giovedì 29 gennaio 2009

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La sindrome del legislatore incompetente

Quando ne discutevo in questo blog, due anni fa, pochi conoscevano il significato del termine stalking. Per conoscerlo occorreva esserne state vittime ed io, purtroppo, lo sono stata. Sia nel mondo reale, fatto su cui voglio mantenere riserbo, che in questa dimensione virtuale. Nessuno puo' veramente capire fino in fondo, se non ha subito le "attenzioni particolari" di un molestatore assillante, cosa significhi essere costantemente nel mirino di qualcuno che, per ossessione o per vendetta, ha dedicato la propria vita per rovinare quella della sua vittima. Nessuno puo' veramente capire fino in fondo, se non e' stata vittima di stalking, cosa significhi "aver paura" al punto di essere costrette a fuggire, abbandonando luoghi, persone, lavoro ed abitudini alle quali si e' affezionate, nel tentativo di trovare rifugio altrove, senza per altro aver mai la certezza di essere completamente al sicuro.

Fino a pochi anni fa, considerare sia lo stalking sia lo stupro effetti di una pulsione stimolata dall'avvenenza della vittima, faceva parte della tipica "cultura maschilista italica". Per cui, chi subiva doveva non solo sentirsi in parte "colpevole" ma, addirittura, esserne lusingata. Ricordo la volta che, volendo denunciare il mio persecutore, il poliziotto al commissariato, che ovviamente non capiva a cosa mi riferissi, compilando il verbale mi rispose: "Suvvia, non ne faccia un dramma, dopotutto e' solo un corteggiatore che si e' innamorato di una bella signorina".

Finalmente, oggi, anche in Italia viene approvata (per il momento solo alla Camera) una legge che punisce il reato di stalking. Finalmente, e lo dico riconoscendo un merito all'attuale governo nonostante non attiri le mie simpatie, anche in Italia e' stato fatto un grande passo di civilta' nella direzione della difesa di chi e' oggetto di tale violenza. Una violenza che colpisce in larga parte le donne. Se la legge verra' approvata anche in Senato, e verra' promulgata, chi sara' riconosciuto colpevole rischiera' fino a 4 anni di galera.

Almeno sulla carta...

Si' perche' in un reato come lo stalking, per provare la colpevolezza dell'eventuale persecutore, le intercettazioni diventano indispensabili ma, come si sa, queste. se passera' la nuova legge in materia d'intercettazioni, non potranno essere effettuate per reati che prevedono pene inferiori a 5 anni. E cosi', ancora una volta, quelli che stanno al governo hanno dimostrato di non aver capito una beneamata fava.

Pero' si deve apprezzare almeno il fatto che l'intenzione c'era, ed era buona. Peccato solo che i legislatori siano in mala fede oppure totalmente incompetenti.

martedì 27 gennaio 2009

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La giornata della memoria... corta

Opinionisti, conduttori televisivi, negazionisti lefebvriani e filosionisti, si esibiranno, per l'intera giornata, in una dimostrazione accademica di "Tuttologia della Minkia applicata", per ricordare cio' che ogni anno viene ricordato. I lager, il nazismo, lo sterminio di un popolo, saranno gli argomenti del giorno, corredati da dei bei servizi filmati e testimonianze dei sopravvissuti. Ed ancora una volta s'invochera' un "mai piu'". Frase che avra' vita fino al momento in cui l'attenzione dei media sara' di nuovo attratta dalle mestruazioni della tettona del Grande Fratello.

Qualcuno, ogni tanto, di sfuggita e solo per far vedere che la Storia la conosce, buttera' li' che, oltre agli ebrei, anche gli omosessuali ed i Rom subirono la stessa sorte, ma sara' questione di un attimo dopodiche', immancabilmente, il discorso ritornera' su cio' che davvero conta: le sofferenze del Popolo di Abramo. Dopotutto, ne' i gay, ne' gli Zingari, possono contare oggi sulla bomba atomica, ne' su lobbies potentissime piene di quattrini. I secondi, poi, ammorbano ormai l'aria delle citta' con la loro presenza. Sono poveri, brutti, sporchi, puzzolenti, cattivi, ladri e bugiardi. Mica belli e forti come i soldati dell'IDF che difendono la loro patria...

Eppure pochi conoscono il significato di quel triangolo nero con il vertice capovolto, affiancato dalla lettera Z, cucito sugli abiti delle vittime del Porajmos, lo sterminio delle popolazioni romaní, devastante quanto la Shoah se non addirittura piu' atroce. Ma conviene non ricordarlo.

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Il filtro dell'amore perduto

Apparve. Sbuco’ dal retrobottega, richiamata dal campanello sopra la porta che, col suo tintinnio, l’aveva avvertita che qualcuno era entrato. Indossava una camicetta ed un’ampia gonna tutta balze e volant. Ai lobi portava due grandi orecchini a cerchio ed i lunghi capelli corvini, talmente neri da apparire quasi innaturali, erano avvolti in un foulard variamente colorato, allacciato come una bandana.

- Buongiorno – disse scrutando la giovane ragazza pallida e dall’aria un po’ timida appena entrata – come posso aiutarla?
- Scusi… ho visto il cartello in vetrina. Dice che qui vendete filtri speciali…
- Si’ - disse la donna dietro al banco con un sorriso complice e sornione – ha in mente qualcosa di particolare?
- Beh… insomma… avrei bisogno di un filtro in grado di far innamorare… non so se…
- Ah… ma certo, i filtri d’amore sono proprio una nostra specialita’. E’ per qualcuno che e’ libero oppure e’ impegnato?
- E’ sposato… con figli… perche’, c’e’ differenza?
- Beh, si’… per un uomo sposato ci vuole qualcosa di piu’ concentrato, che agisca in profondita'. Soprattutto se ha dei figli i legami da spezzare sono piu’ tenaci. niente di particolarmente complicato... solo le costera’ un po’ di piu’…

La donna che usci’ da dietro il bancone pareva la materializzazione di Esmeralda appena uscita dal romanzo di Victor Hugo. Era alta e snella. Non dimostrava piu’ di trentacinque anni ed i suoi occhi, chiarissimi, contrastavano con l’idea che si poteva avere di una fattucchiera. Si protese fino ad arrivare con il volto vicinissimo a quello della ragazza, tanto che quest’ultima ne pote’ percepire il respiro che profumava di ginepro.

- Ma non si preoccupi per il prezzo - disse con voce sottile come un filo di seta - ci metteremo d’accordo. Avrei invece bisogno che mi raccontasse qualcosa di piu’… non e’ semplice individuare il filtro piu’ efficace. Piu’ cose sapro’ e meglio potro’ indicarle quello giusto.

- Ebbene – inizio’ a raccontare la ragazza – lui mi ha corteggiata per tanto tempo. Mi attraeva, mi affascinava, ma all’inizio evitavo d’incoraggiarlo. Un uomo sposato e con figli che affidabilita’ puo’ dare? Lei mi comprende…

La zingara annuiva senza dire una parola ed ascoltava il racconto della giovane che si era lasciata andare e sciorinava la sua storia come solo le donne sanno fare quando si trovano di fronte ad altre donne.

