martedì 3 novembre 2009

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Fiabe Zingare - Premessa

Non so se sia evidente ma, da circa un mese, ho iniziato un percorso insolito, diverso, molto piu’ intimo; ho interrotto, infatti, la lunga serie di articoli ad argomento specificatamente politico, ritenendo che in tale campo ci sia gia’ chi riesce a scrivere con molta piu’ efficacia di quanto possa una semplice contadina magiara, ed ho utilizzato questo spazio per raccontare cose che non andassero oltre le mie esperienze personali, le mie sensazioni ed i miei sogni.

Ma con il post intitolato “La mia storia”, che per la verita’ niente ha di politico, ho suscitato strane reazioni da parte di alcuni individui che mi hanno stimolato una riflessione su come molta, troppa gente, per ignoranza o per semplice idiozia, in fondo viva la vicinanza con chi e' di diversa cultura in un modo assai sofferto, distorto, pretestuoso, ritenendo certi popoli, come ad esempio gli zingari, la causa principale dei tanti guai che affliggono l’Italia che, invece, anche senza la presenza dei migranti o dei nomadi, sarebbe comunque allo sfascio a causa delle politiche scellerate messe in atto da quella banda di disgregati etici e morali che la governano sui quali, credetemi, sarebbe meglio stendere un velo pietoso.

In seguito a quel post, comunque, ho ricevuto diversi commenti che ho cassato poiche’, oltre ad essere pieni d’insulti nei miei confronti in quanto tzigana, inneggiavano a ideologie che pensavo, speravo, di non dover mai leggere in questa lingua che tanto amo. D’altronde, e’ proprio di questi giorni la notizia di un rigurgito razzista italico che va oltre le farneticazioni di qualche avvinazzato leghista, e credo che debba essere arrivato il momento, almeno per chi pensa di avere idee differenti da coloro che rappresentano quell’involuzione culturale in cui tutto il peggio dell’essere umano pare essersi riversato, di fare tutti quanti la nostra parte, portando la nostra piccola goccia al grande mare della tolleranza che, se nessuno si fara’ carico per evitarlo, si dissecchera’ sempre di piu’ fino a quando della convivenza, non solo fra i popoli ma anche fra chi abita nella stessa citta’, restera’ solo un deserto.

Quindi, dato che i miei articoli che parlano degli tzigani hanno dato tanto fastidio a queste persone che, ritenendo di essere migliori e superiori ad ogni altro essere umano su questo pianeta, ammorbano questo blog con commenti stracolmi d’insulti e farneticazioni che propongono stermini, deportazioni e soluzioni finali nei confronti dei nomadi, ho deciso, da oggi in poi, d’iniziare a raccontare anche alcune di quelle fiabe che gli zingari conoscono fin da quando sono bambini. Non sara’ molto ma, anche se dubito, spero in questo modo di far comprendere a coloro che vivono sprofondati in certi pensieri che io giudico inumani, che ogni popolo dovrebbe insegnare ai propri figli quei valori positivi che li aiutino a trovare sempre, negli altri, una mano pronta ad aiutarli, e come i bambini, tutti, abbiano il sacrosanto diritto di crescere in un mondo in cui non siano solo l’odio, la disuguaglianza e l’intolleranza ad essere le radici del loro futuro.

10 commenti :

modesty ha detto...

scriverai con il sangue del cuore. come hai sempre fatto!

love, mod

Gio ha detto...

Grazie Klara!

davide ha detto...

Distinta Chiara,

""Non so se sia evidente ma, da circa un mese, ho iniziato un percorso insolito, diverso, molto piu’ intimo; ho interrotto, infatti, la lunga serie di articoli ad argomento specificatamente politico, ritenendo che in tale campo ci sia gia’ chi riesce a scrivere con molta piu’ efficacia di quanto possa una semplice contadina magiara""

Io leggo tanti blog e il tuo trattare di argomenti politici non è secondo a nessuno.

Se posso muoverti una critica il tuo difetto era nelle discussioni che ne scaturivano dai post: dopo un po' tendevi ad incazzarti e qualche volta eri incline (in buona fede) ad un po' di demagogia.

Comunque trovo molto interessanti anche i prossimi argomenti che vuoi trattare.

Quanto al razzismo questo è un pericolo da non sottovalutare mai, però l'esempio che hai portato del
Ku Klux Klan mi sembra più che altro una burla.

Tra il resto non credo che sia un'esclusia italiana. Ti ricordo che nel tuo paese alle ultime elezioni europee un partito neo nazista ha preso il 15% dei voti.

E' vero che in Italia qualche esponente leghista ogni tanto fa delle sparate razziste, ma in genere si tratta di burlate che hanno la serietà dei pagliacci che le dicono.

In ogni caso l'unico che comanda nella lega, il padre padrone Bossi, ha sempre detto che la lega è l'unica vera erede dei partigiani che combatterono per la libertà contro i nazisti e i fascisti.

Ciao Davide

marco ha detto...

Mi spiace che siano arrivati ad insultarti.
Non mi piace vivere in un mondo dove si insulta chi ha scritto una bella canzone.

Ev@ ha detto...

