mercoledì 7 ottobre 2009

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Un regalo indecente

Percorrevamo Krimskaya camminando senza fretta. Di tanto in tanto, con le dita sfioravo il basso muretto oltre il quale scorreva lento il fiume. Un vento leggero mi lambiva la parte alta delle gambe, ed accarezzava la mia nudita’ esposta al suo alito. Mi aveva voluta cosi’ quella sera: depilata, senza mutandine, con le calze autoreggenti ed una gonna molto corta. Ed io lo avevo accontentato, come sempre facevo. Non era facile dirgli di no. E poi, quelle sue proposte un po’ indecenti che riuscivano sempre a rendere reali i miei desideri, non mi dispiacevano.

La’, dove il parco Iskusstv costeggia la Moskva che, dividendosi, entra nel Vodootvodnyy Kanal, ci appoggiammo al parapetto a guardare il cielo senza luna e le luci della citta’ che si riflettevano tremolanti nello specchio nero dell’acqua.

- Apri le gambe - mi ordino’.
- Ma ci vedranno...
- Non importa, non discutere. Aprile e basta.

Ed io lo feci. Quell’improvvisa sensazione di fresco proprio li’, pochi centimetri sopra l'orlo della gonna, mi rese consapevole d’essere pronta a ricevere ogni carezza, e mi sentii sciogliere dentro. Si mise dietro di me e mi avvolse con le braccia in un gesto che, per chi ci avesse osservato distrattamente, sarebbe potuto apparire persino innocente.

- Ti piace essere nuda, vero? - mi sussurro’ all’orecchio.
- Si’, mi fa sentire desiderabile e disinibita...
- Ti senti troia?
- Si’...
- Aprile ancora un po'...
- Che intenzioni hai? Cosa vuoi fare?
- Voglio che ti ecciti. - disse stringendosi piu’ forte contro il mio sedere, premendo il suo membro duro sui miei glutei - Mi senti?
- Certo... come potrei non sentirti?..
- Hai voglia?
- Sono gia’ bagnata...
- Si’, lo sei – disse annusando l’aria che, in modo impercettibile, iniziava ad odorare di me – ma non e’ il momento adesso. Prima andiamo a cena. Ho un regalo per te.

Al ristorante chiese un tavolo d'angolo piuttosto in disparte, e mi fece sedere con le spalle rivolte alla parete cosicche’ fossi il piu’ possibile al riparo dagli sguardi della gente. Prese poi in mano un chicco d’uva, uno di quegli acini grossi di forma ovoidale e la buccia spessa e lucida. Lo stacco’ da un graspo riposto nel portafrutta che adornava il tavolo ed accenno’ a metterlo in bocca, ma non lo fece. Semplicemente, si limito’ ad appoggiarvi le labbra.

- Stasera sei bellissima, lo sai?
- Si’? - dissi lusingata.
- Vorrei che ti accarezzassi con questo... – sussurro’ porgendomi l'acino - la tovaglia e’ lunga e nessuno ti vedra’. E poi, se anche ti vedono, che importanza ha?

Erano quelli i momenti in cui la mia sensualita’ entrava in sintonia con la sua: quando mi faceva capire che il mondo intorno a noi non esisteva, che eravamo soltanto noi due importanti e che ci saremmo potuti fidare l’una dell’altro fino in fondo. Come una squadra. Intimita’, complicita’, sincerita’, lealta’, passione... quale mix poteva essere migliore?
Guardandolo fisso negli occhi mi passai la lingua sulle labbra e, senza fretta, bagnai quel chicco con la saliva. Poi, dopo aver dato una fugace occhiata intorno per controllare che nessuno mi guardasse, muovendomi con lentezza portai la mano in grembo ed iniziai a sfiorarmi una coscia, risalendo piano verso l'inguine.

