mercoledì 23 dicembre 2009

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Ogni riferimento a persone o fatti e’ puramente casuale

Era una luminosa e fredda giornata d’aprile, e gli orologi battevano tredici colpi. Winston Smith, tentando di evitare le terribili raffiche di vento col mento affondato nel petto, scivolo' in fretta dietro le porte di vetro degli Appartamenti Vittoria: non cosi' in fretta, tuttavia, da impedire che una folata di polvere sabbiosa entrasse con lui.
L’ingresso emanava un lezzo di cavolo bollito e di vecchi e logori stoini. A una delle estremita' era attaccato un manifesto a colori, troppo grande per poter essere messo all’interno. Vi era raffigurato solo un volto enorme, grande piu' di un metro, il volto di un uomo di circa quarantacinque anni, con folti baffi neri e lineamenti severi ma belli. Winston si diresse verso le scale. Tentare con l’ascensore, infatti, era inutile. Perfino nei giorni migliori funzionava raramente e al momento, in ossequio alla campagna economica in preparazione della Settimana dell’Odio, durante le ore diurne l’erogazione della corrente elettrica veniva interrotta. L’appartamento era al settimo piano e Winston, che aveva trentanove anni e un’ulcera varicosa alla caviglia destra, procedeva lentamente, fermandosi di tanto in tanto a riprendere fiato. Su ogni pianerottolo, di fronte al pozzo dell’ascensore, il manifesto con quel volto enorme guardava dalla parete. Era uno di quei ritratti fatti in modo che, quando vi muovete, gli occhi vi seguono. IL GRANDE FRATELLO VI GUARDA, diceva la scritta in basso.

All’interno dell’appartamento una voce pastosa leggeva un elenco di cifre che avevano qualcosa a che fare con la produzione di ghisa grezza. La voce proveniva da una placca di metallo oblunga, simile a uno specchio oscurato, incastrata nella parete di destra. Winston giro' un interruttore e la voce si abbasso' notevolmente, anche se le parole si potevano ancora distingue­re. Il volume dell’apparecchio (si chiamava teleschermo) poteva essere abbassato, ma non vi era modo di spegnerlo. Winston si avvicino' alla finestra: era una figura minuscola, fragile, la magrezza del corpo appena accentuata dalla tuta azzurra che costituiva l’uniforme del Partito. Aveva i capelli biondi, il colorito del volto naturalmente sanguigno, la pelle resa ruvida dal sapone grezzo, dalle lamette smussate e dal freddo dell’inverno appena trascorso.

Fuori il mondo appariva freddo, perfino attraverso i vetri chiusi della finestra. Giu' in strada piccoli mulinelli di vento facevano roteare spirali di polvere e di carta straccia e, sebbene splendesse il sole e il cielo fosse di un azzurro vivo, sembrava che non vi fosse colore nelle cose, se si eccettuavano i manifesti incollati per ogni dove. Il volto dai baffi neri guardava fisso da ogni cantone. Ve ne era uno proprio sulla facciata della casa di fronte, il grande fratello vi guarda, diceva la scritta, mentre gli occhi scuri guardavano in fondo a quelli di Winston. Piu' giu', a livello di strada, un altro manifesto, strappato a uno degli angoli, sbatteva al vento con ritmo irregolare, coprendo e scoprendo un’unica parola: so-cing. In lontananza un elicottero volava a bassa quota sui tetti, si librava un istante come un moscone, poi sfrecciava via disegnando una curva. Era la pattuglia della polizia, che spiava nelle finestre della gente. Ma le pattuglie non avevano molta importanza. Solo la Psicopolizia contava.
Alle spalle di Winston, la voce proveniente dal teleschermo continuava a farfugliare qualcosa a proposito della ghisa grezza e della realizzazione piu' che completa del Nono Piano Triennale. Il teleschermo riceveva e trasmetteva contemporaneamente. Se Winston avesse emesso un suono anche appena appena piu' forte di un bisbiglio, il teleschermo lo avrebbe captato; inoltre, finche' fosse rimasto nel campo visivo controllato dalla placca metallica, avrebbe potuto essere sia visto che sentito. Naturalmente, non era possibile sapere se e quando si era sotto osservazione. Con quale frequenza, o con quali sistemi, la Psicopolizia si inserisse sui cavi dei singoli apparecchi era oggetto di congettura. Si poteva persino presumere che osservasse tutti continuamente. Comunque fosse, si poteva collegare al vostro apparecchio quando voleva. Dovevate vivere (e di fatto vivevate, in virtu' di quell’abitudine che diventa istinto) presupponendo che qualsiasi rumore da voi prodotto venisse ascoltato e qualsiasi movimento - che non fosse fatto al buio - attentamente scrutato.