- Ma io non sono mai stata come quelle che sanno far sentire il loro profumo agli uomini tenendoli pero’ a distanza di sicurezza, come dei giocattoli, compiacendosi nel vederli sbavare. Cosi’, alla fine, gli ho ceduto ed e’ stato come se mi si fosse aperta la diga del cuore. Gli ho rovesciato addosso tutto quanto l’amore che conservavo dentro… ma per lui non e’ stato cosi’. Dopo e’ cambiato. E’ come se fosse rimasto deluso. Da allora mi sfugge ed io soffro le pene dell’inferno perche’ lo amo pazzamente. Vorrei stare sempre con lui, vorrei che pensasse a me ogni istante, cosi’ come io penso a lui e vorrei che ritrovasse quell'amore del quale pare abbia perso ogni traccia.

- Lei parla d’amore perduto… - disse la zingara – di storie come la sua ne ho sentite tantissime, sa? E qui, in questa bottega, ci siamo sempre occupate di trovare un rimedio a questo problema che tormenta le anime fin dalla notte dei tempi. Vedra' che con il nostro filtro sara' in grado di ritrovare quell'amore.

La donna rise con sincerita’, ma la ragazza non riusciva a capire fino a che punto stesse prendendosi gioco di lei.

- Adesso vorrei spiegarle qualcosa di noi. Qui siamo soltanto donne e lo sa per quale motivo? Perche’ solo le donne sanno cosa sia l’amore, e questo ci rende competenti per placare le pene che affliggono il cuore. Ma non restiamo in piedi, accomodiamoci di la’, nel retrobottega… e’ l’ora del te’. Ne gradirebbe una tazza? Anzi, se le fa piacere diamoci pure del tu. Io sono Klára.
- Io mi chiamo Elisa. Molto lieta. Ma non so se…
- Intendi dire che hai timore? Hai paura che questo sia l’antro di una strega?
- Qui e’ tutto cosi’ strano…
- Allora chissa’ cosa penserai quando vedrai le mie sorelle
– rise ancora Klára facendole strada.

Elisa la segui’ nel retrobottega e si guardo’ intorno. Credeva di accedere ad un locale angusto e disordinato invece, appena entro’, vide un ambiente spazioso, confortevole ed arredato con gusto. Era un’immensa stanza a meta’ fra una cucina ed un soggiorno. La luce entrava abbagliante da una grande vetrata che occupava quasi tutta la parete centrale, mentre sul muro di destra si apriva la bocca di un grande camino che diffondeva calore, e su quello di sinistra erano appesi oggetti, quadri d’ogni genere e piatti decorati. C’erano divani, poltrone e tappeti, ed al centro un grande tavolo rotondo circondato da sedie e gia’ apparecchiato con tutto l’occorrente per il te’.

- E’ bello qui! - esclamo’ Elisa.
- Sono felice che ti piaccia. In fondo non c’e’ niente di piu’ confortante che stare bene in un posto. Anche solo per prendere una tazza di te’. Adesso ti presento le mie sorelle.

Klára prese un campanellino d’argento da un ripiano e lo tintinno’ emettendo un suono acuto e dolcissimo. Controluce, dal forte chiarore che filtrava attraverso la grande vetrata, due sagome indistinte parvero materializzarsi e, lentamente, via via che gli occhi di Elisa mettevano a fuoco l’immagine, presero forma. La ragazza cerco’ di individuare l’apertura nella parete di vetro dalla quale dovevano essere entrate, ma non riusci’ a scorgerla, tanto che penso’ di trovarsi di fronte ad un’illusione ottica.

- Ecco, queste sono le mie sorelle: Mariska e Zsanika.

Le due apparizioni avevano anche loro pressappoco l’eta’ di Klára e, se pur con qualche dettaglio che le differenziava, erano vestite come lei: portavano entrambe abiti in stile zingaresco, grandi orecchini a cerchio pendenti dai lobi ed i capelli lunghissimi fasciati in bandane colorate. Mariska pero’ i capelli li aveva rossi come il fuoco, soffici e con i morbidi riccioli che le fiammeggiavano sulle spalle, mentre quelli di Zsanika erano lisci, pesanti e setosi, di un biondo talmente chiaro e cangiante che nessuno si sarebbe sorpreso di vederli risplendere persino nella notte.

“Fantastiche” penso’ Elisa guardando ammirata le tre figure. Le pareva di trovarsi in un’altra dimensione, diversa da quella in cui era prima di entrare in quella bottega. Mariska le tese la mano ed accenno’ un piccolo inchino con gli occhi, anch’essi chiarissimi come quelli di Klára. Cosi’ come lo erano quelli di Zsanika che si presento’ allo stesso modo. Poi, le due donne si accomodarono su un divano mentre Klára porgeva loro le tazze in cui aveva appena versato il te’.

- Lei e’ Elisa – disse Klára – ed e’ qui da noi perche’ ha bisogno di un filtro d’amore.
- Vieni, Elisa, lascia che ti guardi
– la invito’ Mariska – vedo che sei pallida, smagrita, sciupata. Hai le occhiaie e le mani che ti tremano… da quanto tempo stai male?
- Da otto mesi, signora
- rispose sconfortata la ragazza.
- Otto mesi! Otto mesi! – ripeterono le tre zingare quasi all’unisono – Ma e’ terribile!
- Elisa, bevi il tuo te’, adesso
– riprese Mariska – poi, potrai raccontarci come i tuoi guai sono iniziati ed insieme troveremo il rimedio.

Elisa bevve. Il te’ aveva un gradevole aroma misto di frutti di bosco, vaniglia e menta. Fragranze che si alternavano nel palato in una girandola di sapori. Penso’ che quella fosse la bevanda piu’ deliziosa che avesse mai assaggiato. Il calore le si diffondeva in tutto il corpo, lasciandole dentro una sensazione di sollievo.

- Adesso guardami bene negli occhi – si fece avanti Zsanika – concentrati e prova a condensare quello che provi. Poi, quando ti senti pronta, senza timore, cerca esprimerlo. Noi staremo ad ascoltarti per tutto il tempo che sara’ necessario, fino a quando non avrai terminato, raccogliendo ogni goccia di quelle sensazioni che ci serviranno per preparare il filtro di cui hai bisogno.

Elisa, dopo essersi concentrata per qualche secondo, inizio’ a parlare, come un fiume in piena. Per oltre un’ora pianse e vomito’ tutta quanta la sua disperazione per quell’amore non corrisposto, fino a quando cadde esausta e di lei non rimase che un’involucro vuoto, sudato e rannicchiato fra le braccia di Zsanika che la strinse a se’ cullandola come una bimba, cantando una dolce nenia in una lingua sconosciuta. E quella ninnananna la fece addormentare.

Dormi’ per un tempo indefinito in un sonno senza sogni. Quando si sveglio’ le tre zingare erano chine su di lei. Sorridevano ed i loro sguardi, che in quel momento apparivano carichi di un’antica esperienza, quasi stonavano su quei volti di giovani donne.