- Lo stai facendo?
- Ci sto arrivando. Ecco... mi sto accarezzando...
- Com'e’? Raccontami...
- Sto salendo e scendendo piano piano...
- Bene, adesso mettilo dentro. Infilalo lentamente e spingilo.
- Lo sto facendo... - dissi sentendo che il mio corpo iniziava a reagire a quello stimolo.
- Sta arrivando il cameriere, non muoverti. Stai ferma o capira’.

Fece l’ordinazione anche per me, mentre io in silenzio tentavo di restare fredda e distaccata, senza riuscirci. E forse arrossii un po’ di vergogna avendo la sensazione che il cameriere si fosse accorto di qualcosa.

- Cosa stai pensando? – mi chiese dopo che il cameriere si fu allontanato.
- Penseranno che sono una ninfomane... una troia – sussurrai.
- Non e’ quello che hai detto prima? Che ti senti troia? Che t’importa di quello che pensano gli altri? Conta solo cio’ che pensi tu di te stessa. Il tuo corpo appartiene solo a te, e ci fai quello che vuoi.
- Un po’ appartiene anche a te... - Dissi con un po’ di malizia, facendomi sfuggire un leggero sarcasmo che, sapevo bene, lui non gradiva ma che talvolta mi usciva quando volevo ristabilire quel debole equilibrio che troppo spesso pendeva dalla sua sola parte.
- Adesso metti dentro anche questo - disse porgendomi un secondo acino, continuando con quel suo gioco che, lo sentivo, iniziava a coinvolgermi. Presi anche quel chicco. Lo succhiai leggermente per lubrificarlo e di nuovo finsi di mettere le mani in grembo. Appoggiandolo al mio sesso, lo feci scivolare dentro senza fatica.

- Brava. Ora accavalla le gambe. Ti piace?
- Si’... e’ bellissimo... - risposi con voce roca - non l'avrei mai detto...
- Adesso mangiamo. In modo naturale, se ci riesci – disse con aria divertita, conoscendo bene l’effetto che provocavano dentro di me quei chicchi d’uva.

Cercai di arrivare al termine della cena restando impassibile. Non riuscii a mangiare molto, la mia testa era altrove. Era una situazione inusuale e la sensazione che provavo era sublime. Non solo per il piacere fisico, in quel momento mi sentivo oscena, senza pudore, languida, sensuale, folle, porca... e lui, conoscendomi, lo sapeva che tutto cio’ mi mandava in estasi.

- Fammeli vedere, adesso. Tirali fuori – disse, pulendosi la bocca col tovagliolo, quando ebbe terminato il suo piatto.

Spingendo, li estrassi piano, mordendomi le labbra e li posai sul tavolo, sulla tovaglia bianca. Erano lucidi, ricoperti della mia rugiada trasparente e vischiosa. Lui, con naturalezza, li prese e li mise in bocca. Prima li succhio’ assaporandoli e poi, come se fossero stati i frutti piu’ deliziosi di questo mondo, li mangio’.

- Era questo il regalo di cui mi parlavi? – chiesi a quel punto.
- No. Tutto questo, finora, era il regalo per me. Il tuo e’ un altro. Eccolo. – disse porgendomi un pacchetto.

Lo aprii, curiosa, e dentro vi trovai una scatolina che conteneva due sfere in lattice, simili alle palline da ping pong ma piu’ pesanti ed unite da un cordino di seta.

- Sono le palline Ben Wa, dette impropriamente palline cinesi ma non sono originarie della Cina – si affretto’ a spiegarmi vedendo la mia faccia un po’ stupita di fronte a quell’insolito giocattolo – Sono conosciute anche come le palline della geisha. In Giappone le chiamano rin no tama, campanelline tintinnanti, perche’ sono cave e contengono un piccolo peso che, muovendosi al loro interno, le fa vibrare. Adesso provale e dimmi se ti piacciono piu’ dell’uva...