Winston dava le spalle al teleschermo. Era piu' sicuro, anche se sapeva bene che perfino una schiena puo' essere rivelatrice. A un chilometro di distanza, immenso e bianco nel sudicio panorama, si ergeva il Ministero della Verita', il luogo dove lui lavorava. E questa, penso' con un senso di vaga ripugnanza, questa era Londra, la principale citta' di Pista Uno, a sua volta la terza provincia piu' popolosa dell’Oceania. Si sforzo' di cavare dalla memoria qualche ricordo dell’infanzia che gli dicesse se Londra era sempre stata cosi'. C’erano sempre state queste distese di case ottocentesche fatiscenti, con i fianchi sorretti da travi di legno, le finestre rattoppate col cartone, i tetti ricoperti da fogli di lamiera ondulata, i muri dei giardini che pericolavano, inclinandosi da tutte le parti? E le aree colpite dalle bombe, dove la polvere d’intonaco mulinava nell’aria e le erbacce crescevano disordinatamente sui mucchi delle macerie, e i posti dove le bombe avevano creato spazi piu' ampi, lasciando spuntare colonie di case di legno simili a tanti pollai? Ma era inutile, non riusciva a ricordare. Della sua infanzia non restava che una serie di quadri ben distinti, ma per la gran parte incomprensibili e privi di uno sfondo contro cui stagliarsi.
Il Ministero della Verita' (Miniver, in neolingua) differiva in maniera sorprendente da qualsiasi altro oggetto che la vista potesse discernere. Era un’enorme struttura piramidale di cemento bianco e abbagliante che s’innalzava, terrazza dopo terrazza, fino all’altezza di trecento metri. Da dove si trovava Winston era possibile leggere, ben stampati sulla bianca facciata in eleganti caratteri, i tre slogan del Partito:

LA GUERRA E' PACE
LA LIBERTA’ E' SCHIAVITU’
L’IGNORANZA E' FORZA

Si diceva che il Ministero della Verita' contenesse tremila Stanze al di sopra del livello stradale e altrettante ramificazioni al di sotto. Sparsi qua e la' per Londra vi erano altri tre edifici di aspetto e dimensioni simili. Facevano apparire talmente minuscoli i fabbricati circostanti, che dal tetto degli Appartamenti Vittoria li si poteva vedere tutti e quattro simultaneamente. Erano le sedi dei quattro Ministeri fra i quali era distribuito l’intero apparato governativo: il Ministero della Verita', che si occupava dell’informazione, dei divertimenti, dell’istruzione e delle belle arti; il Ministero della Pace, che si occupava della guerra; il Ministero dell’Amore, che manteneva la legge e l’ordine pubblico; e il Ministero dell’Abbondanza, responsabile per gli affari economici. In neolingua i loro nomi erano i seguenti: Miniver, Minipax, Miniamore Miniabb. Fra tutti, il Ministero dell’Amore incuteva un autentico terrore. Era assolutamente privo di finestre. Winston non vi era mai entrato, anzi non vi si era mai accostato a una distanza inferiore al mezzo chilometro.
Accedervi era impossibile, se non per motivi ufficiali, e anche allora solo dopo aver attraversato grovigli di filo spinato, porte d’acciaio e nidi di mitragliatrici ben occultati. Anche le strade che conducevano ai recinti esterni erano pattugliate da guardie con facce da gorilla, in uniforme nera e armate di lunghi manganelli.
Winston si giro' di scatto. Il suo volto aveva assunto quell’espressione di sereno ottimismo che era consigliabile mostrare quando ci si trovava davanti al teleschermo. Attraverso' la stanza ed entro' nella minuscola cucina. Uscendo a quell’ora dal Ministero, non aveva potuto mangiare alla mensa e sapeva bene che in cucina c’era solo un pezzo di pane nero destinato alla prima colazione del giorno dopo. Tiro' giù dalla mensola una bottiglia di liquido incolore con una semplice etichetta bianca: GIN VITTORIA. Emanava un odore nauseante, oleoso, che ricordava l’alcol di riso cinese. Winston si verso' il corrispondente di una mezza tazza da te', si preparo' al colpo, poi l’ingoio' come se si trattasse di una medicina.
La faccia gli si fece subito rossa, mentre gocce d’acqua gli uscivano dagli occhi. Quella roba sapeva di acido nitrico. Quando la si ingoiava, era come se qualcuno vi colpisse alle spalle con uno sfollagente. In ogni caso, un attimo dopo il bruciore nel ventre di Winston si calmo' e il mondo comincio' a sembrargli meno tetro. Prese una sigaretta da un pacchetto sgualcito con la scritta SIGARETTE VITTORIA e la tenne incautamente verticale, al che tutto il tabacco cadde per terra. Ando' meglio con la successiva. Ritorno' nel soggiorno e si sedette a un tavolino collocato alla sinistra del teleschermo. Tiro' fuori dal cassetto un portapenne, una boccetta d’inchiostro e uno spesso quaderno di grosso formato, ancora intonso, con la costa rossa e la copertina marmorizzata. Per un qualche misterioso motivo, nel soggiorno il teleschermo si trovava in una posizione insolita: invece che nella parete di fondo, com’era la norma, da dove avrebbe potuto controllare tutta la stanza, era stato messo sulla parete piu' lunga, di fronte alla finestra. A uno dei suoi lati vi era una specie di rientranza poco profonda, nella quale era seduto Winston. Nelle intenzioni di chi aveva a suo tempo costruito gli appartamenti, doveva forse servire a contenere scaffalature per libri. Sedendo in questa rientranza con le spalle ben addossate al muro, Winston poteva restare fuori del raggio visivo del teleschermo. Poteva essere udito, naturalmente, ma finche' non mutava posizione, non era possibile vederlo e, forse, proprio la particolare conformazione della stanza gli aveva suggerito cio' che ora stava per fare.
Gliel’aveva suggerito anche il quaderno che aveva appena preso dal cassetto. Era un quaderno di rara bellezza, con la carta liscia e vellutata, appena ingiallita dal tempo, di un tipo che non si produceva da almeno quarantanni. Winston poteva facilmente capire, tuttavia, che il quaderno era anche piu' antico.
L’aveva visto nella vetrina di una sudicia bottega di rigattiere in un miserabile quartiere della citta', di cui aveva scordato il nome, ed era stato immediatamente assalito dall’insopprimibile desiderio di possederlo. A rigor di termini, i membri del Partito non potevano entrare nei negozi normali (un’azione del genere veniva definita “fare acquisti al libero mercato”), ma il divieto non veniva rispettato in senso stretto, perche' vi erano diverse cose, come le stringhe per le scarpe e le lamette da barba, che non ci si poteva procacciare altrimenti. Winston aveva gettato una rapida occhiata a entrambi i lati della strada, poi era entrato di soppiatto nella bottega e aveva comprato il quaderno, pagandolo due dollari e cinquanta centesimi. In quel momento non sapeva neanche per quale motivo particolare lo desiderasse tanto. L’aveva messo nella cartella e se l’era portato a casa avvertendo un certo senso di colpa: anche se non vi era scritto niente, era un oggetto compromettente.
Cio' che ora stava per fare era iniziare un diario, un atto non illegale di per se' (nulla era illegale, dal momento che non esistevano piu' leggi), ma si poteva ragionevolmente presumere che, se lo avessero scoperto, l’avrebbero punito con la morte o, nella migliore delle ipotesi, con venticinque anni di lavori forzati. Winston inseri' un pennino nella cannuccia, poi lo succhio' per rimuovere la sporcizia. Questo tipo di penna era uno strumento antiquato che non si usava quasi piu', nemmeno per firmare, ed egli era riuscito a procurarsene una, clandestinamente e non senza difficolta', solo perché sentiva che quella bella carta vellutata meritava che ci si scrivesse sopra con un pennino vero, e non di essere graffiata da una penna qualsiasi. In effetti, non era abituato a scrivere a mano. Eccezzion fatta per appunti brevissimi, dettava tutto al parlascrivi, che non poteva certo utilizzare in quella circostanza. Intinse la penna nell’inchiostro, poi ebbe un attimo di esitazione. Tremava fin nelle viscere. Segnare quella carta era un atto definitivo, cruciale. A lettere piccole e goffe scrisse:

4 aprile 1984.