- Brava Elisa! Brava Elisa! Brava Elisa! – dissero in sequenza Klára, Mariska e Zsanika – Come ti senti adesso?

I loro occhi chiari, come se non appartenessero a quel mondo ed a quel tempo, erano rassicuranti ed infondevano una tranquillita’ che Elisa ignorava potesse esistere. Non si era mai sentita cosi’ bene. Non provava piu’ alcun peso e di quell’uomo dal quale aveva ricevuto solo ansia e disperazione, per il quale aveva sofferto ed aveva pianto, quasi non ricordava piu’ neppure il nome e dovette addirittura sforzarsi per riuscire a richiamare alla mente il suo volto ed i momenti passati con lui.

- Che cosa mi avete fatto? – disse in preda ad un senso di gioia che non aveva mai provato - Tutto questo e’ magico… voi… voi siete delle fate…

- Le fate non esistono e la magia e’ solo un’invenzione dei ciarlatani che ingannano la gente. - disse Klára – Noi non abbiamo fatto niente di straordinario. Abbiamo solo dato ascolto al tuo grido di dolore. Ci hai chiesto un filtro perche’ qualcuno che non ti amava s’innamorasse di te, perche’ fosse schiavo del tuo amore, perche’ provasse quella stessa sofferenza che tu portavi dentro. Ma quell’amore, ragazza mia, non era vero amore. Era una malattia e l’unico filtro d’amore efficace poteva essere solo una medicina in grado curarla.

- La medicina contro quel male gia’ esisteva dentro di te, come esiste dentro ad ogni persona. – prosegui’ Mariska - Chiunque puo’ guarire; basta che si guardi dentro, fino in fondo all’anima. Ricordati: dall’amore che brucia si puo’ guarire come si guarisce da una qualsiasi bruciatura e cio’ che restera’ sara’ solo una piccola cicatrice. Il vero amore, invece, non lascia cicatrici, non brucia ma sa donarti tanto calore. Sai di appartenergli senza perdere mai te stessa. Lo accetti cosi’ come e’, e mai hai desiderio di legarlo a te con un incantesimo.

- Ora sei guarita Elisa. – termino’ Zsanika – Nel tuo cuore, adesso, c’e’ la pace. Quella pace necessaria per riprendere in mano la tua vita, per decidere con la tua testa, giorno per giorno, rendendo possibile tutto cio’ che ti sembrera’ piu’ bello e piu’ giusto. E, se sarai prudente, mai piu’ ti ammalerai e mai piu’ ti sentirai precipitare nell’abisso della disperazione.

***

Prima di andarsene Elisa si volto’ ad ammirare per un’ultima volta quelle tre figure. Poi, sorridendo alla luce del tramonto che l’attendeva fuori, apri’ la porta, inalo’ l’aria a pieni polmoni come se quello fosse il respiro piu' importante della sua vita, ed usci’.

Le tre donne restarono silenziose fino a quando la porta non fu completamente richiusa alle spalle della ragazza. Fu Klára a rompere il silenzio.

- E’ sempre meraviglioso quando il filtro funziona e devo dire che stavolta il te’ e’ venuto particolarmente buono.
- Fin da quando l’amore si e’ manifestato per la prima volta in questo mondo, mai nessuno si e’ lamentato del nostro te’…
- annui’ soddisfatta Mariska.
- Esclusa una persona… ma con lei nessun filtro avrebbe funzionato - ridacchio’ Zsanika lanciando un’occhiata in direzione di Klára che, fingendo di non averla sentita, serro’ a chiave la porta e chiuse la tenda della vetrina immergendo la bottega nella piu' completa oscurita'.


mercoledì 21 gennaio 2009

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Cambiamenti

Saro' via per qualche giorno e forse non potro' collegarmi al blog. Ne approfittero', pero', per riflettere su alcuni cambiamenti intervenuti in questi giorni e quando tornero', statene certi, se non saro' tramutata anch'io in un personaggio tarantiniano armato di katana, tutto continuera' come prima. Si', perche' di cambiamenti ce ne sono stati in questi giorni. Ed anche importanti.

Il Discorso di Obama (ho messo di proposito la maiuscola), ad esempio, sara' ricordato fa quelli piu' evocativi mai pronunciati da un presidente americano, e questo segna senz'altro un cambiamento. Un cambiamento di stile e d'intenti. Un cambiamento che anche l'italico popolo, sotto sotto, sognerebbe.

Li avete mai visti i politici italici parlare alla Nazione in quel modo? Li avete mai notati, quando non sono palesemente imbalsamati a mo' di Napolitano oppure stuccati e dipinti come il noto Cavaliere, nelle loro manifestazioni oratorie?

Dite sinceramente: se li incontraste ad un'autogrill e vi proponessero l'acquisto di un Rolex, vi fidereste? No, perche' se andate ad esaminare le loro gestualita' (ad esempio, quella di Fitto), non e' che siano molto diverse...

Notate la dialettica di Capezzone, l'espressione di Sacconi, la mimica di Veltroni, le inflessioni di Cota, la faccia tosta di Tremonti, per non parlare delle tante particolarita' che contraddistinguono gli altri mille figuri che occupano gli scranni parlamentari... ce li vedreste al posto di Obama a pronunciare un discorso come quello di ieri?

Suvvia, siamo seri... non c'e' confronto, diciamolo chiaramente. La differenza, se volessimo azzardare un paragone calcistico, potrebbe essere quella fra la squadra nazionale del Brasile e quella degli scapoli, o degli ammogliati che' tanto non fa differenza.

E soprattutto, avrei una domanda alla quale spero saprete dare una risposta al mio ritorno: che fine hanno fatto tutti quelli che per otto anni hanno lucidato il culo di Bush a colpi di lingua?

martedì 20 gennaio 2009

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Bannata!

Bannata da MenteCritica. Volevo lo sapeste. Era prevedibile, sono dei ragazzi... come tanti altri non sono stati in grado di reggere, coerentemente, un confronto dialettico, fra l'altro impostato proprio da loro su un piano decisamente polemico ed aggressivo. La giornata di oggi ha mostrato tutta quanta la debolezza, e l'immaturita', di chi gestisce quel luogo, dopo quella che io definisco la classica "sclerata da bambino viziato che, quando perde, porta via il pallone". E dire che ci avevo pure creduto, ad agosto, che fosse un luogo diverso dagli altri. Che ingenua!

Ma questo, in fondo, non fa altro che confermare una cosa che io so da molto tempo: il web, a certa gente che nella vita vale poco o nulla, fa male. C'e' chi, solo per il fatto di aver registrato un sito web, inizia a digitare tenendo in testa lo scolapasta credendosi Napoleone. E questo non e' tanto sano...

E poi molti si chiedono perche' sono sempre un po' circospetta, sospettosa ed evito di dare fiducia completa alle persone... immaginatevi se uno cosi', Norman Bates travestito da "mammina", lo si incontra nel reale...

Vabbe', anche se molti erano gia' al corrente, ho voluto comunque formalizzare la notizia. Chi volesse ricostruire tutto quanto il percorso che ha portato al mio ban, se ha tempo da buttare, puo' leggere i commenti negli ultimi articoli, anche se gli amministratori hanno iniziato a cancellarne alcuni ad arte per mistificare la verita' e far sfigurare le persone che vogliono loro.

