mercoledì 4 novembre 2009

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Le nostre fiabe

Le nostre fiabe parlano di passioni, tenerezze, violenze. Sono a volte anche umoristiche ma non hanno il solo scopo di intrattenere e divertire. Mescolando le parole con la musica e le canzoni, hanno da sempre l’importante funzione di rinsaldare i nostri valori, trasmettendo di generazione in generazione le norme di comportamento. Non esiste niente di piu’ indicato di queste fiabe, quindi, per comprendere il nostro universo narrativo, che e’ certamente ispirato al folclore orientale, ma e’ fatto soprattutto del racconto del lungo viaggio di un popolo dal Medio Oriente fino alla Spagna lungo tutto l’arco del Mediterraneo. Solo da poco, pero’, c’e’ chi ha iniziato a riunirle in raccolte scritte, cosi’ che possano essere conservate e non cadano nell’oblio. Fino a pochi anni fa, infatti, non esisteva niente di scritto; solo leggende tramandate oralmente con le quali, da secoli, e’ stata trasmessa la nostra storia e le nostre tradizioni.

La nostre fiabe affrontano temi differenti e distinguono tutti i piu’ importanti momenti della vita della comunita’. Per ogni evento ne esiste una. Ci sono quelle raccontate ai bambini per farli addormentare, quelle che portano allegria ai matrimoni, oppure quelle che consolano i parenti dei defunti ai funerali. L’argomento preferito e’ senza dubbio l’amore, in cui la protagonista e’ sempre la famiglia che, alla fine, dopo essere passata attraverso le peripezie piu’ disparate, trionfa. Poi ci sono quelle che parlano delle origini del nostro popolo e del nomadismo come sistema di vita. Altre ancora, infine, descrivono le popolazioni incontrate durante il lungo viaggio attraverso l’Europa. E’ in questo caso che vanno a mescolarsi elementi che appartengono anche ad altre culture con le quali gli tzigani sono entrati in contatto, ed e’ per questo motivo che molte di queste fiabe hanno piu’ di un finale e piu’ di una versione. I narratori, infatti, uomini e donne, indifferentemente, con grande abilita’ e fantasia, impastano i racconti che fanno parte della nostra tradizione con le varie leggende locali e le modificano, ribaltandone la trama e la morale affinche’ il protagonista zingaro non appaia piu’ come un ladro o un mendicante, bensi’ come un eroe che, con scaltrezza, si prende gioco dei malvagi.

Ed e’ nelle fresche sere d’estate che, grandi e piccoli, restiamo seduti davanti ad un fuoco, con il cibo e le bevande della nostra terra, lontani dalla contaminazione di un mondo che ci sfiora appena, in silenzio ad ascoltare quello che gli anziani raccontano.

5 commenti :

Dolce-Alexia ha detto...

La cultura zingara è molto varia e ricca. La loro cultura ha una influenza sulla cultura musicale del mondo. Noi sappiamo ben poco di quel popolo e ancora oggi ci sono molti pregiudizi nei loro confronti. Quando ero bambina guardavo il film russo "Zingara Asa". Ero molto affascinata dai costumi e tradizioni di zingari. Hanno una musica molto colorita.
Non per caso in Russia ci sono tanti ristoranti con dei musicisti zingari.

Gio ha detto...

La storia dei Rom è tremenda.

Ho letto un libricino, e sono rimasto sconvolto dai soprusi, le violenze, le torture, le sevizie, e il tentativo, nel migliore dei casi, di assorbire e cancellare.

Eppure siete sopravvissuti, a non meno di 600 anni di persecuzioni.

A presto Klarissima.

davide ha detto...

Distinta Chiara,

tutti i popoli hanno avuto una lunga tradizione di racconti orali che poi hanno messo per iscritto.

La Bibbia e L'Iliade, tanto per fare degli esempi, sono una raccolta di racconti e canti tramandati oralmente per tante generazioni e successivamente raccolti in un libro.

Comunque non vedo l'ora che ci racconti le fiabe del tuo popolo.

Ciao Davide

ets ha detto...

le fiabe parlano dei nostri tormenti,dei nostri problemi,spesso insoluti...le fiabe parlano di noi stessi,di cio' che la vita ha fatto di noi...le fiabe siamo noi...e tu sei una di quelle...

ste

Willyco ha detto...

Carissima Chiara,
leggendo queste tue accorate considerazioni, mi sembrava di ritrovare concetti che non mi erano del tutto nuovi.
E' così che nei ritmi rallentati del dopo pranzo, ascoltando il runore della pioggia, ci ho ripensato, e mi è vento in mente Moni Ovadia, e la sua descrizione di un altro vecchio popolo orientale transumante (sia pure non per pura scelta esistenziale), ma non ancora sionista.
Aspetto i tuoi canti.

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Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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