giovedì 12 novembre 2009

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Adesso capisco perche'...

Da uno studio condotto dall'Universita' di Oerebro, in Svezia, pare che i cellulari ed i telefoni senza fili abbiano effetto dannoso sul cervello. L'indagine, che e' stata promossa dal Consiglio svedese delle ricerche, ha rivelato infatti che l'eccessivo uso dei telefonini provoca un aumento di transtiretina, una proteina contenuta nel fluido cerebrospinale che funziona da barriera per il cervello. Osservando questo, i ricercatori hanno valutato che l'influenza delle microonde radio sulla proteina puo' provocare cefalea, problemi asmatici, fatica a concentrarsi e diminuzione delle funzioni cerebrali.

A questo punto capisco perche', fra tutti, il popolo italico sia l'unico ad avere determinate problematiche che non riesce a risolvere in modo intelligente. Gli italici risultano essere infatti i primi nel mondo per l'uso di telefoni cellulari.

5 commenti :

Ev@ ha detto...

Ripassando la storia, i cellulari furono qui lanciati in grande stile in concomitanza dei campionati di calcio del 1990, per intenderci, quelli del "pallone quadrato" perché pare che il simbolo di quella manifestazione sia stato uno dei più spigolosi della storia mondiale dei gadgets.

Se allora ero, comunque nel complesso, abbastanza distratta (tant'è che non ricordo che risultato fece l'Italia in quell'occasione), è ipotizzabile che dopo l'evento i cellulari si siano diffusi in modo esponenziale... ma... se penso questo mi rendo conte che, accidenti! Il periodo coincide!

A questo punto che dire?

Beh, nulla... Ormai quel che è fatto è fatto. Possiamo giusto ipotizzare che i posteri chiameranno questo ventennio "il periodo GSM".

Allora, un modo per guadagnarci su qualcosa potrebbe essere comprare oggetti cimelio. Per esempio, i cinesi insegnano che conservare vasi in ceramica può essere un buon investimento.

Bene, se si, occorre fare in fretta. Il periodo tutto sommato è breve e non ci saranno abbastanza vasi per tutti.

Saluti.

davide ha detto...

Distinta Chiara,

io noto che i ragazzini (in realtà sono soprattutto le ragazzine) passano ore delle loro giornate attaccati al telefonino.

Non so perchè noi italiani abbiamo questo insulso primato, ma di sicuro sarà colpa di Silvio.

Ciao Davide

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Davide: ma di sicuro sarà colpa di Silvio

No, Davide, non e' colpa di Silvio...
E' il perche' c'e' Silvio.

Ev@ ha detto...

Vasi di coccio.

Se mi avete presa sul serio anche solo un minimo, sappiate che la storia dei vasi, poi, per me, si è rivelata un idea irrealizzabile. Il perché è semplice: i vasi e gli ammennicoli in terracotta, sono praticamente tutti “made in” Taiwan, China o qualche paese del nordafrica. Idem gli accessori da cucina, strofinacci compresi. Per l’elettronica non ci sarebbero sono dubbi, tutta roba estremorientale. Adesso sarebbe curioso sapere se è vero che alcune cose, tipo le scarpe, (escluse quelle espressamente marcate made in Vietnam o Indonesia) made in Italy si tratti solo di suole che viaggiano verso Est e poi tornano qui assemblate con il resto, perché sarebbe una presa per i fondelli bella e buona. Non credo ci vorrebbe un Sherlock Holmes per seguire l’itinerario della merce, visto che per me è stato relativamente semplice, in Olanda, visitare il centro di smistamento dei fiori recisi provenienti dal Kenya, che da lì si distribuiscono in più di mezza europa. Anche per quanto riguarda gli alimenti, le cose dicono non vanno poi tanto bene e l’abitudine al TIR, dei quali si straparla quanto a pericolosità sulle strade (che non mi pare azzardato imputare alla forzatura dei tempi di autisti-schiavi della legge del mercato), è un’assuefazione dalla quale temo sarà difficile disintossicarsi.

Insomma, a una ricognizione sommaria del proprio quotidiano intorno (preteso facente parte integrante dell’élite di paesi più industrializzati) apparirebbe che noi produciamo ben poco. Serve solo a nutrire di dubbi su oggetti banali, come per esempio gli infissi, della cui artigianalità vanno invece fieri imprenditori-fotocopia del loro “alto” riferimento. Quelli che ci sono in casa mia, sono certamente realizzati nei miei paraggi, ma a questo punto, non so da dove provengano i vetri, le plastiche, i legni grezzi e tutti gli accessori tipo maniglie ecc. Stessa cosa temo potrebbe dirsi per quanto riguarda il parquet di cui la mia vicina va fiera, mentre le mie piastrelle (toh!) sembra proprio siano invece una specialità che contribuisce per intero al nostro PIL.

Ev@ ha detto...

Vasi di coccio (extension)

Per quel che dico, spero di non far urlare all’attentato chi si spende per l’immagine dell’Italia (tipo certi giocatori di calcio, magari), piuttosto il mio intento è quello di provocare un minimo di riflessione: non mi si dica che l’argomento non richiederebbe attenzione, che so, magari da parte di un ipotetico videogiornalista, ma non un giornalista di quelli con la faccia predisposta a svelarci l’amara realtà… che solo a vederli, ritenendo scontati i loro modi e argomenti, viene voglia di cambiare canale. Ma forse siamo talmente avvezzi al sorriso finto, stirato dal chirurgo plastico (o la bambola gonfia di silicone), che una faccia “nature” ci appare sempre “strana”. Quindi qualcuno propone altre facce, che però, se troppo allineate, diventano sospette… insomma, visualmente, non andrebbe mai bene. Forse ci sarebbero altri modi di narrare, ma…

Guardate, io non ho mai urlato “in galera” e so benissimo che non vi è condanna se il consenso è vasto, dove vi è profonda convinzione che si è nel mondo migliore possibile. Solo che, prima o poi, in Italia ci ritroveremo a farci discorsi come quel film con Benigni e Troisi che, tornati indietro nel tempo, per fare fortuna, pretendevano di inventare la lampadina, il water e la carta igienica. Ma, insomma, se questo avverrà, non è perché “non sono stati messi in galera i responsabili”, ma invece perché noi siamo stati incapaci di parlarne, di quanto accadeva. E la galera, se ci sarà, sarà come sempre ingiusta e per “pesci piccoli”: Scusatemi ma sospetto sempre dei “meccanismi”, compresi quelli amministrativi, quando applicati alle faccende umane.

Invece, nell’impasse derivante dalle nostre fissazioni, il risultato è che la coesione sociale è andata, la solidarietà è solo un UFO e nei salotti si fanno un sacco di chiacchiere in proposito di cose della memoria, come la pasta (a proposito, dove sono i granai?), il sole, il mare, e altre varie e assortite bontà, tutte virtuali. Conseguentemente l’allegria è svanita e, che lo si voglia o no, aleggia uno spirito straniero, si, in tutti i sensi, anche “alla Camus”.

Troppo triste, penserà qualcuno maggioritar-più-o-meno-silenzioso. Verissimo. Continuare a insistere per parteggiare verso gli “io speriamo che me la cavo”, solo perché hanno un’apparenza di simpatia, è oggi deprimente più che mai. Oltre che già concretamente dannoso.

Saluti

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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