Da ora in poi prevedo che li' sara' tutto un arrampicarsi sugli specchi da parte di chi cerchera' di addurre le ragioni piu' fantasiose al suo comportamento discutibile. Il tutto per non ammettere una cosa che fin da subito e' stata chiara alla quasi totalita' dei lettori: che ha toppato!

D'altronde i bambini mai cresciuti si comportano cosi'.

lunedì 19 gennaio 2009

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Empatia 2159

Una volta esisteva una strana concezione della vita. La gente era matta. Parlava di condivisione delle risorse, di solidarieta', di democrazia, di valori... di empatia. C'e' stato persino chi e' morto per quelle stronzate. Che imbecille! Fortunatamente, oggi, questi valori obsoleti sono scomparsi. Si sono completamente diluiti nella salvifica melma della meschinita' e dell'egoismo, autentiche qualita' che tengono conto della vera natura dell'essere umano.

Perche' rifugiarsi dietro al dito delle utopie? Perche' sprecare l'esistenza, il talento, i pensieri per inseguire i falsi miti che conducono solo all'infelicita', all'insoddisfazione, al senso di vuoto e d'inutilita'?

L'Umanita' lo ha compreso e da tempo ha giustamente ripreso interesse per cio' che realmente, in questa nostra breve esistenza - tanto breve da non lasciarci il tempo per lottare inutilmente per le generazioni future che' troppo dobbiamo pensare a noi stessi - conta: le tette della bonazza del Grande Fratello 159, le misure del pene del giocatore di Rollerball, il nuovo I-Phone con connessione intergalattica. Ecco cos'e' l'autentica felicita'. Tutto il resto non e' altro che un ammasso di inutili parole sparate a casaccio nel vento del web.

Oggi dobbiamo ringraziare chi ha avuto il coraggio di rivalutare la Soluzione Finale. Tutti sapevano che erano in troppi ad occupare uno spazio vitale che la Natura aveva progettato solo per pochi. La popolazione mondiale ha sempre autoregolato la propria crescita con le guerre e sterminando i piu' deboli, i piu' inutili, quelli che non producono e solo consumano: i vecchi, i bambini, gli zingari.

Nella seconda meta' del XX secolo l'Umanita', obnubilata dai tanti discorsi sulla difesa della vita a tutti i costi, si era mossa contro natura. Ma, fortunatamente, il vento e' cambiato e le nuove generazioni, nel XXI secolo, si sono rese conto che non c'era piu' spazio per le stronzate e le utopie. Il mondo era giunto sull'orlo del collasso ed era arrivato il momento delle decisioni: "O noi, o loro".

Gia' nei primi anni del 2000 si leggevano i commenti sui fatti che riguardavano un luogo del quale, oggi, si e' perduta ogni traccia e che doveva essere ubicato dove adesso si estende il grande deserto vetrificato: Gaza. Ormai sono documenti storici che possono essere consultati solo nei musei. Come quello che segue:

"La democrazia con le capre dei palestinesi e' inutile. Speriamo che un giorno Israele butti una bella testata da 20 megatoni su Gaza, 1.500.000 morti in 10 minuti, la comunita' internazionale che rompe le palle assieme ai giornalisti per una ventina di giorni e poi basta, la gente dimentica, e non frega nulla piu' a nessuno. Sarebbe la soluzione piu' economica, indolore e definitiva".

A leggere queste parole, ancora valide nonostante siano passati 150 anni, c'e' davvero da aprire il cuore alla speranza e possiamo essere certi che finalmente, dopo secoli d'ipocrisia e di buonismo, l'Umanita' abbia davvero avviato quel cammino di consapevolezza e di civilta' rigettando quegli ideali che, in fondo, non valgono un cazzo.

mercoledì 14 gennaio 2009

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Refuseniks

"Da adesso mai piu'" e' il loro motto. "Mai piu'" e' un'affermazione sentita innumerevoli volte da ogni israeliano con riferimento alla Shoah ed e' analizzando a fondo questa affermazione che si arriva a capire il senso delle loro ragioni: "mai piu' ne' vittime ne' carnefici". Refuseniks sono i soldati israeliani che rifiutano di combattere contro la popolazione inerme. Nonostante l'idea stereotipata che possiamo avere del militarismo sionista, il fenomeno dell'obiezione di coscienza non e' estraneo ad Israele.

Negli ultimi otto anni, centinaia di militari israeliani sono stati processati e condannati per aver rifiutato di combattere in aree densamente abitate dalla popolazione civile palestinese. Soldati che avevano sempre prestato il loro servizio in prima linea e che, ad un certo punto, non hanno voluto piu' portare avanti alcuna missione, ne' piccola ne' grande, rifiutandosi di prendere parte agli attacchi contro i civili per non continuare a sentirsi responsabili di sofferenze inflitte ad esseri umani innocenti.

Piloti, soldati, uomini e donne che hanno giudicato le azioni di guerra indiscriminate contro le donne ed i bambini, come "azioni illegali e immorali, diretto risultato dell'occupazione in atto che sta corrompendo tutta la societa' israeliana. Un'occupazione che mina fatalmente la sicurezza dello Stato di Israele e la sua forza morale".

Oggi sono oltre cinquecento i soldati israeliani che non vogliono combattere nei territori occupati. Soldati semplici e ufficiali che si rifiutano di partecipare alla nuova ondata di violenza contro i palestinesi perche' pensano che cio' non solo non serva a risolvere i problemi in Medio Oriente ma che, al contrario, li inasprisca. Persone che non vogliono far parte del massacro messo in atto dal governo di Tel Aviv e che per i loro ideali di giustizia, e per il valore che danno alla vita rischiano, oltre all'ostracismo, tre anni di carcere.

I refuseniks israeliani hanno creato un sito web per spiegare al mondo le loro ragioni, nel quale e' possibile firmare una petizione per sostenere la loro obiezione di coscienza. In pochi giorni, quasi ottomila persone l'hanno firmata e puoi sostenerli anche tu se non vuoi sentirti responsabile, tacito ed accondiscendente, della mattanza umana che si sta perpetrando nella Striscia di Gaza.

martedì 13 gennaio 2009

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Ragazze invisibili

B.S.A.T. (Balkan Safeguard Against Trafficking) e’ un progetto nato dalla collaborazione fra alcuni giornalisti che si occupano dello studio del fenomeno criminale legato al traffico di esseri umani provenienti dall’area balcanica ed operatori impegnati nel recupero e nel reinserimento sociale delle ragazze Est europee vittime di questo traffico.

