che il miracolo accade mi chiedo da cosa dipenda questa loro capacita' di incastrarsi perfettamente con chi, casualmente, incrocia il loro cammino.
Perche' questa non e' una dote che tutti possiedono. Anzi, se proprio voglio dirlo con sincerita', devo ammettere che sempre piu' spesso incontro individui con i quali non avverto alcuna affinita', che dicono cose che non comprendo oppure che, immancabilmente, mi annoiano.
Ma le persone speciali, quelle che, naturalmente, sono in grado di legarsi a me, anche se si trovano dall'altra parte del mondo, esistono.
Le vedo brillare in mezzo a tutte le altre e, nel riconoscerle, provo quell'antica gioia che provavo anche da bambina quando, nelle calde notti d'estate, inseguivo le prime lucciole tentando di raggungerle per rubar loro la luce.
Sara' intelligenza, cultura, carattere o forse solo banale magia, io non lo so, ma giuro che faro' di tutto per scoprire il loro segreto e farlo mio.

martedì 3 marzo 2009

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Totodefault

Pare che una delle mie nonne, che non era ungherese bensi' toscana, quando accadeva che si parlasse un po' troppo di qualcosa dicesse: "Quando tuona vuol piovere!". Non passa ormai giorno che non si legga sul giornale qualche articolo che faccia riferimento a come la crisi globale potrebbe causare, anche in Europa, una situazione analoga a quella gia' vista in Argentina nel 2002 ed in Russia nel 1998.

Le ultime notizie non sono certamente confortanti. Riporto un articolo dell'Economist (dal blog dell'amica Meggy) che descrive esattamente cio' che potrebbe accadere qualora alcuni Paesi dell'Est Europa non fossero aiutati dalla Comunita'.

Pare che le nazioni europee piu' coinvolte nelle aree a rischio e che quindi vantano i maggiori crediti nei confronti di Bulgaria, Romania, Ungheria e Polonia, siano la Grecia, l'Austria e, soprattutto, l'Italia della quale fino a due giorni fa il premier assicurava una solidita' finanziaria e bancaria superiore a quella di altri Paesi europei, ma parrebbe la piu' esposta tramite Unicredit ed Intesa San Paolo che intanto, come tutti i bravi imprenditori sull'orlo del fallimento, seguendo il copione prendono tempo sottoscrivendo gli onerosi, Tremonti Bond.

Oltre a cio' il timore e' che le aste relative alle nuove emissioni di titoli di stato italici, che dovrebbero servire a ripagare i riscatti di quelli che scadranno nel 2009, potrebbero andare deserte, sia per la mancanza di quella liquidita' finanziaria che sta alla base della crisi globale in atto, sia per la mancanza di fiducia nei confronti dell'Italia stessa, ponendo di fatto lo Stato Italiano in una situazione d'insolvenza ed obbligandolo ad una ristrutturazione del debito. E cio' significherebbe come minimo un congelamento dei titoli di stato in scadenza.

Anche se certe notizie possono sembrare meno interessanti della misura di reggiseno di qualche velina, oppure della squadra che si aggiudichera' lo scudetto, oppure di quanto gli zingari siano antiestetici per il panorama cittadino, posso affermare che, diversamente dalle tette delle veline, da undici cerebrolesi che corrono dietro ad un pallone e dai bambini Rom che il sindaco Gentilini sterminerebbe volentieri, le vicende relative ai titoli di stato italici incideranno maggiormente nella vita delle persone. Persino di quelle che, ancor oggi, credono agli asini che volano e continuano fuduciosamente a dare il loro voto a chi si sta gia' preparando a trascorrere il resto della vita su isole tropicali in compagnia di qualche oligarca russo o ex ministro argentino reduci da bancarotte passate.

Io, intanto, sto compilando la schedina chiedendomi quale sara' la nazione che, arrivando prima nel campionato, vincera' lo scudetto del default.

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Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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