Le portai in grembo e seguendo lo stesso rituale degli acini, muovendomi piano, allargando le gambe, una alla volta le inserii spingendomele dentro con le dita. Ebbi un brivido inatteso e non seppi soffocare un gemito di piacere. Lo guardai con occhi imploranti, pregandolo di portarmi via da li’, a casa oppure giusto fuori dal locale, in un luogo appartato dove avrei potuto avere cio’ che in quel momento volevo di piu’ ma lui, facendo finta di nulla, continuo’ a parlare. Calmo.

- Adesso credo che tu debba alzarti, andare in bagno e finire da sola. Io ti attendero’ qui. Non c’e’ fretta. Prenditi tutto il tempo che vuoi. Usa i muscoli per tenerle in posizione, perche’ non devono caderti mentre cammini.

Mi diressi verso il bagno camminando lentamente per paura che le palline uscissero e cadessero sul pavimento. La sensazione che mi procurava quell’oggetto estraneo che vibrava dentro di me era qualcosa di mai provato, ed ogni movimento, anche il piu' piccolo, aggiungeva un ulteriore stimolo a quella vibrazione facendo entrare in risonanza tutto il mio corpo. So che avrei dovuto sentirmi in imbarazzo, non solo per l’andatura impacciata che avevo ma per quell’odore inconfondibile di desiderio che emanavo, pero’ in fondo che m'importava? Non dovevo preoccuparmi del giudizio della gente. Come diceva lui, ero libera. Libera di sentirmi troia. Libera di fare col mio corpo tutto cio’ che volevo. Libera...
E nel bagno di quel ristorante, in piedi, guardandomi allo specchio, infine, venni.

20 commenti :

Peter ha detto...

wow........ che storia eccitante.... GRAZIE

Ev@ ha detto...

In senso assoluto, la sensazione di libertà qui espressa, oggi, la contesterei, ma lo farei per quello che so adesso e, questo, sarebbe come barare.
Anche per riparare a questo primo pensiero (scorretto), che la mente subito è andata verso ciò che l’idea di orgasmo allo specchio ha sollecitato. Cose di cui non sono del tutto cosciente, tra le quali si fa strada un “certamente libera da molte cose, come il nulla che -per esempio rispetto a certe prigionie- fa certamente più paura”…
E la mia mente continua a correre, verso quanto possono essere lisergici momenti all’interno dei bagni dei locali... di cui i colori del sole preautunnale, anche, sono un ottimo “memo”.

Oh, si.

Saluti.

Ev@ ha detto...

eheheheeheh

da ansa.it

18:06 - Bocciato il Lodo Alfano

(qesto non è un posto ma un "dammi 5" via web)

bacioni!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Gio ha detto...

Mia cara Klara,

mi sento un po' fuori luogo commentando questo post, ma non ho potuto fare a meno, leggendo questo ...

Al ristorante chiese un tavolo d'angolo piuttosto in disparte, e mi fece sedere con le spalle rivolte alla parete cosicche’ fossi il piu’ possibile al riparo dagli sguardi della gente.

... di ricordarmi di un famigerato pistolero del West.

Aveva l'abitudine costui di sedersi sempre come tu descrivi in quel trafiletto, con le spalle coperte, per evitare che qualcuno l'uccidesse a tradimento.
In effetti solo una volta, sentendosi forse al sicuro o ritenendo inopportuna ed esagerata questa precauzione, non segui questa abitudine - e venne ucciso.

Sono convinto che ci sia una morale comune alle due storie.

davide ha detto...

Pregiatissima Chiara,

davvero uno dei racconti più eccitanti che ho letto.

Esprime tutta la sensualità e la malizia che solo una donna può dare. Dubito che un maschio sarebbe capace di scrivere parole così profonde e intime.

Ciao Davide

OT. Una tirata di orecchie per l'amica Eva. Qua stiamo parlando di cose sublimi e tu ci spari dentro la cacca della politica italiana.

Luca Massaro ha detto...