Il progetto, che si prefigge di esaminare il viaggio che queste giovani donne, spesso poco piu’ che bambine, sono costrette ad affrontare, partendo dai loro Paesi d’origine Est europei, per poter vivere quello che e' loro prospettato come il “sogno occidentale”, si compone di quattro parti; la prima analizza i flussi ed i percorsi utilizzati dai trafficanti per far giungere, nei vari Paesi dell’Occidente, le ragazze destinate al mercato della prostituzione; la seconda esamina i criteri di smistamento, sia per quanto riguarda la scelta delle nazioni e delle citta’ in relazione all'etnia delle ragazze, sia per quanto riguarda la scelta fra prostituzione in strada oppure al chiuso; la terza si occupa del recupero dei soggetti direttamente dalle mani dei trafficanti; la quarta, infine, e’ quella a cui e’ affidata l’opera di reinserimento delle ragazze in un nuovo percorso di vita.

Secondo i dati rilevati dal B.S.A.T., le ragazze Est europee vittime del traffico di esseri umani presenti sul territorio italiano sono in massima parte rumene, moldave, macedoni, ucraine e russe. Le albanesi, che invece erano la maggioranza fino al 2000, oggi rappresentano una minoranza non significativa.

Il progetto ha inoltre rilevato che nonostante negli anni sia cambiata la nazionalita’ delle ragazze introdotte in Italia, quella dei trafficanti e’ rimasta immutata: gli albanesi, infatti, risultano essere i piu’ coinvolti e, a differenza d’ogni altra etnia, sembrano essere gli unici a gestire ragazze d’etnia differente dalla propria. La criminalita’ albanese pare essere la piu’ radicata sul territorio italiano per quanto riguarda il traffico di donne provenienti dall’Est e questo e’ senz’altro dovuto al fatto che le organizzazioni albanesi sono le meglio strutturate e le piu’ collaudate e specializzate in questo tipo d’attivita'. Oltre ad avere numerosi contatti e punti di riferimento nel tessuto economico sociale italiano.

Le donne arrivano in Italia dietro la prospettiva di una migliore condizione di vita legata al disagio ed alla poverta’ che ancora esistono in ampie aree dell’Est Europa. Anche se una ragazza su cinque e’ ancora costretta a partire a seguito di rapimento, ricatto o minaccia, negli ultimi anni la modalita’ di reclutamento ha assunto sempre piu’ una forma “contrattuale”. Cioe’, dopo aver contratto un grosso debito, le ragazze lasciano consensualmente i loro Paesi dietro la promessa di un lavoro regolare. Cio’ che viene assicurato alla maggior parte di loro e’ che saranno occupate come domestiche, cameriere, badanti, ballerine. Solo pochissime hanno la consapevolezza di essere destinate al mercato della prostituzione, ed anche in questo caso sono totalmente all'oscuro delle reali condizioni di vita alle quali saranno costrette.

Le rotte usate dai trafficanti per far giungere le ragazze in Italia sono diverse. Chi parte dall’Ucraina, dalla Moldavia e dalla Romania, passa da Belgrado, transita in Ungheria ed in Austria ed entra in Italia dal valico del Tarvisio. Chi invece proviene dalla Bulgaria oppure dalla Macedonia, transita dall’Albania ed entra in Italia attraverso il Canale d’Otranto.

Una volta giunte in Italia le ragazze vengono smistate nelle varie regioni e nelle varie citta' dove, sottoposte a brutali condizioni di vita che prevedono l’uso sistematico della violenza fisica, sessuale e psicologica, finalizzata a piegare la volonta’ delle vittime, vengono cosi’ costrette in uno stato di soggezione utile per evitare eventuali fughe e denunce.

Lo smistamento fra i luoghi di lavoro segue normalmente un criterio etnico. Sulle strade sembra prevalere un’offerta di prostituzione nera e moldava che sazia il mercato del sesso a pagamento piu’ “povero”. Il punto d’arrivo delle giovani rumene, russe e ucraine, destinate a soddisfare una domanda di livello piu’ elevato, si sposta invece al chiuso degli appartamenti, degli alberghi e soprattutto dei numerosi night club e locali di lap dance.

La prospettiva di leggi che andranno a punire la prostituzione di strada, e le varie ordinanze repressive dei sindaci sceriffi, hanno accentuato negli ultimi mesi questo trasferimento dalla strada al chiuso. Cio’, anche se ha creato la percezione che il problema sia stato in parte risolto, in realta’ non ha cambiato la condizione delle ragazze che, invece, sempre piu’ spesso nascoste allo sguardo della gente, divengono invisibili, entrano cioe' a far parte di quella prostituzione che c’e’ ma non si vede e che quindi e' molto piu’ difficile da contrastare, poiche’ diventa sempre piu’ difficile individuare le sacche di illegalita’. E questo ostacola l’iniziativa di chi s’impegna per il recupero delle vittime che subiscono una condizione di costrizione e di sfruttamento. Iniziativa che si rivela tanto piu’ efficace quanto piu’ e’ possibile il contatto fra gli operatori e le ragazze stesse.

Per questo motivo coloro che sono impegnati nella parte progetto pertinente al recupero delle vittime ed al loro reinserimento, non possono che essere felici per l’esito della recente sentenza del T.A.R. del Veneto che, accogliendo il ricorso del Comitato Per i Diritti Civili delle Prostitute, si e’ espresso contro l’ordinanza del Sindaco di Verona, Flavio Tosi. Tale sentenza, oltre a dimostrare le aberrazioni giuridiche in cui spesso si tramutano le deliranti decisioni populiste assunte da certi sindaci sceriffi che trattano il problema ai soli fini elettorali, da’ modo d’interrogarsi su quali possano essere i reali effetti di una legge che spinge i trafficanti a trasferire completamente al chiuso l’intero mercato del sesso, e su quali possano essere gli strumenti piu’ idonei per combattere il traffico di esseri umani e le organizzazioni criminali che lo gestiscono.

domenica 11 gennaio 2009

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Facciamo Rete per aiutare una madre ad ottenere Giustizia

Anch'io accolgo volentieri la richiesta dell'amico Daniele Verzetti ed il suo appello in favore di Ornella Gemini, la madre di Niki, uno splendido ragazzo che non e' piu' con noi. Aiutiamo Ornella; aiutiamola a far sentire la sua voce che chiede giustizia per il proprio figlio. Una giustizia da tempo negata e che non e' piu' procrastinabile. La storia e' nota ma, per quanti non la conoscessero, rinvio a questo link.

A quest'altro link troverete la video-intervista rilasciata da Ornella a Beppe Grillo, in cui sono raccontati i fatti e gli sviluppi degli stessi.

Come possiamo dare il nostro contributo?

Daniele ci invita ad inviare una email a Michele Santoro, affinche' si occupi del caso, al seguente indirizzo di posta elettronica: annozero@rai.it

Questo e' il testo dell'email da inviare:

OGGETTO: Verità per Niki!

Stimatissimo signor Santoro, chi le scrive è un comune cittadino che ha deciso di non rimanere più indifferente ai continui soprusi ai quali quotidianamente assiste in maniera inerme.

Ho deciso di scriverle innanzitutto per porle l'augurio che continui con la sua trasmissione che considero un importante e vitale polmone di verità in mezzo a tanto degrado dell'informazione. Le vorrei chiedere con grande convinzione che lei si occupasse di un fatto grave accaduto di recente. Qualche tempo fa ne parlò Grillo, alcuni giornali ne riportarono la notizia, ma poi più niente. Buio totale. E c'è una madre sofferente che invoca giustizia.