(George Orwell - 1984)

14 commenti :

davide ha detto...

Distinta Chiara,

come ben sai il libro di Orwell che hai citato è una critica dello stalinismo.

Se per caso il tuo articolo allude all'Italia non credo che corriamo rischi di questo genere.

Il personaggio Silvio non ha niente in comune con Stalin (nel bene e nel male: Stalin è comunque una grande figura politica e storica).
In ogni caso Orwell mostra che la figura del capo è irrilevante perche è l'ideologia comunista (che prescinde dalla figura fisica del capo) il vero veleno della società.

Anche il pericolo (per tornare all'Italia) che il governo intervenisse per mettere sotto controllo la rete è completamente svanito. Al massimo ci potrà essere solo un codice di autoregolazione non vincolante.

Ciao Davide

marco ha detto...

Veleno?
Questa mi mancava.
Veleno nel senso di Pharmakos...

Comunque , secondo me, il problema non è tanto che il grande fratello ti guarda ma che troppi guardano il grande fratello di turno. Gli credono, lo seguono e lo amano pure. Nonostante i cattivoni seminatori d'odio sepolti dalla storia. D'altra parte spettro eravamo...

Scusate se non ho quotato ma c'era solo il commento di Davide quando ho iniziato a scrivere.

Tanti auguri di buone feste a Chiara, Davide e a tutti coloro che seguono questo blog.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Davide: come ben sai il libro di Orwell che hai citato è una critica dello stalinismo.

Si', nel 1948 infatti il nano non era ancora sceso in campo.

Flyingboy ha detto...

In my biography of Mussolini, published in July, I argue among other things that Il Duce was hugely popular with Italians. Rather mischievously, I had wanted to ask Berlusconi, 'Why was Mussolini more popular than you?' The right moment failed to pop up. But Mussolini did: while discussing Iraq, Berlusconi said, 'I understand the difficulties in teaching democracy to a people who for nearly 40 years have known only dictatorship.' To which I said, in a jocular way, 'Like Italy at the fall of fascism.' He replied, 'That was a much more benign dictatorship - Mussolini did not murder anyone. Mussolini sent people on holiday to confine them [banishment to small islands such as Ponza and Maddalena which are now exclusive resorts].' This, though extraordinary, is more or less true. Unlike the Russian communists, the Italian fascists did not use mass murder to retain power.
.......

For in a lavishly produced autobiographical brochure published in 2002, he says that his favourite book is In Praise of Folly by Erasmus of Rotterdam. The central theme of the book is that folly is a vital creative force - that true wisdom does not spring from sterile rational conduct but from visionary folly. 'In Praise of Folly,' writes Berlusconi, is a book 'for scholars and, even more, for men of action.' The forces of political correctness trashed my Musso book because I have dared to challenge received wisdom in Britain that the dictator was nothing but a grotesque buffoon - punto e basta. As I point out, grotesque buffoons do not hold power for more than 20 years more or less bloodlessly, as Mussolini did - even in Italy.

( NICHOLAS FARRELL; da The Spectator, intervista con Silvio Berlusconi)


.................

http://it.wikisource.org/wiki/Elogio_della_Follia/Elogio_della_Follia

Flyingboy ha detto...

http://www.eddyburg.it/article/articleview/802/0/27/

Neelps ha detto...

@Davide
Se per caso il tuo articolo allude all'Italia non credo che corriamo rischi di questo genere.


Nemmeno io lo credo.

Stalin è comunque una grande figura politica e storica

ma quando mai?!?!
non capisco quale sia il bisogno di dover portare a tutti i costi del rispetto a certa gentaglia....


è l'ideologia comunista (che prescinde dalla figura fisica del capo) il vero veleno della società.


tutti i sistemi economici/politici prescindono dalla figura del capo, che, in quel contesto è solo una rappresentanza dello stesso sistema.

@Marco

...ma che troppi guardano il grande fratello di turno.