Brava, bella, una partitura perfetta.
Sarà difficile dimenticare questo post, soprattutto in questo periodo di vendemmia.

marco ha detto...

Il climax della libertà.
Eh già...What do you care what other people think... in ogni angolo della vita...se si ingabbia una parte non sarebbe libertà ma libera uscita.

Buona giornata

Ev@ ha detto...

OT (@Davide)

Ti assicuro che con la testa ero da tutt'altra parte (non esattamente quelli, ma abbastanza nei dintorni dell'argomento del post di Chiara) quando sul mio monitor è passata la notizia cui sopra e non ho saputo resistere...

out of OT

Per il resto, "lodo" o non "lodo", stamattina sono in giro con i tacchi da 8... Beh, forse non farà poi tutta questa notizia, però vi assicuro che se con simili calzature si affrontano le rampe di certi parcheggi, fa notizia eccome. Chi me lo fa fare? Oh, certe volte i dettagli contano.

:)

Bye

Alex ha detto...

Buongiorno Chiara,
bel racconto, come sempre, che apre gli occhi, a persone inesperte come me, nell'importanza dei preliminari, sopratutto se il piacere viene nel soddisfare la persona che desideri.
Un sorriso

modesty ha detto...

come mai hai scelto la combinazione maschio dominante con femmina sub?
mi sarei aspettata
woman on woman da te. semmai.

mi hai sorpresa.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

modesty ha detto...
come mai hai scelto la combinazione maschio dominante con femmina sub?
mi sarei aspettata woman on woman da te. semmai.


Si', ma avrei dovuto inventare, ed io, come ho sempre detto, non ho abbastanza fantasia. Mi sento piu' una cronista che una scrittrice.

Kamavirya ha detto...

clap...clap...clap...
Quanta raffinata eleganza e romanticismo (anche un po' old-fashion)! :-)

Riprendendo il commento di Modesty mi sorprende di più la metrica e l'ambientazione del racconto, che si "sposano" (si può dire??? ;-)) molto bene.

Il fatto è che, da bravo drogato di tecnologia, mi aspettavo qualcosa di...innovativo (se di innovazione si può parlare...), come ad esempio "The Toy" oppure "Oh my bod"...

KAM ;-)

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Kamavirya: Come dici tu, tutto e' un po' old fashion. Non credo che negli anni in cui immagino ambientato il racconto, esistesse "O my Bod".

Bibi ha detto...

Guarda un pò che "regalo" ho trovato in rete nello stesso giorno..

http://www.libero-news.it/adnkronos/view/198775

a.y.s. Bibi

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Bibi: Perche' regalo?

Bibi ha detto...

Perchè a quanto pare, uno dei tizi ai domiciliari è una "vecchia" conoscenza bolognese...
a.y.s. Bibi

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Bibi: Si', immagino d'intuire chi sia, ed il commento di Laly nell'altro post, me ne da' quasi certezza.
Ho anche notato che EF e' stato disattivato e penso come staranno male,in crisi d'astinenza, coloro che su quel forum ci passavano l'intera giornata a raccontare stronzate. Adesso cosa faranno, poverini, i vari ippopotami?
A meno che fra gli ingabbiati non ci siano pure loro, data la prosopopea che mostravano ai tempi in cui frequentavo quei postriboli virtuali, quando si vantavano di poter far bannare chiunque volessero.

Bibi ha detto...

Non è stato disattivato, solo cambiato indirizzo e nome.
a.y.s. Bibi

Willyco ha detto...

Brava, Chiara. Ottimo questo racconto, eroticamente teso e narrativamente equilibrato.
A proposit di manifestazioni generazionali (Laly dixit), Chiara mi piace, mentre non riesco più ad usare il più frequente Klara da quando ho visto "Il caso dell'infedele Klara" di Faenza. Che film inutile!

Mikecam2k ha detto...

Veramente bel post, complimenti :D

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Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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