Suo figlio, Niki Aprile Gatti, era stato arrestato preventivamente per truffa telefonica, lavoravain una società di San Marino, fu trasferito direttamente nel carcere di super sicurezza a Sollicciano. Dopo tre giorni fu ritrovato morto. Dicono suicidato. Ma la madre è convinta, anche grazie ad alcuni elementi, che il ragazzo sia stato ucciso. Perchè? Forse la verità andrebbe ricercata proprio nell'inchiesta, purtroppo volutamente bloccata, di de Magistris.

Le chiedo, signor Santoro, di contattare la signora Ornella Gemini, madre di Niki, tramite il suoindirizzo: mondadori.avezzano@gmail.com, ha aperto anche un blog: http://nikiaprilegatti.blogspot.com e la esorto a trattare l'argomento tramite la sua trasmissione. Per maggiori dettagli qui c'è il racconto della signora http://nikiaprilegatti.blogspot.com/2008/10/questo-sono-io-prima-del-19062008.html e qui la video intervista http://www.beppegrillo.it/2008/11/niki_non_ce_piu/index.html

Con stima, Segue firma nome cognome.



Cari amici, dico sempre che siamo solo gocce nel mare, ma mettendo insieme un po' di buona volonta' e disponibilita' verso il prossimo, potremo dare il nostro piccolo contributo per una giusta causa. Aiutatemi a diffondere questa iniziativa. Ci vuole poco.

sabato 10 gennaio 2009

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Non saro' mai una scrittrice

Non lo saro' mai. Sono capace solo di raccontare esperienze vissute. Non riesco ad inventarmi mondi totalmente immaginari, e la mia vita, immancabilmente e noiosamente, finisce per diventare la trama della storia, terminata la quale non avrei piu' niente da narrare. Qualsiasi cosa scrivessi sarebbe troppo in simbiosi con la mia persona. Mi renderebbe troppo protagonista e, al tempo stesso, renderebbe tutte le mie eroine troppo simili a me. Costanti, ripetitive, isteriche, pazze, lunatiche, indisponenti.

Ho un'anima sanguigna prigioniera in un involucro di riflessione denso e compatto. Sono troppo chiara, troppo banale, troppo prevedibile. Una vera scrittrice deve possedere la dote di stupire. La sua fantasia deve spingersi oltre i confini delle proprie esperienze. Non puo' raccontare all'infinito la storia del gatto all'interno del suo giardino. Deve sapersi davvero calare nei panni degli altri ed io non sono sicura di esserne capace.

Persino la discontinuita' che uso, nei tempi e nelle persone con le quali scrivo i miei brevi pensieri, evidenzia fin troppo il mio stato d'animo. Quando la storia mi coinvolge oltremisura, e fa riaffiorare antiche ferite, uso la terza persona immersa in un passato remoto: cosi' riesco a distaccare l'emozione, ad allontanarla, a guardarla dipinta sulla tela senza che essa possa ferirmi. L'uso invece di un presente in cui sguazza la prima persona mi fa rivivere l'esperienza oppure mi avvicina a chi l'ha vissuta. Qualcuno a cui ho voluto bene e che, in quel momento, voglio ancora sentir vicino a me.

Conosco devochki che hanno avuto le stesse ambizioni e che, alla fine della loro carriera, si sono cimentate nella scrittura delle loro memorie. Alcune, come Belle de Jour, hanno scelto di restare anonime ed oggi, all'ennesimo squallido libercolo venduto online che racconta di improbabili prodezze nei letti di ricchi ambasciatori e di uomini di prestigio, hanno gia' fracassato le palle a tout le monde. Come dico sempre: "Per un certo genere di letteratura, dopo Emmanuelle, non c'e' piu' storia".

Altre invece, per vanita', hanno voluto mostrare il loro volto tentando di ricrearsi una rispettabilita' cercando di far dimenticare il loro passato e, soprattutto, di riuscire esse stesse a dimenticarlo. Nelle prefazioni dei loro romanzetti dichiarano che le esperienze delle loro eroine, schizofreniche ed un po' puttane, in fondo sono solo inventate. Loro, rampolle di nobili famiglie quelle cose li’ non le hanno mai fatte e quegli ambienti cosi' perversi e depravati non li hanno mai frequentati. E' ovvio che se sono cosi' brave a scrivere e cosi' capaci di immedesimarsi, e’ solo perche’ fin dall’asilo hanno letto Nabokov.

A volte, quando mi capita di leggerle o ascoltare le loro interviste, affettate, con voci impostate e termini scelti giusti giusti per l’occasione, m'immagino in quelle situazioni e mi vedo ridicola. Cio’ e’ sufficiente a far sparire dai miei pensieri ogni velleita’ scribacchina.

Non amo rompere le palle fuori da questo luogo, che ritengo la mia "stanza dei pensieri", e siccome non riesco ad essere cosi' ipocrita e falsa da rinnegare la mia vita e cio' che sono stata in cambio di un pugno di spiccioli e di una futile celebrita’, credo che la carriera della scrittrice ex puttana, che racconta ad un pubblico di maschietti infoiati le sue copule a pagamento, proprio non mi si addica. Oltretutto, come ho scritto piu' volte, non vorrei mai essere una goccia nel mare della mediocrita'.

Amerei invece fare del buon giornalismo. Ma non quel giornalismo che la gente e' abituata a vedere in TV, quello tutto patinato e leccato che poi si trasforma in opinionismo da insulso salotto borghese. Parlo di giornalismo investigativo. Quello basato sui contenuti e non sull'esteriorita'. Quello che non rende note le facce ma che, anzi, esige che queste siano sconosciute. Quello che non fa audience ma spero serva a costruire un mondo migliore.

mercoledì 7 gennaio 2009

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Fate schifo 2

Tutti voi che giustificate le azioni di Hamas... Fate vomitare. Avete ragione. Voi siete molto diversi da coloro che combattete. Voi siete molto diversi dai sionisti. Infatti, siete molto peggio: usate i vostri figli come scudi umani.

Non ho intenzione di spendere altre parole. Quello che ho detto basta ed avanza per degli escrementi umani quali siete.

Peccato solo che Dio non esista...

Cio' che ho scritto e' strettamente collegato a QUESTO. Par Condicio.

domenica 4 gennaio 2009

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E il mondo resta a guardare...

Le truppe e i tank israeliani oggi hanno invaso la Striscia di Gaza e ne hanno circondato la principale città in un'offensiva contro i militanti di Hamas, ma i civili intrappolati nell'enclave stanno subendo un vero e proprio massacro. I tank hanno sparato sulle presunte posizioni di militanti e aerei da guerra hanno colpito dall'alto, mentre i militanti di Hamas rispondevano con colpi di mortaio e razzi. Le salve di razzi di Hamas hanno colpito anche il sud di Israele.