Io non credo proprio che questo sia il problema, questo è conseguenza.

:-) ciao a tutti
neelps

davide ha detto...

Caro amico Neelps,

"Stalin è comunque una grande figura politica e storica
ma quando mai?!?!
non capisco quale sia il bisogno di dover portare a tutti i costi del rispetto a certa gentaglia..""

Non si tratta di rispetto, ma di una valutazione storica.

Stalin era certamente una persona malvagia, ma è stato l'unico capace di far funzionare il sistema comunista. Sotto i suoi successori il comunismo è finito in un disastro.

Ciao Davide

Neelps ha detto...

@Davide

Stalin era certamente una persona malvagia, ma è stato l'unico capace di far funzionare il sistema comunista. Sotto i suoi successori il comunismo è finito in un disastro.


E questo chi te l'ha detto?
Voglio dire, in tutti i paesi che si vantavano di portare quel nome li, che mi vengono i brividi al solo pensiero, non ci sono dubbi che sia finita molto male.
Ma non bisogna fidarsi della nomenclatura, bisogna guardare alla sostanza.
Purtroppo in italia avevamo il piu' grande partito stalinista di tutta l'europa quindi e' ovvio che siamo rimasti avvelenati ancora oggi, grazie anche ai figli post-stalinisti che oggi si fanno chiamare socialdemocratici dei miei stivali e che definiscono quell'era come quella del "socialismo reale", chissa' dove inventano quella terminologia cosi simpaticamente priva di significato. Socialismo reale perche' c'e' anche quello irreale ?! ... l'utopia socialista, che pena!

Tu credi davvero che l'89 abbia segnato "la morte della storia" ?

L'unica morte segnata e' quella dei bellimbusti intellettuali di sinistra che, in preda al panico, come delle serpi sotto i massi, non sanno fare altro che rifugiarsi nell'antiberlusconismo. A questi dovremmo dare una spintarella per buttarli giu' dal dirupe!

Attenzione alle serpi!!!! :-)
Sputano saliva velenosa per distogliere l'interesse da cio' che davvero conta!

E a proposito di Orwell, ha scritto un libro magnifico, che vale la pena di leggere piu' di ogni altra cosa: Omaggio alla Catalogna li si capisce bene perche' bisogna diffidare delle serpi di sinistra!

:-)
ciao !!!!!!!!!!!!!!!!!
Neelps

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Neelps: Ho ricevuto il tuo ultimo commento. Come vedi non l'ho ancora pubblicato e la ragione, sono certa, la immagini.
A questo punto vorrei spiegarti qualcosa riguardo a Voltaire, all'illumunismo e al fatto di dare la vita perche' le persone possano esprimere le loro opinioni anche se queste possono non essere condivisibili. Ti ho gia' dato prova che non censuro niente se non gli insulti gratuiti, perche' gli insulti sputati con odio non sono opinioni, sono solo scarabocchi. E questo come sai e' il mio diario.
Ora ti chiedo: credi che Voltaire avrebbe permesso a chiunque di scarabocchiare il suo diario?
Bene, credo che avrai gia' la risposta del motivo per cui, ancora, il tuo commento non e' passato, ma se proprio vuoi che lo pubblichi, io posso darti prova di essere piu' illuminista di Voltaire. Solo che poi gli scarabocchi non passeranno imperdonati.
Quindi dimmi tu (anche privatamente) cio' che desideri che faccia. Se desideri che li pubblichi oppure se vuoi che li cestini.
Con l'occasione ti auguro un buon Natale, magari pieno di riflessioni positive e costruttive.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

come ben sai il libro di Orwell che hai citato è una critica dello stalinismo.