"L’attimo creativo"

-Boss: “Ohé, ragazzi… sentite questa, l’avevo pensata quando andavo a trovare quel mio amico in Texas…”
-Uno, attento: “Dica capo…”
-Altro, altrettanto attento ma spiritoso: “Siamo tutt’orecchi capo!”
-Boss: “Allora… diciamo che anche qui c’è il Ku Klux Klan…”
-Uno: “Ma, capo…”
-Altro, sembra improvvisamente senza fiato. L’espressione del suo viso dimostra grave e sincera impressione.
Il Boss pone la sua piccola mano tesa perpendicolare all’avambraccio, il palmo candido rivolto verso i due, tracciando orizzontalmente un piccolo movimento, netto, come fa sempre quando esprime un idea che vuole sia interpretata come una direttiva: “… allora… il Ku Klux Klan, prenderà… avete presenti quei posti polverosi del sud, in fondo sembrano il Texas…”
-Uno (mentalmente ripassa velocemente i western all’italiana): “…Si, certo capo”
-Altro (mentalmente ripassa velocemente le nostrane ballate che sembrano composte seduti da soli, di notte, in un bar di quelli con fuori almeno due insegne al neon, una di una marca di birra, un'altra, più in alto, che tratteggia una ragazza che balla la lap-dance): “Si, certo capo”
-Boss: “…allora, vi spiego io… la gente ci si immedesima… non vede l’ora… in fondo questa storia nord-sud, dai… la gente si è stufata degli asinelli, dei fichi d’india, dell’operaio del sud nella fabbrica nel nord… vuole qualcosa di più … il conflitto nord-sud c’è…”
Il Boss fissa negli occhi prima l’Uno e poi l’Altro, che lo sostengono come sa fare solo chi pende dalle tue labbra. Dopo un tempo che per l'infedele sarebbe insopportabile, continua: “Rendiamo il conflitto avvincente, epico… come quello americano… il nord industriale, il sud contadino, le bandiere sudiste, … dài, regaliamo questo sogno… che non vedono l’ora!”
-Uno: “Certo capo”
-Altro: “Sarà fatto capo”
-Boss: “Quindi… cominciamo con uno shock…”
Il Boss fa una nuova pausa per esibire la sfumatura del sogghigno delle occasioni speciali. Poi continua, sicuro di sé: “Mettiamo su una bella storia di razzismo all’americana… così cominciamo a buttare un po’ di questi fichi d’india e nello stesso tempo rendiamo avvincenti tutti questi casini con questi negri che pensano di aver trovato l’America, qui…”
-Uno: “AHAHAHAH” Ride per adeguarsi alla mimica del capo che tanto invidia.
-Altro: “AHAHAHAHA” Ride adeguandosi alla risata del suo collega.
-Boss: “Non siate frivoli! Non era una barzelletta…” Dice gelandoli, interrompendo bruscamente il suo sorriso che resta però aleggiante nell’aria.
-Uno: “No, Capo”
-Altro: “Si, Capo… ehm… no… no, capo”
Il Boss sorride nuovamente come solo lui sa fare, tratteggiando con un dito la forma dell’Italia nell’aria della stanza, sicuro, come gli appartenga: “Trasformerò questo stivale… in uno stivale da cow-boy!” Esprime sognante.
Uno, scuote la testa soddisfatto, pensando che è vero, perché avverte su di se il buon umore mentre già cambia mentalmente il programma lavorativo della giornata, cosa che non fa mai volentieri. Lo scuote l’Altro, sentendolo esclamare certamente verso di lui un divertito “Hey, Dallas!” che sottintende che lui è originario del sud. Ci scherzano sempre, su questo. E immediatamente pensa: funzionerà.

Un team è fatto di intese, pensa il Boss, mentre raggiunge la sua segretaria slanciata ed elegante, che era rimasta ad attenderlo al centro del corridoio luminescente. Avvicinandosi osserva che è bello e senza ombre il sorriso di lei, che attende in piedi, il cellulare graziosamente trattenuto, sopra il bloc-notes dalla copertina nera sempre pronto a scattare. Bel sorriso di buon auspicio. Ci sta proprio bene con il fatto che tra poco useranno un elicottero nuovo, per andare laggiù. Calare dall’alto è sempre una sensazione impagabile. E i nuovi elicotteri fanno avvertire di meno quel fastidioso “TOW!TOW!TOW!” di una volta.

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Saluti.

Alex ha detto...

Ciao Chiara,
solidale con te, leggo con dispiacere che esistono persone che, incapaci di esprimere un pensiero, offendono.

Potrebbero tranquillamente passare oltre o, se intelligenti, rispondere educatamente dimostrando le loro ragioni.

Vero che ogni tanto sei “permalosa”, senza ogni tanto, però hai il diritto di esprimere i tuoi pensieri e sentimenti, perdipiù lo fai in casa tua senza andare a disturbare in giro.

Se non scrivi gli dai ragione.

ets ha detto...

sono appena entrato nel tuo blog,e lo seguiro' con attenzione,ma ti prego, e ti chiedo scusa,avrei una domanda...ma tu,chi sei?


ste

p.s.
spero tu abbia capito la domanda...ciao

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Ste: spero tu abbia capito la domanda...ciao

No. Non l'ho capita. Perdonami.
Ma forse il fatto che non l'abbia capita gia' risponde alla tua domanda.

ets ha detto...

accidenti,mi sono ucciso con il mio stesso gioco di parole...intendevo dire che fatico a focalizzarti,forse proprio perche' ti ho appena letto,ma non importa,sono stato scortese,mi sono accorto di averti fatto una domanda stupida...solo leggendoti scopriro' chi sei...ciao e perdonami...a presto


ste

Willyco ha detto...

Clara? E' colei che è (per fortuna)

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Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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