L'invasione nella notte del territorio di Gaza controllato da Hamas ha fatto seguito a una settimana di bombardamenti israeliani da terra, mare e cielo che non sono riusciti a porre fine al lancio di razzi da parte di Hamas sul sud di Israele.
Almeno 34 palestinesi, per lo più civili, hanno perso la vita oggi mentre gli israeliani sparavano sulle case e sul principale distretto commerciale di Gaza, riferiscono fonti sanitarie. Ha così superato quota 500 il numero delle vittime palestinesi nei nove giorni della "Operazione piombo fuso".
Un soldato israeliano è stato ucciso e altri 32 sono rimasti feriti nell'offensiva terrestre, riferisce Israele. Finora erano quattro gli israeliani uccisi dai razzi di Hamas dallo scorso 27 dicembre.
Fonti israeliane dicono che l'offensiva potrebbe durare diversi giorni.
"Il governo ha fatto di tutto prima di decidere di lanciare l'operazione. Questa era un'operazione inevitabile", ha detto il primo ministro Ehud Olmert.
Gli appelli a un cessate il fuoco da Stati Uniti, da altri governo, dalle Nazioni Unite e dal Papa non hanno ottenuto risultati.

TAGLIATO IL TERRITORIO DI GAZA

Israele ha allontanato i corrispondenti stranieri da Gaza. Ma testimoni palestinesi dicono che Israele punta a tagliare Gaza in due. Truppe e blindati hanno assediato la stessa Gaza City.
L'aviazione israeliana ha colpito decine di obiettivi, inclusi tunnel per il contrabbando di armi, depositi di armi e postazioni di mortaio.
Un medico straniero della Croce Rossa ha detto: "Si uccidono i civili... i proiettili stanno ferendo le gambe, delle persone, le schegge entrano nei corpi e nelle case... Sono tutti terrorizzati".
Il pesante bilancio di vittime civili nel territorio che conta un milione e mezzo di residenti potrebbe fare ulteriormente crescere la pressione internazionale su Israele perché sospenda l'operazione, la più massiccia a Gaza in quarant'anni.
Ma il conflitto comporta anche rischi politici per i leader israeliani in vista delle elezioni del 10 febbraio.
Un portavoce del braccio armato di Hamas, le Brigate Izz el-Deen al-Qassam, ha detto che militari israeliani moriranno o saranno presi in ostaggio.
"Il nemico sionista deve sapere che la sua battaglia a Gaza è perdente", ha detto il portavoce Abu Ubaida.
Si stima che Hamas abbia circa 25mila combattenti. Israele non ha rivelato quanti militari siano impegnati nell'operazione, ma migliaia di riservisti sono stati allertati.


Fonte: Reuters


Non ho parole. Tutti se ne fregano come al tempo in cui i nazisti massacrarono gli ebrei. Per molto meno la comunita' internazionale ha fatto sentire la sua voce con piu' decisione. I governi, quando non si trattava d'Israele, si sono sempre attivati per far cessare lo spargimento di sangue, esercitando pressioni politiche forti ed arrivando persino ad imporre le sanzioni economiche nei confronti di chi non si adeguava.

Ma soprattutto mi sorprende e mi delude il silenzio assordante che proviene da chi, fra quindici giorni, dovrebbe prendere in mano le redini della nazione piu' potente del mondo e che fino a pochi giorni fa era il simbolo di un cambiamento globale che tutti, nei loro cuori, auspicavano.

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Márió, a varázsló – Una favola d’amore e follia

Ci sono alcune domande che in questi giorni, complice anche una discussione su MenteCritica, stanno ronzando nella mia testa. Quante volte, anche davanti all'evidenza dei fatti, abbiamo perso la testa per un amore non ricambiato? E quando si e’ innamorati di qualcuno, quante volte c’inventiamo sguardi e segnali che non esistono, ma ci fanno stare bene? Le delusioni amorose, i sogni infranti, le pene che proviamo per il nostro sentimento non corrisposto, sono davvero attribuibili all’altra persona oppure e’ solo la nostra errata valutazione, la nostra voglia d’illuderci, il nostro assegnare valori e significati immeritati la vera causa della sofferenza?

Ungheria 1990. E’ appena caduto il comunismo. Un tranquillo ed abulico paesino che vive d’agricoltura. Gli uomini al lavoro oppure nullafacenti che passano le giornate a bere alla taverna del paese e le donne dedite ad accudire alla casa. L’atmosfera noiosa e lenta del paesino cambia allorquando giunge Gerardo per aprire una fabbrica di scarpe, intenzionato ad assumere quasi tutte le donne del paese sfruttando l'economica manodopera locale.

L'imprenditore italiano arriva in paese ascoltando Celentano e Toto Cotugno a bordo di un'Alfa Romeo ed attira subito su di se’ l'attenzione della piccola comunita’, conquistando le simpatie di tutti, ma soprattutto delle donne, che vedono in lui la possibilita’ di un lavoro lontano dagli obblighi domestici, per le quali quell’impiego sicuro, che dopo una vita da contadine le fa sentire finalmente persone rispettate, anche se sottopagato e’ il miraggio dell’emancipazione a scapito dei loro mariti.

Veronika, sposata e con figli, carina e formosa, piena d'energia ed intelligente, all’inizio resta del tutto indifferente quando riceve le prime notizie dello stabilimento dall'esuberante Heléna, la sua amica chiacchierona. Lei e’ sempre stata diversa dalle sue compaesane. Sente di desiderare qualcosa in piu’ dalla vita, eppure non sa esattamente cosa. Un giorno pero’, tornando dalla passeggiata in riva al fiume, viene in qualche modo coinvolta e trascinata dall'incanto di una possibile nuova esistenza, ed entra a lavorare nel calzaturificio diventando la piu’ brava, la piu’ affidabile lavoratrice.

Il suo corpo rifiorisce, la sua anima si libera. Soprattutto quando a dirigere la fabbrica arriva il proprietario della catena di calzaturifici, Mario, aristocratico, elegante, misterioso, gentile e premuroso il quale si accorge presto della vena creativa di Veronika e la nomina responsabile del reparto.

Veronika inizia cosi' a credere d’essere la sua preferita. Le altre operaie la invidiano, ma per la prima volta da quando e' nata si sente apprezzata. Quella giacca rossa, simbolo del suo incarico, rappresenta la sua corona da reginetta di bellezza, la sua medaglia d'oro, il gradino piu’ alto del podio.

Nella sua vita, pero', c'e’ sempre maggior discordanza tra suo marito, Gyula, che non le chiede altro che la cena pronta, che non nota i suoi vestiti nuovi ed il suo cambiamento, e Mario, che la gratifica, la apprezza, le parla, e si fida di lei al punto di affidarle persino le chiavi della sua casa perche’ curi le sue piante mentre lui e’ via. E Veronika, progressivamente, fatalmente, s’innamora pazzamente, in modo ossessivo, convinta di essere ricambiata…

Ma Mario non c’e’, e' in viaggio. Non puo’ accorgersene. Non si accorge di come lei cura il suo studio, di come accudisce le sue piante, e neppure si accorge delle cene a lume di candela che Veronika organizza nella sua casa tra lei ed un immaginario Signor Mario che esiste solo nella sua mente. In breve l'amore diventa psicosi, follia che conduce giu’ nel baratro dell'alienazione mentale e Veronika arriva persino a salutare tutte le sue amiche, convinta che Mario tornera’ per portarla via con se’, in Italia, dove la trattera’ come una principessa e le fara’ vivere una straordinaria storia d'amore.