Torno su questa frase di Davide che avevo frettolosamente liquidato con una battuta.
In realta', se proprio si vuol leggere in chiave di critica ad un sistema sociopolitico, 1984 non si e' ispirato solo allo stalinismo ma a qualsiasi societa' basata su un sistema dittatoriale e totalitario.
Ricordiamoci che il libro e' stato scritto nel 1948, tre anni dopo la fine della guerra che ha liberato l'Europa dal nazifascismo e quindi, ancor prima di Stalin, Orwell si rifa' alla figura di Hitler per il suo grande fratello. Se poi si osserva come descrive nel libro le oceaniche acclamazioni di fronte al volto del grande fratello, non si puo' non notare una similitudine con quelle folle oceaniche della Berlino degli anni '30.
Descrivere 1984 solo come una critica allo stalinismo e non anche al nazifascismo, oltre ad essere una falsita' denota una scarsa conoscenza degli scritti di Orwell e di tutta la letteratura a cui Orwell si ispira se non, addirittura, disonesta' intellettuale.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Davide: Se per caso il tuo articolo allude all'Italia non credo che corriamo rischi di questo genere.

http://www.youtube.com/watch?v=nj6RR4JDHcw

Neelps ha detto...

@Chiara

Ho ricevuto il tuo ultimo commento. Come vedi non l'ho ancora pubblicato e la ragione, sono certa, la immagini.


Noooooo, ne ho combinata un'altra delle mie!? :-)
Senti ma non e' che mi prendi un po troppo sul serio? oppure sono io che scrivendo do un impressione di essere volgare e maleducato?


Ti ho gia' dato prova che non censuro niente se non gli insulti gratuiti, perche' gli insulti sputati con odio non sono opinioni, sono solo scarabocchi.


Perche' forse ho usato parole troppo violente nei confronti dello stalinismo?
Non ho capito, per mio limite, perche' dovresti sentirti offesa.

Solo che poi gli scarabocchi non passeranno imperdonati.

beh ormai l'ho scritto mica posso tirarmi indietro, si mi farebbe piacere se lo pubblicassi, ma nel caso decidessi di no, non c'e' problema, il diario e' tuo e ti chiedo anche scusa perche' sinceramente mi dispiace anche un po romperti le scatole.
Forse sono maldestro ma guarda che non era mia intenzione insultare nessuno, ne' te, ne' Davide, ne' altri, certo non posso avere toni teneri nei confronti di una certa corrente di pensiero sinistroide e di una certa terminologia correlata. L'altro libro di orwell spiega nel migliore dei modi perche' non bisogna essere teneri.


Con l'occasione ti auguro un buon Natale, magari pieno di riflessioni positive e costruttive.


Grazie, sei molto gentile :-)
Spero che anche te stia passando un bella giornata.

:-)))))
ciao ciao
neelps

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Neelps: Perche' forse ho usato parole troppo violente nei confronti dello stalinismo?
Non ho capito, per mio limite, perche' dovresti sentirti offesa. [...]
beh ormai l'ho scritto mica posso tirarmi indietro, si mi farebbe piacere se lo pubblicassi, ma nel caso decidessi di no, non c'e' problema, il diario e' tuo e ti chiedo anche scusa perche' sinceramente mi dispiace anche un po romperti le scatole.
Forse sono maldestro ma guarda che non era mia intenzione insultare nessuno


Dato che fai questa scelta, allora lo pubblico. E ti dico adesso il motivo per cui sarai bannato per 14 giorni da questo blog (la prossima volta il ban sara' definitivo e senza avvertimento preventivo).
Il tuo non e' un attacco allo stalinismo, il tuo e' uno sputare insulti su chi puo' essere di sinistra prefigurandone l'eliminazione "fisica".
Tu non ti limiti a dire "chi e' di sinistra e' stupido o non capisce niente". Tu vai oltre. Tu scrivi frasi come questa:
"L'unica morte segnata e' quella dei bellimbusti intellettuali di sinistra che, in preda al panico, come delle serpi sotto i massi, non sanno fare altro che rifugiarsi nell'antiberlusconismo. A questi dovremmo dare una spintarella per buttarli giu' dal dirupe! Attenzione alle serpi!!!!
Sputano saliva velenosa per distogliere l'interesse da cio' che davvero conta!"

A risentirci non prima del 8/1/2010. Ti consiglio di non inviare altri messaggi prima di allora perche' saranno tutti cestinati. Non mi metto neppure a leggerli.

davide ha detto...

Caro amico Neelps,


"Tu credi davvero che l'89 abbia segnato "la morte della storia" ?"

Poichè mi sembra che questa domanda sia rivolta a me, ti rispondo che non lo credo per niente.

Mi ricordo che nell'89 studiosi autorevoli hanno fatto questa affermazione, ma l'ho sempre considerata un'affermazione assurda.

Ciao Davide

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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