Ma quando Mario torna non e’ per coronare il sogno d'amore di Veronika. Ha deciso di trasferire la produzione in Ucraina dove i costi della mano d’opera sono minori. Cosi’, dopo un ultimo confronto con Mario al quale Veronika si reca, incurante delle chiacchiere del paese, indossando un vestito molto seducente, durante il quale viene maltrattata di fronte a tutti ed umiliata anche nella sua femminilita’, la fabbrica viene smantellata e con essa se ne vanno le speranze ed i sogni di una donna che, vedendosi privata di tutto, commettera’ un atto tremendo...

Mario il Mago (Márió, a varázsló) e’ un film che parla d’illusioni, d’evanescenza, di miraggi, le cui vittime sono innanzi tutto le donne di cui Veronika e’ il simbolo. Sedotta ed abbandonata due volte: la prima volta dalle speranze illusorie del capitalismo e la seconda volta dall’uomo che fino alla fine rappresentera' quell’ideale al quale lei attribuira’ una sensibilita’ a lui estranea. Una figura che ai suoi occhi avrebbe dovuto emanciparla da una condizione familiare stagnante e monotona e che invece lei, morbosamente ed ossessivamente, investira’ di un significato destinato ad essere disatteso, e che finira’ per condizionarle la psiche in modo irreversibile.

Il regista ungherese Almási Tamás, puntando tutto sul personaggio di Veronika pone al centro della storia l’interiorita’ di una donna ed affonda i denti nei suoi sentimenti, nei suoi sogni, nelle sue paure e ci racconta il suo dramma, il cambiamento del suo carattere, la sua follia e la straordinaria passione del suo amore.

Un film tutto al femminile, dunque, dove sono le donne le vere protagoniste di questa favola agrodolce poiche’ ne svela l'animo e i desideri piu’ nascosti, le cui chiavi di lettura possono essere molteplici ma che devono essere interpretate tenendo conto del momento storico e del retroterra in cui si svolge. Una storia nella quale ho ritrovato molte di quelle atmosfere che anch'io ho vissuto.

Come femminile e’ la costruzione stessa della sceneggiatura che segue un ritmo ascendente: inizia molto lentamente e ci mette del tempo prima di catturare pienamente l’attenzione, raggiungendo l'apice negli ultimi minuti del film dove la musica e la regia, che diventano dinamiche e frammentate, e l'eccezionale prova della protagonista si accumulano e si fondono, per emozionare e travolgere gli spettatori nella psicosi di questa donna.

Interpretato da una Nyakó Júlia splendida, la cui sensibilita' riesce ad entrare sotto la pelle, il film, che andrebbe visto in lingua originale sottotitolato poiche’ l’unica carenza evidente e’ nel modo in cui e’ stato doppiato, e’ una storia vera che prende in prestito il titolo da una novella di Thomas Mann e l’ispirazione da un racconto di Halász Margit, ed e’ stato girato ad Abaújvár, un piccolo paese di appena trecento abitanti situato nei pressi del confine con la Slovacchia, non lontano dalla mia Tokaj.

giovedì 1 gennaio 2009

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Lontani dal mondo

Verso le undici e mezza inizio a sentire i primi botti provenire da fuori. Di solito la sera dell’ultimo dell’anno la passo a casa mia, ovunque essa sia, in qualunque parte del mondo pensiate essa si trovi, in compagnia delle persone alle quali voglio bene. Pero’, quest’anno ho deciso, anche per ragioni legate al lavoro, di restare a Milano. Nonostante gli inviti degli amici che mi volevano a cena da loro, non me la sono sentita d’accettare. Non avevo lo spirito giusto per essere di buona compagnia. Assalita da una profonda misantropia ho voluto restarmene in casa, da sola, a trascorrere il capodanno come fosse una serata qualsiasi, rifiutandomi di partecipare a quel rito insulso e banale degli auguri, dei brindisi, e di tutte quelle menate che spero possano, un giorno, finire nel cesso dell’esistenza.

A mezzanotte i botti sono cosi’ numerosi e forti da farmi ancor piu’ pensare alla guerra. E’ inconcepibile che la gente ami replicare una cosa tanto orribile. Mi chiedo spesso come si possa esprimere la propria gioia facendo esplodere qualcosa. La stessa domanda, molti anni fa, la rivolsi a chi, per farmi provare un’ebbrezza nuova, mi mise in mano un’arma da fuoco e mi disse “spara”. Io lo feci. Mi ricordo una raffica e subito gettai via quello strumento che’, piu’ che farmi godere come avrebbe dovuto, mi procuro’ un’orribile sensazione. Anche se quei colpi erano indirizzati verso il nulla, immaginai che ad ognuno di essi corrispondesse una lacerazione della carne, oppure una vita che se ne andava. E da quella volta non ho piu’ voluto sparare. Neppure al luna park.

Se riuscissimo per un istante ad allontanarci dall’ipocrisia e dall’egoismo, sapremmo che tutte le parole di pace, d’altruismo e di fraternita’ che vengono dette in quell'istante in cui la data cambia, sono, come i fiocchi di neve mischiati ai fuochi d’artificio, destinate a sgretolarsi un minuto dopo la mezzanotte. La vita reale non e’ una fiaba. Il mondo non si trasforma per un rintocco d’orologio e non esiste alcuna magia in grado di farci essere piu’ felici, perche’ la nostra felicita’ non e’ una cosa a se stante, ma e’ collegata a tutto quello che ci circonda. Soprattutto in un momento in cui la vita ci appare cosi’ lontana dal mondo e ci accorgiamo che il denaro ed il potere sono gli unici veri dei che accomunano ogni uomo, sia esso cristiano, ebreo, musulmano o buddista.

Dopo l’una e’ tutto finito e decido d’uscire. Percorro le vie della citta’ in una notte gelida non solo dentro al cuore. Mi dirigo verso Piazza del Duomo da dove, fino a poco prima, provenivano i boati. La gente che incrocio sta tornandosene a casa con aria mesta. Dall’espressione che noto su qualche volto capisco che non puo’ bastare l’idea della festa per “fare festa” e che, come me, molti desidererebbero essere altrove.

Un negozio particolare dedicato ai ricchi che abitano nel "quadrilatero" vende articoli per animali. Nobili rampolli pelosi che possono contare su padroni amorevoli che, per loro, sono pronti ad acquistare ciotole per la pappa in argento, collarini in coccodrillo e cappottini in cachemire firmati da noti stilisti. Apoteosi sfacciata dello stravolgimento dei valori.

Sotto i portici, qualche metro piu’ in la’, un fagotto e' steso su dei cartoni. Per un attimo scopre la testa da sotto la sporca coperta dove l’aveva rintanata. Un volto nero con occhi grandi come quelli di un bimbo mi guarda e mi dice qualcosa in una lingua che non conosco. Poi si rituffa sotto la quel cencio lurido, ritornando al suo sonno. Lontano dal mondo.

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Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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